Gela, prove di un sogno (im)possibile
I macchinari comunali fermi e le «somme urgenze» ai soliti amici. Rotazione di tutti i funzionari e appalti blindati. Il sindaco: «Vorrei che anche i lavori all'Eni fossero nel segno della trasparenza». «Sono stato minacciato, ma non mi faccio fermare»

Gela. Il sindaco Crocetta rivendica il diritto a sognare. E' possibile farlo a Gela? L'ingresso è al solito orribile, strade strette, sconnesse, piene di curve, da paese di campagna. Tutte le auto senza fari accesi, una repubblica a parte. Ma sì, proviamo a sognare lo stesso. Alla base della collina su cui sorge la città c'è il quartiere di Settefarine, che una volta era il più grande insediamento abusivo dell'intera Sicilia. Hanno dato finalmente un nome alle vie, un numero civico alle case. Però l'acqua arriva una volta alla settimana. Un gruppo di ragazzini sui dodici anni, il più grande ne ha quindici, bighellona sui motorini. Perché non state a scuola? Il più grande risponde: «Non ci vado più, mi piace stare a spasso tutto il giorno». Non lavora. Ma tuo padre è contento? «Certo, lui fa il camionista, è più quando non c'è che quando c'è. E poi il lavoro dove lo trovo?». Il nuovo sindaco vi piace? «Megghiu di l'autri».
Immagino cosa faranno da grandi quei ragazzini che ora sorridono sotto il sole e «aspettano le ragazze». Sono loro il futuro di Gela, ma non sarà molto bello. E allora di cosa sogniamo? «Fa bene il sindaco - dice uno che vende scarpe su una bancarella, Rocco Romano, 50 anni - a dare speranza, a puntare su lavori nuovi. Se non c'è la speranza che ci resta? Qui dove siamo facciamo un mercato settimanale tutti i martedì, ma ce ne dobbiamo andare perché in quest'area debbono fare il nuovo Tribunale e saranno parecchi posti di lavoro». Il sindaco ha fatto fare un referendum, con i banchetti messi nella piazza davanti al Municipio finalmente sgombrata dalle auto, per chiedere alla popolazione in quale zona preferiva il mercato, il dubbio era tra Macchitella e via Recanati, ha vinto quest'ultima - anche perché a Macchitella non lo volevano per non sporcare i prati - e comunque è stato un segno di democrazia popolare che a Gela non s'era mai visto. Crocetta vuole intraprendere un percorso di legalità della città illegale e sabato nei granai di Palazzo Ducale farà venire il presidente della commissione antimafia Roberto Centaro e il vicepresidente Giuseppe Lumia, il presidente dell'antiracket Tano Grasso. Si parlerà di racket nella città dove quasi tutti i commercianti pagano il pizzo e dove uno è morto, il profumiere Gaetano Giordano, per avere detto di no.
Certo la gente può cambiare, ma se i ragazzini non vanno a scuola come si può? Gela è passata da varie fasi. Una volta c'erano il pretore Paolo Lucchese, un commissario di Ps Vitale e un maresciallo che ricevevano informazioni da un boss collaborante ed evitavano delitti. Poi il boss venne assassinato, il giudice si trasferì, il commissario e il maresciallo furono incastrati da false accuse e cominciò la mattanza alla media di cento omicidi l'anno. Questa in pillole è la storia di Gela. Ora c'è quasi tregua tra Cosa Nostra e Stiddari, ma le estorsioni sono a tappeto. Dei reati di mafia si occupa la Dda di Caltanissetta, sotto organico cronico. Anche la cittadella giudiziaria di Gela lo è. «Dovremmo avere in Procura cinque sostituti - dice il procuratore capo Angelo Ventura in carica da undici anni -, finalmente l'organico era stato completato con l'assegnazione di due sostituti e adesso il Csm distacca un altro pm per la Procura di Larino che indaga sulla strage alla scuola di San Giuliano. Ho dato parere negativo facendo presente che per otto mesi abbiamo avuto un vuoto di organico del 40% e che sosteniamo l'accusa in undici udienze settimanali».
