G8 Genova 2001
Cronache dal mattatoio Bolzaneto
Sette udienze, una mole di lavoro impressionante. È la requisitoria dei pm di Genova su Bolzaneto che ricostruisce passo passo quei giorni: «Abbiamo 200 e rotte deposizioni, tutte precise, dettagliate, univoche e reiterate, gli avvenimenti sono descritti con precisione, in maniera dettagliata e con espressioni chiare e non equivocabili».

Il comitato d'accoglienza: «Facciamo come in Kosovo» «Le persone offese ci hanno raccontato che all'uscita dai mezzi c'era un trattamento vessatorio: sputi, spintoni, insulti, insulti politici, e anche minacce, particolarmente gravi quando indirizzate verso donne e a sfondo sessuale «entro stasera vi facciamo tutte», «bisogna fare come in Kosovo». Noi lo abbiamo chiamato il «comitato di accoglienza», era la ricezione di chi arrivava. Ci sono descrizioni di calci, sputi, e altro. Sono state descritte situazioni di attesa in questo piazzale, o contro il muro della palazzina, o contro la rete del campetto da tennis. Ad es. tutto il gruppo degli arrestati alla Paul Klee vengono tenuti in piedi sotto il sole contro questa rete. Altri ancora, ed è il caso di due arrestati della Diaz, contro un albero che era - lo abbiamo visto - nel piazzalino. E dobbiamo cominciare a parlare della posizione in cui venivano spesso tenuti: in piedi, gambe divaricate, braccia alzate o lungo il corpo, faccia al muro. Questa posizione è evidente che se imposta per un certo tipo di tempo comporta una sofferenza fisica, ed è evidentemente umiliante per chi la subisce. L'abbiamo chiamata «posizione vessatoria di stazionamento o di attesa», per distinguerla dalla «posizione vessatoria di transito». Abbiamo la testimonianza dell'infermiere Poggi che ci ha ricordato questa posizione, che ci hanno descritto anche molti arrestati, e ci ha detto che nel gergo della polizia penitenziaria veniva chiamata «la posizione del cigno». (Ranieri Miniati)

«1-2-3 viva Pinochet, 4-5-6 a morte gli ebrei» «Nelle celle sono riferite percosse di vario tipo: manganelli, schiaffi, pugni, pugni guantati, calci, colpo sulla nuca per far sbattere la fronte contro il muro, tanto è vero che parecchi testimoni hanno ricordato di avere visto macchie di sangue sui muri della cella più o meno all'altezza delle teste. Poi abbiamo i lanci... gli spruzzi di spray, sia il venerdì che il sabato, caso emblematico perché è ricordato da tutti, con lo spruzzo su LK, che si sente male, vomita, l'intervento di Toccafondi (medico responsabile della polizia penitenziaria), e poi di Perugini (ex numero due della Digos genovese) chiamato dai carabinieri. Ma non è l'unico caso.

Oltre alle percosse abbiamo poi il riferimento a offese verbali, sia insulti che minacce: si va dalle frasi volgari che a una serie di insulti a sfondo sessuale che a sfondo politico: riferimenti allo stupro, per fortuna limitati alla minaccia, grazie a dio; riferimenti al Kosovo, alla spartizione delle prede; ingiurie politiche varie, l'obbligo di riferire frasi contro personaggi di sinistra, prese in giro su D'Alema, Bertinotti, Manu Chao, che farebbero ridere se non in quel contesto; alcune brutte se non insopportabili, come i continui riferimenti alla morte di Carlo Giuliani, il riferimento agli episodi di piazza ovvero alla morte di un membro delle ffoo e la necessità di pareggiare il conto, per fortuna non vero. Addirittura il teste Giovannetti, che è stato citato dalla difesa, e certamente non è una persona vicina ai no-global, ci ha ricordato che mentre lui era a bolzaneto si era sparsa la voce della morte di un poliziotto tanto che lui si adoperò per tranquillizzare la persona. E ancora altri tipi di minacce politiche: filastrocche come quella di Pinochet "1-2-3 viva Pinochet, 4-5-6 a morte gli ebrei", la suoneria con Faccetta Nera, abbiamo riferimenti continui al fascismo "viva il duce" "viva Mussolini". B. ricorda che mentre era al muro ricorda che era venuto un poliziotto che faceva il giochino: "Chi è lo Stato?" "La polizia" "Chi è il capo?" "Mussolini". Ancora peggio i riferimenti a Hitler, ai nazisti e agli ebrei. F. ci ricorda un dialogo: "Per queste persone ci vorrebbe Mussolini" "Ma no, che Mussolini, ci vorrebbe Adolf e i suoi forni". I "benvenuti ad Auschwitz"».

«Vuoi rivedere i tuoi figli? Allora firma» «All'interno dell'ufficio trattazione atti, le stanze nell'atrio, dove gli arrestati avrebbero dovuto firmare gli atti relativi al loro arresto. Ci hanno ricordato, anche gli stessi appartenenti dell'ufficio, che alcune volte erano gli agenti che andavano nelle celle, ma quasi sempre viceversa. Le persone hanno ricordato pressioni e atti violenti per firmare gli atti. Il caso tipico è della testimonianza di una ragazza a cui viene mostrata la foto dei suoi figli con la minaccia che se non firmava non li avrebbe visti tanto presto... minaccia assai vile, tra l'altro».

Il piercing vaginale fatto rimuovere davanti a tutti «Poi due perquisizioni, una della polizia e una della polizia penitenziaria, una nell'atrio e una in infermeria. Anche qui ricordo di oggetti gettati via a casaccio, piercing giustamente rimossi ma in maniera brutale e con minacce, oppure davanti ad altre persone. È il caso della ragazza con il piercing vaginale, obbligata a rimuoverlo con le mestruazioni davanti a 4-5 persone».

AK, buttata a terra con una mascella rotta «Ma c'è di peggio: ci sono ricordati più episodi di violenza e percosse nel bagno. Tra cui AK che aveva una mascella rotta e che mentre sta facendo i suoi bisogni viene spinta a terra. Poi abbiamo la mancanza di assorbenti per le donne, cosa ampiamente umiliante e vessatoria: viene ricordato il lancio di pallottole di giornale; addirittura la M. una persona con una certa età, madre, che ha dovuto strappare una maglietta e si è dovuta arrangiare».

I manganelli e la minaccia di sodomizzazione «Fortunatamente non abbiamo avuto casi di violenza sessuale, grazie a Dio, ma ci sono state minacce di violenza sessuale sia per le donne che per gli uomini, in molti casi allusivi con l'uso di bastoni o manganelli. Ad es P. è in infermeria nudo e cominciano battute legate all'aspetto del suo membro, del suo aspetto fisico "carino il comunista, ce lo facciamo?", fino alla minaccia di sodomizzazione».

La «testa rasata» entra in cella e prende tutti a calci «Iniziando dal venerdì 20 luglio abbiamo individuato BM, che ha deposto il 30.01.2006: abbiamo la data di arresto sul verbale, anche se non è segnata l'ora di arrivo a Bolzaneto, e l'ora di immatricolazione e di traduzione. BM è arrestato il 20 luglio alle 16.40 ca, preso in carico alla 1.15 dalla matricola, e arriva al carcere alle 3.15. Riferisce di essere arrivato a Bolzaneto e che di essere dovuto passare nel comitato di accoglienza in corridoio dove viene colpito con manganelli. Viene messo in punta di piedi, fronte al muro, mani legate con laccetti dietro la schiena. Ricorda che gli facevano sbattere la testa contro il muro. Ricorda che arrivò una persona rasata con accento emiliano in cella e picchiò un po' tutti con calci. Ricorda di aver chiesto ma di non essere stato lasciato andare in bagno, ricorda la puzza di urina in cella e le macchie di sangue. Era ferito, ricorda che gli viene dato un sacchetto bianco con del ghiaccio per metterla sull'occhio ferito, e dato che non poteva usare le mani doveva premere la testa contro il muro. Sente rumore di accendino e le urla di un ragazzo. Poi ricorda nella fase finale il passaggio in corridoio dove è preso a calci ed è costretto a dire "duce duce"».

In ginocchio, sputi addosso e versi di animali Passiamo a un'altra arrestata del venerdì ET: è arrestata il venerdì verso le 17.30, fa parte del gruppo del carrello di generi alimentari. Ricorda di essere arrivata a Bolzaneto, ricorda i laccetti e le mani dietro la schiena, l'arrivo nel piazzale, gli sgambetti nel corridoio, ricorda una posizione in ginocchio in cella faccia al muro. Ricorda di aver visto EP e FD in cella. Ricorda sputi e versi di animali, espressioni in lingua italiana che non capisce. EP traduce per lei dal francese in italiano. Chiede di andare in bagno e un agente le dice di farsela addosso. Viene accompagnata in bagno e viene percossa nel corridoio. Riconosce l'agente che l'accompagna in bagno come una di quelle che la traduce, le fa sbattere la testa contro il muro. Un agente uomo le dice di lavarsi le mani e quando si avvicina al lavabo viene colpita a calci».

Spray in faccia due volte e poi bastonate «Ultimo arrestato del venerdì che esaminiamo è RA, quello che subisce lo spruzzo di spray e che deve essere decontaminato con una doccia e deve stare con una cappa. Ricorda i lacci, di lamentarsi per i lacci. Ricorda il passaggio all'ufficio trattazione atti dove chiede di fare una telefonata e riceve schiaffi. Ricorda che qualcuno in ufficio trattazione atti si mette dei guanti e lo costringono percuotendolo a dire "sono una merda". Viene riportato in cella e deve rimettersi contro il muro. Entra un agente e gli spruzza in faccia per due volte il gas urticante, lui sta male, ricorda la doccia di decontaminazione e mentre la fa viene colpito a manganellate. Ricorda il camice verde ospedaliero che deve mettere sotto la doccia. Poi viene riportato in cella».

All'operaio di Brescia: «Compagno, io t'ammazzo» «PB operaio di Brescia che subisce quella vicenda in infermeria di minacce di sodomizzazione. Indossa una maglietta nera con falce e martello gialla e con una scritta di Mao Tse Tung. Questa maglietta fu l'inizio di una serie di guai, perché fu bersagliato per essa. Ricorda nel cortile il primo commento "questo sì è un comunista con le palle". Ricorda peraltro anche cose positive: in tutti i suoi spostamenti viene accompagnato dal solito agente che cerca di ripararlo un po'. Ricorda vari insulti, ricorda il trasferimento a testa china, minacce, percosse nei corridoi, chiede di andare in bagno ma non l'ottiene, ricorda l'odore di urina, ricorda che durante la perquisizione alcuni oggetti vengono buttati via, ricorda di essere stato colpito con colpi di manganello e di essere stato oggetto di una minaccia "compagno io ti ammazzo" e al suo girarsi di essere stato spruzzato con lo spray». Saluti romani, «viva Mussolini» e «Heil Hitler»

«Passiamo proprio a HJ, citato da IMT: arrestato alla Diaz, ricorda uno spagnolo di nome J con delle fasciature, lui viene dall'ospedale e arriva a ponte x la domenica, e ricorda all'ingresso nel piazzale l'imposizione ad altri di fare il saluto romano e di dire "Heil hitler". Ha riferito del suo disagio per l'inconveniente di cui sopra, e di questa sua esigenza di lavarsi, e ricorda che gli agenti lo indicavano facendo il gesto di turarsi il naso. Ricorda gli insulti e la stessa cosa che ricorda anche B., un inglese che non ha rapporti con HJ: tra i vari insulti ricorda l'imposizione del giochino "Chi è lo Stato?" "La polizia" "Chi è il capo?" "Mussolini". Ricorda il trasporto camminando chino, gli insulti alla morte di Carlo Giuliani, di essere andato in bagno con la porta aperta, ricorda AK con la bocca rotta, ricorda un'altra ragazza che aveva dei figli. Ricorda perquisizione e situazione in infermeria: viene portato insieme a un altro, che lo riscontra, ricorda che all'altro viene tolta la cintura e lui viene minacciato con la cintura».

«Stai zitto, non sei un cittadina ma una merda» «T. è uno dei pochi italiani transitati domenica, e ricorda di essere arrivato insieme a un inglese che aveva una gamba rotta, RM. Ricorda che mentre era nel piazzale è stato irriso, e minacciato "comunisti per voi è finita". In cella doveva stare contro il muro e ricorda un'altra cella con le persone con le mani dietro la nuca. Ricorda in cella un tedesco di nome T., uno spagnolo, e ricorda questi appelli che continuano a fare gli agenti, cosa riscontratissima, anche da parecchi appartenenti dell'ufficio trattazione atti che ricorda di aver dovuto fare l'appello degli arrestati più volte. Ricorda di essere stato più volte insultato e paragonato a una capra. Lui disse che fece un intervento dicendo "io sono un cittadino italiano e voglio essere rispettato", e un agente alla presenza del medico disse "stai zitto non sei un cittadino, ma una merda"».

«Ne dovevamo ammazzare cento, te gusta el manganello?» «Arriviamo a BSG, arrestata alla Diaz, arriva a Bolzaneto e ricorda una lunga attesa prima di essere introdotta in cella, ricorda l'etichettatura con il pennarello rosso sul viso, e che altri vennero etichettati in verde. Al momento della perquisizione le sue cose vengono buttate a terra, insulti tipo "troia" e "puttana", calci durante il transito in corridoio. In cella ricorda alcune espressioni: "Ne abbiamo ammazzato uno, ma ne dovevamo ammazzare cento", "faccetta nera", "puttane", "fate schifo", "vediamo se Bertinotti e Manu Chao vengono a salvarvi" e poi la canzoncina di Pinochet, e anche una canzona di Manu Chao parafrasata in "te gusta il manganello". Altri ricordano "te gusta la galera"».

Gli agenti, le «garanzie» e il senso di impunibilità «Una osservazione sui livelli di vertice: sicuramente loro non hanno materialmente svolto l'attività di vigilanza davanti alle celle, che è stato svolto da altri che noi abbiamo ascritto ad altro livello di responsabilità. Ma a nostro avviso siccome i livelli di vertice di Bolzaneto erano ufficiali di PG e avevano il dovere di impedire la commissione di reato, erano anche responsabili dell'incolumità delle persone in stato di custodia: avevano l'obbligo di impedire che si verificassero o che continuassero a verificarsi una volta verificatesi. Si è verificato un mancato doveroso intervento per impedire le azioni criminose. Vi è stato ben oltre l'omissione di denuncia: in alcuni casi vi è stata anche quella, ed è sintomatico dell'atteggiamento doloso, ma vi è stato di più, con questa tolleranza delle condotte, che ha di fatto rafforzato la determinazione nello svolgere queste condotte nella convinzione dell'impunibilità».

«Brutto nano pedofilo buono per il circo» «Poi arriviamo ad A. molto basso, ricordato da molti. Cosa dice A.: ricorda alcuni, come una persona più matura con nome tipo Dalla; ricorda di aver dovuto attendere alla rete del campo da tennis in piedi sotto il sole; ricorda l'ingresso; ricorda di aver dovuto stare in cella nella solita posizione; ricorda una serie di insulti che vengono ricordati da molti tipo "nano buono per il circo". Ripeto su questo punto i riscontri sono innumerevoli, dato che moltissime persone si ricordano di questi insulti. Ricorda che a un certo punto si spruzzò del gas e una ragazza stette male. Ricorda una persona con una gamba artificiale, TM, che di notte non riesce a mantenere la posizione, si siede e viene picchiato per questo. Ricorda poi un episodio: lo accompagnano in bagno un po' all'ultimo momento, e che il tempo che gli misero a disposizione per fare i bisogni non fu sufficiente e dovette rimanere non proprio pulito, e maleodorante, e quindi ulteriori derisioni. Ricorda un altro episodio con decine di riscontri, e ce lo ricorda addirittura la deposizione dell'agente Astici: A. ricorda che a un certo punto fu accusato di essere un pedofilo, e questo fu fonte di preoccupazione e umiliazione; dal nano non profumato si passò al nano pedofilo».

«Farete la stessa fine di Maria "Sole"» «KL è la ragazza del vomito. Viene arrestata in via Maggio, ricorda l'attesa vicino alla rete, la posizione vessatoria in cella, ricorda gli insulti "vi facciamo fare la stessa fine di Sole" (Maria Soledad Rosas, l'attivista arrestata nel ‘98 durante un'irruzione al centro sociale di Collegno con l'accusa di ecoterrorismo e poi impiccatasi, ndr), ricorda il cellulare faccetta nera, ricorda lo spruzzo, e il suo vomito di sangue, perdendo quasi i sensi. Si riprende in infermeria dove c'è un dottore con la maschera che indossa una maglietta della polizia penitenziaria, robusto. Si riprende, il dottore chiede di preparare un'iniezione e lei vuole sapere di che cosa si tratta. Il dottore dice "non ti fidi di me?", lei dice che non vuole fare l'iniezione, e ricorda la risposta "vai pure a morire in cella"».

La stanza dei manganelli e delle canzoncine «Capo 93: Ingiurie contro AK per averla derisa puntandole contro la bocca ferita il manganello e dicendole "manganello, manganello". AK: "Sono stata tre volte in questa stanza, c'erano cinque o sei persone, e la porta era sempre aperta; non si è presentato come dottore ma dall'abbigliamento si riconosceva, non so se era verde chiaro o bianco. Mi sono sdraiato sulla barella e il medico mi ha chiesto cosa fosse successo. Io gli ho fatto capire che c'era una ferita per un colpo, lui ha preso un manganello e lo ha avvicinato velocemente fermandosi prima di colpirmi, ha cantato una canzoncina "manganello, manganello", gli altri intorno si sono messi a ridere con lui. Aveva una quarantina d'anni, lui cantava e gli altri ridevano molto forte".. Il diario clinico è firmato da Toccafondi (responsabile del servizio sanitario all'interno di Bolzaneto, per lui richiesti 3 mesi 6 giorni 25, ndr), che è presente e indossa un camice. L'identificazione è provata».

Il braccio rotto, ma nemmeno una lastra «Capo 97: contestazione di omissione d'atti d'ufficio a carico di Toccafondi. La contestazione riguarda il rifiuto del ricovero di OK, atto dovuto in ragione della gravità delle lesioni di OK, frattura scomposta dell'ulna. Esaminiamo il caso: arrestata alla Diaz, immatricolata alle 22.15 di domenica e posta in traduzione lunedì a mezzogiorno. OK aveva fatto querela il 18 ottobre 2001: aveva precisato che in infermeria le avevano buttato le lenti a contatto nell'immondizia. Ha testimoniato: «Avevo un braccio rotto, il gomito sinistro, colpi su entrambe le braccia, sulla schiena e sul collo, il braccio era in una posizione non normale, si vedeva che era rotto; credo che sul lato destro dell'infermeria vi fosse una scrivania, una donna e un uomo, l'uomo con i capelli grigi sul lungo con la faccia rossa e una cappa verde, la donna era bionda; io l'ho guardato e ho detto: "Frattura! frattura!"; la cosa è stata frettolosa, mi hanno dato una crema e una benda». Poi ricorda un secondo passaggio in infermeria: «Era lunedì mattina verso le 11.00, mi sono dovuta spogliare, era un altro medico, i capelli neri, non magro, una polo scura, gli occhiali; c'erano due donne, mi sono dovuta spogliare e girare su me stessa; l'uomo mi ha chiesto se mi drogavo e se avevo problemi di salute; io ho detto "sì, sì, frattura" mostrando il braccio, lui ha alzato le spalle e non ha detto niente; avevo un ematoma sul collo e non riuscivo quasi a parlare ed ematomi sulle braccia"». Chiedemmo se fosse stata rauca, e lei ha risposto di sì. Questo perché nel diario clinico di Voghera era diagnosticata anche la raucedine, oltre il ricovero d'urgenza in ospedale per una frattura all'ulna non diagnosticata a Bolzaneto. Il diario clinico è firmato da Bolzaneto. Abbiamo sentito il dr Caruso. Circa la mancata diagnosi: "Una frattura scomposta può determinare ecchimosi e dismorfismo rilevabile anche senza esami radiografici". Sappiamo che il 328 al primo comma punisce il pubblico ufficiale che non procede a un atto dovuto per ragioni di sanità: prevede quindi un rifiuto e un atto indilazionabile. Dal nostro prospetto delle presenze sappiamo che nella notte tra domenica e lunedì il dr. Toccafondi era l'unico presente».

Partono i pugni, e il medico non muove un dito «Capo 108: contestate ad Amenta (Aldo Amenta, medico in servizio a Bolzaneto, per lui chiesti 2 anni e 8 mesi, ndr) lesioni in concorso con Incoronato Alfredo (agente della polizia penitenziaria, ndr) in danno di LGLA. L'episodio è già stato esaminato dalla collega sulla posizione Incoronato. Sul pestaggio ha deposto anche Pratissoli (Ivano Pratissoli, infermiere quel giorno presente a Bolzaneto, ndr): "Ad un certo punto un agente è venuto dentro con un ragazzone, questo G. ero di fianco... Il dr. Amenta era seduto, ho visto questo agente che si è infilato i guanti, gli ha dato un pugno e il ragazzo si è appoggiato al tavolo. Io ho chiesto lumi ad Amenta che ha detto che aveva offeso qualcuno di grosso. Si è rialzato e lo continuavano a colpire. Non c'era Poggi (Marco Poggi, altro infermiere in servizio a Bolzaneto, ndr) e gli ho detto "Oh Marco ma dove siamo capitati?". Amenta è sicuramente presente, è in servizio venerdì dalle 20 fino alle 8 di sabato mattina, proprio nella fascia oraria in cui transita in infermeria LGLA. La condotta è in evidente concorso morale, confermando negli agenti la sensazione di impunità e che è una delle cause del trattamento inumano e degradante».
 
Genova 2001 BOLZANETO "GARAGE OLIMPO"

torturato N° 82 STRANIERO
PERCOSSO CON CALCI, SGAMBETTI E COLPI VARI E INGIURIATO DA DUE ALI DI AGENTI, MENTRE TRANSITAVA NEL CORRIDOIO PROVENIENTE DALLA SCUOLA DIAZ

torturata N° 81 STRANIERA
SUBIVA MINACCE ANCHE A SFONDO SESSUALE DA PERSONE CHE STAVANO ALL'ESTERNO "ENTRO STASERA VI SCOPEREMO TUTTE" SUBIVA PERCOSSE AL SUO PASSAGGIO NEL CORRIDOIO DA PARTE DI AGENTI COLPITA CON VIOLENZA CON UNA MANATA ALLA NUCA COSTRETTA A FIRMARE I VERBALI RELATIVI AL SUO ARRESTO, CHE LA STESSA NON VOLEVA FIRMARE, MOSTRANDOLE LE FOTO DEI SUOI FIGLI, PROSPETTANDOLE CHE SE NON AVESSE FIRMATO NON AVREBBE POTUTO RIVEDERLI

torturato N° 80 ITALIANO
PERCOSSO RIPETUTAMENTE IN CELLA CON CALCI, MANGANELLATE AI FIANCHI E SCHIAFFI ALLA TESTA COSTRETTO CON MINACCE AD URLARE "VIVA IL DUCE” E “VIVA LA POLIZIA PENITENZIARIA" INGIURIATO CON RIPETUTE FRASI QUALI "SEI UN GAY O UN COMUNISTA? " SCOTTATO CON ACCENDINO

torturato N° 79 ITALIANO
PERCOSSO CON UN FORTE PUGNO AL FIANCO SINISTRO QUANDO, SI CHINAVA A TERRA PER RACCOGLIERE IL SACCHETTO DI GHIACCIO SINTETICO CHE TENEVA ALLA FRONTE FERITA VENIVA PERCOSSO NEL CORRIDOIO DA DUE ALI DI AGENTI

torturato N° 78 ITALIANO
PERCOSSO NEL CORRIDOIO AL SUO PASSAGGIO PERCOSSO IN BAGNO CON CALCI NELLA SCHIENA MENTRE ORINAVA

torturato N° 77 ITALIANO
PERCOSSO E INGIURIATO IN CELLA, COLPITO DA UN AGENTE CHE GLI FACEVA RIPETUTAMENTE SBATTERE LA TESTA CONTRO IL MURO COLPITO CON PUGNI ALLE COSTOLE E UN CALCIO NEL SEDERE, GLI URLAVANO "ORA AVRETE CIÒ CHE VI MERITATE ASSASSINI" PERCOSSO AL PASSAGGIO NEL CORRIDOIO DA DUE ALI DI AGENTI

torturata N° 76 ITALIANA
MANCATA ASSISTENZA MEDICA, PUR AVENDO VOMITATO NELLA CELLA, GETTATO UNO SCOTTEX E ORDINATOLE DI PULIRE LA CELLA COSTRETTA A FARE IL SALUTO ROMANO E A DIRE ED ASCOLTARE FRASI COME: "VIVA IL DUCE ", "VIVA LA POLIZIA PENITENZIARIA”; MINACCIATA ED INGIURIATA, CON FRASI ED EPITETI DEL TIPO "NON USCIRETE VIVI DA QUI, BASTARDI, OMUNISTI DI MERDA" E "ENTRO STASERA VI SCOPEREMO TUTTE" SUBIVA PERCOSSE AL SUO PASSAGGIO NEL CORRIDOIO DA PARTE DI AGENTI

torturato N° 75 STRANIERO
PERCOSSO QUANDO TRANSITAVA NEL CORRIDOIO, IN SALA MEDICA DURANTE LA PERQUISIZIONE E LA VISITA, E COSTRETTO A RIMANERE IN GINOCCHIO VENIVA COSTRETTO, CON VIOLENZA, A SUBIRE IL TAGLIO DI UN CODINO

torturato N° 74 STRANIERO
MINORENNE, RIPETUTAMENTE PERCOSSO CON PUGNI COSTRETTO AD ESEGUIRE FLESSIONI NUDO CON UN AGENTE CHE LO TENEVA PER I CAPELLI FACENDOLO ANDARE SU E GIÙ INGIURIATO CON EPITETI E RITORNELLI DI ISPIRAZIONE FASCISTA
"UNO, DUE, TRE VIVA PINOCHET.. ", “MUSSOLINI, OLÉ'” PERCOSSO AL PASSAGGIO NEL CORRIDOIO DA DUE ALI DI AGENTI

torturato N° 73 STRANIERO
DICHIARATO IN CODICE ROSSO E CONSEGUENTEMENTE RICOVERATO IN OSPEDALE, AFFETTO DA TRAUMA ADDOMINALE, MIDRIASI, MIDRIASI PUPILLARE E LIPOTIMIA

torturato N° 72 STRANIERO
PERCOSSO CON SGAMBETTI E CALCI NEL SEDERE, INGIURIATO DA DUE ALI DI AGENTI MENTRE TRANSITAVA NEL CORRIDOIO  PROVENIENTE DALLA SCUOLA DIAZ

torturato N° 71 ITALIANO
PERCOSSO IN CELLA, CON PUGNI ALLA SCHIENA MINACCIATO CON LA FRASE CHE L'AVREBBERO PAGATA PERCHÉ ERA STATO UCCISO UN CARABINIERE INGIURIATO CON FRASI INNEGGIANTI IL FASCISMO QUALI "VIVA IL DUCE"

torturato N° 70 ITALIANO
PERCOSSO RIPETUTAMENTE NELLA CELLA E NEL CORRIDOIO MENTRE TRANSITAVA, CON CALCI E PUGNI DIETRO ALLA SCHIENA E CON IL MANGANELLO COSTRETTO, CON VIOLENZA E MINACCE A DIRE FRASI DEL TIPO "VIVA IL DUCE", "VIVA IL CORPO DI POLIZIA PENITENZIARIA" OFFESO DURANTE LA VISITA MEDICA: "DOVE VAI CONCIO COSÌ; FAI SCHIFO", “ECCO IL POPOLO DI SEATTLE"

torturato N° 69 ITALIANO
INGIURIATO IN CELLA CON EPITETI E RITORNELLI DI ISPIRAZIONE FASCISTA "VIVA IL DUCE", "UN, DUE, TRE VIVA PINOCHET...” MINACCIATO CON ESPRESSIONI DEL TIPO: "VI RICORDERETE DELLA POLIZIA PENITENZIARIA", "SENTI CHE SCHIFO QUESTI FROCI COME PUZZANO " PERCOSSO NELLA CELLA DA UN AGENTE CON UN COLPO SECCO A MANO APERTA SUL RENE DESTRO E IN PROSSIMITÀ DEL GINOCCHIO DESTRO

torturato N° 68 STRANIERO
PERCOSSO CON SCHIAFFI ALLA NUCA E INGIURIATO CON EPITETI VARI DA DUE ALI DI AGENTI, MENTRE TRANSITAVA NEL CORRIDOIO PROVENIENTE DALLA SCUOLA DIAZ

torturato N° 67 STRANIERO
INGIURIATO IN CELLA CON EPITETI E RITORNELLI DI ISPIRAZIONE FASCISTA: "HEIL HITLER", "VIVA IL DUCE", "BASTARDI", "UNO DUE, TRE VIVA PINOCHET..." PERCOSSO NEL CORRIDOIO DA DUE ALI DI AGENTI NELLA CELLA VENIVA COSTRETTO, AD ACCUCCIARSI A QUATTRO ZAMPE COME UN CANE E PERCOSSO CON CALCI NEL SEDERE PERCOSSO ALLE TESTA, AI GENITALI E ALLE GAMBE

torturato N° 66 ITALIANO
PERCOSSO NEL CORRIDOIO DA UN AGENTE CHE GLI ORDINAVA DI RACCOGLIERE DEGLI OGGETTI PER TERRA SENZA PIEGARE LE GINOCCHIA E TENENDO LE PUNTE DEI PIEDI CONTRO IL MURO

torturato N° 65 ITALIANO
PERCOSSO RIPETUTAMENTE CON SCHIAFFI, COSTRETTO A DIRE: " SONO UNA MERDA " COSTRETTO A FIRMARE I VERBALI RELATIVI AL SUO ARRESTO COSTRETTO A SUBIRE LO SPRUZZO DI GAS URTICANTE AGLI OCCHI, CON CONSEGUENTI LESIONI AGGRAVATE CONDOTTO ALLE DOCCE PER LA DECONTAMINAZIONE, ERA PERCOSSO CON IL MANGANELLO

torturato N° 64 ITALIANO
RIPETUTAMENTE INGIURIATO IN CELLA E NEL CORRIDOIO CON EPITETI DEL TIPO "BASTARDI", "PEZZI DI MERDA", "COMUNISTA DI MERDA" E, CON IL RITORNELLO RIFERITO A PINOCHET, ATTIVANDO LA SUONERIA DEL CELLULARE RIPRODUCENTE IL MOTIVO FACCETTA NERA; PERCOSSO IN CELLA QUANDO CONTRAVVENIVA ALL'ORDINE DI STARE IN PIEDI CONTRO IL MURO CON CALCI AL COSTATO E SULLE DITA NONCHÉ CON UN PIEDE CON ANFIBIO SUL COLLO PER BLOCCARLO A TERRA PERCOSSO CON PUGNI, CALCI, SPINTE, TIRATE DI CAPELLI

torturato N° 63 ITALIANO
PERCOSSO CON UN COLPO ALLA SCHIENA, SCHIAFFI E BOTTE VARIE IN UNA STANZA VENIVA COSTRETTO A DENUDARSI, A METTERSI IN POSIZIONE FETALE E, DA QUESTA POSIZIONE, A FARE UNA TRENTINA DI SALTI MENTRE DUE AGENTI LO COLPIVANO CON SCHIAFFI COSTRETTO A SUBIRE L'ESALAZIONE DEL GAS URTICANTE E INGIURIE: "STRONZO, RUBI I SOLDI”

torturato N° 62 STRANIERO
PERCOSSO CON UN COLPO ALLO STOMACO E CON IL MANGANELLO INGIURIATO CON FRASI DEL TIPO: "SIETE DELLE MERDE, STRONZI, COMUNISTI" "HEIL HITLER" E CON LA CANZONCINA SU PINOCHET COSTRETTO, CON MINACCIA, A GRIDARE IN TEDESCO "CHE GUEVARA STRONZO"

torturato N° 61 ITALIANO
COLPITO ALLA SCHIENA CON UN CORPO CONTUNDENTE TIPO BASTONE O MANGANELLO, RIPORTAVA LESIONI: ECCHIMOSI ED EMATOMA PERCOSSO DA UN AGENTE AFFERRANDOGLI IL BRACCIO GIÀ DOLORANTE E TORCENDOGLIELO VIOLENTEMENTE; OFFESO DICENDOGLI " SEI SENZA DIGNITA’ " ED IN ALTRA CIRCOSTANZA SPUTANDOGLI ADDOSSO PERCOSSO IN CELLA DA AGENTI IN BORGHESE CHE INDOSSAVANO GUANTI NERI CON PUGNI E CALCI ALLE GINOCCHIA

torturata N° 60 ITALIANA
ACCOMPAGNATA DALLA CELLA AL BAGNO, COSTRETTA A CAMMINARE LUNGO IL CORRIDOIO CON LA TESTA ABBASSATA E LE MANI SULLA TESTA, COLPITA DA ALTRI AGENTI CON CALCI, DERISA E MINACCIATA COSTRETTA CON VIOLENZA E MINACCE A CHINARE LA TESTA ALL'INTERNO DELLA TURCA; INSULTATA CON : “PUTTANA”, “TROIA” E A SUBIRE DA ALTRI AGENTI FRASI INGIURIOSE CON RIFERIMENTI SESSUALI DEL TIPO "CHE BEL CULO ", "TI PIACE IL MANGANELLO” COSTRETTA A FARE IL SALUTO ROMANO E A DIRE: "VIVA IL DUCE ", "VIVA LA POLIZIA PENITENZIARIA”

torturato N° 59 ITALIANO
PERCOSSO FINO ALLO SVENIMENTO, MENTRE STAVA IN GINOCCHIO CON LA TESTA APPOGGIATA CONTRO IL MURO PERCOSSO RIPETUTAMENTE ANCHE CON UN FORTE COLPO ALLA SCHIENA DA UN AGENTE NELLA CELLA

torturata N° 58 ITALIANA
COSTRETTA A CAMMINARE LUNGO IL CORRIDOIO CON LA FACCIA ABBASSATA E LE MANI SULLA TESTA COLPITA CON CALCI, DERISA E MINACCIATA

torturata N° 57 STRANIERA
RIMASTA NUDA NELL'INFERMERIA ALLA PRESENZA ANCHE DI PERSONALE NON SANITARIO PER UN TEMPO PROLUNGATO NON NECESSARIO PER LA VISITA MEDICA MINACCIATA E COSTRETTA A GIRARE PIU' VOLTE SU SE STESSA; MANCATO RICOVERO IN OSPEDALE NONOSTANTE LA GRAVITA' DELLE LESIONI SUBITE: TRA L'ALTRO UNA FRATTURA SCOMPOSTA DEL 3 - 4 DISTALE ULNA SINISTRA PROVENIENTE DALLA SCUOLA DIAZ

torturato N° 56 STRANIERO
COSTRETTO CON VIOLENZA (PERCOSSE) E MINACCE A FIRMARE GLI ATTI RELATIVI ALL'ARRESTO CONTRO LA SUA VOLONTÀ RIPETUTAMENTE PERCOSSO DA DUE ALI DI AGENTI QUANDO TRANSITAVA NEL CORRIDOIO E IN CELLA, QUANDO TENTAVA DI SEDERSI PERCHÉ STANCO

torturato N° 55 ITALIANO
PERCOSSO CON PUGNI IN FACCIA E DUE CALCI ALLA SCHIENA PRIMA DI ENTRARE NELLA CELLA COLPITO IN CELLA CON UN PUGNO ALLO STOMACO COSTRETTO, CON VIOLENZA E MINACCIA, A URLARE "VIVA IL DUCE " PERCOSSO IN PIÙ OCCASIONI MENTRE TRANSITAVA NEL CORRIDOIO, ANCHE CON UNA GINOCCHIATA ALLO STOMACO

torturato N° 54 ITALIANO
PERCOSSO E INGIURIATO MINACCIATO CON FRASI DEL TIPO "ADESSO A QUESTI GLI FACCIAMO SPUTARE IL SANGUE"

torturata N° 53 ITALIANA
PERCOSSA NEL CORRIDOIO CON CALCI SUBIVA L'ESALAZIONE DEL GAS URTICANTE VENIVA INGIURIATA CON EPITETI RIVOLTI ANCHE AD ALTRE DONNE DEL TIPO “PUTTANE, TROIE"

torturato N° 52 ITALIANO
PERCOSSO PRIMA DI ENTRARE IN CELLA, COLPITO CON DUE CAZZOTTI PERCOSSO IN CELLA DOVE VENIVA MESSO AL CENTRO IN GINOCCHIO E RIPETUTAMENTE PERCOSSO E MINACCIATO CON FRASI DEL TIPO "NON TI PREOCCUPARE TE LA FACCIAMO NOI LA FESTA" (IN CONSIDERAZIONE DEL FATTO CHE ERA IL GIORNO DEL SUO COMPLEANNO) COLPITO CON PUGNI, CALCI E COLPI CON IL MANGANELLO INGIURIATO CON EPITETI E CANZONCINE VARIE A SFONDO POLITICO

torturato N° 51 ITALIANO
COSTRETTO A DIRE A VOCE ALTA: "BUONASERA LOR SIGNORI" AGLI AGENTI ENTRATI IN CELLA CON VIOLENZA CONSISTITA NEL TORCERGLI LA TESTA, DANDOGLI ANCHE UNO SCHIAFFO SUL COLLO

torturata N° 50 ITALIANA
COSTRETTA, NELL'INFERMERIA, A RIMANERE NUDA ALLA PRESENZA DI UOMINI, OSSERVATA NELLE PARTI INTIME E COSTRETTA A GIRARE PIÙ VOLTE SU SE STESSA PERCOSSA AL PASSAGGIO NEL CORRIDOIO CON SPINTE E SGAMBETTI MINACCIATA DA UN AGENTE CON LA FRASE "QUESTA E’ MIA, QUESTA ME LA PORTO VIA IO, CI PENSO IO"

torturato N° 49 ITALIANO
COSTRETTO A MARCIARE NEL CORRIDOIO DELLA CASERMA E AD ALZARE IL BRACCIO DESTRO IN SEGNO DI SALUTO FASCISTA PERCOSSO DA AGENTI IN CELLA CON CALCI ALLE GINOCCHIA E ALLO STOMACO, SCHIAFFI IN FACCIA, INGIURIATO CON SPUTI ANCHE IN BOCCA COSTRETTO CON MINACCIA A INNEGGIARE AL FASCISMO, URLANDO "VIVA IL DUCE" COLPITO CON UN CALCIO ALLA SCHIENA MENTRE TRANSITAVA LUNGO IL CORRIDOIO PER ESSERE RICONDOTTO IN CELLA DOPO IL FOTOSEGNALAMENTO

torturato N° 48 ITALIANO
INSULTATO DURANTE LA VISITA MEDICA, COSTRETTO A STARE CON LA FACCIA AL MURO, MINACCIATO E COSTRETTO A NON GUARDARE IN FACCIA I MEDICI PERCHÉ ERA UN “PEZZO DI MERDA”, PERCOSSO NEL CORRIDOIO CON PUGNI E TIRATE D'ORECCHIE, INGIURIATO CON EPITETI DEL TIPO "MERDA, FAI SCHIFO" E CON SPUTI, MINACCIATO: "LA NOTTE È LUNGA, QUESTO È SOLO L'INIZIO" PERCOSSO CON COLPI RIPETUTI DATI CON LA MANO APERTA PROTETTA DA GUANTI; PERCOSSO ANCORA DOPO ESSERE STATO COSTRETTO A SPOGLIARSI COMPLETAMENTE, E MINACCIATO "SEI STANCO? PROVA A TIRARE GIÙ LE MANI CHE TE LE SPEZZIAMO”

torturato N° 47 STRANIERO
PERCOSSO NEL CORRIDOIO CON CALCI E PUGNI, PERCOSSO NELL'INFERMERIA MENTRE VENIVA PERQUISITO E SOTTOPOSTO A VISITA MEDICA CON UN PUGNO AL TORACE IN CONSEGUENZA DELLE PERCOSSE RIPORTAVA LA FRATTURA DELLA COSTOLA DESTRA, PERCOSSO, INGIURIATO E MINACCIATO IN BAGNO DA DUE AGENTI CHE LO COSTRINGEVANO A METTERSI DAVANTI AL WC E GLI DICEVANO "ORINA FINOCCHIO ", E MINACCIAVANO DI VIOLENTARLO CON UN MANGANELLO, CON LO STESSO MANGANELLO LO PERCUOTEVANO ALL'INTERNO DELLE COSCE PROCURANDOGLI EMATOMI, LO PERCUOTEVANO ANCORA CON PUGNI ALLA TESTA E ALLE SPALLE

torturata N° 46 ITALIANA
COSTRETTA A RIMANERE NELL’INFERMERIA NUDA OLTRE IL TEMPO NECESSARIO PER L’ESPLETAMENTO DELLA VISITA MEDICA, ANCHE ALLA PRESENZA DI UOMINI, COSTRETTA AD ESSERE OSSERVATA NELLE PARTI INTIME MALORE IN SEGUITO AL GETTO NELLA CELLA DI GAS URTICANTE-ASFISSIANTE COSTRETTA A RIMANERE, SENZA PLAUSIBILE RAGIONE, NUMEROSE ORE IN PIEDI

torturato N° 45 STRANIERO
PERCOSSO IN CELLA CON SBERLE ALLA TESTA E FACENDOGLI PRENDERE TESTATE CONTRO IL MURO COSTRETTO, CON VIOLENZA, AD ABBASSARSI A TERRA MENTRE GLI URLAVANO NELLE ORECCHIE L'ESPRESSIONE "VIVA IL DUCE " PERCOSSO MENTRE TRANSITAVA NEL CORRIDOIO CON  UN COLPO ALLE COSTOLE

torturato N° 44 STRANIERO
PERCOSSO IN CELLA CON SBERLE ALLA TESTA, ALLA SCHIENA E CON CALCI ALLE GAMBE PERCOSSO ANCORA MENTRE TRANSITAVA NEL CORRIDOIO TRA DUE ALI DI AGENTI CON UN COLPO ALLE COSTOLE

torturato N° 43 STRANIERO
PERCOSSO RIPETUTAMENTE CON PUGNI E CALCI, RIPORTAVA LESIONI CONSISTENTI NELLE FRATTURE ALLE COSTE SINISTRE COSTRETTO A FIRMARE CONTRO LA SUA VOLONTÀ GLI ATTI RELATIVI AL SUO ARRESTO COSTRETTO, CON VIOLENZA E MINACCIA, A GRIDARE FRASI COME "VIVA IL DUCE ", "VIVA LA POLIZIA PENITENZIARIA”

torturata N° 42  STRANIERA
MINACCIATA COL MANGANELLO CONTRO LA BOCCA FERITA, DA MANGANELLATE ALLA SCUOLA DIAZ, CON LA CANTILENA: "MANGANELLO, MANGANELLO" E DERISA PER LA PAURA DIMOSTRATA RIPETUTAMENTE INGIURIATA CON EPITETI DEL TIPO: "BASTARDI " PROVENIENTE DALLA SCUOLA DIAZ

torturato N° 41 STRANIERO
COSTRETTO AD ACCUCCIARSI A QUATTRO ZAMPE COME UN CANE E PERCOSSO CON CALCI NEL SEDERE

torturata N° 40  STRANIERA
LE URLAVANO L'EPITETO DI "BASTARDI" RIVOLTO A LEI A AGLI ALTRI SUOI COMPAGNI DI DETENZIONE INGIURIATA CON "MERDA", "BLAK BLOC" DA DUE ALI DI AGENTI MENTRE TRANSITAVA NEL CORRIDOIO PROVENIENTE DALLA SCUOLA DIAZ
BOLZANETO
torturato N° 39 ITALIANO
PERCOSSO CON SPINTONI, CALCI, PUGNI E MANGANELLATE RIPORTANDO LESIONI SOTTO LA PIANTA DEL PIEDE DOVE VENIVA COLPITO CON COLPO DI MANGANELLO UTILIZZATO DALLA PARTE DELL'IMPUGNATURA INGIURIATO CON FRASI CON RIFERIMENTI DI TIPO POLITICO COSTRETTO CON PERCOSSE A GRIDARE: "CHE GUEVARA BASTARDO"

torturato N° 38 STRANIERO
INSULTATO CON: "ABILE ARRUOLATO”, “PRONTI PER LA GABBIA”, “BENZINAIO”, "ACCOLTELLATORI … VOI DEI CENTRI SOCIALI " OFFESO, MENTRE ERA NUDO, RIVOLGENDOGLI DOMANDE SULLA SUA VITA SENTIMENTALE E SESSUALE, VENIVA COSTRETTO A SPOGLIARSI NUDO E A SOLLEVARE IL PENE MOSTRANDOLO AGLI AGENTI SEDUTI ALLA SCRIVANIA COSTRETTO CON LA MINACCIA DI PERCOSSE CON LA CINTURA PRESA AD ALTRO DETENUTO, A FARE DELLE GIRAVOLTE SUL PAVIMENTO; PERCOSSO E INGIURIATO CON SGAMBETTI E SPUTI DA DUE ALI DI AGENTI MENTRE TRANSITAVA NEL CORRIDOIO PROVENIENTE DALLA SCUOLA DIAZ

torturato N° 37 ITALIANO
PERCOSSO CON PUGNI, CALCI, MANGANELLATE, CON PUGNI AL COSTATO E SCHIAFFI ALLA TESTA, FACENDOGLI PRENDERE DELLE TESTATE INSULTATO ANCHE CON SPUTI

torturata N° 36 ITALIANA
COSTRETTA A RIMANERE, SENZA PLAUSIBILE RAGIONE, NUMEROSE ORE IN PIEDI, CON IL VOLTO RIVOLTO VERSO IL MURO DELLA CELLA CON LE BRACCIA ALZATE OPPURE DIETRO LA SCHIENA , CON LE GAMBE DIVARICATE, O IN ALTRE POSIZIONI NON GIUSTIFICATE

torturato N° 35 STRANIERO
MANCATO RICOVERO IN OSPEDALE NONOSTANTE LA GRAVITA' DELLE LESIONI SUBITE, TRA LE QUALI UN EMATOMA TESTICOLARE

torturato N° 34 ITALIANO
PERCOSSO CON CALCI E PUGNI E COSTRETTO, CON VIOLENZA E MINACCIA, A GRIDARE "VIVA IL DUCE E ALALÀ", GLI VENIVANO CAGIONATE LESIONI PERSONALI, CON UNA USTIONE AL POLSO DESTRO MEDIANTE UNA SIGARETTA COSTRETTO A FARE IL SALUTO ROMANO E A DIRE ED ASCOLTARE FRASI COME: "VIVA IL DUCE ", "VIVA LA POLIZIA PENITENZIARIA”

torturata N° 33 ITALIANA
COSTRETTA A CAMMINARE LUNGO IL CORRIDOIO CON LA FACCIA ABBASSATA E LE MANI SULLA TESTA, COLPITA CON CALCI, DERISA E MINACCIATA

torturato N° 32 ITALIANO
PERCOSSO CON SCHIAFFI, PUGNI E CALCI INSULTATO CON SPUTI NONCHÉ CON FILASTROCCHE DEL TIPO "UNO, DUE, TRE VIVA PINOCHET", CON LA SUONERIA DEL CELLULARE CON IL MOTIVO DI "FACCETTA NERA" E COL CORO "UNO DI MENO, SIETE UNO DI MENO" RIFERITO ALLA MORTE DI CARLO GIULIANI COSTRETTO A SUBIRE L'ESALAZIONE DEL GAS ASFISSIANTE-URTICANTE

torturato N° 31 ITALIANO
PERCOSSO CON MANATE AL TORACE E ALLA TESTA, FACENDOGLI PRENDERE TESTATE CONTRO IL MURO, CALCI SUI TESTICOLI, INGIURIATO CON EPITETI QUALI "COMUNISTI DI MERDA, FROCI PERCHÉ NON CHIAMATE BERTINOTTI E MANU CHAO " E RITORNELLI DI ISPIRAZIONE FASCISTA QUALI "UNO DUE TRE VIVA PINOCHET" COSTRETTO IN CELLA A RACCOGLIERE I PROPRI DOCUMENTI D'IDENTITÀ CHE ALCUNI AGENTI AVEVANO CON DISPREZZO SBATTUTO PER TERRA, UN AGENTE LO PRENDEVA PER UN ORECCHIO E LO FACEVA CHINARE A FORZA A TERRA, COSTRETTO A RACCOGLIERE LA SPAZZATURA PER TERRA MENTRE ERA SOTTOPOSTO ALLA VISITA MEDICA

torturata N° 30 ITALIANO
PERCOSSA CON STRATTONI NEL CORRIDOIO DURANTE L'ACCOMPAGNAMENTO ALL'UFFICIO DEL FOTOSEGNALAMENTO, INSULTATA IN CELLA E AI PASSAGGI NEL CORRIDOIO CON MINACCE A SFONDO SESSUALE DEL TIPO "TROIE, DOVETE FARE POMPINI A TUTTI", "VI FACCIAMO IL CULO, VI PORTIAMO FUORI NEL FURGONE E VI STUPRIAMO", NONCHÉ A SFONDO POLITICO COME "COMUNISTI ZECCHE" E CON L'ATTIVAZIONE DELLA SUONERIA DEL CELLULARE CON IL MOTIVO "FACCETTA NERA” COSTRETTA A RIMANERE, SENZAPLAUSIBILE RAGIONE, NUMEROSE ORE IN PIEDI

torturato N° 29 ITALIANO
PERCOSSO CON UN COLPO DI MANGANELLO ALL'INGRESSO DELLA CASERMA MENTRE GLI INTIMAVANO DI NON APPOGGIARE LA TESTA SANGUINANTE CONTRO IL MURO PER EVITARE DI SPORCARLO COLPITO CON UN PUGNO E UNO SCHIAFFO AL MOMENTO DELL'ARRIVO ALLA CELLA, PERCOSSO ALLA CAVIGLIA DOLORANTE E CON UN COLPO DIETRO ALLE GINOCCHIA DA DUE DIVERSI AGENTI MENTRE SOSTAVA NEL CORRIDOIO
BOLZANETO
torturato N° 28 ITALIANO
PERCOSSO NEL CORRIDOIO E PIÙ VOLTE IN CELLA CON UN CALCIO ALLA GAMBA, NELL'ATRIO SUBIVA LESIONI CON UNA MANGANELLATA AL POLPACCIO SINISTRO, PERCOSSO NEL CORRIDOIO E INGIURIATO CON EPITETI DEL TIPO "ZECCHE DI MERDA", "COMUNISTI DI MERDA", E INTONANDO CANZONI DI ISPIRAZIONE FASCISTA "UNO, DUE, TRE VIVA PINOCHET”

torturato N° 27 STRANIERO
COSTRETTO A SUBIRE CON VIOLENZA E CONTRO LA SUA VOLONTÀ IL TAGLIO DI TRE CIOCCHE DI CAPELLI COSTRETTO CON VIOLENZA (PERCOSSE) E MINACCE A FIRMARE GLI ATTI RELATIVI ALL'ARRESTO CONTRO LA SUA VOLONTÀ COSTRETTO A FARE IL SALUTO ROMANO E A DIRE ED ASCOLTARE FRASI: "VIVA IL DUCE ", "VIVA LA POLIZIA PENITENZIARIA”

torturata N° 26 STRANIERA
COSTRETTA CON MINACCE A GIRARE SU SE STESSA DIECI VOLTE E ANCHE PIU' NEGATO IL DIRITTO DI AVVISARE FAMILIARI E PARENTI NEGATO IL DIRITTO CHE VENISSE DATA COMUNICAZIONE DEL SUO STATO DI DETENZIONE E DELL'INGRESSO IN CARCERE ALL'AMBASCIATA O AL CONSOLATO DEL PAESE DI APPARTENENZA PROVENIENTE DALLA SCUOLA DIAZ

torturato N° 25 ITALIANO
COLPITO IN PIÙ OCCASIONI CON COLPI, SCHIAFFI, PERCOSSE CON IL MANAGANELLO E UN CALCIO AL FIANCO SINISTRO, RIPORTANDO LESIONI : ECCHIMOSI ALLE GAMBE, BRACCIA E SPALLE E LESIONI AL POLPACCIO DESTRO . COSTRETTO, CON VIOLENZA E MINACCIE A GRIDARE "VIVA LA POLIZIA, VIVA IL DUCE", INGIURIATO NEL CORRIDOIO DA AGENTI CHE SI VANTAVANO DI ESSERE NAZISTI E DICEVANO DI PROVARE PIACERE A PICCHIARE UN "OMOSESSUALE, COMUNISTA, MERDOSO" COME ERA LUI E GLI RIVOLGEVANO EPITETI DEL TIPO “FROCIO ED EBREO”, "BASTARDO” PERCOSSO FUORI DALL'INFERMERIA CON STRIZZATE AI TESTICOLI E COLPI AL PIEDE, CALPESTATO VOLONTARIAMENTE SUL PIEDE, NONOSTANTE AVESSE INFORMATO DI UN TRAPIANTO OSSEO SUBITO ANNI ADDIETRO

torturato N° 24 ITALIANO
PERCOSSO IN CELLA CON CALCI E PUGNI, INGIURIATO IN CELLA CON EPITETI DEL TIPO "ROSSI , BASTARDI, PROVATE A CHIAMARE CHE GUEVARA CHE VI VIENE A SALVARE" SUBIVA PERCOSSE NEL CORRIDOIO AD OPERA DELLE DUE ALI DI AGENTI INGIURIATO E PERCOSSO IN CELLA CON RITORNELLI DI ISPIRAZIONE FASCISTA E SUONERIA RIPRODUCENTE IL MOTIVO "FACCETTA NERA"

torturato N° 23 ITALIANO
PERCOSSO NEL CORRIDOIO CON CALCI E PUGNI, RIPORTANDO LESIONI
CONSISTITE NEL SANGUINAMENTO AL NASO (GIÀ LESO A SEGUITO DI UN PUGNO RICEVUTO NEL MOMENTO DELL'ARRESTO) ED UN EMATOMA AL POLPACCIO DESTRO, INGIURIATO NEL CORRIDOIO CON FRASI COME "BASTARDI COMUNISTI, É ORA CHE IMPARIATE ", PERCOSSO CON CALCI NELLA CELLA DA AGENTI CHE GLI FACEVANO SBATTERE LA TESTA CONTRO IL MURO, PERCOSSO CON SCHIAFFI E CALCI QUANDO VENIVA FATTO SOSTARE NEL CORRIDOIO, IN ATTESA DI PASSARE ALLA VISITA MEDICA, COSTRETTO A TENERE LE GAMBE MOLTO DIVARICATE (IN TALE FASE SVENIVA E VENIVA MESSO SOTTO FLEBO IN INFERMERIA)

torturato N° 22 ITALIANO
FERITO PER UNA FRATTURA AL PIEDE DESTRO IN CONSEGUENZA DELLE PERCOSSE SUBITE DURANTE L'ARRESTO, SUBIVA INGIURIE “BASTARDI ROSSI" "SIETE PEGGIO DELLA MERDA” E PERCOSSE NEL CORRIDOIO, PERCOSSO ANCHE IN CELLA , CON L'USO DEL MANGANELLO E FINO ALLO SVENIMENTO, IN CONSEGUENZA DELLE PERCOSSE SUBIVA LESIONI: FRATTURA ALLA COSTOLA DEL TORACE, VENIVA ANCORA PERCOSSO E MINACCIATO DA UN AGENTE CHE GLI PESTAVA UN PIEDE DICENDOGLI "ORA TI ROMPIAMO ANCHE L’ALTRO”, SUBIVA INGIURIE A SFONDO POLITICO, ATTRAVERSO SUONERIA DI CELLULARE RIPRODUCENTE IL MOTIVO "FACCETTA NERA " NONCHÉ CON EPITETI DEL TIPO “BASTARDI”, “COMUNISTI DI MERDA”

torturata N° 21 ITALIANA
PERCOSSA NEL CORRIDOIO DURANTE L 'ACCOMPAGNAMENTO AI BAGNI, LE TORCEVANO IL BRACCIO DIETRO LA SCHIENA E LA COLPIVANO CON SCHIAFFI E CALCI, INSULTATA CON EPITETI RIVOLTI A LEI E ALLE ALTRE DONNE PRESENTI IN CELLA: "TROIE, EBREE, PUTTANE" INGIURIATA CON SPUTI AL SUO PASSAGGIO IN CORRIDOIO MINACCIATA DI ESSERE STUPRATA CON IL MANGANELLO E DI PERCOSSE COSTRETTA A RIMANERE, SENZA PLAUSIBILE RAGIONE, NUMEROSE ORE IN PIEDI

torturato N° 20 ITALIANO
COSTRETTO A SUBIRE L'ESALAZIONE DI GAS ASFISSIANTI-URTICANTI MINACCIATO CON L'AGGRAVANTE DELL'USO DI UN'ARMA AD OPERA DI AGENTI CHE SOSTAVANO ALL’ESTERNO DELLA STRUTTURA, IN PROSSIMITÀ DELLA FINESTRA IN PARTICOLARE COSTORO PREMEVANO IL GRILLETTO DELLA PISTOLA SIMULANDO DELLE ESECUZIONI, COSÌ MINACCIANDOLO DI MORTE

torturato N° 19 STRANIERO
RIPETUTAMENTE PERCOSSO DA DUE ALI DI AGENTI QUANDO TRANSITAVA NEL CORRIDOIO E IN CELLA PERSOSSO QUANDO TENTAVA DI SEDERSI PERCHÉ STANCO COSTRETTO CON VIOLENZA (PERCOSSE) E MINACCE A FIRMARE GLI ATTI RELATIVI ALL'ARRESTO CONTRO LA SUA VOLONTÀ

torturato N° 18 ITALIANO
COLPITO CON VIOLENZA ALLA TESTA NELL'ATRIO, INGIURIATO: "DOVE CAZZO CREDI DI ESSERE FIGLIO DI PUTTANA? ABBASSA LA TESTA NON GUARDARE" INGIURIATO NELL’ATRIO E IN CELLA CON SPUTI, EPITETI DEL TIPO "BASTARDI, ZECCHE DI MERDA, COMUNISTI DI MERDA" MINACCIATO DI MORTE CON FRASI DEL TIPO "VI DIAMO FUOCO; SIETE DELLE ZECCHE E DEI PARASSITI", INGIURIATO CON RITORNELLI E CANZONI DI ISPIRAZIONE FASCISTA, SUONERIA DI CELLULARE CON IL MOTIVO DI `FACCETTA NERA, PERCOSSO IN CELLA CON MANGANELLATE ALLA SCHIENA

torturato N° 17 ITALIANO
COSTRETTO A TOCCARSI I PIEDI CON LE MANI DURANTE LA PERQUISIZIONE E LE FLESSIONI IN INFERMERIA;
PERCOSSO CON CALCI ALLE GAMBE, QUANDO NON RIUSCIVA A TOCCARE I SUOI PIEDI CON LE MANI

torturato N° 16 STRANIERO
PERCOSSO IN CELLA CON CALCI ALLE GAMBE, PUGNI ALLA SCHIENA GLI VENIVA PREMUTA
CON FORZA LA FRONTE CONTRO IL MURO NONOSTANTE FOSSE FERITA

torturato N° 15 ITALIANO
PERCOSSO IN CELLA: GLI FACEVANO SBATTERE LA TESTA CONTRO LA GRATA DELLA FINESTRA, LO COSTRINGEVANO A DENUDARSI E FARE FLESSIONI PER ALMENO DIECI VOLTE, PERCUOTENDOLO ANCHE CON IL MANGANELLO ALLE GAMBE E PROCURANDOGLI LESIONI, INGIURIATO E MINACCIATO CON LA FRASE "SEI UN SERVO, IL SERVO DEI SERVI" , "TI PIACE IL MANGANELLO, VUOI PROVARNE UNO NUOVO?", DANDOGLI NEL FRATTEMPO UN COLPO NEL POLPACCIO PIÙ FORTE, INGIURIATO CON RITORNELLI O CANZONI D'ISPIRAZIONE FASCISTA “FACCETTA NERA"; "UNO DUE TRE VIVA PINOCHET" NONCHÉ CON EPITETI “ZECCHE, MERDE” SUBIVA PERCOSSE AL SUO PASSAGGIO IN CORRIDOIO

torturata N° 14 ITALIANA
MINACCIATA: "ALLA DIAZ DOVEVANO FUCILARVI TUTTI" PROVENIENTE DALLA SCUOLA DIAZ

torturato N° 13 STRANIERO
COLPITO DA MALORE IN SEGUITO AL GETTO NELLA CELLA DI GAS URTICANTE-ASFISSIANTE PERCOSSO
NEL CORRIDOIO CON CALCI ALLE GAMBE DA DUE ALI DI AGENTI PROVENIENTE DALLA SCUOLA DIAZ

torturato N° 12 STRANIERO
COSTRETTO A RIMANERE IN PIEDI, CON LE BRACCIA ALZATE OPPURE DIETRO ALLA SCHIENA,
LE GAMBE DIVARICATE E LA TESTA CONTRO IL MURO O SEDUTO A TERRA MA CON LA FACCIA RIVOLTA VERSO IL MURO

torturato N° 11 ITALIANO
PERCOSSO CON CALCI E PUGNI ALLA SCHIENA E INSULTATO, COSTRETTO A STARE CORICATO A TERRA PRONO CON GAMBE E BRACCIA DIVARICATE E TESTA CONTRO IL MURO, INGIURIATO CON FRASI, RITORNELLI ED EPITETI "COMUNISTI DI MERDA" “VI AMMAZZEREMO TUTTI” PERCOSSO AL PASSAGGIO NEL CORRIDOIO E INSULTATO ANCHE CON SPUTI COSTRETTO A STARE A CARPONI DA UN AGENTE CHE GLI ORDINAVA DI ABBAIARE COME UN CANE, E DI DIRE "VIVA LA POLIZIA ITALIANA"

torturato N° 10 ITALIANO
PERCOSSO, CON CALCI E SPINTE, QUANDO TRANSITAVA NEL CORRIDOIO PERCOSSO IN CELLA: SPINTO A TERRA E, QUINDI, COLPITO DA UN CALCIO IN FACCIA RIPETUTAMENTE INSULTATO: “BOMBAROLI DI MERDA", "TRANQUILLI ORA ARRIVA BERTINOTTI E VI SALVA LUI”, VENIVA RIPETUTAMENTE PERCOSSO NELLA CELLA, IN PARTICOLARE, TRAMITE LE SBARRE, VENIVA COLPITO DA AGENTE CHE LO FACEVA SVENIRE IN CONSEGUENZA DELLE PERCOSSE

torturato N° 9 ITALIANO
MINORENNE, PERCOSSO NELL'ATRIO CON FORTE PUGNO SULLO STERNO PERCOSSO IN CELLA CON CALCI ALLE GAMBE E PUGNI SUI RENI INGIURIATO CON EPITETI DEL TIPO "MINORATO E NON MINORENNE ", "COMUNISTI DI MERDA " COSTRETTO AD INTONARE IL RITORNELLO "UNO, DUE TRE, VIVA PINOCHET, QUATTRO , CINQUE, SEI A MORTE TUTTI GLI EBREI " "NON VI SCORDERETE DELLA POLIZIA PENITENZIARIA" PERCOSSO ANCORA IN CELLA CON UN COLPO SECCO A MANO APERTA SUL RENE DESTRO E IN PROSSIMITÀ DEL GINOCCHIO DESTRO

torturato N° 8 ITALIANO
PERCOSSO CON UNO SCHIAFFO SUL VOLTO, RIPORTAVA LESIONI PERSONALI CON SANGUINAMENTO DAL NASO, PERCOSSO SUL COLLO A MANO APERTA, COSTRETTO CON BOTTE IN FACCIA E SUL COLLO, IN CONSEGUENZA DELLE QUALI RIPORTAVA UNA LESIONE (EMATOMA), A PRONUNCIARE FRASI CONTRO IL COMUNISMO E INNEGGIANTI AL FASCISMO E A GRIDARE "CHE GUEVARA FIGLIO DI PUTTANA "

torturata N° 7 ITALIANA
INGIURIATA E MINACCIATA: "COMUNISTI DI MERDA, PUTTANE E ZECCHE”, “ENTREREMO NELLA CELLA E DIPINGEREMO I MURI CON NOSTRI MANGANELLI DELLO STESSO COLORE DELLA VOSTRA BANDIERA”, "SIETE DELLE BOCCHINARE, PUZZATE SPORCHE BASTARDE" , ALLA SUA RICHIESTA DI ANDARE IN BAGNO E DI CAMBIARE L'ASSORBENTE, LE VENIVA GETTATA DELLA CARTA APPALLOTTOLATA SUL PAVIMENTO, ATTRAVERSO LE SBARRE, E COSTRETTA A SOSTITUIRSI L'ASSORBENTE IN CELLA CON DEI PEZZI DI VESTITI ALLA PRESENZA DI ALTREPERSONE ANCHE DI SESSO MASCHILE

torturata N° 6 ITALIANA
INSULTATA IN CELLA CON EPITETI DEL TIPO "ZECCHE", "NE ABBIAMO UCCISO UNO MA NE DOVEVAMO UCCIDERE 100", NONCHÉ CON EPITETI E RITORNELLI COME "UNO, DUE, TRE VIVA PINOCHET" E RIPETUTAMENTE PERCOSSA CON CALCI E INSULTATA NEL CORRIDOIO PROVENIENTE DALLA SCUOLA DIAZ

torturato N° 5 ITALIANO
AFFERRATE LE DITA DELLA MANO SINISTRA E POI TIRANDO VIOLENTEMENTE LE DITA STESSE IN SENSO OPPOSTO IN MODO DA DIVARICARLE LESIONI RIPORTATE: FERITA LACERO CONTUSA DI 5 CM. TRA IL TERZO E QUARTO RAGGIO DELLA MANO SINISTRA MINACCIATO: "SE NON STAI ZITTO , TI DIAMO LE ALTRE " MENTRE GRIDAVA PER IL DOLORE IN SEGUITO ALLA MANCATA ANESTESIA DURANTE LA SUTURA DELLA LACERAZIONE "DA STRAPPO" ALLA MANO 
torturato N° 4 ITALIANO
PERCOSSO NEL CORTILE ALL'INGRESSO CON CALCI E INSULTATO RIPETUTAMENTE PERCOSSO DURANTE I PASSAGGI NEL CORRIDOIO CON CALCI E PUGNI E SGAMBETTI PERCOSSO IN CELLA DOVE RICEVEVA UN CALCIO AI TESTICOLI, PUGNI ALLA SCHIENA, AI RENI E CALCI AI FIANCHI INGIURIATO IN CELLA CON EPITETI
DEL TIPO "COMUNISTI E FROCI "

torturato N° 3 ITALIANO
INSULTATO IN CELLA CON SPUTI E EPITETI DEL TIPO : "NEGRO DI MERDA, SCHIFOSO, COMUNISTA DI MERDA" PERCOSSO IN CELLA E NEL CORRIDOIO MENTRE VENIVA PORTATO AL FOTOSEGNALAMENTO PERCOSSO ANCORA IN INFERMERIA CON UN PUGNO ALLO STOMACO

torturato N° 2 ITALIANO
PERCOSSO CON PUGNI IN FACCIA E CALCI ALLA SCHIENA PRIMA DI ENTRARE IN CELLA E POI IN CELLA CON PUGNI ALLE COSTOLE VENIVA ANCORA PERCOSSO AD OPERA DI AGENTI CHE STRINGEVANO ANCORA PIÙ FORTE I LACCETTI AI POLSI, LASCIATI INGIUSTIFICATAMENTE MENTRE SI TROVAVA ALL'INTERNO DELLA CELLA

torturato N° 1 ITALIANO
PERCOSSO IN CELLA CON UN FORTE PUGNO ALLO STOMACO, PERCOSSO AL PASSAGGIO IN CORRIDOIO CON PUGNI , SCHIAFFI E CALCI. INGIURIATO COL RITORNELLO "UNO, DUE , TRE VIVA PINOCHET ", FACEVANO SUONARE LA SUONERIA DEL CELLULARE CON IL MOTIVO "FACCETTA NERA". COSTRETTO, CON VIOLENZA E MINACCIA, A DIRE "CHE GUEVARA, FIGLIO DI PUTTANA", INSULTATO CON EPITETI QUALI: "ZECCA, FIGLIO DI PUTTANA, STRONZO, COMUNISTA DI MERDA, BOMBAROLO DI MERDA, DEVI MORIRE LURIDO COMUNISTA" GLI SBATTEVANO LA TESTA CONTRO IL MURO PRENDENDOLO PER I CAPELLI PIUTTOSTO LUNGHI E LO COLPIVANO CON CALCI ALLE GAMBE E SCHIAFFI

[processo bolzaneto] trascrizione I udienza requisitoria pm
TRASCRIZIONE SOMMARIA – PROCESSO BOLZANETO - I UDIENZA ARRINGA PM

[ P=Tribunale, A=Accusa, D=Difesa, C=Parti Civili, R=Teste ]

P: preliminarmente il tribunale vorrebbe premettere la natura urgente di questo processo, anche ai fini di impedimenti e di altre richieste.

P: [procede all'appello]
P: [nessuno degli imputati è in aula, tranne Ubaldi]

A: (Morisani) signori del tribunale buon giorno. ricorderete che qualche mese fa questo pubblico ministero aveva aperto questo processo con una richiesta e un invito alla massima attenzione ai tempi del processo. debbo dire oggi che vi e' stata una risposta eccezionale da parte di tutte le parti processuali e del tribunale, perche' i tempi e i ritmi imposti a questa vicenda sono stati al di la' di quelli che si poteva pensare, considerati gli impegni e la fatica che questo processo costa trascurando le mille altre cose che abbiamo da fare. credo che questo sia un grande risultato e una grande pagina della storia della giustizia italiana. noi sappiamo che il processo penale non e' fatto per celebrare i maxi processi. e' un codice che e' costruito sulla dimensione di processi con pochi imputati e pochi testimoni. affrontare un processo di queste dimensioni era una sfida, che andava affrontata perche' i fatti che sono stati portati a giudizio sono di una estrema gravita', non per i titoli di reato, ma per il contesto nel quale sono avvenuti. durante il g8 a genova c'e' stata una ventata di follia che ha coinvolto molte cose. e' giusto che si sia tornati ad affermare la legalita', come e' avvenuto in questo processo, con una contrapposizione pacata, ordinata, nell'ambito di quelli che sono i rispettivi compiti di accusa e difesa,con un tribunale sempre vigile e attento. credo che dobbiamo essere fieri, e credo che questa conclusione a cui ci avviamo dimostrera' che il sistema giudiziario italiano, con tutte le sue pecche, i suoi buchi, le sue inefficienze, e' ancora in grado di offrire al paese e ai cittadini i principi di diritto, di legalita'. io continuo a credere che il maggior garante di tutti sia in italia l'esistenza di un processo con attori svincolati da legami strani, e con giudici indipendenti e liberi nel giudizio, come la costituzione li ha voluti e come il paese li chiedeva. lascio ora la parola ai pm che entreranno nel dettaglio.

