Struttura che sembra assomiglia come una goccia d'acqua alla "Stay Behind" della Nato, la Gladio.Il reato contestato: associazione per delinquere finalizzata all'usurpazione di funzioni pubbliche in materia di prevenzione e repressione dei reati.
Scoperta "Gladio" antiterrorismo,
arrestati i capi: sono due neofascisti
01.07.2005
Una polizia parallela, chiamata "Dipartimento studi strategici antiterrorismo", in sigla Dssa. Agenti segreti (fasulli) che svolgevano un’attività investigativa parallela specializzata in terrorismo di matrice islamica. Ha i contorni ancora piuttosto indefiniti la struttura scoperta dalla Digos di Genova. Una struttura che però sembra assomilgiare come una goccia d'acqua alla "Stay Behind" della Nato, la Gladio. Anche il reato contestato è indicativo: associazione per delinquere finalizzata all'usurpazione di funzioni pubbliche in materia di prevenzione e repressione dei reati.
Due gli arresti e 21 gli indagati dalla Procura della Repubblica di Genova, di cui una dozzina appartenenti a Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia Penitenziaria. Le perquisizioni, fatte in nove regioni italiane, sono 28, durante le quali è stato sequestrato dagli agenti della Digos materiale che è ora al vaglio degli investigatori. Non sarebbero state trovate armi. Secondo gli investigatori, scopo dell'organizzazione era accreditarsi presso importanti organismi nazionali ed internazionali, tra i quali probabilmente anche servizi segreti stranieri, per ottenere finanziamenti.
Dalle indagini sui "contractors" agli arresti
I due arrestati sono proprio i presunti capi della
Dssa, Gaetano Saya e Riccardo Sindoca; entrambi sono stati messi agli arresti
domiciliari, il primo a Firenze, il secondo a Pavia. Due i filoni dell’indagine
divisi fra procura di Genova e di Milano. Le indagini della Digos di Genova
sono partite dalla vicenda di Fabrizio Quattrocchi, la guardia del corpo
genovese sequestrata ed uccisa in Iraq nell'aprile dello scorso anno. Indagando
sul fenomeno delle body guards operanti all'estero, gli agenti diretti
dal vicequestore Giuseppe Gonan si sono quindi imbattuti nelle investigazioni
illegali della Dssa: pedinamenti, indagini, uso illecito di distintivi
e di palette in uso alle forze dell'ordine. Con la complicità degli
appartenenti alle forze dell'ordine venivano anche attinte notizie riservate
dalle banche dati interne. Non sono emerse sinora attività eversive
in senso stretto, ma l'impressione è che obiettivo dell'inchiesta
della questura di Genova sia stato anche quello di prevenire ulteriori
deviazioni dell'organizzazione, nonchè di fare pulizia tra gli appartenenti
alle forze dell'ordine coinvolti dai falsi agenti segreti.
Alla Polizia non risulta comunque che Quattrocchi avesse lavorato per la Dssa, ma l'abbinamento fra il body gard italiano e la struttura segreta emerge facendo alcune ricerche in rete. Su Internet si dice infatti che Fabrizio Quattrocchi, il contractor italiano sequestrato e ucciso in Iraq, fosse in stretto contatto con altri liguri che poi sarebbero entrati a far parte della struttura denominata Dssa. Quattrocchi si sarebbe esercitato con loro in un campo di addestramento paramilitare insieme a queste persone poi dirette dal neofascista Saya.
L'inchiesta della Procura di Milano segue un filone diverso da quello di Genova: secondo quanto si è appreso, infatti, gli appartenenti alla Dssa avrebbero cercato di spacciarsi per forza di polizia, mostrando tesserini (della Dssa, appunto) molto simili a quelli delle forze dell'ordine, e usando, in alcuni casi, palette e lampeggianti sulle loro auto. La Dssa - la cui sede centrale è a Roma - aveva aperto una sede anche a Milano, in piazza Frattini, poi chiusa. Nella capologuogo lombardo sono state fatte numerose perquisizioni.
Cos'è la Dssa
In attesa di maggiori delucidazioni da parte degli
inquirenti per capire cosa fosse la Dssa basta fare alcune ricerche in
Rete dove, fino a poche ore fa, era ancora attivo il sito internet dell'organizzazione
ora oscurato. Sul web si dice che la struttura era diretta da Gaetano Saya
e Riccardo Sindoca, fondatori, tra l'altro, di un'organizzazione politica
denominata Destra Nazionale - Nuovo Msi. Sul
sito di Destra Nazionale - Nuovo Msi si dice esplicitamente che Saya e
Sindoca sono ex appartenenti alla Gladio, affiliati alla massoneria
tanto che e on line si possono vedere i bigliettini d'incoraggiamento firmati
da Licio Gelli, il capo della Loggia massonica "dissidente" P2. Sempre
sul web si parla di questa Dssa come di una struttura composta da un direttore
e da un vice direttore, suddivisa in sei divisioni, coordinate fra loro,
dai relativi capi, «ex agenti e collaboratori dei servizi segreti),
e ufficiali operativi dell'organizzazione Stay behind (Gladio), che sono
stati operativi in Nord Africa e Medio Oriente durante la guerra fredda,
e che sono perfettamente a conoscenza della strategia applicata dalle sette
del terrorismo islamico, inoltre da Consulenti di Nazionalità estera
inseriti nell'organico del Dipartimento».
Il parallelo con la Gladio
Al di là delle notizie che si possono rintracciare
sul web di certo per ora si sa solo che l'operazione condotta dalla Digos
di Genova si è svolta in numerose regioni italiane: dalla Liguria,
al Piemonte, alla Lombardia, all’Emilia Romagna, alla Toscana e Lazio,
ma anche in Molise, Sicilia e Sardegna. La cosa ancora più incredibile
– o meglio che fa pensare alla vecchia Gladio di cossighiana memoria –
è che facevano parte della struttura antiterrorismo parallela agenti
della Polizia di Stato, militari dell'Arma dei carabinieri, funzionari
della Guardia di Finanza e della polizia penitenziaria.
La struttura "Gladio" - su cui un decennio fa fu aperta
un'inchiesta in Italia e una aperta pochi anni fa in Spagna dal superprocuratore
Baltazar Garzon - era stata creataper affiancare l'agenzia di 007 "Stay
Behind" della Nato. Dalle indiscrezioni arrivate finora da fonti giudiziarie
pare che questa Dssa avesse duplicato tesserini magnetici di riconoscimento
di polizia e guarida di finanza. Potrebbe essere questa la struttura d'appoggio
usata dalla Cia per l'arresto e la tortura dell'imam Abu Omar di Milano
all'interno della base Nato.
![]() |