La piccola Procura deve poi battersi con il colosso Eni per i danni ambientali. «L'Eni manda pattuglie di avvocati espertissimi - aggiunge Ventura - e non nascondo che questo ci crea difficoltà. Questi reati sono puniti con contravvenzioni e vanno in prescrizione dopo quattro anno e mezzo. Così finisce spesso che il reato si prescrive». L'anno scorso c'è stata la dura battaglia per l'uso del pet coke, i lavoratori del Petrolchimico scesero in piazza per protestare contro i giudici, poi un decreto legge ne permise l'utilizzazione, ma c'è pendente un ricorso al Consiglio di giustizia europeo da parte del Gip Sara Cannatà, ora trasferita perché questa è una tappa di passaggio. Ecco spiegato come sia difficile il percorso di legalità a Gela che si dibatte tra i fumi delle ciminiere e i problemi occupazionali. E il pensiero corre a quei ragazzini di Settefarine che invece di studiare se ne vanno a zonzo. Saranno i disoccupati di domani, se non peggio.
All'uscita dal Municipio troviamo un signore arrabbiato con una cartellina in mano, si chiama Isidoro Picceni, 48 anni: «Mi vogliono espropriare 900 mila metri quadrati. Era zona agricola, ci volevo fare una cantina che a Gela non ce ne sono, e invece sono arrivati i compagni e con un tocco di penna l'hanno trasformata in area per l'edilizia convenzionata e sovvenzionata e me la vogliono pagare a 20 euro a metro quadrato, cioé quanto l'ho preso quindici anni fa».
E' ancora una realtà spinosa, soffocante, meglio andare a respirare al museo archeologico. Ma anche lì c'è poco da sognare, appena 500 visitatori da giugno a settembre, anche a tre euro ad ingresso fanno 1500 euro. Dice il giovane architetto gelese Emanuele Turco: «Vivere di turismo si potrebbe se ci fosse altro, oltre al museo. Ma qui mancano ancora gli alberghi, tranne il vecchio motel, i turisti restano due ore e scappano. Ci si doveva pensare prima, cinquant'anni addietro. La zona del Petrolchimico una volta era coperta da dune di sabbia finissima e il mare era pulito. Ora, ammesso che il Petrolchimico smobilitasse, ci vorrebbero trent'anni per bonificare l'area. Per fare turismo non bastano la nave arcaica ripescata quattro giorni fa o Borgo Littorio».
Ne avrà di grattacapi il sindaco alieno paracadutato nella giungla. «Ho fatto la rotazione dei funzionari comunali - spiega -, blindato gli appalti, ho scoperto che il Comune aveva macchinari per due miliardi di lire mai utilizzati. Dicevano che il compressore era guasto, invece è partito a primo colpo e domani con quattro soldi gli faccio rifare il manto del lungomare. In altra epoca sarebbe costato decine di milioni di lire perché con i mezzi comunali inutilizzati l'ufficio manutenzione assegnava i lavori in somma urgenza e sempre alle stesse ditte. Così funzionavano le cose. Ho detto basta, usando da una parte il terrore e dall'altra l'entusiasmo per la nuova scommessa di ripulire Gela. Se ha una speranza di rinascita può averla solo debellando l'illegalità. Se ci riusciamo a Gela, ci si può riuscire in tutta la Sicilia. Mi hanno minacciato, ma l'indomani sono uscito a testa alta. La mafia non uccide perché c'è la pax, agli stiddari il pizzo e i piccoli appalti, a Cosa Nostra i grandi appalti. E' tutto difficile qui, dove si era abituati all'inerzia e alla sudditanza, ma stiamo cominciando a raddrizzare le gambe storte. Vorrei che anche l'Eni, che non ha voluto firmare il protocollo di legalità, al suo interno facesse altrettanto, la gestione di appalti e subappalti non è proprio trasparente, ed uso un eufemismo, così come non capisco come si sia potuto affidare la gestione del quinto modulo flash del dissalatore a una società il cui vero proprietario, che gestisce quasi tutti i dissalatori in Sicilia, è accusato di associazione mafiosa. La Regione che fa, dorme? Quanti sono a dormire?».
 