A: (Petruzziello) come sostituti di udienza ci associamo alle parole del procuratore aggiunto per i ringraziamenti alle parti processuali e al tribunale. come premessa l'ufficio del pm voleva indicare quali saranno i temi trattati nella discussione e come saranno divisi nelle sei giornate. oggi come prima parte della discussione verra' fatta una illustrazione delle ragioni per cui e' sorto il sito provvisorio di bolzaneto, e di come la struttura sia stata organizzata, e di come all'interno si sono svolte le procedure. verra' fatta una illustrazione delle fasi processuali, e di tutta l'istruttoria dibattimentale. nelle giornate successive si tratteranno i temi dei reati e delle responsabilita': il 25 febbraio la valutazione dell'attendibilita' delle parti offesse in particolare ma di tutti i testimoni, con un attento esame dei riscontri; il 26 febbraio parleremo dlele condotte, con la qualificazione giuridica di fatti e reati contestati; le successive giornate [...]; nella successiva giornata affronteremo i criteri di responsabilita', il livello apicali dei vertici e gli altri livelli che abbiamo individuato come il livello degli incaricati della vigilanza, il cosiddetto livello intermedio per le persone dedicate alla custodia, e gli esecutori materiali in alcuni casi; verra' anche esaminata tutta l'area matricola; l'ultimo giorno, il 10 marzo, verra' trattata l'area sanitaria, con la discussione delle persone responsabili e i reati contestati, sia in tutta l'area che per responsabilita' specifica. la discussione si concludera' con le richieste in riferimento alle contestazioni effettuate. al termine di questo il pm presentera' una memoria illustrativa delle tematiche affrontate e delle richieste. questo per quanto riguarda l'organizzazione del lavoro che il nostro ufficio ha pensato di suddividere.
come ha gia' detto il procuratore, questo lungo processo e' partito da un evento complesso e singolare, un evento che potremmo definire come un contesto di detenzione temporanea significativa al di fuori delle strutture ordinarie per la detenzione, fino alla realizzazione di un carcere temporaneo. singolare perche' ha visto la presenza di diverse forze in uno stesso contesto, per la presenza di personale di OP all'interno di un luogo di detenzione, singolare perche' le persone sono state sottoposte in un ambito di tempo ristretto a una duplice procedura di identificazione e segnalazione, che ci e' stato raccontato come e' stata vissuta. questo ha portato con se' una omologazione in negativo dei comportamenti umani, a danno di persoen che stavano vivendo il momento piu' difficile per un essere umano, la privazione della liberta'.

vediamo un pochino qual e' stata la storia di bolzaneto.
come e' noto nel luglio 2001 si e' tenuto il vertice g8 a genova. gia' nei mesi precedenti da aprte delle autorita' si pose il problema della ricezione delle persone arrestate nelle manifestazioni. vi erano state gia' esperienze precedenti, in particolare goteborg, che dimostravano come fosse possibile prevedere incidenti durante le manifestazioni, e come si sarebbero potuti prevedere molti arresti. venne fatta la scelta di non usare i carceri della citta' di genova, marassi e ponte x, nel timore che la situazione in citta' potesse portare ad attacchi ai carceri, ma si decise di usare dei carceri esternia lla citta' di genova, alessandria, pavia, vercelli, voghera. ovviamente si penso' a delle matricole volanti, o dei siti che consentissero di prendere in carico le persone arrestate per poi procedere alla traduzione nei carceri.
questi due siti vennero individuati presso forte san giuliano e presso la caseram del VI reparto mobile a bolzaneto. secondo le previsioni al primo avrebbero dovuto afferire gli arrestati dei cc, mentre al secondo quelli della ps. questa cosa venne rispettata il 20 luglio, ma il 21 luglio non vennero piu' impiegati cc in funzione di OP per i fatti della morte di carlo giuliano, e il sito di san giuliano divenne inoperativo, e tutti gli arrestati affluirono a bolzaneto, con un carico di lavoro superiore alle previsioni.
come scelta di individuazione del sito, concentrandoci su bolzaneto, il documento 1.1 indica come l'individuazioneformale di bolzaneto avvenne ad opera del questore. vennero messi a disposizione i locali 6 e 7 nell'ex caserma dell'esercito di bolzaneto nino bixio. questa fu una scelta strategica per un luogo lontano dal centro della citta', per essere protetta da problemi di OP, e vicino all'autostrada per poi poter trasportare i detenuti nei carceri. sono stati acquisiti i documenti video riguardanti i sopralluoghi e lo stesso tribunale ha effettuato un sopralluogo presso la caserma nino bixio, per apprezzare la conformazione della struttura, nonostante le modifiche intervenute. l'istruttoria ha consentito pero' di individuare queste modifiche e ricostruire la loro conformazione all'epoca dei fatti.
l'accesso avveniva da questo cancello, da dove si arrivava a questo ampio cortile. all'interno di questa caserma vi sono diversi corpi di fabbrica. quella che allora era la palestra venne adibita a fotosegnalazione e identificazione degli arrestati da parte della ps, mentre vi era un altro locale dove erano posizionate le celle, e che attualmente e' la palestra della caserma della ps attualmente.
si e' potuto vedere come nel cortile l'accesso a questo edificio che allora vedeva la collocazione dlele celle e' preceduto da tre-quattro scalini, che immettono in un atrio, da cui si diparte un corridoio centrale. e' stato acquisito dal tribunale anche la mappa con le misurazioni all'epoca e che sono state confermate dai testi napolitano e trusendi. si e' potuto vedere che il corridoio era lungo 50 metri. percorrendo il corridoio, vi erano vari locali. all'inizio vi erano tre stanze, una sulla sx e due sulla dx, destinate alla trattazione degli atti sia per il personale digos che per la squadra mobile. poi vi erano due locali bagno, di cui quello sulla dx usato come bagno, e quello sulla sx, locale doccia, in realta' destinato a luogo per custodire corpi di reato. vi erano poi i locali per l'infermeria sulla dx, e di fronte quello alla matricola. poi sul lato dx due celle per la penitenziaria, almeno in intenzione originale, e successivamente, verso il fondo del corridoio, altre sei celle per gli arrestati ancora in carico alla ps. in realta' solo una di queste celle, piu' verso l'ingresso, fu effettivamente nella disponibilita' della pol pen, mentre la seconda cella venne usata dalla ps, e solo verso la sera della domenica venne messa a disposizione della pol pen. il tribunale ha acquisito anche la piantina, che abbiamo usato durante l'istruttoria, dove e' rappresentata la dislocazione. la documentazione che il tribunale ha acquisito, che il pm aveva avuto dal DAP, ha consentito di accertare quella che era la procedura di trattamento dei detenuti, dall'ingresso, fino all'uscita per la traduzione. va detto che erano anche stati previsti dei punti di primo concentramento, scelta infelice, ed erano strutture di ufficio che precedevano l'arrivo dei detenuti alla caserma e dove venivano condotti gli arrestati e dove veniva redatta una prima minuta di quella che era la notizia di reato, e doveva essere una sorta di smistamento, di filtro, per condurre gli arrestati poi a bolzaneto. c'e' da dire che la redazione degli atti venne organizzata direttamente alla caserma stessa, per convenienza di tempi e di organizzazione del lavoro. ci si appoggiava cioe' all'ufficio trattazione atti di bolzaneto, per poter svolgere la redazione degli atti veri e propri.
gli arrestati arrivavano in questo piazzale. non vi erano medici della ps, mentre c'era un accordo verbale per un medico della pol pen, che all'ingresso doveva svolgere il c.d. triage, per verificare se vi fossero persone che dovevano essere ricoverate in ospedale. c'e' da dire che questa previsione, che originariamente riguardava l'intera durata del vertice, fu operativa solo durante la prima giornata, perche' poi nelle giornate successive non ha piu' consentito di essere svolto, anche per il grosso afflusso. il personale della ps conduceva quindi gli arrestati alle camere di sicurezza, nella parte finale del corridoio. qui venivano vigilate da personale, come lo chiariremo successivamente, e si scelsero soluzioni diverse per le varie giornate. inizialmente era personale della ps a vigilare. dalle camere di sicurezza cominciava la procedura di gestione dell'arrestato prima della presa in carico della pol pen. vi era il passaggio nell'ufficio trattazione atti, per identificazione e altro. vi era stato un procedimento normale a parte il ritardo nel colloquio con il difensore previsto con provvedimento del tribunale. poi vi era il fotosegnalamento, e venivano riportati nella cella. venivano gli arrestati consegnati alla pol pen, tramite la ricezione da parte dell'ufficio matricola di un biglietto dove c'era nome e data dell'arrestato. a questo punto c'era la seconda procedura di identificazione dell'arrestato: identificazione, fotosegnalamento, verbale di primo ingresso, che prevedeva per gli stranieri l'informativa di avviso ai consolati e poi ai familiari; poi l'arrestato veniva condotto nell'infermeria. qui si e' provato come un angolo era adibito a perquisizione, con denudamento, prescrizione di fare flessioni per accertare presenza di oggetti nelle cavita', e contestualmente l'esame esterno da parte del personale sanitario; successivamente la visita medica completa. nello stesso locale, in cui era presente il personale di pol pen per le perquisizioni. una volta compilato il diario clinico ed espresso parere favorevole alla traduzione, gli arrestati venivano portati nelle celle della penitenziaria e poi passati al personale per la traduzione. vi e' da dire che vi erano dei tempi tecnici per la traduzione, e vi e' da dire subito che usando mezzi molto grandi, da 20 posti circa, vi erano dei tempi tecnici di attesa.
si era gia' detto come tra le tante singolarita' vi era la contemporanea presenza di piu' forze dell'ordine in una struttura piccola, per quanto con diversi locali, cosi' come si e' detto vi era questa innaturalezza della compresenza di personale della pol pen, dell'amministrazione penitenziaria, con personale di OP, dato che vi erano anche tutto il personale della ps che aveva proceduto agli arresti e che doveva trattenersi per gli incombenti relativi alla trattazione degli atti. e' forse allora spiegabile il clima di tensione che proseguiva dagli eventi di piazza e che si propagava alla struttura.
quindi nella struttura vi e' ps, cc, polpen, amm. penitenziaria. per quanto riguarda la ps, vi era sia personale fisso, unita' stabili, sia personale che opero' in ausilio per esigenze determinate. il personale stabile era personale adibito alla trattazione degli atti, nelle prime due stanze sulla dx e sulla sx entrando, per digos e squadra mobile. vi erano sette postazioni, 5 per la digos e 2 per la squadra mobile. dal dibattimento e' emerso come il responsabile dell'ufficio trattazione atti era anna poggi, e nella giornata di ven e sab, nell'ufficio trattazione atti, operarono in ausilio il vice questore alessandro perugini, e altro personale che si fermo' nell'ufficio trattazione atti, raschella', pinzone, del giacco, pintorello. [...] vi era del personale presente nella struttura perche' accompagnava i fermati e poi vi e' da dire che nella giornata del 20 furono presenti nella struttura anche alcuni contingenti che furono incaricati della vigilanza. venerdi' 20 luglio la vigilanza era assegnata al personale che aveva tratto in arresto le persone, in particolare valerio franco e maida daniela. inoltre personale del vi reparto mobile effettuo' compito di vigilanza la domenica.
per quanto riguarda la pol pen, vi era vario personale presente: va detto che fu presente a bolzaneto per esigenze di servizio il magistrato sabella, nominato dal consigliere paolo mancuso, ed e' la persona che ha predisposto il piano operativo per tutti gli interventi. il piano operativo e' stato acquisito, insieme al relativo organigramma, doc 4.27 e 4.28. la posizione del magistrato e' stata archiviata.
vi erano altre unita' stabili della pol pen, rappresentati dall'area sanitaria, e qui va detto che il magistrato sabella avevano nominato come coordinatore del settore medico giacomo toccafondi, e poi vi era il servizio matricola. l'istruttoria ha provato come il responsabile della matricola era tolomeo, e vi collaboro' l'isp. fornasiere che si era anche occupato dell'organizzazione logistica delle matricole dei due siti. vi era poi nominato dal magistrato sabella, come riporta l'ordine di servizio del 20 luglio, doc. 4.40, l'isp. gugliotta. vi era poi personale del servizio centrale traduzioni, e questo personale del sct era coordinato da due ufficiali del disciolto corpo degli agenti di custodia, i capitani cimino e pelliccia, come da documento 4.40. c'erano anche squadre del gom coordinate dall'isp. reale. doveva fare scorta alle traduzioni, e l'ingresso nella caserma di questo personale doveva essere limitato alla consegna degli arrestati per le traduzioni, e il gom doveva solo fare la scorta. in realtà sia personale del sct e del gom fu presente nella caserma con modi, tempi e caratteristiche che dettaglieremo. i cc furono presenti il sabato e la notte tra sabato e domenica, questo perche' dopo la morte di carlo giuliani, nella giornata di sabato 21 luglio, personale dei cc compagnia allievi di campobasso in vigilanza esterna, e personale del ix battaglione sardegna per vigilanza interna prima della presa in carico della pol pen. erano comandati da barucco piermatteo e da braini. questo per tutta la notte fino a che non sopraggiunse personale del vi rerparto mobile della ps. ciascuno degli ufficiali dei cc aveva alle proprie dipendenze sottufficiali, che sono quelli indicati dal 17 al 20 nel rinvio a giudizio, e dal numero 21 al 26 per braini.

qualche osservazione circa il numero di persone transitate, flussi e tempi di permanenza.
una testimonianza fondamentale e' stata quella di sanfilippo, che allora era dirigente della squadra mobile. aveva riferito della sua attivita' investigativa circa questi temi. la testimonianza ha chiarito quella che e' stata la difficolta' di questa indagine: a bolzaneto non ci fu un registro di ingresso o di carico, per cui non c'e' stata una registrazione nominativa e datata dell'ingresso nella struttura. questo si e' rivelato problematico per i fermati per identificazione, mentre per gli arrestati la situazione e' stata piu' semplice grazie agli atti di immatricolazione e traduzione. per i fermati per identificazione, l'accertamento da parte dell'ufficio della procura si e' articolato in due direzione: l'acquisizione dei verbali di fermo, e le richieste di sottoposizione a rilievi dattiloscopici inviati dal sito di bolzaneto. cosi' sono stati acquisiti negli archivi di divisione anticrimine e digos gli atti. si era pervenuto al numero di 51 fermati per identificazione, anche se l'istruttoria ha consentito di appurare che vi erano almeno altri 4 fermati di cui si e' avuto contezza per querele e denuncie. sicuramente i fermati sono 55. peraltro proprio per questa mancanza del registro non abbiamo un numero certo dei fermati che sono transitati. questo e' un dato di incertezza che l'ufficio porta come esito per l'attendibilita' della testimonianza. potrebbero anche esserci fermati per identificazione di cui non risulta traccia documentale di cui noi possiamo non avere avuto contezza per mancanza di documentazione. mentre per gli arrestati si parla di 252 persone, tenuto conto del numero di persone destinate al sito di bolzaneto, ricoverate direttamente senza passaggio da bolzaneto, e della presenza di un minorenne che venne poi rilasciato non appena accertata la sua minore eta'. tenuto conto di tutto questo le persone transitate a bolzaneto e poi arrestate sono 252. tenuto conto che manca il registro di carico.
per quanto riguarda i flussi di ingresso, l'ufficio ha cercato di leggere i dati ed elaborarli: ci riportiamo alla mancanza del registro per una valutazione di incertezza che rimane in merito all'orario di arrivo. perche' non sempre vi e' una coincidenza tra l'orario che risulta dal verbale di arresto e l'orario effettivo di arrivo presso la struttura, sia per i problemi di trasporto dai centri intermedi, che per altri passaggi intermedi alla questura, e per i fermati l'incertezza riguarda anche l'orario di uscita. molti testimoni hanno riferito di una non coincidenza tra l'orario di uscita attestato dal verbale di fermo e la loro effettiva uscita. esaminando le testimonianze riguardavano persone spesso senza orologi che davano indicazioni relative a situazioni ambientali, e il dato documentale puo' essere coordinato con quello dell'esame testimoniale. [...]
per la giornata di venerdi' si puo' ricostruire [...]
la prima donna arrestata arriva alle 14.15, mentre il primo uomo arriva intorno alle 15.00-16.00. i primi arrestati del venerdi' arrivano nella tarda serata, mentre per quanto riguarda i fermati ci sono due grossi gruppi, una prima parte nella mattinata, fermati presso il circolo inmensa, e arrivano in mattinata, e poi i fermati di piazza alessi, che arrivano a bolzaneto alle 14 e lasciano la caserma alle 19.
per quanto riguarda il sabato c'e' il gruppo piu' consistente del campeggio di via maggio, 23 persone, che arriva a bolzaneto scaglionato tra le 13 e le 17 di sabato. poi domenica come arrestati abbiamo il gruppo della diaz, che arrivano nella notte tra l'1.30 e le 3.00, e poi due fermati per identificazione. [...] anche qui per quanto riguarda i tempi di permanenza nella struttura l'ufficio aveva prodotto dei grafici sulla base di dichiarazioni e dati del DAP. l'istruttoria testimoniale ha confermato questi dati, sia per le persone offese, che per la testimonianza del'isp. corda. su questi tempi diciamo che riportandoci a quello che sara' riportato nella memoria in maniera analitica, possiamo sinteticamente dire: innanzitutto come considerazione generale sono tempi di permanenze media, dato che ci sono da considerare tutti i dati e le discrepanze, e sempre tenuto conto che le valutazioni sono piu' semplici per gli arrestati rispetto ai fermati. una considerazione per l'orario di partenza degli arrestati: noi abbiamo constatato una discrepanza tra gli orari di partenza segnalati dal DAP nel doc. 1.6, e quelli segnalati dal maggiore pelliccia, in cui l'orario e' ritardato di una o due ore rispetto al prospetto DAP. Questo puo' essere spiegato nel tempo che intercorre tra la consegna del foglietto al responsabile della traduzione e l'orario di effettiva partenza del bus, che tiene conto del tempo tecnico del riempimento dle mezzo. solo come indicazione si puo' dire che per il venerdi' e' stato confermato un tempo di permanenza di 12 ore nella struttura, verificabile sia con riferimento ai fermati, che con riferimento ai primi arrestati. per quanto riguarda il sabato la situazione e' molto piu' difficile. riportandoci all'analisi che faremo gruppo per gruppo, [...], la durata media e' intorno alle 20 ore, cosa piu' grave perche' aumenta la fascia di arrestati di competenza della ps, non solo della pol pen. si e' potutto ricostruire che per le donne e' 20 ore la media, mentre per gli uomini addirittura di 25 ore. per quanto riguarda la domenica, riguarda gli arrestati della diaz, e abbiamo una permanenza media che supera le 20 ore distinte in due diverse fasi. ci riportiamo alla memoria scritta. per il primo gruppo addirittura la permanenza e' stata lunghissima nella parte della ps, 21 ore, e abbiamo quindi una permanenza complessiva di circa 33 ore. una situazione della domenica anche molto molto grave. ci riportiamo alla memoria scritta. 

qualche parola per quanto riguarda lo svolgimento del procedimento. e' noto come il procedimento sia nato dalla trasmissione alla procura della repubblica di genova.

[ polemichetta sterile dell'avvocato Alfredo Biondi sulla memoria scritta da parte dei pm ]
[ palla colta al balzo anche dall'avvocato Zunino ]
[ il tribunale non raccoglie l'esca "sono dati documentali e documentati" ]
[ Bigliazzi ricorda che nel processo ai 25 e' stata consegnata dopo le repliche e senza possibilita' alcuna, cosa possibile ai sensi del 121 cpp, anche se non particolarmente simpatico ]
[ Biondi ribadisce delirando di presentare la memoria a rate dopo ogni discussione ]
[ il tribunale ritiene che la memoria debba essere consegnata prima delle arringhe delle difese, ma nullaltro, procediamo ]

A: (Petruzziello) come e' noto il procedimento e' nato dalla trasmissione alla procura di genova di due missive proveniente dall'ufficio del gip inviate ai sensi del 431 in esito agli interrogatori per la convalida degli arresti di persone transitate per bolzaneto, che riferivano di violenze fisiche e psicologiche subite. peraltro a partire dai giorni successivi alla chiusura del vertice cominciarono ad arrivare alla procura alcune querele, denunce ed esposti, riguardanti comportamenti delle ffoo nella caserma di bolzaneto, e che lamentavano violenze fisiche e psicologiche nel sito. contemporaneamente a queste vi era anche tutta una serie di articoli di stmapa che riportavano alcune interviste di denuncianti che illustravano quelle che erano situazioni verificatesi come la caserma di bolzaneto. la procura ha proceduto quindi all'audizione di tutte queste persone. c'era un procedimento contenitore a carico di ignoti fino a che venne iscritto un procedimento a carico di noti, che e' quello che stiamo vedendo ora.
le indagini si sono svolte in due filoni distinti, un primo filone con acip del 2003, e un secondo filone a partire da un accadimento successivo. nella prima parte il pm ha proceduto a una serie di audizioni e raccolta di dichiarazioni di persone informate sui fatti dell'amministrazione. ha proceduto a una corposa acquisizione documentale riguardante da un lato tutta l'organizzazione delle ffoo presso la struttura, e anche tutta la documentazione riguardante gli appartenenti alla DAP che avevano operato, e dall'altro documentazione sanitaria delle persone offese. poi sono stati fatti quegli accertamenti che sono stati illustrati dal teste sanfilippo sul numero di persone transitate e i flussi. poi sono stati acquisiti gli atti del comitato paritetico parlamentare, gli atti dell'ispezione del dap, gli atti dell'accertamento ispettivo del prefetto montanaro, ascoltato anche come teste. sono stati svolti i due sopralluoghi, e l'ufficio del pm ha svolto consulenze medico-tecnico-legali, dopo di che siamo prevenuti all'avviso conclusioni indagini. dopo l'emissione dell'avviso c'e' stato un fatto storico il 4 ott 2003 che ha determinato l'inizio di un secondo filone di indagini. si presentava il giornalista amadori il quale nell'agosto 2001 che aveva scritto l'articolo "c'e' una crepa nel muro dei gom". in questo articolo c'erano una serie di denunciate violenze nelal caserma e le reazioni all'interno della pol pen successivamente alla chiusura del vertice. amadori riferiva di essere a conoscenza di fatti rilevanti per l'indagine, e quindi si procedette all'acquisizione di altri atti e dichiarazioni. nell'articolo si faceva riferimento a un contrasto all'interno della pol pen tra l'isp. agati e l'isp. olla, il primo facente parte del sct come anche l'isp olla, capo scorta presso bolzaneto. secondo quanto ricordato nell'articolo l'isp olla era stato ripreso per aver riportato atti violenti di agati e altri al generale doria. il documento faceva emergere estremi di reati nuovi e diversi con riferimento alla documentazione degli ordini di servizio. infatti sarebbe risultato presente personale al forte san giuliano che in realta' era a bolzaneto, daot che e' emerso in dibattimento, in seguito alla destituzione operativa di san giuliano il sabato, trasferendo molto personale da quel sito a bolzaneto. venne quindi iscritto al reato di falso ideologico. l'istruttoria porto' all'individuazione del materiale estensore dell'ordine di servizio, polenta mario del disciolto corpo degli agenti di custodia. fu approfondito questo aspetto, con riferimento a tutto il personale dirigenziale del DAP e l'organizzazione del personale. e poi vennero ascoltate sul punto delle presenze, degli ordini di servizio, varie persone del DAP. va detto che con riferimento alla posizione di Polenta, il pm ha chiesto l'archiviazione, mentre con riferimento di questo secondo filone di indagine portava nuovi riscontri al primo filone di indagini. venne quindi estratta copia integrale del procedimento e trasferito in quello presente. va solo detto che attualmente poiche' vi erano stati contrasti tra le dichiarazioni rese al pm e e altre informazioni, e' stato iscritto per "false informazioni al pm, art. 371 bis", e il procedimento e' sospeso in attesa di decisione. [...]
nel maggio 2004 il pm depositava una richiesta di rinvio a giudizio per 47 imputati. c'e' stata l'udienza preliminare, durata 20 udienze, con riferimento alla quale e' stata separata la posizione di un imputato, con giudizio abbreviato che si e' concluso con una assoluzione, mentre il gup ha pronunciato una sentenza di parziale proscioglimento per alcuni capi di imputazione per alcuni imputati: poggi anna per fatti singoli, lancini per un capo di imputazione, per un capo di imputazione di patrizi, e per due capi di imputazione per toccafondi. 

qualche annotazione sui numeri di bolzaneto: nell'odierno procedimento abbiamo 45 imputati che sono al vaglio del tribunale per 109 capi di accusa. le udienze sono state 157 , per 326 persone tra testimoni, testi assistiti, consulenti tecnici, imputati. le udienze sono state dal 12 ott 2005 al 30 ott 2007. quello che e' importante e' che all'udienza del 22 dicembre 2005 il tribunale ha fatto una dichiarazione di urgenza del processo, sancendone l'importanza e la gravita' dei fatti che concerne. [...]
le persone offese, che sono state tante e straniere, sono state ascoltate tra il 24 gennaio 2006 al 24 novembre 2006, seguendo un ordine temporale del pm, rispettando la divisione nelle tre giornate per comprendere meglio flussi e trattamento complessivo. [...] molti sono stati testimoni ascoltati individuati da parti civili e da difese. [...]
nel corso dell'istruttoria molti testi sono stati sentiti nella forma della rogatoria [...] e il tribunale ha proceduto all'acquisizione mediante lettura delle dichiarazioni di alcuni testimoni che nonostante i tanti tentativi di convocazione non sono stati raggiunti dalla citazione. [...]
infine e' stata data lettura degli interrogatori degli imputati che non si sono sottoposti all'esame in aula. [...]

[ pausa ]

A: (Ranieri-Miniati) avevamo pensato con la collega che potesse essere interessante anche se non particolarmente vivace, una parte dedicata a quella che doveva essere l'organizzazione del sito di bolzaneto, che potesse essere utile per seguire le fasi successive della discussione. [...]
perche' si deve subito osservare come e questa e' una cosa che blaza agli occhi, nell'organizzazione del sito vi sia una differenza profonda tra la fase prevista per la ps e quella prevista per la pol pen. nel senso che i riferimenti scritti, gli ordini di servizio e via dicendo, per la ps sono molto limitati.
ho gia' fatto riferimento a questi due diversi momenti, quanto di competenza della ps e quanto di competenza delal pol pen. la collega ha descritto l'iter che gli arrestati doveva percorrere, e si e' visto come in una prima fase tutte le persone transitate erano gestite dalla ps, e come in una seconda fase, solo gli arrestati, dato che i fermati venivano rilasciati, venivano gestiti dalla amministrazione penitenziaria.
ripercorrendo brevemente le fasi, cominciamo dalla fase di competenza della ps.
abbiamo gia' detto che all'inizio del dibattimento abbiamo fatto una serie di produzioni documentali, che abbiamo cercato di dividere per argomento.
fase di competenza ps: il primo documento di interese, uno dei pochi, e' il doc 1.1, in base al quale il questore il 5 luglio 2001 individua la caserma del vi reparto mobile nino bixio come luogo destinato a recepire gli arrestati e i fermati in occasione delle manifestazioni contro il vertice g8. a questa identificazione si e' arrivati dopo un carteggio tra ps e DAP, che aveva a oggetto l'identificazione di un sito idoneo: periferico rispetto al centro e in prossimita' dell'autostrada per le traduzioni. questo documento 1.1 individua la caserma nino bixio, e mette a disposizione della amm. penitenziaria la stanza sei e sette del fabbricato. questo corpo di fabbrica denominata ex caserma dell'esercito, e quello a fianco che allora era una palestra.
successivamente a questo provvedimento segue l'ordinanza del questore del 12 luglio 2001, ai sensi di un dpr che e' il documento 1.2, in cui il questore dice che "la gestione e la trattazione delle persone fermate e arrestate a seguito di eventi in occasione del vertice g8" doveva avvenire nella caserma nino bixio, per quanto concerne gli arrestati di ps e gdf, mentre gli arrestati dei cc dovevano andare a forte san giuliano. poi abbiamo gia' detto che il sabato siccome non c'erano piu' cc in servizio di OP dopo la tragedia di carlo giuliani, la struttura di san giuliano non era piu' operativa, e da cui lo spostamento di uomini su ordine verbale del gen ricci da forte san giuliano a bolzaneto.
seguiamo nei documenti: [...] altro documento a cui fare riferimento per avere un quadro della gestione e' il doc 2.2, un ordine di servizio dell'allora dirigente della digos Mortola Spartaco, dove vengono date indicazioni operative per gli arresti operati in occasioni delle manifestazioni. le indicazioni operative erano che tutti i fermati dovevano essere sommariamente identificati dal personale al momento del fermo, poi era previsto un passaggio nelle postazioni intermedie, tre uffici mobili in piazzale kennedy, piazza delle americhe e non ricordo piu' il terzo, dove doveva essere fatta una prima annotazione sul fermo, che doveva essere usato dall'ufficio trattazione atti per la redazione del verbale. l'arrestato (che poi in alcuni casi era solo un fermato) doveva essere portato a bolzaneto, tramite reparti preposti a questa funzione, con la ratio di evitare di distogliere reparti dedicati all'OP con il trasporto. le persone dovevano essere portate all'interno della caserma, venivano fatte scendere e condotte all'interno dallo stesso personale che le aveva trasportate. non era prevista per la ps l'intervento di una assistenza medica. c'era un accordo verbale per cui i medici dell'amministrazione penitenziaria si sarebbero occupati di fare il cosiddetto triage, un primo controllo che aveva la funzione di avviare all'ospedale le persone che necessitavano cure. l'esame dell'imputato toccafondi e' chiarificatore: dice che c'era un accordo verbale, che lui si presto', ma ha agigunto che nella giornata del sabato c'era talmente tanta gente e gli incombenti della pol pen tanto gravi, che il triage non venne piu' fatto. mi pare che la cosa coincida perfettamente con le deposizioni delle persone offese. le persone fermate il venerdi' ricordano la presenza di questo medico sugli scalini o nell'atrio, mentre invece non abbiamo gli stessi ricordi nelle deposizioni delle persone offese del sabato e men che mai della domenica. in ogni caso.... visita di triage e poi ingresso nella palazzina. a questo punto i fermati devono essere portati alle celle, in fondo alla struttura, devono essere vigilati, problema risolto venerdi' e domenica dalla ps, mentre per il sabato dai cc. poi c'erano spostamenti, due per la precisione:; all'ufficio trattazione atti per identificazione e firma degli atti necessari come elezione di domicilio, elezione del difensore, firma eventuale del verbale di perquisizione e sequestro; faccio riferimento a questo perche' ci sono molti fermati e arrestati che hanno fatto riferimento a pressioni per apporre questa firma. l'unica eccezione e' il colloquio con il difensore che e' stato differito fino al passaggio nel carcere di destinazione per provvedimento del trinbunale. il secondo spostamento era la fotosegnalazione e rilievi dattiloscopici nella palazzina a fianco. in occasione di questi due passaggi provvedeva personale della ps, talvolte personale della vigilanza, e talaltra personale dell'ufficio trattazione atti. addirittura non era l'arrestato che veniva condotto all'ufficio nell'atrio, ma gli uomini dell'ufficio che andavano nelle celle a far firmare gli atti. mi pare che anche questo trovi un riscontro nelle dichiarazioni degli arrestati. tanti hanno riferito di persone in divisa, e altri di personale in borghese. abbiamo le stesse deposizioni dei componenti dell'ufficio che hanno ricordato i medesimi spostamenti. ultimo atto era lo spostamento nell'ufficio matricola, momento dal quale l'arrestato era di competenza della ammnistrazione penitenziaria.
ultimo documento e' il doc 1.3, in cui mortola ci illustrava le postazioni degli uffici: abbiamo visto i compiti dell'ufficio trattazione atti, e dovevano esserci 7 postazioni, ciascuna postazione con un capo postazione e due altre unità. Avevano tre stanze, due sulla sx e una sulla dx. 5 postazioni della digos, nelle prime stanze a sx e dx, e due postazioni della squadra mobile, seconda stanza a sinistra. esiste il documento 2.3 che ci dettaglia le postazioni. postazioni: 1 lordille, 2 pipisciano, 3 benedetti (prima stanza sx, digos); 4 barbieri, 5 salomone (prima stanza dx, digos); 6. zampese, 7. gaetano (seconda stanza sx, mobile). a questo personale si aggiunse altro personale della digos: perugini, del giacco, raschella, sciutto, pinzone. Costoro arrivarono venerdi' ed e' un dato accertato in sede dibattimentale; resosi conto dell'enorme mole di lavoro decidono di fermarsi, fino a notte, quando chiude l'ufficio. altrettanto succede nella giornata successiva di sabato. l'ufficio trattazione atti e' comandato dall'imputata poggi, e in immediato sottordine l'isp. capo la rosa. con l'avvento di perugini, questi diventa il piu' alto in grado e si pone a lavorare nella prima stanza a destra. non vi e' nessuna altra disposizione scritta, e quindi l'analisi del documento 2.3 conclude la questione relativa alla ps.
A dire la verita' nell'altra palazzina c'e' tutto il personale dei rilievi, ma nella palazzina delle celle non c'era nessuna altra presenza stabile. ovviamente c'era la presenza dei reparti che accompagnavano gli arrestati, stazionando. arrivava poi il personale operante per la redazione degli atti di arresto: evidentemente una volta operato l'arresto uno di chi lo aveva operato doveva andare a leggere gli atti e firmare i verbali. c'era un evidente gran via vai. 

un pochino piu' complessa e' l'organizzazione della penitenziaria. cerchiamo di esaminarla.
il primo documento interessante e' il documento 4.24, l'atto con cui il 28 giu 2001 il capo dipartimento il consigliere paolo mancuso nominava alfonso sabella come magistrato coordinatore. in realtà il suo provvedimento di nomina lo nominava "coordinamento dell'organizzazione, dell'attivita' e del controllo dell'amministarizon penitenziaria durante il g8". nominava anche due sottoposti, il gen ricci del gom e il gen mattiello del disciolto corpo degli agenti di custodia. c'era un documento 4.25 con cui era stato nominato ricci per predisporre il personale e gli automezzi della pol pen per le traduzioni. ancora prima il 4.23, il 9 giuno 2001, il direttore ragosa aveva predisposto il piano di intervento per l'equipaggiamento. il direttore generale ragosa ha deposto sugli equipaggiamenti, sul famoso problema della dotazione o meno delle bombolette urticanti. ha risposto dicendo che lui aveva disposto di vari equipaggiamenti, ma non aveva autorizzato l'acquisto di spray urticante. ancora prima in giugno 2001, c'era il doc. 4.26 con cui il capo dipartimento aveva istituito l'ufficio coordinamento servizi e materiale dell'amministrazione penitenziaria per il g8, a capo del quale aveva messo il gen oronzo doria, oggi imputato.
passiamo all'organizzazione vera e propria, e interviene il decreto del ministro della giustizia con cui viene istituito il sito provvisorio. avviene pe rlegge perche' òper la creazione di un carcere e' necessario un decreto. prevedeva la creazione con decorrenza immediata di un sito provvisorio composto da due locali, stanze 6 e 7, all'interno della caserma per fini detentivi come succursale dell'area sanitaria e matricola dei carceri di pavia, voghera, alessandria, vercelli.
prima acnora del decreto, sabella con provvedimenti del 6 e 7 luglio, doc 4.27 e 4.28, aveva disposto il piano generale dell'intervento della amministrazione penitenziaria. i documenti sono agli atti e sono molto dettagliati. in estrema sintesi cosa prevede il piano sabella: chiusura del carcere di marassi, perche' si temeva che data la sua collocazione potesse essere interessato da scontri, cosa poi purtroppo verificata, e disposizione di accompagnamento di arrestati per cose non connesse al g8 a ponte x; creazione di due siti per gli arrestati, san giuliano e bolzaneto; in questi siti dovevano esserci due aree sanitarie, per la visita medica di ingresso, e due uffici matricola; tutti i trasferimenti e i piantonamenti dovevano essere fatti dall'sct; una volta espletata la visita di ingresso gli arrestati dovevano essere condotti agli istituti di assegnazione con scorta del gom. le udienze di convalida si dovevano fare presso gli istituti. tutti gli arrestati con patologie non compatibili con l'arresto dovevano essere portati al san martino e piantonati. era prevista anche un ufficio al palazzo di giustizia per ausiliare queste udienze di convalida. erano previste tre motovedette per servizio navale. veniva disposto anche un servizio di coordinamento a ponte x. era previsto che si nominasse un responsabile dell'ufficio matricola e un coordinatore dell'area medica, e la nomina per ciascuno dei due istituti di un responsabile della sicurezza, una sorta di comandante di reparto per il carcere. era inoltre previsto che i trasferimenti ai carceri dovessero avvenire subito, una volta terminate le operazioni di visita medica e immatricolazione, con la consegna da parte del capo matricola di tutti gli atti relativi a un detenuto. a questo punto ciascun detenuto passava sotto la responsabilita' del sct e portato all'istituto. in ciascun sito ci doveva essere un responsabile del disciolto corpo di agente di custodia per queste traduzioni.
vengono nominati responsabili della sicurezza isp. gugliotta, e i due capitani pelliccia e cimino come resp. del sct. nel doc 5.2 viene nominato coordinatore del settore medico, il dr. toccafondi. nel doc. 4.28 il magistrato coordinatore manda una nota agli istituti con cui da indicazioni operative a questi istituti, tra cui l'osservanza dell'art 94 cpp, in particoalre il comma 1, che riguarda l'informazione sui motivi degli arresto, demandato ai direttori degli istituti. un ultimo documento prevede che per l'operazione di perquisizione delle arrestate fossero usate personale femminile del gom. la struttura e' completata con la nomina dell'isp. capo tolomeo come responsabile della matricola. spendiamo pero' due parole sulla figura dell'isp. capo fornasiere, e mi richiamo a varie testimonianze. era stato previsto che fornasiere si dovesse occupare di allestimento e logistica dei due uffici. la nomina non viene formalizzata, e perche? perche' si constata che tolomeo e' isp. capo e quindi era brutto che fornasiere, un semplice ispettore, fosse a capo di tolomeo. quindi l'incarico rimase verbale. resta il fatto che rimase responsabile dell'allestimento, e durante il vertice rimase a disposizione per dare una mano, come ci ha detto doria. rimase in particolare sabato e domenica a coadiuvare il lavoro della matricola, ma forse non solo, dato che gugliotta quando si assentava chiedeva proprio a fornasiere di sostituirlo.
organigramma completo: resp sicurezza gugliotta, resp matricola tolomeo, coord. sct pelliccia e cimino, coord. gom reale, coord sanitario toccafondi, resp logistica matricola fornasiere; inoltre c'erano diversi infermieri e medici sia di bolzaneto che di san giuliano spostati a bolzaneto sabato. nell'ufficio matricola c'erano spila, nurchis, amoroso, pascali, bertone, mulas, greco, morasca, incoronato, damiani, marini, [...]. Gli ultimi quattro di questi furono adibiti anche al casellario.
ancora due parole sugli ultimi provvedimenti organizzativi: ci sono una serie di documenti, di ordini di servizi del generale ricci, dal 4.32 in avanti. ne citiamo alcuni: con uno si istituisce la segreteria permanente per il coordinamento dei trasporti a ponte x; [...] con il compito di organizzazione e coordinamento di tutte le traduzioni all'ufficio del pm pari interessante, perche' e' previsto che gli arrestati una volta visitati e immatricolati vengano presi in carico dall'sct; ricci ripete quindi quello che dice sabella. Vedremo pero' che le cose ahime' non sono andate cosi'. il doc 4.35 e' il compito affidato all'isp. manzo della pol pen responsabile di tutto l'armamento, che ha deposto. infine il 4.37 e' importante perche' sono individuati i capi scorta dell'sct.
credo che cosi' sono riuscito a dare il quadro delll'organizzaizone degli interventi.
credo che sia importante perche' poi sara' piu' facile l'esposizione dei fatti, affrontare il problema della vigilanza, perche' i documenti dimostrano come da nessuna delle due amministrazioni fosse stata prevista la funzione di vigilanza. non era stato individuato nessun addetto a questo. questo emerge dall'istruttoria, oltre che dai documenti.
quindi cerchero' di sintetizzare come si e' posto il problema si da parte di ps che di dap, e come si e' cercato di ovviare.
iniziamo dalla ps: sappiamo che la prima a rendersi conto di questa situazione e' la dr.ssa poggi, che segnalo' che non era previsto un servizio di vigilanza e che bisognava occuparsene. indicativa e' la deposizione di crea, allora capo di gabinetto: "come dicevo era previsto era disposto un servizio di trasporto [...] per quanto riguarda la vigilanza, su questo punto possiamo oggi dire che e' stata mancante, perche' non si immaginava una situazione di questo tipo; non si immaginava, non era prevista necessita' di vigilare, perche' si immaginava un passaggio rapido". Idem ci dice Calesini: "il dirigente del reparto aveva segnalato dei ritardi e quindi la necessita' di trattenere del personale". Si crea il problema. Analogamente per quello che riguarda la fase del DAP e' la deposizione di Sabella che ci dice "purtroppo diciamo che non era stata prevista la questione della vigilanza. bolzaneto era un carcere ma in cui non si potevano mettere i detenuti; mi inventati questo responsabile della sicurezza che doveva fare da mini comandante di reparto, l'isp. gugliotta. il personale di cui disponeva gugliotta era personale gentilmente offerto dal sct".
QUindi medesimo errore di previsione, che porta a non prevedere il sistema di vigilanza. La prima ad accorgersene e' l'imputata poggi. [legge la deposizione dell'imputata]. "poi qualcuno di questi che senti' dispose che la vigilanza l'avrebbe fatt achi portava i fermati o arrestati". la cosa e' confermata dalla deposizione di crea. quindi: la poggi segnala che non e' prevista vigilanza, e crea con disposizione verbale dice che coloro che trasportano i fermati si fermano a fare la vigilanza. questo e' quello che accade il venerdi' pomeriggio. [...]
Vennero adibite alla vigilanza quindi le squadre predisposte all'accompagnamento: la squadra dell'isp valeri turno 13-19, e poi la squadra dell'ispettore maida 19-01. Mentre al sabato avrebbe dovuto occuparsene la ps, ma in realta' vedremo poi che nel sabato si chieda aiuto ai cc. per la giornata di domenica vennero designate due squadre, come riportato da crea e gaeta, appartenenti al vi reparto mobile: isp. badolati 08-13, vice sovr lunetta 13-19, isp. mercadanti 19-01. Questo e' pacifico, ma leggo un pezzo della deposizione di badolati, il primo venuto a testimoniare: "noi eravamo trenta, mandati li', troppa gente. organizzai dei turni. avevamo dato il cambio ai cc, con un tenente che li comandava. si erano dimenticati di organizzare il cambio ai cc, e ci avevano fatto rientrare dalla strada per dare il cambio." cosa confermata dalla relazione del ten. braini. "ci dovevamo occupare della custodia, delle celle in fondo sulla sx. appena sono arrivato c'erano queste persone in piedi. non erano certamente come molte volte nelle camere di sicurezza. erano in piedi, con la faccia la muro, e io ho detto loro di mettersi pure seduti". Ancora oltre: "non era una disposizione, perche' non puoi dare disposizione a persone in cella, semplicemente gli ho detto cosi'... alcuni rimanevano in quella posizione li', anche per residuo psicologico o perche' non mi capivano, sono dovuto entrare e dirgli di sedersi con i gesti". Inutile dire che per l'isp. badolato e gli atri abbiamo chiesto l'archiviazione.
Occupiamoci del sabato, in cui si ricorre ai cc. basterebbe la deposizione di badolato, ma decisiva su questo punto, anche se non ci sono mai stati dubbi, e' la deposizione di salvo sebastiano vice capo di gabinetto: fece una telefonata, ci fu il problema di carlo giuliani, i cc non erano puiu' desitnati a op, a questo punto le incombenze della ps erano troppe, allora si decise di usare i cc per la vigilanza. Cosa confermata dalla deposizione di graci salvatore, all'epoca tenente colonnello, e il maggiore ulandi filippo. nella giornata di sabato quindi confluiscono 30 cc della compagnia allievi campobasso per servizio di vigilanza esterna, e poi due contingenti di 30 unita' del IX battaglione cc sardegna, il primo con turno 13-19, e l'altro 19-01, prolungato fino a mattino all'arrivo di badolato. lo ricorda anche l'imputata poggi nel suo esame. [...] indicativa e' la relazione di servizio del sovr. barucco: "poco dopo le ore 19 ricevevo il cambio sul posto dal tenente braini". Barucco e' stato sentito nel corso delle indagini e non essendosi sottoposto a interrogatorio abbiamo letto in aula la sit: "davanti a ogni cella c'erano due piantoni; poi il funzionario della ps, una donna, ci disse che sarebbero arrivati gli arrestati e che dovevamo disporci per la vigilanza". Il tenente Braini ha fatto una relaizone di servizio che conferma questa cosa. "Il servizio consistenza nella vigilanza di quattro locali, nei quali venivano portati dalla digos gli arrestati; presi contatto con la centrale e ci venne richiesto di rimanere in servizio fino a disponibilita' di cambio, per le esigenze custodiali di arrestati in occasione della nota operazione alla diaz. [...] il servizio aveva termina alle ore 8.15 per avvicendamento con l'isp. badolato". [...]
Ogni contingente aveva sottoufficiali: [gli elenca]. Riscontrate dalla presenza di un sottufficiale di bolzano ricordato dalle parti offese come un cc che parlava bene tedesco. [...] [elenca i sottufficiali di maina e valeri].
Vediamo e con questo concludiamo, il problema della vigilanza nella parte relativa alla amministrazione penitenziaria. NOn era stata prevista la vigilanza, come ci ha detto Sabello, dato che non era stata prevista una zona detentiva. "i tempi di attesa si dilatarono molto perche' gli arrestati venivano consegnati a gruppi e quindi in matricola c'erano momenti di stasi seguiti da momenti con enormi carichi di lavoro; inoltre per l'esigenza di aspettare un numero di detenuti sufficiente a riempire un pullman da almeno 20 posti". Tanto che il sito di bolzaneto diventa un vero e proprio carcere sia pure provvisorio. come si cerca di ovivare il problema? Sabella dice: "l'isp gugliotta, il personale di cui disponeva era offerto dall'sct, sicuramente ci siamo sentiti e anche io ho indicato l'unico personale a disposizione cioe' quello dell'sct." Perche' gugliotta aveva a disposizione due agenti per le perqusiizoni. E interessante e' l'esame di gugliotta che ci dice: "il soggetto che entrava nella cella nr. 1 era praticamente gia' immatricolato, perquisito e pronto per essere tradotto; io mi riferivo ai maggiori dicendo che ne avevano gia' tre o quattro, poi si occupavano loro di fare la vigilanza". E conferma a domanda specifica del pm. Anche il generale Ricci ci dice: "l'isp. gugliotta aveva del personale. non posso eslcudere che abbia chiesto ausilio non so se al gom o al sct per fare vigilanza". E' meno esplicito, ma si puo' capire che come coordinatore dell'sct abbia poco piacere di dire che i suoi uomini hanno fatto vigilanza alle celle. [...]
Con cio' abbiamo praticamente concluso l'esame della fase dell'organizzazione. Abbiamo visto come era organizzato, quale e' stata la carenza organizzativa principale. ABbiamo visto come si e' ovviato sia per la ps che per il DAP.
Ancora due parole su due aspetti organizzativi: sull'sct abbiamo detto tutto. Era preposto alle traduzioni, ma venne usato anche per custodia, che il suo responsabile era il gen Ricci, e che a Bolzaneto erano presenti Cimino e Pelliccia che erano stati nominati come responsabili di sct e coordinamento.
Abbiamo detto del gom, che aveva il compito di organizzare le scorte, e che quindi non sarebbe dovuto entrare nel sito, non ne aveva motivo. Il responsabile del GOm era il generale Mattiello, mentre a Bolzaneto e San Giuliano c'era Migliaccio, mentre a Bolzaneto il coordinatore era l'ispettore Reale Roberto. La testimonianza un po' sofferta di Reale nondimeno ha permesso di appurare che secondo le disposizione il gom doveva fare da supporto esterno e che solo le unita' femminili doveva dare una mano per le perquisizioni. in realta' e' emerso che personale del gom e' entrato nel sito in particolare nelle sale interforze. Inoltre e' confermato dalle deposizioni delle parti offese che ricordano due ali di agenti, sia con la divisa della ps che della divisa della pol pen, anche se la divisa di pol pen e gom sono praticamente identiche tranne per un simbolino. E' peraltro evidente come si desume dalla deposizoine di Reale che c'era questa preoccupazione di chiamarli fuori, e quindi evidentemente erano anche all'interno.
Bisogna dire come ultima cosa, il gom e' pacifico che non venne impiegato per quelli che erano i suoi compiti istituzionali, la scorta alle traduzioni pericolose, oppure di interventi per ripristinare l'oridne in situaizoni di grave emergenza delle carceri. Il gom rimase per i tre giorni a stazionare nel cortile e ahime' spess evolte anche all'interno del sito. [...]

Aggiungo due parole, ma solo due, per la posizione di un imputato, l'allora colonnello ora generale Oronzo Doria. Per esaminare un po' meglio la sua posizione. Abbiamo visto quando abbiamo fatto riferimento alla nomina del colonnello Doria, che il 19 giu 2001 il capo dipartimento Mancuso aveva istituito questo ufficio di coordinamento personale e materiali per il g8 della pol pen, e aveva nominato Doria come capo di questo ufficio, all'epoca capo area delle traduzioni. nel corso dell'esame dell'imputato ha prodotto un altro documento, un fax acquisito al verbale d'udienza, del 6 giu 2001 che metteva a disposizione il colonnello Doria del sct. Nell'adempimento di questo suo incarico il col Doria e' subordinato a Ricci e venne a fare cosa?
Prima della nomina di Sabella il gen Doria si occupo' della fase organizzativa. Questo e' pacifico: ce lo dice Doria, ma anche Sabella. Successivamente viene nominato Sabella, e la sua nomina si sovrappone quasi a quella di Doria. Perche' viene nominato? Ce lo hanno spiegato: erano intercorsi dei contrasti tra Doria e il provveditore regionale dei servizi penitenziari la dr. ssa Sano'. Occorreva quindi una figura apicale da Roma che sanasse i contrasti, ovvero il magistrato Sabella. Indicativa e' la deposizione di Sabella sui compiti di Doria: "alla fine di giugno fui convocato da Mancuso che mi disse che dovevo andare a genova per problemi di coordinamento con il provveditorato. di coordinare le cose si occupo' prima di me Doria. Era il coordinatore operativo, era stato designato per linee brevi. credo non avesse rapporti ottimali con la dr. ssa sano'. serviva quindi un soggetto nominato dal vertice per sanare il tutto. il col Doria ha svolto il c.d. lavoro sporco, prima che arrivassi io. E quando sono arrivato a continuato a farlo. Eravamo insieme a fare le cose. io ero sovraordinato in teoria, ma in pratica facevamo le stesse cose." A domanda della difesa Doria Sabella dice: "il mio ruolo non fu di sostituire Doria, ma di supportare la sua attivita' e che si svolgesse al riparo di una firma superiore alla dr.ssa sano'". [...]
DOria ci dice: "l'incarico nasce da una comunicazione telefonica con il gen ricci; [...] ho ricevuto provvedimento formale il 6 giugno, un provvedimento generico; questo primo incarico mi dava la possibilita' di trovare una sistemazione logistica per il DAP per gli eventi del g8. non organizzare i servizi, ma proprio cercare il sito." A domanda del pm rivolta all'attivita' dopo la nomina di Sabella, ci dice: "un rapporto di subordinazione ovviamente, dato che Sabella era quasi un mio sostituto. in questo periodo continuo ad avere contatti con magistrati, istituti, e altro. Da quel momento in poi le indicazioni operative sono del dr. Sabella. In ogni atto ho avuto la sua firma". Questo e' quanto per delineare la figura formalmente del col. Doria. E' emerso nel dibattimento che lui fece varie visite al sito di Bolzaneto. 

La prossima udienza ci occuperemo delle dichiarazioni delle parti offese e del vaglio di attendibilita' delle stesse.

 

[processo bolzaneto] trascrizione II udienza requisitoria pm
TRASCRIZIONE SOMMARIA – PROCESSO BOLZANETO - II UDIENZA ARRINGA PM

[ P=Tribunale, A=Accusa, D=Difesa, C=Parti Civili, R=Teste ]

P: [procede all'appello]

A: (Ranieri-Minati) La giornata di oggi e' dedicata alla valutazione delle dichiarazioni delle persone offese in tema di attendibilita'. E' un tema importante e deve essere affrontato in maniera approfondita. Sara' trattato nei suoi termini generali dato che non si possono affrontare una per una le deposizioni, oltre 200, delle parti offese venute a testimoniare. Noi ci tratterremo su discussioni generali. Nella giornata di domani la collega parlera' della qualificazione giuridica delle condotte, che andra' avanti tutto il giorno.
Sappiamo che sono state quasi 300 le persone che sono venute a testimoniare, quasi tutte quelle indicate nella lista del pm. Mi pare che di italiani ci siano stati solo un paio di casi di persone che non hanno deposto, arrestati del sabato, avvalendosi della facolta' di non rispondere. Le persone offese straniere sono state tante, dalla Spagna [...], dalla Svizzera, di lingua francese e tedesca, dalla Francia, dall'Inghilterra, dalla Germania, tantissimi, quindi sono venute persone offese da parecchie parti del mondo, un Lituano, addirittura da fuori Europa, Nuova Zelanda, Canada, tre cittadini statunitensi, e quindi in realta' persone offese di tutto il mondo. E qui c'e' da fare una prima considerazione: su oltre duecento persone offese i casi di persone che non hanno reso dichiarazioni sono veramente poche; degli stranieri avremo una ventina di casi in cui abbiamo dovuto leggere le loro dichiarazioni rese in tempo di indagini. Questo denota non solo una non volonta' di sottrarsi al processo, ma anzi la volonta' di cercarlo questo processo e la verita'. IN piu' io ritengo di poter affermare che per una persona che ritiene di aver subito dei trattamenti umilianti deporre puo' essere una cosa difficile, pero' credo che trovare un giudice paziente e attento che ascolti e che dica io sono qui e raccontami cosa e' successo, credo che sia una forma importante di giudizio, perche' manifesta rispetto per la persona. Io credo di poter dire che le persone transitate dalla struttura di Bolzaneto hanno voluto venire a rendere testimonianza fortemente.
Veniamo alle dichiarazioni. Credo che dobbiamo farlo in termini generali, ne citeremo qualcuna, ma e' evidente che non abbiamo la possibilita' di analizzare trecento posizioni testimoniali. DObbiamo condurre il nostro ragionamento in termini generali. Ovviamente nelle udienze successive, quando vedremo le responsabilita' degli imputati e i singoli capi di imputazione andremo in una analisi piu' specifica, ma lo lasciamo per allora.
Pensavamo di ricondurre ed enucleare i punti comuni delle dichiarazioni delle persone offese, che si possono individuare sulla base del tratamento usbito dalle persone a Bolzaneto. Questo consiste in una serie di vessazioni sia fisiche che psicologiche. Le varie fasi si possono ripercorrere seguendo le fasi della percorrenza della struttura di Bolzaneto.
Partiamo dall'arrivo: sappiamo anche dai sopralluoghi, che la struttura delle celle si trovava di fronte a un cortile, con accanto la struttura dei fotosegnalamenti e dall'altro lato un campetto. Sappiamo anche che in quello spazio in quei giorni stazionavano numeri rilevanti di appartenenti alle ffoo. E' il ricordo di quasi tutti i testimoni. Perche' stazionavano? Lo abbiamo visto nella scorsa udienza: c'erano i reparti della PS preposti al trasporto dai centri intermedi a Bolzaneto, che erano in divisa di OP, alcuni dei quali anche usati per sorveglianza; c'era il personale della PS che faceva OP, era cmq una caserma del reparto mobile, che aveva i suoi ruoli; poi c'era lo spaccio e la mensa della caserma dove i reparti e le persone andavano a mangiare nelle pause; c'era personale in borghese, lo ricordano i testimoni; c'era tutto il personale della pol pen, uomini del sct, che avrebbero dovuto stare vicino ai mezzi ma che sono finiti anche dentro le strutture, uomini del gom che dovevano fare le scorte, ma che non fecero nulla, ma che stavano nel piazzale.
Le persone offese ci hanno raccontato che all'uscita dai mezzi c'era un trattamento vessatorio: sputi, spintoni, insulti, insulti politici, e anche minaccie, particolarmente gravi quando indirizzate verso donne e a sfondo sessuale "entro stasera vi facciamo tutte" "bisogna fare come in Kosovo". Noi lo abbiamo chiamato il "comitato di accoglienza", era la ricezione di chi arrivava. Ci sono descrizioni di calci, sputi, e altro. Sono state descritte situazioni di attesa in questo piazzale, nei veicoli, o contro il muro della palazzina, o contro la rete del campetto da tennis. Ad es. tutto il gruppo degli arrestati alla Paul Klee vengono tenuti in piedi sotto il sole contro questa rete. Altri ancora, ed e' il caso di due arrestati della Diaz, contro un albero che era - lo abbiamo visto - nel piazzalino.
E dobbiamo cominciare a parlare della posizione in cui venivano spesso tenuti: in piedi, gambe divaricate, braccia alzate o lungo il corpo, faccia al muro. Questa posizione e' evidente che se imposta per un certo tipo di tempo comporta una sofferenza fisica, ed e' evidentemente umiliante per chi la subisce. L'abbiamo chiamata "posizione vessatoria di stazionamento o di attesa", per distinguerla dalla "posizione vessatoria di transito". Abbiamo la testimonianza dell'infermiere Poggi che ci ha ricordato questa posizione, che ci hanno descritto anche molti arrestati, e ci ha detto che nel gergo della Pol Pen veniva chiamata "la posizione del cigno".
Che dire ancora del "comitato di accoglienza"? Non poche persone offese hanno riferito di aver percepito questo rituale come parecchio intimidatoria, come premonitrice di quanto poteva accadere nella struttura. E questo si e' sommato ad una ulteriore vessazione, nel caso degli arrestati alla Diaz, "l'etichettatura", ovvero un segno con un pennarello chi ricorda rosso, chi ricorda verde. Ora si puo' comprendere la necessita' di distinguere arrestati in contesti diversi, ma forse c'erano metodi piu' rispettosi della persona umana, dato che non sono capi di bestiame.
Arriviamo attraverso gli scalini nell'atrio, dove non poche persone offese descrivono una nuova sosta, non tutte. Sempre posizione vessatoria contro il muro e parecchi ricordano un primo controllo, una prima perquisizione. E qui si innesta la tematica del trattamento durante la perquisizione: parecchie persone ci riferiscono non solo di non aver potuto recuperare tutti i propri averi, cosa dal punto di vista economico non rilevante essendo tutti ninnoli, ma rilevante da altri punti di vista, dato che le loro cose venivano gettate a terra con disprezzo. Doveroso fare la perquisizione e privarli di cose che possono essere pericolose. Ma non e' doveroso buttarli a terra, costringere le persone a raccoglierli e via dicendo.
Poi si passa alle celle: sappiamo della posizione imposta, in piedi faccia al muro, ma abbiamo delle varianti anche peggiori. Quella del sospeso in piedi in mezzo alla stanza, e tanti la ricordano nelle celle della pol pen. Posizioni a elle, con ginocchia seduti contro il muro, seduti faccia al muro, alcuni anche la posizione della ballerina, in punta di piedi. Sono posizioni non solo vessanti ma faticose, che hanno portato a dolori, mancamenti, ecc.
C'e' il ricordo da parte di parecchie persone offese della possibilita' in alcuni momenti di assumere una posizione piu 'comoda, per alcuni minuti, o cmq per un periodo limitato. Perche' i testimoni ci raccontavano che qualcuno entrava e diceva "sedetevi", ad esempio il sabato il ricordo del "carabiniere buono" e' un ricordo comune, anche se non siamo certi che sia la stessa persona, pero' purtroppo abbiamo anche i ricordi in senso contrario, cioe' che dopo un po' di tempo entrava una persona piu' minacciosa che faceva tornare tutti in posizione vessatoria. E questo aumentava la pressione psicologica, proprio per l'alternanza di ordini che faceva sentire le persone completamente in soggezoine e in balia delle persone. E addirittura se vogliamo esaminare la tematica del carabiniere buono, ci sono alcuni testi che ricordano un ulteriore particolare, cioe' che il carabiniere giovane quando arriva qualcuno che fa tornare tutti alla posizione originaria viene rimproverato.
Nelle celle sono riferite percosse di vario tipo: manganelli, schiaffi, pugni, pugni guantati, calci, colpo sulla nuca per far sbattere la fronte contro il muro, tanto e' vero che parecchi testimoni hanno ricordato di avere visto macchie di sangue sui muri della cella piu' o meno all'altezza delle teste. Poi abbiamo i lanci... gli spruzzi di spray, sia il venerdi' che il sabato, caso emblematico perche' e' ricordato da tutti, con lo spruzzo su LK, che si sente male, vomita, l'intervento di Toccafondi, e poi di Perugini chiamato dai cc. Ma non e' l'unico caso.
Oltre alle percosse abbiamo poi il riferimento a offese verbali, sia insulti che minacce: si va dalle frasi volgari che a una serie di insulti a sfondo sessuale che a sfondo politico: riferimenti allo stupro, per fortuna limitati alla minaccia, grazie a dio; riferimenti al kosovo, alla spartizione delle prede; ingiurie politiche varie, l'obbligo di riferire frasi contro personaggi di sinistra, prese in giro su D'Alema, Bertinotti, Manu Chao, che farebbero ridere se non in quel contesto; alcune brutte se non insopportabili, come i continui riferimenti alla morte di Carlo Giuliani, il riferimento agli episodi di piazza ovvero alla morte di un membro delle ffoo e la necessita' di pareggiare il conto, per fortuna non vero. Addirittura il teste Giovannetti, che e' stato citato dalla difesa, e certamente non e' una persona vicina ai no-global, ci ha ricordato che mentre lui era a bolzaneto si era sparsa la voce della morte di un poliziotto tanto che lui si adopero' per tranquillizzare la persona. E ancora altri tipi di minacce politiche: filastrocche come quella di Pinochet "1-2-3 viva pinochet, 4-5-6 a morte gli ebrei", la suoneria con Faccetta Nera, abbiamo riferimenti continui al fascismo "viva il duce" "viva mussolini". B. ricorda che mentre era al muro ricorda che era venuto un poliziotto che faceva il giochino "chi e' lo stato" "la polizia" "chi e' il capo" "mussolini". Ancora peggio i riferimenti a Hitler, ai nazisti e agli ebrei. F. ci ricorda un dialogo: "per queste persone ci vorrebbe mussolini" "ma no, che mussolini, ci vorrebbe adolf e i suoi forni". I "benvenuti ad auschwitz". IN cella ci sono i rumori poi, tipo agenti che fanno i versi di animali, una cosa stupida sentita cosi', ma nel contesto il tutto costituisce una ulteriore intimidazione. Ma soprattutto si allaccia alla tematica il tutto alla privazione del sonno, particolarmente ricordata dagli arrestati della scuola diaz, forse perche' piu' provati, o forse perche' per loro c'era ancora di piu' la necessita' di controllarli, ma c'e' questo ricordo continuo nella notte di agenti che fanno l'appello e l'obbligo di rispondere.
Tutti ricordano nella notte il freddo, la richiesta di coperte. Poi le coperte arrivano ma non erano abbastanza, e ricordano di ammucchiarsi come animali.
Il cibo: non e' stato dato nulla ven e sab, la domenica qualche panino. Mancata sommistrazione di acqua, ricordata da tutti: alcuni ricordano di riuscire a bere al bagno o al lavandino che c'era nel piazzale dopo il fotosegnalamento. E poi la mezza bottiglietta che il cc buono regala agli arrestati. Badolati dice che la prima cosa che fa e' chiedere acqua.
Veniamo agli spostamenti: una volta arrivati alla cella gli spostamenti erano numerosi. C'erano gli spostamenti al bagno, quelli per andare nella palestra per il fotosegnalamento, quelli per andare in matricola, quelli per la visita medica, e infine per la traduzione. Ecco, se ricordiamo i racconti degli arrestati o dei fermati, vediamo che anche gli spostamenti erano una ulteriore occasione di vessazione, a partire dalla posizione. La posizione di trasferimento e' pacificamente con la testa schiacciata verso il basso, in alcuni casi con la pressione degli agenti sulla testas. Altri hanno riferito di dover camminare curvi con le mani tese dietro la schiena. Noi abbiamo definito questa la "posizione vessatoria di transito". Qualche teste ha anche ricordato di essere stato tirato per i capelli.
Durante il passaggio in corridoio tutti hanno ricordato due file di persone ai lati, un altro bel comitato interforze, dato che tutti ricordano divise grigio-verdi e blu. Anche in questo caso percosse, minacce, sputi. I testimoni di lingua tedesca, quando riferivano di questo passaggio, hanno usato l'espressione che anche l'interprete ha avuto difficolta' a tradurre, che e' un termine militare, tradotto con l'ausilio del vocabolario "passare per le picche", una specie di forche caudine, una cosa molto indicativa della sensazione che evocava.
Peraltro ci sono state altre posizioni di attesa, nello stesso corridoio, in attesa di entrare nelle stanze dell'infermeria o della matricola, e anche nel cortile in attesa dell'ingresso al fotosegnalamento. E anche in questo caso posizioni scomode e dolorose: posizione "del cigno", in ginocchio in alcuni casi.
Ci sono state denunciate ahime' parecchie condotte di vessazione anche all'interno dell'ufficio trattazione atti, le stanze nell'atrio, dove gli arrestati avrebbero dovuto firmare gli atti relativi al loro arresto. Ci hanno ricordato, anche gli stessi appartenenti dell'ufficio, che alcune volte erano gli agenti che andavano nelle celle, ma quasi sempre viceversa. Le persone hanno ricordato pressioni e atti violenti per firmare gli atti. Il caso tipico e' della testimonianza di una ragazza a cui viene mostrata la foto dei suoi figli con la minaccia che se non firmava non li avrebbe visti tanto presto... minaccia assai vile, tra l'altro. [...] Poi abbiamo il mancato avviso ai familiari, tema importante in materia di tutela dei diritti, dato che la cognizione del luogo di restrizione della persona privata della liberta' e' uno dei primi cardini del diritto di difesa, ma anche del diritto di sicurezza dell'arrestato. Abbiamo avuto due genitori di persone offese che ci hanno descritto la angoscia che hanno vissuto per oltre 24 ore nel non sapere dove erano i loro figli. [...] Evidentemente anche l'angoscia degli stessi arrestati nel non poter rendere noto ai familiari quello che era accaduta, che ne so "non sto bene, ma va bene cosi', sono qui". ANche persone mature come il prof. F. ricorda questa necessita'. Ricorda addirittura l'imputato Perugini di essersi attivato a un certo punto per questa necessita'.
Si aggiunge poi la tematica dell'avviso o meno ai consolati. Sappiamo che su questo punto c'e' anche una contestazione di falso, non tanto per il mancato avviso al consolato, ma legata alla verbalizzazione di una cosa non rispondente al vero.
Poi c'e' il trattamento in infermeria, importante perche' nel momento in cui la persona e' privata della liberta', un momento difficile gia' in se', per quanto legittimo dato che avviene per norma di legge, non e' pero' legittima la privazione di altri diritti. E durante il trattamento sanitario e' ulteriormente difficile: la persona e' nella condizione di nudita', per motivi sanitari e di perquisizione, ed e' quindi evidente che le minaccie, gli insulti, le vessazioni sono ancora piu' gravi, perche' si sommano alla condizione di difficolta' e di nudita'. E dobbiamo dire che il trattamento non e' descritto in maniera esattamente aulica: innanzitutto la presenza continua degli agenti della pol pen nell'infermeria, cosa provata e pacifica, dato che per comodita' si decise che la perquisizione si sarebbe fatta nell'infermeria. La cosa non e' opportuna ovviamente perche' in presenza di lesioni uno deve chiedere come si sono procurate, e non lo puo' certo fare davanti agli stessi agenti. A parte che questa domanda non veniva fatta, non si poteva fare in quelle condizioni.
Poi due perquisizioni, una della polizia e una della pol pen, una nell'atrio e una in infermeria. Anche qui ricordo di oggetti gettati via a casaccio, piercing giustamente rimossi ma in maniera brutale e con minacce, oppure davanti ad altre persone. E' il caso della ragazza con il piercing vaginale, obbligata a rimuoverlo con le mestruazioni davanti a 4-5 persone. Fermo restando che andava rimosso forse si poteva fare con maggiore riservatezza. E poi durante la visita battute offensive, la necessita' di rimanere nudi, soprattutto per le donne, per lungo tempo, superiore al tempo necessario per la visita. UNa percezione chiaro, ma condivisa da moltissime persone. L'obbligo di girare su se' stessi, che per carita' puo' essere necessario visitare la persona in tutte le parti... forse fare girare su se stessa tre o quattro volte davanti a tante persone una ragazza nuda potrebbe non essere esattamente il modo migliore. ANche questo momento che per molti doveva essere il momento di pausa, di tutela, diventa un momento di ulteriore e grave umiliazione. E qui se dobbiamo fare riferimento ai momenti di ulteriore difficolta' oltre alla privazione della liberta' ci dobbiamo collegare alla necessita' fisiologica del bagno. E qui mi pare evidente l'esigenza di riservatezza compatibilmente con le esigenze di sicurezza, ma che e' violata: la porta dello stanzino e' aperta e le persone devono espletare i propri bisogni davanti all'accompagnatore. Esigenza di sicurezza priva di senso a Bolzaneto: Doria ha fatto l'esempio del bagno all'autogrill e delle necessita' di sicurezza. NOn si commenta: siamo in una caserma, con centinaia di agenti, in stanzini con turche e senza catena, all'interno di una palazzina adibita a detenzione. Forse bastava la presenza dell'accompagnatore nel bagno ma non nello stanzino, anche perche' non ci sono stati tentativi di fuga. Infatti Badolati dice che lui la prima cosa che ha fatto e' stata chiudere la porta dlelo stanzino. Ma c'e' di peggio: ci sono ricordati piu' episodi di violenza e percosse nel bagno. tra cui AK che aveva una mascella rotta e che mentre sta facendo i suoi bisogni viene spinta a terra. Poi abbiamo la mancanza di assorbentiper le donne, cosa ampiamente umiliante e vessatoria: viene riocrdato il lancio di pallottole di giornale; addirittura la M. una persona con una certa eta', madre, che ha dovuto strappare una maglietta e si e' dovuta arrangiare.
Sempre in ordine al bagno c'e' poi l'ulteriore umiliazione che forse e' una delle piu' gravi, cioe' quella di non essere accompagnati al bagno: lunghe attese; persone che non sono andate al bagno per paura, perche' ricordavano quanto subito nei corridoi o perche' avevano visto tornare persone picchiate tornare dal bagno; persoine che non sono state portate al bagno. E l'infermiere Poggi ci ricorda che molti arrestati sono sfilati con la zona tra le gambe bagnate, perche' costretti all'umiliazione di doversi urinare addosso. Molti testimoni lo ricordano e ricordano odore di urina forte in cella.
Fortunatamente non abbiamo avuto casi di violenza sessuale, grazie a dio, ma ci sono state minacce di violenza sessuale sia per le donne che per gli uomini, in molti casi allusivi con l'uso di bastoni o manganelli. Ad es P. e' in infermeria nudo e cominciano battute legate all'aspetto del suo membro, del suo aspetto fisico "carino il comunista, ce lo facciamo?", fino alla minaccia di sodomizzazione.
Ultima tappa la traduzione: anche in questo momento alcuni arrestati ricordano vessazioni. Piu' diffusa di tutte quella del venerdi' in cui le persone erano obbligate a fare il saluto romano e a sfilare gridando viva il duce. MOlti arrestati del venerdi' lo ricordano, molti. Ci sono stati altri episodi di violenza legati alla traduzione: il sabato ad es. Abbiamo sentito che venivano trasportati a due a due, ammanettati con un polso. M. e C. erano trasportati cosi' e a un certo punto per divertimento chi li conduceva ha fatto cozzare le loro teste. Poi altre persone costrette a correre, poi fermarsi, e via dicendo.
E questo era l'ultimo atto. Ma voglio ancora ricordare la deposizione di GA, uno svizzero di lingua italiana che aveva avuto problemi di lesioni testicolari durante l'arresto, che ha ricordato durante la deposizione che a confronto di quello che gli era capitato a Bolzaneto il carcere gli parve un paradiso.
Questi sono punti comuni che si ricavano dalle testimonianze, poi passero' a riscontri e attendibilita'. In questa sede non e' possibile esaminare tutte le dichiarazioni. 

[ pausa ]

A: (Ranieri-Minati) Oggi dedicandoci all'analisi generale non sara' possibile riscontrare ogni singola dichiarazione, attivita' che il tempo non consente. Invece successivamente nelle udienze prossime quando passeremo ad esaminare i singoli reati riprenderemo il tema in maniera piu' analitica.
In questo ambito generale ci siamo trovati a riflettere su come a parte l'analisi dei punti comuni, quella che ho appena fatto, ci siamo chiesti se fosse necessario esaminare singolarmente qualcuna di queste testimonianze, e ne abbiamo scelte cinque per giorno, anche per dare un po' conto a tutte le parti del processo del modo in cui abbiamo esaminato le dichiarazioni. [...]
Iniziando dal venerdi' 20 luglio abbiamo individuato BM, che ha deposto il 30.01.2006: abbiamo la data di arresto sul verbale, anche se non e' segnata l'ora di arrivo a Bolzaneto, e l'ora di immatricolazione e di traduzione. BM e' arrestato il 20 luglio alle 16.40 ca, preso in carico alla 1.15 dalla matricola, e arriva al carcere alle 3.15. Riferisce di essere arrivato a Bolzaneto e che di essere dovuto passare nel comitato di accoglienza in corridoio dove viene colpito con manganelli. Viene messo in punta di piedi, fronte al muro, mani legate con laccetti dietro la schiena. Ricorda che gli facevano sbattere la testa contro il muro. Ricorda che arrivo' una persona rasata con accento emiliano in cella e picchio' un po' tutti con calci. Ricorda di aver chiesto ma di non essere stato lasciato andare in bagno, ricorda la puzza di urina in cella e le macchie di sangue. Era ferito, ricorda che gli viene dato un sacchetto bianco con del ghiaccio per metterla sull'occhio ferito, e dato che non poteva usare le mani doveva premere la testa contro il muro. Sente rumore di accendino e le urla di un ragazzo. Poi ricorda nella fase finale il passaggio in corridoio dove e' preso a calci ed e' costretto a dire "duce duce". Vediamo i riscontri: AS un altro arrestao del venerdi' ricorda la presenza di un ragazzo romano che voleva andare in bagno e a cui veniva sbattuta la testa contro il muro; anche xx,xx,xx,xx,xx ricordano un ragazzo di roma e lo riconoscono in foto e ricordano l'insistenza per andare in bagno, e la testa sbattuta contro il muro; LB ricorda percosse nel corridoio al ragazzo romano; [...]. Veniamo all'accendino: la persona dell'accendino e' VA che ricorda di aver avuto avvicinato ai polsi un accendino e dice di aver sentito caldo; altri due persone ci riferiscono di usctioni con sigaretta il venerdi'. Altri due ci riferiscono di aver saputo di ustioni subite da arrestati. Abbiamo poi l'episodio finale: i riscontri sono notevoli. FD dice di avere sentito che gli agenti obbligavano a gridare "viva il duce" e frasi inneggianti alla polizia; poi xx,xx,xx,xx,xx,xx,xx,xx,xx,xx,xx,xx,xx,xx testimoniano tutti di aver subito la costrizione di dover gridare "viva il duce", altri di aver dovuto fare il saluto romano; [...] Queste persone che ho citato sono tutti arrestati trasferiti ad Alessandria nelle prime quattro traduzioni nella notte tra venerdi' e sabato. C'e' il ricordo di AS che ricorda una ragazza di nome A. in testa a questa sfilata con i capelli bagnati, tremante e con una coperta sulle spalle, cosa che ricorda esattamente A. venuta a testimoniare. A. ricorda anche il commento "che bellini questi comunisti". Ultimo riscontro della presenza di BM: VF un altro arrestato del venerdi' ricorda la presenza di uno skinhead romano che faceva un commento su questo "viva il duce", dicendo che "quando sono allo stadio e dico viva il duce mi sgridano, mentre qui mi obbligano". Un altro ricorda un ragazzo romano che dice viva il duce senza problemi. Un altro ricorda uno skinhead rasato che lui conosceva perche' gravitante nell'ambito della destra, e lo riconosce nella foto. [...]
Passiamo a un'altra arrestata del venerdi' ET: e' arrestata il venerdi' verso le 17.30, fa parte del gruppo del carrello di generi alimentari. Ricorda di essere arrivata a Bolzaneto, ricorda i laccetti e le mani dietro la schiena, l'arrivo nel piazzale, gli sgambetti nel corridoio, ricorda una posizione in ginocchio in cella faccia al muro. RIcorda di aver visto EP e FD in cella. Ricorda sputi e versi di animali, espressioni in lingua italiana che non capisce. EP traduce per lei dal francese in italiano. Chiede di andare in bagno e un agente le dice di farsela addosso. Viene accompagnata in bagno e viene percossa nel corridoio. Riconosce l'agente che l'accompagna in bagno come una di quelle che la traduce, le fa sbattere la testa contro il muro. Un agente uomo le dice di lavarsi le mani e quando si avvicina al lavabo viene colpita a calci. Nell'ufficio trattazione atti ricorda 5 persone in borghese, le chiedono se e' incinta e alla sua risposta negativa viene percossa. L'uomo seduto le chiede di firmare, lei si rifiuta, viene picchiata ripetutamente e poi le tagliano tre ciocche di capelli. Alla fine firma. Dice che ha diritto a un avvocato e la prendono a schiaffi. Si avvicina un uomo con le forbici, lei grida e si apre la porta e si ferma il pestaggio. Dice di aver visto ciocche di capelli per terra di colore biondo che le ricordano il colore dei capelli di un arrestato spagnolo. Da una descrizione dell'uomo alla scrivania. Ricorda la costrizione di gridare "viva il duce" "viva il fascismo" "viva la pol pen" durante la traduzione.
I riscontri sono le dichiarazioni di EP e FD: la ricordano in cella e la ricordano piangente al ritorno dal bagno in cui dice di essere stata picchiata. Circa la posizione ricordano la posizione accovacciata contro il muro. Ricordano gli insulti a sfondo sessuale, i versi di animali. EP descrive l'agente che accompagno' al bagno lei e corrisponde perfettamente alla descrizione di ET, quindi era la stessa agente donna con i capelli scuri a caschetto riconosciuta nell'imputata Amadei. Poi questo spagnolo ricorda anche lui il proprio taglio dei capelli. EP anche lei picchiata in ufficio trattazione atti, ricorda la domanda se fosse incinta prima di essere picchiata. Ultimo riscontro e' l'interrogatorio di ET davanti al GIP: nel verbale del GIP si legge "l'arrestata mostra tre ciocche di capelli di gran lunga piu' corte delle altre".
Passiamo a FD, l'altra ragazza in cella, acceleriamo un attimo. Riferisce di essere stata in cella, riferisce della posizione, degli insulti a sfondo sessuale tra cui "puttane, troie", che ET non capisce perche' parla francese. Ricorda una persona francese che si lamenta per i lacci troppo stretti durante il trasferimento, e che ricorda essere il fidanzato di EP, che nella sua testimonianza riscontra questo ricordo. Ricorda le grida di viva il duce, e poi l'episodio dell'infermeria: la fanno spogliare, le fanno buttare gli orecchini; lei ha una maglietta con la stella rossa, e ricorda il commento dell'uomo che le dice che e' una maglietta delle BR. Questo e' indicativo perche' circa la maglietta abbiamo le testimonianze degli infermieri Poggi e Pratissoli. In particolare Pratissoli ha riconosciuto FD e la maglietta. FD ricorda che la maglietta venne trattenuta.
Passiamo ad A.S, la ragazza ricordata piu' sopra da AS. A.S arrestata il venerdi', deve camminare a testa bassa, ricorda insulti come troia, puttana, comunisti schifosi. RIcorda di essere stata in cella con due ragazze francesi tra cui Valerie. Ricorda la minaccia dall'esterno "vi scoperemo tutte". Ricorda di essere dovuta andare in bagno con la porta aperta, ricorda di non avere avuto gli assorbenti, e ricorda di essere stata male. Un agente la vede e dice che avrebbe chiamato un medico. Arriva uno con lo stetoscopio che le butta uno straccio per pulire il vomito. Ricorda di aver dovuto firmare fogli nell'ufficio trattazione atti senza poter leggere. Ricorda una ragazza percossa nel corridoio. Ricorda una minaccia particolare: gli agenti dicevano che ernao morti tre poliziotti e che avrebbero dovuto pareggiare il conto. Ricorda il freddo e ricorda un agente della PS che le da finalmente una coperta. RIcorda la sfilata finale. [...]
Ricorda di aver incontrato una ragazza americana di nome T che aveva la schiena piena di lividi e a cui avevano tagliato i capelli a Bolzaneto.
Riscontri: a parte la ragazza picchiata in corridoio, andiamo alla ragazza americana, che e' una delle poche che non ha testimoniato, e di cui abbiamo letto le dichiarazioni davanti al GIP. Aveva detto di essere stata picchiata e di aver subito il taglio dei capelli. [...] Anche GC ricorda che ad Alessandria ha conosciuto una ragazza di Seattle di nome T che le aveva detto di essere stata picchiata. E anche VV ricorda questa cosa. In particolare ricordano i lividi sulla schiena. Nel verbale del giudice si da atto delle abrasioni e degli ematomi che presentava la ragazza.
Ultimo arrestato del venerdi' che esaminiamo e' RA, quello che subisce lo spruzzo di spray e che deve essere decontaminato con una doccia e deve stare con una cappa. Ricorda i lacci, di lamentarsi per i lacci. Ricorda il passaggio all'ufficio trattazione atti dove chiede di fare una telefonata e riceve schiaffi. Ricorda che qualcuno in ufficio trattazione atti si mette dei guanti e lo costringono percuotendolo a dire "sono una merda". Viene riportato in cella e deve rimettersi contro il muro. Entra un agente e gli spruzza in faccia per due volte il gas urticante, lui sta male, ricorda la doccia di decontaminazione e mentre la fa viene colpito a manganellate. Ricorda il camice verde ospedaliero che deve mettere sotto la doccia. Con il camicie viene riportato in cella.
Della presenza di una persona in corridoio con il camice ci riferisce VF, e anche FF e' di riscontro, dato che anche lui voleva avvisare il padre anziano e viene deriso come RA. 

Passerei un po' di corsa, a titolo di esempio alla raccolta di qualche arrestato di sabato.
PB operaio di Brescia che subisce quella vicenda in infermeria di minacce di sodomizzazione. Indossa una maglietta nera con falce e martello gialla e con una scritta di Mao Tse Tung. Questa maglietta fu l'inizio di una serie di guai, perche' fu bersagliato per essa. Ricorda nel cortile il primo commento "questo si e' un comunista con le palle". Ricorda peraltro anche cose positive: in tutti i suoi spostamenti viene accompagnato dal solito agente che cerca di ripararlo un po'. Ricorda vari insulti, ricorda il trasferimento a testa china, minacce, percosse nei corridoi, chiede di andare in bagno ma non l'ottiene, ricorda l'odore di urina, ricorda che durante la perquisizone alcuni oggetti vengono buttati via, ricorda di essere stato colpito con colpi di manganello e di essere stato oggetto di una minaccia "compagno io ti ammazzo" e al suo girarsi di essere stato spruzzato con lo spray. Poi c'e' l'episodio dell'infermeria, che e' particolare: durante la perquisizione viene trovato un preservativo; battute sul preservativo, "cosa te ne fai?" "tanto i comunisti sono tutti froci"; poi vedono una cicatrice altre battute; poi un'agente donna che dice "carino me lo farei" e si arriva alla minaccia di sodomizzazione.
Poi arriviamo ad A. molto basso, ricordato da molti. Cosa dice A.: ricorda alcuni, come una persona piu' matura con nome tipo Dalla; ricorda di aver dovuto attendere alla rete del campo da tennis in piedi sotto il sole; ricorda l'ingresso; ricorda di aver dovuto stare in cella nella solita posizione; ricorda una serie di insulti che vengono ricordati da molti tipo "nano buono per il circo". Ripeto su questo punto i riscontri sono innumerevoli, dato che moltissime persone si ricordano di questi insulti. Ricorda che a un certo punto si spruzzo' del gas e una ragazza stette male. Ricorda una persona con una gamba artificiale, TM, che di notte non riesce a mantenere la posizioen, si siede e viene picchiato per questo. Ricorda poi un episodio: lo accompagnano in bagno un po' all'ultimo momento, e che il tempo che gli misero a disposizione per fare i bisogni non fu sufficiente e dovette rimanere non proprio pulito, e maleodorante, e quindi ulteriori derisioni. Ricorda un altro episodio con decine di riscontri, e ce lo ricorda addirittura la deposizione dell'agente Astici: A. ricorda che a un certo punto fu accusato di essere un pedofilo, e questo fu fonte di preoccupazione e umiliazione; dal nano non profumato si passo' al nano pedofilo. Astici ricorda che ci fu questa accusa, e ricorda che ci fu un caso di omonimia nei registri della PS. [ riscontri agli insulti ]
DFA e' una donna, e quando ha deposto era incinta. Ha deposto il 31 03 2006. Arrestata anche lei nel campeggio, ricorda dlele persone della sua stessa citta'. Ricorda insulti, attesa sotto il sole, ricorda gli spostamenti a testa bassa, ricorda "comunista ebrea di merda, benvenuta ad auschwitz", ricorda il cc buono che da da bere, e l'agente che lo rimprovera e fa tornare tutti nella posizione vessatoria. E' l'unico momento che ricorda in cui c'e' acqua. RIcorda insulti e minacce di stupro con manganelli. Ricorda lo spruzzo del gas e il vomito di LK, e ricorda che i cc alzarono il fazzoletto sul volto durante lo spruzzo. RIcorda a proposito di riscontri, che Toccafondi intervenne in cella con la mascherina, come riferisce DFA. Va in bagno e non aziona lo scarico, viene insultata, subisce sputi, calci, sgambetti. Decide quindi di non chiedere piu' di andare in bagno, tanto che si deve orinare addosso. Ricorda che due compagne di cella B. e MD avevano bisogno di assorbenti. Le vennero gettati dei pezzi di carta di giornale sporchi, e che MD si strappo' una maglietta. [...] Ricorda percosse durante il fotosegnalamento e ricorda un agente della sua citta' che le parla in dialetto e le chiede dove abita, e le dice che sarebbbe andata a trovarla. E poi questo agente la fa uscire talmente in fretta che non e' ancora bene riuscita a vestirsi e finisce mezza nuda in corridoio.
KL e' la ragazza del vomito. Viene arrestata in via maggio, ricorda l'attesa vicino alla rete, la posizione vessatoria in cella, ricorda gli insulti "vi facciamo fare la stessa fine di Sole", ricorda il cellulare faccetta nera, ricorda lo spruzzo, e il suo vomito di sangue, perdendo quasi i sensi. Si riprende in infermeria dove c'e' un dottore con la maschera che indossa una maglietta della pol pen, robusto. Si riprende, il dottore chiede di preparare un'iniezione e lei vuole sapere di che cosa si tratta. Il dottore dice "non ti fidi di me?", lei dice che non vuole fare l'iniezione, e ricorda la risposta "vai pure a morire in cella". Ricorda una seconda visita in cella, comprensibile dato che serviva la visita. Ricorda allora un medico diverso da quello che l'ha curata, e questo secondo medico la fissava insistentemente nelle parti intime. Ci fu uno scambio di sguardi e il medico le fece segno di stare zitta. Ricorda di essere accompagnata al bagno con i capelli come "valentina" dei fumetti, e che e' la stessa che l'accompagna in carcere, riconosciuta nell'imputata Amadei.
Toccafondi lo esamineremo in seguito, ma voglio ricordare che l'imputato ha ricordato l'episodio, ricorda anche di volere somministrare cortisone, e che non volle somministrarlo. Ricorda anche di averle detto che doveva fidarsi di lui, ma non riferisce del commento che a me pare molto verosimile.
Poi abbiamo G., una ragazza anche lei da via maggio. Ricorda l'attesa, ricorda l'esigenza di presidio sanitario. Ricorda anche lei la minaccia su Auschwitz. Sente lamenti da altre celle, ricorda una persona piu' anziana, che viene insultata e [...] Ricorda durante i trasferimenti in bagno le espressioni "zecche comuniste puzzate, chiamate bertinotti e che guevara che vi vengono a salvare". Ricorda percosse e la porta aperta. Ricorda una delle agenti che l'accompagna in bagno. TOrneremo su questo dato che e' un'imputazione specifica di Mancini Diana. Ricorda il cc buono, la mezza bottiglia d'acqua e l'intervento di rimprovero. Ricorda da un'altra cella di aver sentito dei rumori e una persona che diceva "non colpitemi sulla gamba buona". Ricorda lo spruzzo dello spray, i malori e lei stessa ricorda di aver vomitato, e che questo vomito non venne piu' pulito e che in quella cella si rimase con il vomito. In infermeria ricorda il disagio di essere stata costretta a rimanere nuda per un periodo che lei ha percepito piu' lungo del necessario. Ricorda del problema a Vercelli: a Vercelli ebbe dei problemi alle braccia perche' la posizione imposta mi aveva causato una infiammazione.
Ultimo riscontro: una persona arrestata alla Diaz, BGS, non ebbe mai modo di incontrare la G. a Bolzaneto. Ma ricorda che a Vercelli c'era una ragazza che aveva bisogno di antiinfiammatori per il dolore alle braccia. 

Passiamo alle deposizioni di domenica. AK arrestata alla diaz, da cui arriva con ferite alla bocca e frattura alla mascella. La ricorda Badolati, Toccafondi. La sua testimonianza del 23 ott 2006 ricorda spesso di aver chiesto antidolorifici e che soffriva. Ricorda insulti "bastardi black block". Ricorda di essere stata derisa, di aver dovuto camminare china e con un braccio dietro la schiena. Ricorda che fino a un certo punto le si consenti' di stare seduta. Ricorda vari accessi in infermeria, e ricorda che il medico aveva un manganello e glielo avvicino' alla bocca dicendo "manganelli manganelli", facendo ridere tutti. Descrisse questa persona come grosso e robusto [toccafondi], ma anche che alla fine le fecero dei medicamenti e le diedero del ghiaccio. Non poteva mangiare anche se qualcuno provo' a dare del cibo, ma non c'era acqua.
IMT, altro arrestato della diaz. Lui non ricorda se nel passaggio da una stazione di polizia o a bolzaneto, gli venne messo un cappellino sulla testa con una falce e un pene, al posto del martello. Doveva tenerlo e ogni volta che se lo levava veniva percosso. Ha dovuto attendere contro l'albero, con un'altra persona di cui ricorda solo il nome N., che riscontra la vicenda. Entrambi parlano tedesco anceh se uno e' svizzero e l'altro e' tedesco. Queste due persone all'albero sono ricordati da moltissime persone. Ricorda poi i soliti passaggi nel corridoio con sgambetti, in cella ricorda varie posizioni, prima seduti all'arrivo e questo e' comprensibile perche' e' il momenot in cui Badolati li fa sedere. Poi ricorda la posizione vessatorianella notte tra domenica e lunedi'. Ricorda colpi in cella, grida tutta la notte, ricorda di essere andato in bagno con la porta aperta, ricorda ragazze tornate dal bagno piangenti, ricorda AK con la bocca dolorante, ricorda HJ per l'inconveniente che ha avuto, non avendo trattenuto le deiezioni durante il raid alla diaz e lasciato in quelle condizioni durante tutta la sua detenzione. Non gli venne dato cibo e acqua, a parte un po' di succo. Gli fecero firmare dei fogli scritti in italiano di cui non ricorda nulla, ma ricorda che alcuni li firmo' ma non altri, anche se non fa riferimento ad alcuna minaccia per firmare. E' certo di non avere mai dichiarato che non voleva che venissero avvisato consolato e parenti.
Passiamo proprio a HJ, citato da IMT: arrestato alla diaz, ricorda uno spagnolo di nome J con delle fasciature, lui viene dall'ospedale e arriva a ponte x la domenica, e ricorda all'ingresso nel piazzale l'imposizione ad altri di fare il saluto romano e di dire "heil hitler". Ha riferito del suo disagio per l'inconveniente di cui sopra, e di questa sua esigenza di lavarsi, e ricorda che gli agenti lo indicavano facenod il gesto di turarsi il naso. Ricorda gli insulti e la stessa cosa che ricorda anche B., un inglese che non ha rapporti con HJ: tra i vari insulti ricorda l'imposizione del giochino "chi e' lo stato?" "polizia" "chi e' il capo?" "mussolini". Ricorda il trasporto camminando chino, gli insulti alla morte di carlo giuliani, di essere andato in bagno con la porta aperta, ricorda AK con la bocca rotta, ricorda un'altra ragazza che aveva dei figli. RIcorda perquisizione e situazione in infermeria: viene portato insieme a un altro, che lo riscontra, ricorda che all'altro viene tolta la cintura e lui viene minacciato con la cintura. Ricorda che venne costretto a mettere la testa contro il muro in corrispondenza di un segno. Ricorda che durante la visita venne palpeggiato nei genitali e gli vennero fatte domande sui presunti problemi sessuali.
T. e uno dei pochi itlaiani transitati domenica, e ricorda di essere arrivato insieme a un inglese che aveva una gamba rotta, RM. Ricorda che mentre era nel piazzale e' stato irriso, e minacciato "comunisti per voi e' finita". IN cella doveva stare contro il muro e ricorda un'altra cella con le persone con le mani dietro la nuca. Ricorda in cella un tedesco di nome T., uno spagnolo, e continua a ricorda questi appelli che continuano a fare gli agenti, cosa riscontratissima, anche da parecchi appartenenti dell'ufficio trattazione atti che ricorda di aver dovuto fare l'appello degli arrestati piu' volte. Ricorda di essere stato piu' volte insultato e paragonato a una capra. Lui disse che fece un intervento dicendo "io sono un cittadino italiano e voglio essere rispettato", e un agente alla presenza del medico disse "stai zitto non sei un cittadino, ma una merda".
Arriviamo a BSG, arrestata alla diaz, arriva a Bolzaneto e ricorda una lunga attesa prima di essere introdotta in cella, ricorda l'etichettatura con il pennarello rosso sul viso, e che altri vennero etichettati in verde. Al momento della perquisizione le sue cose vengono buttate a terra, insulti tipo "troia" e "puttana", calci durante il transito in corridoio. In cella ricorda alcune espressioni: "ne abbiamo ammazzato uno, ma ne dovevamo ammazzare cento", faccetta nera, "puttane", "fate schifo", "vediamo se bertinotti e manu chao vengono a salvarvi" e poi la canzoncina di Pinochet, non che' una canzona di Manu Chao parafrasata in "te gusta il manganello". Altri ricordano "te gusta la galera". Ricorda un ragazzo obbligato a dire "sono una merda e faccio schifo". Ricorda qualche panino e acqua insufficiente. Ricorda la posizione durante l'accompagnamento. Ricorda che al bagno deve stare con la porta aperta e che l'agente donna dice di spicciarsi altrimenti le avrebbe spaccato la faccia. Ricorda anche lei in infermeria la percezione di una nudita' piu' proglungata del necessario. Ricorda al carcere di Vercelli due persone: una donna piu' giovane e piu' anziana che le dicono che a bolzaneto avevano dovuto tenere le braccia alzate per 20 ore, e G. con gli anti-infiammatori.
Con questo finiamo l'ex cursus.

Ho una terza parte di valutazione sull'attendibilita'. 

[ Pausa ]

A: Arriviamo all'ultima parte della giornata di oggi. Ci dobbiamo occupare della vera e propria valutazione di attendibilita'. Riterrei opportuna una considerazione processuale generale, circa la veste in cui sono state sentite le persone. I fermati per identificazione con l'eccezione di qualche minorenne non erano mai stati iscritti nel registro degli indagati e quindi sono stati sentiti come testimoni ai sensi del 197 cpp. Diversa la situazione delle persone sottoposte ad arresto, che sono state iscritte al registro degli indagati, e delle non molte persone fermate e indagate. Un problema che ci eravamo posti in fase di indagine, e avevamo ritenuto di sentirle in forma garantita ai sensi del 363 cpp. La ragione di questa scelta fu strategica, cioe' quella di poter condurre l'interrogatorio e poi il vaglio di attendibilita' in tutte le direzioni volute, eventualmente facendolo vertere anche su aspetti dell'arresto e quindi comportare la necessita' dell'audizione garantita. QUindi in indagine sono tutte state sentite in forma garantita. Ci sono stati problemi in alcuni casi di rogatoria, perche' ad esempio le persone offese tedesche, io non lo sapevo, ma ho saputo poi che il codice tedesco non vede la forma assistita, ma solo quella del testimone o dell'accusato. Siccome noi avevamo necessita' della presenza di un difensore, allora si fecero due verbali, uno come teste e uno con il difensore. Al dibattimento il tribunale ha ritenuto di procedere alle audizioni in forma garantita, e quindi le persone sono state sentite ai sensi del 210 o del 297 bis cpp. [...]
Peraltro rimane il punto focale e qui passiamo dalla premessa processuale alle considerazioni sostanziali, perche' e' indubbio che il vaglio di attendibilita' delle persone debba essere condotto richiedendo uno standard elevato, deve essere fatto con un vaglio molto attento, sia per la gravita' che per le caratteristiche degli avvenimenti stessi. Le persone erano venute a manifestare contro il vertice del g8, appartenenti a un'area genericamente definita no-global, e quindi diciamo cosi' c'e' la necessita' oggettiva di accertare che le dichiarazioni di queste persone non siano prevenute, caratterizzate da una ostilita' preconcetta nei confronti delle forze dell'ordine.
Questa attivita' era gia' stata compiuta dal pm nel corso delle indagini preliminari e si e' conclusa con una valutazione di piena attendibilita'.
A giudizio di questo ufficio l'istruttoria dibattimentale non solo ha confermato questa valutazione ma l'ha rafforzata.
Cerchiamo insieme di analizzare i criteri attraverso i quali si valuta l'attendibilita' dei dichiaranti: abbiamo il solito vaglio, ce lo spiega la giurisprudenza, la dottrina, la suprema corte, da fare attraverso i soliti parametri, da un lato la cosiddetta attendibilita' intrinseca e dall'altro quella estrinseca, i riscontri esterni.
Partiamo dalla attendibilita' intrinseca, a partire dalla cassazione. Il criterio indicato e' la coerenza interna e verosimiglianza: mi pare innegabile che su questo abbiamo 200 e rotte deposizioni, tutte precise, dettagliate, univoche e reiterate, gli avvenimenti sono descritti con precisione, in maniera dettagliata e con espressioni chiare e non equivocabili. Le versioni che sono scaturite sono logiche e verosimili con riferimento a quando accaduto in quei giorni a genova. Sono dichiarazioni reiterate, ripetute sia davanti al GIP, che al PM o alla polizia giudiziaria, che in dibattimento, a conferma le une delle altre, e anche a conferma di denuncie, querele ed esposti. Le dichiarazioni sono coerenti e costanti, e molto analitiche in particoalre a dibattimento.
Una prima considerazione che si impone perche' parecchie persone offese a dibattimento hanno parzialmente modificato delle dichiarazioni, poche volte in verita', ma hanno aggiunto delle circostanze che non avevano riferite. Questo inficia sotto il profilo della coerenza? La risposta per il pm e' negativa. Le modifiche non sono molti casi, e sono sempre dettagli, illustrativi di una tematica generale gia' trattata, e quindi non riguarda mai l'essenza delle dichiarazioni: un colpo piuttosto che due, nel costato piuttosto che nella schiena.
Altre volte ci sono state delle aggiunte di particolari, e qui bisogna valutare perche'. E' assolutamente fisiologico che il livello di profondita' e di precisione delle risposte dipenda in gran parte dall'atteggiamento di chi interroga. E su questo punto non c'e' dubbio che il livello di chi interrogava a dibattimento sia stato maggiore che durante le indagini preliminari. Il motivo e' ovvio, deriva dalla progressiva accumulazione di materiale probatorio e di relative curiosita' da parte dell'autorita' inquirente. [...] Tante volte e' successo quindi che il dichiarante abbia aggiunto un particolare perche' sollecitato dal pm, ed e' indubbio che il livello di approfondimento dell'inquirente e' cresciuto mano a mano che accumulava materiale probatorio. E se vogliamo vedere nella fase finale del dibattimento sono diversi che all'inizio del dibattimento stesso. E' perfettamente logico che un testimone mano a mano che e' sollecitato possa arricchire con dei nuovi particolari una circostanza che ha gia' riferito. Non e' causa di inattendibilita', e neanche di mala fede dei dichiaranti.
Il pm deve essere dato atto che non si e' mai sottratto al contraddittorio su questa questione, e non si e' mai sottratto dal richiamare il testimone a spiegare i motivi delle aggiunte. E i dichiaranti hanno sempre ribadito la genuinita' del ricordo, e in ogni caso risposte che confermavano la nostra lettura, cioe' che non avevano riferito dettagli ma perche' non era stato loro chiesto.
Altri parametri: immediatezza e spontaneita'. Queste dichiarazioni in ordine al trattamento subito a Bolzaneto erano state rese anche al GIP, in alcuni casi, a pochi giorni dai fatti. Sotto questo profilo, quando poi andrebbe aggiunto che sono state tantissime le denuncie nei primi giorni pervenute in Procura, ma e' doveroso affrontare altri due elementi: e' emerso dalle deposizioni delle persone offese che alcune persone avevano riletto le dichiarazioni rese in indagini preliminari, ed e' emerso che in casi molti inferiori si erano incontrati prima di deporre o negli studi dei loro difensori. E questo va valutato con attenzione. Esaminiamoli uno per uno.
Previa lettura delle proprie dichiarazioni: non e' una cosa vietata della legge, quindi e' una condotta inerte. Gli atti li possono leggere i difensori, le parti offese, e quanti altri. E poi succede frequentemente nelle nostre deposizioni, dato che e' naturale che succeda che il pubblico ufficiale che deve deporre su atti che ha redatti li rilegga, e addirittura li consulti durante la dichiarazione. In se' il fatto della lettura non e' indicativo di nulla. Allo stesso modo il fatto che i testimoni si siano incontrati prima, anche qui non c'e' nessun divieto. C'e' solo il 149 che vieta l'ascolto nel corso dell'udienza. La situazione di testimoni che possano essersi incontrati prima non e' sconosciuta nei procedimenti ordinari: basti pensare a testimoni amici o legati di rapporti di colleganza. [...] Il fatto in se' non e' indicativo di nulla sotto il profilo della violazione di legge, e anche qui abbiamo casi di persone che sono venute a deporre essendo coniugi, compagni di vita, di studi e quant'altro. In se' sono elementi neutri. Non ci sono poi elementi seri che possano fare ritenere che questi previ incontri abbiano avuto la funzione di concordare una versione.
Ci sono elementi che fanno pensare il contrario: innanzitutto circa il maltrattamento delle persone a bolzaneto le persone che hanno deposto su questa cosa sono 200, mentre le persone di cui sappiamo di contatti precedenti sono molte meno. Ci sono casi emblematici: A. e S. vengono arrestati, sono assistiti dallo stesso studio legale, vengono a testimoniare lo stesso giorno, ma su un punto danno versione differenti, nella descrizione dell'aggressore. E' una differenza spiegabile, ma e' altamente indicativa della buona fede dei due dichiaranti. Se avessero voluto concordare una versione non sarebbero venuti lo stesso giorno. Altro elemento indicativo della buona fede e' che questa notizia della lettura previa e degli incontri sono stati riferiti in aula, evidentemente un atteggiamento proprio di chi abbia concordato con altri una versione da dare in aula.
Veniamo ad esaminare la genuinita' e l'articolare: le dichiarazioni sono molto precise, anche se spesse volte i dichiaranti hanno specificato se il ricordo era preciso o sfumato, e hanno sempre dichiarato se un certo fatto era conoscenza diretta o de relato. Ci sono poi una serie di tematiche che sono cosi' dettagliate da essere fortemente indicative sotto il profilo della valenza probatoria, perche' non possono essere frutto di invenzione. Le canzonette parafrasate, gli insulti su Carlo Giuliani, i malori, il taglio di capelli, l'episodio del volto sulla turca, lo strappo della mano di A., le ustioni, le percosse con un grosso salame, fatto logico e verosimile, ma che di primo acchitto un teste non si puo' immaginare una circostanza di questo tipo, no?
E questo e' quindi altamente indicativo della genuinita' delal cosa: penso ai vari malori, e le precisazioni sul malore del greco, la lesione della milza, i dubbi di Toccafondi su dove se lo fosse procurato, e la precisazione che esiste la lesione che si manifesta successivamente al colpo. Cosa che e' effettivamente avvenuta, dato ceh abbiamo la deposizione di DC che riporta che il greco stava male dal campeggio. E' evidente che qui si e' verificato quello che ha riferito toccafondi, cioe' che la lesione era precedente, ma questo e' stato ricostruito con il senno di poi. Ricordiamo poi il pestaggio di TM, gli insulti per la statura ad A., gli insulti razzisti, le offese per il suo ruolo di casalinga a M., le prese in giro sul compleanno di un altro, le offese del mangiapane a tradimento, il cozzo delle teste, i malori di BS che viene vestito con il camicie, ultrariscontrato, il malore di HF, l'etichettatura sulla guancia degli arrestati alla diaz, la sofferenza di AK, il disagio di IMH, che non si poteva lavarsi, la paura di GA che aveva bisogno di alcuni medicinali per curarsi e che aveva paura di non trovarli in carcere, e via dicendo. Sono particolari che non possono essere oggetto neanche della piu' maliziosa delle invenzioni.
Ultimo punto: in realta' parecchie delle persone offese hanno dimostrato molta cautela nei riconoscimenti. Di solito sono state molto precise sui ricordi sfumati o precisi, sull'apprendimento diretto o de relato. Sappiamo che le persone offese durante le indagini hanno fatto riconoscimenti fotografici e ricognizioni di persona. Gia' nelle indagini le persone sono state molto caute, perche' avevano sempre precisato i casi in cui il riconoscimento era certo o dubbio, e nei casi in cui era dubbio avevano voluto precisare il margine di sicurezza, e queste quantificazioni sono state operate con margine di prudenza. [...] Questa cautela mi pare che sia stata presente anche nel corso delle dichiarazioni dibattimentali. Ne approfitto per un'ultima precisazione per la valenza probatoria delle individuazione. Nel caso di incidenti probatori gli atti fanno parte del fascicolo, pienamente utilizzabili. Invece qualcosa circa le individuazioni fotografiche operate in dibattimento e gia' operate durante le indagini preliminari. Qui l'ufficio del pm ha ritenuto di far confermare la ricognizione fotografica gia' effettauta nelle indagini mediante la visione della fotografia. E' stato oggetto di discussione tra le parti e il tribunale con parecchie ordinanze ha giudicato questo sistema corretto. Ricordo l'ordinanza del 30 gennaio 2006. [...]
Quindi nulla questio sotto il profilo processuale. Vorrei aggiunger equalcosa sotto il profilo sostanziale. La suprema corte si e' gia' dichiarata in proposito precisando la natura dichiarativa del riconoscimento e quiindi sottoponendola alla disciplina dell'art. 500 del cpp. "l'individuazione del soggetto e' una manifestazione riproduttiva di una percezione visiva e quindi rappresenta una integrazione della dichiarazione". [...] la valenza probatoria non sta nella forma, ma dell'attendibilita' del ricognitore. Anche sulle ricognizioni effettuate a dibattimento il pm ritiene che il giudizio di totale attendibilita' trovi un'ulteriore conferma.

DObbiamo passare all'ultimoettore del vaglio dell'attendibilita', ovvero quello dei riscontri esterni. E a nostro giudizio sono davvero molti, tali da dare un giudizio di sicura attendibilita'. Abbiamo i risontri esterni documentali, relativi alle attivita' del GIP, e quellli dichiarativi, ovvero le dichiarazioni di altri fermati o arrestati o di altri imputati o testimoni appartenenti a pubblica amministrazione. [...]
Prima categoria di riscontri documentali sono i documenti di natura medica, premettendo che l'accusa di falso nei confronti degli appartenenti della matricola sono corpo di reato, ma ci occupiamo qui di altro, ovvero della documentazione medica: abbiamo referti e certificati medici di strutture pubbliche raccolti nella cartella 7 per ogni arrestato o persona offesa; abbiamo le cartelle cliniche redatte presso strutture ospedaliere; diari clinici di istituti penitenziari; abbiamo poi documentazione medica prodotta dalle parti offese durante le varie fasi dibattientali; e infine le consulenze all'esito dell'audizione dei consulenti tecnici.
Secondo genere di riscontro sta nei verbali del GIP: sono tutti i casi per cui il giudice ha ritenuto di dare atto di particolari che sono risultati evidenti. I casi piu' frequenti sono segni, ematomi, scottature, tagli di capelli, condizioni psico fisiche che il GIP ha voluto mettere a verbale. In questo caso sono stati prodotti, e il tribunale ha ritenuto di poterli usare limitatamente alla parte in cui il giudice da atto di una percezione diretta.
Poi abbiamo i riscontri dichiarativi: sia le dichiarazioni di altri arrestati o fermati, che le dichiarzioni di persone che non fanno parte del nucleo degli arrestati. Il numero dei primi e' elevatissimo, ed e' tale da non poter non avere anche una valenza qualitativa. Un'ultima considerazione sull'autonomia delle dichiarazioni: non e' pensabile che tante persone di estrazione sociale diversa, di eta' diversa, di paesi diversi, possa aver concordato un numero cosi' elevato di elementi. Assolutamente impossibile. Non e' neanche possibile che evidente alcuni particolari cosi' peculiari come quelli che ho esaminato pocanzi siano concordati.
Passerei a una prima elencazione dei riscontri interni che sara' non particolarmente interessante, ma neanche particolarmente facile, perche' e' un elenco di nomi: [elenca elementi di riscontro e dichiarazioni di conferma]
[...]
[ il pm ha un plico di dieci centimetri di fogli di elenchi che legge uno per uno per trenta minuti ]
[...] insomma abbiamo elenchi che io non posso continuare a leggere... [...]
Insomma pare che l'elenco dei riscontri sia davvero di particolare numero.
Passiamo all'ultima fase, i riscontri di dichiarazioni che provengono non da persone offese, ma da testimoni o addirittura imputati che erano presenti a vario titolo alla caserma di Bolzaneto e tutti appartenenti alla pubblica amministrazione. E' evidente che in questo caso il riscontro ha una particolare valenza probatoria, dato che sicuramente non sono persone inquadrabili nell'area no-global e quindi sospettabili di simpatie per questo ambiente.
Un'ultima e una ultima considerazione: e' stato particolarmente evidente che le cose venivano fuori poco alla volta, con sforzo, quasi che il teste a mano a mano che deponeva acquisisse coraggio. Questo e' indicativo ma perfettamente comprensibile, perche' riferire al giudice di comportamenti gravi di colleghi o persone con cui si e' diviso il lavoro richiede senso del dovere e coraggio. Per questo questo genere di riscontri acquisisce particolare rilievo.
Esaminiamo con rapidita' quest'ultima serie di riscontri. Sul comitato di accoglienza hanno riferito i due infermieri Poggi e Pratissoli, anche l'infermiere Andreini, l'assistente capo Vacca, l'assistente Bandinu, l'assistente Sanfilippo, l'isp. Reale del GOM, l'imputato Doria Oronzo, l'imputato Toccafondi, il sovr. Sanna, l'imputati Perugini e Poggi, l'isp. La Rosa, ecc. Ora non possiamo rileggere le deposizioni, ma alcune si. Ad es Vacca a pag 19 della trascrizione: "ho visto gli arrestati non so quanti erano, una ventina, un po' di confusione" "la descrive meglio? insulti, sputi, spintoni" "ho visto il cordone degli agenti, ma penso tutti i corpi scendevano, e quando gli arrestati insultavano allora venivano spinti" "e li ha riconosciuti in divisa o in borghese?" "anche in borghese" "e che divise ha visto?" "ps" "c'erano colleghi della penitenziaria?" "all'ingresso della caserma" "sputi ne ha visti?" "si si, colpi spintoni, forse qualche calcio" ecc ecc.
Possiamo vedere le dichiarazioni di Perugini, pag. 66 del suo esame: [legge] E ne parla de relato la dr.ssa Poggi [legge]
E mi pare indicativa l'esame del colonnello Doria, ora generale, e poi chiudiamo sul punto: [legge]

[ va avanti a leggere riscontri di questo tipo ]

[...]
Sulla posizione vessatoria c'e' addirittura anche un riscontro quasi documentale, l'appunto di cui l'imputato Gugliotta si e' assunto la paternita', che spiega non solo la conoscenza della posizione, ma anche la paternita' di questa imposizione ritenuta necessaria per le esigenze che ha riferito l'isp. Gugliotta.
[ legge ancora le deposizioni dell'isp. Badolati, dell'isp. Gugliotta, Sabella, Doria, Perugini, et al ]

[...]

Ci sono riscontri sulle minacce e sugli insulti [elenco di deposizioni, in particolare l'imputata Cerasuolo]. Sulle percosse riferiscono [elenco di deposizioni, soprattutto Pratissoli e Poggi]. E poi sul clima in infermeria abbiamo dichiarazioni varie [elenca, tra cui Poggi, Pratissoli e Sabella].
Un'ultima osservazione e ho finito, circa la disponibilita' da parte degli agenti di guanti, spray urticanti e manganelli [elenca]
L'istruttoria dibattimentale ha permesso di acquisire prova della disponibilita' dei manganelli, dei guanti, addirittura portati in aula dal teste Vacca, e per quanto riguarda gli spray e' emerso che erano in dotazione ai reparti di OP di cc e ps, ma non della pol pen.

Vorrei fare una considerazione finale su questo punto, circa la ricostruzione della presenza nelle celle. Sappiamo che a tutte le persone transitate e' stato chiesto di porre delle x a indicare gli spostamenti avuti all'interno del sito. Questo permette con una certa approssimazione di tentare una ricostruzione di come erano composte le celle nei vari momenti della giornata. La ricostruzione e' troppo approssimativa e quindi puo' essere indicativa, ma non dirimente. Questo perche' gli orari sono quello che sono in quelle situazioni, i riferimenti sono giorno, notte, imbrunire. Anche i ricordi di quale cella a volte sono troppo sfumati per essere determinanti. Sugli spostamenti e sulla progressione cronologica degli spostamenti sonos tate frequentemente le inversioni e anche il ricordo confuso sul numero in alcuni casi. Non e' possibile una ricostruzione oltre una certa soglia di sicurezza.
Abbiamo visto che le occasioni di spostamento c'erano ed erano molteplici, e abbiamo anche visto che c'era in questo corridoio un gran via vai. Conseguentemente anche l'indicazione della presenza nella stessa cella ha il valore che ha, perche' anche se due persone sono nella stessa cella non e' detto che fossero entrambi presenti a un certo episodio. In questo senso possiamo dire che la ricostruzione della composziione delle celle puo' essere fatta in parte ma non puo' avere una valenza dirimente

Un'ultima considerazione: abbiamo detto della necessita' del vaglio approfondito dell'attendibilita' dei dichiaranti. il pm l'ha fatto sia durante le indagini che durante il dibattimento, e abbiamo espresso i nostri risultati. E' fuori discussione che l'analisi debba essere condotta con rigore, ma non puo' essere condotta in forma capziosa, bisogna cioe' intendere le dichiarazioni testimoniali nel loro valore complessivo. Non si possono parcellizzare le dichiarazioni e confrontare questi frammenti uno contro l'altro, perche' sarebbe una forma capziosa e scorretta di analizzare le dichiarazioni.
 

[processo bolzaneto] trascrizione III udienza requisitoria pm
TRASCRIZIONE SOMMARIA – PROCESSO BOLZANETO - III UDIENZA ARRINGA PM

[ P=Tribunale, A=Accusa, D=Difesa, C=Parti Civili, R=Teste ]

P: [procede all'appello]

A: (Petruzziello) il collega ieri ha messo in luce i punti comuni emersi nella ricostruzione dei fatti dalle dichiarazioni dei testimoni. si tratta di vedere ora l'inquadramento giuridico in riferimento alle condotte accertate durante l'istruttoria dibattimentale. dovremmo dividerle in due grossi filoni: da una parte le condizioni generali del trattamento e dall'altro i singoli episodi di ingiurie, percosse o minacce che siano state fatte contro le persone offese, in merito al quale sia stato operato anche un riconoscimento dalle persone offese.
il pm ha contestato alcune aggravanti, la 1,5,9 del c.p. Con riferimento all'art. 61 c. 1. si e' di fronte alla futilita' del motivo come indicato dalla giurisprudenza: siamo di fronte a condotte di entita' sproporzionata alla necessita' del fatto. [...] il comma 5 consegue alla condizione di disagio in cui le persone offese si trovavano in quanto private della propria liberta'. le azioni ai loro danni avvenivano in condizioni di difesa minorata. Poiche' poi i comportamenti sono messi in atto da pubblici ufficiali violando i doveri di un pubblico ufficiale, e' stata contestato il comma 9. Nel caso dell'imputato Picozzi e' stato contestato anche il comma 4 in un certo fatto, dato che e' un fatto di particolare gravita' e le modalita' dell'atto sono state particolarmente gravi. Seguendo la corte che indica nell'aggravante la necessaria sanzione di un atto particolarmente grave. [...]
A parte questa premessa generale, veniamo ad affrontare i due capitoli che abbiamo detto: da un lato la qualificazione giuridica del trattamento generale, dall'altro dei singoli comportamenti specifici.
Dal punto di vista generale il pm ha contestato l'art. 608 e l'art 323 del c.p. Dalla trattazione di ieri del collega, si e' visto come l'istruttoria ha dimostrato come a Bolzaneto sia stato messo in essere un comportamento da parte delle ffoo vessatorio sia fisicamente che psicologicamente. ABbiamo visto perche' abbiamo ritenuto credibili le parti offese e per noi puo' ritenersi provato il verificarsi di un comportamento vessatorio nei confronti delle parti offese. In cosa si e' manifestato questo comportamento? Si parte innanzitutto nell'imposizione arbitraria di posizioni scomode e disagevoli, che i detenuti dovevano tenere in spregio delle proprie condizioni di salute anche precarie. [...] COnseguentemente vi e' l'altro dato della durata della posizione, per parecchie ore, nei casi in cui vi sono stati intervalli sono stati di breve durata e non tali da consentire un effettivo ristoro, e si sono verificati alcune situazioni di persone che sono state male in cella oltre che per fatti particolari come lo spruzzo di gas del sabato, anche proprio in riferimento alla posizione: si pensi come HF, che e' svenuto; si pensi al greco che e' stato male; la A.S. che ha addirittura tremori e crisi. A questa situazione di imposizione di una posizione dura e disagevole, con percosse, vi e' anche la mancanza di rispetto delle piu' elementari esigenze di vita: abbiamo visto tutte le lamentele su cibo, acqua, freddo, privazione del sonno; il cibo e' stato somministrato solo saltuariamente, l'acqua ancora meno, e in molti casi vi e' stata un cosciente impedimento del sonno, soprattutto nel sabato.
Le principali estensioni di questo trattamento disumano hanno avuto tre momenti particolari: questa posizione imposta, sia nelle celle che nell'attesa, che noi definiamo posizione vessatoria di stazionamento, che il collega ieri ha descritto con il volto al muro, braccia in alto e gambe divaricate, anche se in alcuni casi vi sono state posizioni piu' scomode, sulle punte, in ginocchio, o altro; poi l'istruttoria ha provato che vi e' stata nell'accompagnamento una modalita' di vessazione che e' quella che noi abbiamo chiamato posizione vessatoria di transito, a capo chino, braccia dietro la schiena, tra due ali di agenti di ogni forza di polizia, una specie di forche caudine; [...] e poi l'altro aspetto e' l'assenza di alimentazione sufficiente, di generi di conforto, di supporto per la cura dell'igiene personale, come l'impossibilita' di poter avere quel minimo di pulizia, il caso degli assorbenti per le donne, o i casi citati di HJ che aveva avuto il problema alal diaz e non si era potuto pulire, o di A. che non aveva potuto pulirsi dopo aver usato il bagno. Questo comportamento che si articola in queste tre imposizioni inumane che hanno determinato una forte sofferenza fisica e morale integra gli estremi del reato di cui al 608 c.p., "abuso di autorita' contro arrestati o detenuti". [...]
La norma dice "sottoporre a misure di rigore non consentite dalla legge". [...] Secondo quelli che sono... qui abbiamo poi la dottrina che fa riferimento alla relazione ministeriale sul progetto del c.p. che aveva imposto criteri interpretativi chiari per questa norma. Secondo l'interpretazione prevalente della dottrina integrano questo reato tutti quei fatti che sono suscettibili di modificare in maniera negativa quel residuo spazio di liberta' di cui il soggetto passivo e' comunque titolare. Sostanzialmente si dice che i detenuti o i fermati hanno comunque diritto a uno spazio di liberta' personale che non puo' essere compresso anche in presenza di un titolo legittimo di detenzione. Integrano quindi questo reato tutti quei comportamenti che incidono su questo residuo spazio di liberta'. IL progetto ministeriale recita: "anche il detenuto pur avendo una liberta' personale limitata dalla legge ha il diritto di non subire restrizioni ulteriori a quelle previste dalla legge". [...] "al detenuto rimane sempre una certa sfera di azione rispetto alla liberta' di locomozione e rispetto al diritto di vivere" [...] Il detenuto ha quindi una sfera che deve essere rispettata nonostante la sua condizione di ristretta liberta'.
L'art. 608 e' considerato un reato plurioffensivo, dato che e' un reato contro il detenuto e un reato nell'interesse dell'amministrazione che i pubblici ufficiali non abusino del loro potere su detenuti o fermati. La giurisprudenza infatti ha specificato che anche il fermato rientra in questo articolo, ed e' un reato proprio perche' la qualifica e' agganciata al pubblico ufficiale e al soggetto sottoposto alla sua custodia. La giurisprudenza prevede che puo' essere realizzato anche per omissione, come all'art. 40, dato che anche da parte di un superiore il fatto di tollerare comportamenti di persone da lui gerarchicamente dipendenti senza intervenire, risponde del reato a titolo di omissione. Il reato ha dolo generico [...] quindi non occorre una finalita' specifica oltre la condotta, e la giurisprudenza precisa che una volta che ci sia una condotta che riduca lo spazio di liberta' non conta il fine per cui vviene posta in essere. Come nei casi di Bolzaneto, il pm ha contesto la forma del reato continuato perche' vi sono stati piu' soggetti passivi, di fatto tutte le persone passate, e piu' sono state le misure di rigore, ma i tre grossi gruppi di azione. [...]
L'ispettore Badolato che e' il primo che monta nel turno di vigilanza provvedera' a interrompere la posizione scomoda e sollecita chi di competenza per cibo e coperte, quindi era possibile sottrarsi a questo meccanismo negativo.
Perche' si possa integrare l'art. 608 le misure di rigore non devono essere consentite dalla legge e quindi arbitrarie ed illegittime, e devono incidere quindi negativamente sul residuo spazio di liberta' delle persona in stato di ristretta liberta'. Secondo noi tutti i requisiti si sono verificati nella caserma di Bolzaneto. Veniamo ad esaminare gli elementi in rapporto alla fattispecie. Ieri abbiamo descritto la posizione tenuta: qualunque della posizione disagevole e scomoda, sia quella classica che quelle diverse come in ginocchio o con gambe incrociate, non erano necessitate dalla situazione di quel momento. Erano posizione che sono state imposte per una durata significativa fino a provocare danni e conseguenze per le perosne offese, non solo quelle che hanno avuto malori nella struttura, ma anche successivamente, come la G. che ha dovuto essere curata con anti infiammatori per giorni. In generale sono stati descritti, il tribunale ha acquisito le deposizioni di alcuni consulenti che le parti offese hanno prodotto che certificato effetti dannosi per diverso tempo sulle parti offese, e ampie sindormi di disturbo post traumatico da stress. [...] Sono state ascoltate 200 persone che hanno riferito tutte di essere stati male e di avere avuto chiare conseguenze. [...] Queste posizioni che hanno prodotto l'effetto dannoso ad avviso del pm sono state arbitrarie, illegittime e non necessitate: le giustificazioni fornite a dibattimento o emerse dal dibattimento da testimonianze e dichiarazioni, in primis quelle del magistrato sabelle e nelle dichiarazioni di alcuni imputati, sono completamente infondate. Sono state arbitrarie queste posizioni per infondatezza delle giustificazioni.
La posizione e' stata tenuta sin dall'arrivo, come hanno riferito sia i fermati, che non hanno visto neanche lontanamente la pol pen. Dalla PS non perviene nessuna giustificazione ufficiale della posizione, anche se il dato che anche loro l'abbiano imposta e' pacifico. Mentre da parte della pol pen abbiamo alcune giustificazioni: ci riferiameno all'esame di magistrato Sabella, di Gugliotta e di Doria. Abbiamo anche un documento importante cioe' il 6.9 che e' il promemoria di Gugliotta, nel quale si tratta proprio del trattamento dei detenuti, con un paragrafo intitolato a questa questione. Al di la' del dato documentale a firma di Gugliotta, le deposizioni che abbiamo citato indicano alcune giustificazioni che sarebbero state date in riferimento a questa posizione, divise in cinque gruppi: necessita' di distinzione tra soggetti perquisiti e ancora da perquisire; necessita' di distinguere uomini e donne; necessita' di distinguere gruppi contrapposti; necessita' di garantire la sicurezza; problema di visibilita' nella cella scarsamente illuminata e con un angolo buio.
Secondo il pm nessuna di queste giustificazioni e' fondata o consistente, e quindi nessuna imponeva o rendeva necessaria la posizione. Veniamo alle necessita' distintive: perquisiti/non, uomini/donne, gruppi contrapposti. Le distinzioni poteva essere assicurata dal posizionamento dei detenuti in zone diverse della cella. Poi non si capisce distinzione in che modo, dato che tutti stavano in piedi. anche i feriti stavano in piedi, e quindi la cosa e' chiaramente non giustificata. Inconvenienti derivanti da scarsa illuminazione della cella: in primo luogo non e' fondata la giustificazione, perche' se davvero ci fossero stati problemi di illuminazione, mi pare che la posizione dei detenuti non cambiasse la questione. In questo caso si sarebbero potuti collocare i detenuti in posizione diversa rispetto alla topologia della cella e non rispetto alla posizione dei detenuti. Non era neanche necessario che oltre alla posizione si aggiungessero le violenze fisiche e psichiche per fare mantenere la posizione. Risulta poi come dato dell'indagine che non si sono mai verificati alcuni fatti di resistenza da parte dei detenuti. Alcuni erano anche feriti, la maggior parte era terrorizzato. Quindi la posizione era totalmente non necessaria ne' era necessario fronteggiare comportamenti violenti. Si e' parlato anche del cattivo ancoraggio delle finestre. La posizione non influiva sulla questione: se in ipotesi i detenuti avessero dovuto provare a disancorare le finestre lo potevano fare sia seduti che in piedi. Ma al di la' di questa infondatezza delle giustificazioni, ma vi sono ampie prove che queste giustificazioni non hanno riscontro, anzi e' provato il contrario. A parte la questione dell'angolo buio, cioe' l'angolo a sinistra rispetto alla grata, risolvibile con il posizionamento all'interno della cella, ma per l'illuminazione non e' fondata. Basta riportarsi alla deposizione di Gaeta Giorgio del reparto mobile VI che ha detto: "fu realizzato un impianto di illuminazione adeguato" e "laddove non erano presenti delle grate vennero saldate le finestre delle celle". [...]
Abbiamo il dato documentale dei due sopralluoghi e l'atto istruttorio compiuto dal tribunale che ha constatato la chiara impossibilita' di divellere a mani nude le griglie. Da questi punti di vista manca quindi la prova della sussitenza di questo elemento, ma anche fosse effettivamente sussistente non avrebbe cmq giustificato la posizione.
Che la posizione vessatoria non fosse giustificata lo dimostra il comportamento dell'isp. Badolati, che arrivato la domenica constata "una volta arrivato mi sono reso conto che c'erano tutte queste persone in piedi; non erano come ero abituato nelle camere di sicurezza, ma in piedi con la faccia al muro; semplicemente ho detto che potevano mettersi a sedere". Poi c'e' l'episodio che qualcuno rimaneva lo stesso in piedi per paura e per problemi di comprensione, temendo ripercussioni. Quindi questo dimostra chiaramente che era una situazione anormale e inutile. [...]
Qualche parola per quanto riguarda la posizione fuori dalla cella, perche' l'istruttoria ha provato che queste posizioni non erano solo in cella ma anche in altri momenti di attesa, e questo si e' verificato nei corridoi quando i detenuti attendevano i vari passaggi per gli incombenti di immatricolazione, visita medica e perquisizione. Per questo e' stato giustificato come la necessita' di non vedere le nuove persone che arrivavano nel corridoio. Non si capisce perche' ci fosse questa esigenza di non vedere, tanto piu' che non vi e' stato nessun episodio di conflitto, di resistenza ne' singola ne' collettiva. [...] Nessuno dei testimoni ce lo ha raccontato, neanche testimoni delle difese. Quindi non si capisce quale giustificazione potesse avere la posizione di attesa nel corridoio. E se vi fosse stata l'esigenza non era necessaria una posizione cosi vessante, ne' l'uso di minacce e percosse per mantenerla.
Riteniamo quindi che sia integrato il reato di cui all'art. 608 perche' il trattamento inflitto e' stato tale da restringere ulteriormente lo spazio liberta' delle persone detenuti in maniera non necessaria e ingiustificata. La giurisprudenza indica delle casistiche precise. [...] Pare opportuno riportare la sentenza della Cassazione che ha ritenuto del caso 608 in un trattamento che assomigliano a quelli di questo dibattimento. Sentenza del 2004 nr. 31715: in un caso di trattamento vessatorio consistente nel fatto che un apersona minorenne era stata condotta dai cc in una stanza attigua della caserma dove l'avevano costretto seduto con i piedi sollevati e lo avevano percosso sulle piante dei piedi. Noi abbiamo visto che ci sono state simili percosse su piante dei piedi come riportato dal GIP in almeno un caso. [...]
L'ufficio del pm nella contestazione del 608 ha commpreso il problema dell'assenza di cibo, acqua e generi necessari alla cura personale. QUesto perche' appunto i comportamenti che rientrano nel 608 sono quelli che riducono arbitrariamente uno spazio di liberta' personale, non solo in senso locomotorio, ma la liberta' individuale nel complesso, quindi anche negli aspetti non strettamente legati al movimento fisico: il detenuto ha certamente diritto a mangiare bere e potersi pulire. Che l'art 608 si riferisca anche a questo depone a favore anceh l'origine storica della norma, dato che la norma e' nata in riferimento ad alcuni casi del passato di episodi di grande sofferenza di detenuti e morti in carcere per carenza di cibo ed acqua. E questo e' dimostrato dalle previsioni dell'ordinamento penitenziario, dato che Bolzaneto era un carcere provvisorio. QUeste previsioni, all'art. 8 prevede il diritto dei detenuti a tutto quanto necessario per l'igiene personale, e specifica quali. Tanto per sottolineare come la cura e l'igiene personale attenga alla sfera residua di liberta' di un detenuto. E lo stesso per quanto riguarda il mangiare, dato che l'art. 9 prevede che i detenuti abbiano cibo sufficiente alla propria massa e corporatura. E cosi' poi il regolamento penitenziario all'art. 11 prevede il vitto giornaliero: il detenutoha diritto ad almeno 3 pasti al giorno a distanza di 5-6 ore l'uno dall'altro. A Bolzaneto non e' stato somministrato cibo con cadenze neanche lontanamente vicino al regolamento penitenziario. Questo va detto perche' la cosa e' stata giustificata come questione relativa agli orari di ingresso e di traduzione. Il vero problema e' che di cibo a bolzaneto non ce n'e' stato, mentre giustamente e' stata posta comunque attenzioen al problema del cibo delle ffoo. La stessa attenzione doveva essere prestata per quanto riguarda i detenuti. Cito soltanto la deposizione di Perugini che e' stato degno, e ha provveduto a far arrivare del cibo e dell'acqua per il personale dell'ufficio trattazione atti. Altri testi che sono stati sentiti hanno detto che si e' provveduto al cibo nella mensa, nelle macchinette, andando a mangiare fuori. Cito la deposizione dell'isp. Fornasiere che e' stata emblematica avendo dato particolari indicazioni: il personale provvedeva a curare la parte dell'alimentazione. Il servizio era h24, e in quel servizio era previsto il tempo per mangiare, ma non solo il primo, il secono tutto. Ci ha detto che si recavano in un noto locale dell'entroterra, qualcuno ha prodotto anche le ricevute. Giustamente le ffoo si sono curate della propria persona e della propria alimentazione, ma la cosa doveva essere pensata anche per i detenuti. [...]
Secondo il pm l'istruttoria dibattimentale ha provato la credibilita' delle testimonianze delle persone offese, e lo ha spiegato il collega. [...] Ad avviso del pm vi e' stato ancora di piu' di qualcosa nella compressione della liberta': vi e' stata una volonta' intensa a vessare le persone ristrette nel sito e a lederne gli aspetti piu' intimi della loro dignita', proprio per quello che erano, per il loro modo d'essere, per la loro capigliatura, per le loro idee politiche. Era significativa la lettura che abbiamo fatto ieri degli insulti, che denotano una contrapposizione netta tra ffoo e le persone arrestate che venivano ascritte all'area no-global e insultati proprio collegandoli a questa contrapposizione. E' veramente significative sono le offese a sfondo politico, perche' sono sistematiche e univocamente dirette alla loro appartenza politica. Il leit motif era quello, si capiva dagli insulti, dagli atteggiamenti e dalle restrizioni imposte, che se da un lato riguardavano la fede politica, dall'altro erano comportamenti che puntavano a umiliare la persona. "sono una merda" e via dicendo, oppure costrizione a ripetere insulti a personaggi politici che potevano essere ritenuti simpatici al movimento no-global, o la costrizione ada scoltare espressioni riguardanti il fascismo o il nazismo, atteggiamenti antisemitici, e gli insulti con riferimento alla morte di carlo giuliani. Tutti questi sono comportamenti che provano una volonta' piu' intensa diretta a vessare le persone ristrette nel sito.
Questo da un lato alla azione diretta delle persone nel sito, e dall'altro come omissione ai sensi dell.art. 40.
Questo ha provocato una lesione della dignita' delle persone e sicuramente le persone si sono sentite umiliate sia fisicamente che psicologicamente. Mi riporto alle testimonianze e alla documentazione medica acquisita. [...] E quando c'e' una lesione del diritto alla dignita' della persona viene meno il diritto alla difesa della persona. E' per questa ragione che quindi per quanto riguarda il livello di vertice per le persone che avevano la possibilita' di impartire disposizioni e prendere provvedimenti che potevano cambiare le condizioni dei detenuti.
E' per questo che abbiamo voluto contestare per questo livello apicale anche l'art. 323, perche' questo indica un dolo particolare, cioe' quello diretto a vessare queste persone.
Per l'art 323 c.p. la dottrina e la giurisprudenza precisano il diverso ambito di operativita': l'art. 608 tutela lo spazio residuo di liberta' individuale della persona; tutti i comportamenti che incidono sulla liberta' morale del soggetto, cioe' sulla parte della dignita', alle umiliazioni, tutti quei comportasmenti che incidono sulla umiliazione, rientrano nell'art. 323. Sostanzialmente tutti i comportamenti che attengono alla tutela della liberta' di locomozione attengono al 608, mentre quelli che attengono alla sfera morale rientrano al 323.
Nel caso in cui pubblici ufficiali che per competenze e incarico avrebbero dovuto intervenire, si sono resi concorrenti con condotta omissiva nel reato medesimo.
Si devono ora esaminare le violazioni di legge in cui consiste l'elemento materiale di cui all'art. 323. 