Tony Zermo
la sicilia 15/10/2003
 

«Non voglio perdere il diritto di sognare»
 

Rosario Crocetta *
La mia prima reazione - lo confesso - al titolo dell'articolo di Tony Zermo è stata quella di "urlare" fra me e me: «Ma perché ci vogliono privare del diritto di sognare! Perché non vogliono farci pensare che dopo la lunga stagione dello sviluppo squilibrato, dell'abusivismo di massa, dei morti ammazzati da sbattere in prima pagina e buttati sulle strade insanguinate di "mafiaville", non possiamo anche avere la speranza di uscire finalmente dal tunnel di morte, violenza e paura in cui siamo stati cacciati per anni!». Il diritto al sogno, sia ben inteso, non voglio perderlo. Voglio continuare a far parte di coloro che pensano che una città che è stata una delle capitali del mondo antico e che è stata rifondata da Federico II possa avere un destino sicuramente migliore di quello attuale. E ciò è molto più di un sogno.
La città di Gela ha tutte le caratteristiche per avviare quel percorso virtuoso che io definisco "il nuovo rinascimento": una pianura estesa e fertilissima, delle bellissime spiagge di sabbia dorata, un clima eccezionalmente mite, un patrimonio archeologico di importanza mondiale, l'esistenza di giacimenti petroliferi, la stazione di approdo del gasdotto libico, l'imprevisto sviluppo di un'agricoltura che occupa circa cinquemila addetti, l'esistenza di un piccolo porto utilizzabile per fini turistici, la presenza di un grande porto industriale, il progetto già finanziato di un grande porto commerciale. La possibilità, dunque, di un vero sviluppo è qualcosa di più di un sogno.
Soltanto che - e qui mi collego all'articolo sui "dreamers" di Tony Zermo - le suddette potenzialità debbono fare i conti con tutti i problemi sinora accumulati. Il nuovo rinascimento, cioè è destinato a scontrarsi con i mille durissimi ostacoli creati dallo sviluppo squilibrato, dall'estesissimo abusivismo edilizio degli anni passati, dall'esistenza di una mafia prepotente che ha messo le mani su ogni aspetto dell'economia, non solo illegale (droga, usura e racket), ma anche di quella cosiddetta "legale".
Ho dovuto fare i conti subito, il giorno stesso che sono stato eletto con i mille tentacoli di tale piovra.
Solo che rispetto a tale realtà non mi sono posto soltanto da sognatore, ma ho messo dolorosamente il dito dentro la piaga, col realismo di chi ama affrontare i problemi e non eluderli, disponendo che le gare di appalto si svolgessero alla presenza delle forze dell'ordine, che tutte le somme urgenze andassero comunicate a quest'ultime, che nei bandi di gara venisse richiesto alle imprese concorrenti di specificare capacità tecniche, nome dei proprietari dei mezzi e relativi numeri di targa, richiedendo alla Prefettura di proporre un protocollo di legalità che obbligasse a presentare in anticipo le certificazioni antimafia, che desse la possibilità di recesso unilaterale dei contratti qualora si dovessero accertare infiltrazioni mafiose, che si costituisse una task foce per il controllo dei cantieri, approvando il regolamento per i cottimi fiduciari, ecc..
Abbiamo creato a Gela, cioè, in questi mesi un sistema di regole che tende a bloccare le infiltrazioni mafiose. Ma, non ci siamo limitati alla creazione di nuove regole. Personalmente ho denunciato tutte le ramificazioni di un sistema che ha determinato il controllo da parte di Cosa Nostra e della Stidda di tutti gli appalti del territorio, pubblici e privati. Personalmente ho avviato la "bonifica" di una macchina comunale in alcuni tratti direttamente controllata dalle cosche ed in altri intimorita.
A Gela, da qualche mese, a parte i fumi della Raffineria - anche per la presenza massiccia di una mafia nel mondo degli appalti del petrolchimico rimasta completamente indiscussa da parte dell'Eni - si respira aria nuova. Un'aria che renderemo pulita lanciando anche il progetto di una centrale che utilizzi metano e pet-coke gassificato, non carbone da petrolio fortemente inquinante reso ecocompatibile per legge.
Il nuovo rinascimento di Gela è già iniziato, lo testimonia anche il fatto che negli ultimi tempi sono state effettuate brillanti operazioni di polizia che hanno portato in prigione estortori, pusher ed assassini, compresi quelli di ieri, arrestati solo ventiquattrore dopo il tentato omicidio di Crocifisso Ferrigno.
Sono un sognatore, caro Tony, ma un "dreamer" che è talmente d'accordo con te, che viaggia con la scorta consapevole di non vivere come Alice nel paese delle meraviglie, ma di essere il sindaco di una città estremamente difficile che, però, sta cambiando con una velocità la cui portata potrà effettivamente essere valutata nei prossimi mesi.
Per le suddette ragioni, dopo la grande kermesse sul recupero della nave greca abbiamo promosso, per sabato prossimo un convegno su "Appalti e Racket", durante il quale discuteremo senza veli il tragico peso della criminalità sull'economia gelese e siciliana.

*Rosario Crocetta * sindaco di Gela
La Sicilia 15/10/2003