[ pausa ]

A: tra queste violazioni abbiamo l'art. 27 comma terzo della costituzione che stabilisce che le pene non possono consistere in trattamenti contrari all'umanita', e tra le pene viene incluso il trattamento di una persona fermata. Abbiamo l'art. 3 della convenzione sulla salvaguardia dei diritti dell'uomo, e il riferimento e' ormai sul tema dei diritti non solo nazionale ma internazionale, ratificata con la legge 988 del 1995. E poi le norme che abbiamo gia' citato in materia di ordinamento penitenziario, l'art. 1 che stabilisce che il trattamento penitenziario deve essere conforme a umanita' e rispettoso della dignita' della persona, e che non deve essere improntato ad alcuna discriminazione. Abbiamo poi l'art. 8 dell'ordinamento penitenziario sulla cura della persona, l'art. 9 della legge penitenziaria che stabilisce la somministrazione di cibo con l'art. 11 del regolamento penitenziario che prevede il diritto a tre pasti giornalieri.
E' importante che queste norme si riferiscono anche alle persone offese transitate a bolzaneto che erano in ogni caso sottoposti ad indagine. La tutela di queste norme va estesa anche a loro.
Una precisazione per quanto riguarda i comportamenti provati dal dibattimento sulle costrizioni a pronunciare frasi inneggianti al fascismo o ad ascoltarle: noi abbiamo inserito questi atteggiamenti nell'ambito della tematica della lesione della dignita' della persona. Non si e' ritenuto di contestare il reato di apologia del fascismo anche se molte parti offese hanno riferito di frasi specifiche e forti, perche' l'interpretazione giurisprudenziale dell'articolo e' relativa a chi fa propaganda per un gruppo che prevede la riunione del disciolto partito fascista. [...]
Ovviamente la norma principale tra le norme violate nell'ambito della contestazione del 323 e' l'art. 3 della convenzoine sui diritti umani e sulle liberta' fondamentali, sia gerarchicamente che come origine etica. Si e' detto che il diritto non e' piu' solo una questione nazionale, ma anche deve fare riferimento a convenzioni internazionali, e chi ratifica tali convenzioni dovrbebe poi impegnarsi a farle rispettare.
L'art. 3 prevede che non sono ammissibili trattamenti disumani e degradanti, o torture. Dobbiamo capire che cosa sono i trattamenti disumani e degradanti. L'Italia e' uno degli stati che ha ratificato la convenzione ONU contro la tortura e le altre pene inumane e degradanti. E' stata ratificata il 12 gennaio del 1989. Anche l'Italia come gli altri stati aveva l'obbligo giuridico compatibilmente con le proprie procedure di introdurre norme che dessero attuazione a questo impegno internazionale. C'e' da dire non e' ancora stato introdotto nell'ordinamento il reato di divieto di tortura. Sicuramente l'Italia non si e' disinteressata del tema che e' delicato, e investe i diritti e il rapporto tra diritto internazionale e diritto interno, e incorre nei problemi delle relazioni tra il nuovo reato e gli impegni internazionali assunti. Vi sono state molto proposte di legge, il tema e' indiscussione ma si e' arenato per motivi politici di gestione politica e in riferimento ad alcuni emendamenti posti in discussione nell'ultimo disegno di legge. Quindi la previsione normativa non e' ancora introdotta.
Per valutare cosa si debba intendere come trattamento crudele inumano e degradante, e in cosa si differenzia dalla tortura, abbiamo due riferimenti: da un lato il riferimento normativo, ovvero la convenzione ONU sulla tortura e successivi disengi di legge; dall'altro abbiamo la giurisprudenza, rappresentato dalle sentenze della corte europea sui diritti dell'uomo. [...] che ci aiutano con la loro casistica.
Veniamo al primo aspetto, che chiameremo normativo, dato che fa riferimento a convenzione e disegni di legge successivi. C'e' da dire che l'Italia... la convenzione dell'ONU ha previsot l'istituzione di un comitato che verifichi presso gli stati membri il livello di implementazione dell'impegno preso. L'Italia e' considerata inadempiente, ma vi e' da dire una cosa importante. Il divieto di tortura e' stato introdotto nel codice penale militare di guerra, perche' e' un primo passo cmq, anche se molto specifico e non e' l'assolvimento dell'impegno giuridico. E' una cosa significativa che e' stata segnalata come dato positivo dalla commissione dell'ONU. Il 31 01 2002 e' stata introdotto l'art. 185 bis del codice militare di guerra che riguarda i comportamenti nei confronti dei nemici: "salvo che il fatto costituisca piu' grave reato il militare che compie per cause non estranee alla guerra commette torture [...] in danno di prigionieri di guerra e' punito con la reclusione da 2 a 5 anni". Dicevamo che l'Italia e' considerata inadempiente, e questo perche' i comportamenti di trattamenti inumani e degradanti sarebbero garantiti dalle previsioni normativi del codice penale, darto che ciascuna fattispecie comprende frammenti del comportamento di tortura ma non e' estensivo di tutto il comportamento generale. Per questo e' necessario prevedere un reato apposito.
L'art. 1 della convenzione sulla prevenzione della tortura definisce la tortura come "infliggere intenzionalmente gravi dolori e sofferenze fisiche e mentali a una persona su cui si abbia custodia e controllo da parte di una persona che agisca a titolo dello stato su una determinata persona". Prevede ovviamente che vi sia l'intenzione di ottenere una confessione o una informazione, oppure di punirla di un atto che ha commesso o che e' sospettata di aver commesso, oppure di costringerla a fare delle cose, oppure per discriminare la persona offesa. QUindi c'e' una definizione rispetto al soggetto agente, e prevede due ipotesi, sia l'azione diretta che l'istigazione che la tolleranza nella forma di consenso espresso o tacito alla condotta. Poi abbiamo la concretizzazione della condotta come inflizione di dolori o sofferenze fisiche e mentali. E abbiamo poi il dolo specifico. [...]
E' ovvio che cosi' inteso il concetto di tortura e' evidente che le norme del nostro ordinamento non sono sufficienti a ricomprendere un comportamento con tutte queste caratteristiche. Vi e' da dire che la convenzione comprende la definizione all'art. 16 di trattamento crudele e degradante e ne fa una distinzione da un punto di vista quantitativo. E' solo uan distinzione di intensita' sia sotto il profilo di durata che di intensita', ma ontologicamente non e' diverso. Per la tortura c'e' uno stigma speicale, mentre il comportamento crudele e degradante e' piu' contenuto nel tempo. L'aspetto della sofferenza mentale fa riferimento anche a quel senso di umiliazione e di prostrazione e vessazione psicologica che si induce nel soggetto passivo.
Quando si e' cominciato a disquisire su come dovesse essere realizzato il reato di tortura che l'Itlaia si e' impegnata ad inserire nel codice penale, si e' cominciato ad analizzare le norme esistenti per coprire il caso della tortura. Si e' cominciato a escludere il 594 e il 612 (minaccia e ingiuria), come anche il 581 e 582, dato che escluderebbero la punizione di comportamenti gravi in assenza di querela e in assenza di danni fisici ma solo di danni psicologici. Si sono fatte considerazioni sul maltrattamento ma e' un reato abituale e quindi un requisito che non avrebbe consentito di coprire quei fatti che non hanno una ripetizione sistematica nel tempo.
Vediamo i disegni di legge: l'approfondimento dei fatti di Bolzaneto ha rappresentato uno stimolo a parlare di queste tematiche, dato che gia' dall'agosto 2001 si e' intensificato il lavoro su questi disegni di legge. Gia' da quando sono arrivate le prime lettere alla procura e dopo le prime notizie di stampa, viene messo in discussione il primo disegno di legge 582/2001 nell'agosto sotto sollecitazione di quanto accaduto a bolzaneto, in merito ai trattamenti fisici e soprattutto psicologici. Diciamo che i fatti di Bolzaneto oltre a rappresentare uno stimolo, hanno dato anche coscienza di due circostanze fondamentali, ovvero di come i comportamenti di tortura riguardino anche atteggiamenti psicologici e abbiamo visto come in molti casi siano stati piu' incisivi questi rispetto alle percosse o ai calci subiti. HA dimostrato come il trattamento disumano possa essere piu' grave quando fa riferimento alla sfera psicologica. E ha dimostrato che gli episodi di tortura non sono fenomeni di occupazione militari ma possono ahime accadere anche in paesi democratici. [...]
Il collegio difensivo di questo processo vede l'avvocato Biondi, codifensore di alcuni imputati del livello intermedio dell'arma, ed e' uno dei promotori di alcuni disegni di legge sul reato di tortura: uno e' a sua firma e uno e sostenuto da lui tra altri. E' stato proprio nella relazione del senatore Biondi che era stato sottolineato proprio questo aspetto, cioe' che bisognava prendere atto che negli atti di tortura sono incluse le vessazioni psicologiche e non solo una aggressione alla persona, ma una aggressione all'amministrazione della giustizia perche' viola il meccanismo di formazione della prova. [...] Successivamente alla celebrazione dell'udienza preliminare vi sono stati una intensificazione della discussione sui disegni di legge. ABbiamo provato a valutare tutti i disegni risultanti pubblicamente: tra il maggio 2006 e il febbraio 2007 in cui vi e' l'ultimo ordine del giorno su tutti i disegni di legge. al momento non e' proseguita e allo stato siamo rimasti con una discussione non completata. Il primo disegno di legge 582/2001 e' il primo sistematico. Ve ne sono degli altri: disegno Biondi 324 del 12 maggio 2006, poi il disegno Bulgarelli nr 789 11 luglio 2006, il disegno pianetta 27 luglio 2006, il disegno Iovene dle 14 sett 2006, e l'ultimo del 14 dicembre 2006. Tutti questi progetti hanno degli elementi comuni rilevanti ai fini della definizione della tortura, che ci aiuta a livello interpretativo, e questi dati insieme a quelli della giurisprudenza ci aiutano a definire il trattamento inumano e quindi poi vedere se corrispondono ai fatti di Bolzaneto.
Questi disegni tranne l'ultimo prevedono l'introduzione del reato autonomo di tortura collocato nei delitti contro la persona, contro la vita e la volonta' individuale, come 593 bis. La fattispecie del reato si riporta fedelmente agli elementi di contenuto dell'art. 1 della convenzione dell'ONU con pieno adempimento dell'obbligo giuridico: un reato proprio del pubblico ufficiale, a dolo specifico e con una condotta di inflizione intenzionale con qualsiasi atto di dolore e sofferenze fisiche e mentali. Sono previste la possibilita' di azione attraverso condotta omissiva e una previsione di pena dai 4 ai 10 anni. [...]
In uno dei disegni e' prevista la non prescrivibilita' del reato e una disposizione processuale relativa all'introduzione dell'inutilizzabilita' delle dichiarazioni ottenute tramite tortura. L'ultimo disegno di legge ha delle particolarita' sia perche' prevede una diversa collocazione con una accentuazione dell'aspetto della liberta' morale, collocandolo come 613 bis, e non piu' come reato proprio ma come reato non proprio per includere anche i comportamenti posti in essere da soggetti senza potere legittimo che pongono in essere comportamenti analoghi. [...]
Oltre all'adeguamento dell'Italia la previsione del reato avrebbe un effetto preventivo elevato, dato che prevedere l'inutilizzabilita' a fini processuali le dichiarazioni ottenute con tortura, e' un chiarire con nettezza i limiti dell'esercizio della forza e dell'esercizio dei poteri di indagini contro le persone.
Questi sono gli elementi caratterizzanti il comportamento di trattamente disumani e di tortura che vengono da convenzioni e disegni di legge. Veniamo alla casistica della corte europea, come casistica di violazione dell'art. 3. L'ufficio del pm ha individuato alcune sentenze di riferimento che sono quelle sulle tematiche fondamentali, dato che le altre sono sentenze che si riportano a queste medesime sentenze capostipite.
La prima e' la sentenza del 18.01.1978 Irlanda contro Regno Unito, poi quella del 10.11.1976 Shaal contro Regno Unito, poi un'altra sentenza Ranninen contro Finlandia del 16.09.1997, sentenza Selmouni del 1999, 19.04.2001 pierce contro grecia che attiene alla tematica delle vessazioni durante l'uso del bagno, e due sentenze che riguardano l'italia del 2001 che riguardano fatti di violenza fisica avvenuti nei confronti di persone detenute e in particolare visite mediche.
Queste sono le sentenze che abbiamo individuato perche' tutte si riportano e citano queste sentenze. Sono sentenze fondamentali perche' danno criteri interpretativi e casistica di quello che la corte ritiene debbano essere oggetto di esame relativamente ai comportamenti di trattamenti inumani e degradanti e quelli di tortura. [...]
Veniamo alla prima, del 1978, e tratta il tema dell'interrogatorio. Era circa i maltrattamenti subiti da detenuti iralndesi da parte di polizia e militari inglesi in vari centri di prevenzione. La corte ha dato ragione ai detenuti e ha parlato delle cinque tecniche vessatorie durante gli interrogatori, e parla circa il divieto di tortura e di comportamenti degradanti come imprescindibile e indipendentemente dal comportamento della vittima. Veniamo alle tecniche vessatorie: stare in piedi contro il muro per qualche ora in una posizione di tensione, descritta come a gambe divaricate contro il muro con le dita sopra la testa e le gambe dietro; incappucciamento; sottoposizione a rumore; privazione del sonno e privazione di cibo e bevande. Qui la corte pone una differenza tra trattamento inumano e degradante: riportandosi alla distinzione tra questo e tortura in questa sentenza distingue tra trattamenti inumani che infliggono alla persona sofferenza fisica e mentale, e trattamenti degradanti ovvero quello che omporta nella vittima una sensaiozne di umiliazione, inferiorita' nei confronti degli altri e di se stesso. La corte fa una osservaizone interessante che stabilisce che cmq queste situazioni indicate [...] sono state ritenute cmq in violazione dell'art. 3 anche se la corte non era riuscita a determinare per quanto tempo erano state inflitte.
Riportandoci alla situazione di Bolzaneto si puo' osservare che praticamente queste situazioni indicate dalla corte, tranne l'incappucciamento sono risultate provate: la posizione indicata e quella classica posizione vessatoria di stazionamento, la privazione di sonno con l'uso di rumori e la privazione di cibo e acqua.
Passiamo alla seconda sentenza che sottolinea l'irrilevanza rispetto alla situazione di tortura della condotta della vittima: la sentenza dice che bisogna guardare alle caratteristiche della condotta senza considerare la reazione della vittima. Non possiamo che ricordare che a bolzaneto non si sono mai verificati episodi di resistenza o di aggressione nei confronti delle ffoo.
Abbiamo poi la sentenza del 97 che riguarda la prolungata permanenza in manette: la corte non ha ritenuto giustificata la richiesta del ricorrente, ma ha stigmatizzato il comportamento del prolungato ammanettamento, facendola rientrare nelle violazioni dell'art. 3. Mi limito a ricorda come anche ha fatto il collega, che moltissime persone hanno riferito di essere stati con i laccetti ai polsi sicuramente nella prima parte, sicuramente nel piazzale, nel corridoio e tanti sono rimasti con i laccetti anche nelle celle, perche' vi sono alcuni casi citati. Moltissimi hanno detto che quando sono stati accompagnati al fotosegnalamento anziche' ottenere un alleviamento della tensione dei laccetti si e' verificato uno stringimento.
Abbiamo la sentenza del 99 in cui la corte impone il divieto dell'uso di tortura anche in casi di emergenza nazionale: il ricorrente era una persona arrestata e sottoposta a lunghi interrogatori con uso di ampi comportamenti violenti. La sentenza dice che l'uso di uesti comportamenti e' vietato, e il divieto e' inderogabile anche in caso di emergenze e di ordine pubblico. E' necessaria una anticipazione della soglia di tutela dei diritti fondamentali anche a fronte di esigenze di OP.
Qui possiamo anche citare un caso: il presidente della corte suprema di israele si era riportato a questi principi e aveva appunto detto come una volta la stessa corte suprema di israele si era trovata in una situazione difficile perche' aveva dovuto giudicare un caso sul se fosse legittimo sottoporre una persona a tortura nel caso di dover individuare la localizzazione degli ostaggi in caso di minaccia di attentato. Abbiamo dovuto affrontare un conflitto interiore molto forte, ma il divieto di tortura e' imprescindibile, anche in presenza di emergenze di OP. [...]
Questo per dire che e' una tematica a livello internazionale molto sentita, ma la corte ha stabilito che questo divieto e' imprescindibile. E' per questo che citiamo il 285bis del codice militare di guerra. [...] uno sforzo che va completato con l'introduzione del reato di tortura nel nostro ordinamento penale. Tornando a Bolzaneto vediamo che alcune situazioni si sono verificate a bolzaneto, le percosse che le parti offese hanno riferito, alcuni casi di trascinamento per capelli, la costrizione a passare dal corridoio, e minacce di ustione o a sfondo sessuale. [...]
Poi c'era la sentenza del 2001 pierce contro grecia, che ci riporta alla tematica della riservatezza necessaria durante l'espletamento dei bisogni. Qui la corte diciamo che non ha acoclto il ricorso per una questione procedurale, ma nel merito ha ritenuto sussistente il comportamento inumano. Il ricorrente lamentava la condivisione dlela cella con altri, e la necessita' di usare i servizi in presenza degli altri detenuti. La corte ha definito questo comportamento come degradante e umiliante, al fine di infrangere la sua volonta'. Riportiamo ai comportamenti a bolzaneto: le mancate richieste di andare al bagno per paura, l'accompagnamento con percosse e violenze, la non riservatezza durante l'espletamento dei bisogni. [...]
Poi abbiamo due ultimi casi che riguardano ipotesi di condotte di violenze fisiche: 06.04.2001 e 18.10.2001 dove due detenuti del carcere di pianosa hanno lamentato comportamenti violenti come strizzate di testicoli e colpi con manganelli. Anche in questo caso la corte esaminando il tipo di condotta ha detot che queste condotte quando sono adottati per una certa dimensione temporale configurano un trattamento inumano e degradante. Noi non possiamo che ricordare a Bolzaneto tutti i casi di minacce fisiche e mentali. In uno di questi ricordi il detenuto lamentava di essere stato tenuto ammanettato durante la visita medica, e la corte sanciva la inumanita' di questo trattamento. Non e' neanche necessario elencare gli svariati casi di minacce e trattamenti simili avvenuti a bolzaneto.
Questo ex cursus ci da la casistica dei trattamenti disumani e degradanti, e dopo di esso, [...] si puo' ritenere che i trattamenti inflitti a bolzaneto sono stati inumani e degradanti. E precisamente li possiamo riassumere: azioni poste in danno delle parti offese che hanno determinato forte sofferenza fisica, non fosse altro che per la posizione, le botte e altro, e mentale, nel senso di sofferenza morale, e mi riporto ai testi che il tribunale ha sentito, come la deposizione del dr. monaco che era stato chiaro circa le conseguenze sulle parti offese, che ha detto come le persone visitate gia' nell'agosto 2001 avessero riportato pesanti modifiche del proprio comportamento e condizionamento del proprio rapportarsi con la vita quotidiana per le vessazioni e umiliazioni subito. [...] Questo ha portato a una diminuzione della resistenza fisica e morale e che ha determinato la contestazione del reato nei confronti della lesione del diritto all'integrita' fisica e morale. Abbiamo avuto dei comportamenti diretti e comportamenti che abbiamo ricondotto alla tolleranza e all'acquiescienza e quindi all'art. 40.
Quello che caratterizza questa elaborazione sui fatti di Bolzaneto sono delle peculiarita': questo trattamento inumano e degradante ha avuto in bolzaneto un carattere molto esteso, nel senso che non e' stato limitato a una fase della permanenza della struttura, cioe' non so solo nel cortile o solo nella cella, ma maltrattamenti che continuano dall'arrivo fino alla traduzione inclusa. Laddove invece i fatti esaminati dalla corte avevano caratteristiche piu' delimitate. Abbiamo avuto la compresenza di piu' comportamenti degradanti e inumani nei confronti dello stesso detenuto, ovvero contemporaneamente un detenuto ha subito tutti i comportamenti indicati. I fatit che si sono verificati a Bolzaneto sono stati estremamente gravi, hanno realizzato un trattamento inumano e degradante e costituiscono una violazione dell'art. 3 della convensione sui diritti dell'uomo, soprattutto per la sofferenza psicologica inflitta, dato che nella struttura si e' percepito un sostanziale diritto di impunita' rispetto a chi poneva in essere comportamenti di violenza fisica diretta, e i comportamenti omissivi sono stati altrettanto gravi, anzi gravissimi perche' hanno dato a chi era autore materiale di fatti di non particolare gravita' la scusa dell'impunita', garantendo l'estensione di questo comportamento perche' l'impunita' e' un implicito incoraggiamento di certe condotte. Sempre sulla base di questa differenza quantitativa della cdorte tra tortura e comportamento disumano abbiamo contestato solo il secondo come ufficio per un criterio prudenziale, nel senso che abbiamo guardato la durata della permanenza e della situaizone di bolzaneto. Non e' una questione ontologica, ma solo perche' la durata e' stata piu' contenuta nel tempo rispetto a quanto uno protrebbe contestare nella tortura. 

[ pausa pranzo ]

A: qualche considerazione ora con riferimento a quelli che abbiamo detto essere i reati particolari in relazione a persone fisiche determinate. Abbiamo violenze private, ingiurie e percosse.
Cominciamo dalla parte attinente alle ingiurie: come gia' ieri il collega ha illustrato sono state moltissime le ingiurie rivolte ai detenuti e ai fermati, da quelle ordinarie e volgari a quelle collegate alla loro adesione e militanza al movimento no-global. Qualche considerazione di tipo sistematico: non si e' trattato di offese soltanto con parole ma moltissimi comportamenti di carattere offensivo, in se stesi, come sputi, offese fatte con versi di animali, pernacchie, qualcuno ha parlato di rumori scurrili, gesti offensivi, strappi di indumenti come nel caso di NM. Un'altra caratteristica e' che spesso hanno avuto un soggetto passivo collettivo, [...] di cui la persona fisica faceva parte o si riteneva facesse parte. E' lo stesso trattamento complessivo a costituire un trattamento offensivo delle persone: a Bolzaneto non e' stato messo in atto un semplice sfotto', ma un comportamento mirato a umiliare, offendere e disprezzare gli arrestati. Mi riporto a quanto detto dal collega ieri sugli insulti: insulti alla fede politica di sinistra, insulti con come contraltare il fascismo o il nazismo, molte offese con riferimento all'antisemitismo. Particolarmente sgradevoli e gratuiti gli insulti e i riferimenti alla morte di Carlo Giuliani, soprattutto nel caso di una parte offesa che ha riferito una frase gravissima come "bisognava lasciarlo vicino all'estintore", espressioni gravi e gratuite. Ci sono poi le tematiche di ingiuria riguardante l'espletazione dei bisogni primari. [...] Poi gli insulti per la conformazione fisica, la bassa statura o il colore della pelle. [...] Poi gli insulti che ha subito PB nell'infermeria anche con riferimento all'aspetto sessuale. Moltissime donne hanno riferito insulti riferiti alla sfera sessuale, espressioni attinenti alla tematica sessuale come troie, puttane, pompinare. A questo aggiungiamo tra i comportamenti ingiurianti l'etichettatura sui ragazzi della diaz. Con riferimento alle ingiurie attinenti alla fase dell'espletamento dei bisogni psicologici mi limito a fare una affermazione dell'imputato Doria nel suo esame ripresa anche da Gugliotta e da Mancini: questi imputati avevano giustificato l'assenza della riservatezza durante l'espletamento dei bisogni e tutti gli atteggiamenti umilianti con esigenze di sicurezza, tanto che l'imputata Mancini cito' un prontuario. Ad avviso del pm sono gisutificazioni incosistenti, e il tribunale ha potuto apprezzare dalla visioen delle cassette dei sopralluoghi e ha potuto verificare di persona anceh se la parte dei bagni c'erano state alcune modifiche, come chiaramente era il locale degli stanzini con le grate ma non vi era nessun pericolo quanto alla fuga delle persone nello stanzino: eravamo in una caserma, vi era personale dappertutto, e non si e' mai verificato nessun episodio di resistenza o di violenza ne' singola ne' collettiva. [...]
L'istruttoria ha provato l'assenza di qualsiasi giustificazione per le privazioni di spazi di liberta' cosi' ristretti. E ci riportiamo sempre a Badolati che anche su questo punto ha provato a correggere una situazione che non era accettabile. [...]
Per quanto riguarda il capitolo della violenza privata e minacce, abbiamo visto alcuni blocchi di situazioni dove avvenivano minacce e costrizioni: vi era l'imposizione della firma di atti che non erano in sua lingua o che cmq non poteva leggere; l'imposizione di ascoltare o pronunciare frasi contrarie alla propria fede politica; imposizione di fare il saluto romano; alcune imposizioni particolari come tenere a richiesta alcuni comportamenti particolarmente umilianti. Con riferimento al primo caso moltissime persone hanno firmato senza poter leggere gli atti, e ci sono vari casi di persone che hanno detto di essersi rifiutati di firmare atti non in lingua o di essersi rifiutati. Vi sono casi in cui sono state riferite vere e proprie minacce al fine di ottenere la firma degli atti, come nel caso di VV a cui vegnono mostrate le foto dei figli minacciandola che non li avrebbe rivisti per molto tempo se non firmava. Abbiamo poi i casi di coazione fisica, come l'esempio del colpo con il salame contro gli arrestati spagnoli. Mi riporto a quanto detto dal collega circa l'imposizione di dire cose contrarie alla fede politica, e a tutte quelle persone che hanno dovuto fare il saluto romano e a marciare.
Come costrizioni specifiche che riguardano determinate persone abiamo il caso di PM che a un certo punto e' stato costretto a mettersi carponi e abbaiare come un cane dicendo viva la polizia. Ricordiamo il caso di FE che deve stare in ginocchio in attesa del fotosegnalamento. Ricordiamo i casi di tagli di ciocche di capelli, e l'episodio del bagno di PE e AK.
Una parola circa il rapporto tra 608 cp. e 610 cp. Secondo la giurisprudenza i due reati possono concorrere perche' nel secondo caso il bene giuridico tutelato e' la liberta' morale di scelta, mentre nel primo caso tutela la liberta' personale e individuale. Il pm seguendo questo orientamento ha deciso di contestare il 610 in tutti quei casi in cui vi era un comportamento ulteriore al generale trattamento vessatorio e umiliante. [...]
Un'ultima considerazione per quanto riguarda i fatti di violenza sono percosse e lesioni: la ricostruzione di tutta l'istruttoria dibattimentale con la lettura incrociata delle testimonianze e le dichiarazioni emergenti dagli esami di imputati e testimoni appartenenti all'amministrazione, hanno provato che questi fatti di lesioni e percoss esi sono sparsi per tutto il momento di permanenza, fin dall'arrivo. Ci sono stati tanti singoli episodi non tanto gravi nella loro individualita' oggettiva, ma gravi nella loro diffusione. In alcuni casi abbiamo descrizioni di percosse molto serie, mentre in altri casi ci sono colpi con manganelli. Abbiamo poi il caso di molte testimonianze che riferiscono di percosse con guanti e abbiamo gli episodi molto gravi degli spruzzi di spray, soprattutto nella giornata di sabato, indicativo in questo senso il malore di KL. [...] Spruzzi non limitati alle celle ma anche nel piazzale. Ricordiamo poi i comportamenti di percosse nella parte posteriore del forte al bagno, CC H. AK. Per le lesioni abbiamo il danno di A, con lo strappo della mano. [...]
Un'ultima considerazione con riferimento alla difficolta' incontrata dall'ufficio nel distinguere le lesioni dalle percosse. Questo perche' a Bolzaneto sono arrivate moltissime persone che erano gia' ferite dagli socntri o dall'operazione diaz. Era difficile stabilire quando vi fossero state lesioni provocate a bolzaneto o quando vi sia stato un aggravamento di lesioni pregresse. Abbiamo seguito anche qua un criterio prudenziale, contestando le lesioni quando vi era un riscontro oggettivo per la descrizoine delle conseguenze o un riscontro oggettivo rispetto al mezzo usato. Ad esempio LRD ha precisato di aver ricevuto i colpi nell'ufficio e di aver avuto determinate conseguenze. In questo caso la precisione delle dichiarazioni delle conseguenze ne ha determinato la qualificazione come lesioni. La stessa cosa con lo spray e le azioni con il manganello. Per quanto riguarda A. abbiamo il riscontri dei certificati medici che attestano come all'arrivo a Bolzaneto egli non avesse alcun danno alla mano.
Ancora un'ultima parola rispetto al concorso: l'ufficio del pm ha ritenuto che sulla base dell'interpretazione dottrinale e giurisprudenziale del concorso.
 

[processo bolzaneto] trascrizione IV udienza requisitoria pm
TRASCRIZIONE SOMMARIA – PROCESSO BOLZANETO - IV UDIENZA ARRINGA PM

[ P=Tribunale, A=Accusa, D=Difesa, C=Parti Civili, R=Teste ]

P: [procede all'appello]

A: (Petruzziello) Nelle scorse udienze si e' analizzato le problematiche dell'attendibilita' delle dichiarazioni rese e della qualificazione giuridica delle condotte contestate. Abbiamo visto come secondo i pm sia stato inflitto un comportamento inumano e degradante nella caserma di Bolzaneto. Si tratta ora di vedere come siano affrontabili le responsabilita' individuali e vedere in riferimento alle contestazioni quali siano i soggetti da ritenersi responsabili. L'ufficio del pm ha individuato diversi livelli di responsabilita', intendendo con quesot le risultanze dell'istruttoria, con riferimento ai diversi ruoli e compiti all'interno della struttura sia come ps che come pol pen: livello apicale, livello di vigilanza, livello intermedio; a questi si devono aggiungere i responsabili di singoli atti lesivi.
Con livello apicale intendiamo le persone che stanno al vertice dlela PS e della pol pen presenti nella struttura, quelle persone che avevano il potere e il dovere di dare ordini che incidessero su cio' che avveniva, e che avevano un dovere di controllo e intervento rispetto agli arrestati. Poi ci sono i soggetti responsabili al comando delle squadra nei singoli turno di lavoro.
Con livello intermedio abbiamo individuato i sottufficiali (isp, sovrintendenti, marescialli e brigadieri) delle squadre, ovvero che hanno dato seguito operativo rispetto agli ordini dei propri superiori.
Oggi partiremo con il livello di vertice, per poi trattare successivamente gli altri livelli. Partiamo dal livello apicale, sia per la PS che per la Pol Pen. Si e' gia' detto come nel luglio 2001, il 26 luglio 2001, l'allora capo della polizia De Gennaro, appena si era diffuse delle voci su quanto avvenuto a Bolzaneto, aveva incaricato il prefetto Salvatore Montanaro di un'indagine che verificasse la fondatezza di queste voci. Lo abbiamo sentito come teste e ci ha ricordato di aver concluso i suoi accertamenti in tempi brevi, per l'urgenza, e gia' il 30 luglio 2001 aveva concluso la sua indagine: aveva dovuto rilevare degli errori nell'organizzazione della PS "mancanza individuazione di un responsabile", "mancanza di organizzazione della vigilanza dei fermati", "mancanza di controllo delle operazioni negli uffici della squadra mobile e della digos". Effettivamente si era gia' detto nella parte organizzativa come il prefetto Montanaro abbia fatto questo lavoro di evidenziare le implicazioni disciplinari di quanto avvenuto. Ma il pm ritiene che a Bolzaneto vi sia stato di piu' di un disastro organizzativo. Vi sono sicuramente stati questi problemi, che potranno essere rilevati in sede disciplinare, ma anche profili piu' gravi che devono essere considerati in sede penale. [...]
Il processo secondo l'ufficio del pm ha provato che a Bolzaneto al di la' del disastro organizzativo si sono verificati dei reati gravi e ripetuti, ascrivibili a comportamenti coscienti e volontari di persone che hanno operato nella struttura. Rifugiarsi dietro il disastro organizzativo e' solo un alibi. [...] Certo sicuramente anche quei profili di disorganizzazione gravi hanno contribuito a creare un gravissimo clima di tensione, come la compresenza che era stata segnalata come grave di personale di OP e personale addetto alla detenezione, o la mancanza di coordinamento tra Pol Pen e forse della PS, o ancora la duplicazione che le persone offese hanno piu' volte rilevata, la doppia identificazione, doppia perquisizione, doppiu controlli, doppia redazione di atti. Ma su questo clima di tensione si sono innestati comportamenti che violano la legge di natura dolosa e volontaria.
La situazione emersa di estrema gravita', questo trattamento che abbiamo definito come inumano e degradante ai sensi di legge, e' emersa e provata a dibattimento, una situazione grave, duratura e consistente che non poteva non essere rilevata da chi frequentava assiduamente la struttura. Allora bisogna esaminare queste condotte alla luce dell'elemento soggettivo.
Parliamo dei reati attinenti alle condizioni generali di trattamento, il 323 e il 608 cp. Abbiamo considerato rilevanti il grado e l'incarico dell'imputato, poi la presenza sul luogo, e infine l'inosservanza dei doveri di controllo e intervento. Partiamo da analizzare questi elementi uno a uno per valutare il dolo.
Primo punto, carica e grado ricoperto: abbiamo individuato i soggetti che erano al vertice con poteri decisionali, e quindi soggetti con cariche e gradi elevati. Vice Questore, Commissario Capo, Colonnello, i piu' alti gradi nelle rispettive strutture di riferimento. A questo alto grado corrisponde una funzione di garanzia delle persone trattenute. La posizione di garanzia si verifica quando un soggetto ha un dovere di tutela nei confronti di determinati beni: non solo non deve ledere quei beni, ma deve impedire che altri li ledano. Quali sono le fonti della posizione di garanzia? La giurisprudenza ne individua tre: legge, contratto, ed esercizion di precedenti attivita' che possano determinare fonti di pericolo. Nel nostro caso ovviamente parliamo della prima. E quali sono le norme che a nostro avviso operano a Bolzaneto? Innanzitutto la norma del cpp che definisce la figura di ufficiale di polizia giudiziaria, e poi tutti i provvedimenti amministrativi di nomine e di conferimento in carico, gli ordini di servizio e via dicendo, che hanno conferito ai soggetti determinati incarichi e determinati doveri.
Il primo riferimento sono gli art. 55 e 57 del cpp: l'art 55 sottolinea l'obbligo dell'ufficiale di PG di impedire che si compiano reati ulteriori, mentre l'art 57 ci aiuta a individuare chi sono gli ufficiali di PG. Alla lettera a) parla di dirigenti, commissari, sovrintendenti dei PS; alla lettera b) abbiamo ufficiali e sottufficiali dei cc; e abbiamo un riferimento agli agenti di custodia. Vi e' stata la legge 395 del 1990 che ha disciolto il corpo degli agenti di custodia istituendo la polizia penitenziaria con ordinamento civile e non militare: la legge riconosce la qualifica di PG a agenti, sovrintendenti della pol pen. Con riferimento agli ufficiali del disciolto corpo degli agenti di custodia, un ruolo ad esaurimento, la norma dice che mantengono la qualifica di ufficiale di PG secondo la norma in precedenza vigenti: secondo queste gli ufficiali degli agenti di custodia sono ufficiali di PG. [...]
Per quanto riguarda il versante dei provvedimenti di nomina li vedremo nelle singole posizioni. Ci limitiamo a dire che per la PS abbiamo ordinanze del questore e dei provvedimenti del capo della digos, mentre per la pol pen abbiamo i provvedimenti di nomina del consigliere Mancuso all'epoca capo del Dipartimento Penitenziario, in attuazione dei quli ci sono i provvedimenti di attuazione del generale Ricci e dal magistrato coordinatore Alfonso Sabella.
Con riferimetno a questi ufficiali di PG nominati con questi provvedimenti non vigeva solo l'obbligo di non compiere essi stessi reati, ma anche quello di impedire la commissione da parte di altri di reati.
Vediamo gli elementi del pm per valutare la consapevolezza della situazione da parte dei soggetti di vertice: dalle testimonianze delle persone offese che sono state esaminate in dettaglio e che sono uscite secondo l'ufficio del pm come pienamente attendibili, si siano verificate una serie di condotte gravi di tale intensita' e durata che sono state percepite e valutate da chi sia stato presente in maniera continua e non occasionale nella struttura. Un riferimento chiaro e' quello di un turno di lavoro, ovvero 6-8 ore: questa fascia di permanenza consentiva di percepire sia il verificarsi, che la loro perduranza che l'antigiuridicita' delle condotte. Questo dipende anche dai comportamenti: oltre che gravi sono stati diffusi in tutte le fasi di permanenza dell'arrestato, nelle parti piu' gravi sono sicuramente stati diffusi e durevoli. [...] Sono state esaminate le varie tematiche e moltissime condotte sono avvenute nel cortile, da cui si accedeva alla struttura, e dove tutte le persone che hanno lavorato nel sito stabilmente hanno dovuto transitare. La posizione vessatoria si verificava nel corridoio, davanti a tutti, dove vi erano due file di agenti in numero consistente che ponevano in essere comportamenti fuori dalla legge, di percosse, ingiurie, minacce ecc. Sia la durata nel tempo che nello spazio dei comportamenti li rendono apprezzabili nella loro antigiuridicita' da parte di chi e' transitato nel sito. Le condotte che sicuramente per chi ha avuto una permanenza di questo tipo erano: i fatti verificati nel cortile; lo spruzzo del gas su fermati e arrestati, di un'intensita' tale da provocare malori e da costringere le persone a mascherarsi il volto per non intossicarsi.
Abbiamo visto che non vi e' stato da parte dei vertici alcun intervento per impedire che si verificassero queste situazioni, o perche' le situazioni cessassero una votla verificate, quindi una vera e propria ingravescenza delle condotte, anceh perche' aumentava il flusso di arrestati. Non c'e' stato neanche l'adempimento di un doveroso obbligo di sengalazione, nessuna annotazione all'autorita' giudiziaria, non vi sono stati interventi per verificare chi fossero i protagonisti dell'azione, come ufficiale di PG. [...] Secondo il pm chi ha visto e percepito quanto avveniva e non e' intervenuto si e' reso concorrente nei reati medesimi, o sotto il profilo del concorso morale diretto ai sensi dell'art. 110, o sotto il profilo dell'omissione di intervento ai sensi dell'art. 40. [...] Secondo la giurisprudenza anche il solo mancato intervento di un superiore comporta il rafforzamento dell'intento da parte dei sottoposti. La Cassazione e' univoca nell'identificare in questi casi il concorso morale diretto. [...] La giurisprudenza lo afferma in maniera esplicita in casi di persone con alto grado gerarchico con riferimento a reati commessi da propri sottoposti contro persone in custodia. [...] Ma anche in generale in reati di criminalita' economica, bancarotta, peculato, detenzione illegale di armi, e via dicendo. In ogni caso.
Pertanto secondo l'ufficio del pm i soggetti di vertice presenti nella struttura che si sono resi conto di quanto avveniva e quindi hanno potuto valutarlo nella loro antigiuridicita', si sono resi concorrenti dei reati che si sono realizzati. [...] E quindi in questi casi e' configurabile un dolo diretto. La valutazione dei riscontri che abbiamo fatto sia interni che esterni, che dichiarativi interni e dichiarativi esterni, hanno dimostrato che oltre il dolo diretto vi e' un dolo intenzionale, dimostrato dalla gravita', dall'intensita' e dalla sistematicita' dei comportamenti posti in essere, e soprattutto dalle azioni vessatorie, perche' si sono verificate contro persone con una solidarieta' di idee, si sono verificate azioni di vessazione diretta alla loro appartenenza ideologica, per la reiterazione della condotta, e per un riferimento nell'azione illegale a una contrapposizione tra il movimento no-global e le forze dell'ordine. Citiamo a mo' di esempio tutte le offese e le minacce fatte con riferimento alla morte di carlo giuliani, gravissime per l'evento tragico di cui si parla, ma proprio perche' e' significativo per l'atteggiamento psicologico di chi agiva queste minacce. [...] Citiamo poi i continui riferimenti a fascismo, nazismo, a una cultura antisemita, all'obbligo di fare il saluto romano o le marce. TUtto questo dimostra secondo noi che oltre al dolo diretto, seppur nella forma del concorso morale, ma anche qualcosa di piu', ovvero il dolo intenzionale.
Una osservazione sui livelli di vertice: sicuramente loro non hanno materialmente svolto l'attivita' di vigilanza davanti alle celle, che e' stato svolto da altri che noi abbiamo ascritto ad altro livello di responsabilita'. Ma a nostro avviso siccome i livelli di vertice di Bolzaneto erano ufficiali di PG e avevano il dovere di impedire la commissione di reato, erano anche responsabili dell'incolumita' delle persone in stato di custodia: avevano l'obbligo di impedire che si verificassero o che continuassero a verificarsi una volta verificatesi. [...] Si e' verificato un mancato doveroso intervento per impedire le azioni criminose. Vi e' stato ben oltre l'omissione di denuncia: in alcuni casi vi e' stata anche quella, ed e' sintomatico dell'atteggiamento doloso, ma vi e' stato di piu', con questa tolleranza delle condotte, che ha di fatto rafforzato la determinazione nello svolgere queste condotte nella convinzione dell'impunibilita'.

Il livello apicale era costituito da: vice questore Perugini, comm. capo Poggi per la PS; magistrato coordinatore Sabella, il generale Ricci per il sct, il gen. Mattiello, l'allora colonnello Doria, gli allora capitani Migliaccio, Cimino e Pelliccia; l'isp. della Pol Pen Gugliotta.
Abbiamo detto quali sono stati i nostri parametri per la consapevolezza di quello che avveniva, che derivava da una presenza continua nella struttura e duratura, tra 6-8 ore. Con questi criteri rapportati al grado e alle cariche il pm ha valutato se vi erano dei profili di rilevanza penale.
Abbiamo ritenuto che la prova della consapevolezza dovesse essere ritenuta certa e provata con questi criteri: abbiamo deciso di non indagare Ricci e Mattiello, sentiti come testimoni, perche' non vi era questo requisito della presenza; cosi' per quanto riguarda il capitano Migliaccio che aveva funzioni di coordinamento tra i due siti, che non e' stato sottoposto ad indaigne con riferimento agli art. 323 e 608, anche se e' stato cmq indagato per un comportamento singolo nei confronti di HF, ma e' intervenuta una archiviazione, ed e' per questo che e' stato sentito come testimone assistito; il magistrato Sabella e' stato sottoposto a indagine per i medesimi articoli, ma con riferimento alla sua posizione abbiamo avanzato richiesta di archiviazione anche dopo indagini aggiuntive, ed e' per questo che e' stato ascoltato come tesitmone assistito.

Partiamo dalle posizioni del vice questore Alessandro Perugini e del commissario capo Anna Poggi, livello apicale per la PS. I criteri sono quelli di individuare persone con poteri decisionali nella struttura per grado e incarico, che avrebbero potuto quindi dare ordini per incidere sul trattamento dei detenuti. Si e' detto come mancasse una organizzazione chiara dell'attivita' della PS e come mancasse un referente chiaro e unico di PS nel sito. Peraltro dalla attivita'd i indagine e dalle dichiarazioni a processo, e' emerso che l'unica unita' che era stabilmente presente per la PS era l'ufficio trattazione atti, il cui responsabile era Poggi Anna, comandata a quel servizio con un ordine di servizio del dr. Spartaco MOrtola, allora responsabile della DIGOS di Genova. E' il documento 2.3: l'incarico era stato conferito oralmente e poi confermato con il documento scritto. Lei stessa ci dice che e's tata "aggregata dalla DIGOS di Torino e mandata a Bolzaneto come responsabile della trattazione atti". L'imputata ha steso anche una relazione di servizio (il doc. 6.11) dove ribadisce di essere il responsabile della trattazione atti. Nella nota del doc. 2.3 prova che all'ufficio si aggregarono tra le 18 alle 4 il venerdi' e tra le 16 e le 4 il sabato, anche Perugini, Pinzone, Del Giacco, Raschella', Scito. Questo dato emerge da una serie di testimonianze degli appartenenti all'ufficio trattazione atti: Norbille, Troisi, Tripisciano, Zanotto, Benedetti, Cornaro, Del Giacco, La Rosa, Pinzone, Astici, e dagli esami dello stesso Perugini e della stessa Poggi. L'ufficio del pm nell'ambito delle persone di PS ha individuato come responsabili le persone piu' alte in grado come Perugini e Poggi. Va detto che vi era presente anche il vice questore della polizia scientifica, che pero' operava nell'edificio del tutto indipendente dalla palazzina dove si svolgevano le attivita' di fotosegnalazione. Va detto anche che sono passate persone di PS con grado piu' alto, ma per transiti temporalmente molto contenuti e senza continuita'.
I due imputati Poggi e Perugini, proprio per la loro carica e per il servizio che hanno prestato, sono da ritenersi in posizione di garanzia rispetto ai diritti delle persone in custodia, questo a prescindere dallo svolgimento concreto di una funzione di vigilanza davanti alle celle. [...] Quali sono le fonti della posizione di garanzia per loro: sono le norme gia' indicate per la qualifica di ufficiale di PG (art. 55-57 cpp); il documento 2.1 ovvero l'ordinanza del questore di genova ufficio di gabinetto del 12 luglio 2001 che al paragrafo 10.2 parla proprio della trattazione atti dei fermati; [...]; per il commissario Poggi abbiamo poi il documento specifico citato prima come ordine di servizio. Per quanto riguarda la qualifica entrambi hanno un grado a cui consegue la qualifica stessa, come da cpp. Per quanto riguarda il secondo documento, osserviamo che in esso il questore stabiliva che la trattazione degli arrestati doveva essere curata da una struttura in bolzaneto, attraverso un ufficio di trattazione atti che fu organizzato in loco. Con riferimento alla normativa, all'ordinamento della PS che stabilisce i poteri di ciasucno dei gradi, ci limitiamo a rilevare che l'art. 36 dice che a partire dal ruolo di commissario sono affidati compiti dirigenziali di uffici o reparti e valutazione di opportunita' dei compiti ricevuti e comunque con ruoli di responsabilita'. [...] Quindi sicuramente la dr.ssa Poggi e il dr. Perugiini avevano il dovere di impartire direttive e il dovere di controllare che la detenzione delle persone nel sito avvenisse nel rispetto della legge e non viceversa in danno dei detenuti stessi.
A questi elementi che conferiscono agli imputati posizione di garanzia, andiamo a vedere la presenza: il processo ha dimostrato che queste persone sono rimaste nella struttura in maniera continua e cospicua. Partiamo dagli esami degli imputati: la dr.ssa Poggi il 01.10.2007 alle pag. 7-8 della trascrizione dice "ven arrivai la mattina, stetti tutto il giorno e andammo via la sera con il dr. perugini; il sab arrivai il pomeriggio, andai via la sera con perugini; la dom feci un passaggio di un paio d'ore"; con riferimento alle ore di addio al sito parla delle 3-4 di notte. Il dr. Perugini a pag 32-33 della trscr dice "sono stato ven e sab, dal pomeriggio fino a notte inoltrata; il ven dalle 17 mentre il sab dalle 16, fino a notte inoltrata, sicurament edopo l'una". Vi sono pero' poi moltissime dichiarazioni di testimoni che hanno confermato la presenza degli imputati nei termini orari da loro riferiti, ne cito solo alcuni: norbile, troisi, tripisciano, zanotto, benedetti, barbieri, zampese, tammaro, accornero e sciutto, del giacco, pinzone, raschella', la rosa, astici, truppo simona, scigliano, scibiglia, gaeta giorgio dirigente del VI reparto mobile, il dr. cipriano, Giannini, Ausanio, Mancini. Tutte queste persone, colleghi degli imputati, hanno riferito degli orari di presenza. A questa presenza temporalmente significativa e non occasionale, consegue la consapevolezza di quanto avveniva nella struttura, e soprattutto circa la durata e la sistematicita' dei comportamenti subiti dai detenuti. Ci limitiamo a ricordare che non si puo' addurre come giustificazione una mancanza di autonomia di spesa da parte degli imputati, perche' non risulta che questi imputati abbiano segnalato ad alcuni il problema o se ne siano fatti carico in alcun modo. [...] Ci limitiamo a far notare come l'imputato Perugini provvedette a far pervenire cibo al personale dell'ufficio trattazione atti, ma nessuna azione altrettanto doverosa e' stata compiuta nei confronti dei detenuti. Facciamo notare che ben altro atteggiamento e' stato tenuto da una persona di ben inferiore grado, l'isp. Badolato. [...] Se lo ha potuto fare un ispettore, sicuramente era possibile per un vice questore e per un commissario capo, che pero' non lo ha fatto ne' si e' adoperato perche' altri facessero qualcosa.
Veniamo ad esaminare gli argomenti difensivi prospettati dagli imputati nei loro esami: e' stata indicata della qualifica formale contestata; di non essere stati incaricati della vigilanza; di non avere avuto percezione delle vessazioni perche' nessun fatto violento avvenne in loro presenza. Un ulteriore argomento e' che loro sarebbero intervenuti nei pochi casi in cui riscontrarono situazioni anomale: la Poggi nel cortile, mentre Perugini nelc aso di uno spruzzo di spray e di un transito nel cortile di numerosi agenti del reparto mobile di milano e torino. Perugini inoltre sostiene di non essere stato aggregato alla trattazione atti ma di essersi reso disponibile volontariamente per dare una mano.
Questi argomenti non sono condivisibili: se e' vero che per la PS non vi era un unico responsabile della struttura, ribadiamo che anche con riferimento all'ordinanza del questore, l'unica unita' rilevabile e rapprestantiva della PS, dotaata di una organizzaizone era proprio l'ufficio trattazione atti,c he costitui' anche un riferimento esterno per i problemi della PS in attivita'. E' anche provato che Perugini e Poggi sono i due soggetti piu' alti in grado con una permanenza cosi' significativa. Anche da un punto di vista formale secondo il pm questa invocata mancanza di qualifica non convince, proprio a partire dall'ordinanza del questore [...] il paragrafo 10.2 del doc. 2.1 che parla dell'attivita' di trattazione, parla di attivita' di trattazione dei fermati e non di trattazione atti, ovvero di trattazione e gesitone dei fermati, proprio a significare che vi era una unica attivita' complessiva di accompagnamento del fermato nell astruttura da parte della PS. [...] Quindi proprio anche da come e' strutturata la previsione nell'ordinanza del questora, l'ufficio trattazione atti era il riferimento per la gesitone del fermato o dell'arrestato fino al momento in cui veniva affidato all'amminsitrazione penitenziaria. Lo stesso doc. 2.3 ovvero il conferimento dell'incarico alla dr.ssa poggi parla di trattazione e gestione dei fermati e degli arrestati. QUindi i responsabili dell'ufficio trattazione atti non dovevano limitarsi a trattare gli atti, ma prendere in carico il fermato o l'arrestato al suo arrivo nella struttura. E questo deriva dalla qualifica di ufficiali di PG dei due imputati, quindi non rileva che loro non fossero direttamente interessati per la vigilanza: la loro responsabilita' come ufficiali di PG si aggiungeva a quella di incaricati dell'ufficio. Un altro dato molto importante e' che gli imputati Poggi e Perugini sono sempre stati considerati e trattati come responsabili e referenti per la struttura da aprte della PS: questo sia da parte di sottoposti in grado che da funzionari; e loro stessi si sono comportati come tali, esercitando il potere a loro conferito. Significative sono su questo punto [...] sono le stesse annotazioni di servizio degli imputati (doc. 6.10, 6.11): esaminando queste due relazioni di servizio si puo' vedere immediatamente come non si tratta di relazioni che riguardano solo l'ufficio trattazione atti e la sua organizzazione, ma si tratta di una descrizione piu' analitica per perugini, piu' sintetica per poggi, riguardante tutto l'iter dell'arrestato dall'arrivo nellas truttura fino al passaggio alla pol pen. Non si limitano loro stessi all'ufficio trattaiozne atti. [...] Vado a leggere alcuni passi, la descrizione della loro attivita': "all'interno del padiglione sono state costruite stanze per la custodia delle persone fermate; queste venogno visitate dal medico della pol pen [...]; i detenuti una volta completato il ciclo della trattazione che poteva durare anche ore, venivano poi tradotti in carcere. Le persone venivano trattate a ciclo completo compreso la'vviso ai consolati per i cittadini stranieri". QUindi il dr. perugini quando si aggrego' venne considerato un dirigente della struttura. [...] "lo scrivente e' stato presente nella struttura con funzioni di coordinamento della trattazione atti". La Poggi considerava Perugini suo superiore diretto, come nelle pag 9-10 della trascr. dell'esame "era stato disposto un servizio dalla digos di genova, dai dirigenti mortola e perugini [...] il piu' alto in grado eravamo io e il dr. perugini, se non c'era il dr. perugini, ero io". Ma vi sono numerose risultanze in proposito da esami testimoniali. Vediamone alcune, con riferimento alla posizione di entrambi: "ho sempre avuto come referenti per la PS" (Gaeta Giorgio); "l'isp la ros aando' a interessare immediatamente perugini, che a sua volta informo' la dr.ssa poggi" (Pinzone); "si creo' un problema di perquisizioni delle donne, perche' la PS non aveva mandato manco una unita' di sesso femminile, probabilmente mi telefono' gugliotta, o forse perugini o la funzionaria" (sabella); "perugini e poggi erano i responsabili della struttura" (giovannetti). Abbiamo poi dichiarazioni con riferimento esplicito alla dr.ssa poggi: "nella notte tra sab e dom trasportai due arrestati a bolzaneto [...] e la dr.ssa poggi non li accetto' nel sito"(scibiglia); poi abbiamo la deposizione di Mulas "per tutti i problemi attinenti ai cc il tenente si riferiva al funzionario donna presente sul luogo che era il loro riferimento"; "ho partecipato a due trasporti e in entrambe le circostanze ha parlato con la dr.ssa poggi che si occupava dell'accettazione degli arrestati e in una di queste occasioni le aveva chiesto di fermarsi per la vigilanza degli arrestati" (Giannini Sabrina); "tenevo contatti per i problemi organizzativi sempre con il funzionario donna, e ricordo una volta che la dr.ssa Poggi venne in matricola per risolvere un problema di affollamento degli zaini nel corridoio" (Fornasiere); "ho appresso che la Poggi aveva dato disposizioni di non avvicinarsi alle celle e di essere intervenuta nel cortile per disperdere un capannello di agenti che si era accalcato intorno agli arrestati della diaz insultandoli" (Doria). Poi ci sono le dichiarazioni circa Perugini: "tra sab e domenica ho trasportato alcuni arrestati della diaz e al mio arrivo il dr. perugini rifiuto' di accettare gli arrestati, poi parlo' con Ferri e decise di accettarli" (Truppo); oltre alla presenza dell'imputato perugini, "perugini si spostava spesso all'interno della struttura per esigenze di servizio" (Del Giacco); "perugini girava e sovrintendenza"; "perugini girava nella struttura e che in occasione dello spruzzo venne identificato come il riferimento per le circostanze dello spruzzo" (Raschella'); "informai subito il referente che c'era piu' alto in grado perugini, che diede disposizione di un servizio esterno di vigilanza" (La Rosa); [...] "perugini si occupava di tutte le esigenze del personale dell'ufficio trattazione atti, tanto che ci fece portare dle cibo" (Barbieri); [...]
Vi sono poi altre risultanze dell'istruttoria che provano come i due imputati non si siano limitati alla redazione degli atti di PG ma abbiano impartito direttive generali riguardanti l'intera struttura: cosi' per esempio gli imputati hanno disciplinato la ricezione degli arrestati nella struttura, tanto che in alcuni casi hanno respinto degli arrestati. Sul punto sono importanti le deposizioni di isp. Scibiglia Franco: si occupa di un trasporto a bolzaneto di due arrestati pugliesi e il passo che riguarda la problematica del potere degli imputati a pag. 26-29 della trascrizione "io personalmente portai due fermati fatti dalle volanti per resistenza, saranno state le 1-2 di notte la domenica, presi questi arrestati dalle camere della questura e volevo portarli in un latro posto; arrivai a bolzaneto ed entrai da solo; quando entrai dentro nella palazzina, che era un corridoio con dlele stanze, arrivai e parlai con la funzionaria, la dr.ssa poggi, e le dissi che ero li' con due fermati e lei mi disse che non potevano accettarli che avevano troppo lavoro, e di tornare dopo; per cui praticamente niente, presi i due fermati e tornai in questura". Abbiamo poi la deposizione della dr.ssa truppo simona, che ha riferito del trasporto di 7-8 persone arrestate alla diaz, pag 10-14 della trascr: "sono arrivata a bolzaneto, ho incontrato perugini nell'atrio, era sempre li', lui era all'esterno perche' ci aveva sentito arrivare e ci venne incontro; [...] il dr. perugini era in borghese con una polo gialla; ho detto che ero alla diaz, che c'era stata una operazione; inizialmente ho incontrato resistenza da parte di perugini perche' non ci sono atti idonei per questa cosa; io dicevo che avevo ricevuto ordini superiori, e che quindi parlasse lui con qualche funzionario; allora lui parlo' con il funzionario ferri che era li' sicuramente, e hanno accettato di prendere i fermati". [...] Abbiamo poi le dichiarazioni dell'agente Mancini Diana [...]
Vi sono poi risultanze dibattimentali che provano che i due imputati hanno esercitato un potere di organizzaiozne distribuendo uomini e incarichi in base alle esigenze del momento. Abbiamo Scigliano che dice di essere arrivato a bolzaneto alle 24.00 e di aver subito preso contatto con il dr. perugini recandosi nella prima stanza a dx. Abbiamo le dichiarazioni del gen. Doria che ha dichiarato di aver appreso che l'imputata poggi aveva dato disposizione di non avvicinarsi alle celle.
GLi imputati sono stati considerati da tutti i referenti per la struttura per la PS: per ogni problema vengono contattati da persone di cgradi diversi, e per situazioni diverse. Era chiaro quindi il loro ruolo. In tema di vigilanza abbiamo la deposizione del dirigente Gaeta Giorgio: "il dr. perugini e credo la poggi, ne parlai con loro". Peraltro e' la stessa dr.ssa poggi a fare presente il problema della vigilanza dei detenuti. [legge deposizione di poggi]. [...] Lo stesso poggi e perugini sono i riferimenti per il problema degli assembramenti: sia il comm capo Cipriano che dichiara "ricevetti una telefonata verso le 20, il mio interlocutore era perugini che mi diceva di andare li' dicendomi che c'era una situazione che non gli piaceva; mi era stato detto che gli era stato allocato un ufficio della digos e della squadra mobile; chiusi il telefono e andai; vidi che si era formata una sorta di ressa davanti alla mensa/spaccio davanti alla struttura dove c'erano i fermati; si trattenevano all'esterno, erano un centinaio, che attenzionavano quello che avveniva; vidi i responsabili dei reparti mobili di milano e torino e chiesi loro di allontanarsi. Io vidi qualcuno che mi pareva tra i fermati perche' aveva qualche fasciatura, e li vidi che erano li' in attesa di essere introdotti. allora ho contattato il personale e ho detto al dr. perugini di aver fatto tutto". Poi abbiamo l'esame di Doria che ricorda la circostanza dopo la visita del ministro: "credo che fosse subito dopo la visita del ministro con l'arrivo degli arrestati della diaz; [...] c'era un capannello intorno all'autobus che faceva scendere i fermati, c'era qualche parola di troppo; ai margini del capannello vi era anche la pol pen... le espressioni erano qualcosa poco tipo "pezzo di merda", poi e' intervenuto un funzionario di polizia donna,alto e tutto e' tornato alla normalita". Poi abbiamo le dichiarazioni dello stesso imputato Perugini che conferma le circostanze [...].
Ancora gli stessi sono stati contattati per il lancio di spray e per la posizione dei detenuti in cella: le deposizionio dell'isp La rosa, raschella', e lo stesso imputato perugini e della stessa imputata Poggi. [...]
Abbiamo ancora poi la problematica dlela posizione in cui erano costretti in cella gli arrestati: l'imputato perugini ha ricordato di avere visto due volte i detenuti nella posizione in piedi faccia al muro [...] "non mi sono posto il problema, devo essere onesto". Il dr. Perugini ha ammesso che in entrambi i casi non ha disposto che si sedessero. Ecco qui c'e' da dire che la dr.ssa poggi quando era stata interpellata circa la posizione degli arrestati aveva dichiarato di aver visto persone in cella solo poche volte, cmq in piedi e faccia al muro ma con le braccia distese. Riteniamo la dichiarazione poco credibile, dato che lo stesso imputato perugini la smentisce, se non fossero le altre risultanze processuali.
Ad avviso del pm gli interventi portati come giustificazione da parte di perugini e poggi non sono rilevanti in quanto poco efficaci: questi due interventi hanno una valenza accusatoria, perche' provano il fatto che si sono occupati anche del trattamento dei fermati, [...] e provano la circostanza che gli stessi non erano sempre chiusi nella stanza dell'ufficio trattazione atti, e provano anche che gli stessi hanno avuto contezza delle vessazioni, perche' sono venuti a conoscenza diretta di due comportamneti specifici di questo trattamento vessatorio, il comitato di accoglienza e lo spruzzo di sostanze urticanti. E' significativo a livello di valutazione del dolo, e' che la dr.ssa poggi non ha fatto nessun riferimento a questo intervento sul comitato di accoglienza. Non solo, ma non e' l'unica occasione di intervento non riferita: la parte offesa BD ha testimoniato un analogo intervento che e' riferibile alla dr.ssa poggi "quando arrivai nel piazzale venimmo insultati e minacciati, intervenne una donna in borghese alta che fece fermare questi comportamenti". Perche' la dr.ssa poggi non ha riferito questi comportamenti? Per noi e' una ulteriore risultanza circa il dolo, dato che per ben due volte dovette intervenire, e quindi era consapevole della situazione. Inoltre questi interventi oltre ad avere questi significati importanti per il dolo degli apicali, sono privi delle caratteristiche dell'intervento di PG. [...] Non e' sufficiente per la posizioen di garanzia che aveva il dr. perugini mettere un cc fuori dalla struttura, nel riconoscimento della dignita' mostrata dal dr. perugini nell'ammettere cio' che e' avvenuto. Quando gli e's tato chiesto perche' non ha fatto quello che doveva fare come ufficiale di PG lui rispose "sul momento non ho avuto questa prontezza di riflessi, siamo stati un po' travolti dagli avvenimenti". La stessa dr.ssa Poggi ha ammesso la circostanza, anche perche' confrontata con i fatti materiali.
Sia perugini che poggi non erano fissi stabili nell'ufficio, ma vi sono risultanze che provano come gli stessi si muovevano nella struttura. Mi richiamo ad altre testimonianze gia' citate: Astrici, Raschella', Del Giacco. Rammento poi la dr.ssa Truppo, la teste Giannini, ecc.
Una precisisazione: tutti questi elementi provano la sussistenza del dolo per i due imputati con riferimento agli articoli 323 e 608 del c.p.
Questa valutazione di contezza si riferisce al tutto trattamento vessatorio complessivo: posizione vessatoria, mancanza di cibo e acqua, mancanza informativa dei diritti conseguenti all'arresto. Una diversa valutazione abbiamo fatto rispetto ai singoli episodi di lesioni, ingiurie e minacce. Mentre le situazioni generalizzate sono un dato sistematico e perdurante, invece questi comportamenti singoli ind anno delle singole persone arrestate, sono prive del carattere della sistematicita', e quindi non si puo' ritenere integrata la prova della consapevolezza in riferimento a ciascun singolo episodio id ingiurie, percosse e lesioni. Pertanto l'ufficio non aveva chiesto il rinvio a giudizio per questo, a differenza di quello che riguarda le persone che curavano la vigilanza.
Riteniamo provata la responsabilita' di perugini e poggi con riferimento agli art. 323 e 608. La quantificazione della pena e' demandata all'ultima udienza. 

[ pausa ]

A: passiamo alle risultanze per i reati di cui ai capi 3-4-5 a carico di Perugini Alessandro. Avevamo gia' esaminando come era strutturato l'ufficio trattazione atti. Occupava tre stanze, due sulla dx e una sulla sx. Nelle prime due stanze c'erano le postazioni digos e nella terza a dx c'erano le postazioni della squadra mobile. E' pacifico da tutte le dichiarazioni e dai riscontri. La composizione con riferimento ai documenti 2.3 delle postazioni nella stanza a sx nordile, tripisciano, de benedetti, mentre nelal stanza a dx barbieri e salomone, poi la stanza della mobile con le postazioni di zampese e gaetano. I doc 2.3 e 2.5 hanno consentito di ricostruire le singole postazioni: 1. troisi e martella, 2. zanotto e carbonaro, 3. cossu e burie', 4. bosco e d'altieri, 5. sabato e quatra, 6. tammaro e scarpa, 7. accornero e astrici. Nella prima stanza a dx c'era una postazione libera per emergenze e una scrivania per il comm. capo poggi che pero' si recava anche nelle altre stanze. Idem l'isp. la rosa. Il vice questore perugini lavoro' nella prima stanza a dx insieme al comm. capo poggi. Questo risulta dai documenti 2.3 e 2.5.
Veniamo all'analisi dei reati contestati: il capo 3 e' violenza privata 610 cp in concorso con altri dell'ufficio in danno di RA per averlo costretto a dire "sono una merda"; capo 4 sempre 610 cp in concorso con altri in danno di RM per averlo costretto con schiaffi a firmare verbali relativi al suo arresto; al capo 5 percosse in danno di MN per averlo colpito ai fianchi e in altre parti del corpo. Ovviamente dobbiamo partire dalle dichiarazioni delle parti offese, per poi procedere alle altre risultanze.
Per RA: arrestato il 20 luglio e immatricolato, tradotto il 21 luglio in carcere. Dice di essere entrato nella prima stanza a destra dove venne costretto a dire "sono una merda". Andiamo a vedere cosa ha dichiarato, pagg 16-19-20: "sono stato condotto in un'altra stanza, mi ricordo che era stretta e lunga, sulla dx entrando, c'erano delle scrivanie, tre o quattro agenti piu' quello che mi ha portato, uno in borghese, gli altri in divisa. MI hanno chiesto se l'altro RM era mio fratello e mi chiesero se le botte che non davano a lui le davano a me. Io ho chiesto se potevo chiamare casa e mi diedero unos chiaffo dicendo se pensavo di stare in america. l'agente mi ha detto che dovevo dire di essere una merda, lui mi ha preso a calci, dicendo "dimmi che sei un amerda", la cosa si e' ripetuta due o tre volte, fino a quando il signore alla scrivania gli ha detto di smetterla che tanto non lo dicevo. aveva anche dei guanti da cantiere bianchi".
Per RM: ricorda di essere accompagnato nella stanza sulla destra, stretta e lunga e di aver ricevuto schiaffi alla sua richiesta di capire cosa stessero chiedendo di firmare. pagg 51-56: "sono stato portato in un ufficio, era sulla dx, anzi sulla sx, mi ricordo di tre o quattro scrivanie, troppe per lo spazio, c'era un agente in borghese e alcuni in divisa sia grigie che blu; mi hanno fatto firmare i fogli, mi hanno chiesto dei dati, quando ho chiesto cosa stavo firmando mi hanno dato un paio di schiaffi"
Per MN: nella deposizione ha precisato di essere stato condotto prima in cella, poi nel corridoio verso l'ingresso fino ad arrivare a una stanza sulla sx uscendo in cui venne picchiato da piu' agenti di cui uno con i guanti da cantiere bianchi. "la prima a sx da dove venivo io, sono stato fatto entrare dentro trascinato per il laccio delle manette. c'era una scrivania con un signore, e poi un'altra scrivania con due uomini. uno mi teneva e gli altri mi picchiavano, con calci ginocchiate e uno aveva i guanti neri".
Le circostanze sono ampiamente provate. Le dichiarazioni delle parti offese sono attendibili sulla base delle considerazioni gia' fatte. Ma per di piu' per quanto riguarda questo caso vi sono ulteriori elementi molto importanti: la descrizione che le tre persone offese fanno della stanza e' molto precisa, con le medesime caratteristiche; inoltre descrivono le modalita' delle percosse analoghe, con un agente che percuote a mano aperta con i guanti alla presenza di altre persone tra cui uno dietro la scrivania; vi e' un ulteriore elemento documentale, alla matricola della penitenziaria i fogli che riguardando queste tre parti offese sono firmati dall'isp. salomone che stava proprio nella prima stanza sulla dx. Abbiamo poi un altro dato che esamineremo poi nella parte degli esecutori materiali, c'e' una testimonianza di VV che ha detto di aver subito nello stesso giorno e nello stesso ufficio minacce contro i suoi figli per firmare il foglio. Tutti questi elementi si aggiungono ai dati e rendono queste dichiarazioni ulteriormente significative. Abbiamo ulteriori riscontri poi: le dichiarazioni rese da CG e da SA. Queste due persone hanno entrambi lamentato comportamenti vessatori nell'ufficio trattazione atti il giorno 20 luglio e nella fascia oraria analoga. [...] Sono persone che indicano di essere state gestite dallo stesso ufficio come si evince dal foglio di consegna firmato sempre da Salomone e nella stessa fascia oraria. Tutto questo dimostra il clima di intimidazione che vigeva in quell'ufficio.
Veniamo ad esaminare la deposizione di CG, che e' importante per la posizione di Perugini: lui ha testimoniato dell'intervento di un "ufficiale in borghese" con una maglietta chiara che intervenne per calmare i suoi uomini di cui lui si fidava. Questo ufficiale in borghese con la maglietta chiara non puo' essere che il dr. perugini, per la descrizione del soggetto, per l'abbigliamento e per la stanza. Infatti lo stesso perugini ha dichiarato di aver lavorato nella stessa stanza digos indicata da CG e di indossare una maglia gialla e di essere intervenuto per clamare un collega che stava gridando contro un arrestato. Abbiamo ulteriori elementi: nelle deposizioni di alcuni arrestati nella stessa fascia oraria, BV MM PM SG RF, i quali tutti hanno lamentato pressioni per la firma del verbale di fermo per identificazione da parte del personale dell'ufficio trattazione atti che aveva detto che per uscire era necessario firmare. Abbiamo ulteriori testimonianze che sono indicative del clima nell'ufficio trattaizone atti [elenca].
Per quanto riguarda le tre parti offese, sulla base delle risultanze dell'istruttoria si puo' ritenere che la stanza dove sono avvenuti i fatti e' la prima stanza digos sulla destra quando si entra. [...] Anche qui abbiamo ulteriori dati che confermano questa localizzazione, per la firma sui fogli di consegna, per il fatto che l'arresto dei tre, insieme a SA che ha anch'ella dichiarato di aver subito pressioni. INotlre Del Giacco e Raschella' hanno ricordato di aver occupato la prima stanza sulla dx per svolgere gli atti relativi ad arrestati condotti da loro, tra cui RM e RA.
Dobbiamo valutare la riferibilita' rispetto all'imputato perugini. Dobbiamo fare alcune considerazioni preliminari circa la riferibilita' soggettiva. A differenza delle condizioni generali di trattamento qui abbiamo fatti che sono avvenuti in un ambiente limitato e che hanno avuto una durata temporale contenuta e circoscritta, tra i 5-10 minuti per ciascuna persona. A differenza del trattamento generale. Conseguentemente l'ufficio ha dovuto valutare se si possa ritenere maturata in capo all'imputato la prova della consapevolezza. Qui per dire questa cosa bisogna avere il dato che abbia assistito al fatto e valutare il suo comportamento.
Innanzitutto una considerazione va fatta che nonostante la precisione delle testimonianze non e' stato possibile identificare gli esecutori materiali di questi comportamenti: nella prima stanza digos erano presenti molte persone, da perugini a poggi a la rosa, a rascehlla', pinzone, del giacco, poi l'isp barbieri, bosco, galtieri, sabato, quatra e salomone. Di queste 12 persone, tutte quelle sentite hanno dichiarato di non aver assistito a episodi di violenza. Pero' dobbiamo fare alcune osservazioni: le persone offese hanno descritto questi comportamenti come effettuati da un numero di perosne tra 4 e 5. [...] Ora sicuramente non appare verosimile che immediatamente prima degli episodi tutti i componenti dell'ufficio siano usciti e siano stati sostituiti. Sicuramente le vessazioni sono state commesse da piu' persone di questo gruppo, non tutte, perche' le persone offese parlano di 4-5 persone. Non abbiamo avuto elementi utili a identificare le persone agenti. Alcune delle parti offese, in particolare RM ha parlato della presenza di persone in divisa: questo significa che non si puo' escludere che ci sia stata una presenza transitoria di personale in divisa e questo e' verosimile dato che gli agenti che avevano eseguito l'arresto passavano a lasciare atti. I testimoni interrogati avevano vari incombenti e quindi non erano sempre presenti nella stanza. Per questa ragione non essendoci la prova certa di chi fosse presentee chi no, il pm non ha ritenuto di iscrivere nel registro degli indagati tutte le persone.
Fatta questa ricostruzione con riferimento alle persone presenti ai fatti bisogna valutare se sia o meno provata la presenza del dr. perugini: secondo l'ufficio del pm dall'esame testimoniale delle p.o non emergono elementi utili a identificare l'imputato perugini. Nelle testimonianze vengono descritte bene la stanza e le motivazioni ma non in dettaglio le persone presenti. L'unico dettaglio utile e' quella dei guanti ma non e' utile all'identificazione della persona. Non vi e' una descrizione dettagliata dei tratti somatici, dell'eta' e dell'abbigliamento di perugini. L'unico elemento che potrebbe ricondurre e' questo richiamo alla posizione di comando, peraltro anche questo non e' un riscontro sufficientemente individualizzante, in quanto questo ruolo potrebbe riferirsi al capo postazione o all'ufficiale di PG che stava scrivendo gli atti. Ricordiamo anche che con analoga valutaizone aveva pronunciato un parziale proscioglimento nei confronti della dr.ssa poggi proprio perche' le tre persone offese non avevano ricordato una persona con le sue caratteristiche presente nelal stanza. Per l'imputato perugini con riferimento ai capi 3-4-5 il pm ritiene di chiedere l'assoluzione ai sensi dell'art. 530 cpp. 

Passiamo all'esame dei livelli apicali della Polizia Penitenziaria: partiamo dalla posizione dell'allora col. Doria ora generale del disciolto corpo degli agenti di custodia. La posizione di Doria e' delicata, perche' ha una presenza temporale intermittente. Vediamo quali sono state le risultanze dell'istruttoria dibattimentale. COme si e' gia' visto nel mese di giugno 2001, facendo seguito a un precedente fax, il capo dipartimenteo DAP aveva istituito un ufficio coordinamento, servizi e personale della penitenziaria, e aveva nominato coordinatore Doria, all'epoca capo area per le traduzioni. [...] Nell'adempimento del suo incarico Doria subordinato al gen Ricci, si occupo' di tuta la fase organizzativa anteriormente alla nomina di Sabella, e mantenne anche dopo tutti i rapporti con le autorita' esterne alla amm. penitenz. Il consigliere mancuso provvide successivamente alla nomina di Sabella come coordinatore di tutta l'attivita' penitenziaria. La nomina del magistrato si sovrappose in parte a quella di Doria che rimase pero' un collaboratore di Sabella. [...] Sugli incarichi di Doria, riportiamo Sabella: "alla fine di giugno del 2001 fui convocato dal capo dipartimento mancuso che mi disse che occorreva mi recassi a genova. c'erano problemi di coordinamento con il provveditore. sul posto prima di me se ne occupava doria. doria l'avevo occupato genericamente come coordinatore operativo. il problema del col doria era quello che si doveva occupare del g8. Credo non avesse rapporti ottimali con la dr.ssa salo' e questo ha reso necessaria la nomina dal vertice. doria si e' occupato del lavoro sporco, i contatti e via dicendo. quando sono arrivato io ha continuato a farlo, anche se eravamo insieme, io ero formalmente un sovraordinato, ma abbiamo fatto le cose insieme, ci sentivamo spesso. " "il mio ruolo non fu di sostituire doria, ma di supportarlo e di fare in modo che la sua attivita' si svolgesse al riparo di una firma superiore a quella della dr.ssa sano". [...]
Sui rapporti tra magistrato e doria, mancuso ha detto: "non c'era un potere speciale del collega sabella di prescindere dalle nomine del capo dipartimento; c'erano delle disposizioni e c'era un potere di indirizzo e dispositivo nei confronti di queste persone, ma non c'era la possibilita' di mutare gli incarichi che queste persone avevano ricevuto dal dipartimento". [...] Il vicario del questore calesini ha ricordato di aver avuto plurimi contatti con doria per l'organizzazione e la preparazione del sito di bolzaneto. Poi abbiamo varie testimonianze che ci parlano degli incarichi di doria durante il vertice: coletta che definisce Doria "un intermedio tra ricci e loro capitani, e come una figura che coadiuvava sabella nell'organizzazione del sito" e che era presente all'incontro tra i capitani dlele traduzioni; zito che dice ceh Doria collaborava direttamente con sabella; lo stesso Doria riferisce che "l'incarico nasce da una comunicaizone telefonica con ricci; ho ricevuto provvedimento formale il 6 giu 2001 che mi metteva a disposizione del sct; questo primo incarico mi dava la possibilita' di trovare una sistemazione logistica per il DAP durante il g8; [...] un rapporto con sabella era di subordinazione, il provvedimento per sabella era quasi una sostituzione mia nel senso che gli passa tutto quello che devo fare io; in questo tempo io giro molto negli istituti, da quel momento in poi le indicazioni operative sono state del dr sabella, ogni atto e' a sua firma". Secondo il pm il generale Doria era in una posizione di garanzia nei confronti dei detenuti durante la permanenza in carico dell'amm. penitenz. Mancuso ci dice che il provvedimento non e' superato, e in ogni caso aveva questa funzione come ufficiale di PG. Mi riporto a quanto detto prima con riferimento alla ricostruzione normativa su questo punto. Quindi questa qualifica in capo a Doria e' indubbia e incontestata, ed e' fondamentale e premiante rispetto lala posizione di garanzia, dove assume posizione prevalente, ovvero quand'anche si ritenesse il suo incarico apicale affievolito dopo la nomina di sabella, e noi non lo riteniamo, indubbiamente la sua qualita' di ufficiale di PG lo porrebbe sempre in posizione di garanzia rispetto alle persone fermate, arrestate e transitate da bolzaneto, e quindi doveva astenersi dal commettere atti contro di loro, e impedire che altri li commettessero.
Vediamo se dal dibattimento emerge la consapevolezza di Doria. Cominciamo ad esaminare i dati dell'istruttoria. Nell'espletamento dei suoi compiti doria "girava molto" tra gli istituti, gli ospedali, bolzaneto, e la sala operativa. Risulta essere stato piu' volte a bolzaneto, anche se non abbiamo potuto sentire l'autista di Doria in quanto si e' avvalso della facolta' di non rispondere in quanto precedente indagato, ma abbiamo sentito l'agente Roiati Antonella, componente della scorta di Doria, che ha riferito delle presenze di Doria a Bolzaneto: sintetizzando ci fu una visita il ven 20 luglio per parlare con il comandante del VI reparto, una visita sabato 21 luglio, poi una visita per il pranzo del sabaot, una visita la sera con ricci, una visita quando c'e' la visita del ministro, e una visita domenica quando sono in corso alcune traduzioni tanto che la roiati ricorda i sacchetti con i viveri famosi. Quanto alla durata delle visite, la teste ha specificato che duravano un'ora o poco piu'.
Cosa dice Doria, pero'? Veniamo al suo esame, pag. 30-41: "il venerdi' a bolzaneto ci sono stato nel pomeriggio verso le 15-16, credo di essere andato via in serata dopo cena; il giorno successivo ci sono stato un paio di volte, il mattino di sicuro e un'altra volta a ora di cena, e poi a mezzanotte e poi siamo tornati per il ministro; siamo poi tornati la domenica al mattino e poi nel pomeriggio. Ma sono visite da un'ora, un'ora e mezza. Il lunedi' anche ci sono stato e quel giorno e' partita alle nove del mattino, e io credo di essere stato li'. Ricorod il problema di dare da mangiare a quelle persone, che venivano dalla diaz." Ha detto che durante le sue visite andava in matricola e di aver visto la stanza dove si riposavano gli agenti, la "stanza dei materiali". Arriviamo ad altre risultanze: Spida Stefano ha detto "che ebbe modo di vedere qualche volta Doria"; Coletta Mario ha parlato dell'incontro che ha citato prima domenica 22 luglio verso le 10 con presente DOria; Marini Roberta ha visto due volte Doria di cui una duratne la visita del ministro; poi abbiamo Greco Domenico, Luca Cosimo, Vacca Mariano, Olla Ignazio, Bandino, Soggiu Giuseppe, Sanna, Pintus Francesco, Cardia Maurizio, Tosoni Andrea. Abbiamo poi esami degli imputati: Gugliotta dice che Doria veniva spesso nel sito tanto che parlo' con lui anche della posizione in piedi faccia al muro; Pelliccia ha dichiarato di aver visto varie volte Doria dentro la palazzina; [...]; Fornasiere ha dichiarato di aver visto piu' volte Doria nelal palazzina; Cerasuolo ha detto di aver visto alcune volte Doria nel corridoio; Amedei Barbara ha visto Doria nel piazzale piu' volte; Toccafondi ha detto di aver visto Doria piu' volte nella palazzina. Puo' ritenersi quindi provato che Doria fu presente numerose volte a Bolzaneto sia nel piazzale, che nella struttura, trattenendosi piu' di un'ora ogni visita. Risulta anche che il venerdi' la visita duro' parecchie volte dalle 15 sino a dopo cena. Questa presenza e' temporalmente significativa ed e' assimilabile al parametro usato dai pm per considerare la contezza dei trattamenti vessatori. Durante queste visite poi l'imputato ha preso cognizione della posizione in piedi faccia al muro imposta ai detenuti, e come emerge anche dallo stesso eesame dell'isp. Gugliotta ebbe modo di discutere anche di questo dato con il responsabile della sicurezza del sito. E di questo parla lo stesso imputato, come riporta la trascrizione pagg 114-118: "la sera che ci siamo andati con il ministro, [...], credo ci fossero nella cella alcuni detenuti misti gia' immatricolati, alcuni seduti alcuni faccia al muro, le gambe forse leggermente divaricate, [...] ma credo che sia la posizione piu' comoda per chi sta in quella posizione, [...] con le braccia alzate; [...] ricordo la stessa situazione ma non riesco a datarla, ricordo che sabella chiese spiegaizoni sulla posizione a gugliotta e credo che la risposta che ci fu data accettata sia da sabella che da me, era che era necessario per separare perquisiti e non, uomini e donne, o forse anche gruppi contrapposti o qualcosa del genere".
Risulta provato che Doria fu presente piu' volte a bolzaneto e venne a conoscenza dei trattamenti nei confronti dei detenuti.
Corre obbligo valutare questa posizione nei confronti della posizione gia' archiviata di Sabella. Per quella posizione la presenza del magistrato non abbiamo ritenuto di poter affermare la consapevolezza del perdurare della posizione. Ha dato ordine di tenerla il meno possibile e non aveva ragione di non ritenere applicato il suo ordine. [...] Si tratta quindi ad avviso dell'ufficio del pm la posizione dell'imputato Doria e' differenziata e caratterizzata in senso accusatorio da una serie di risultanze dibattimentali di un certo spessore. Prima di passare a queste risultanze, qualche rapida osservaizone con riferimento alal visita del ministro a bolzaneto, perche' se ne parla molto. Risulta appurato che avvenne la notte tra sabato e domenica, e che il ministro fu accompagnato da sabella, ricci, mattiello e doria, nonche' Gaeta e altri. Della visita parla anche il doc. 6.15 con riferimento alla relazione di Braini Giammarco, che racconta della visita del ministro di grazia e giustizia castelli a bolzaneto che dopo aver dato parole di incoraggiamento alle ffoo si e' allontanato. La visita e' durata poco tempo e ha riguardato l'ufficio matricola e la prima cella. La visita e' raccontata da tutti i partecipanti e il presidente per questo ha deciso di rinunciare alla testimonianaa del ministro. Risulta da numerose testimonianze che poco prima della visita vi furono molte attivita' tese a far si che durante la visita tutto fosse in ordine. [...] E' quindi del tutto logico che il ministor non abbia notato nulla di particolare.
Ritorniamo a Doria: l'istruttoria ha portato secondo il pm degli elementi di grossa importanza probatoria che caratterizzano la posizione di DOria in senso accusatorio rispetto a quella del magistrato Sabella. Innanzitutto una presenza maggiore: il venerdi' rimane oltre sei ore a Bolzaneto, in una fascia temporale del venerdi' in cui era gia' in atto il trattamento vessatorio a danno dei detenuti [...]; altro elemento a carico dell'imputato e' l'informativa che ha ricevuto di percosse e trattamenti all'arrivo nel cortile da parte di PS e Pol Pen avvenuta ad oepra di Vacca Mariano; poi abbiamo l'informativa di Olla Maurizio rispetto a comportamenti non degni della Pol Pen da parte di Agati; e poi abbiamo la percezione diretta da parte dell'imputato della posizione vessatoria di transito, a capo chino, ai detenuti nel corridoio e nel piazzale; e la percezione diretta di analogo trattamento vessatorio nei confronti degli arrestati diaz, quando la dr.ssa poggi ebbe modo di vedere i primi arrestati della diaz con molto personale delle ffoo intorno agli arrestati.
Veniamo ad analizzare questi elementi: la presenza l'abbiamo gia' esaminata; per quanto riguarda l'informativa di Vacca attiene al comitato di accoglienza, che l'imputato esclude di aver ricevuto da Vacca o da altri. L'assistente Vacca il 23.01.2007 (pagg 20-24) dice "ho visto gli arrestati, non so quanti erano, una ventina o piu'; ho visto il cordone degli agenti e insultavano, spingevano gli arrestati verso la caserma. C'era gente in idvisa e in borghese, di tutti i corpi, urla sputi, spintoni, forse qualche calcio." [...] "Mi sembra che ne avevo parlato con il generale Doria, non so se li' o dopo, ma sono sicuro di averglielo detto". [...] "avvenne tra il 20 e il 23 luglio". Non vi e' quindi una prova certa che avvenne durante i giorni del g8, ma vi e' la prova certa che l'imputato sapesse dei trattamenti vessatori. [...] Nel suo esmae l'imputato ha dichiarato di aver potuto vedere personalmente la posizione vessatoria di transito; a pagg 119-121 "ho visto qualcuno della PS mentre veniva portato verso la', [...] veniva portato a capo basso, avro' visto due o tre detenuti... cioe' arrestati... non detenuti, accompagnati in quesot modo, credo di averli visti presi per le braccia. Non ho un ricordo preciso se gli agenti fossero in borghese o in divisa". Poi l'imputato ha riferito di avere visto per la seconda volta la posizione vessatoria in cella, e vede arrivare i primi arrestati della scuola diaz ede essere sottoposti al c.d. comitato di accoglienza. Su questo punto Doria dice (pagg. 92-95): "[...] all'una di notte ricordo di avere visto questo autobus, ho visto scendere gli arrestati, c'era nervosismo, puo' darsi che il capannello si fosse formato per quello..." [...]
Per quanto riguarda l'informativa di Olla, riguarda l'articolo di Giacomo Amadori di Panorama, che riguardava gli abusi nella caserma e le discussioni all'interno della Pol Pen: nell'articolo si discute dei contrasti tra l'isp Agati e l'isp. Olla del SCT. Nell'articolo si diceva che Agati avrebbe definito Olla "infamone" per aver riferito a Doria dei metodi usati nella caserma di bolzaneto da parte di Agati. L'isp Olla ha testimoniato, dicendo di aver avuto l'incarico di capo scorta a disposizione di Cimino e Pelliccia, e di essersi recato in matricola per ritirare i biglietti di consegna di detenuti che dovevano essere tradotti da Sanna. E qui i riscontri combaciano perfettamente, la traduzione di 11 detenute fatta da Sanna partita alla volta di Vercelli e che risulta essere arrivata a Vercelli alle 13.10 circa. POi dice di aver visto un gruppo in fondo alle celle tra cui Agati che creavano problemi, di essere andato da Doria per fare uscire Agati e gli altri, e che entro' a farli uscire. Ricorda che verso le 12 incontro' Agati che gli disse "impara a farti i cazzi tuoi". Ricorda che Agati e i suoi schiamazzava di fronte alle celle ed era fonte di confusione tanto che non si poteva lavorare. L'isp. riferiva che non aveva assistito ad atti di violenza ma che il comportamento degli agenti da lui visti era aggressivo. Doria riferisce dell'episodio [legge]. Lo stesso imputato ammette di essere intervenuto e di aver detto ad Agati di uscire.
L'imputato quindi non era solo a conoscenza delle condizioni generali dei fermati, sia posizione vessatoria di stazionamento che di transtio, ma anche delle cose che gli hanno riferito Olla e Vacca, e conosceva la vera fonte del contrasto tra Olla e Agati.
Veniamo a valutare la portata di questo intervento e l'adeguatezza. L'intervento e' consistito nel raccomandare agli uomini del PRAT di non entrare nella palazzina per non essere coinvolti e dall'altra nel far uscire dalla palazzina Agati. Il pm ritiene che questo intervento non sia stato sufficiente come intervento. E' sicuramente un intervento ma non e' un intervento che dovrebbe avere le caratteristiche di un intervento di un ufficiale di PG in questo contesto. non esistono note alla autorita' giudiziaria su questo tema, ne' alcuna attivita' volta all'accertamento dei fatti, e non e' stata fatta nessuna verifica se per caso gli arrestati che si trovavano nelle celle avessero avuto danni dall'intervento di Agati, non e' stata presa nessuana misura per evitare il ripetersi. Anzi la raccomandazione pare un modo per eludere il problema, piu' che per risolverlo. Lo scontro Agati-Olla pone il problema del rapporto tra Pol Pen e personale del disciolto corpo. Questa verra' trattata dal collega: la carenza di potere gerarchico da parte degli agenti del disciolto corpo risultano molto formali e non rispondenti alle relazioni che effettivamente si sono realizzate. Olla si e' riferito a Doria che e' pero' del disciolto corpo, e lo stesso Agati obbedisce ai suoi ordini pur essendo Pol Pen. Rimandiamo alla parte finale dell'interrogatorio di Doria, dove Doria descrive l'atto di gentilezza di Agati nell'andare a SanMartino, per specificare che non 'c'e' nessun atto di cortesia, ma un obbedire agli ordini. [...]
Doria contrariamente a Sabella ha una percezione diretta e prolungata del trattamento inflitto ai contenuti, con percezione diretta della posizoine vessatoria di stazionamento e di transito, per almeno due detenuti, ha constatato il comitato d'accoglienza, ha avuto le informative con riferimento a situazioni della domenica mattina. E tra l'altro sottolineiamo l'importanza del fatto che i comportamenti che avvenivano nel piazzale hanno una particolare gravita' perche' hanno una particolare efficacia intimidatoria e sono indicativi del clima che aspettava i detenuti. Percepire il comitato di accoglienza significava sapere cosa sarebbe successo nella struttura, constato poi direttamente nei casi di cui sopra.
Questo prova la consapevolezza da parte dell'imputato del trattamento inumano e degradante. Il fatto che non sia intervenuto mostra la sussistenza del dolo diretto e del dolo intenzionale, come riferito. Evidenziamo il comportamento reticente tenuto dall'imputato durante le indagini. Quando l'imputato fu sentito in data 2001 quando era un testimone e non un imputato, chiamato a rispondere del contrasto Olla-Agati disse che era relativo a banali problemi organizzativi, mentre al DAP il giorno dopo l'esame parlo' dell'episodio complessivo. Quindi ascoltato dal magistrato dice che non e' nulla, il giorno dopo ascoltato dal DAP dice altro. Non abbiamo contestato il 371 bis solo perche' e' diventato imputato nel processo.
Pertanto [...] l'ufficio del pm ritiene formata la prova della penale responsabilita' per i capi 12-13 per gli art. 323 e 608. Per la quantificazione della pena rimandiamo all'ultima udienza. 

[ pausa pranzo ]

A: (Ranieri-Miniati) Dicevo anche per i difensori, sicuramente domani non riusciremo a trattare la matricola, che si sposta all'ultima udienza che dedicheremo alla matricola, all'infermeria e alle richieste in punto pene. Perche' si sappia per i difensori.
Per quello che riguarda oggi dovevamo dedicarlo a tutti i reati del c.d. livello apicale. Adesso parleremo di Pelliccia e Cimino, poi quella di Gugliotta, che pero' e' una posizione lunga con molte contestazioni specifiche. Potrebbe essere che queste contestazioni specifiche verranno trattate domani mattina. Decidera' il collegio.
Veniamo alle posizioni di Cimino Ernesto e Pelliccia Bruno, all'epoca capitani del disciolto corpo. Partiamo dal provvedimento di nomina: ordine di servizio del gen Ricci, documento 4.33, e il provvedimento del magistrato Sabella, documento 4.40. Con questi provvedimenti gli allora capitani vengono nominati per il sito provvisorio di Bolzaneto responsabili delle traduzioni e dei piantonamenti. Avevano anche provveduto a nominare due capitani anche per Forte San Giuliano. In particolare il provvedimento di Ricci stabilisce ceh "i capitani organizzeranno e coordineranno le traduzioni degli arrestati agli istituti". [...] Questi due provvedimenti ponevano i due imputati in posizione di garanzia e quindi responsabili del trattamento degli arrestati durante la fase di traduzione, ovvero trasferimento da Bolzaneto agli istituti.
Diciamo qual e' l'impostazione che il pm ritiene di dover dare: secondo la valutazione del pm deve ritenersi che pero' i due imputati fossero in posizione di garanzia non solo per questa limitata fase, ma per tutto il periodo di permanenza degli arrestati nel sito a partire dal momento in cui erano presi in carica dall'amministrazione penitenziaria. Da cosa deriva questo? Dalla qualifica di ufficiali di PG che i due capitani avevano, in primo luogo. [...] [riprende il ragionamento sulla qualifica di ufficiale di PG per gli agenti del disciolto corpo degli agenti di custodia, in base alla 395/1990 e all'art. 22 del decreto legislativo nr 508 del 1945, nonche' da un parere del Consiglio di Stato]. Secondo l'ufficio del pm, peraltro devo dire che e' pacifica la qualifica di ufficiali di PG dei capitani, cmq seocnod noi e' la fonte prevalente rispetto alla posizione di garanzia. L'art. 55 del cpp prevede che la PG oltre a individuare chi ha commesso reati, deve impedire che se ne commettano ulteriori. E questo a prescindere dall'ambito e dall'oggetto dei suoi incarichi, e in aggiunta ad essi. [...]
Direi che sotto questo profilo il tema decidendi non e' tanto se dovessero o meno intervenire, quanto piuttosto se gli imputati avessero o meno consapevolezza di quanto stava accadendo. Anche in via ipotetica, facendo un'ipotesi di irrealta', anche qualora avessero solo garanzia rispetto alla fase della traduzione, se loro avessero avuto conoscenza di reati commessi anche prima di questa fase,a vevano l'obbligo di intervenire. Ma andiamo oltre, veniamo ad esaminare gli elementi secondo i quali pero' l'incarico di Cimino e Pelliccia non era limitato alla sola traduzione. Dobbiamo partire da due presupposti: sappiamo che i tempi di permanenza degli arrestati nella fase di pertinenza della pol pen si sono dilatati, e quindi sono stati piu' rilevanti di quanto era previsto e sappiamo che si e' posto il problema di prevedere una fase che non era stata prevista, quella della custodia e vigilanza degli arrestati. Secondo il piano operativo generale, ci ricordiamo del magistrato Sabella che la definisce un errore di valutazione, l'arrestato doveva essere preso in consegna dalla matricola, che avrebbe dovuto compiere rapidamente l'immatricolazione, la raccolta dati, fotosegnalamento, raccolta dichiarazioni primo ingresso, poi doveva essere visitato e ultimate queste operazioni che dovevano durare un quarto d'ora o mezz'ora, gli arrestati avrebbero dovuto essere avviati ai carceri. Sappaimo che non sono andate cosi' le cose e che i tempi si sono dilatati, e si e' posto il problema della vigilanza, sollevato per primo dall'isp. gugliotta, che si e' posto per primo il problema che non aveva agenti a disposizione, o meglio aveva moraschi e incoronato che pero' erano gia' impegnati e non potevano fare la vigilanza. Si pone questo problema e il personale viene reperito tra gli uomini del SCT.
Vediamo quali sono gli elementi per dire che ci sono elementi di prova piena su questo punto. Sabella dice "purtroppo non era stata prevista una vigilanza degli arrestati, [...] un direttore non lo potevo mettere, ne parlai anche con i vertici del DAP, quindi inventai questo responsabile della sicurezzza del posto che doveva fare il mini comandante di reparto, in relazione ai problemi che potevano sorgere. Il personale a disposizione di Gugliotta era fornito gentilmente dal SCT. [...] Sicuramente ci siamo sentiti con Gugliotta e mi ha presentato questo problema, e l'unico personale a disposizione era quello dell'SCT". Gugliotta dice: "il soggetto che entrava nella cella nr 1 era gia' immatricolato e perquisito pronto per essere tradotto; allora io mi riferivo ai due maggiori (allora capitani) dicendo che ne avevano abbastanza e loro prendevano in consegna il soggetto. poi se la vedevano loro a mettere persone li' davanti in attesa della traduzione. io non avevo personale da mettere". Ricci: [...] Doria: "ho appreso a vertice concluso (lui dice) che il personale SCt e' stato usato per vigilanza, e forse anche personale del GOM". Allora che il personale dell'SCt stava a fare la vigilanza e' provato, proprio il personale diretto dai due capitani. Ma poi c'e' un seocndo elemento dal quale noi ricaviamo che anceh sulla base degli incarichi ricevuti i due ufficiali dovevano farsi carico del trattamento degli arrestati. Sappiamo che il piano non prevedeva momento di attesa, e sappiamo che non ando' cosi', per una scelta organizzativa del SCT, imputabile all'SCT di cui gli imputati erano a conoscenza. Sappiamo, e vedremo perche', che si verifico' un problema. Il problema era che a Forte San Giuliano i mezzi grandi non potevano entrare proprio fisicamente, quindi la scelta del gen Ricci fu quella di mandare i mezzi piccoli a San Giuliano e i pullman a Bolzaneto. Allroa bisognava attendere che i mezzi si potessero riempire. Non si potevano organizzare traduzioni da 1-2 persone con un pullman da venti. E questo ha comportato una dilatazione dei tempi di attesa, non prevista ma derivata dalla scelta dell'SCT.
Da dove arrivano queste informazioni? Sabella: "un dato l'ho appreso a un certo punto, cioe' il fatto che l'SCT non fosse riuscito a fare entrare i pullman a san giuliano, per cui aveva mandato a san giuliano i mezzi piu' piccoli. i pullman dovevano avere 16 posti o qualcosa del genere, e per quelle che erano le previsioni non dovevano esserci tempi di attesa, ci sono state mi dispiace dirlo delle gravi disfunzioni. [...] C'era un problema, quello che non si potevano tenere gli arrestati sul pullman perche' muoiono di caldo. Allora aspettavano di avere almeno 7-8 detenuti per fare la traduzione. Credo che fu qualcosa del genere che mi rappresento' Gugliotta, allora RIcci gli mise a disposizione del personale per la vigilanza". Ricci: "per quello che attiene le traduzioni e' un po' saltato tutto. A san giuliano non entravano i mezzi grossi, da 16-22 unita'. [...] Ho dovuto dirottare su bolzaneto i mezzi grossi, mentre quelli da 4 li ho dovuto mandare a san giuliano. Allora poteva partire una traduzione quando c'erano 18-20 detenuti. Allora sono saltati i turni."
Allora due cose sono appurate: che il problema della vigilanza non era previsto e venne sollevato da Gugliotta, e che venne risolto con uomini del SCT; che i tempi di traudzione di dilatarono per questa scelta dovuta a motivi logistici fatta dall'SCT. [...] QUindi i vertici dell'amministarzione a Bolzaneto avrebbero dovuto attivarsi perche' le condizioni di permanenza dei detenuti fossero umane: cibo, acqua, uso dei servizi, posizioni non dolorose. Ovviamente non si sindaca in questa sede la scelta di usare i mezzi grossi, era una scelta logica dovuta a necessita' logistiche. Si censura quello che e' stato l'ingiustificato arbitraio, volontario ed evitabile trattamento vessatorio dei detenuti. [...] A giudizio del pm sulla base di questi elementi gli imputati erano in posizione di garanzia rispetto ai diritti dei detenuti non solo nella traduzione ma in tutta la fase di gestione dei detenuti da parte dell'amministrazione penitenziaria.
Il problema quindi si pone sulla consapevolezza di quanto stava accadendo. E qui il dato della consapevolezza non puo' che essere trattato insieme a quello della presenza. Anche perche' si e' detto che tutte le caratteristiche del trattamento imposto ai detenuti, la durata del trattamento, la costanza nelle varie fasi, rendevano percepibile, comprensibile nella sua portata vessatoria quanto stava accadendo a tutti coloro presenti in quel posto. Anche perche' si trattava di un edificio non piccola per carita', ma non infinita, 50 metri in tutto. [...]
La presenza nel sito dei due imputati. Partiamo dal doc 4.7, un prospetto dei turni di servizi fornito dal DAP. Ha deposto sul punto un magistrato che svolgeva attivita' al DAP, il dr. Leopardi, che ha illustrato al tribunale quali sono stati gli accertamenti fatti dal DAP che hanno prodotto i documenti forniti dopo ingiunzione della Procura della Repubblica. Questo prospetto e' stato mostrato a Pelliccia il quale disse che a suo giudizio non era firmato e quindi non era valido da un punto di vista probatorio. Per Cimino: 00.00 di giovedi' alle 12 di ven, dalle 00.00 di ven alle 12 di sab...[...] Per Pelliccia: dalle 7alle 19 di saba, dalle 9 alle 00.00 di dom. Si tratta di una presenza continua e prolungata, sicuramente compatibili con i tempi che abbiamo usato come riferimento.
Ovviamente a Pelliccia abbiamo chiesto conto di questo prospetto. E Pelliccia ha detto di essere stato presente piu' di quanto riscontrato: ha detto che erano presenti h24 escluse le pause pranzo, con turni di 4 ore per coprire l'intera giornata. In pratica c'erano sempre o lui o Cimino. Ricorda anche che il maggiore Ricci lo mando' a prendere delle coperte, lui ando', torno' con le coperte e ando' alle celle in fondo per distribuirle. Lascio' la struttura verso le 4 del mattino di lun 23, perche' arrivo Cimino per il cambio. Torno' poi il 23 a bolzaneto ma le traduzioni erano finite. [...]
L'istruttoria dibattimentale ha poi peraltro dimostrato di una presenza nel padiglione, nel corridoio o nella stanza "automezzi pol pen". Quindi secondo i parametri dell'ufficio dalla consapevolezza di quello che accadeva, dai poteri della loro carica, dalla qualifica di ufficiali di PG, dal fatto che l'attivita' di vigilanza fu svolta da personale SCT, deriva una posizione di garanzia per tutta la fase di presa in carico dei detenuti da aprte dell'amm. penitenziaria.
Ma dobbiamo spendere alcune parole sulle posizioni di questi imputati: da alcune prospettazioni difensive che si sono avute nel corso del processo, mi pare che emergano alcune argomentazioni che e' doveroso affrontare. Le raggruppiamo in tre argomenti: la prima e' la mancanza di superiorita' gerarchica, ovvero Cimino e Pelliccia essendo del disciolto corpo degli agenti di custodia non hanno superiorita' gerarchica rispetto alla pol pen, sono ufficiali senza truppa; secondo filone di argomento mancata titolarita' della funzione di custodia, e qui abbiamo gia' visto perche' secondo il pm non e' cosi'; [...] terzo argomento e' che cmq gli imputati non si sono avveduti di nulla perche' non stavano nel padiglione ma nel cortile, e quindi non potevano sapere cosa accadeva.
Da parte del pm questi argomenti non appaiono convincenti, e cerchero' di spiegare perche'. Il primo punto, la superiorita' gerarchica, e qui dobbiamo affrontare il punto gia' affrontato dalla collega in parte per la posizione Doria. E' sicuramente vero che secondo la legge 395/1990 gli ufficiali del disciolto corpo non fanno parte della pol pen, sono un ruolo autonomo militare ad esaurimento, mentre la pol pen e' un corpo civile demilitarizzato. E' prevista pero' una osmosi tra i due ruoli, con possibilita' da parte degli ufficiali del disciolto corpo di funzioni che sono preposte alla pol pen. [...] "gli ufficiali del ruolo ad esaurimento assumono le funzioni e l'obbligo degli ufficiali della pol pen e possono essere messi a capo di serivzi di traduzione, piantonamento, amministrazione; possono altresi' presentare domanda di direzione di istituti sempre che abbiano i requisiti di legge". [...] A questo fa da contraltare l'art. 7 del DPR del 1992 di un corrispondente dovere di subordinazione da parte degli uomini della pol pen. [...] Questa possibilita' di osmosi tra i due corpi e' confermata da un parere del consiglio di stato: "la compatibilita' tralo stato militare e le nuovi funzioni civili e' risolta dal legislatore [...] e nelle funzioni non puo' non essere compreso il dovere di subordinazione dei collaboratori [...] Ove sussistano dubbi nel caso della sovraordinazione, si potra' provvedere nell'atto di affidamento dell'incarico specifico". [...] E quindi possiamo andare a vedere quale e' stato l'atto di affidamento: il gen Ricci nomina Pelliccia e Cimino responsabili del SCT di Bolzaneto; successivamente il gen Ricci, con doc 4.37, dispone che tre sottufficiali xxxxx, Olla, Tontini, Picchi, Cipriani, Galliatti, Patrizi, Sanna e 58 altri, per le esigenze prestassero servizio alle dipendenze funzionali di Pelliccia e Cimino. Quindi il generale Ricci con il provvedimento di nomina questi 8 tra isp e sovr e questi altri 58 sono alle vostre dipendenze funzionali. E' pacifico che se non altro nei confronti di questo c'era un potere di sovraordinazione. E' quindi evidente che gli imputati avevano il potere e non solo il dovere di intervenire. Non e' risultao peraltro in alcun modo che ci sia stato un intervento per migliorare in qualche modo il trattamento a cui sia stato opposto rifiuto dalla truppa. E poi c'e' un'altra considerazione: la mancanza di superiorita' gerarchica e' un argomento molto formale, perche' e' evidente che un agente della pol pen non potrebbe mai rifiutarsi in concreto di obbedire a un ufficiale accampando la scusa della mancanza di rapporto gerarchico, e questo ce l'ha detto anche il magistrato Sabella. [...]
E ci sono altre deposizioni che ci dimostrano come questa questione sia un discorso puramente formale: ad es la Cerasulo ci dice "mi e' capitato piu' di una ragazza che aveva questa necessita' (assorbenti), ho chiesto di procurare degli assorbenti, l'ho chiesto a dei superiori, penso Cimino". Quindi l'agente Cerasuolo quando si rende conto di un problema, che riguarda proprio il trattamento, si rivolge a quello che per lei e' un superiore, Cimino. C'e' poi la deposizione dell'assistente Capo della Pol Pen e che ricorda "ho ricordato di aver avuto l'ordine dal capitano Cimino di lavare i veicoli". E non e' che dice "con tutto il rispetto i mezzi se li lavi lei", ma ha preso spugna e secchio ed e' andato a lavare i mezzi. Poi abbiamo l'esempio di Doria con Agati-Olla su cui non mi ripeto. Ma anche in questo caso Agati a fronte dell'ordine di Doria esce senz anulla obiettare.
Torniamo al secondo punto: mancata titolarita' della funzione di custodia. Ho gia' illustrato questo punto, le ragioni per cui secondo noi i due imputati non potevano non farsi carico delle condizioni dei detenuti durante la permanenza nel sito. Ma c'e' anche un argomento di forma oltre che di sostanza, al di la' del fatto che la dilatazione dei tempi era imputabile a una scelta dell'SCt di cui gli imputati erano a conoscenza, ed e' relativo al provvedimento di Ricci che dice "i soggetti in parola, una volta visitati e immatricolati verranno presi in carico dal personale a disposizione degli ufficiali; gli stessi provvederanno ad organizzare le traduzioni". [...] E siccome e' pacifico che i detenuti in attesa nelle celle della penitenziaria erano immatricolati e visitati, e' evidente che durante tale fase gli imputati dovevano farsi carico delle condizioni e del trattamento dei detenuti.
IL paragone che viene fatto rispetto alla situazione normale di quello che avviene normalemnte in un carcere per cui si dice che il detenuto passa dalla sorveglianza interna del carcere alla custodia nel momento in cui e' materialmente affidato alla scorta. Questo e' ovvio, nella normalita', ma a Bolzaneto era diverso, perche' RIcci aveva previsot una cosa diversa. E anche Sabella dice questa cosa, perche' nel doc 4.4 al punto 12 dice che "gli arrestati o i fermati una volta immatricolati saranno tradotti dal personale SCT". Quindi la responsabilita' indubbia del direttore Gugliotta non puo' elidere quella degli imputati. E d'altronde e' emerso anche dall'esame di Gugliotta: "il soggetto che entra nella cella nr 1.... [rilegge]". [...] Quindi quando l'imputato Pelliccia ha detto "che all'interno del sito il personale del SCt venne usato solo per perquisizioni e per cambi di personale" ha riferito una circostanza smentita dalle risultanze dibattimentali, perche' erano tutti cambi tra personale dell'SCT.
Resta quindi ancora da tornare all'ultimo tema, la presenza. Si e' detto che i due imputati hanno riferito di non essere mai stati all'interno del sito, ma di essere stati solo all'esterno. In realta' dall'istruttoria e' risultata una prova che mi sentirei di definire certa e sicura della presenza dei due imputati all'interno del padiglione. Quali sono queste risultanze? L'isp. Spila Stefano della Pol Pen durante il suo servizio vede i due capitani nella stanza interforze. Ricci dice di aver fatto un incontro nella stanza interforze dei quattro capitani. Coletta ha detto di aver parteciapto all'incontro, cona anche DOria, Sabella, Ricci e gli altri capitani. [...] Il capitano Zito testimonia di aver incontrato Cimino a Bolzaneto. Marini Roberto, agente Pol Pen, dice di aver visto due volte il capitano Cimino, mentre il capitano Pelliccia di averlo visto dentro la palazizna. [...]Vacca Mariano che ricorda entrambi i capitani dentro la palazzina, nonche' la circostanza che luii come altri aveva il loro telefono. Papa Raffaele ha visto entrambi i capitani sul piazzale. [...] Ispettore Superiore Olla che ricorda i due capitani in matricola. [...] Agente PP Moraschi che ha visto i due capitani nel corridoio davanti alla matricola. Soggiu ha visto Cimino nel piazzale. Sanna ha detto "i capitani erano sempre li' che giravano". Ag. sc. Massa che ha visto il capitano Cimino nel piazzale. Vice Sovr Pintus che ha visto nel piazza Cimino. Isp. Tosoni che ha visto piu' volte i capitani nella palazzina. Isp. Gugliotta che ha ricordato che i capitani erano sempre presenti o in cortile o nella stanza della pol pen con cui aveva spesso chiacchierato nella stanza del materiale. Doria che li ha visti spesso nella stanza di fianco alla matricola. Tolomeo dice di averli visti 5-6 volte in matricola. Fornasiere li ha visti due o tre volte CImino e Pelliccia nella stanza della televisione. L'ag. Cerasuolo che ricoda di aver visto i due capitani nel piazzale e nella stanza della tv. Toccafondi che ricorda di aver visto varie volti gli ufficiali. Direi che da questo quadro la presenza nel sito e' stata apprezzabile, rilevante e sistematica, tale da avere dato contezza sicura e certa di quanto avveniva nel sito.
QUando Pelliccia dice di essere entrato una decina di volta nella struttura e ha ammesso di aver visto le persone camminare a capo chino o nella posizione al muro di rigore. Lui dice "nell'atrio erano ammanettati, alcuni con la faccia al muro". In questo l'imputato ha sicuramente un atteggiamento processuale di correttezza. Peraltro successivamente nel corso del suo esame ha affermato alcune circostanze che sono clamorosamente smentite: ha detto che il suo ufficio era costituito da una alfa romeo nel piazzale, e questo dato e' smentito, dato che tutte qeuste persone dell'amministrazione ci hanno ricordato che gli imputati sono stati in matricola, nel corridoio, nella stanza del materiale. La presenza e' stata stabile e costante non solo nel cortile ma anche all'interno del sito, ben diversi da una singola auto. Ha aggiunto di aver dovuto richiedere autorizzazione telefonica per entrare nella palazzina. Ma anche di questo dato non e' emersa traccia: tutti i soggetti superiori non hanno ricordato di alcuna richiesta di autorizzazione da parte di Pelliccia. Ha detto di aver visto le celle solo quando c'era VV il venerdi', che per una fase e' stata seduta, lo ha detto la testimone. Guarda caso Pelliccia dice di aver visto nella cella solo l'attimo in cui c'e' VV seduta. Il dato e' smentito, palesemente. Mi rendo conto che il diritto di difesa da qualsiasi facolta' a un imputato, ma abbiamo visto tuti la struttura, chi e' stato nella matricola, nel corridoio, nella stanzza della tv non poteva non vedere nelle celle. E poi l'imputato dice di aver "appreso solo a fine vertice ceh gli arrestati erano costretti in piedi". Anche questo e' smentito. [...] D'altronde l'hanno vista tutti la posizione. Ci sono venti persone tra i testimoni della difesa o tra gli imputati che hanno ammesso di aver visto la posizione. E' evidente che la tesi sostenuta da Pelliccia e' smentita in forma piena.
Gli imputati hanno avuto piena consapevolezza di quanto accadeva nel sito, avevano il potere e il dovere di intervenire e non l'hanno fatto. E quindi sono pienamente responsabili di questo loro mancato attivarsi se non altro ai sensi dell'art. 40 c.p.
E poi: ci hanno riferito che loro erano nel cortile su questa alfa romeo in cortile. E pero' sappiamo che c'era il comitato di accoglienza, sappiamo cosa succedeva quando arrivavano in cortile gli arrestati. Ce lo hanno detto le p.o. come anche i membri delle ffoo che sono venuti a testimoniare. Ma questi due imputati che stazionavano sempre nel cortile non hanno visto nulla. E poi ci sono stati casi di episodi di violenza commessi durante la traduzione, la famosa imposizione a gridare viva il duce, o viva la pol pen, o a camminare con il braccio teso. E qui tanti arrestati ce lo hanno detto. [...] Tutti quelli che ho citato sono tradotti nella notte tra ven e sab (ore 3.15, 6.20, 6.25, 6.30). Tra questi c'e' SA bagnata conla coperta, obbligata a fare il saluto romano, con gli agenti che dicevano "che bellini questi comunisti". [...] C'e' poi un altro caos, la domenica, MD, che compiva gli anni in occasione della detenzione, che venne a lungo preso in giro con la minaccia "vedrai che festa di compleanno ti facciamo". MD veniva traodtto con CC, e entrambi ricordano che qualcuno della scorta fece cozzare le due teste e che tutti assistettero applaudendo. Abbiamo due arrestati del sabato che ricordano di essere stati tradotti insieme, e ricordano di aver dovuto fare la stessa cosa: partire di corsa, fermarsi, inginocchiarsi, ripartire. [...] In definitiva ritiene l'ufficio del pm abbiano formato prova piena per la responsabilita' di cimino e pelliccia per i capi 14-15-16-17 per i reati di cui al 323 e 608. Per le richieste in punto pena si rimanda alla ultima udienza. 

[pausa]

A: dunque, l'ispettore Gugliotta della Pol Pen. Trattare la posizione di gugliotta significa fare riferimento al suo provvedimento di nomina, che sono due, il doc. 4.4 dle 9 luglio 2001 e il doc 4.40 del 16 luglio 2001. Con questi provvedimenti del magistrato coordinatore gugliotta e' nominato responsabile della sicurezza e dell'organizzazione dei servizi di bolzaneto. Era quindi responsabile di tutte le attivita' facenti capo al DAP all'interno del sito di Bolzaneto. Con l'eccezione del servizio sanitario, che aveva il suo responsabile in Toccafondi, e del servizio Matricola, che faceva capo a Tolomeo. Per l'ispettore Gugliotta la posizione di garanzia e' evidente proprio dal provvedimento di nomina che lo rendeva responsabile della custodia dei detenuti nel momento stesso in cui venivano consegnati dalla ps alla pol pen. Abbiamo detto che era una qualifica omologa a quella del comandante di reparot, tanto che sabella l'aveva definito un "mini-comandante di reparto". Tornando alla sua deposizione definisce i compiti di gugliotta: "un direttore non lo potevo mettere [...] allora mi inventai questa figura del responsabile della sicurezz ache doveva fare da mini comandante di reparto in relazione ai problemi che potevano sorgere in matricola e infermeria. era un comandante con funzioni piu' ridotte del normale..." [...] E' pacifico ed incontestabile la sua posizione di garanzia rispetto ai detenuti. Infatti avevamo detto e abbiamo detto che la responsabilita' di Cimino e Pelliccia si affianca a quella dell'isp Gugliotta.
Fonti della posizione di garanzia: provvedimento di nomina; articolo 2 del DPR del 2000 che ovviamente affida alla pol pen il servizio di sicurezza e di custodia negli istituti penitenziari; [...] e poi la sua qualifica di ufficiale di PG gia' esaminato poco fa. [...]
Passiamo all'altro dato, quello della presenza. Perche' la penale responsabilita' abbiamo detto che dervia dalla qualifica e dalla consapevolezza di quanto accadeva. La presenza partiamo dal prospetto, il doc 4.7. Gugliotta: ininterrottamente dalle 8.00 di ven alle 8.00 di sab, dalle 12.00 di sab alle 00.00 di sab. Nessuna presenza domenica. Gugliotta nell'esame ha risposto a chiarimenti, pagg. 16-20 e 41-42: in entrambe le parti le risposte sono univoche, e il quadro e' chiaro. Dalle 8 di mattina di ven alle 8 di sab; dalle 12 alle 21 di sab; poi torno nella notte tra sab e dom verso le 2 per la visita del ministro; la dom arriva alle 23.30 e resta sino alle 14.00 di lun. E' comprensibile perche' dovevano cominciare le immatricolazioni degli arrestati della diaz. Anche qui il dato della presenza e' di una presenza costante e continuativa, ampiamente sufficiente ai fini della prova della consapevolezza di quanto accadeva.
Sui luoghi della palazzina dove si trattiene, vado a pag 31 della trascrizione: stava in matricola, in infermeria e nel corridoio, presso un tavolinetto davanti alla porta della matricola, dove aveva un foglio dove metteva in ordine e mi accertavo di regolare il flusso di persone. La mia competenza e la mia attivita' erano limitate a matricoal, infermeria, cella nr 1. Ma dice anche di essere andato nella stanza della tv dove discorreva con Cimino e Pelliccia che si alternavano nel sito. [...] Sono anche significativi i luoghi in cui stazionava l'isp Gugliotta, perche' sono crocevia del trattamento, perche' in quella posizione nel corridoio si poteva avere visione delle celle, della matricola, dell'infermeria, dei bagni e del corridoio e dell'atrio. E infatti Gugliotta ci dice di aver visto il trattamento inferto dalla PS.
Sulla base di questi elementi e' provata la consapevolezza di quanto stava accadendo. In realta' c'e' qualcosa di piu' nell'esame della sua posizione. RIsulta un primo dato, dato che e' Gugliotta a farsi carico del problema della vigilanza, e non mi ripeto dato che lo abbiamo trattato poco fa. Ma e' normale che sia lui a sollevarlo in quanto responsabile. Cosa ci dice? Ricorda che aveva due uomini a disposizione Incoronato e Moraschi, impiegati al casellario, alle perquisizioni e come autisti. Allora chiesi a Sabella altro personale e si dispose che fosse il SCT a offrire il personale. [rilegge il brano]. E Sabella conferma la vicenda [rilegge]. Quello che rileva far notare e' che ilprimo a porsi il problema delal vigilanza e' Gugliotta. Ma fa di piu': si pone il problema, lo solleva e trova una soluzione da Sabella; ma si pone lui stesso il problema della vigilanza in prima persona, tanto e' vero ed e' un punto importante che quando il magistrato Sabella si rende conto della posizione vessatoria gia' da venerdi'... pag 47... e ne chiede conto proprio a Gugliotta, che da le sue giustificazioni a Sabella, assumendosi la responsabilita' della posizione. QUindi la scelta della posizione deve essere fatta risalire in primi all'isp Gugliotta. Secondo noi le giustificazioni non sono tali, abbiamo gia' detto durante la qualificazione giuridica dei fatti e delle condotte. Basti solo dire e non aggiungo altro che nel momento in cui si obbligavano tutti alla stessa posizione non si capisce come potesse servire a distinguere qualcuno da qualcun altro. Sabella dice: "vidi gli arrestati, l'unica cosa che mi stupi e ne chiesi conto fu la posizione in cui erano gli arrestati, ce n'erano due o tre faccia al muro, con le gambe un po' divaricate, e le mani alzate. Lo chiesi a gugliotta, era obiettivamente strana questa posizione. chiesi a gugliotta perche' e lui mi disse 'ci hanno tolto la cella e non sappiamo come distinguere i perquisiti dai perquisendi'. mi disse che le grate non davano garanzie e che c'era un punto buio nella cella, e che la polizia segnalava hce c'erano gruppi antagonisti da tenere separati. 'ce li consegnano cosi'... " ecco il famoso spirito di emulazione... [...] "io gli dissi di tenerli cosi' lo stretto indispensabile, del resto per me doveva durare tutto 15 minuti". Lo stesso imputato ammette il colloquio con Sabella. Doria ricorda un dialogo dello stesso tenore con Gugliotta, anche se abbiamo gia' visto che Doria dice di avere visto gli arrestati due volte nella posizione vessatoria, sia venerdi' che sabato. "Credo che ci fossero una ventina di detenuti, credo che fossero gia' immatricolati... misti credo che fossero, alcuni seduti, altri in piedi faccia al muro.... le braccia alzate. Ma non riesco a datarla, ma c'era il giudice Sabella che chiese conto della posizione a Gugliotta... la risposta era che c'era necessita' di separare... [...] per motivi di sicurezza". [...] Gugliotta se ne assume la paternita', quindi.
Peraltro dall'istruttoria emerge una prova piena che l'isp Gugliotta fosse a conoscenza non solo della posizione, ma di tutta un'altra serie di elementi caratterizzanti il trattamento inumano e degradante, e che quindi fosse a consapevolezza dell'intero quadro del trattamento inflitto ai detenuti. Dobbiamo fare riferimento al famoso promemoria, il doc. 6.9, scritto dallo stesso imputato e allegato alla sua audizione davanti alal commissione ispettiva del DAP. Da questo promemoria e ne esamineremo alcuni punti deriva una prova certa non solo della consapevolezza del trattamento, ma prova della paternita' di questo trattamento, della riferibilita' diretta a Gugliotta. Forse non fu l'ideatore della posizione, ma sicuramente e' stato uno di coloro che ha imposto ai detenuti questa posizione, e l'ha anche teorizzata. Vediamo i punti del promemoria: sulla poszione vessatoria c'e' un paragrafo intitolato "posizione faccia al muro", poi c'e' "stazionamento nel corridoio", dove si spiega anche perche' era necessario imporre anche la posizione di vessazione di transito. Sullo spirito di emulazione alla quinta pagina del promemoria in cui si legge "gli stessi poliziotti che procedevano ai fermi e agli arresti all'ingresso della struttura posizionavano i soggetti con il viso a muro e con le braccia alazate, e cosi' li prendevamo in consegna". Della mancanza di cibo e acqua c'e' un paragrafo dedicato alla cosa, da cui si evince che gugliotta sapesse della non distribuzione di cibo e acqua, dei problemi nell'accesso al bagno e della carenza di personale femminile. Infine c'e' l'ultimo paragrafo che riguarda i servizi sanitari e igienizi.
La lettura di questo documento, le giustificazione che fornisce a Sabella ci dicono qualcosa di piu' che non la consapevolezza, ma la paternita'. L'imputato ha detto in aula che era necessario imporre "posizioni di rigore e rigidita'". Ci sono alcuni punti da sottolineare. posizioni in cella: "tenevamo gli uomini con la facci ala muro"; posizioni in attesa del corridoio: "qualche volta che sono passato di fronte alla digos vedevo che erano in piedi faccia al muro"; posizioni in transito: "quando rimanemmo con una cella dovettimo imporre determinate posizioni, per impedire che incontrassero altre persone". percosse: "ricordo non so il giorno e l'ora, avevo un soggetto pronto per la matricolazione, avevo posizionato il soggetto con la faccia al muro, alle mie spalle ho sentito un rumore e un lamento, ho dedotto che uno dei due poliziotti che passavano doveva aver tirato una gomitata all'arrestato, allora ho gridato loro dietro" e non fa rapporto perche' c'era un collega della PS; ingiurie: "qualche battutina, qualche sfotto'".
Dal nostro punto di vista questa e' la prova del dolo diretto e anche di piu' rispetto agli articoli 323 e 608 cp. Ma c'e' di piu'. Perche' l'isp gugliotta risulta essersi reso colpevole di singoli atti di violenza privata, percosse ad opera diretta del comandante di reparto. Secondo l'ufficio del pm per l'imputato esiste qualcosa di piu', una responsabilita' in ordine alle condotte di lesioni, di percosse, di minacce in danno delle persone offese. La condotta del comandante di reparto che non solo non impedisce atti lesivi dei diritti dell'arrestato, ma compie direttametne questi reati, costituisce un'istigazione. E' ovvio che un sottoposto che vede il proprio comandante colpire un detenuto, lo incita a farlo se non l'ho ha ancora fatto, o a ripetersi, perche' per il sottoposto l'azione del comandante costituisce garanzia di impunita'. Per cui noi lo riteniamo responsabile in concorso ai sensi del 110 cp o al massimo del 40 cp di tutti i reati di percosse e violenza commessi dai sottoposti. [...] [ cita il caso Marino-MOntana nella squadra mobile di Palermo ]. All'imputato Gugliotta a differenza di tutti gli altri per cui il pm ha limitato la contestazione, ma al capo 20 a gugliotta sono stati contestati anche percosse, lesioni, violenza privata, lesioni aggravate, ingiurie e minacce. E' ovvio che la contestazione del capo 20 e' limitata alle persone che hanno sporto querela.
Esaminiamo ora le condotte di cui al capo 20.
AC ha riferito di essere stato minacciato ingiuriato e percosso con manganelli
AS e' stato costretto a dire viva il duce e fare il saluto romano
BA costretto a dire viva il duce e fare il saluto romano
BM costretto a dire viva il duce
CA costretto a dire viva il duce
CA costretto a dire viva il duce e fare il saluto romano mentre in corridoio
CP riceve calci e pugni, viene percosso in cella con pugni ai reni, testa contro la parete e calci per divaricare le gambe
DG e' insultato nel corridoio, percosso con calci, riceve un colpo con anfibio e manganelli, sanguina dal naso e dal polpaccio in seguito ai colpi. in cella deve stare in piedi a gambe divaricate. in cella viene colpito. deve attendere a lungo in corridoio e per la perdita di sangue sviene
ET costretta a dire viva il duce
FF viene spinto nella cella all'arrivo da un gruppo di agenti della PP, riceve un pugno e uno schiaffio, e vari colpi mentre attende nel corridoio
XX costretto a dire viva il duce e fare il saluto romano. e' percosso in cella
MD viene colpito alla nuca con un oggetto, e' costretto a dire viva il duce e la pol pen
LA viene percosso con colpi alla pancia e dietro la testa
LG viene percosso con calci e pungni con i guanti. deve stare in attesa in corridoio e percosso a nuca e spalle. viene pestato in infermeria. viene obbligato ad andare in bagno e minacciato di sodomizzazione
LB in cella e' colpito da agenti con divisa grigia e guanti neri. riceve sputi
MD e' percosso nella cella in posizione d'attesa, anche con un manganello
NC e' percosso ad ogni passaggio con colpi ai genitali e alle gambe
MN lo fanno inginocchiare e gli danno due pugni in faccia e un calcio in culo. riceve un pugno nello stomano ed e' costretto a dire viva il duce
OBM riceve calci e pugni. e' percosso in cella.
PE riceve colpi e sberle al passaggio in corridoio. in bagno e' offesa e con ingiurie a sfondo sessuale. viene costretta a mettere la testa nella turca. costretta a dire viva il duce e fare il saluto romano
RA riceve lo spruzzo di gas urticanti in cella dall'esterno. viene portato a fare una docica e un agente lo prende a manganellate sotto la doccia.
RM deve raccogliere i suoi effetti personali e viene percosso
SD deve stare in posizione vessatoria. nella cella entra una clela che lo percuote con pugni e calci. nel corridoio viene colpito con calci pugni e testate contro il muro.
SGA e' percosso nel corridoio al transito con spintoni. subisce il taglio del codino. percosso in bagno anche con lo sportello.
SA ingiuriata in bagno e minacciata con espressioni sessuali, costretta fare il saluto romano
UP percosso in corridoio
VA in cella viene percosso con calci e schiaffi. costretto a dire viva il duce e la pol pen. viene avvicinato un accendino alle mani e viene ustionato

Per sabato:
AM percosso con calci e pugni. deve ascoltare la suoneria faccetta nera e le filastrocche
AC percosso in corridoio. pugno in infermeria
AL percosso nel cortile con calcio, nel corridio, in cella
BA in cella riceve insulti e minacce.
BC e' percosso nel corridoio con uno schiaffo sul volto.
BD e' percosso con colpi ai reni e nelle gambe. riceve ingiurie.
BA nel corridoio e' percosso da due ali di agenti. e' percosso in cella, con un forte colpo al volto e viene preso a calci per terra. viene ingiuriato
XX viene percosso, ha un malore. a terra riceve calci e sputi. lo fanno mettere nudo a quattro zampe
BB e' percosso a calci da due ali di agenti nel piazzale e nel corridoio
CA e' colpito da un agente. in cella e' percosso
CC in cella deve stare in piedi faccia al muro mentre mimano una fucilazione. riceve spruzzo di gas
DA insulti, calci, sgambetti.
DA percosso nel corridoio e minacciato di fratture. e' percosso al muro e perde i sensi.
DVS costretto a dire viva la pol pen sotto minaccia di pestaggio
DCA percosso nel corridoio. insultato
DS nel corridoio e' percosso. percosso in cella. in bagno piu' volte percosso. strizzata ai testicoli. insultato. costretto a dire viva il duce
FC e' percosso nell'atrio con manganellate sui polpacci in cella, nel corridoio. sente insulti e una filastrocca con pinochet
FAS nel cortile subisce insulti, in ogni spostamento deve muoversi a testa bassa. insulti in cella. riceve minacce a sfondo sessuale.
FE in cella deve stare in piedi. i suoi documenti vengono buttati e a terrra e viene obbligato a raccoglierli
XXX percosso in cella. dall'esterno insulti e filastrocca con pinochet. cori "uno di meno". spray urticanti al volto e percosso in corridoio
GF percosso in corridoio e riceve sputi
GC in cella faccia al muro e colpi intesta. nel corridoio viene colpito con un forte pungo al costato e cade a terra
GM percosso in cella e in corridoio
JS e' stato fatto oggetto di spruzzo di spray urticante
LF colpito in cella da agenti in guanti neri e percosso per far tenere la posizione. viene minacciato e insultato. nel corridoio un agente lo vede e dice "questo fa l'avvocato" e lo picchia.
LF ppercosso
MA in cella percosso con calci ai talloni e pugni ai fianchi. filastrocca di pinochet e spray urticante dalla finestra. in matricola viene colpito con un forte pungo in pancia
MF percosso in cella
MN percosso in corridoi
MEV sgambetti e manganellate in corridoio. minacce a sfondo sessuale
MD percosso in corridoio. messo in ginocchio in mezzo alla stanza e percosso.
MMA percossa in corridio, ingiuriata in cella
NR e' percosso in cella da agneti con divisa grigia e minacciato
PA percosso con pugno ai reni
PS percosso in cella con pugno e colpi di manganello sulle gambe. insultato, cori su hitler e pinochet.
PS percosso in cella con manganello. viene fatto spogliare e messo in posizione fetale, fatto saltare mentre e' percosso
RD insultato, suoneria e canzoncina pinochet. percosso con calci al costato e piedi sul collo
RS insultato e percosso in corridoio. in cella posizione a quattro zampe e preso a calci
SM insultato, sente un ritornello pinochet e minacciato. colpito con colpi a mano aperta
SAP percosso in cella con colpo alle costole
SC percosso in corridoio
SS percosso in cella con claci nelle gambe
SS percosso in cella
TM alle 9 in cella si siede in quanto non e' in grado di stare in piedi. entrano in cella e il piu' alto lo colpisce on il manganello. piu' o meno l'ora in cui Olla chiede l'intervento del colonnello Doria.
UG percosso nel corridoio con calci alle caviglie
ZS percosso nel corridoio al passaggio

domenica:
BRA percosso con pugni ai reni e un calcio alla gamba ferita
BG spintoni, sgambetti in corridoi
BGS percossa con calci e insultata. in cella insulti e minacce. suoneria e cantilena pinochet.
BB nel corridoio minacciata di calci
BJN e' percosso nel bagno con un calcio
BFN nel corridoio e' percosso
BS nel corridoio e' percosso a calci
GC nel corridoio cammina a testa bassa e riceve un pugno allo stomaco
HF nel corridoio e' percosso con un calcio
HJ nel corridoio e' percosso, riceve sputi e manganellate. viene palpato nei genitali e insultato, lo picchiano con una cinghia
IHT
HT schiaffo e pugno nel piazzale. percosso nel piazzale in attesa. percosso in corridoio. minacce di taglio della gola qaundo chiede di parlare con un avvocato
AK derisa per le ferite e minacciata e picchiata
XX
SM nel corridoio e' percosso
SS e' percosso nel corridoio
TT insulti, percosse
VHM nel corridoio e' percosso. in un passaggio viene afferrato per i capelli e gli intima di dire buon giorno. siccome tace viene nuovamente percosso con calci
WK insulti

Sulla base di tutte queste testimonianze deve ritenersi provata la penale responsabilita' di Gugliotta di tutte le contestazioni di cui al capo 20, con l'eccezione di CM che si e' avvalso della facolta' di non rispondere, e della p.o. O'BM che non e' venuto a deporre e non aveva reso dichiarazioni.
Complessivamente riteniamo provato la responsabilita' penale di gugliotta per tutti i reati di cui al capo 18-19-20 del decreto di rinvio a giudizio. Per la quantificazione della pena ci riferiamo all'ultima udienza di requisitoria. 

Resterebbe da valutare la posizione di Gugliotta a singolil reati contestati ai capi 21-22-23-24-25. La trattiamo domani.
 

[processo bolzaneto] trascrizione V udienza requisitoria pm
TRASCRIZIONE SOMMARIA – PROCESSO BOLZANETO - V UDIENZA ARRINGA PM

[ P=Tribunale, A=Accusa, D=Difesa, C=Parti Civili, R=Teste ]

P: [procede all'appello]

A: (Ranieri-Miniati) nel tardo pomeriggio di ieri avevamo esaminato la posizione di Gugliotta per i capi 18-19-20, cioe' l'accusa inerente il trattamento generale inflitto alle persone, 323 e 608 cp, e per il capo 20 il lungo elenco di reati che vanno da lesioni a percosse a ingiurie a minacce a violenze private. Dobbiamo esaminare i capi dal 21 al 25 del rinvio a giudizio, che riguardano singole condotte contro singole p.o.
I capi 21-22-23 a Gugliotta sono contestati lesioni personale volontarie aggravate dall'uso di un bastone o manganello contro MP, percosse per aver torto il braccio, e ingiurie per aver sputato addosso alla p.o. e avergli detto "sei senza dignita'".
Partiamo dalla deposizione della p.o.: MP e' un giornalista di una testata locale, e' stato solo fermato e non arrestato. Entra nel pomeriggio del 20 luglio ed esce la sera, "quando era buio". Gia' nella sua querela MP aveva esposto i fatti e aveva specificato che un agente della Pol Pen che sembrava il capo e aveva i baffi l'aveva colpito e gli aveva sputato addosso. MP ha testimoniato sui fatti: "rispetto a questo agente ricordo un episodio; ero il primo di fronte alla porta, ho scostato la fronte dal muro e ho guardato verso la porta; [...] all'esterno della cella ho incrociato l'agente di cui ho parlato che e' entrato e mi ha picchiato, non so se con un bastone o con un manganello, e mi costrinsero a tornare in posizione sputandomi addosso. [...] Era lui che dava gli ordini, questo agente con i riccioli, mi prese il braccio e me lo sposto' dal corpo con veemenza. [...]"
Circa la descrizione di quest'agente: "ricordo un agente quello che mi e' apparso come il capo, dava ordini, decideva... in quella circostanza in cui abbiamo abbandonato la posizione e' intervenuto lui a dire che fate e a prendere a schiaffi tutti. Ha ristabilito in maniera energica e violenta l'ordine, intimandoci la posizione. Ho due ricordi: riccioli, neri e corporatura media, robusto ma non altissimo [...], poteva avere i baffi o non averli ma era scuro. [...] La divisa era la D1". Lo stesso MP confermando l'individuazione gia' fatta ha riconosciuto questo agente nella foto numero 37, proprio quella di Gugliotta. Il riconoscimento di MP e' quindi fatto con certezza. [...]
L'imputato Gugliotta si e' sottoposto ad esema, si e' presentato glabro e con i capelli tirati all'indietro: ha ammesso pero' che aveva i ricci e che indossava la divisa ordinaria, la D1, e di notte anche quella da OP, la D2, ma senza giubbetto. Circa le sue presenze, ha detto di essere stato presente ininterrottamente tutto il venerdi', in un orario compatibile con il transito a bolzaneto di MP.
Gli elementi di riscontro sono numerosi alla vicenda di MP: gli orari compatibili; il dare ordini dell'agente; il riconoscimento; la corrispondenza di sembianze, eta' e divisa; due ulteriori riconoscimenti di altri p.o. che hanno riconosciuto Gugliotta come protagonista di analoghi comportamenti. Riteniamo quindi provata la penale responsabilita'.
Alcune precisazioni: il capo 23 prevedeva una duplice imputazione di ingiuria, una per lo sputo e l'altra per la frase "siete senza dignita'". Noi riteniamo provata solo la seconda imputazione. Per la condotta di sputo il pm ritiene che non si sia maturata una prova certa: il teste ha infatto detto che non era in grado di dire da chi provenissero gli sputi, che anzi forse proveniva da altri. Con queste precisazioni chiediamo l'affermazione della responsabilita' penale per i capi 21-22-23. Ci riportiamo al punto pene dell'ultimo giorno.
Passiamo al capo 24: violenza privata in concorso con altri ai danni di LB per averlo costretto a marciare con il braccio teso in segno di saluto fascista. LB e' un arrestato differentemente da MP. [...] LB ha deposto: "prima che fossi condotto fuori dalla cella sono entrate diverse persone, in particolare mi ricordo bene un agente con pizzetto e fazzoletto al collo, era adulto intorno ai 40 anni, con il pizzetto e abbastanza magra. Questa persona e' entrata con tre persone in borghese, ci ha chiesto di voltarci e di salutare le persone in borghese con riverenza. [...] Eravamo una fila di persone [...] quando un altro agente della Pol Pen molto giovane disse a questa persona con il pizzetto, come se fosse un suo superiore, facciamole fare il saluto. Appena ci siamo messi in fila, proprio lui ha fatto rispettare una fila rigorosa, e da questa richiesta scherzosa, mi ordino' di alzare il braccio destro teso, e avevamo dolore ad alzare il braccio, e io glielo feci presente. [...] Dopo aver alzato il braccio e aver fatto presente il dolore, mi si chiese di camminare in avanti e alzare il braccio destro. Ci tenevano su il braccio insomma, fino a meta' del corridoio, all'incirca all'altezza dell'infermeria." ANche LB riconosce l'agente nella foto 37 che rappresenta gugliotta, e dice di riconoscere con una certa sicurezza la persona, anche se non ha il pizzetto. Questa individuazione ha una particolare valenza probatoria, perche' si accompagna a una descrizione somatica precisa e corrispondente, e nella foto 37 si nota in maniera evidente i riccioli e i baffi.
Ma richiamiamoci all'esame dell'imputato, a cui si chiede quali fossero le sue sembianze nel luglio del 2001, e a cui risponde che aveva i ricci e sui baffi: "non ricordo di preciso... forse si'... la barba la cresco un pochettino... ogni tanto la lascio crescere". [...] Sulle presenze non ritorno, sono pacifiche. E poi abbiamo una serie di riscontri: presenza in orario compatibile; ricostruzione della p.o. che attribuisce un ruolo di autorita' nella struttura; la descrizione corrisponde; abbiamo altre due individuazioni fotografiche di MP e SD; poi c'e' la testimonianza di Pratissoli, infermiere, che ha ricordato che il comandante di reparto di taranto aveva i capelli ricci e un fazzoletto al collo azzurro; poi abbiamo moltissime deposizioni di persone transitate nella struttura il venerdi' che ricordavano questa imposizione o a fare il saluto romano o a dire frasi inneggianti al fascismo o altri ancora questa sfilata in marcia con il braccio destro alzato. [...] Anche in questo caso il pm ritiene che la prova della penale responsabilita' dell'imputato sia provata.
Passiamo al capo 25: percosse ai danni di SD per avergli fatto sbattere la testa contro il muro mentre era nel corridoio in posizione vessatoria. SD e' immatricolato alle 3.05 di sab e tradotto alle 6.20 del mattino di sabato. SD depone: "nel corridoio principale sempre tutti in fila, e a fianco a me avevo altre persone tra cui un ragazzo tedesco e MA, sempre con le gambe larghe, le braccia alzazte e la faccia al muro. Ho subito colpi e in particoalre di una persona che mi prendeva in giro per il luogo da cui provenivo [...] mi ha tirato uno schiaffone, io avevo la faccia contro il muro, ma lo vedevo perche' stavo parlando con lui [...] mi pare fosse un uomo sui 35 anni, con i capelli ricci". SD riconosce la'gente nella foto 37, che effigia l'imputato. SD precisa che quello stesso agente era presente in infermeria e che gli chiese i documenti, mettendosi a scrivere qualcosa.
Gugliotta nel suo esame parla di quella specie di banchetto dove teneva un foglio su cui annotava i detenuti presi in carico, e guarda caso SD ricorda quest'uomo che chiede i documenti e annota qualcosa in infermeria. Il riconoscimento di SD trova una serie di riscontri: orari compatibili; comportamento riconducibile a ruolo di autorita', con comportamenti ammessi dallo stesso imputato; descrizione fisica compatibile; corrispondenza sembianze; individuazioni di MP e LB. C'e' un'ultima cosa che occorre chiedersi, questo riferimento alla citta' di origine di SD. [...] Ritengo che su questo punto sia provata la responsabilita' dell'imputato in maniera certa e sicura: va fatta pero' una precisazione, non tanto sulla percossa quanto sugli effetti della percossa. Anche se SD ha dichiarato che alcune volte la testa era finita contro il muro, non ha ricordato con certezza che quella percossa abbia causato il colpo contro il muro. Il pm chiede l'affermazione della penale responsabilita' anche per il capo 25.
E con cio' abbiamo finito con l'imputato Gugliotta.

Ora dobbiamo occuparci proseguendo logicamente delle persone incaricate della vigilanza. Chi sono? Sono i soggetti che erano responsabili di squadre o di contingenti che per un certo periodo sono stati incaricati di effettuare la vigilanza alle celle. Il problema della vigilanza l'abbiamo gia' affrontato quando abbiamo affrontato il problema della vigilanza, o meglio di accertare come venne risolta la mancata previsione della fase di vigilanza dei detenuti. Abbiamo visto che il problema venne risolto per la Pol Pen con uomini dell'SCT, e invece per la fase della PS la soluzione fu diversa nel senso che nel venerdi' ci fu quell'ordine dato verbalmente dal capo di gabinetto Crea secondo il quale i contingenti preposti al trasferimento degli arrestati dai centri di raccolta intermedi a bolzaneto avrebbero dovuto fermarsi per vigilarli, e quindi una squadra della PS comandata da Valeri Franco, con turno 13-19, ma arrivo' a Bolzaneto alle 16; successivamente gli subentro l'Isp Maida Daniela. Sappiamo che sabato il servizio venne affidato ai cc: Barrucco Piermatteo dalle 16 di sabato e la squadra di Braini Giammarco che fa servizio dalle 19 alla 1.00 di notte. In realta' questo turno si protrasse per tutta la notte, fino a domenica fino all'arrivo dell'ispettore Badolati, che si occupa della vigilanza per il primo turno di domenica. Poi subentrano altre due squadre di Lunetta e Mercadanti. DIciamo subito che Badolati, Lunetta e Mercadanti sono stati archiviati, perche' e' emerso che questi tre hanno preso delle iniziative per migliorare le condizioni dei fermati e arrestati, in particolare Badolati. E quindi non ci occupiamo della vigilanza di domenica.
Nei confronti degli incaricati della vigilanza il pm ha contestato il reato di abuso di autorita' (608 cp) e in alcuni casi anche con contestazioni di lesioni, percosse, ingiurie, minacce e violenza privata nei confronti dei detenuti. Anche gli incaricati di vigilanza si trovavano in posizione di garanzia rispetto agli arrestati: ciascuno ovviamente era responsabile del trattamento dei detenuti per la sua fascia oraria, non di tutti i giorni come il livello apicale. La posizione di garanzia deriva dalle solite fonti: la posizione di ufficiali di PG; il grado rivestito, che indubbiamente le persone individuate erano i comandanti delle rispettive squadre o contingenti; l'incarico ricevuto che e' quello di effettuare attivita' di vigilanza.
Dovremo dire qualcosa rispetto alle singole imputazioni. Ma torniamo all'impostazione generale: e' stato contestato il 608 e reati vari nei confronti degli arrestati durante il loro turno. Questo perche' il comandante di un contingente per la sua permanenza durante il suo turno con questo compito avesse il dovere di vigilare sul trattamento degli arrestati e sul comportamento dei suoi sottoposti, quindi relativamente a quello che e' accaduto nel turno di vigilanza ciascuno di questi imputati e' responsabile o direttamente in concorso morale ex art. 110 o per omissione ex art. 40. Invece non abbiamo voluto contestare il 323 cp come per il livello apicale: innanzitutto c'e' una questione temporale, non puo' rispondere di tutti e tre i giorni; inoltre avevano l'incarico solo di vigilanza degli arrestati, e avevano quindi il dovere di non imporre posizioni scomode e dolorose arbitrariamente, avevano il dovere di fornire cibo e acqua, avevano il dovere di impedire che sottoposti o altri entrassero nelle celle e percuotessero gli arrestati, quindi rispondono anche delle azioni di altri agenti. Peraltro non potevano assumere disposizioni di carattere generale circa il trattamento per l'intero periodo, perche' non avevano un potere generale sul sito. 

Torniamo con calma ad esaminare le singole posizioni. COminciamo dall'ispettore Valerio Franco: arriva a Bolzaneto alle ore 16 di ven 20 luglio 2001. Abbiamo gia' esaminato come avviene l'incarico di vigilanza: la prima che pone il problema della vigilanza e' la Poggi [...] ed e' Crea che verbalmente dispone che chi trasportava i fermati si sarebbe dovuto fermare per la vigilanza dei fermati. [...] [legge le testimonianze di Poggi e di Crea]
Leggiamo le dichiarazioni dell'imputato che si e' avvalso ma possono essere usate contro se': "scesi dall'auto e parlai con la POggi, mi disse che dovevamo fare la vigilanza alle celle". La squadra di Valerio era di 22 persone, e sotto di lui c'era Tarascio, Ciolli, Tau, Gandolfi. Le composizioni delle squadre si trovano nel doc. 2.5, l'annotazione DIGOS su cui ha deposto il teste Gonan. Mi soffermo sui componenti della squadra di Valerio per dire che Ciolli e Gandolfi in realta' furono comandati altrove e quindi non furono a Bolzaneto.
La seconda squadra e' quella dell'ispettore Maida. Su questo credo che la prova sia fuori di dubbio: abbiamo la relazione di servizio di Maida, in cui l'imputata scrive "presso la caserma di Bolzaneto la squadra comandata dalla sottoscritta stazionava fuori dalle celle di sicurezza per fare servizio di vigilanza". Anche l'imputata Maida non si e' sottoposta ad esame, quindi e' stata data lettura delle sue dichiarazioni: "avevo capito che la mia squadra doveva occuparsi della vigilanza", poi dice che avevano le chiavi. La squadra della Maida ha in immediato sottordine rispetto a Maida: turco, ubaldi, parisi, arecco.
Abbiamo praticamente detto tutto con riferimento alle persone incaricate della vigilanza: abbiamo detto da dove discendeva il dovere di impedire i reati; l'istruttoria ha provato che venne imposta a tutti la posizione vessatoria di stazionamento, e mi richiamo alla discussione sull'attendibilita' delle p.o.; abbiamo molte testimonianze di minacce, sputi, vessazioni, percosse. Da qui la prova della penale responsabilita' degli imputati, ma c'e' da fare una precisazione, relativamente alla posizione dell'ispettore Valerio e la sua differenziazione rispetto a Maida.
Noi sappiamo che la squadra di Valerio e' la prima che svolge vigilanza tra le 16 e le 19: il problema che ci si pose era che e' evidente che ciascuno degli incaricati di vigilanza risponde di quanto successo nel suo turno, e quindi era necessario individuare chi erano le p.o. transitate durante il suo turno. Per l'isp. Maida non si pone il problema. E' piu' complicata la posizioen di Valerio: noi sappiamo che dobbiamo individuare gli arrestati di queste tre ore, o fermati che siano. E questo e' un problema, perche' come sappiamo non c'e' certezza sugli orari di ingresso in Bolzaneto degli arrestati, per tante ragioni tra cui l'assenza di un registro di presa in carico. Si fa riferimento alle loro posizioni, ai verbali di fermo e di arresto, agli orari del fotosegnalamento, ma sono indicazioni di massima e non precise. Il pm si e' attestato su un criterio prudenziale e ha individuato le perosne che erano presenti da una serie di riscontri: il gruppetto di fermati di piazza alessi, tra cui MR e MR, e i primi due arrestati, CG e VV. Per queste quattro vi e' la certezza che siano arrivati con il pullman di Valerio. Cosa hanno dichiarato? MR dice dice ssere stato condotto in cella con la faccia al muro e le gambe divaricate per parecchio tempo, e che anche MR e altri dovevano stare nella stessa posizione, e di essere stato rilasciato alle 20 circa. MR: "arriviamo in cella, c'erano altri ragazzi, tre o quattro contro le pareti, con le braccia alzate e le gambe divaricate; credo di essere rimasto mezz'ora o tre quarti d'ora; qualcuno girava la testa e quando lo facevamo qualcuno dei poliziotti gli intimava di non muoversi e non fiatare". MR ricorda di essere arrivato un po' prima di MR, verso le 14, di essere stato portato in cella, costretto in posizione vessatoria e di aver mantenuto questa posizione fino alle 19 quando viene liberato. Ricorda la presenza di un ragazzo di Trieste in cella che e' MR. MR: "la cella era grande, c'erano diverse persone, una di trieste, una inglese", che sara' riconosciuto in HMC, "e un ragazzo con la maglia dei giovani comunisti. Cercammo di parlare tra di noi ma non ci fu consentito". CG e' il primo arrestato uomo che arriva a Bolzaneto, e ricorda di essere da solo in cella. E' la persona che ricordera' nell'ufficio trattazione atti l'ufficiale in borghese. CG ricorda di essere stato subito fotosegnalato e di essere stato condotto in cella, e costretto in posizione vessatoria per molto tempo. CG: "ero solo, mi e' stato chiesto di restare in piedi con le mani alzate e non appoggiate al muro, per parecchio, non potevo muovermi, ho cominciato ad avere l'occhio che non vedeva, e ho detto o mi siedo o svengo, e mi hanno lasciato sedere, ma in piedi ho passato molto tempo". Abbiamo poi VV, che e' riscontrata anche dalla teste Giannini della PS che ha accompagnato la p.o. verso le 14. Dice di essere portata in una cella dove c'era una giovane tedesca, NE, che piangeva e che doveva stare in piedi. Lei si ribello' e si mise seduta, ma dopo un'ora venne fatta mettere nella posizione vessatoria fino alla traduzione. [...] VV precisa anche che mentre era seduta venivano portati altri arrestati che erano costretti a stare in piedi. [legge la deposizione di VV].
Esaminiamo un po' piu' nel dettaglio queste deposizioni: emerge che anche tra i primi fermati venne imposta la posizione vessatoria in cella, e la circostanza e' riportata da tutti con una serie di riscontri incrociati; [...] costoro sono sicuramente coincidenti con la presenza dell'ispettore Valerio. Questo vuol dire che il trattamento e' stato sistematicamente imposto gia' dall'inizio e sono ancora piu' infondate le giustificazione di distinzione tra i fermati, il povero CG era addirittura da solo. Da chi doveva essere distinto? Il trattamento e' stato imposto sin da subito volontariamente, in maniera arbitraria e senza necessita'. Da qui deriva la prova della penale responsabilita' ai sensi dell'art. 608 almeno ai sensi ex art. 40 cp.
All'ispettore valerio non e' contestato il problema della somministrazione di cibo e bevande, perche' l'ordinamento penitenziario prevede la somministrazione del cibo ogni 5-6 ore, e siccome l'isp Valerio e' stato in servizio tre ore non possiamo comminargli questo.

Per l'ispettore Maida abbiamo oltre al 608, abbiamo al capo 28 la contestazione di tutta una serie di reati in danno delle persone transitate, perche' molte persone transitate il venerdi' hanno lamentato ingiurie e percosse. La stessa contestazione non c'e' per l'ispettore Valerio perche' abbiamo letto le deposizioni e nessuno di questi ha riferito di essere stato percosso o minacciato. A dire il vero MR ricorda una minaccia ma nel piazzale e quindi essendo avvenuto nel piazzale non puo' essere riconducibile all'ispettore, almeno non vi e' la prova. Mentre per l'ispettore Maida abbiamo la contestazione di tutti questi reati.
AC minacce e ingiurie, percosse anche con manganello
BV percosso con calci e pugni, e colpi con la testa contro il muro
CS e OCM percossi in cella
DAF percosso nell'atrio con un calcio
DG percosso e insultato, riceve un colpo al polpaccio e ricomincia a sanguinare; in cella deve stare in piedi nonostante le ferite e ogni tanto viene colpito
FF spinto in una cella e riceve un pugno e uno schiaffo
FD in cella subisce insulti a sfondo sessuale
LRD percosso nel corridoio e in cella
LA percosso in cella e nel corridoio
LBG percosso in cella con schiaffi, pugni e calci, gli viene torto il braccio lo fanno inginocchiare e gli fanno gridare viva il duce
LG percosso in corridoio
LB percosso in cella con schiaffi, calci e colpi allo stomaco. viene obbligato a gridare viva il duce
MG e MF vengono obbligati a salutare gli agenti e percossi con schiaffi
NC percosso in cella con colpi alla schiena, nella schiena e nei genitali
NN lo fanno inginocchiare e lo prendono a pugni
PE viene offesa, e colpita in cella e nel corridoio
PM percosso in cella da un agente
RA srpuzzo di gas, percosse
RF percosse, spruzzo di gas
SD percosso in cella da opl pen con calci e pugni dietro la schiena
SG percosso in cella, gli agenti inneggiano al duce e minacciano di pareggiare i conti
SA percossa e minacciata con espressioni sessuali
SGA percosso in corridoio, in infermeria, costretto in cella a rimanere contro il muro
UP in cella gli strappano i pantaloni e lo picchiano in varie parti del corpo. mentre urina viene picchiato e insultato
VA percosso ripetutamente anche in cella, insultato, ustionato con un accendino
VV percossa con manganelli e calci

Veniamo al sabato. La vigilanza e' stata fatta dai cc, da due squadre. La decisione di usare i cc nacque dal dr. Salvo: il venerdi' c'era stata la tragedia della morte di Carlo Giuliani, in questura si decide di non usare i cc in OP, conseguentemente la PS aveva piu' impegni, e quindi i cc vennero demandati alla vigilanza. Ci sono molte testimonianze in questo senso: ten col Graci, ten col Ulandi, e il vice capo di gabinetto Salvo Sebastiano. [legge]
Sappiamo quindi che arrivano due contingenti di 30 cc ciascuno del IX battaglione Sardegna, che vennero impiegati in servizio di vigilanza interna: il primo contingnete e' comandato dal sottotenente Barrucco Matteo e il secondo contingente e' comandato da Braini Giammarco con turno 19-01, prolungato fino alle 8 del mattino quando arriva a rilevarlo l'ispettore Badolati, e vedremo cosa dice sulle condizioni degli arrestati. Pacifico. [...]
Ma lo dicono gli stessi imputati. Leggo la relazione di servizio di Barrucco, doc 6.16: "tutto il contingente arrivava verso le 8, per tutta la mattinata il contingente non era impiegato; solo dopo due cc devono fare vigilanza esterna; verso le 17 il funzionario mi chiede l'uso di tutti e trenta i militari per la sorveglianza di fermati in arrivo; disposi che i cc stessero nelle ultime due celle, dove dopo la perquisizione venivano ristretti i fermati; alle 19 ricevevo il cambio dal sottotenente Braini". Il sottotenente Barrucco non si e' sottoposto ad esame, ed e' quindi stato letto il verbale del suo interrogatorio: "davanti a ogni cella c'erano due piantoni, con le chiavi per entrare; poi il funzionario donna PS la piu' alta in grado ci disse che arrivavano degli arrestati".
Passiamo al contingente di Braini: doveva smontare all'una, mentre viene dimenticato fino alle otto del mattino. Non si e' mai sottoposto ad esame, e possiamo usare solo la sua relazione di servizio, doc 6.15. Leggiamo: "il giorno 21 luglio lo scirvente viene disposto di andare a Bolzaneto; giunto ivi si prendeva contatti con il responsabile e si avvicendava il contingente del sottotenente Barrucco Piermatteo. Si veniva disposti di vigilanza alle celle dove venivano accompagnati i fermati e gli arrestati degli scontri. Altro personale dell'aliquota veniva usato per il fotosegnalamento e la vigilanza. Presi contatti con la COT dei CC dalla una in poi, ma veniva richiesto di permanere in servizio fino a nuovo ordine, dato che era previsot l'arrivo di numerosi arrestati inc onseguenza dell'operazione alla scuola diaz. Il servizio aveva termine alle ore 8.15 con l'avvicendamento operato da personale PS del VI reparto mobile". La relazione si sposa perfettamente con la testimonianza di Badolato. [...]
Sulla composizione dei contingenti: mi limito a segnalare i sottoposti in immediato sottordine. Primo turno: Mulgas, Multineddu, Piscitelli, Russo, Turcas, D'oddo, che ha deposto come teste, dato che non si occupo' della vigilanza. Secondo turno: Pintus, Scidda, Serroni, Romeo, Mura, Funicello, Avoledo.

Esaminiamo gli elementi comuni della vigilanza di sabato. Primo aspetto che non possiamo non cogliere e' l'imposizione di una posizione vessatoria, della quale diremo successivamente, perche' vorrei affrontare l'argomento contestualmente a un'altra tematica emersa, e cioe' quella del cc buono, il fatto che parecchie persone riferiscono che durante il turno dei cc vi fu un momento o dei momenti di sosta del trattamento vessatorio, consistenti nel fatto che veniva consentito di sedersi e qualche gesto di umanita'. Questo e' un dato pacifico che vorro' trattare. Ma vorrei fare considerazioni generali in ordine il trattamento imposto ai detenuti. Il trattamento della giornata di sabato e' descritto da tutti come pesante: imposizione della posizione in cella, nel corridoio, durante il transito; numerose condotte di percosse, quasi tutte le persone transitate il sabato hanno riferito di essere state percosse chi in cella chi in corridoio chi in bagno; numerosi riferimetni a insulti a sfondo politico, obbligo di ripetere canzoncine parafrasate; imposizione di sentire il motivetto Faccetta Nera con il cellulare. Dobbiamo constatare come la giornata di sabato anche per l'affluenza e' stata la giornata con il trattamento piu' duro e inumano, con numerosi episodi di violenza fisica anche brutale. Sull'attendibilita' delle p.o. non mi dilungo dato che abbiamo gia' affrontato il tema, ma e' ricordato da numerosissime persone offese anche l'episodio di sabato notte e l'episodio di lancio di spray nella cella. Questo e' riferito anche da arrestati del venerdi' e della domenica, per la verita', SB ad esempio, ma il sabato gli spruzzi sono descritti e abbiamo varei p.o. che lo ricordano, e poi c'e' un episodio in particolare che riguarda LK, particolarmente significativo per le conseguenze, piu' gravi che in altri casi. Questo episodio si colloca nel turno del tenente Braini.
Ci riferiscono dello spray molte persone offese e alcune videro che i cc di vigilanza alal cella alzarono i fazzoletti per ripararsi. Leggo LK, che transita durante il turno dei cc (pag 68-70): "durante la notte mi sono accorta che dalla finestra hanno spruzzato questo gas, e due secondi prima ho visto che il ragazzo che era di turno si e' tirato su il fazzoletto e sotto sembrava avere una maschera, qualcosa di rigido; io ho cominciato a vomitare sangue; sono svenuta e mi sono svegliata sul lettino, con la maschera ad ossigeno; stavano preparando l'iniezione e io ho chiesto che cos'era; lui mi ha detto "perche' non ti fidi di me?"; io ho rifiutato l'iniezione e lui mi dice "vai a morire in cella"; torno in cella e nessuno aveva pulita; le altre ragazze avevano avuto il ciclo immediato e tutti chiedevano assorbenti". Altri che riscontrano la vicenda: BA, CS, DC, FAS, GG, MM, MS, MD, PS, TM. [...] C'e' di piu': che l'episodio sia avvenuto e' circostanza riferita anche dall'imputato Perugini, che ne venne informato, dall'imputato Poggi, e dal dirigente medico Toccafondi. L'episodio e' riscontrato da persone qui imputate e non sospettabili di essere prevenute nei confronti delle ffoo. Perugini dice: "venne da me La Rosa e andammo a parlare con i cc che c'erano persone che lamentavano irritazione agli occhi; le celle erano a piano terra ma non erano ermeticamente chiuse, da fuoi si poteva spruzzare delle cose; ritenni opportuno chiedere di mettere dei cc fuori per evitare il ripetersi di questi episodi; anche in questa circostanza mi ricordo che c'ernao le persone in piedi e vedevo le persone che si toccavano gli occhi". Poggi: "c'era il dr. perugini, io ero nel mio ufficio, l'isp la rosa gli disse qualcosa e si sposto'; era stato lanciato del gas e il dr. perugini mi riferi' che aveva detto ai cc di mettere persone di vigilanza verso l'esterna. io stessa senti' l'odore". La Rosa, Raschella', Pinzone, Gaeta Giorgio riscontrano con le loro testimonianze l'evento. Toccafondi: "a me avevano detto che avevano lanciato del gas in un camerone, io ho pensato a un candelotto lacrimogeno, ho indossato un amaschera e la indossai, ma poi la levai perche' quando entrai nella gabbia c'era la finestra aperta e c'era questa perosna che si lamentava, aveva si un po' di tosse ma nulla piu'...." La prova dell'avvenuto spruzzo e' una prova certa, piena.
Alla luce di tutti questi elementi agli imputati Braini e Barucco sono stati contestati i reati di cui all'art 608 per le condizioni inumane, la posizione vessatoria, privazione di acqua e cibo; e poi al capo 30 e 32 i reati di percosse, lesioni, ingiurie, minacce, e violenze private commesse nei confronti dei fermati del sabato, solo per le perosne che si sono querelate. Le contestazioni io le esaminerei una volta sola, sono identiche, a parte lo spruzzo del gas, che e' riferibile solo al turno di Braini, almeno quello certo, e questa contestazione e' fatta solo a Braini. [...]
Preciso pero' che per Braini e Barucco valgono quanto gia' riferito per Gugliotta che in riferimento a CM e OBM non e' provato nulla, per assenza di testimonianza e quindi di prova. P.O. per Braini: AM, AL, AF, BA, BD, BA, BM, BB, CS, CE, DFA, DPRJ, DMA, DCR, DS, FC, FA, FAS, FE, GM, GF, IM, JS, LK, LF, MM, MM, MN, MD, MMA, NR, PA, PS, PS, RD, RSA, SM, SAP, SC, SA, SM, SS, TM, TM, UG, ZS. P.O. per Barrucco: AM, AL, AA, BA, BD, BA, BM, BB, CS, DFA, DPRJ, DMA, DCR, DS, FC, FAS, FE, GM, GF, IC, IM, LF, MM, MA, MM, MN, MD, MMA, NR, PA, PS, PS, RD, RSA, SM, SAP, SC, SM, SS, UG, ZS.
Le contestazioni di cui ai capi che ho ricordato sono tutte provate. 

[ pausa ]

A: dicevamo... credo di aver esaurito con cio' la trattazione della vigilanza del sabato. mi ero riservato di aggiungere qualcosa sulla tematica del cc buono. c'e' stato uno sforzo da parte del pm di raggruppare le p.o. per potere poi farne un resoconto sintetizzando, e allora per completezza ma anche per dovere, perche' e' cosi', dobbiamo dire che e' risultato dall'analisi delle deposizioni delle p.o. del sabato, che il sabato e' stato il giorno peggiore con frequentissimi episodi di violenza anche fisica, ma bisogna dare atto di questo elemento peculiare degli arrestati del sabato: parecchi di costoro riferiscono di intervenri del personale dell'arma, facilmente attribuibili per l'aspetto della divisa e di altre cose, e ricordano l'intervento di qualche appartenente all'arma che interveniva a favore, per migliorare le condizioni degli arrestati, con qualche parola di incoraggiamento,d ando qualcosa da mangiare o da bere. Sono parecchie le persone del sabato a riferirlo. E' difficile se non impossibile se tutti si riferiscano a un solo episodio, ma piu' probabilmente no. Non possiamo enucleare quanti episodi, ma probabilmente vi sono stati piu' interventi, e non e' possibile stabilire se sono stati commessi da uno o piu' cc, anche se sembrerebbero almeno due o tre soggetti diversi. [...] Addirittura una p.o. ha ricordato due interventi del cc buono a suo favore. Questo e' un dato pacifico. Che cosa consente questo dato? Bisogna essere precisi. Se leggiamo le deposizioni delle p.o. hanno tutte questa costante: un intervento che migliora le loro condizioni, [...], ma tutte le p.o. in maniera costante riferiscono altresi' che questi momenti di sosta della vessazione erano ahime' molto brevi, perche' poi subito dopo interveniva qualcun altro che ripristinava la situazione precedente. Anche questo e' un dato di fatto. In particolare per quanto riguarda la posizione, possiamo dire che se e' vero che ci sono stati alcuni interventi che hanno alleviato la posizione, dopo pochi minuti arrivava qualcuno a ripristinarla. DUe p.o. addirittura ricordato un rimprovero al cc buono. Cito alcune testimonianze: DFA, GG, F, TM, AM, BC, PS, B., CM, CG, CC, DCA, DS, FD, FF, F, GS, L, MM, MA, MD. [...]
E poi un'ultima cosa: DFA e GG ci riferiscono il tema del rimprovero, cioe' che chi e' intervenuto per alleviare la posizione vessatoria viene rimproverato. allora si capisce che il cc buono e' un cc giovane e viene richiamato da un superiore. Che cosa ci consente di dire: ci consente di dire che da parte dell'arma dei cc vi sono stati alcuni episodi, alcuni interventi da parte di non identificati appartenenti a questi contingenti a favore degli arrestati, ma non hanno inciso sulla condizione generale del trattamento della giornata. Che cosa caratterizza i cc? Che questi interventi sono un po' piu' frequenti, a parte domenica dove c'e' l'intervento di Badolato che pone fine alla posizione vessatoria, ma che verra' ripristinata in serata dalla Pol Pen. Pero' non sono di durata tale da poter mutare il quadro della giornata del sabato che rimane quello peggiore quanto a violaizone dei diritti dei detenuti. Questa era stata una delle ragioni per cui il pm aveva ritenuto di non formulare l'imputazione nei confronti dei cc e degli agenti dall'altro. IN relaizone a queste squadre l'ufficio del pm ha formulato contestazioni del 608 e di lesioni e altro nei confronti dei comandanti delle squadre Valerio, Maida, Barrucco e Braini, e nei confronti delle persone immediatamente in subordine sovr e isp, marescialli e brigadieri, ma non nei confronti della truppa. Perche'? Perche' il comandante risponde di tutto il reparto, il singolo agente risponde solo di quello che ha fatto lui individualmente, e questa corrispondenza uno a uno tra agenti e interventi non si riusciva a fare, olre al fatto che non sapevamo chi fosse stato impiegato in vigilanza e chi no. Un'altra ragione era proprio la tematica del cc buono, cioe' il fatto che c'erano stati interventi a favore e non era identificabile chi fosse il responsabile.
Ultima nota: c'e' una differenza tra le contestazioni ai dirigenti della vigilanza e il c.d. livello intermedio (tarascio, talu, parisi, arecco, turco, ubaldi, piscitelli, multineddu, russo, furcas, serroni, foniciello, avoledo, pintus, romeo, mura), per i quali abbiamo contestato solo il 608 cp.
E con cio' credo di aver esaurito: per coloro che sono del livello intermedio abbiamo contestato solo il 608 cp, e cmq meno pregnante che per i capi servizio, perche' esclude la questione del cibo e dell'acqua.
Un'ultima cosa: da cosa possiamo ricavare la responsabilita' del livello intermedio? Sono coloro che su ordine del comandante hanno organizzato la vigilanza nelle celle. Costoro non si sono sottoposti ad esame e sono stati prodotti i verbali di interrogatori durante le indagini, ciascuno usabili contra se'. Questi dimostrano che ciascuno di loro si e' occupato di organizzare la vigilanza alle celle. La prova della penale responsabilita' si ricava anche per ciascuno dal verbale di interrogatorio.
Voglio aggiungere un'ultima cosa: avevamo detto che l'ufficio del pm aveva ritenuto di non formulare imputazioni nei confronti dei singoli cc e perche'. Parecchi di costoro sono venuti a deporre davanti a questo tribunale, riferendo una serie di circostanze di fatto smentite davanti al tribunale, ad esempio l'inesistenza dell'imposizione della posizione vessatoria. Si capisce la difficolta' di chi avendo fatto parte di un contingente viene chiamato a testimoniare su fatti di cui puo' essere responsabile, di riferire cose gravi nei confronti di colleghi e superiori, che forse necessita di coraggio. Ma non possiamo non tenere conto del precetto del cpp che impone di dire la verita'. E queste persone hanno detto il falso. [...] Hanno detto che non c'era l'imposizione della posizione, e non era vero, non era vero perche' lo hanno detto le p.o., ma anche Perugini nel suo esame e ce lo dice l'ispettore Badolato che rileva i cc la mattina di domenica. E ci ha detto che i ragazzi erano talmente impauriti che non volevano obbedire al suo ordine di lasciare la posizione. Ma i testi in questione non ci hanno detto di piu': non hanno parlato dello spruzzo del gas. Ce lo hanno detto tutti ma non loro che si sono addirittura riparati il volto. Ora uno poteva non esserci, un altro poteva non averlo visto, ma che nessuno lo abbia notato, nessuno, mi pare incredibile. Hanno mentito anche su una circostanza neutro: la visita del ministro. E' una cosa neutra se non favorevole, dato che il ministro si complimenta. Quindi sono venuti davanti al tribunale con l'intenzione di non dire delle cose. E quindi a malincuore al termine della requisitoria chiederemo la trasmissione degli atti per 372 cp. (falsa testimonianza) per Mattana Giorgio, Serra Giuseppe, Marras Roberto, Ghighine Marco, Murro Igor, Pirascu Gianni, Azzori Roberto, Mambella Gianbattista, Erriu Samuele, Esposito Christian, Desideri Tiziano.

A: (Petruzziello) veniamo alle persone riconosciute come autori di atti particolari contro p.o. particolari. Gli esecutori materiali sono otto: Mancini Diana, Salomone Massimo, Gaetano Antonello, Pigozzi Massimo Luigi, Amadei Barbara, Cerasuolo Daniela, Incoronato Alfredo, Patrizi Giuliano.

Salomone Massimo e' accusato di aver percossso AC mentre lo accompagnava in cella. AC ha dichiarato di essere stato piu' volte percosso a Bolzaneto. In particolare dice "ricordo un uomo seduto su una scrivania, si vedeva che parlavano con lui come superiore o responsabile". Poi quando racconta di essere stato accompagnato dice "mi hanno portato come un pacco e tutti gli agenti nel corridoio mi colpivano, tenendomi per i laccetti, assolutamente non curante che mi colpissero." "Era un signore di mezza eta', non troppo alto, non troppi capelli, occhi scuri, quasi calvo, con una pancia pronunciata". Ha riconosciuto la persona nella foto nr 5, che ritrae l'imputato Salomone, il quale e' ispettore della PS in servizio nell'ufficio trattazione atti, come capo postazione numero 5, prima stanza a dx entrando. Questo fatto risulta non solo dalla prova documentale circa gli appartenenti ai vari servizi, anche da tutta una serie di deposizioni da cui risulta questo ruolo: quelle di norbille, tripisciano e gli altri dell'ufficio trattazione atti, nonche' di del giacco, pinzone e raschella' che si aggiungono il sabato, come anche quella dell'ispettore la rosa. L'imputato risulta avere prestato servizio a bolzaneto alla postazione numero 5 nella prima stanza a dx. Le presenze che risultano sono ven dalle 8 alle 3.30 di sabato, un orario compatibile con la presenza di AC a Bolzaneto. Secondo l'ufficio del pm il riconoscimento e' sicuro e certo: vi e' la valutazoine di attendibilita' gia' fatta, il riconoscimento certo "l'ho riconosciuto subito, basta un'occhiata veloce", riscontri come la fascia oraria compatibile, ricognizione fotografica a conferma di quella nelle indagini, e la posizione di sovraordinazione dell'imputato. [...] Relativamente a questo capo di accusa ritiene provata la responsabilita' di Salomone e ci riportiamo per il punto pena all'udienza di lunedi'.
Passiamo al capo 52: e' contestato all'imputato il reato di tentata violenza privata in concorso con altri contro VV per aver tentato di costringerla a firmare atti di cui non capiva il contenuto attraverso quella minaccia vile e trasversale consistita nel mostrare la foto dei figli prospettandole che non avrebbe potuto vederli per molto tempo se non firmava. Vediamo le dichiarazioni di VV: e' arrestata ven ed e' la prima arrestata ad arrivare a bolzaneto. e' immatricolata alle 18.50 e risulta tradotta alle 3.15 di sabato. Ha ricordato di essere stata condotta nella prima stanza sulla dx per tre volte, dove c'erano piu' persone, di cui almeno due uomini uno piccolo, tarchiato, con pochi capelli che sembrava avere il comando e un altro mediterraneo, che le hanno fatto pressioni per firmare dei documenti, anche con percosse. La terza volta la costrinsero a firmare mostrando la foto dei figli sul passaporto e dicendole che non li avrebbe piu' visti se non firmava. Dichiarazioni: "Mi hanno fatto uscire dalla cella per diversi interrogatori, lo stesso ufficio che era nella prima o seconda stanza sulladx, sempre nella stessa stanza. C'erano diverse persone, ma ne posso descrivere due. Il primo era in borghese, sembrava in comando, tarchiato, con occhi blu, e senza capelli. Poi mi ricordo di un uomo mediterraneo con pelle e capelli scuri, che mi pare sia entrato dopo. Mi hanno chiesto lo stato civile, sul foglio c'era un paragrafo in italiano. Io ho chiesto traduzione, continuavano ad insistere per firmare. Io non e' che non volevo firmare ma volevo una traduzione. Mi hanno portato in cella violentemente, poi mi riportavano nell'ufficio violentemente. Le modalita' erano sempre le stesse prima autoritarie e poi violente. Mi ricordo che mi hanno fatto vedere la foto dei miei figli e mi hanno detto che se non firmavo non avrei rivisto i miei figli molto presto".
Avevamo fornito una imputazione sulla base delle somiglianze, dagli orari della documentazione acquisita, e dalla localizzazione della stanza, oltre che per il ruolo che viene riconosciuto. VI e' poi la firma del biglietto di consegna alla Pol Pen da parte di Salomone. Al dibattimento pero' la testimone ha riconosciuto la persona che le mostro' la foto dei figli nella foto nr 16 dell'album della PS, che ritrae Quatra Maurizio, che fa parte anche lui della postazione numero 5. La teste sul riconoscimento dice "mi ricordo molto bene questo signore che corrisponde alla foto 16, e' il signore tarchiato che mi ha interrogato". Alla luce di questa emergenza dibattimentale non riteniamo provata la responsabilita' dell'imputato: l'azione e' avvenuta sicuramente, per i riscontri documentali, ed e' riferibile alla postazione 5. Vi e' stata cmq un'individuazione fotografica di un appartenente a questa postazione. Vi e' la descrizione di una posizione di sovrordinamento, che si attaglia a Salomone, ma il riconoscimento di un altra persona rendono meno certo il riconoscimento. Non abbiamo la prova che l'ispettore Salomone fosse presente nella stanza. In questa situazione di contraddittorieta' [...] si impone una richiesta di assoluzione con riferimento a questo capo per Salomone Massimo. Ci limitiamo a dire che questa stessa situazione di incertezza opera anche per il sovrintendente Quatra, e quindi non riteniamo di dover chiedere la trasmissione degli atti.
Il capo 53: si tratta di un'imputazione di percosse in concorso con Gaetano Antonello e altri agenti non identificati in danno di LRD per averlo all'interno dell'ufficio della squadra mobile percosso con calci e pugni costringendolo a firmare atti contro la sua volonta'. LRD partiamo dalla p.o. e' arrestato alle 17.30 di ven, immatricolato alle 3.25, tradotto alle ore 6.30. LRD gia' nella querela che aveva depositato aveva riferito di essere stato picchiato da piu' poliziotti e di essere stato costretto a firmare con le percosse. L'interessato e' stato sentito a dibattimento: "in una stanza chiamata qui squadra mobile la seconda a dx due poliziotti mi hanno preso per le braccia, mi hanno piegato la schiena e mi hanno fatto attraversare il corridoio sotto le percosse degli altri agenti. c'era una persona dietro la scrivania e le altre nella stanza. mi hanno parlato in italiano, insulti, calci, pugni, da tutti, sul viso, in pancia, nei testicoli, sino a che sono caduto. Mi hanno chiesto di firmare un documento. A terra ho ricevuto calci e mi hanno chiesto di firmare un documento in italiano. Ho detto che non capivo e che volevo una traduzione, allora mi hanno picchiato di nuovo. Alla fine ho firmato. L'uomo dietro la scrivania si e' messo i guanti neri e mi ha colpito e un altro anche. Poi mi hanno portato fuori allora." Circa l'orario: "la prima volta che mi hanno portato fuori dalla clela era notte". La descrizione degli agenti: "mi ricordo della persona davanti alla scrivania capelli ricci, alto e portante, ma non grosso; credo di ricordare un signore sui 50 anni piccolo, panciuto, tarchiato, calvo". Nella deposizione poi conferma i riconoscimenti che aveva effettuato nell'imputato Gaetano Antonello come l'uomo alla scrivania, e la foto nr 5 come il signore tarchiato, nell'imputato Salomone Massimo.
Il dato delle lesioni alle costole ha un riscontro documentale nel referto medico dell'ospedale di alessandria quando LRD viene scarcerato: "frattura scomposta della sesta-settima-ottava costola, e distorsione cervicale con trauma cranico minore". Queste lesioni sono riconducibili alle percosse subite, dato che LRD riporta la difficolta' respiratoria dopo essere stato colpito nell'ufficio. Abbiamo il riconoscimento della foto nr.5. COn riferimento alle precisazioni che vengono cheiste sui riconoscimenti il teste precisa una circostanza importante: con riferimento alla persona nella foto nr 5 il teste dice "non ho visto se era presente nella stanza al momento delle costole. l'ho vista entrando nella stanza ma non so se era presente". Secondo il pm prova che non e' l'esecutore materiale delle percosse, e non vi e' prova certa della sua presenza nella stanza. C'e' questo dato che viene confermato della presenza nella stanza rispetto a quale percossa, ma che secondo l'ufficio non puo' essere decisiva in senso accusatorio. Non vi e' prova certa quindi. Pertanto anche in relazione a questo capo di accusa chiediamo l'assoluzione per questo capo. 

Passiamo all'esame dell'imputata Mancini Diana, al capo 50. Le viene contestato il reato di abuso di autorita' (608 cp) per aver costretta GGC in posizione di transito vessatoria e non aver impedito che gli agenti nel corridoio la sgambettassero. Ricordo che e' stato fatto un incidente probatorio per il riconoscimento. GG e' uan ragazza arrestata in via maggio, alle 18 di saba, e' immatricolata nella notte e tradotta la domenica alle 9.10 o alle ore 11.00 secondo il capitano pelliccia. La teste ha deposto e sul punto delle modalita' di accompagnamento al bagno ha dichiarato: "durante il percorso mi e' stato fatto uno sgambetto e stavo cadendo a terra; lei mi ha detto di stare attenta. arrivate in bagno c'e' stato un breve dialogo, e lei ha detto 'cmq dalla parte dei nostri ci sono stati dei violenti' e io ho risposto che anche tra i suoi colleghi non sono stati da meno. lei si e' insprita allora io ho visto cosa succedeva e sono stata zitta. venivo portata con la testa in giu', il braccio dietro, sgambetti, calci e insulti." La teste riferi' che in bagno la porta resto' aperta. Sulla persona che l'accompagnava: "una ragazza giovane piu' alta di me, capelli scuri, occhi verdi, molto carina, e una divisa sull'azzurro". Poi al momento del riconoscimento la testimone ha riconosciuto confermando sia l'individuazione durante le indagini sia il riconoscimento in incidente probatorio nella foto 115 dell'album, che ritrae l'imputata Mancini Diana. La teste ha fatto anche una precisazione sul colore dei capelli, ricordando che i capelli erano piu' scuri di quelli della foto. L'agente si e' sottoposta ad esame ed ha respinto l'addebito: ha dichiarato di aver prestato sabato 21. La mancini ha detot che aveva la divisa da OP della PS, la B2. Ha detto di essersi recata alle 21 a Bolzaneto, di essere rimasta nel cortile fino a quando un collega gli chiedeva di prestare aiuto per accompagnare in bagno delle arrestate. Lei chiese il permesso e ando' dentro. Si ricorda di aver prelevato due arrestate, una bionda e una mora piu' robusta. Ha agigunto di aver parlato solo con la bionda che piangeva, mentre la mora era taciturna. Ha detto di aver lasciato la porta aperta per ragioni di sicurezza, secondo prontuario. Dice di essere tornata in questura alle 23.30, e di essere tornata a Bolzaneto con la Truppo e altri colleghi per portare arrestati della diaz. Con riferimento alla foto l'imputata ha riferito che la foto era del 1999 e che lei aveva i capelli piu' corti e piu' scuri. L'ufficio ha chiesto di poter mostrare la foto di GG e l'imputata ha dichiarato che non le sembrava una delle ragazze che lei ha portato in bagno.
Veniamo a esaminare i dati: l'ufficio del pm non puo' non rilevare come il riconoscimento dell'imputata e' stato certo e reiterato addirittura in incidente probatorio. Poi vi e' il dato importante rispetto al colore dei capelli che sia la teste che l'imputata hanno riferito piu' scuri alle'poca rispetto alla foto. [...] L'incidente probatorio si e' svolto nel 2003 e quando e' stata chiamata alla descrizione della persona la GG ha precisato: "sono stata accompagnata da due persone. la seconda volta era sempre una donna. mentre mi accompagnava la seconda volta mi ha girato dietro la schiena il braccio specificando che era tenuta a farlo. lungo il corridoio mi hanno fatto lo sgambetto e insultato. allora quando mi hanno fatto lo sgambetto la donna mi ha detto di stare attenta. era in divisa mi pare sull'azzurro, era piu' alta di me, magra, capelli scuri, lunghi alle spalle, non ricci, quasi lisci, era molto carina, con begli occhi chiari un nasino e un po' abbronzata; non ricordo se avesse stemmi, gradi o gioielli. In bagno abbiamo parlato un po', lei sembrava tranquilla, ma quando ho difeso le nostre ragioni, lei si e' innervosita e io sono stata zitta". Alla ricognizione dice: "ora ha i capelli piu' scuri e piu' lisci, ma il resto coincide tutto". [...]
Vi sono moltissimi elementi di riscontro: la descrizione, le conferme dell'imputata circa la divisa e il proprio aspetto, la porta aperta in bagno, e la silenziosita' della GG confermata dall'imputata. Secondo l'ufficio del pm risulta pienamente provata la penale responsabilita' dell'imputata. 

Passiamo alla posizione Incoronato Alfredo: gli viene contestato il reato di lesioni personali in concorso con Amenta Aldo, medico, in danno di LGLA per averlo colpito piu' volte durante la perquisizione in infermeria causando una frattura alle costole. Partiamo dalla p.o.: LGLA e' arrestato alle ore 16, immatricolato alle 2 e tradotto alle 6.20 di sabato. Gia' nella querela LGLA aveva parlato dell'episodio, di essere stato portato davanti a persone in camicie bianco, di aver fatto alzare le braccia e in quel momento di essere stato percosso con un forte pungo che gli ha rotto una costola, certificata poi a Saragozza. Vediamo le dichiarazioni: "poco dopo mi portarono la stanza che qui si descrive come infermeria; c'era un tavolo dentro on una persona con il camice bianco e di fianco una persona con il camice in piedi. quella in piedi aveva cinquant'anni con il naso rosso e i capelli grigi, grasso. quello seduto sembrava piu' piccolo. c'erano diversi agenti vestiti di grigio. l'uomo che sembrava un medico fece il gesto di auscultarmi e mi alzare le braccia. gli agenti vengono verso di me e mi danno dei pugni. erano cinque o sei, il primo pugno e' stato il piu' forte, mentre gli altri poi sono seguiti. [...] la presona in camice bianca disse denuncia l'aggressione in italiano, mi misero sul lettino e mi colpirono con pugni al torace che non potevo distinguere da chi provenissero." Delle percosse inflitte parla anche Pratissoli Ivano, infermiere: "ad un certo punto un agente e' venuto dentro con un ragazzone che aveva ancora i laccetti dietro la schiena, era un agente della pol pen, lo ha accompagnato, si e' messo davanti al tavolo del dr. amenta, io dovevo scrivere, era un tale G. spagnolo. Io ero di fianco al tavolo che scrivevo la scheda. Ho visto l'agente che si e' messo i guanti imbottiti, il moro delle perquisizioni, il biondo non c'era." Ricordiamo che i due agenti disposti da Gugliotta per le perquisizioni erano Moraschi e Incoronato, che fungevano anche da autisti. "QUando e' arrivato dentro l'agente inaspettatamente si e' infilato i guanti. gli ha detto 'cosa cazzo vuoi fare?', l'agente gli ha dato un pugno forte allo stomaco, e io ho chiesto ad amenta cosa avesse fatto e mi ha detto che aveva insultato qualcuno di grosso. poi il ragazzo si e' messo sul lettino ed e's tatao colpito ripetutamente. [...] Poggi non c'era e gli ho detto quando l'ho visto 'dio santo marco dove siamo capitati?'".
Ho accennato prima l'aspetto delle perquisizione, e Pratissoli aveva precisato che le perquisizioni venivano effettuate da una coppia di agenti della pol pen, con la divisa D2. Pratissoli aveva definito il biondo e il moro, come ne ha parlato anche Sabella. Il biondo era Moraschi e il bruno era Incoronato. [...] Pratissoli ha detto che il biondo era molto gentile, mentre il moro era un palestrato con sempre il gel e piu' duro. LGLA descrive l'agente: "alto, con fisico da palestra, sportivo". Vi e' stato il riconoscimento nella foto 47, che effigia l'imputato Incoronato. Pratissoli ha riconosciuto nella foto l'agente che colpisce il ragazzo e ha individuato l'altro agente, il biondo nella foto 374, Moraschi Pasquale. Il teste Pratissoli ha riconosciuto il ragazzone, aveva gia' detto il nome nella deposizione dato che aveva scritto lui la cartella parte del diario clinico, ma l'aveva anche riconosciuto nella foto segnaletica. Secondo l'ufficio del pm le risultanze dell'istruttoria sia dichiarative che quelle di individuazione e quelle documentali, formano una prova certa e sicura del fatto, nonche' della riferibilita' dello stesso sia a Incoronato che Amenta, che vedremo la prossima udienza. [...] Sono dichiarazioni attendibili e credibili. Le due dichiarazioni presentano molti punti comuni importanti: la descrizione della dinamica del fatto in due fasi prima in piedi e poi sul lettino; il fatto avvenuto alla presenza di piu' persone sia sanitari che agenti della pol pen; bisogna dare atto con riferimento al numero delle persone presenti vi e' una leggera differenza. Pratissoli parla di almeno quattro persone (lui, il medico, l'agente accompagnatore e Incoronato), mentre la p.o. parla di 5/6 vestite di grigio: non si tratta per il pm di un dato che puo' minare l'attendibilita' dei testimoni perche' risulta provato il fatto che vi fossero all'interno dell'infermeria una pluralita' di persone. La stessa p.o. dice 5-6 ma non e' certo del nuermo, quanto una presenza generica di piu' persone che incombono. Secondo l'ufficio del pm la testimonianza di LGLA trova riscontro in quella di Pratissoli Ivano. [...]
Vi sono poi indicazioni del teste Pratissoli che rendono forte il riscontro con la p.o.: nome, nazionalita', descrizione, riconoscimento. [...] Vi e' poi un ulteriore particolare, quello dei laccetti, particolare riferito anche da LGLA. [...] Vi e' poi un riscontro documentale, il certificato medico di saragozza che il tribunale ha acquisito. Secondo l'ufficio del pm puo' ritenersi sulla base della dinamica il collegamento causale tra lesione riscontrata sul certificato e i fatti descritti, come si evince dalle modalita' delle percosse: il primo colpo piu' forte al torace dopo il quale la p.o. si piega sul lettino. Questo per la riferibilita' oggettiva. Per la riferibilita' soggettiva non possiamo non rilevare come il riconoscimento di Pratissoli sia sicuro, riscontrata da varie risultanze dibattimentali: la descrizione dell'agente di Pratissoli; la presenza dell'agente come uno dei due incaricati alle perquisizioni in infermeria, come risulta dalle deposizioni di Sabella, Gugliotta, [...].
Qualche parola sul fatto che Moraschi e' stato sentito come teste: il teste ha detto che non ha assistito ad atti di violenza. Questa dichiarazione non indebolisce il quadro probatorio. Infatti il teste Pratissoli ha ricordato che al momento del pestaggio l'altro agente, il biondo, Moraschi, non era presente perche' era in servizio di automobile. Lui stesso ha precisato di avere svolto funzioni di autista anche da solo mentre il collega rimaneva al casellario per le perquisizioni. Abbiamo poi anche dei riscontri documentali: la relazione di servizio di Incoronato, doc 6.8, da cui risulta che l'agente fu impiegato per operazioni di perquisizione e catalogazione degli effetti personali; abbiamo poi il doc. 4.7 ovvero il prospetto degli orari di servizio e l'imputato risulta in servizio dalle 7 del mattino di ven alle ore 8 di sabato. Una cosa sulla deposizione dell'infermiere Pratissoli: con riferimento alla presenza di MOraschi l'infermiere quando era stato ascoltato al DAP aveva effettivamente dichiarato che ricordava presenti al momento delle percosse sia Moraschi e Poggi, aveva anche redatto uno schizzo della stanza. Il tribunale ha questo schizzo. Vi e' questa divergenza, pero' vi e' da dire per sottolineare e rafforzare la valenza di attendibilita', come il testimone con lealta' abbia riferito questa cosa e di essere incorso in un errore spiegando perche': ha detto che il collega Poggi si allontanava spesso per incombenti di ufficio, come ha confermato Poggi, e per quanto riguarda Moraschi siccome lo stesso svolgeva servizio di autista. A nostro avviso la differenza tra le due dichiarazioni non diminuisce e non scalfisce l'attendibilita' e non ha valenza liberatoria circa Incoronato. Ci limitiamo a ricordare come si era detto questo nella parte di attendibilita' dei testimoni, come il vaglio delle audizioni era stato intenso e anche maggiore ad alcuni esami condotti in fase di indagine, proprio perche' maggiori erano i dati di conoscenza sulle dinamiche di bolzaneto. Da ricordare che lo stesso Moraschi ha confermato di essersi assentato varie volte dall'infermeria.
Qualche parola sul confronto tra Poggi e Pratissoli: il confronto tra i due ha consentito di chiarire che ven 20 luglio vi furono due distinti episodi di percosse e che a quello di LGLA assistette solo Pratissoli. La cosa e' riscontrata dal fatto che numerosi arrestati hanno riferito percosse e violenza anche in infermeria, e Poggi non ha riconosciuto LGLA come la persona che lui ha visto picchiare in infermeria. Da questi dati quindi e dai chiarimenti emersi in confronto disposto a dibattimento tra Poggi e Pratissoli, si ritiene provata la circostanza di due diversi episodi di percosse, e che Poggi assistette a uno, mentre Pratissoli assistette a quello ai danni di LGLA. Un'ultima nota: se Poggi e Pratissoli avessero in mala fede voluto accordarsi per sanare le divergenze, non avrebbero avuto difficolta' a concordare versioni piu' precise.
Qualche parola soltanto sul medico, perche' verra' ripresa nella parte dedicata all'infermeria: il medico Amenta e' stato indicato come presente sia da Pratissoli, che dal prospetto medico nel doc 5.3, che attesta come prestasse attivita' dalle 20 di ven con gli infermieri Poggi e Pratissoli. INoltre e' il firmatario della cartella clinica di LGLA. E' evidente il concorso del medico dalc omportamento descritto sia da PRatissoli che da LGLA [...] Vi e' stata la totale assenza di minimo dissenso da parte del medico, ma anzi la discussione riportata da Pratissoli dimostra un particolare dolo da parte del medico.
Riteniamo provata la personale responsabilita' in merito al capo di reato di Amenta e Incoronato.
Volevo solo notare che Amenta aveva indirizzato a Pratissoli durante un convegno medico: "avete fatto un bel casino". e Pratissoli rispose: "noi? ma c'eri anche tu quando lo spagnolo ti e' crollato sul tavolo" Amenta disse "Non dire cazzate io non ho visto niente".

[ pausa pranzo ]

A: parliamo di Gaetano Antonello. Con riferimento alla composizione dell'ufficio trattazione atti, esso occupava tre stanze. La prima stanza a dx aveva postazioni digos, la seconda entrando a dx aveva le postaizoni della mobile. Le postazioni 6 e la postazione 7 della mobile avevano l'isp zampese e l'isp gaetano come capi postazione. [...]
Al capo 54 all'imputato sono contestate lesioni e violenza privata in concorso con Salomone Massimo e altri in danno di LRD per averlo percosso con calci e pugni, costringendolo a firmare gli atti. Abbiamo gia' visto perche' non abbiamo ritenuto raggiunta la prova per l'imputato Salomone. Riprendiamo le dichiarazioni di LRD: "in una stanza chiamata squadra mobile la seconda sul lato dx due poliziotti mi hanno preso per le braccia mi hanno fatto attraversare il corridoio sotto le percosse di altri. All'interno c'era una persona in borghese dietro la scrivania e altri. Mi hanno tolto i lacci, insultati, e ricevuto calci e pugni su viso, pancia, testicoli. Mi hanno chiesto di firmare un documento. A terra ho ricevuto dei calci. HO detto che non capivo e che volevo una traduzione e hanno ricominciato a colpirmi. DOpo ho firmaot. Poi l'uomo dietro la scrivania si e' messo i guanti neri e un altro uomo mi ha dato un calcio nel costato e sono rimasto a terra senza respiro". [...]
Il teste LRD ha effettuato riconoscimento nella foto 7 che effigia Gaetano Antonello, come l'uomo seduto alla scrivania. Le lesioni alle costole trovano riscontro documentale nel referto medico di alessandria, come gia' ricordato. [...] Secondo l'ufficio del pm risultano causalmente riconducibili alle percosse ricevute e in particolare all'ultimo calcio al costato quando lui manifesta difficolta' respiratorie.
Nella foto nr 7 e' effigiato l'imputato che lavorava in quella stanza ed era il capo postazione nr 7. Risulta dai documenti e dalle deposizioni dei componenti dell'ufficio trattazione atti, che l'isp Gaetano era il piu' alto in grado.
Veniamo al capo 55: violenza privata in concorso con ignoti per aver costretto ET a subire il taglio di tre ciocche di capelli. [...] ET e' stata sentita in udienza e vediamo come descrive il suo passaggio nell'u.t.a: "sara' stata la stanza digos o la stanza sq. mobile, una tavola all'ingresso a sinistra, dietro un uomo, altri 4 uomini in borghese. Sono arrivata e l'uomo alla scrivania mi hanno chiesto se ero in cinta. io ho detto di no e loro mi hanno colpito in pancia. L'uomo alla scrivania ha detto 'firma'. Ho detto che non avrei firmato. I quattro uomini mi hanno picchiato sulle tempie. Uno di loro ha preso le forbici e mi ha tagliato i capelli. Io dico che firmo. L'uomo alla scrivania mi ingiunge di firmare ma io sono bloccata. Cerco di far capire che voglio un avvocato, e loro mi fanno la domanda 'avvocato?'. io dico si e mi picchiano di nuovo. Vengono verso di me con le forbici e io ho cominciato a gridare. E' entrato qualcuno e si sono fermati, io mi sono rialzata." Sulla descrizione dell'uomo: "portava i capelli neri lunghi con riccioli. mi pareva magro e non tanto alto. poteva avere 35-40 anni." Vi e' da dire che la ET aveva gia' dichiarato di essere stata vittima di percosse al GIP in sede di convalida, e gli effetti del taglio di capelli erano evidenti, tanto che il giudice ha ritenuto di doverne dare atto. [...]
Veniamo all'altra contestazione, il capo 56: Gaetano e' accusato di violenza privata sempre in concorso in danno di piu' parti offese, OB, CSP, PE, NC, ET, per averle obbligate a firmare gli atti contro la loro volonta'. OB e CSP avevano fatto querela e avevano lamentato di essere percossi all'interno dell'ufficio atti [...] sul collo e sui genitali. Partiamo dalla deposizione di CSP: "la stanza della sq mobile entravi c'era un tavolo lungo, c'era un ispettore il capo al tavolo, e altri tre. lui prende la dichiarazione, si mette i guanti e inizia a picchiarmi, gli altri mi tenevano le braccia. io non volevo firmare, mi hanno colpito con un coltello a serramanico chiuso che dicevano fosse mio ma non era vero. [...]". Sull'orario dice "le due o tre del mattino". Sulle persone: "il capo era della mia statura, pantaloni di tela, stivali militari, camicia verde, trenta anni e qualche cosa". OB: "una stanza squadra mobile, c'era una posrta, a sx la scrivania, davanti una persona in borghese, a lato un carrello con robe prese da un supermercato, poi tre o quattro persone. Mi hanno messo un foglio sul tavolo e mi hanno detto firma. io volevo leggerlo, mi hanno detto che me lo spiegavano loro, si misero i guanti, presero un salame dal carrello e mi picchiarono tenendomi aperte le gambe e picchiando sui testicoli piu' volte. Ha preso la penna e mi ha messo il foglio davanti e mi hanno fatto firmare". La persona al tavolo era "nero di capelli, ricci, piu' basso di me, normale di corporatura, i pantaloni di jeans, senza barba e senza occhiali". PE: "sono stata portata fuori una volta, per firmare le mie accuse, penso, una stanza tra l'entrata e i bagni, vicino ai bagni. in questa stanza c'erano 4-5 persone. un'altra persona era dietro la scrivania con la maglia verde e mi ha dato un foglio. io volevo leggere e me lo hanno rifiutato. mi pare parlassi solo con quello dietro al scrivania. ho rifiutato di firmare e mi sono presa parecchie sberle. una mi ha sbattuto la testa contro il muro, specialmente da quello dietro la scrivania. hanno cercato di intimidirmi perche' firmassi. ho rifiutato ancora e mi hanno sbattuto fuori, mi hanno sbattuto nella stanza, mi pare mi abbiano chiesto se ero incinta". SUll'orario, ricorda di essere stata accompagnata al bagno, e che ET venne accompagnata all'u.t.a. e che lei ci ando' 10-15 minuti dopo che lei era tornata. Sulla persona alla scrivania: "piu' basso, con maglia verde, piu' giovane, con capelli ricci neri, corporatura normale". NC in querela aveva lamentato minacce nell'u.t.a. e dell'assenza di un interprete: "sono stato portato nella prima stanza o la seconda sulla dx. c'era la scrivania, mi hanno fatto sedere, c'erano 4-5-6 agenti. dietro la scrivania un signore seduto e io di fronte, gli altri intorno. questa stanza era per portarci a firmare. quando ho visto il foglio che non capivo chiedevo un traduttore. ogni volta che chiedevo qualcosa prendevo schiaffi, fino a che ho firmato. [...] Ricevevo schiaffi dalla persona di fronte a me dall'altra parte della scrivania. Alla fine sono stato obbligato. Sull'orario del pestaggio e' durato un quarto d'ora." Sull'uomo dietro la scrivania: "un piccolo era seduto, piccolo, capelli neri e ricciolo, per dire che non era altissimo, [...]". ET: [v. sopra].
Secondo l'ufficio del pm dall'istruttoria sono emersi elementi che provano sia che i fatti si sono verificati, sia che gli stessi sono attribuibili all'odierno imputato. Atti documentali: tutti gli atti di queste persone sono redatti nella stanza sq. mobile. Per tutte queste sei persone il foglio di consegna e' firmato da Gaetano Antonello. Il doc 2.5 riporta orari compatibili con i fatti. Anche la sola lettura delle testimonianze hanno un livello di punti in comune che ne rende assoluta la credibilita': innanzitutto una azione commessa da piu' soggetti; il numero di persone presenti nella stanza e' tra i 4 e i 6, con una persona seduta che svolge la funzione del leader, degli agenti ai lati della scrivania e degli agenti intorno alla persona offesa; la persona sulla scrivania successivamente si alza, si mette i guanti con fine di pressione; nella narrazione delle p.o. il foglio da firmare viene mostrato da questa persona, coperto parzialmente e ai lati del tavolo; un altro dato comune e' l'orario delle percosse che si colloca nella notte con il buio, in una fascia oraria tra l'una e le tre; l'uomo dietro la crivania partecipa almeno tre volte direttamente al pestaggio; la dislocazione della stanza e' identica in tutti i casi; l'abbigliamento e' uniforme, borghese, con maglietta verde, jeans; la descrizione della persona e' identica in tutti i casi, e corrispondono ai tratti della foto dell'imputato; l'imputato e' riconosciuto con certezza da LRD.
Ritiene che sia certamente provato che la persona dietro la scrivania e' Gaetano Antonello. Vi sono poi riscontri particolari per ciascuna delle parti offese. Per LRD: le lesioni alle costole che lamenta LRD trovano riscontro nel certificato medico. Per ET abbiamo il riscontro del verbale di interrogatorio del GIP, inoltre l'istruttoria dibattimentale ha provato che altre persone parlano dell'umiliazione subita da ET (FD, PE). Per CSP il taglio di capelli e' reso evidente dalla sua foto segnaletica dove ci sono ciocche di capelli piu' corte, e abbiamo due riscontri nelle dichiarazioni di ET e OB. [...] Per OB c'e' il riscontro dei verbali di perquisizione e arresto che parla del carrello di supermercato con molti generia limentari tra cui un salame.
Un'ulteriore punto: questo quadro non e' indebolito dalle testimonianze degli appartenenti delle postazioni 6 e 7. Ricordiamo che alcuni testi erano stati indicati dal pm, Acornero, Zampese e Tammaro. Va fatta un discorso analogo a quanto fatto per la posizione dell'imputato Perugini: tutti hanno dichiarato di non aver assistito ad atti di violenza nell'ufficio. Il pestaggio e' effettuato da piu' persone, e il numero complessivo dlele persone in quell'ufficio e' pari a 6 persone. E' veramente inverosimile che tutte le persone di quell'ufficio in quel momento siano usciti contemporaneamente e sostituiti da un uguale numero. Deve ritenersi che i pestaggi siano stati commessi da Gaetano e dagli altri componenti, alcuni di essi. NOn avendo potuto pervenire all'identificazione di questi componenti, e chi fosse presente e chi no, non avevamo ritenuto di iscrivere le persone al registro degli indagati. Ma nella valutazione delle testimonianze questa cosa deve essere tenuta in considerazione. [...] Nelle loro risposte deve essere tenuto conto di evitare affermazioni autoaccusatorie. [...] Nessuna delle deposizioni dei componenti secondo noi fornisce elementi validi che aiutino ad escludere la responsabilita' dell'imputato, provata da tutti questi elementi. In particolare quando e' stata posta a questi testi la domanda circa la presenza durante questi episodi, il teste Zampese ha detto di non ricordare, Tammaro "diciamo non e' che poi rimanevo sempre li'", Scalfaro non ricorda nulla, Acornero che dice non ricordo, Atrici dice di ricordare solo LRD ma non ricorda nulla. [...]
Vediamo ancora di esaminare le altre testimonianze della difesa. Premettendo che neanche questi testimoni hanno portato elementi favorevoli tali da inficiare il quadro probatorio a carico degli avvocati. E' stato sentito il medico del carcere di alessandria, e ha confermato il suo referto. [...] Dall'esame condotto del teste, si e' posta l'attenzione sul termine tafferugli, il fatto che sul referto sia riportata l'espressione "ferito durante i tafferugli" non costituisce contraddizione. LRD ha detto di aver detto al medico di "essere stato picchiato dai poliziotti". [...]
Veniamo poi alla deposizione del dr. salvi, consulente della difesa, sulle condizioni di salute dell'imputato gaetano in riferimento alla particolare violenza del pestaggio. il dr. salvi ha riferito di aver visitato l'ispettore nel 2005 e nulla ha potuto riferire rispetto alle condizioni di salute dell'imputato nel 2001. Ci limitiamo ad osservare che nel luglio 2001 era regolarmente in servizio ne' altre inabilita'. [...]
Anche Gori Massimo, Apicella Maurizio, Guiso Paolo a nostro avviso non sono rilevanti, perche' hanno detto di essere passati dall'u.t.a. ma di essere andati via prima di mezzanotte, quiindi prima dei pestaggi.
Da ultimo dobbiamo esaminare la testimonianza dell'isp Matteo Giovannetti: e' l'isp che insieme alla collega effettuo' l'arresto delle p.o. Il teste ha dichiarato di avere colpito in maniera decisa con una collutazione brevissima e secca LRD, definendolo il "biondastro", per vincere la sua resistenza. A nostro avviso questa circostanza, il fatto che al momento dell'arresto LRD sia stato colpito e' irrilevante al momento della contestazione. Ci riportiamo anche a quanto gia' detto sulla riconducibilita' causale tra colpo e effetto respiratorio. [...] Il testimone Giovannetti ha dichiarato di essersi recato a Bolzaneto per redigere gli atti. Ha detto di essersi portato nella seconda stanza, di essersi allontanato alle 23 con l'arrivo della collega Pacchiarotti che a sua volta firmo' gli atti. Nella stanza ricordava i colleghi Zampese, Acornero, Astrici, e che c'era il famoso carrello. In quella stanza si e' trattenuto 40 minuti senza assistere ad alcun atto di violenza. Ha ricordato che prima che si allontanasse iniziarono ad essere introdotti gli arrestati per la firma e che tanti si rifiutavano di firmare. Facciamo riferimento al verbale riassuntivo, perche' non c'e' la trascrizione dato che l'audio si e' interrotto. [...] Tutti gli arrestati risultano segnalati tra la 1.25 e le 2.59, tranne OB. [...] OB e' segnalato alle 23.22 di ven 20 luglio, ma non c'era una regola sulla successione delle operazioni. I pestaggi compresi quelli di OB si collocano tra mezzanotte e le due, come anche dalle testimonianze delle p.o. Per OB si spiega facilmente la discrasia con l'inversione del fotosegnalamento e la trattazione atti. Siccome Giovannetti e' andato via prima di mezzanotte, non puo' aver visto i pestaggi. A questa conclusione consente di arrivare anche un altro dato, che e' quello che rammentavo prima, con Giovannetti che dice che vennero introdotti degli arrestati nella stanza e molti si rifiutavano di firmare. Se andiamo a vedere il verbale dlele sei p.o. risultano le firme di 5 dei 6 imputati. Solo PE firmo' nonostante le minacce. Quindi il ricordo di GIovannetti non trova riscontro. Del resto che ci possano essere stati altri casi di costrizione e di rifiuto e' un dato pacifico. [...]
Pertanto riteniamo che la responsabilita' sia sicuramente provata e se ne chiede l'affermazione.

[...]

A: passiamo ad esaminare la posizione di Amadei Barbara, che ha tre contestazioni che hanno come p.o. PE capo 59-60-61 e poi altri capi per altre p.o. Al capo 59 e' contestato il reato di percosse e abuso di autorita' contro PE per averla in occasione dell'accompagnamento in bagno costretta a camminare nella posizione vessatoria di transito...
P: un attiom non c'e' l'avvocato Gallo difensore di Amadei...
[si attende che arrivi]
[discussione tra pm, passeggi e presidente sulla tempistica della requisitoria]
A: dicevamo, al capo 59 e' contestato il reato di percosse e abuso di autorita' contro PE per averla in occasione dell'accompagnamento in bagno costretta a camminare nella posizione vessatoria di transito e per aver consentito oppure non impedito che comunque nel transito subisse ingiurie percosse e minacce. Il capo 61 reato di ingiuria e di offesa per le espressioni "puttana" e "troia". Il capo 60 violenza privata per aver costretto la p.o. a chinare la testa nella turca del bagno.
Partiamo dalle dichiarazioni di PE: risulta arrestata alel 17.30 di ven, aveva riferito di questo episodio del bagno gia' nella sua querela. Ha dichiarato (pagg 135-139): "l'agente donna che mi ha accompagnato era abbastanza alta e robusta, con capelli lisci a caschetto verso le spalle, con l'uniforme D2, mi ha fatto uscire dalla cella, mi ha tolto le manette e mi ha tenuto in alto le braccia. mi ha fatto passare nel corridoio dove c'erano due ali di agenti con la stessa uniforme e i guanti neri, e mi sono presa calci e sberle da ognuno fino al bagno. Alla fine sono caduta, mi ha risollevato e mi ha detto di rimettermi in piedi in fretta. Nell'entrare nel bagno la stessa agente donna mi ha preso la testa e me l'ha schiacciata verso il gabinetto. Poi mi ha insultato nel bagno e nel corridoio, a sfondo sessuale." Poi le viene chiesto da chi provengono gli insulti e quando si sono verificati: "dagli agenti che erano lungo il corridoio e dalla donna che mi portava, ma gli agenti sono rimasti nel corridoio non sono venuti in bagno, ma la porta e' rimasta aperta". E alla domanda se l'agente che l'accompagnava le avesse rivolto insulti, ha risposto: "si, fin dall'inizio". La EP da una descrizione delle sembianze: "donna piu' alta di me, 175 cm, aveva divisa D2, aveva gli anfibi e i capelli lisci lunghi, benissimo truccata e pettinata, un po' robusta, non grassa ma muscolosa". La teste l'ha riconosciuta con sicurezza confermando il riconoscimento gia' effettuato in sede di indagini. Dice: "riconosco con molta sicurezza nella foto 284 dell'album della pol pen". La foto 284 effigia l'imputata Amadei Barbara, che all'epoca era agente dell'SCT. Dal doc 4.7 che e' il prospetto degli orari risulta che l'Amadei ha prestato servizio dalla mezzanotte di ven alle 20 di sabato e dalle 8 alle 20 di domenica. L'imputata si e' sottoposta ad esame e ha precisato di aver prestato servizio prima di mezzanotte del 20, intorno alle 20. [...] Nel corso del suo esame ha negato di avere prestato servizio di accompagnamento al bagno durante il suo servizio. Ha reso dichiarazioni circa il suo servizio, di avere preso parte a due traduzioni, uno nella mattinata di sabato verso le 6 di mattina per 3 ragazze ad alessandria. L'imputata ha anche dato dei riferimenti a quest atraduzione e ha detto di ricordare che una delle ragazze parlava francese e un'altra aveva un accento milanese, e poi c'era una terza ragazza molto silenziosa. Ha riconosciuto la ragazza francese in ET e la ragazza che faceva da traduttrice in FD. L'agente Amadei ha precisato che aveva come compagni di traduzione dei colleghi del PRAT di milano che non conosceva. La sua seconda traduzione e' avvenuta la mattina di domenica verso Vercelli. Il capo scorta era Sanna e l'autista Adamo. Popi ricorda di essere tornata nel pomeriggio e di essere sempre rimasta sul piazzale. Con riferimento a questa seconda traduzione aveva ammanettato le ragazze da tradurre insieme alla collega Cozzolino. [...] Arrivarono a Vercelli verso pranzo perche' il furgone aveva un guasto ai freni. Ha detto di non ricordare le detenute. Rileviamo che questa circostanza del guasto non era stata riferita nel corso della precedente audizione.
Nei documenti acquisiti 4.21 e 4.22 che sono tutti i fogli relativi alle traduzioni e le scorte, e dal doc 4.20 cioe' quello complessivo che mostra nomi di detenuti e traduzioni, e anche il doc 6.1 che e' la relazione di Pelliccia, e' possibile risalire alle traduzioni. La prima e' la traduzione 0003 del 21 luglio 2001, numero del foglio nel doc 4.21, riguarda ET, FD, PE. Il capo scorta e' l'isp Picchi, l'orario di inizio alle 6.25 arrivo alle 7.40. Facciamo la precisazione che nella scorta non e' indicata l'Amadei ma risulta uno spazio bianco a fianco all'indicazione di un agente che doveva comporre la scorta. Non risultano negli altri nominativi altri agenti donna. La seconda traduzione e' quella del foglio 10 del 22 luglio 2001 che ha come capo scorta Sanna, riguarda undici detenute tra cui LK, FAS, GG, DFA, diciamo queste perche' sono quattro parti offese per il capo di imputazione 62. La traduzione inizia alle 9.10, mentre sul foglio di Pelliccia sempre facendo riferimento alla differenza di orari dovute alle composizioni dei pullman, sul doc 4.20, e' indicata alle ore 11.00. Arriva a Vercelli alle 13.10. Nella composizione del personale c'e' l'imputata Amadei. Avevamo gia' detto come fosse spiegabile la differenza temporale tra i due documenti.
L'imputata Amadei ha negato l'addebito dicendo che non ha mai fatto accompagnamento al bagno di detenute, e per la prima traduzione ha detto che non e' nemmeno entrata nella palazzina. Su questo punto l'Amedei si e' riportata a un ordine che aveva ricevuto da Olla di non entrare all'interno della struttura ma di attendere sul piazzale. Ha riferito una circostanza ricordando che un capitano alla mensa aveva chiesto all'isp. Olla del personale femminile per un servizio all'interno del sito e che l'isp Olla nego' il personale. SU questa circostanza osserviamo che l'indicazione generale sia Doria che Olla avevano detto di non entrare nel sito se non per gli incombenti legati alle traduzioni, ma e' provato che il personale dell'SCT entro' nel sito dato che effettuo' anche la vigilanza. Nessuno cmq dei testimoni sentiti ha potuto escludere che l'imputata sia entrata, ma si sono limitati a confermare l'indicazione generale.
La presenza nel sito dell'imputata e' compatibile con la fascia oraria di presenza di PE. Ma addirittura l'imputata ha ammesso di essere arrivata addirittura alle 20, e di avere partecipato alla scorta della traduzione proprio della p.o. PE. Vi sono ulteriori riscontri poi: l'Amadei ha riconosciuto ET e FD; FD risulta essere nata a Milano e ha dichiarato di aver parlato in francese con la ET. La p.o. aveva descritto al divisa e l'Amadei ha detto che indossava la divisa D2, quella da OP. Anche con riferimento alle caratteristiche dell'agente, l'imputata ha ricordato che la foto e' recente rispetto al 2001 e che cmq il taglio di capelli era sempre quello forse solo un filo piu' corti. La testimonianza della p.o. e' riscontrata quindi.
Abbiamo un'ulteriore riscontro nelle dichiarazioni di ET, che ricorda a sua volta che la ragazza della stessa traduzione e' stata accompagnata al bagno da un'agente donna che fece parte della scorta che l'accompagno' poi al carcere, che aveva chiesto varie volte di essere accompagnata al bagno e che l'agente le aveva risposto di farsela pure addosso. La descrizione dell'agente di ET riscontra quello di EP, e corrisponde ad Amadei.
La deposizione della p.o. ha trovato riscontro in tutte queste risultanze e provano che l'imputata ha fatto servizio non solo di scorta ma anche all'interno del sito. Un utlimo riferimetno alla domanda del difensore sul mezzo di traduzione: proprio il livello di dettaglio della testimonianza della p.o. escludo una sovrapposizione di ricordo per il fatto che durante la traduzione le detenute potevano vedere la scorta. E' documentalmente provato che era l'unico agente donna della scorta, e quanod la p.o. dice che quella che l'accompagno' al bagno era l'agente della scorta e' un dato testimoniale forte.
Per tutti questi motivi, il pm ritiene che vi siano elementi sufficienti per reputare provata la responsabilita' penale dell'imputata.
Passiamo al capo 62, e qui abbiamo un 608 nei confronti di LK, GG, DAF, ASM per aver imposto la posizione di vessazione di stazionamento. Abbiamo gia' visto le condizioni di LK, che risulta arrestata sabato alle 18, immatricolata alle 3.45 di domenica e tradotta alle 9.10. Anche le altre tre ragazze sono arrestate nello stesso gruppo e risultano tutte immatricolate alle 3.45 e tradotte alle 9.10. [...] Nell'elenco del personale componente la scorta che emerge dal foglio citato e' compresa l'imputata, oltre all'autista Adamo, Massa, Vacca, Cozzolino che l'imputata Amadei aveva ricordato, Bandino e Vadala'.
La traduzione riguardava 11 ragazze, oltre alle quattro p.o., c'erano xxxx. Tutte queste ragazze risulta che siano state nella stessa cella prima della traduzione e tutte nella deposizione hanno testimoniato di aver subito la posizione scomoda e disagevole. L'indicazione nominativa deve intendersi come identificativa, dato che la stessa vessazione ha riguardato anche le restanti 7 persone del gruppo.
LK ha dichiarato: "la porta con le sbarre, una finestra senza vetri, gambe divaricate, mani alzate, faccia al muro, per 24 ore, sempre in piedi, nessuno si e' potuto sedere; la mattina ci hanno portato in un'altra cella solo le ragazze e ci hanno messo nella stessa posizione". Poi ha ricordato che di guardia vi erano due agenti donna: "tutte e due alte, una con il caschetto nero tipo valentina, saranno state 175-180 cm, e questa era giovane, cmq 28-29 anni, entrambe di guardia davanti alla cella, e noi eravamo sempre nella stessa posizione", "il giorno dopo la mattina erano due persone con la tuta grigia e il gilet nero", riconosciuta nella foto D2. La testimone ha riconosciuto l'agente donna con il caschetto nella foto 284 dell'album, che effigia l'imputata Amadei. "questa donna con il caschetto nero, che e' poi la stessa che mi ha trasferito in carcere, e che ho visto dalla mattina quando c'e' stato il cambio di turno".
FAS ha dichiarato: "appena arrivati mi hanno messo sulla parete, [...] li' ci hanno subito fatto mettere a mani alzate, contro il muro a gambe larghe, la posizione che abbiamo tenuto per 24 ore". Ricorda chela mattina le hanno portate in una seconda cella e ricorda due donne con una divisa verdolina, dove dovevano staer sempre nella stessa posizione. "una delle due donne era grossa, con un caschetto castano, avra' avuto 35 anni". E l'ha riconosciuta nella foto 284 dell'album, effigiante l'imputata Amadei, come anche nella fase delle indagini. A domanda della difesa, FAS ha dichiarato: "e' lei che ha messo le manette, e ce l'avevo dal mio lato, la ricordo nella cella dopo la perquisizione, dove ci hanno ammanettato" [...] "poco tempo prima della traduzione questione di minuti, ma l'ho vista anche al mattino e anche alla notte".
GG e DFA si trovavano nella stessa cella e avevano subito lo stesso iter burocratico. Erano insieme nella cella e nella traduzione. Anche loro hanno confermato di aver tenuto questa posizione disagevole. La GG: "eravamo girate contro il muro, divaricare le gambe, alzare le braccia, per quasi 24 ore". [...] Lo stesso DFA [...]
RIcordiamo che il dato della posizione e' un dato costante per tutte le p.o. transitate il sabato e sicuramente per le persone di questa traduzione. [...] Dal punto di vista oggettivo vi e' una prova piena. Veniamo alla riferibilita' della condotta: nella foto 284 riconosciuta da tutte e quattro le ragazze e' effigiata l'imputata Amadei. GLi orari in cui e' stata presente sono compatibili. [...] Abbiamo detto che l'imputato ha negato il servizio di vigilanza, ma abbiamo detto le risultanze dell'istruttoria. L'imputata ha dichiarato di aver ammanettato con la collega Cozzolino le detenute. La traduzione che riguarda queste persone e' la seconda di cui parla l'imputata ed e' probabile che la presa in cosegna formale sia avvenuta alle 9.01 ma la partenza effettiva sia avvenuta piu' tardi. L'imputata e' stata riconosciuta espressamente solo da KL e FAS, entrambe non si sono espresse in termini di certezza, anche dall'indagine. La FAS ha ricordato un colore dei capelli che non corrisponde precisamente alla realta', dato che ha i capelli neri. Un dato importante su cui avevo evidenziato era che la FAS ha ricordato questa donna con i capelli a caschetto davanti alla cella anche la notte, impossibile dato che la Amadei e' entrata in servizio la mattina. Entrambe riferiscono di una coppia di agenti precisando che una delle due era quella riconosciuta. ma la seconda agente non e' coincidente come descrizione. Infine le quattro testimoni parlando della coppia di agenti che vigilavano la cella sembrano fare riferimento per la presenza per un periodo apprezzabile.
Questi dati portano elementi di incertezza in riferimento a questa posziione. ABbiamo un riconoscimento non certo, abbiamo il riferimento a questo agente anche nella notte, abbiamo il riferimento a una coppia di agenti di cui una e' simile, ma l'altro componente e' diverso. E poi si parla di una presenza temporale significativa che non coincide con l'orario di servizio dell'Amadei. [...] E' pero' vero che nella scorta, in questa seconda scorta abbiamo piu' componenti femminili, tra cui la Cozzolino. Abbiamo agli atti il fascicolo fotografico e il tribunale potra' apprezzare anche una certa presenza di tratti similari quanto a lunghezza e colore dei capelli tra le due donne, e la mancanza di una sostanziale differenza di eta'. Quando le p.o. parlano del fatto che le agenti che erano davanti alla cella erano agenti che fecero anche la scorta, e quindi il dato non e' piu' univoco. Con riferimento a questa imputazione non sembra raggiunta dal punto di vista soggettivo una prova certa e convincente. Ci limitiamo ad osservare che quand'anche si dovesse ritenere sicura l'identificazione, sicuramente la stessa si e' trattenuta davanti alla cella per un lasso di tempo molto limitato. [...] Per tutte queste ragioni per il capo 62 chiediamo l'assoluzione ai sensi dell'art. 530 per insufficienza di prove.

Passiamo alla posizione di Pigozzi Massimo. Al capo 57 e' contestato il reato di lesioni personali aggravati per avergli lacerato la mano sinistra. E' l'unico caso che presenta l'aggravante della particolare crudelta' che si aggiunge alle altre aggravanti. Questo per evidenziare la condotta.
Partiamo dalle dichiarazioni della p.o. AG: giunge a bolzaneto nel tardo pomeriggio, risulta liberato tra mezzanotte e le due di sabato. E' stato ascoltato in udienza e ha confermato la querela. Ha detto di essere stato prelevato da San Martino dove si stava facendo medicare ferite riportate in via tolemaide. E' stato portato a Bolzaneto e picchiato contro un muretto. Gli agenti picchiavano i detenuti dicendo che era morto un cc e un ps. In particolare un ps che aveva rivisto alla croce verde di quinto gli aveva preso la mano e aveva divaricato le dita con le due mani e tirando in senso opposto gli aveva spaccato in due la mano. Lui era svenuto. Era stato ricucito senza anestesia in infermeria, sotto minaccia di percosse se avesse parlato. In cella era stato costretto alla posizioen vessatoria, e aveva subito percosse in cella. Ha anche visto picchiare altre persone in cella. Ha ricevuto percosse anche durante l'ultimo trasferimento. Vediamo la sua deposizione: "mi si e' avvicinato un agente, ha preso la sinistra, me l'ha divaricata, si vedeva anche l'osso, me l'ha proprio aperta e io sono svenuto" "era un po' piu' alto di me, molto piu' robusto, capelli neri corti, occhi scuri, in divisa con la mimetica", riconoscendo la B2, "occhi semichiusi, e' successo che e' venuto qualcuno e mi ha accompagnato in infermeria, mi hanno chiesto come mi ero fatto male e io ho risposto che ero caduto dalle scale, c'erano degli infermieri, dei medici, un lettino. mi hanno fatto spogliare e sedere, ho fatto vedere la mano e me l'hanno cucita. C'era una infermiera donna e non se la sentiva. Mi ha cucito un'altra persona, con i capelli neri, asciutto. 4 o 5 punti. [...] C'era una persona panciuta che mi teneva. Siccome avevo molto dolore chiedevo qualcosa che poi mi hanno dato, uno straccio da mordere. Mi ha detto di non urlare." Sull'autore della lesione. "L'ho visto poco tempo dopo alla croce verde di quinto, l'ambulanza era ferma al semaforo, ho guardato l'autisto e ho detto quella facci ala conosco. Allora arrivo li', stava estraendo la lettiga. MI guarda e mi dice 'cosa ci fai qua?' gli ho fatto vedere la mano e io gli ho detto che l'avrebbe detto a un giudice. L'ho rivisto su un auto in divisa e ho avuto la conferma". Nel corso della sua deposizione AG ha riconosciuto nella foto 11 raffigurante l'imputato Toccafondi la persona che lo teneva mentre era suturato, e nella foto 5 la dr.ssa Sciandra che non se la senti', e nella foto 9 raffigurante Amenta, il medico che aveva praticato la sutura. Nel corso delle indagini, sull'esito degli accertamenti ha deposto il colonnello Innocenti il quale ha riferito di aver accertato che prestavano servizio presso la croce verde quattro ps tra cui Pigozzi. Pigozzi ha anche steso una relazione di servizio nella quale aveva comunicato di essere stato individuato da una persona dall'aspetto di tossicodipendente il giorno 8.x.2001 mentre era su una ambulanza. Quest'ultimo lo ingiuriava e lo accusava di essere l'autore di una ferita a Bolzaneto. Pigozzi confermava di aver trasportato la p.o. da San Martino a Bolzaneto, insieme ad altri tra cui Truppo. L'imputato e' stato interrogato durante le indagini dal pm. L'episodio della ferita alla mano di AG, vediamo le risultanze: SG ricorda l'episodio. E' trasportato a Bolzaneto con AG. SG dice di aver visto con la coda dell'occhio mentre era accovacciato a terra, una persona non particolarmente alta e in borghese, e di averla vista prendere la mano e aver sentito un urlo. Il teste SG e' attendibile non solo per le considerazioni gia' fatte, ma per altri elementi. SG parla infatti di un imprevisto che si era verificato a Bolzaneto, uno dei veicoli del convoglio nei pressi del casello di Sampierdarena, circostanza che si e' verificata come testimoniato da alcuni testimoni della difesa Pigozzi (Chiappello Mirko, TOrre Sergio, Jacoel Gino, Novel Andrea, Bonaccorso Santo, Rocco Antonino, Truppo Simona). [...] SG a dibattimeno ha reso questa versione e ha mantenuto, questo e' indice di attendibilita', e lo ha mantenuto nelle parti che non coincidono con quelle di AG: la persona in borghese anziche' in divisa; e l'altezza. Si tratta secondo l'ufficio del pm di due elementi non tali da inficiare il riscontro di numerosi elementi di prova che attribuiscono il fatto a Pigozzi. SG ha visto l'aggressore con la coda dell'occhio e a terra accovacciato, dato che si doveva parare da calci e percosse che stava ricevendo. [....]
Andiamo a vedere i riscontri: un primo riscontro documentale e' il certificato di San Martino, che riporta alle 17.02 come orario e non si fa riferimento alla mano. Si fa riferimento a cranio e piede, ma alle 17 AG non aveva questa ferita alla mano. Abbiamo poi la deposizione del consulente medico legale, a riscontro dei suoi elaborati scritti. Il dr. ha precisato che AG riporto' una ferita lacero contusa con prognosi di 50 gg e permanente indebolimento dell'arto. Il dr. ha confermato la compatibilita' della dinamica. Ferite di questo tipo si possono avere anche senza danni strutturali alla mano. Peraltro ha testimoniato anche il consulente medico legale della difesa che pero' non ha mai visitato AG e quindi spiega cosi' la scarsa rispondenza della consulenza. [...] I riconoscimenti fatti da AG non sono fatti con certezza rispetto a medici e infermieri, e questo conferma l'attendibilita'. E' perfettamente logico che nella condizione di sofferenza i ricordi si possano essere sommati circa le caratteristiche somatiche. Va ricordato che tutte le persone ricordate da AG erano sicuramente tutti presenti nell'infermeria il pomeriggio del 20 luglio come risulta dalla documentazione. La versione di AG trova riscontro nelle dichirazioni di Pratissoli e Poggi. Poggi: "mi ricordo di AG, mi rimase impresso, dato che e' il nipote del famoso cardio-chirurgo, aveva una ferita lacero contusa alla mano. E' rimasto appoggiato, che cercavamo dell'anestetico. Io gli chiesi cosa si era fatto e lui mi disse che era stato picchiato, che era andato all'ospedale per prendere il metadone e l'avevano picchiato. [...] In questo caso l'ha cucito senza anestetico perche' non l'avevamo. E' stata una sutura che l'hanno fatta anche bene, io sentivo AG perche' sentivo che urlava, io ero in matricola". Pratissoli: "abbiamo suturato AG e diceva che era andato all'ospedale per del metadone e che li' era caduto e si era tagliato. gli abbiamo dato due punti su un polpastrello per tenere insieme. poi suturo' amenta. non si e' lamentato e se n'e' andato. non c'era toccafondi, c'era solo amenta, e c'erano i ragazzi deputati a questa cosa qui". E si riferisce a Incoronato e Maroschi. Le dichiarazioni di Poggi e Pratissoli confermano la versione di AG del fatto che venne suturato senza anestesia. Esistono delle differenze: su quanto disse AG sulle circostanze; sulle lamentele per il dolore; sulla presenza di Toccafondi. SUl primo punto la versione di Pratissoli coincide con quella di AG. L'infermiere Poggi ha confermato che erano in disparte e che quindi nessuno ha sentito il dialogo. Lo stesso AG ha dichiarato di essere stato ferito, e non si puo' escludere che AG parladno solo con Poggi possa aver riferito di essere stato percosso dagli agenti. La questione dei lamenti: l'infermiere Poggi ha detto di averli sentiti, mentre Pratissoli dice che non gridava. AG diceva di essersi lamentato. La cosa non e' una circostanza fondamentale e la differenza tra le due testimonianze puo' spiegarsi con un difetto di ricordo. Circa la presenza dell'imputato Toccafondi, che e' ricordata da Poggi e non da Pratissoli, ha precisato la circostanza il dr. Toccafondi che ha detto di essere stato presente all'episodio. Quindi un altro episodio di difetto di memoria di Pratissoli. Toccafondi parlando dell'episodio ha dichiarato: "e' stato uno dei primi che abbiamo visto; il dr amenta mi ha detto che lo cuciva, era una ferita interfalangea con due o tre centimetri di profondita'; mi pare che fosse un po' confuso, cmq non ne ha parlato, non e' stato arrestato e quindi non e' stato refertato, si lamentava in maniera modesta". Riteniamo che dalle testimonianze possa ritenersi provata e riscontrata la versione di AG su quanto avvenne in infermeria.
Ho un'ultima osservazione sui testimoni della difesa Pigozzi. Nessuno dei testimoni ha portato degli elementi favorevoli con la posizione dell'imputato Pigozzi o tali da modificare o da depotenziare il quadro propbatorio a carico dell'imputato. Da queste deposizioni emerge che AG e SG furono prelevati da un convoglio della ps composto da un ducato guidato da Pigozzi, da una volante guidata da Torre, con Chiappello, da una marea con due agenti e una marea con Rocco e Bonaccorso. SG e AG vengono portati a Bolzaneto. Il funzionario che dirigeva le operazioni era la dr.ssa Truppo, e proprio perche' lei ando' a conferire con Perugini per il problema dei fermati non ha visto nulla di quanto accadeva fuori. Anche la testimone Usagno che si trovava sul veicolo di Pigozzi ha dichiarato di ricordare un momento di attesa e poi di essere scesa e di non ricordare piu' i fermati. Gli altri agenti hanno tutti dichiarato di non aver visto dove furono portati gli uomini trasportati dal ducato. Altri hanno dichiarato di essere andati via ancora prima della consegna dei fermati. Dall'interrogatorio di Pigozzi emerge che AG e SG erano sul ducato guidato da lui. Nessuno dei testi hanno potuto dichiarare quindi di vedere la situazione nel cortile. QUindi non si inficia cosi' il quadro probatorio.
Ritiene il pm che sia ampiamente provata la responsabilita' di Pigozzi. 

Al capo 68 e' contestato all'imputato Patrizi le percosse al passaggio di LB in corridoio. E' un arrestato di venerdi' 20 luglio. [...] E' stato ascoltato in aula e sul punto degli accompagnamenti ha dichiarato: "dopo la visita sono stato prelevato da un agente in borghese e portato verso la cella; c'erano due ali di agenti della pol pen; l'agente mi ha fatto chinare e mi ha spinto lungo il corridoio, venivo colpito da tutti sulla schiena, sulla testa, perche' eravamo chinati, sui fianchi, con gli anfibi; avevano dei guanti neri con i quali ci picchiavano; noi correvamo il piu' possibile e cercavano di farmi inciampare. Il trattamento piu' duro l'ho subito al ritorno. Sempre questo agente mi ha preso e mi ha riportato all'ingresso. Sono stato lanciato nel corridoio tra le ali, e quando sono arrivato in cella avevo del sangue alla bocca. [...]" A proposito della descrizione degli agenti che lo colpirono. "Mi ricordo uno in particolare, era non molto alto e non grasso pero' pieno, non proprio pelato ma quasi, questo agente lo ricordo perfettamente, fu uno dei primi che mi colpi' ed e' l'unico che ho potuto distinguere, perche' poi era difficile distinguere le cose". Il testimone ha riconosciuto la foto 75 dell'album pol pen della persona che lo aveva accompagnato e colpito, ed e' l'imputato Patrizi. "Si si, quello, il primo, uno dei primi che mi ha colpito nel corridoio, di lui ricordo il braccio che si alzava per colpirmi." Riteniamo che questo pestaggio sia avvenuto prima della presa in carico da parte della pol pen. Patrizi e' stato in servizi dalle 6 alle 24 del ven. Un ulteriore riscontro e' il fatto che il testimone ha ricordato che era accompagnato da un agente della digos in borghese, ed e' un dato pacifico dell'istruttoria. L'identificazione dell'imputato e' certa e confortata dall'orario compatibile, dall'individuazione fotografica [...]
Abbiamo poi le risultanze dell'istruttoria circa la presenza di ali di agenti nel corridoio, come il collega vi ha gia' illustrato in una delle passate udienze. [...] C'e' un altro riconoscimento di Patrizi come agente di percosse, da parte di CA, per cui abbiamo chiesto archiviazione solo per difetto di querela. Un ultima precisazione per dire che il fatto che il testimone non sia stato in grado di precisare il tipo di percosse o le circostanze piu' precise, ad avviso del pm non inficia il quadro probatorio e la certezza del riconoscimento, questo perche' il testimone ha ribadito di aver ricevuto un sacco di percosse e piu' tipi di percosse, tanto che correva. A un certo punto dice, dopo i primi colpi non ho piu' capito nulla, perche' arrivavano da tutte le parti. [...] Chiediamo pertanto l'affermazione della responsabilita' per il capo 68.

Il 10 marzo facciamo Cerasuolo, area sanitaria e area matricola.
 

[processo bolzaneto] trascrizione VI udienza requisitoria pm
TRASCRIZIONE SOMMARIA – PROCESSO BOLZANETO - VI UDIENZA ARRINGA PM

[ P=Tribunale, A=Accusa, D=Difesa, C=Parti Civili, R=Teste ]

P: [procede all'appello]

A: (Petruzziello) Cerasuolo Daniela. Al capo 64 e' contestato il 608 per aver costretto GC a camminare in posizione vessatoria e altro. Veniamo alle dichiarazioni di GC: "sono uscita due volte, una volta perche' ho chiesto di andare al bagno, e' venuta una donna con la divisa, la C2, mi teneva per il braccio e nel corridoio c'erano tutti uomini su due file, e questa mi teneva per il braccio mentre le persone sui lati... mi arrivavano calci pugni schiaffi, visto che avevo i capelli rasati mi davano degli schiaffi sul collo... non potevo parare i colpi, mi ricordo colpi nello stomaco... e la donna rideva e mi spingeva in avanti... [...] [al ritorno] sempre corridoio, schiaffi pugni, mani sulla testa..."; "lei a parte stringermi il braccio rideva e mi lanciava in avanti, gli altri mi facevano commenti e mi picchiavano". La testimone ha descritto l'agente con questa divisa C2: "aveva la carnagione scura, i denti davanti un po' storti, era robusta con i capelli scuri corti e sembrava meridionale, non era grassa ma in carne, era alta come me o un po' meno, con la divisa C2, sembravano i due incisivi un po' distanziati, che uno fosse storto...". La teste ha riconosciuto questa agente nella foto 311 dell'album della penitenziaria. La p.o. ricordava di aver rivisto questa agente in infermeria durante la perquisizione e ha ricordato che questa le aveva tagliato il cappuccio della felpa e le aveva detto "ti buchi ti buchi?" riferendosi a dei segni di una bruciatura dovuta a incidente domestico sul braccio della p.o. La foto effigia l'agente Cerasuolo Daniela. Dai fogli di servizio la Cerasuolo ha prestato servizio dalle 11 alle xx si sabato, dalle 16 di sabato alle 9 di domenica, orario compatibile con la presenza di GC. La teste ha negato gli addebiti e ha detto che portava i capelli piu' corti rispetto alla foto e di colore piu' chiaro. L'imputata precisava che con riferimento all'orario che ha lavorato con un orario maggiore di quello fornito dal DAP, praticamente da ven a dom h24 con le pause per il pranzo e per riposare. Ha ricordato anche che lunedi' 23 ha effettuato una traduzione a vigevano. Ha precisato di aver indossato la divisa mimetica D2. Ha detto di avere una irregolarita' agli incisivi superiori e di avere prestato servizio come addetta al casellario, insieme a una collega. Ha precisato anche di aver fatto vigilanza alle celle.
Ritiene il pm che l'identificazione dell'imputata sia riscontrata da molteplici elementi: presenza in servizio in fascia oraria compatibile; l'abbigliamento corrispondente, la divisa grigia; corrispondenza sembianze; vi e' stato da parte dell'imputata l'effettivo servizio sia alle celle che in perquisizione, come detto dalla p.o.; l'imputata Cerasuolo ha anche precisato che durante il suo servizio di vigilanza le era capitato di sentire degli insulti in danno delle persone arrestate, a sfondo politico, aveva riferito "bastardi comunisti"; l'individuazione fotografica e' in termini di sicurezza. Si evidenzia la particolare importanza probatoria del particolare degli incisivi, che non e' rilevabile dalla foto e non essendo presente la Cerasuolo in aula, riteniamo che il ricordo non possa che essere frutto della percezione diretta della p.o. E' significativo che l'imputata abbia ammesso di aver sentito le ingiurie.
La sussistenza del fatto e la responsabilita' della Cerasuolo sono provate per noi. Ci riportiamo a domani per le richieste in punto pena.
Al capo 65 all'imputata si contesta il 608 in danno di PG, per posizione vessatoria di transito e non aver impedito che la teste venisse insultata e picchiata nel transito in corridoio. PG e' stata arrestata il 21 luglio nel pomeriggio. E' immatricolata alle 0.40 di domenica e tradotta alle 9.10, con la solita discrasia delle ore 11.00 sul documento dell'imputato Pelliccia. Vediamo le dichiarazioni della p.o.: "avevo chiesto di andare in bagno, era una donna, mi hanno tenuto la testa giu' dicendomi di non guardare. sono andata in bagno, mi teneva le mani sopra la testa, sono andata in bagno con la porta aperta. mi pare di aver ricevuto insulti durante il transito. [...]" Sulle sembianze: "era una donna, era in divisa, mi pare blu scuro, ma non mi ricordo perfettamente, aveva i capelli scuri un po' ricci, non erano tanto lunghi, di corporatura grossa, un po' piu' di me come altezza". Veniamo al punto dell'individuazione: la p.o. confermava l'individuazione nella foto 311 dell'album della pol pen. Peraltro la testimone su contestazione del pm precisava che l'individuazione nella foto durante il corso delle indagini era sicuramente fedele ai ricordi di allora, ma precisava che alla deposizione non riusciva a ricordare piu' nulla. Nella foto 311 e' effigiata l'imputata Cerasuolo. Abbiamo visto i turni di presenza, e cosa ha detto l'imputata. Abbiamo visto anche l'abbigliamento e cosa ricordava. Abbiamo quindi anche in questo caso degli elementi a carico dell'imputata: presenza in fascia oraria compatibile; somiglianza con le caratteristiche fisiche; l'individuaizone fotografica fatta dalla p.o., GC che descrive analogo comportamento. Ci sono due dati importanti da tenere in considerazione: la testimone ha indicato un colore della divisa che non corrisponde; e poi questa incertezza del riconoscimento anche nel dibattimento. Secondo l'ufficio del pm non vi e' una conferma certa della riferibilita' soggettiva del fatto e quindi chiediamo l'assoluzione dal capo 65 perche' vi e' dubbio che abbia commesso il fatto oggettivamente verificatosi.

A: (Ranieri-Miniati) allora cambiamo argomento, ci occupiamo della matricola.
Ci occuperemo quindi degli imputati Fornasiere, Tolomeo, NUrchis, Mulas, Amoroso, Sabia Colucci, con i capi che vanno dal capo 68 al capo 83, falsi ideologici di varia natura. Iniziando la trattazione dei reati commessi in matricola, dobbiamo partire dal piano operativo generale dell'amm penitenziaria, elaborato dal dr. Sabella che prevedeva ceh dal 17 luglio 2001 dovevano essere allestiti due uffici matricola, uno a San Giuliano e uno a Bolzaneto. Questi uffici venivano istituiti come sezioni distaccate della matricola dei singoli carceri. Il dr. Sabella provvedeva poi alla nomina del responsabile dell'ufficio matricola del sito di Bolzaneto nella persona dell'ispettore Paolo Tolomeo. La posizione dell'ispettore Fornasiere necessita approfondimento, perche' e' emerso dal dibattimento in forma chiara, come dall'esame di Fornasiere e di Sabella, nonche' di Tosoni Andrea e Ruoppo Giuseppe, che hanno spiegato come Fornasiere avrebbe dovuto coordinare i due uffici matricola, e in questo senso essendogli stato preannunciato l'incarico si era occupato della fase logistica. L'incarico non venne formalizzato, perche' ci si rese conto che c'era un problema di gradi, nel senso che l'isp Tolomeo aveva un grado superiore a Fornasiere e quindi dal punto di vista gerarchico non parve corretto che come coordinatore delle matricole venisse nominato una persona di grado inferiore. L'incarico non venne formalizzato e quindi Fornasiere si occupo' oltre che della logistica, di collaborare all'ufficio matricola di Bolzaneto dando una mano dove serviva. L'isp. Fornasiere fa riferimento alla mancata nomina: "mentre il dr. Sabella disse 'no qui abbiamo persone piu' altri in grado dell'isp fornasiere, non possiamo metterli sottordinati di un inferiore in grado', quindi la mia persona come coordinatore non la voleva, e firmo' un ordine di servizio in cui il mio compito era finito". Su cosa ha fatto dice: "ci furono arresti e li portarono, erano suddivisi tra San Giuliano e Bolzaneto... stando li', il col Doria mi disse di soffermarmi a dare una mano... [...] alla matricola [...] e a tutta la struttura, non precisamente alla matricola, perche' non essendoci ruoli definiti non si capiva bene. [...]"
Quindi la posizione di Fornasiere non e' formalizzata, ma sulla base di quest'ordine verbale di Doria lui rimane a Bolzaneto dando una mano dove occorreva, alla matricola ma anche no. Ricordo un punto dell'esame di Gugliotta in cui dice che nei casi in cui si doveva allontanare dal sito chiedeva a Fornasiere di sostituirlo, e aggiungeva anche che una volta rientrando si era accorto che c'era stata una disposizione che il casellario era stato spostato in un'altra stanzetta e che lui si lamento' con Fornasiere per aver ecceduto nelle sue funzioni di sostituto. Chiarita la posizione di Fornasiere possiamo ancora dire che quanto ha esposto nel suo esame dall'imputato e' confermato dalal sua relaizone di servizio, doc 6.3, e nella relazione di servizio di Tolomeo, doc 6.2.
Torniamo all'analisi della matricola: nell'ufficio erano assegnati il capo, Tolomeo, e poi in ordine gerarchico c'erano Fornasiere, Spila, Nurchis, Gruosso, Amoroso, Lascia, Sabia Colucci, Pascali, Bertone, Mulas, Greco, Luca, Moraschi e Incoronato che pero' furono impiegati in casellario in infermeria alle perquisizioni, e Damiani Susanna e Marini Roberta, anche se non lavoravano alla matricola ma al casellario per le perquisizioni delle detenute. Era anche previsto Mulella che pero' per esigenze di servizio non si occupo' della matricola.
Ad eccezione degli imputati hanno tutte deposto e ci hanno descritto il funzionamento della matricola. Sul funzionamento facciamo in primi riferimento al doc 4.27 di Sabella: organizzare i turni del personale su tre quadranti, per avere tre unita' sia la mattina che il pomeriggio, e due unita' la sera. Dagli esami ce'ra una turnazione per cui Tolomeo era sempre presente, e i capi turno erano Spila o Nurchis, immediati sottordinati di Tolomeo. Nel caso dell'immatricolazione dei soggetti della Diaz il capo turno e' Nurchis. Cosa doveva fare? Quello che e' previsto come compito istituzionale: immatricolazione, inserimenti in via informatica nei registri dei dati attraverso un terminale SIAP, procedere al fotosegnalamento, impronte - e qui un piccolo riferimento che si trattava del secondo fotosegnalamento per tutti gli arrestati dopo quello della PS, inutile dire che questa duplicazione e' stata se non altro poco intesa dagli arrestati - e poi consegna degli atti relativi all'arrestato al capo scorta. Ho gia' citato in precedenza la relazione di servizio dell'isp Tolomeo, doc 6.2: "durante il serivzio ognuno di noi aveva un compito, chi registrata i dati sul terminale, chi faceva le foto, chi le impronte, chi scriveva la dichiarazione spontanea dell'arrestato, che si faceva per verificare eventuali incompatibilita' con altri detenuti; si annotavano ora e data sul biglietto di consegna, dove comparivano piu' arrestati. Tutti gli atti del singolo arrestato venivano messi in una busta e dati alla scorta per poi essere consegnati alla matricola dell'istituto di destinazione". L'ispettore Fornasiere nel suo esame descrive il funzionamento della matricola in termini analoghi: "il biglietto di consegna viene dato al capo turno, perche' e' il documento piu' delicato di quando si prende in consegna la persona, il capo turno acquisiva il documento e segnava chi consegnava l'arrestato; poi c'era la registrazione dopo aver fatto entrare l'arrestato in matricola, lo portavano gli assgnatari, la ps; contestualmente il capo turno lo trascriveva nella giornaliera, passava in fondo l'arrestato per foto, impronte, e modulistica, la IP3, le schede di primo ingresso, ceh avveniva in fondo. Poi il capo turno assemblava il fascicolo e faceva le altre incombenze. [...] le dichiarazioni di primo ingresso le doveva fare gli agenti [...] Poi ricordo vagamente la fase del casellario". Piu' o meno il funzionamento della matricola e' stato descritto in termini analoghi sia da Tolomeo che da Fornasiere. [...]
Il verbale di primo ingresso conteneva le dichiarazioni circa l'avviso ai famigliari, e dichiarazioni circa il timore per la propria incolumita'; per gli stranieri c'era anche l'eventuale richiesta di avviso del proprio consolato. L'ufficio matricola era nella prima parte della struttura. Le perquisizioni erano in infermeria, nel primo angolo a sinistra. La matricola e' stata descritta da Tolomeo nella relazione: "nella stanza con alcuni tavoli, c'erano tre video terminali, una macchina fotografica, stampanti e altro occorrente". Nel suo esame dice: "all'ingresso quasi al centro c'era una scrivania dove di solito c'era il capo turno, entrando sulla sx c'erano scrivani per lungo, poi in fondo i terminali... entrando di fronte alla porta c'era la scrivania con fax e valigetta informatica... [...] la prima fase era quella del capo turno, la seconda fase era l'arrivo degli arrestati la compilazione della cartelal biografica, foto, impronte e le dichiarazini spontanee, poi c'era il terminale, poi il fax e se si riusciva si imbustava tutto". [...] "tutti e dieci sapevamo fare tutte le competenze [...]". "L'ho detto, prendevo il biglietto di consegna, controllavo gli atti, davo una copia a Spila o qualcuno nel corridoio, o Fornasiere, per fare l'appello degli arrestati [...]", poi ci dice che la cosa poteva avvenire davanti a piu' arrestati contemporaneamente. Direi che il funzionamento della matricola e' chiara: il tribunale ha a disposizione gli esami di vari testimoni. [...]
Arriviamo al punto, cioe' alla contestazione mossa dall'ufficio. Tra i vari compiti della matricola vi era la compilazione del verbale di primo ingresso, ovvero nelle dichiarazioni che devono essere raccolte dal detenuto circa i famigliari da avvisare e circa supposti pericoli per la propria incolumita', e per gli stranieri anche la conoscenza o meno della lingua italiana, e la volonta' o meno di informare l'autorita' diplomatica dell'avvenuto arresto. Questo e' previsto dell'art 62 del DPR del 2000: "immediatamente dopo l'ingresso nell'istituto penitenziario, sia in caso di arrivo dalla liberta', sia in caso di trasferiemento, al detenuto e all'internato viene richiesto da parte di operatori se intenda dare notizia a un congiunto e se vuole usare posta ordinaria o telegrafica. [...] Se si tratta di straniero l'ingresso e' comunicato all'autorita' consolare nei modi e nei tempi previsti". Quindi questi verbali sono atti pubblici, perche' attestati da un pubblico ufficiale, e quindi ai sensi del c.c. ci troviamo in presenza di un atto pubblico, ma e' anche un atto pubblico a fede rinforzata. Leggo la sez della terza sezione penale dell'85, ma in materia di qualificazione di atto pubblico fide facente non mi pare ci siano contrarieta': [legge] "la qualita' di fede privilegiata dell'atto costituente una aggravante". E' un atto fide facente, perche' il pubblico ufficiale attesta quanto dichiarato in virtu' di un potere conferitogli per legge di natura certificatoria.
Le dichiarazioni di primo ingresso sono state tutte acquisite agli atti, e prodotte, e si e' notato che in tutte le dichiarazioni delle persone straniere arrestate alla diaz, quelli che chiamiamo gli arrestati della domenica, in questi moduli c'e' l'attestazione che il detenuto non voleva che fossero avvisati i famigliari ne' il consolato. Sono stati acquisiti e prodotti, doc 4.44, ma sono identiche nel contenuto. E facciamo una considerazione: quando avviene l'immatricolazione... secondo i dati del DAP gli arrestati alla scuola diaz vengono immatricolati la sera di domenica 22 in un orario tra le 22 e le 22.30, anche se probabilmente i tempis ono stati piu' dilatati... L'inserimento dei nominativi sono stati fatti in questo orario, ma le procedure sono proseguite tutta la notte, come tutti ricordano, dato che erano moltissimi detenuti e la matricola si e' trovata un po' ingolfata... Immagino ed e' perfettamente logico che sia andata cosi', che l'immatricolazione si aavvenuta alle 22.30, ma tutte le operazioni si prolungano nella nottata. Il dato obiettivo e documentale e' che queste dichiarazioni recano tutte nella parte dedicata alal volonta' del detenuto di avvisare l'autorita' consolare una indicazione negativa. Abbiamo proceduto all'istruttoria dibattimentale e abbiamo sentito questi arrestati, quasi tutti, per qualcuno sono state lette le dichiaraizoni in rogatoria, e tutti hanno detto di non aver mai rilasciato tale dichiarazioni, ma anzi di aver detto il contrario. In ogni caso tutti hanno dichiarato di essere certi di non aver mai rilasciato una dichiarazione del genere: ricordo anche il caso dei due statunitensi, perche' hanno rilasciato una dichiarazione differente. Sappiamo, e lo sappiamo perche' Sabella ce lo ha riferito, che vi fu nella giornata di domenica la visita di un rappresentante consulare statunitense a Bolzaneto, e quindi questi tre avevano avuto la possibilita' di un contatto, e per loro potrebbe essere stata logica una indicazione negativa. Noi avevamo appena visto il console, non avevamo necessita' di contattarlo, ma noi non abbiamo mai detto di non contattarlo.
E quindi evidentemente la contestazione di falso ideologico in atto pubblico proviene da qui. Nei confronti di chi? Degli autori materiali della verbalizzazione, facilmente identificabili dalla firma: Sabia COlucci Michele, Mulas MArcello, Amoroso Giovanni; poi la contestazione ai sensi del art. 110 e 40 c.p. dei responsabili, per concorso morale, perche' essendosi avveduti di questa cosa non la impedivano: Fornasiere, Tolomeo e Nurchis.
Ancora un paio di cose poi passiamo alle singole posizioni: prima di tutot sulla conoscenza della lingua italiana. E' un dato comune a quasi tutte le persone offese, quelle della diaz, hanno quasi tutti dichiarato di avere problemi di comunicazione, gli atti erano in italiano e non li capivano. Abbiamo tentato di approfondire questo aspetto, cioe' la comprensione tra chi verbalizzava e i detenuti. Abbiamo una serie di dati che esamineremo: e' stato detto da tutti che cmq in matricola non c'erano traduttori, ma c'erano persone che conoscevano le lingue, e che quindi tramite le conoscenze personali era possibile comunicare, e questo lo hanno detto tutti. Le loro deposizioni devono essere incrociate e le lingue erano parlate da: Greco Domenico, Damiani Susanna e Marini Roberta. Greco e' stato sentito e ci dice di essere nato a Melbourne e conosce perfettamente l'inglese. E' certo di non aver fatto da interprete per la raccolta delel dichiarazioni degli arrestati della DIaz. Rimangono le due ragazze: Damiani parla bene l'inglese, Marini parla bene inglese, francese e tedesco. Anche Marini Roberta dice che e' vero che parla tre lingue, sono stata usata come interprete, in particolare da Amoroso, ma sono certa di non aver mai fatto da interprete per la DIaz, perche' non c'ero proprio. Rimane Damiani, che sa solo l'inglese, e che si ricorda di aver fatto da interprete, ma che non ricorda se lo ha fatto per gli arrestati della Diaz o no. Quindi tirando le somme non c'e' una prova certa che vi fosse una persona in grado di parlare le lingue. Damiani e Marini rilasciano una dichiarazione interessante: noi abbiamo fatto da interpreti, ricordiamo di avere posto la domanda sul consolato agli stranieri, ricordiamo che non e' illogico che qualche arrestato possa non volere arrestare la sua autorita' diplomatica, perche' magari non vogliono che si sappia che sono stati arrestati, ricordano la domanda e la risposta, che molti arrestati rispondevano di no, ma anche qualcuno rispondeva si'. Quindi qualcuno lo voleva avvisare questo consolato, no? Perche' vedendo i verbali degli arrestati alla diaz pare che tutti e 90 non volevano.
Facciamo qualche osservazione sulla natura di questo falso. Noi riteniamo che sia un falso seriale perche' riguarda tutti gli arrestati della diaz, e sono tutti firmati dagli stessi tre operatori in un periodo di tempo molto limitato, che magari non e' solo tra le 22 e le 22.30, ma che cmq e' limitato temporalmente tra le 22 e va avanti per qualche ora, diciamo cosi', nella notte fra domenica e lunedi', ma probabilmente le ultime ore della domenica. I moduli cartacei sono moduli che sono piu' o meno identici, anzi sono identici, e sono tutti in parte compilati in forma prestampata, mentre in altra parte sono chiaramente precompilati con una grafia a mano. Vediamo di esaminare i moduli: sappiamo che la modulistica, e lo sappiamo dalle testimonianze, venne elaborata in tanti prestampati, eprche' ciascuno degli operatori della matricola si era portato dietro i suoi prestampati dalla propria matricola, e che si concordo' di usare quello di tolomeo che veniva dall'ucciardone. Prevedevano una parte prestampata e poi alcuni spazi che dovevano essere compilati dal verbalizzante. Se noi esaminiamo questi modelli vediamo che compaiono parti precompilate, con la stessa grafia, e ciascun modulo ha diverse grafie. Risultano precompilate le parti sugli avvisi ai famigliari e sul rischio di incolumita': "dichiaro che voglio che si aavvisato il signor Nessuno"; "dichiaro che NON voglio che si avvisi il consolato". Se esaminiamo con attenzione i moduli, le parti manoscritte non sono vergate di una unica mano, in particolare due diversi tipi, sia per quanto attiene al nome "Bolzaneto" sia per quanto riguarda la parte centrale dichiarativa. Quindi abbiamo due differente tipologie di scrittura, una riguarda 40 moduli, una 19. Non occorre un perito per rendersi conto che questi moduli non sono stati compilati uno per uno, ma clonati via fotocopiatrice da questi due esemplari parzialmente precompilati. Avevamo due cliche' usati uno per 40 moduli e uno per 19. Quindi non solo e' un falso seriale, ma addirittura utilizzando fotocopiando due tipi di prestampati.
A questo punto dobbiamo passare all'esame delle singole posizioni degli imputati. Devo dire che non e' emersa prova e quindi non e' stato possibile accertare l'esatto momento in cui sono stati predisposti i moduli precompilati: non sappiamo se sono stati predisposti dall'inizio delle operazioni o se questo e' avvenuto nella stessa nottata di domenica, cosa che e' possibile, dato che si passava da un momento di relativa pausa a un momento di congestione di lavoro. In astratto e' possibile che la cosa sia stata decisa li' per li', ma non c''e prova di quando avviene.
Partiamo dalle posizioni piu' facile, gli autori materiali: la prova dlela loro penale responsabilita' non lascia spazio ad alcun dubbio. Tutte le p.o. hannno detto di non aver mai dichiarato la cosa, l'esame visivo ci dimostra che si tratta di moduli precompilati, e quindi chi ha verbalizzato ha commesso un falso. Nesusno degli imputati si e' sottoposto all'esame. Abbiamo quindi letto le loro dichiarazioni, per ciascuno utilizzabile contra se'. Se leggiamo i verbali vediamo che ciascuno ammette di aver usato moduli precompilati. Sabia Colucci: "abbiamo fatto una riunione prima del vertice [...] gli stampati erano quelli dell'Ucciardone con qualche modifica; per quelli oggetto della contestazione, abbiamo preparato tre fax-simili, uno in bianco, in tutte le chiamate, uno con i non delle varie chiamate e uno con i si delle varie chiamate. Questo per sveltire il lavoro". Quindi Sabia Colucci dice questo e contro di lui sono usabili: in realta' si e' usato solo un fax-simile, quello con tutti i no. Stessa cosa dice Amoroso, d'altronde lavorano insieme all'Ucciardone. Mulas Marcello dice: "puo' anche essere accaduto per l'enorme lavoro e per ridurre i tempi di attesa, che quealche stampato possa essere stato precompilato, al solo fine di sveltire il lavoro". Anche Mulas dice questo, e questo ha una sua logica, per evitare la congestione. Nessuno dei tre imputati ha ammesso l'addebito, ma hanno tutti ammesso l'uso di moduli prestampati.
Passiamo alla contestazione nei confronti dei responsabili: Tolomeo, Fornasiere e Nurchis. La loro posizione e' piu' difficile, dato che parliamo di concorso morale ex art. 110 e per non aver impedito il reato ex art. 40 cp. Tutti in matricola si sono avveduti della falsificazione, i moduli sono stati anche vistati. Fuori discussione che ciascuno dei tre oltre a essere pubblici ufficiali, superiori gerarchici rispetto ai tre verbalizzanti, avrebbero dovuto intervenire. Rispondono del reato quindi, ovviamente se c'e' prova che si siano avveduti del fatto. Dobbiamo valutare questo, quindi per provare la penale repsonsabilita'. Ciascuno dei tre ha detto che non poteva sentire le dichiarazioni dei vari arrestati, perche' aveva la sua postazione ed erano troppo lontani. Noi pensiamo che sia tutto sommato credibile che non riescano a sentire le dichirazioni dei singoli arrestati. Pero' ancora una cosa, si tratta di moduli cartacei tutti prestampati, e la precompilazione non poteva sfuggire, per una serie di ragioni. Primo perche' si nota se un modulo e' scritto o in bianco; secondo le dichiaraiozni devono essere siglate e quindi il capo turno le ha viste. Non occorre un perito calligrafico per capire questa cosa, i moduli sono tutti precompilati con grafie identiche, se ce ne siamo resi conto noi. A parte la considerazione logica che non e' in alcun modo verosimile che 70 persone in coro dichiarano di non voler avvisare nessuno.
Il tema si sposta alla valutazione della consapevolezza della falsificazione. E qui io esaminerei la posizione di Nurchis Egidio, che ha detto di essere stato presente durante la raccolta delle dichiarazioni degli arrestati Diaz e ha detto che facendo le funzioni di capo turno aveva vistato le dichiarazioni stesse quando si disponeva il fascicoletto, con la sigla NE. Leggo una parte dell'esame: "io avevo il compito di visionare il fascicolo, poi uno alla vola dovevo tramsettere la cartella agli agenti [...]"; poi mostriamo i moduli con la sua sigla, e lui dice "si sopra il dirigente governatore dr. alfonso sabella [...] con la sigla NE, di abitudine firmavo, lo faccio anche nelle altre matricole dove lavoravo [...] mettevo NE per conoscere il lavoro che mi e' passato tra le mani [...] sono le dichiarazioni sul consolato".... e alla domanda su se e quando ha messo le sigle, risponde "no dopo che finivano tutte, terminate le immatricolazioni di ciascun arrestato". Quindi Nurchis dice che metteva la sigla mano a mano che le operazioni di un singolo detenuto erano terminate, quindi subito dopo. C'e' un altro punto importante, perche' gli si chiede se per caso avesse constatato che questi moduli erano precompilati in parte, e lui risponde di no. E siccome in realta' in indagini aveva dichiarato il contrario viene fatta la contestazione e lui dice "Non saprei, e' probabile che si siano aiutati a vicenda, ma questo non lo so, perche' magari erano uno vicino all'altro [...] non escludo che siano stati usati moduli precompilati [...] " "quindi come spiega che siano fatti a piu' mani?" "no perche' io non guardavo". Quindi Nurchis dice di non aver visto moduli precompilati, anche se lo aveva detto in indagini, ammette di aver siglato, e di averlo fatto subito dopo la raccolta delle dichiarazioni. Io credo che non possa non ritenersi non provata la penale responsabilita' di NUrchis. E' evidente dalla sua presenza continuativa proprio mentre venivano fatte le dichiarazioni, che le siglava subito, che la precompilazione si vede a occhio nudo, e' evidente che Nurchis si e' perfettamente reso conto di questo falso. La richiesta e' quella di affermazione della penale responsabilita' in ordine al reato di falso.
Passiamo a TOlomeo: dice che era presente solo in un momento iniziale, che era a cena. "Al momento io ho fatto tutti gli adempimenti [...] sono stato fino alle 23.00-23.30, fino a quando ho avuto tutti i biglietti di consegna". Poi ammette di aver vistato con la sua sigla uno di questi moduli, quello di DJ. RIcapitolando: non abbiamo una prova certa del momento in cui vengono predisposti questi moduli, e non possiamo neanche escludere che la predisposizione sia avvenuta la sera stessa. Abbiamo per quello che riguarda Tolomeo una sua presenza anche dopo cena, una presenza in ufficio quando si presentano, assiste all'inizio delle operazioni e vista come capo dell'ufficio uno di questi moduli, dopodiche' dice di essersi allontanato verso le 23.30... Alle 23.30 se none rano gia' state raccolte tutte le dichiarazioni, lo erano gia' una buona parte. Peraltro sia Tolomeo che FOrnasiere risultano presenti h24. Per Tolomeo la situazione come capo della matricola non e' diversa di quella del sovrintendente Nurchis: e' vero che ne vista una sola, ma e' anche vero che oltre a essere responsabile e' presente quando arrivano gli arrestati, quando iniziano a essere immatricolati, e quindi i moduli dovevano gia' essere stati predisposti, non puo' non averli visti, addirittura uno l'ha siglato. Quindi anche per lui chiediamo la penale responsabilita'.
Diversa e' la posizione dell'imputato Fornasiere: e' identica quanto a premesse, ma dice di essere arrivato la mattina del lunedi' e di non aver assistito alla verbalizzazione delle dichiarazioni di primo ingresso. [...] Quindi non c'e' prova che fosse presente, il dato h24 che risulta sul prospetto del DAP non puo' essere ritenuto una prova dirimente, dato che sono evidenti le pause. Si deve anche aggiungere che a questo punto l'isp Fornasiere non aveva neppure un incarico formalizzato e quindi altrettanto evidente che se non era presente al momento dell'arrivo degli arrestati della diaz, non c'e' prova che possa aver visto la precompilazione. E quindi secondo i pm la richiesta per fornasiere e' una assoluzione per non aver commesso il fatto.
Volevamo fare due osservazioni generali su questi falsi: ho gia' detto per quali ragioni noi riteniamo che per alcuni si sia raggiunta una prova della responsablita' ad eccezione di Fornasiere, vorrei farmi carico di due argomentazioni difensive, accennati. Il primo e' il tema del falso innocuo, e il secondo e' quello del dolo. Circa il tema del dolo, il punto sarebeb che i matricolisti non avrebbero avuto alcun interesse nel falsificare il modulo dato che la fatica e' la stessa nel verbalizzare una cosa piuttosto che un'altra, e in alcuni casi e' stato verbalizzato che il dichiarante non voleva firmare. Non c'era nessun interesse e nessun movente per il matricolista. L'argomento mi pare di scarso peso, e sappiamo tutti che il falso non e' un delitto sottoposto al dolo specifico, basta che l'agente voglia fare un falso non perche' lo voglia fare. In realta' loro ce lo hanno detto il dolo specifico: "snellire il lavoro". Il tema del falso innocuo ci dice che il sito era provvisorio e che in realta' i soggetti erano avviati agli istituti definitivi, dove si dovevano ripetere tutti gli incombenti, e quindi poco rileva che queste dichiarazioni siano state falsamente verbalizzate, dato che dovevano essere ripetute. In realta' l'argomento non e' convincente, eprche' proprio l'art. 62 del DPR prevede espressamente il dovere di ripetere la dichiarazione in ogni punto, per quale ratio? Per raccogliere la volonta' del detenuto di raccogliere la volonta' del detenuto di avvisare famigliari o autorita' in ogni trasferimento anche transitorio. Questo perche'? E' evidente perche'... e' un problema di tutela dei diritti... [...] Quindi no e' un falso innocuto ma un falso proprio sul bene tutelato dalla norma.
Con queste considerazioni concludo. 

[ pausa ]

A: (Petruzziello) cominciamo a trattare la parte dedicata all'area sanitaria. come si era gia' detto l'area sanitaria era una delle due aree ad organizzazione autonoma presente a bolzaneto. la previsione di quest'area era gia' stata prevista dal documento 4.27 di sabella e addirittura a monte nel decreto istitutivo del ministro di giustizia aveva previsto l'area di bolzaneto come succursale dell'area sanitaria delle case circondariali di destinazione. il magistrato sabella con l'ordine di servizio nomino' coordinatore dell'area giacomo toccafondi. con successivi ordini di servizio vneivano assegnati anche amenta, sciandra, zaccardi e mazzoleni come medici, pratissoli, poggi, mancini, ferrara, badiale, andreini come infermieri. E' risultato che tra domenica e lunedi' presto' servizio anche l'infermiere furfaro massimiliano, che doveva essere in servizio a san giuliano ma che fu richiamato per supplire all'assenza degli infermieri che erano stati mandati a casa da toccafondi. Dalle deposizioni incrociate e dai documenti e' possibile ricostruire i turni precisi nelle tre giornate: [...] toccafondi era direttore e aveva approntato l'organizzazione nonche' le disposizioni e le direttive, e' presente ven dalle 18 alle 8 di domenica, poi dalle 15 di domenica alle 12 di lunedi', era l'unico presente nella notte tra domenica e lunedi'; ha specificato nel suo esame di essere stato presente ven fino all'una di notte e poi tornato alle 4 e mezza sabato mattina, spiegandone i motivi. Il dr. Toccafondi ha precisato che arrivo' un po' prima delle 18 il sabato.
Amenta dalle 20 alle 8 nelal notte tra ven e sab; poi da sab mezzogiorno fino alle 2 di notte; domenica dalle 8 alle 20. Ha lavorato con Poggi e Pratissoli.
Sciandra dalle 21 di ven alle 8 di sab insieme a Poggi e Pratissoli, con Amenta e Toccafondi; e' presente tutto il giorno di domenica fino alle 24. E' presente nella prima parte delle operazioni sui ragazzi della diaz. Mazzoleni e' stata nel sito dalle 8 alle 20 di ven, dalle 20 di sab alle 8 di domenica, con gli infermieri ferrara e andreini. la dr.ssa zaccardi dalle 8 alle 20 di sabato, con mancini e badiale; da dopo cena di sabato, poi tutta la fascia di domenica fino a lunedi'. La Zaccardo non si e' sottoposta ad esame ma abbiamo dato lettura della SIT, in cui ha ricordato di essere stata in servizio tutta la notte di domenica.
Da questo complesso di materiali risulta che i medici sono stati presenti nel sito in fasce orarie significative, si' da avere consapevolezza di come funzionava l'infermeria nonche' del fatto che all'interno dell'infermeria era presente sempre il personale della pol pen maschile e femminile.
Veniamo al personale infermieristico: Poggi Marco e' stato presente dalle 20 di ven alle 8 di sab, dalle 8 alle 20 di dom, giornata nella quale fu autorizzato ad andarsene dal sito prima della scadenza del turno per tornare a casa fuori genova, e Poggi ha dichiarato di essere passato a Bolzaneto dalle 17 alle 20 di sabato; Pratissoli Ivano dalle 20 di ven alle 8 di sab, dalle 8 alle 20 di domenica, e vale anche per lui la circostanza di interruzione del servizio prima dell'orario stabilito, verso le 15, con i dr Toccafondi e Amenta, e con infermiere Poggi, e la domenica con la dr.ssa Sciandra; Badiale Elena tardo pomeriggio di ven, con il colelga Mancini, dalle 8 alle 20 di sab, e tutta la domenica, con i dr. Toccafondi e Zaccardi e il collega Mancini; Mancini lavora in coppia con la collega sabato e domenica, nella sua deposizione l'infermiere ha detto di non ricordare con precisione ma ricorda la collega e la dr.ssa; Ferrara Maddalena dalle 8 alle 20 di ven, dalle 20 si dab alle 8 di dom, ha ricordato di aver lavorato con il medico Mazzoleni, e ricordiamo che abbiamo chiesto per lei la trasmissione degli atti per il 372 cp (falsa testimonianza); Andreini, ha confermato i turni che risultavano, con la collega Ferrara e con i dr Toccafondi e Mazzoleni; Furfaro non risultava nel prospetto ma e' stato richiamato per domenica notte da San Giuliano, ha detto di aver lavorato con la dr.ssa Sciandra e Zaccardi. Nella notte dei ragazzi Diaz c'erano la dr.ssa Zaccardi fino a mezzanotte e poi la dottoressa Sciandra.
Si puo' apprezzare che l'infermeria era a dx nel corridoio subito dopo i bagni. il primo angolo a sx era il luogo per le perquisizioni. Vi sono molte descrizioni dell'infermeria che sostanzialmente coincidono, leggiamo quella dell'infermiere Poggi e quella di Toccafondi. Poggi dice: "si saliva le scale, sulla dx c'era l'infermeria, tre lettini, appena entrati a sx un tavolo per le perquisizioni; l'arredo era nuovo, i tavolini erano di legno; c'era un paravento, dopo il quale un lettino con bombola ad ossigeno, un secondo paravento e un secondo lettino, e poi un terzo, con sfingomanometro e altro; poi a dx c'erano due scrivanie dove c'erano i medici con una scansia che serviva a noi". Toccafondi: "l'infermeria era nella parte iniziale, concepita da me in primo tempo come infermeria pura, con tre postazioni mediche, poi per desiderio di Sabella avevo rimosso una postazione medica e l'avevano sostituita con un tavolo con due agenti di pol pen maschi o femmine per le perquisizioni e le ispezioni." Ricordiamo anche che nel sito non vi erano medici della PS e che sulla base di un accordo un medico della pol pen procedeva direttamente fuori dall'edificio al c.d. triage, al fine di verificare se tra i fermati vi fosse qualcuno bisognoso di cure immediate o di un ricovero. L'esame di Toccafondi ha spiegato che il triage venne effettuato quasi esclusivamente da lui e qualche volta da Amenta, e in pratica solo il venerdi' e in poche altre occasioni quando c'era tempo. Al doc 5.7 c'e' la scheda dei triage che ci ha detto Toccafondi aveva strutturato lui secondo i protocolli ordinari dei pronto soccorso.
Dalla matricola ogni detenuto passava all'infermeria dove avvenivano le perquisizioni, che prevedevano denudamento e flessioni per verificare la presenza di oggetti occultati in cavita' neaturali; poi c'era la visita medica a primo sguardo e poi quella completa con il diario clinico, si dava il nulla osta alla traduzione e l'arrestato veniva portato in cella sotto la vigilanza della pol pen prima di essere tradotto.
Veniamo a esaminare il trattamento emerso in infermeria: si e' provato che vi fu un trattamento generale rivestente i caratteri del trattamento inumano e degradante, ma secondo il pm l'istruttoria ha provato in maniera chiara che anche il trattamento in infermeria e' stato vessatorio e non conforme ai principi della tutela dei diritti, dell'integrita' e della dignita' dei soggetti. Ci sono stati casi di percosse, minacce e insulti soprattutto da parte di agenti della pol pen ma anche alla presenza dle personale sanitario. Le perquisizioni sono avvenute senza il necessario rispetto delle persone ad essa sottoposta, e da parte dei sanitari non era prestata attenzione a coloro che si presentavano in condizioni di necessaria assistenza, e non veniva presentata la necessaria attenzione a circostanze di sofferenza degli arrestati. E' stato provato la presneza di insulti nei confronti degli arrestati nudi, che alcuni loro oggetti sono stati gettati a terra o nella spazzatura, e le p.o, hanno riferito di essere dovuti rimanere nudi per un periodo prolungato, con la porta aperta, in presenza di diverso personale. Anche l'infermeria e' diventata un altro momento del trattamento vessatorio che si e' verifciato nel sito. La stessa scelta dell'abbigliamento e' indicativo di una grave omogeneita' del personale sanitario con il personale della polizia presente nell'ordine, e sottolinea la mancanza della presa di distanza di questo personale sanitario di cio' che veniva fatto dal personale di polizia penitenziaria. Non ha avuto il personale un abbigliamento tale da essere riconosciuto come personale sanitario: il dr. toccafondi non lo ha preteso e non lo fece in prima persona; spesso erano in borghese, e in alcuni casi indumenti appartenenti alla divisa della pol pen; il dr toccafondi aveva una maglia della pol pen, i pantaloni della mimetica, e un giubbotto che era suo ma assomigliava a quello della pol pen, nonche' calzature scure alte e stingate simili agli anfibi, e spesso effettuava il triage con due guanti, non quelli di lattice, ma quelli di pelle nera. Lo stesso infermiere Andreini li ha ricordati. Per sua stessa ammissione Toccafondi si recava nel sito con la pistola che depositava prima di entrare in infermeria ma che era visibile quando transitava in corridoio. Sull'abbigliamento degli infermieri abbiamo le dichiarazioni di Poggi, Pratissoli, Andreini e lo stesso Toccafondi: "i pantaloni della mimetica, la maglietta blu a girocollo della pol pen, giubbotto multitasche, borsini, guanti di pelle nera, ho portato la pistola nel sito che pero' depositavo prima di entrare in infermeria". TOccafondi ha ammesso di usare termini militari, per abitudine, come "abile arruolato". Andreini ha testimoniato che durante il triage aveva usato l'espressione "pronto per la gabbia", negata pero' da Toccafondi. [...] E' significativo sempre relativamente all'abbigliamento la testimonianza di Reale Roberto, responsabile del GOM, che ci ha ricordato che aveva visto una persona che gli era sembrato un agente, ma che in realta' scopri' essere il medico. Ovviamente il pm e' consapevole che la scelta dell'abbigliamento non e' penalmente rilevante di per se', ed e' certo che un medico puo' agire correttamente anche vestito cosi', ma volevamo sottolineare questa cosa perhce' nel clima del sito, anceh l'abbigliamento era un segnale rispetto al fatto che nell'infermeria non c'era qualcosa di diverso dal resto del sito, e quindi che l'infermeria non era un momento di tregua rispetto ai comportamenti che si tenevano nel resto del sito di BOlzaneto. Questo era importante perche' le persone che arrivavano in infermeria erano persone provate dalle condizioni gia' subite, non solo di disagio iniziale, ma anche del trattamento subito fino all'immatricolazione. Risultano anche delle giustificazioni in merito all'abbigliamento, sia da parte di Toccafondi che della Zaccardi. La Zaccardi ha sostenuto che non era possibile usare il normale camice bianco che si usava anche in carcere, perche' presentava aspetti di pericolo perche' poteva essere afferrato dai detenuti, mentre il dr. TOccafondi ha profilato che i problemi organizzativi che c'erano stati avevano reso impossibile ordinare sul catalogo del materiale sanitario i camici bianchi. Queste due giustificazioni non hanno particolare consistenza, posto che sembra effettivamente di facile reperibilita' un normale abbigliamento sanitario, bastava che ciascuno portasse il suo da dove lavora in carcere. E cmq il dirigente medico doveva imporre anche questo tipo di accorgimento, se davvero voleva mantenere la natura in senso strettamente sanitaria dell'infermeria, come dice lui. [...]
L'istruttoria ha dimostarto che l'impatto delle p.o. con i medici avveniva in condizioni di soggezione fisica e morale simili a quelle che c'erano in altre parti del sito. Il triage avveniva fuori vicino al c.d. comitato d'accoglienza, tanto che persino il medico fu scambiato per poliziotto; l'infermeria che doveva uin carattere tecnico presentava all'interno le stesse caratteristiche degli altri luoghi del sito, per l'atteggiamento e i comportamenti dei presenti. Questo ha rappresentato una difficolta' di segnalare ai medici da parte delle p.o. delle violenze subite del personale operante. Durante il triage abbiamo chiesto a Toccafondi se la ps ascoltava quello che i fermati gli dicevano, e lui ha risposto di si. E tutto questo ha rafforzato il comportamento delle forze dell'ordine, perche' ha rappresentato una accondiscendenza.
Veniamo ai poteri/doveri conseguenti allo status di medici. SIcuramente i medici rivestivano una posizione di garanzia. Le fonti sono: i provvedimenti di incarico, per il dr. toccafondi nel doc. 5.2; poi abbiamo l'art. 32 della COstituzione; poi abbiamo le norme di organizzazione dell'amm penitenziaria l'art 11 c. 5 e 6 della legge 354/1975 "all'atto dell'ingresso nell'istituto i soggetti sono soggetti a visita generale per accertare malattie" "il medico deve visitare gli ammalati e coloro che ne facciano richieste e deve segnalare immediatamente malattie che richiedono indagini e visite specialistiche"; art 17 del regolamente di esecuzione dpr 230/2000 "...comprese le patologie collegabili alle prolungate situazioni di inerzia e di rimozione dell'azione fisica"; poi abbiamo le norme di deontologia medica, l'art 3 del codice deontologico che nella parte dedicata ai compiti del medico prevede che "il compito del medico e' la difesa e il rispetto della vita, il sollievo della sofferenza nel rispetto dlela persona, senza discriminazione di razza, politica, sesso, ideologia, ecc, in tempo di guerra e di pace", mentre l'art 17 dice "il medico nel rapporto con il paziente deve improntare la propria attivita' nel rispetto dei diritti fondamentali della persona", e l'art 18 "il medico deve garantire al paziente il tempo necessario a un approfondito colloquoi e un obiettivo esame" [...], e l'art 23 "nella certificazione e nella redazione delle denunce e nella compilazione delle cartelle cliniche il medico e' tenuto alla massima diligenza, [...] nonche' alla chiara esplicitazione dei propri dati identificativi"; poi abbiamo due altre norme deontologiche l'art 48 "il medico che opera e' tenuto al rispetto dei diritti del paziente recluso", e art. 49 "il medico non deve in alcun modo collaborare, partecipare, o anche presenziare a atti di tortura o di trattamenti inumani e degradanti". [...]
Secondo l'ufficio del pm questa posizione di garanzia con numerose fondi riguarda tutti i medici e non solo TOccafondi, per la loro qualita' di medico e per gli incarichi ricevuti. Per il dr. toccafondi si aggiungono le responsabilita' inerenti alle capacita' di coordinamento del serivzio medico al quale conseguono i doveri di controllo delle attivita' dei suoi sottoposti, per cui risponde a titolo ex art 110 o ex art 40 degli atti compiuti anche da altri nell'ambito dell'area di cui era coordinatore. Il dr toccafondi rappresenta il livello apicale.
Abbiamo spiegato i turni e la posizione di garanzia, nonche' la presenza stabile e non saltuaria, e a questo dobbiamo aggiungere che il trattamento che abbiamo illustrato e ugualmente vessatorio non e' stato occasionale, ma anche in infermeria ha presentato il carattere della perduranza del tempo e della sistematicita', secondo i criteri che abbiamo gia' indicato nella trattazione del dolo, e quindi ne consegue la consapevolezza del trattamento vessatorio e la perduranza dello stesso. QUali sono i dati dell'istruttoria circa questo punto? Abbiamo anche qui tutta una serie di testimonianze assunte da cui emerge un quadro di vessazioni di varia natura, che hanno assunto varie forme e si sono svolte in tutti i tre giorni di operativita'. Sono stati condotti epsiodi di percosse, minacce, violenze private molto umilianti, pratiche vessatorie nella perquisizione, o cmq atti che denotano una condizione di indifferenza o di disumanita' in infermeria, sia compiuto da pol pen di fronte a sanitari, che da parte di sanitari stessi, in alcuni casi. [...] Ne cito alcuni, di casi: insulti come per GC e che ha ricevuto l'insulto "ti buchi ti buchi!", LRD che riferisce di "porco, sporchi", NC che viene accusato di puzzare, MD che riceve l'insulto "pero' manganello mica tanto", altri "dove vai concio cosi' fai schifo!". Abbiamo poi i casi di LK "vai pure a morire in cella", osservata e umiliata dall'imputato AMenta, DBPM che e' stato deriso, FC che viene insultato "pezzo di merda zecca sembri un albanese", GM tantissimi insulti a sfondo politico, LF che riceve da un agente della pol pen l'espressione "non guardare in faccia al medico non sei degno perche' sei un pezzo di merda", MEV da parte di un medico che la osserva con insistenza nelle parti intime e le sbatte il tesserino da medico sotto il naso chiedendo che cazzo sei venuta a fare a genova, poi "puzzate come cani", derisione, insulti per le lesioni riportate. ABbiamo casi di minaccia vera e propria: il caso di AG a cui viene detto "ti sei fatto male da solo", AL "denuncia pure l'aggressione adesso che sei in infermeria", DFA "stai tranquilla che ti vengo a trovare a casa", BV "alla diaz dovevano fucilarvi tutti", HJ minacciato con una cinghia. Vi sono casi di percosse: LGLA che subisce in infermeria un pestaggio, alla presenza di Amenta; LL che subisce percosse sulle ferite alla schiena; CGA che viene picchiato piu' volte; VA che viene preso a sberle; EM sberle; AFA cazzotto nello stomaco; CV calci mentre fa le flessioni; CA, FA, GM tutti percossi in infermeria; GF che riceve durante la perequisizione delle manganellate; LF percosse e schiaffi; BJN che riceve un colpo in faccia perche' non vuole dare le pietrine del braccialetto; HJ che viene sbattuto con la testa contro il muro; SM picchiato sulla schiena. Poi abbiamo una serie di costrizioni che si accompagnano spesso a modalita' vessatorie e comportamenti umilianti: il caso di FD e della maglietta a cinque punti; SA a cui vengono buttati via effetti personali e viene lasciata con assorbenti sporchi; LK che subisce le osservazioni umilianti sulle sue parti intime; FAS e la rimozione del piercing vaginale senza riservatezza; obbligo di raccogliere cose da terra di molte persone; JS che parla di essere stato ustionato con un accendino. Sono moltissime, io ho letto solo alcuni esempi. Ci sono casi di persone portate fuori dall'infermeria mezze nude, situazioni particolarmente umilianti, come quella di PE. [...]
Ora a questo quadro complessivo che emerge dalle deposizioni delle persone offese, molto rilevante, trova riscontri anche in dichiarazini di persone provenienti dalla stessa amministrazione, quelli che abbiamo chiamato riscontri dichiarativi interni, come Andreini Marco, infermiere, che ha confermato l'uso del gergo militare, la presenza di agenti della pol pen che tenevano comportamenti autoritari di fronte al personale sanitario, che una volta ha sentito un agente della pol pen riferirsi all'arrestato con "sbrigati stronzo". Ricorda nache di aver accompagnato una volta in bagno un ragazzo che aveva urgente bisgono tanto da non trattenere i suoi bisogni. Abbiamo poi le dichiarazioni dell'infermiere Poggi Marco: ha dichiarato di avere assistito a toccafondi che aveva dato calcetti ai detenuti, di averlo sentito insultare, di aver visto un ragazzo giovane che non capiva come fare le flessioni e che era stato percosso con pugni ai reni dall'agente, di aver visto dare malrovesci sul naso ad arrestati, di aver visto dopo il pestaggio del ragazzo giovane una sagoma di una persona con i capelli lunghi e Pratissoli gli avrebbe riferito che TOccafondi gli aveva strappato in malomodo un piercing dal naso. Poi Pratissoli: Toccafondi molto brusco; episodio di un ragazzo che non capiva come fare le flessioni ed era stato colpito; episodio di un ragazzo italiano con capelli rasta al quale TOccafondi aveva strappato il piercing dal naso; durante la visita l'imputato faceva sbattere la testa contro il muro; poi episodio di violente percosse a GL alla presenza di Amenta che non era intervenuto. [...] [legge le dichiarazioni di Pratissoli].
A questa sistematicita' vi sono riscontri di soggetti dell'amministrazione penitenziaria. Secondo i parametri del dolo gia' illustrati con riferimento alle persone sui vari livelli: la presenza costante in infermeria accompagnata dalla sistematicita' del trattamento, prova la responsabilita' di tutti i medici. I fatti si sono svolti in giorni e momenti diversi alla presenza dei vari medici. Secondo l'ufficoi del pm ci si trova di fronte a medici che erano perfettamente consapevoli di quanto stava accadendo, che erano in grado di valutare la gravita' dei fatti, e che hanno omesso di intervenire pur potendo farlo, e hanno permesso che il trattameto inumano e' degradante continuasse in infermeria senza soluzione di continuita' con quanto accadeva nel resto del sito. I sanitari non erano a conoscenza solo di quanto avveniva in infermeria ma anche di quanto avveniva nel resto del sito. E' emerso che alcune volte sono entrati nelle celle, e che si spostavano nel sito per ragioni di servizio. [...] Abbiamo testimonianze che provano la conoscenza da parte dei sanitari di quella che era la situazione generale del sito. Abbiamo la deposizione di Andreini, che ha ricordato l'episodio precendente del bagno e poi ha precisato [...] di aver visto gli arrestati in piedi faccia al muro in cella. Furfaro: "gli arrestati erano buttati a terra come animali, altri in piedi appoggiata al muro"; poi ricorda AK. Pratissoli ha dichiarato di aver assistito di assembramenti nel piazzale di agenti sugli arrestati, di aver visto un ps che colpiva con manganello le auto dove c'erano i fermati, di aver visto agenti nel corridoio che colpivano con calci e manganellate gli arrestati, di aver visto le persone a braccia alzate e faccia al muro sia in cella che in corridoio, di aver visto arrestati con i pantaloni bagnati all'altezza dell'inguine, di aver sentito ingiurie e insulti come "strronzo pezzo di merda ti apro la testa e ti ci piscio dentro", di aver visto un braccio con un cellulare con il motivetto faccetta nera, e di aver assistito a un pestaggio di un ragazzo in bagno quando questo aveva provato a bere. Poggi: ha testimoniato la posizione vessatoria di transito e di stazionamento, ha riferito di aver dato da bere ai ragazzi che arrivavano molto assetati, ha visto accompagnare un arrestato al bagno insultandolo "vuoi pisciare, adesso ti facciamo pisciare noi!", ha visto un arrestato giovane che veniva picchiato con manganelli, e un arrestato calciato nel corridoio mentre in posizione vessatoria, nonche' di aver notato il cellulare con la suoneria Faccetta Nera. [...]
Poi abbiamo le dichiarazioni rese sul punto dallo stesso imputato Toccafondi. Lui stesso ricorda di avere visto delle modalita' particolarmente energiche e crude nel piazzale, all'arrivo, di essere andato nell celle e di aver visto gli arrestati in piedi con la faccia al muro, di averli visti in attesa nel corridoio "forse" faccia al muro, di aver visto persone raccogliere oggetti in infermeria. Andiamo a vedere la prima cosa: "la situazione nel piazzale era che arrivavano i mezzi e venivano scaricate le persone con crudezza, prese magari e tirate giu' dal sedile in maniera energica; l'assembramento era verso le scale". Sulle posizioni: "sono andato nelle celle raramente, [...] li ho visti con le mani appoggiati al muro, altri seduti, [...] quelli appena arrivati al muro...". Con riferimento alla posizione vessatoria di transito: "ho assistito a spostamento di detenuti, io mi spostavo un po' piu' degli altri colleghi, venivano accompagnati da agenti della pol pen, a volte anche ps per andare alle foto, [...] il capo mi pare a terra, a testa bassa". [...]
Abbiamo poi le dichiarazioni di Zaccardi Marilena, che sono utilizzabili nei suoi confronti: "dall'interno dell'infermeria vedvo che i ragazzi venivano condotti con la testa abbassata, credo per non vedere gli agenti, acluni erano arrestati; e nell'atrio venivano tenuti con la faccia al muro; sono andato due volte in cella per soccorrere tale M. che era molto provato e lamentava sputi, anche se non aveva altri segni."
Come emerge da tutto questo complesso di risultanze i medici erano consapevoli non solo di quanto avveniva in infermeria, ma di quanto avveniva nella caserma. Significative sono le spiegazioni del dr. toccafondi circa il suo abbigliamento: "avevo inizialmente un paio di jeans e una maglietta blu, per tutti i giorni tranne un giorno, facendo il triage avevo preso uno spintone da un agente della ps, allora ho pensato che era meglio identificarmi un po' meglio, e mi sono messo allora i pantaloni della mimetica" [...] L'imputato anziche' rilevare la gravita' del fatto che un agente colpisse una persona senza motivo, si e' premurato di mettersi al riparo di ulteriori episodi simili, senza sanzionarli anche solo verbalmente. Abbiamo un ulteriore sintomo di mancanza di rispetto delle persone arrestate: la collezione di "trofei", come li abbiamo chiamati. Secondo l'ufficio del pm il dibattimento ha provato l'esistenza di questa scatola dei trofei: molti arrestati hanno ricordato di essere stati privati di alcuni oggetti personali come monili, anelli, orecchini, indumenti particolari, in occasione della perquisizione. Altre volte si era trattato di documenti, o di fogli e appunti personali. Dalle dichiarazoini del personale sanitario e' emerso che l'imputato Toccafondi conservava alcuni di questi oggetti in un sacchetto: Andreini ci dice che "il dr. toccafondi gli aveva mostrato una stanza vicino alla matricola chiamandola la stanza dei trofei"; Furfaro ci dice che "il dr. Toccafondi gli aveva detto che avevano una mappa per assediare la citta' e gliela aveva motrata"; Pratissoli ci dice che mentre stava pulendo l'infermeria, TOccafondi gli aveva detto di lasciare stare il sacchetto nero che erano i suoi trofei; Poggi ha riferito che la maglietta nera di FD era stata messa in un sacco nero che poi aveva capito esssere il sacchetto nero dei trofei di TOccafondi come dettogli da Zaccardi. [...] Toccafondi racconta che in effetti teneva dei materiali da una scatola dove erano tenute le cose degli arrestati, e che la cartina che in effetti aveva l'aveva anche allegata alla denuncia per calunnia che aveva presentato contro ignoti quando erano emerse le voci circa i trattamenti all'interno del sito. Ha negato di avere un sacco dei trofei, anche se teneva alcune cose. Tutto questo per dire che a giudizio del pm da tutti gli elementi analizzati vi era un atteggimaento di dolo da parte dei sanitari in riferimento al trattamento applicato agli arrestati. Tutti i medici erano consapevoli, hanno assistito ad alcuni atti, essi stessi sono stati autori per la modalita' della visita e del triage di comportamenti indicativi, e quindi per tutte queste ragioni hanno posto in essere questi comportamenti volontariamente e sono venuti meno all'obbligo giuridico di intervenire. Di conseguenza la conseguente lesione dei diritti e dell'integrita' fisica e morale degli arrestati e' da attribuire ai medici. [...] Questa e' anche una lesione al diritto di difesa, dato che le persone non potevano rapportarsi al dottore in maniera normale, e quindi veniva per loro difficile tutelarsi giudiziariamente perche' non potevano riferire eventuali abusi. Per l'ufficio del pm, proprio anche per il complesso del trattamento e per il fatto che la visita stessa che era vessatoria, non vi e' solo un dolo diretto, ma anche un dolo intenzionale rispetto all'evento del danno subito dalle p.o. [...] 

[ pausa ]

A: occorre fare due osservazioni sul ruolo di Poggi e Pratissoli, perche' sono stati tra i primi a denunciare le violenze nell'infermeria di bolzaneto, motivo per i quali sono stati definiti "gli infami di bolzaneto". Le dichiarazioni hanno avuto ampia rilevanza mediatica e probatoria, per cui bisogna affrontarli. Entrambi nelle loro testimonianze hanno riferito quelli che sono dei momenti essenziali del trattamento inumano e degradante, dalla posizione vessatoria sia in cella che in corridoio, alle percosse agli arrestati in infermeria, dalla modalita' vessatoria di transito, ai pestaggi nel cortile, al clima grave che c'era all'interno del sito e dell'infermeria. In particolare sono stati riferiti dei comportamenti nei confronti dell'imputato Toccafondi a espressioni ingiuriose e un particolare modo non rispettoso di porsi di tutto il personale sanitario nei confronti degli arrestati. Gli stessi hanno anche riferito di questo cellulare con la suoneria Faccetta Nera. Proprio la rilevanza delle loro testimonianze impone una rigorosa valutazione della loro attendibilita', questo e' ancora piu' necessario perche' nelle indagini preliminari sono stati indagati per diffamazione e calunnia, anche se sono stati archiviati, escludendo la natura calunnatoria delle loro dichiarazioni. L'analisi di attendibilita' dei due testi non puo' che prendere mossa da un fatto. Nella testimonianza resa in udienza vi sono delle divergenze, che riguardano tre fatti: la testimonianza sul caso AG, il caso G. e le descrizione dei pestaggi in infermeria. Le divergenze sul caso AG riguardano la presenza o meno di Toccafondi, l'origine delle ferite subite e se la circostanza delle lamentele di AG durante la sutura. Chiamiamoli AG1 AG2 AG3, per comodita'. AG1: Poggi dice che TOccafondi e' presente e sutura insieme a Amenta, mentre Pratissoli non ricorda se ci fosse Toccafondi. Peraltro l'esame di Toccafondi ha risolto il problema dicendo che era presente, quindi e' un episodio di confusione di PRatissoli, in bonam partem, cioe' in favore degli imputati. AG2: Pratissoli dice che si e' tagliato cadendo, mentre a Poggi gli viene detto che si e' tagliato con un vetro. Le dichiarazioni di Pratissoli sono congrue con quelle di AG, mentre Poggi dice che ne hanno parlato in disparte. Inoltre AG e' stato ferito alla testa ed era in stato di confusione e tensione e quindi possa essersi sbagliato. Il terzo punto, AG3: Poggi dice che AG urlava dal dolore, mentre Pratissoli dice di no. La differenza puo' spiegarsi con un difetto di ricordo di Pratissoli, e cmq riguarda un particolare irrilevante e che non puo' indurre a pensare a versioni prevenute. Il caso G. e' quella del ragazzo con trauma testicolare: Poggi ricorda che e' stato portato una volta in infermeria e di averlo poi visto in corridoio e poi riportato in infermeria; Pratissoli invece lo ricorda una volta sola. Ma G. concorda con Poggi. La divergenza e' su un punto relativamente poco influente, e rimane l'accordo sui punti piu' importanti: il trauma testicolare, la posizione vessatoria, e il resto. Abbiamo poi le discrepanze sui pestaggi: qui il confronto e' stato decisivo, perche' si e' capito che Poggi e Pratissoli hanno riferito di un pestaggio nei confronti di due diverse persone, sempre il venerdi', in un caso un ragazzo molto giovane e nell'altro LGLA. [...]
Diciamo che alcune delle divergenze si sono chiarite dal confronto avvenuto in aule, mentre altre sono state chiarite grazie ad altre risultanze dibattimentali. [...] Per quanto riguarda le residue discrepanze secondo il pm non sono decisive, perche' riguardano solo episodi marginali. La parte essenziale delle testimonianze ha sempre trovato riscontro nelle testimonianze delle p.o. Non e' corretto secondo noi non tenere conto delle testimonianze delle p.o. per valorizzarne solo episodi marginali per poterle giudicare inattendibili. Inoltre le testimonianze di Poggi e Pratissoli sono state confermate e costanti nel corso delle diverse fasi processuali. L'unico episodio non riscontrato e' stato lo strappo del piercing: molte persone hanno riferito modalita' molto dure di rimozione di piercing ad esempio, ma nessuno ha riferito uno strappo diretto, ma non si puo' ignorare che il venerdi' sono stati testimoni di moltissimi episodi di violenza, e che quindi la loro memoria sia fallace in alcuni casi. Non a caso il giudice che ha archiviato il caso di diffamazione nei loro confronti e' stato archiviato.
Poggi e Pratissoli hanno anche dichiarato di aver parlato tra di loro dei fatti, un dato logico dato che si conoscono e hanno assistito a fatti gravi come quelli di Bolzaneto. L'aver ammesso i commenti comuni e' una condotta sintomatica di buona fede e trasparenza, come la conferma anche di circostanze discrepanti.

Passiamo ad affrontare i reati dell'infermeria. [...] Sono i reati contestati relativametne al trattamento generale da un lato, e dall'altro a specifici reati rispetto ai quali alcuni medici sono stati individuati come esecutori materiali, sono violenze fisiche e verbali, alcune omissioni e un solo caso di falso. [...] A Toccafondi e' stato contestato il 323 cp con riferimento al trattamento degli arrestati in infermeria. [...] Quindi per il dr. toccafondi non e' contestato solo come propria condotta ma anche ai sensi dell'art 40 cp nei confronti degli altri medici di cui era coordinatore. [...] C'e' da dire che a ciascun medico abbiamo deciso di contestare l'art 323 individualmente, proprio per la pregnanza del ruolo di medico e che fa si che in capo a ciascuno dei medici ci fosse la funzione di garanzia, e che a ciascuno di essi competesse il dovere di rispettare l'arrestato e di preservarne l'integrita' fisica e morale. Proprio per questa contestazione dobbiamo vedere subito qualche osservazione sulla qualita' di pubblico ufficiale di un medico: i medici che sono in servizio presso l'amm penitenziaria sono pubblici ufficiali, e infatti compilano atti ufficiali di pertinenza dell'amm. penitenziaria, come il diario clinico, dove viene attestato quanto il medico constata, quanto il paziente dichiara, e le circostanze di luogo e di tempo della visita. In tal senso si e' espressa la Cassazione. Con riferimento all'elemento soggettivo ci riportiamo alle considerazioni che abbiamo fatto in punto dolo sulla sistematicita' del trattamento e sulla consapevolezza del contesto. [...] Non hanno volontariamente impedito e se ne sono quindi resi materialmente partecipi, sia come omissione che come concorso in alcuni casi. [...] Questo riguarda l'atteggiamento cosciente e volontario e riguarda l'elemento costitutivo del danno, sia sulla lesione diretta del diritto alla salute, sia la lesione indiretta del diritto di difesa, dato che il soggetto non si e' potuto rapportare in maniera non condizionata nei confronti del medico per denunciare violenze, per la condizione di soggezione psicologica in cui si trovavano.
Vediamo le violazioni di legge integrate dalla condotta dei medici con riferimento al 323 cp. Ci riportiamo alla trattazione generale del reato, alla convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e alla convenzione europea contro la tortura. Le condotte gia' durante la visita di triage e successivametne erano gia' di per se' non rispettose della dignita' della persona. L'uso di espressioni militari o ingiuriose sono gia' un modo di porsi non rispettoso, nonche' il contesto in cui le visite erano svolte erano offensive della dignita', nel piazzale alla presenza dlela polizia, e in infermeria di fronte al personale della pol pen. Risultano quindi violate per queste modalita': l'art. 1 della legge penitenziaria, l'art 3 della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo, art. 27 c. 3 della Costituzione. Era lo stesso modo di relazionarsi dei medici con le p.o. a integrare una lesione della dignita': porte aperte, nudita' esposte, fissazione insistente di parti intime, obbligo di comportamenti. Facciamo una precisazione: l'esigenza da aprte del medico di osservare un paziente dovevano essere condotte in un modo diverso e rispettoso della dignita', ad esempio avvicinandosi al paziene e no viceversa, usando i paraventi per schermare le nudita', usando modi educati e non aggressivi, volgari e ingiuriosi. [...] Noi abbiamo tutte queste persone offese che hanno percepito questo trattamento come umiliante perche' non vi era una soluzione di continuita' tra il trattamento fuori e dentro l'infermeria. Lo stesso vi era questa condotta ambigua di far raccogliere gli oggetti da terra, alcuni sonos tati costretti a raccogliere pezzi di carta straccia, altri indumenti, tale che ne derivava per la persona una umiliazione proprio per la natura e la finalita' non chiara della disposizione. Il fatto che molti oggetti venissero gettati anziche' essere conservati e restituiti ai legittimi proprietari. [...]
[...]
Certo siamo consapevoli che la scelta di fare le perquisizioni in infermeria non era riferibile al personale sanitario, ma questa decisione non e' stata contestata e stigmatizzata dal coordinatore che era consapevole che questo fosse foriero di problemi. NOn si oppose, tanto piu' che era possibile trovare soluzioni alternative, ne e' la riprova il fatto che in una parte del sabato la perquisizoine fu spostata in un'altra stanza. Volendo si potevano trovare soluzioni diverse e cmq il dirigente coordinatore avrebbe dovuto farsi carico di intervenire.
Veniamo alla perquisizione: il codice prevede che la perquisizione venga realizzata nel pieno rispetto della dignita' del detenuto. [...] La Corte Costituzionale affrontando il problema dell'art. 34 e' intervenuta proprio nel caso di ispezione corporale con flessioni, come quelle che avvenivano a bolzaneto. La Corte ha detto che sicuramente le perquisizioni all'interno dell'istituti si possono fare senza preventiva autorizzazione, ma poiche' siano legittime devono essere condotte nel pieno rispetto della persona, e devono essere documentate. Ci sono passi molto importanti della sentenza che evidenziano che perche' sia garantito il rispetto della persona, che e' inderogabile, e' proprio il fatto che siano rispettati i limiti di violenza fisica e morale. [...] La Corte individua un riferimento di legittimita' anche nelle condizioni ambientali, parlando di uno stretto dovere di verificare che anche le circostanze ambientali siano rispettose della persona e della sua inviolabile dignita', e in questo contesto si inquadra la necessita' di effettaure perquisizioni con persone dello stesso sesso. [...]
Bisogna quindi vedere se queste istruzioni siano state rispettate a bolzaneto: a bolzaneto il registro delle perquiisizioni non c'era. [...] Abbiamo ritenuto compreso questo fatto in tutte quelle violazioni che abbiamo gia' citato, ma non si puo' non osservare che al di la' del registro non siano state rispettate quelle circostanze ambientali che la COrte diceva, non fosse altro che per la presenza degli agenti durante la visita, e questo denudamento prolungato o in condizioni umilianti, come la porta aperta o la presenza di diversi soggetti.
Riteniamo provata anche la violazione dell'art. 17 c. 9 del DPR 230/2000 con riferimento all'obbligo del medico di alleviare tutte le situazioni negative dovute a posizioni di inerzia. Ci sono stati casi eclatanti di persone che stavano male fisicamente e che hanno avuto malori in conseguenza della posizione vessatoria. Eppure abbiamo visto che non c'e' stato nessun intervento da parte del personale sanitario. Ad es l'infiammazione della teste GG, [...] o il caso di TM. [...]
Veniamo all'art. del regolamento penitenziario che prevedono le modalita' di visita. Ora secondo gli ordinari parametri, e' concetto assodato che la visita deve avere una efficacia immediata di soccorso, ma anche una valenza di tipo diagnostico per impedire peggioramenti. La visita deve essere composta, e' stato ascoltato a dibattimento il consulente del pm, acquisendo anche la relazione scritta, di una anamnesi, una descrizione della sintomatologia soggettiva e una visita oggettiva del paziente. Nel caso di lesioni l'anamnesi deve essere accurata. La deposizione del consulente e la sua relazione provano che perche' si possa dire che un soggetto sia in buone condizioni generali, e' necessario oltre a quello che si e' detto un seppur breve esame psichico per verificare uno stato di disagio. Per poter fare questo esame obiettivo, per poter valutare la situazione soggettiva e poi fare una descrizione accurata dei segni esterni, sia necessario un tempo intorno al quarto d'ora. [...] Non si puo' non rilevare che tutte le persone hanno dichiarato di non essere state sottoposte a una vera e propria visita, di non aver potuto parlare in riservatezza con il medico, nessuno e' stato fatto sdraiare sul lettino, che pure c'erano, nessuno e' stato controllato all'addome, ne' in altre parti, nessuno ha ricordato auscultazione del cuore o verifica dei riflessi sulla contrazione delle pupille, nessuno ha ricordato misurazione della pressione, quasi tutti hanno detto di essere stati visitati in piedi dal medico che rimaneva dietro la scrivania, mentre il paziente veniva spostato e spinto verso il tavolino del medico, e ci sono molti casi di persone che sono rimasti in posizione faccia al muro rimanendo di schiena rispetto al medico. Questo e' un dato sistematico, in tutte e tre le giornate. Pertanto la versione di Toccafondi di avere sempre eseguito per tutti visite complete con auscultazione del cuore, controllo delle contrazioni di pupille, e via dicendo, e' un dato totalmente smentito. Con riferimento alla pressione l'imputato ha ammesso di non averlo mai fatto, ritenendo che non sia assolutamente necessario a una visita. Ci sono delle eccezioni a queste situazioni, ma sono molto pochi, e poi sono riconducibili a stati di sofferenza eclatanti e non sempre, dato che ad esempio nel caso della lesione grave riferita anche da toccafondi, poi la persona viene rimessa in corridoio in posizione vessatoria. O il caso di IC che viene fatto ricoverare per dei colpi al torace e quando torna dall'ospedale viene rimesso in posizione vessatoria. Abbiamo il caso del greco con lesione alla milza, che pero' prima di essere seguito rimane in cella, come riporta la DFA. Abbiamo il caso di altre persone, tra cui le due persone dello spruzzo dello spray. [...]
Riportiamo alla circolare che e' stata emessa e che si riporta all'art. 11 e stabilisce ceh il sanitario nel corso della visita di primo ingresso ha l'obbligo di trascrivere nel registro l'esito obiettivo della visita, quanto dichiarato dal soggetto e la propria valutazione sulla compatibilita' tra lesioni riscontrate e circostanze dichiarate. [...] La circolare prevede che poi il registro debba essere trasmesso all'autorita' giudiziaria. Questa disposizione e' confermata da altre circolari, e sabella ha richiamato queste circolari ai medici coinvolti nelle operazioni. La sollecitazione di sabella e' contenuta nella disposizione di servizio 144106 acquisita come doc 4.4 o 5.6. "Relativamente alla visita di primo ingresso, si confida che i sanitari effettuino oltre alla corretta compilazione del diario clinico una attenta anamnesi esprimendo giudizio di compatibilita' o meno delle lesioni con le circostanze dichiarate". Dall'istruttoria dibattimentale e' emerso chenessuna delle p.o. con lividi, escoriazioni qualsiasi cosa, ha dichiarato che gli e' stato chiesto l'origine delle lesioni. Altro dato costante e uniforme: a nessuno di coloro che presentavano lesioni vennero chieste origini e circostanze in cui se li erano procurati. In nessuno dei diari clinici e' mai riportata la causa delel lesioni riportata dai pazienti, ne' il giudizio di compatibilita' che le circolari impongono. [...] Lo stesso dr. Toccafondi ha ammesso la cosa e ha giustificato questo con il fatto che tutte le lesioni erano compatibili con scontri di piazza. Qualche osservazione: ovviamente all'ufficio del pm sembra che la giustificazione sia troppo generico anche perche' poi quando abbiamo domandato al dr. se si fosse premurato di sapere come era stato arrestato il paziente toccafondi ha risposto che non aveva nessun elemento. Allora come si fa a dire questa cosa quando manca qualsiasi riferimento specifico del paziente. [...] In nessun diario clinico non troviamo neanche una mezza nota riferibile a questa giustificazione. In realta' non e' stato in alcun modo adempiuto questo obbligo che era imposto dalle circolari con riferimento all'accertamento delle cause delle lesioni. Ed e' stato lo stesso Sabella che ha parlato di questo problema, riferendo di aver dovuto constatare il sistematico mancato rispetto delle disposizioni delle sue circolari da parte del personale medico. [...] Toccafondi ha rivelato a Sabella che alcune lesioni potessero essere state fatte a bolzaneto dato che non le aveva rilevate nel triage: il caso del ragazzo con la milza rotta e il caso del trauma testicolare. Toccafondi non esclude questa conversazione e ricorda un ragazzo greco con la milza rotta e che aveva fatto portare in ospedale, specificando che in questo caso di lesioni i sintomi si possono manifestare dopo ore, e poi ricordava un ragazzo italiano e uno statunitense con traumi testicolari. In tutti questi casi le lesioni non sono avvenute a Bolzaneto per colpi durante l'arresto o per colpi durante la perquisizione alla diaz, mentre per il greco c'e' una testimonianza che dichiara come stesse male gia' prima dell'arresto. [...] Quindi anche a questi dubbi con riferimento a questi tre casi dimostrano l'inadempimento totale, perche' qualora il dr toccafondi avesse fatto quello che la circolare imponeva avrebbe appreso direttamente che le lesioni non erano state inferte a bolzaneto. E il dialogo con sabella e' sintomatico dell'atteggiametno: nel senso che ha ammesso il timore che le lesioni fossero state inferte a bolzaneto ma di non aver fatto nulla in proposito.
A prescidnere dalle risultanze dell'istruttoria, il dr. caruso utilizzando una valutazione prudenziale e' pervenuto a un giudizio di incompletezza con riferimento alla visita realizzata su almeno un centinaio di visite, [...] non essendo stato espletato con sufficiente correttezza l'esame obiettivo. Alla violazione dell'art. 11 che si e' concretizzata a bolzaneto con riferimento all'insussistenza di una vera e propria visita medica, si ricollegano anche le violazioni dell'art. 17 e 18 del codice deontologico [...]. D fronte a violazioni cosi' significative degli obblighi sanitari secondo l'ufficio del pm non possono avere valore liberatorio e non possono invocarsi situazioni di difficolta' o di emergenza. In questi termini zaccardi e toccafondi si sono difesi: innanzitutto l'ufficio ritiene che questo continuo richiamo del dr. toccafondi di eventi catastrofici in relazione a bolzaneto sia improprio, parlando di catastrofi, guerre, vietnam, e' stato ricordato il triage di napoleone, un riferimento abbastanza improprio secondo noi, per quanto la situazione di bolzaento sia una situazione di effettiva difficolta', ma non pare di un livello tale degli esempi usati dall'imputato. Proprio per la sua stessa natura di tutela verso le persone in difficolta' la funzione del medico e' imprescindibile, ma la sua funzione non e' stata realizzata a bolzaneto, non solo perche' non si sono curate le ferite, ma si sono aggiunte altre aggravanti al trattamento. Abbiamo definito come minimale l'approccio che hanno avuto i medici di bolzaneto, nel senso che ci sono passaggi nell'esame di toccafondi dove riteneva di essere stato fortunato nell'espletare la propria funzione medica dato che non c'era stato nessun decesso. Nessuna situazione di emergenza non puo' essere invocata quando c'e' un'interperanza cosi' diffusa nel tempo e nello spazio. [...]
Ancora un argomento: non e' vero che per urgenza si dovessero effettuare alcuen visite sommarie volte al nulla osta alla traduzione. E' vero il contrario. Ci riportiamo alla deposizioen del consulente tecnico, che ha detto che anche in caso di urgenza ci sono attivita' che non possono essere non svolte, a prescindere, inderogabilmente. Anche il tempo per un sanitario e' un tempo compatibile con un tempo di una certa urgenza. Quindi anche dal punto di vista tecnico quelle poche cose vanno fatte. Ci riportiamo al doc 4.4 in cui la disposizione di servizio sabella aveva richiamato all'osservanza delle precdentei circolari, che imponevano una visita completa e non una visita sommaria al solo fine di un nulla osta per la traduzione. [...] E quella disposizione di servizio non era astrata, ma estremamente concreta e indirizzata a bnolzaneto e san giuliano, quindi mirata a come quella struttura sarebbe funzionata. Mai e poi mai c'era una autorizzazione a fare visite sommarie.
Sulla base di tutte queste considerazioni riteniamo formata la prova della penale responsabilita' per i capi relativi all'art. 323 del c.p.
Un'ultima osservazione che riguarda la formulazione della norma: in tutte le contestazioni sono contenute degli esempi con riferimenti alle p.o. E' da intendersi come esempio dato che li comportamento era diversificato e diffuso in tutte le giornate. E' anche vero che per alcune di queste p.o. citate come esempio non si e' avuta prova completa e con certezza del riferimento soggettivo della condotta. Quindi nei seguenti casi il riferimento esemplificativo deve essere escluso. Per Toccafondi: SA, WT, PJ, CM, HJ, MMA. Per Amenta: CV. Per Mazzoleni: OBP, CF, BB, VV. Per Sciandra: MMA, SK. Per Zaccardi: DPA.

Un'introduzione sui reati di omissione che poi discutera' il mio collega. A bolzaneto e' mancato anche l'obbligo di trasmissione degli atti. Da bolzaneto non sono arrivati neanche un referto. Questo e' un obbligo di comunicazione. La giurisprudenza evidenzia che anche in un caso da parte del sanitario di mero dubbio sussiste l'obbligo di inviare il referto all'AG. [...] Da Bolzaneto neanche un referto e l'assoluta uniformita' da parte dei medici nell'inottemperanza di questo obbligo non possa che essere una scelta deliberata di organizzazione di tutta l'area sanitaria. [...] C'e' da dire che anche con riferimento a questa tematica, abbiamo seguito un criterio prudenziale: abbiamo ritenuto sussistenti questi casi solo in casi gravi dove vi era una concretezza tale da non poter sfuggire, e dall'altro lato nel caso in cui i pazienti siano transitati dall'ospedale nonostante l'obbligo di referto sia autonomo, ma abbiamo ritenuto che i medici di bolzaneto avessero gia' ritenuto che i medici dell'ospedale avessero gia' adempiuto. Zaccardi e Toccafondi hanno ammesso di non aver mai mandato referti, e hanno detto di non averlo fatto per la situazione di estrema emergenza assimilabile a una guerra. Secondo l'ufficio del pm questa giustificazione e' infondata e smentita dalle risultanze dibattimentali. [...] Ci riportiamo al passo dell'audizione di Sabella circa il costante inadempimento dei medici rispetto agli obblighi di detenuti con lesioni, per dire che in quel passo sabella dice "io gli ho richiamati alla disposizione di legge". [...] Inoltre risulta un dato dall'istruttoria, sintomatico della decisione di non fare referti. Dalla testimonianze di Giovannetti e Pinzone risulta provato che gli ufficiali di PG citati si recarono nell'infermeria per farsi curare le ferite che avevano subito durante gli scontri di piazza, e per entrambi toccafondi fece un referto, e dal processo verbale di arresto di SA,NN, e xx, emerge che l'agente Guanini Claudio fu visitato nell'infermeria a Bolzaneto, e refertato da Toccafondi con giorni 5 di prognosi. Quindi quando i pazienti erano appartenenti alla PS e non manifestanti i moduli di cui si lamentava l'assenza sono comparsi e il modo di refertare e' comparso. Quando i pazienti erano manifestanti c'era la guerra, lo tsunami e tutto. Questo ha indotto l'ufficio ad aggiungere oltre all'omissione di referto quella di favoreggiamento. 

Ancora avevano detto un'osservazione all'unica contestazine che c'e' per falso, il capo 116 alla dr.ssa Sciandra Sonia: innanzitutto come premessa di impostazione metodologica, il pm si e' limitato alla valutazione dell'esistenza di un falso nei casi in cui il medico volontariamente trascurasse la constatazione di un fatto palese o una dichiarazione ricevuta. Negli altri casi di incompletezza di diario clinico abbiamo contestato solo il 323 cp, mentre dove si e' ritenuto che il diario fosse falso anche in presenza di una visita completa, quando il medico trascurasse la documentazione di una lesione o di una dichiarazione ricevuta. Abbiamo seguito il criterio dlela Cassazione per il discrimine tra il 323 e il 479. [...] Ci riportiamo a quell'obbligo che esisteva per medici della pol pen che abbiamo illustrato prima, cioe' l'obbligo derivante dalle circolari dle doc 5.5 a cui sabella aveva richiamato i medici. [...] L'unico reato di falso contestato a Sciandra, per il caso di TM per avere omesso di indicare l'infiammazione inguinale dichiarata dalla paziente e riscontrata nella visita. Partiamo dalla dichiarazione della p.o. TM ha deposto in udienza e sul punto ha dichiarato: "l'avevamo chiesto tutte, ma c'era una donna che non ci portava dicendo che ervamo delle merde e non aveva tempo. poi si sono decisi, e lo disse a qualcun altro, perche' eravamo dal pomeriggio e non ci eravamo ancora potute andare. A me e' scappata e l'ho fatta nella cella. [...] Mi hanno portato in infermeria, mi hanno fatto levare gli orecchini, poi i braccialetti, le hanno gettate, potevano essere 5-6 persone, io pero' avevo la testa abbassata, c'era la dr.ssa, mi ha fatto spogliare nuda, e una donna mi ha controllato tutti i vestiti. Erano passate due ore ed erano bagnati e la persona aveva una faccia come dire che schifo. mi hanno fatto fare due flessioni. ho scoperto di avere una infezione all'inguine, perche' erano sporche le mutande. io gliel'ho detto che mi bruciava ma non mi ha dato nulla, una crema, e mi ha risposto di no. Ha riferito di essersi urinata addosso, si gliel'ho spiegato ma non mi ha dato niente lo stesso. [...] Rideva su questo fatto, con una collega, poi non ho chiesto piu' niente." La teste ha poi riferito che un dottore uomo nel carcere le diede una crema. ALle domande del tribunale circa la visibilita' della irritazione la teste riferisce: "l'infiammazione era un fatto esterno, avevo delle perdite, avevo un arrossamento, io ero davanti in piedi a loro, a un metro". Secondo l'ufficio del pm l'istruttoria ha provato la penale responsabilita' dell'imputata. Si puo' rilevare dal diario clinico che e' annotato l'esistenza di un tatuaggio ma non dell'infiammazione. Il diario clinico c'e firmato da Sciandra Sonia, e reca la data di dom 22 luglio alle ore 20, compatibilmente con gli orari di servizio dell'imputata. La p.o. e' ritenuta attendibile per la precisione e per la lealta' processuale. L'istruttoria ha provato come molte p.o. abbiano dovuto attendere ore per andare in bagno, alcune di aver visto macchie di urine in cella, altre di aver visto persone urinarsi addosso. [...] La teste ha ricordato due persone con camice bianco e donna. Non ha saputo indicare la Sciandra, ma era presente, e quindi si deduce che abbia potuto vedere la p.o. La ragazza ha dichiarato con sicurezza che la donna rideva e ceh era vicina a lei a un metro di distanza. Secondo il pm a nulla rileva che ci fossero due donne e che TM non babia potuto riferire a quale delle due abbia detto dell'inconveniente. [...] L'imputata Sciandra c'era ed aveva la testimone davanti a lei a un metro di distanza. Venendo alla deposizione del dr. Caruso, ha specificato che le manifestazioni dell'irritazione puo' avvenire a due ore di distanza, quindi e' risultato credibile che gia' al momento della visita medica TM mostrasse gia' i sintomi. Ed e' significativo il risocntro del medico del carcere di Vercelli, che da atto della presenza di un disturbo proprio della natura indicata dalla ragazza, una crema antinfiammatoria e lenitiva. [...] Il medico di Vercelli ha confermato la diagnosi. Secondo il pm vi e' quindi un evidente nesso causale tra l'impossibilita' di cambiarsi da parte della vittima e l'infiammazione. [...] Il comportamento di derisione da parte dell'imputata prova anche il dolo, dato che se fosse diversamente avrebbe dato atto nel diario clinico della vicenda, poteva scrivere che riferiva un bruciore che non si evidenzia o qualcosa del genere. C'e' un movente chiaro da parte dell'imputata: riportare la cosa significava dovere dare atto che agli arrestati non veniva concesso di andare in bagno, e quindi di tutto cio' che ne conseguiva. Questo e' prova non solo del dolo generico ma anche del dolo intenzionale. Sembra grave a giudizio del pm il comportamento di un medico che di fronte a una richiesta di una paziente, non solo non si attivi per lenire il problema, ma che non si sia occuapto di segnalare al proprio dirigente che si verificavano questi casi, e che delle persone erano costrette a orinarsi addosso. [...] Non solo, a questo il medico ha deriso la paziente, e non si puo' non osservare il diverso atteggiamento da parte del medico di vercelli e la sua premura nell'effettuare una visita e una annotazione completa della visita nel diario clinico. [...] Il comportamento di Sciandra e' una dimostrazione di quella grave volonta' di omologazione con il comportamento della polizia. Chiediamo pertanto l'affermazione della penale responsabilita' dell'imputata.

[ pausa ]

A: (Ranieri-Miniati) la collega ha esaminato i 323 cp e ha introdotto l'omissione di referto, e ha trattato l'unico caso di falso. Ora dobbiamo esaminare una per una le singole contestazioni diverse tra loro. In ogni caso quando il tribunale riterra' di fermarmi riprenderemo domani mattina. Partiamo dalle omissioni di referto, tenendo presente che accanto all'omissione di referto abbiamo contestato anche favoreggiamento.
capo 85: KL e getto di spray urticante, quello che avviene nella notte tra sab e dom con alla sorveglianza delle celle ci sono i cc. KL dice: "mi sono accorta che hanno spruzzato questo gas, il cc alla porta si era messo il fazzoletto al volo e qualcosa di rigido, tipo una maschera. ci siamo sentiti tutti male e io ho iniziato a vomitare sangue e tutti abbiamo chiesto aiuto. il cc alla porto mi ha preso e mi ha portato in infermeria. quando ho ripreso i sensi, ero su un lettino con una maschera dell'ossigeno e sentivo il dr che diceva ll'infermiera di preparare l'iniezione. lui mi ha detto perche' non mi fidassi di lui, e io dissi che non la volevo, lui mi ha risposto che potevo andare a morire in cella. allora mi hanno riportato in cella, nessuno ha pulito, e le altre avevano avuto il ciclo istantaneo". Chiediamo chi e' il dottore: "portava una maglia nera con scritta pol pen, e la maschera antigas, una persona alta robusta, con la maschera antigas, sembrava anche un po' grasso [...]". Lo spruzzo in cella che colpisce LK e' riferito non solo da lei ma da un numero notevole di testimoni: BA, CS, DFA, DCR, FAS, GG, MM, MM, MD, PS, TM. Tutti ricordano anche gli eventi successivi. Ma anche altri ricordano lo spruzzo: Perugini [legge]; Poggi Anna. Vediamo in base a quali elementi riteniamo provata l'identificazione del dr. toccafondi: la presenza dell'imputato, la descrizione fisica, la descrizione dell'abbigliamento, diario clinico firmato dall'imputato. Peraltro l'imputato correttamente ammette di essere lui il medico intervenuto: "a me avevano detto avevano lanciato del gas in un camerone, pensavo un candelotto lacrimogeno, e quindi mi ero messo una maschera, come entrai nella gabbia c'erano le finestre aperte e questa persona che si lamentava, ma non aveva nulla, un po' di tosse. La portammo in infermeria, le sommistrammo dell'ossigeno e la proposta di somministrare il cortisone era preventiva [...] io dopo aver somministrato un po' di ossigeno le proposi un cortisone, lei lo rifiuto' in modo estremamente sgarbato, era in condizione di tipo apnoico ed e's tata riaccompagnata in cella [...] al posto di aver non dico gratitudine ma insomma". Il fatto e' descritto nello stesso modo. L'unica divergenza tra le due versioni e' che LK ricorda il medico solo in infermeria, mentre Toccafondi dice di essere andata in cella. Tra l'altro LK dice di aver avuto un mancamento, che spiega bene la cosa. Il racconto e' identico. Non mi dilungo sulla sussistenza di aggravante al reato di lesione dato che lo spray irritante viene considerato arma. Ovviamente il malore e la causa erano evidenti per chiunque, tanto che se ne avvede subito Perugini e lo stesso Toccafondi. E addirittura Toccafondi dice di essersi documentato sui gas. Ammette di non aver effettuato il referto, e dice che non lo ha fatto perche' il fatto era gia' noto all'ufficiale dei cc, che pero' non rileva dato che l'obbligo di referto e' un altro reato. Quindi ritieniamo provata la penale responsabilita' dell'imputato.
capo 86: domenica, BS, anche lui fatto oggetto di spruzzo di gas urticante, e' uno degli arrestati della diaz. risulta immatricolato alle ore 22 di domenica 22 luglio. Tradotto il 23 luglio alle 3.40 secondo DAP, alle 4.20 secondo Pelliccia. BS aveva gia' fatto querela affermando di essere stato colto da spray nel cortile. Ha testimoniato dicendo di essere stato messo in piedi nel cortile appena arrivato contro l apalazzina. Poi prosegue: "e' arrivata una mano con un guanto nero di pelle tra il muro e il mio volto dalla sx, con una bomboletta spray in mano e mi ha spruzzato qualcosa sulla faccia, penetrandomi nell'occhio sx e nel naso. Le reazioni sono state punite con delle percosse, forse ho fatto cadere le braccia giu'. La cosa si e' ripetuta, e la mano e' arrivata da dx, e la sostanza era piu' liquida. Mi e' entrata in bocca, ho cercato di salivare e di fare uscire la sostanza. Poco dopo sono stato presentato a un medico. Non sono riuscito a vedere nulla, dovevo tenere gli occhi chiusi. Il dr. aveva un camice verdolino, mi ha parlato in inglese, e mi ha chiesto se aveva dei problemi, era piu' alto di me, robusto capelli scuri non rasati, dieci cm. Quando sono stato portato da lui mi ha chiesto queli problemi e e io ho spiegato e mi ha detto "tear gas". Poi qualcuno ha portato una bombola con un boccaglio, io ho respirato, poi mi hanno detto qualcosa tipo "decontaminazione", mi hanno messo in mano dei pezzi di sapone, e mi hanno fatto fare questa doccia, poi mi hanno messo una cappa scura che non mi arrivava neanche ai piedi, ero scalzo. Era molto freddo." [...] Anche in questo caso abbiamo moltissimi riscontri della deposizione. Per conoscenza diretta: GC, PJ, TT, ZK, OK, MR, NA. ALtri riferiscono dell'abbigliamento di BS, con il camice: DN, BV, GC, MR, NA, OK, SS, TT, VHM, ZGG. Anche Poggi Marco, l'infermiere, ricorda tramite il parroco di ponte x procurato dei vestiti ad un arrestato che si diceva privo di vestiti. Il diario clinico e' firmato da Toccafondi. Esaminiamo le presenze di Toccafondi: prospetto doc 5.3, Toccafondi risulta presente tutto il ven, dalle 18 di sab alle 8 di dom, dalle 15 di dom alle 23 di lun. Noi ci interessa il periodo precedente, dopo l'arresto. Toccafondi c'e' perche' e' li' fino alle 8 di dom. L'unico uomo presente nella notte tra sab e dom e' TOccafondi, e anche la notte successiva, dato che Amenta risulta aver cessato servizio alle 20 di dom. D'altronde come abbiamo detto Toccafondi ha ammesso queste presenze e ha aggiunto qualcosa di piu', dato che ha detto di essere tornato alle 4.30 tra ven e sab, e che sab e' arrivato un po' prima. Ma ci sono due elementi importanti di toccafondi: il suo abbigliamento e la lingua. Toccafondi ha detto che conosceva bene l'inglese e che con gli stranieri usava questa lingua. Poi ha aggiunto che la domenica ha indossato un camice verde. Quindi e' presente, e' l'unico medico uomo, parla inglese e ha un camice verde. Elementi di riferibilita' soggettiva: firma del diario clinico, presenza in fascia oraria, era l'unico medico uomo, descrizione di BS delmedico, descrizione dell'abbigliamento del medico, lingua inglese usata per comunicare. E d'altronde Toccafondi sostanzialemten ricorda l'intervento per decontaminare BS: "abbiamo avuto una problematica con un ragazzo che forse aveva residui di gas lacrimogeno inalato durante gli scontri; abbiamo fatto fare uan doccia con scaglie di sapone di marsiglia, gli fu dato un camice verde, era l'unica cosa che avevamo, forse era straniero, eravamo andati su internet per vedere i gas usati, e c'erano stati forniti dal ministero le schede relative". Anche qui l'imputato ammette di non aver fatto referto e avuto visione della foto di BS dice che potrebbe essere la persona decontaminata. Anche qui in ogni caso e' smentita la versione dell'imputato sul fatto che la contaminazione fosse avvenuta negli scontri di piazza, per le testimonianze citate, e poi c'erano altri elementi che avrebbero dovuto rivelare una contaminazione recente: non riesce a tenere gli occhi aperti e il ragazzo dice che gli hanno dato dell'ossigeno. E cmq indipendentemente da dove hanno inferto los pruzzo nulla spostava circa l'obbligo di referto. E quindi anche in questo caso chiediamo l'affermazione della penale responsabilita'.
capo 92-106-115 minaccia in danno di AG per aver ingiunto di non gridare di dolore mentre veniva suturata la mano; capo 91-105-114 per omissione di referto e favoreggiamento circa il danno subito da AG (strappo della mano). Concorso tra Amenta, Sciandra, Toccafondi. L'abbiamo gia' visto e andiamo piu' spediti. [...] [legge deposizione di AG]. Nel corso della deposizione gli vengono cheisti riconoscimenti: "nella foto 11 del personale sanitario raffigurante Toccafondi, la persona grossa che mi teneva; nella foto 5 raffigurante Sciandra la donna che non mi suturo' perche' era molto che non ne faceva; nella foto 9 raffigurante Amenta il medico che mi ha suturato; "riconosce poi la foto di Badiale e Pratissoli gli infermieri presenti. SG conferma con la sua deposizione la deposizione di AG. [...] Invece un riscontro importante a quello che dice AG e' un riscontro documentale. L'esame del pronto soccorso di San Martino: il referto reca le ore 17.02 e in questo referto non si fa menzione di ferite alla mano, e quindi al momento dlela dimissione dall'ospedale AG non ha ferite alla mano. ABbiamo sentito il consulente medico che ci ha detto che AG riporto' una ferita lacero-contusa alla mano con indebolimento permanente dell'organo della prensione e con una prognosi di 50 gg. Dubbi sulla compatibilita' sono stati sollevati dal CT della difesa, senza che il dottore non abbia mai visto AG e qunidi di dare un parere teorico. Secondo il pm e' pienamente provato che AG abbia riportato una ferita alla mano da quanto avvenuto nel piazzale, e che da cio' sia rilevato un reato perseguibile d'ufficio. Torniamo all'infermeria: dobbiamo dire e questo va detto che le individuazioni fotografiche non sono in termini di certezza, a parte quella del medico Amenta, quello che esegue la suturazione. Questo osserva il pm che peraltro da un lato bisogna dare atto dell'onesta' processuale di AG, peraltro si puo' anche dire che e' logica quesa incertezza sia per il trauma in cui versava AG. Pero' bisogna osservare una cosa: tutte le persone identificate da AG erano tutte presenti in turno quel pomeriggio. In realta' poi, e abbiamo due testimoninanze importanti, abbiamo due riscontri nelle testimonianze di Poggi Marco e Pratissoli. Poggi: "mi ricordo di AG [...] dovevano suturarlo, poi lo hanno suturato, [...] c'era AG, io e IVano, poi c'era il dr... la dr.ssa dice fallo tu a Toccafondi, c'era lui e Amenta, che poi sono stati loro a suturarlo, la dr.ssa Sciandra, e' stata una sutura che hanno fatto anche molto bene. [...]". Pratissoli: "[...] e' stato assistito nell'ambulatorio. la sutura avvenne nella mano... suturo' il dr amenta... il dr. toccafondi non c'era...". Le deposizioni di Poggi e Pratissoli confermano che venne suturato nell'infermeria. Abbiamo gia' parlato delle differenze, ne abbiamo gia' parlato, sulla presenza o meno di toccafondi, sulla dichiarazione di AG sull'origine delle lesioni e sui lamenti o meno di AG. Abbiamo gia' visto che l'istruttoria ha chiarito il caso: AG ha riconosciuto come presente Toccafondi, e lo stesos imputato lo ha ammesso. [...] [ripete l'argomentazione sui punti di discrepanza] [...] Toccafondi: "AG e' stato uno dei primi, ero un po' lontano ed ero presente. il dr amenta ha detto che lo avrebbe suturato lui. [...] mi pare che fosse un po' confuso, cmq non ne ha paralto, non e' stato arrestato e quindi non e's tato refertato. si e' lamentato in maniera modesta". Quidni pacifico chi e dove sutura, il dr. amenta, il dr. toccafondi alla presenza della dr. sciandra. E' quindi pacifico che tutti e tre dovessero fare referto. Provato che la sutura fu fatta dal dr. amenta, provata la presenza di toccafondi, provata la presenza della sciandra. [...] L'imputata Sciandra risulta presente da ven a sab mattina. E AG la descrive con precisione, nonche' individuarla in foto. Anche Poggi ricorda la sua presenza. Tutti erano presenti e tutti e tre avevano l'obbligo di referto, anche perche' con una ferita di quel genere anche se dice che se l'e' fatta su un vetro quando sul referto di ospedale non c'e' scritto nulla. Tanto che c'e' stato un momento di stupore di Toccafondi quando scopre che arriva da San Martino... forse all'epoca doveva chiedersi come mai avesse qeusta ferita. E' evidente che era una ferita dovuta ad azione lesiva di terzi. Su questo punto riteniamo provata la penale responsabilita'. Sulla giustificazione di Toccafondi non ha nessun rilievo. 

[...]
 

[processo bolzaneto] sintesi e trascrizione VII udienza requisitoria pm
Riportiamo in primo luogo la richiesta di condanne dei pm Petruzziello e Ranieri Miniati:

Perugini Alessandro: capo 1-2, continuazione, anni 3 e mesi 6. pena accessoria di interdizione temporanea di pubblici uffici per anni 5. assoluzione per capi 3-4-5
Poggi Anna: capi 6-7, continuazione, anni 3 e mesi 6. pena accessoria di interdizione temporanea di pubblici uffici per anni 5.
Doria Oronzo: capi 12-13, continuazione, anni 3 e mesi 6. pena accessoria di interdizione temporanea di pubblici uffici per anni 5.
Cimino Ernesto: capi 14-15, continuazione, anni 3 e mesi 6. pena accessoria di interdizione temporanea di pubblici uffici per anni 5.
Pelliccia Bruno: capi 16-17, continuazione, anni 3 e mesi 6. pena accessoria di interdizione temporanea di pubblici uffici per anni 5.
Gugliotta Antonio Biagio: capi 18-19-20-21-22-23-24-25, continuazione, anni 5 mesi 8 giorni 5. pena accessoria di interdizione perpetua dai pubblici uffici, e interdizione legale durante espiazione della pena
Valerio Franco: capo 26, anni 1 e mesi 3, condizionale.
Maida Daniela: capi 27-28, continuazione, anni 2 mesi 6.
Braini Giammarco: capi 29-30, continuazione, anni 2 mesi 9.
Barrucco Piermatteo: capi 31-32, continuazione, anni 2 mesi 6.
Tarascio Aldo: capo 33, mesi 9, condizionale.
Talu Antonello: capo 34, mesi 9, condizionale.
Arecco Matilde: capo 35, anni 1, condizionale.
Parisi Natale: capo 36, anni 1, condizionale.
Turco Mario: capo 37, anni 1, condizionale.
Ubaldi Paolo: capo 38, anni 1, condizionale.
Piscitelli Maurizio: capo 39, anni 1, condizionale.
Multineddu Antonio Gravino: capo 40, anni 1, condizionale.
Russo Giovanni: capo 41, anni 1, condizionale.
FUrcas Corrado: capo 42, anni 1, condizionale.
Serroni Giuseppe: capo 43, anni 1 mesi 3, condizionale.
Foniciello Mario: capo 44, anni 1 mesi 3, condizionale.
Avoledo Reinhard: capo 45, anni 1 mesi 3, condizionale.
Pintus Giovanni: capo 46, anni 1 mesi 3, condizionale.
Romeo Pietro: capo 47, anni 1 mesi 3, condizionale.
Mura Ignazio: capo 48, anni 1 mesi 3, condizionale.
Mancini Diana: capo 50, mesi 6, condizionale.
Salomone Massimo: capi 51, mesi 7, condizionale. assoluzione per capi 52-53.
Gaetano Antonello: capi 54-55-56, continuazione, anni 1 mesi 4, condizionale.
Pigozzi Massimo Luigi: capo 57, anni 3 mesi 11, pena accessoria di interdizione temporanea di pubblici uffici per anni 5.
Amadei Barbara: capi 59-60-61, continuazione, mesi 10 giorni 20, condizionale. assoluzione per capo 62
Cerasuolo Daniela: capi 64, mesi 8, condizionale. assoluzione per capo 65.
Incoronato Alfredo: capo 66, anni 1, condizionale.
Patrizi Giuliano: capo 68, mesi 7, condizionale.
Fornasiere Giuseppe: assoluzione per capo 69.
Tolomeo Francesco Paolo Baldassarre: capo 70, attenuanti prevalenti, mesi 9, condizionale.
Nurchis Egidio: capi 71-72-73-74-75, continuazione, attenuanti prevalenti, mesi 9, condizionale.
Mulas Marcello: capi 76-77, continuazione, attenuanti prevalenti, mesi 9, condizionale.
Amoroso Giovanni: capi 79-80-81, continuazione, attenuanti prevalenti, mesi 9, condizionale.
Sabia Colucci Michele: capi 82-83, continuazione, attenuanti prevalenti, mesi 9, condizionale.
Toccafondi Giacomo Vincenzo: capi 84(e 87)-85-86-90-91-92-93-95-97-98-103, continuazione, anni 3 mesi 6 giorni 25. pena accessoria interdizione temporanea dai pubblici uffici per anni 5. assoluzione per 88-89-94-96-99-100.
Amenta Aldo: capi 104-105-106-108-110-111, continuazione, anni 2 mesi 8 giorni 15. assoluzione per capi 107-109.
Mazzoleni Adriana: capo 112, anni 2 mesi 3.
Sciandra Sonia: capi 113-114-115-116, continuazione, anni 2 mesi 8 giorni 25. assoluzione per capi 117-118.
Zaccardi Marilena: capi 119-120, continuazione, anni 2 mesi 3 giorni 20.

Un'ultima considerazione: tutti i reati sono stati commessi prima del maggio 2006 e rientrano nell'ambito di applicazione dell'indulto. Le pene inflitte dovranno essere condonate fino ai 3 anni. Riconfermiamo le richieste di trasmissione atti ai sensi del 372 cp (falsa testimonianza). Grazie

TRASCRIZIONE SOMMARIA – PROCESSO BOLZANETO - VII UDIENZA ARRINGA PM, I UDIENZA PARTI CIVILI

[ P=Tribunale, A=Accusa, D=Difesa, C=Parti Civili, R=Teste ]

P: [procede all'appello]

A: (Ranieri-Miniati) stavamo esaminando le singole imputazioni riguardanti singoli casi specifici contestate ai medici. avevamo iniziato l'analisi a partire dai reati di omissione, e abbiamo esaminato tre casi: BS, LK, AG, l'ultimo accompagnato con minaccie.
Ci sono ancora alcuni reati di omissione contestati, che devono essere esaminati. Dobbiamo esaminare le contestazioni del capo 99 a toccafondi e al capo 117 a sciandra, entrambi relativi al caso di GA, che aveva subito un ematoma testicolare: e' quello svizzero di lingua italiana arrestato intorno alle 16, immatricolato alle 3.55 di sab e poi trasportato al san martino. Partiamo da quello che dice GA, che gia' in querela aveva parlato di un calcio nei testicoli durante l'arresto. In aula ha dichiarato di essere stato colpito da un calcio durante l'arresto, di essere arrivato a bolzaneto verso le 19, che vide nell'atrio un medico alto con i capelli corti a spazzola che gli fece domande, venne messo in cella in piedi, venne portato in infermeria dietro sua richiesta per il dolore, il medico gli disse che l'avrebbero portato in ospedale, veniva riportato in cella e poi finalmente all'ospedale.
Tanto la scheda di triage che il diario clinico sono firmate dalla dr.ssa sciandra, ma GA dice di essere stato visitato da un medico uomo dalle sembianze perfettamente corrispondenti a Toccafondi. Sappiamo che Toccafondi ha ammesso di essersi occupato di un "italiano" con una lesione testicolare, e anche sabella ricorda che toccafondi a vertice concluso gli aveva parlato di due casi di lesioni testicolari che lo avevano impensierito dato che non le aveva notate nel triage e che temeva potessero essere state causate nel sito. Quanto al ritorno di GA in cella c'e' il ricordo di Poggi Marco, e lo abbiamo gia' visto ieri nei contrasti tra le testimonianze di Poggi e Pratissoli. Questi sono gli elementi di fatto: quanto alla riferibilita' agli imputati nulla questio, dato che Sciandra ha firmato il diario clinico e Toccafondi ammette di essersi occupato di questo caso. Bisogna ricordare che il pm ha disposto una consulenza medico legale, e il dr. caruso ha riferito di questo caso, il suo elaborato scritto e' stato prodotto, e ha riferito che data anche la giovane eta' del soggetto le lesioni possono essere considerate guaribili in 20 gg, e quindi il reato e' perseguibili solo a querela, quindi manca il presupposto del reato di omissione di referto e di conseguenza anche il favoreggiamento. Gli imputati per questi due reati vengono mandati assolti perche' il fatto non sussiste.
Altro caso, capi 109 per amenta e 118 per sciandra, per SK affetto da trauma addominale, midriasi e veniva dichiarato in codice rosso e ricoverato. Viene arrestato e immatricolato alle 3.10 di sabato e subito dopo trasportato in codice rosso a san martino. SK e' venuto a deporre, anche se la deposizione non e' di grosso aiuto e ha un ricordo molto sfumato. SK ricorda di essere stato percosso nella caserma, ricorda dei calci nel corridoio, ricorda di essere stato messo in piedi faccia al muro in corridoio, dice di aver avuto un malore e di essersi svegliato in infermeria mentre gli facevano una flebo. E' stata disposta perizia medico legale e il dr. caruso ha potuto anche visitarlo, anche se era passato molto tempo. Vediamo quello che ci ha riferito il dr. caruso: il ct del pm ha riferito che gli esiti di un trauma contusivo interessante il plesso solare posso dare luogo a quella diagnosi di trauma addominale, midriasi pupillare e ipotinia. questo stato era testimoniato dalla cartella clinica di san martino. il ct era verosimilmente frutto di un unico colpo violento in regione epigastrica. [...] Il consulente del pm osserva che la foto al momento dell'immatricolazione lo evidenzia in posizione supina e in stato di quasi incoscienza, non si puo' non rilevare che nella foto della PS il ragazzo e' in piedi e sembra in posizione vigile. Il diario clinico e' firmato dall'imputata sciandra e sappiamo che amenta era in servizio insieme all'imputata sciandra in quella notte. queste sono le ricostruzioni. abbiamo gia' detto che il giudizio e' in termini di probabilita'. Bisogna ricordare che ha deposto anche il dr. tallone roberto che e' il medico del pronto soccorso che ha visitato SK: ha ricordato che la midriasi pupillare non era piu' presente al momento della sua visita, e la causa del malore avrebbe potuto essere ricercata in un caso di ipotensione fugace da stress o da paura. Il giudizio del ct del pm e' stato non confermato pienamente, il quale ha riferito che a suo giudizio poteva esservi un'altra causa per il malore. Torniamo a KS: ha riferito certamente di percosse, pero' con estrema correttezza SK non ha collegato il malore a un colpo in particolare, e poi SK ha aggiunto che in puberta' aveva avuto analoghi episodi di svenimento. Qual e' la conclusione del pm? E' che esistono seri indizi che il malore di SK possa essere collegato a percosse subite, ma non sono una prova certa secondo il pm per le ragioni che ho detto: non ha ricordato un colpo particolare e per i precedenti episodi, nonche' per il parere del dr. Tallone. In questo quadro riteniamo che non sia raggiunta una prova certa della penale responsabilita'. In questo quadro la richiesta del pm e' assolutoria perche' il fatto non sussiste.
Occupiamoci del capo 107 a carico del medico Amenta: favoreggiamento e omissione di denuncia. Questo perche' al medico e' contestato di essere venuto a conoscenza per averla vista un comportamento di violenza in danno di un arrestato, verificatosi in infermeria, e quindi il motivo della conoscenza del delitto e' la sua presenza e non la sua professione medica. La parte offesa e' CV: arrestato del sabato, ore 18. Cosa ci dice CV: "mi hanno portato in infermeria, mi ricordo un tavolo, un tavolo con una sedia ed era presente una donna e un signore con una divisa grigia di tipo D2, me la ricordo perche' mi sono dovuto denudare, e poi c'era un agente che mi ha condotto in infermeria e aveva la divisa in cc; mi ricordo che mi hanno fatto fare delle flessioni, e poi degli allungamenti tipo stretching a toccare la punta dei piedi, e c'era il cc che mi spingeva e mi dava dei calci; mi ricordo solo di questo". Non ricorda altre persone in infermeria. Quindi e' abbastanza agevole che dalla deposizione di CV non risulta la presenza di sesso maschile: ricorda solo la donna, un agente in divisa grigia e il cc. Bisogna dire e lo ha detto con estrema tranquillita' che il suo ricordo e' piuttosto confuso, e la presenza del cc in infermeria lascia piuttosto perplessi, perche' e' vero che erano di vigilanza, pero' la visita avveniva quando l'arrestato era gia' in carico della amm. penitenziaria. [...] Andiamo all'elemento documentale il diario clinico e' firmato dal medico Zaccardi che risultava in servizio con Amenta; sappiamo anche che Amenta era l'unico mdico maschio in servizio in quella fascia oraria. Resta il fatto che il CV non ricorda la presenza di un medico uomo in infermeria, e questo secondo il pm deve condurre a una pronuncia di assoluzione, perche' non vi e' prova che il medico fosse presente e abbia visto il fatto che CV veniva percosso.
Resterebbe da porsi il caso della Zaccardi, che ha firmato il diario clinico, e quindi doveva esserci. Avrebbe potuto vedere i calci che CV subiva. Anche qui il pm non chiedera' gli atti perche' dalla deposizione di CV e' vaga e non ci dice di ricordare ocn esattezza chi ci fosse: non ci dice chi era, dov'era quando riceveva i calci. Non vi sarebbe cmq prova neppure per l'imputata Zaccardi.
Passiamo al capo 97: contestazione di omissione d'atti d'ufficio (328 cp) a carico di Toccafondi. La contestazione riguarda il rifiuto del ricovero di OK, atto dovuto in ragione della gravita' delle lesioni di OK, frattura scomposta dell'ulna. Esaminiamo il caso: arrestata alla Diaz, immatricolata alle 22.15 di domenica e posta in traduzione lun a mezzogiorno. OK aveva fatto querela il 18 ottobre 2001 dove aveva precisato che in infermeria le avevano buttato le lenti a contatto nell'immondizia. Ha testimoniato: "avevo un braccio rotto, il gomito sinistro, colpi su entrambe le braccia, sulla schiena e sul collo, il braccio era in una posizoine non normale, si vedeva che era rotto [...]; credo che sul lato destro dell'infermeria vi fosse una scrivania, una donna e un uomo, l'uomo i capelli grigi sul lungo con la faccia rossa e una cappa verde, la donna era bionda; io l'ho guardato e ho detto frattura frattura; la cosa e' stata frettolosa, mi hanno dato uan crema e una benda. La ragazza ricorda di avere detto frattura, e che le diedero una crema e una piccola bendatura"; poi ricorda un seocndo passaggio in infermeria "era lunedi' mattina verso le 11.00, mi sono dovuta spogliare, era un altro medico, i capelli neri, non magro, una polo scura, gli occhiali; c'erano due donne, mi sono dovuta spogliare e girare su me stessa; l'uomo mi ha chiesto se mi drogavo e se avevo problemi di salute; io ho detto si si frattura mostrando il braccio, lui ha alzato le spalle e non ha detto niente; avevo un ematoma sul collo e non riuscivo quasi a parlare e ematomi sulel braccia". Chiedemmo se fosse stata rauca, e lei ha rispsoto di si'. Questo perche' nel diario clinico di voghera era diagnosticata anche la raucedine, oltre il ricovero d'urgenza in ospedale per una frattura all'ulna non diagnosticata a bolzaneto. Il diario clinico e' firmato da Bolzaneto. Abbiamo sentito il dr caruso. circa la mancata diagnosi: "una frattura scomposta puo' determinare ecchimosi e dismorfismo rilevabile anche senza esami radiografici". Non puo' non rilevarsi il ricovero avrebbe cmq dovuto disporsi se non altro per gli esami radiografici. Sappiamo che il 328 al primo comma punisce il pubblico ufficiale che non procede a un atto dovuto per ragioni di sanita': prevede quindi un rifiuto e un atto indilazionabile. La Suprema Corte precisa che il rifiuto puo' essere implicite, ma richiede una richiesta. Precisa inoltre che puo' essere anche l'inerzia un rifiuto implicito, se e' chiaro un comportamento di disinteresse. Sicuramente l'atto medico e' un atto indilazionabile. Secondo la Cassazione, davvero tante sentenze, che qualificano come indilazionabili non solo l'atto medico che puo' salvare la vita, ma ogni intervento che possa determinare un apprezzabile miglioramento della sua sanita' fisica e morale. [...] Abbiamo detto che secondo noi il ricovero della paziente era necessario sia per le condizioni che per l'esame. QUanto al rifiuto, la OK ha ricordato che ebbe modo di dire piu' volte "frattura" e di richiedere l'intervento, e quindi l'atteggiamento inerte si qualifica come un rifiuto perche' c'era la richiesta espressa della paziente. Vediamo al nostro prospetto delle presenze: sappiamo che nella notte tra domenica e lunedi' il dr. toccafondi era l'unico presente, dato che amenta e' andato via verso le 20 di domenica. Occorre osservare anche che la OK fa riferimento a due passaggi, la domenica sera e il lunedi' mattina. Dice che in entrambi ricorda la presenza di un apersona di sesso maschile, peraltro ha aggiunto che le sembrava che i due medici fossero due persone diverse. Ci sono degli elementi inconfutabili: il diario clinico e' firmato da toccafondi che quindi e' evidentemente presente, e' presente nella fascia oraria ed e' l'unico uomo presente. Peraltro l'imputato Toccafondi ha ricordato lui stesso il caso della OK. Sicuramente secondo il pm l'istruttoria fornisce una prova piena e sicura dell'attribuibilita' del fatto a Toccafondi.
Passiamo all'analisi del caso: la p.o. ha mostrato il braccio e ha detto piu' volte frattura; la p.o. ha detto che il braccio era "messo male", cioe' aveva una posizione innaturale, infatti il diario clinico di voghera dice che era una "frattura scomposta", che il nostro ct dice comporti anche un dismorfismo rilevabile anche a prescindere da una radiografia. Toccafondi ha riferito di essere lui il medico e ha detto che non c'era urgenza, dato che unbraccio rotto non e' una frattura di prima urgenza. "La diagnosi la faccio io e non la paziente", e' la risposta alla contestazione del pm sul fatto che la paziente avesse segnalato la frattura. Pensiamo sia questo che intende la Cassazione nelle sue sentenze. [...] E' vero che la diagnosi e' compito del medico, ma e' piu' che lecito che il paziente dica che pensa di avere una frattura, e a questo punto il medico ha il dovere di visitare la paziente, non e' un atto discrezionale. E l'imputato Toccafondi quando ci dice che la diagnosi la fa lui, ci dice che non solo si e' reso conto della frattura, ma non ha ritenuto di visitarla. E non si puo' non osservare come invece a voghera venga mandata subito in ospedale. L'imputato Toccafondi ha fatto riferimento a un altro elemento: ha ricordato che avevano ricevuto un invito da parte del magistrato sabella a limitare al massimo possibile i ricoveri in strutture sanitarie pubbliche per evitare di gravare troppo sui piantonamenti. La nota esiste ed e' prodotta, doc. 4.4, indirizzata ai direttori degli istituti penitenziari e coordinatori sanitari, dove richiama alla necessita' di non oberare le strutture sanitarie pubbliche, ferme restando le competenze esclusive del medico. Dalla lettura della nota non si puo' desumere che il magistrato avesse autorizzato a non ricoverare i pazienti che ne avessero bisogno. Il dr. sabella nella deposizione sulla nota dice: "limitare ad evacuare solo i casi di urgenza per evitare dic aricare gli ospedali e i piantonamenti". NOn ci sembra che questa nota possa avere valore liberatorio, e per concludere pare che questo atteggiametno di rifiuto verso la paziente possa essere provato da un ulteriore argomento, documentale. La OK aveva ricordato di essere rauca, e della raucedine non si da nessuno conto nel diario clinico di bolzaneto, mentre e' rilevato dal diario clinico di voghera. Esiste un riscontro alla deposizione della OK nelle dichiarazioni rese in rogatoria di SS, che ha detto che si ricordava di aver incontrato OK e di ricordare che la OK era completamente afona, non riusciva quasi a parlare. Richiediamo l'affermazione della penale responsabilita' per i capi 97, nonche' quelli ai capi 98, che derivano dallo stesso caso. Ai reati di falso se n'e' gia' occupata la collega. 

Ora invece abbiamo l'ultimo gruppetto di imputazioni, che l'ufficio del pm ha raggruppato in dividuando come i casi di violenza fisica e verbale in infermeria, sono una decina di capi di imputazione.
Partiamo dal capo 87 a Toccafondi per ingiuria e violenza privata contro DJ: arrestata della diaz [...] che ha fato una querela dove ha detto che "in infermeria con un uomo grasso ho dovuto spogliarmi e girare su me stessa dieci volte, e poi andare in una cella". In aula ha detto: "il medico era seduto a una scrivania, lo stesso della sala del prelievo" - e poi spiegheremo che la teste era stata sottoposta a un prelievo ematico - "c'era una donna e il medico; ho dovuto spogliarmi, andare verso il medico, e girare su me stessa [...] il medico con i gesti mi ha fatto segno di avvicinarmi, rideva, e poi con il gesto mi ha fatto girare, piu' volte, almeno tre, il medico sogghignava [...]". La descrizione del medico: "non aveva una divisa medica, era grande, robusto, capelli marroni corti, inizio 50 anni, non del tutto liscio, penso che fosse poco rasato e mi pare parlassi inglese". Il diario clinico e' firmato da toccafondi, e abbiamo gia' visto le presenze, dato che toccafondi e' l'unico medico maschio presente nell'infermeria nella notte di domenica. Abbiamo detto che Toccafondi stesso ha detto di conoscere bene l'inglese. L'identificazione e' certa quindi da una serie di elementi: firma del diario clinico, presenza in servizio in orario compatibile, unico medico uomo in quella fascia, corrispondenza di eta' e sembianza, corrispondenza della lingua con cui interloquiva. Risulta provato che la DJ mentre era nuda fu costretta a girarsi piu' volte su se' stessa. nel capo dice dieci, risulta provato "piu' volte, tre volte" dice la teste. Sul discorso della necessita' per le persone di girarsi mentre erano nudi, il dr toccafondi aveva reso esame, dicendo che "fare un giro su se stessi era la logica del passare dall'esame delle spalle alla parte anteriore". Quindi l'imputato ammette che erano costretti a girare su se stessi, ma indica la necessita' di girarsi una sola volta per vedere entrambi le parti del corpo. Ha aggiunto che siccome in infermeria si eseguiva anche la perquisizione poteva capitare che fosse costretta a girare due volte, una volta per la visita e una per la perquisizione. Non per fare i farmacisti, ma al massimo avrebbbe dovuto girare due volte. Invece la testimone ricorda di aver dovuto fare la piroetta almeno tre volte. Inoltre osserviamo che se la necessita' di girarsi fosse stata imposta dalla visita o dalla perquisizione non ci sarebbe stato nulla daridere o da sogghignare, quindi riteniamo che il fatto che abbia dichiarato di aver dovuto girare piu' volte, che il medico sogghignava sono elementi che provano la penale responsabilita' dell'imputato. C'e' una osservazione da fare secondo il pm: l'imposizione di p.o. e' un fatto che e' gia' stato contestato e rientra nel 323 cp, al punto b del capo 84 per quanto riguarda toccafondi; riteniamo che la condotta sia provata a imputabile a Toccafondi, ma che il capo 87 debba ritenersi assorbita nel capo 84.
Passiamo al capo 88, percosse di Toccafondi nei confronti di PM per aver stretto la mano gia' dolorante: PM e' fermato e viene liberato la notte stessa di ven; depone e ricorda di essere stato a bolzaneto con la mano dolorante, in seguito agli scontri; ricorda che i laccetti gli tenevano i polsi stretti e che si era lamentato del dolore con un agente in borghese, che allora lo aveva condotto davanti a una persona in borghese cui l'agente si rivolgeva come "dottore". Dice: "incrociammo in uno degli spostamenti questo signore che chiamavano dottore; io lo ricordo in borghese; l'agente gli riferi' che avevo dolore e che non avevo piu' sensibilita'; il dr lo ricordo robusto, senza barba, abbastanza alto, capelli scuri, mi prese la mano e inizio a stringermela forte dicendomi dove mi faceva male, ma non e' intervenuto in alcun modo e se n'e' andato; io ho avuto solo relazione con lui di tipo violento". Descrive il medico: "ricordo una pancia, persona corpulenta, non particolarmente". in individuazoine fotografica PM ha notato una certa somiglianza tra le foto 2 e 11, propendendo per la foto nr 2. La foto nr 2 e' pratissoli, la foto nr 11 e' toccafondi. [...] Secondo il pm nonostante il mancato riconoscimento tuttavia esistono una serie di elementi per cui si puo' ritenere provata la condotta nei confronti di toccafondi. Il testimone ricorda che durante il trasferimento si lamentava e l'agente lo porta davanti a una persona in borghese nel corridoio chiamandolo dottore: come sappiamo Toccafondi ha ricordato di aver effettuato il triage nell'atrio della palazzina di bolzaneto e ha precisato ceh era in borghese. La descrizione del testimone corrisponde perfettamente alle sembianze dell'imputato. Tra quelle due foto su cui PM ha riconosciuto somiglianza c'e' anche quella di toccafondi. Per escludere la riconducibilita' dell'azione a toccafondi dovremmo pensare a un atto grave del ps di aver portato la p.o. davanti a un altro agente in borghese che si e' prestato a fare il giochino del medico, cosa abbastanza inverosimile. [...] Tra l'altro nel suo esame TOccafondi non ha escluso di avere visitato PM, tuttaltro, precisando che puo' accadere che il medico provochi dolore nel visitare un paziente, dato verosimile, anche di comune esperienza. E ovviamente di questo dato ci si era gia' fatto carico, chiedendo al testimone precisamente questo a PM: "ma le ha fatto male nel visitare la mano o gliel'ha stretta volontariamente?" "me l'ha stretta, non l'ha tastata per capire se c'erano lesioni, me l'ha stretta, come se le stringo la mano per salutarla o per farle male, lei riesce a individuare la differenza, io l'ho individuata ed era per farmi male". Sul punto la questione e' chiarita. Rimane pero' una considerazione seocndo il pm: la percezione del testimone e' sicuramente vera, ma e' soggettiva, e quindi come tale non e' sufficiente a formare seocndo il pm una prova certa in assenza di altri riscontri individualizzante sul dolo. Tra l'altro e' emerso che l'imputato aveva una condotta molto rude e molto sprezzante nei confronti dei pazienti, spesso accompagnata da espressioni offensive o di indifferenza: nonpossiamo quindi escludere al di la' di ogni ragionevole dubbio che PM possa avere interpretato l'atto della visita come un atto volontario. Cmq da queste risultanze emerge un dubbio sulla scriminante dell'adempimento del dovere, e quindi il pm sia pure in formula dubitativa ritiene che l'imputato debba essere mandato assolto.
Capo 89, SR, costretto a gridare viva il duce contro la sua volonta'. Depone e dice: "in infermeria mi hanno fatto spogliare, mi hanno fatto levare collanine e piercing e li hanno buttati via; c'erano due signore, di cui ne ricordo una con capelli chiari e gonfi; c'era un dottore con i capelli neri e il camice verde; mi hanno fatto mettere gambe divaricate e braccia alzate al muro; il medico e' venuto verso di me e premeva sulla schiena, e mi ha ordinato di gridare viva il duce; io l'ho guardato con uno sguardo interrogativo e lui mi ha ripetuto l'ordine". Sulla descrizione: "180 cm, capelli neri, no baffa e barbi, mi pare senza occhiali, robusto, non grasso". Riconosce il medico nella foto nr 11 che effigia l'imputato Toccafondi, anche se senza certezza. L'imputato Toccafondi respinge l'addebito. Il diario clinico e' firmato dalla Mazzoleni. Vediamod i ricostruire il quadro probatorio: l'autore della costrizione viene individuato come il medico, c'e' uan individuaiozne fotografica di somiglianza, e c'e' una descrizioen corrispondente; gli elementi di dubbio sono il termine di somiglianza e che il diario clinico sia firmato dalla Mazzoleni. In questo quadro probatorio non puo' ritenersi formata una prova certa, e quindi chiediamo l'assoluzione. Occorre ancora una osservazione, dato che c'era l'imputata Mazzoleni in infermeria, e d'altronde SR ha descritto anche la presenza di una donna descritta come simile alle sembianze della Mazzoleni. Pero' alla domande che avevamo fatto se la donna con i capelli biondi al momento della costrizione fosse presente SR torna nel dubbio, perche' dice suppongo di si, ma a dire la verita' non l'ho vista. Non chiediamo la trasmissione degli atti per lo stesso motivo di cui sopra.
Proseguiamo, andiamo a BV, ingiuria contestato al capo 90: "alla diaz dovevano fucilarvi tutti". [...] BV: "mi ricordo di una ragazza svedese che era con me in infermeria, perche' ho provato a tradurre delle cose ma mi hanno fermato immediatamente [...] piu' tardi la sera, mi hanno portato in infermeria, sono entrata, sulla dx un tavolo con tre o quattro persone, forse anche cinque, sulla sx la ragazza svedese, c'era una specie di paravento e lei era dietro, mentre a me si poteva vedere anche dalla porta... c'erano anche delle donne.... mi ricordo di un medico con il camice, abbastanza alto, corpulento, con i capelli neri, tra l'altro quando sono venuta a fare la deposizione l'ho visto sul giornale e si chiama xxxxfonti, grasso e alto, sui 40 un po' di piu', capelli neri... ricordo che hannod etto qualcosa e io ho tradotto per i. e lei ha detto che non voleva svestirsi di fronte agli uomini e mi e' stato detto che non mi avevano autorizzato a tradurre... poi l'ha insultata e ci ha detto violentemente qualcosa dovevano uccidervi alla diaz, fucilarvi... [...] era rivolto a tutte e due...". La testimone ha ribadito di avere visto la foto su un quotidiano che era stato pubblicato il giorno del suo interrogatorio, o il giorno prima... Poi ha riconosciuto la ragazza svedese di nome i., nella p.o. SI. [...] SI depone al tribunale: "era uguale alle altre stanze, c'erano almeno tre persone, due donne in divisa e un meidco, con 540 anni, capelli scuri, robusto, e' stato lui a dire di essere un medico, in italiano". Poi diciamo che l'interprete inizia a tradurre in terza persona: "l'hanno portata alla scrivania, le hanno fatto domanda sulle droghe... e disse che capi' che era un peccato che non avessero picchiato e ucciso piu' persone... e poi questa frase le e' stata tradotta da una sua compagna di cella e ha sentito quello che ha detto il dottore". [...] Anche a SI viene mostrata la foto di BV e la riconosce. Bisogna dire che BV era stata sentita durante le indagini e su La Repubblica del 13 set c'era la foto di Toccafondi. [...] NOn vi dico piu' delle presenze di Toccafondi, ma dobbiamo dire che il quotidiano e' stato prodotto in occasione dell'esame dell'imputato Toccafondi. Peraltro lo stesso Toccafondi ha ricordato che nella giornata di domenica indossava un camice verde. Il diario clinico e' firmato da Zaccardi che era in servizio insieme a TOccafondi e Furfaro domenica. L'identificazione e' sicuramente provata. Esaminiamo gli elementi che costituiscono questa prova: riconoscimento sicuro, descrizione di sembianze e abbigliamento, presenza in fascia oraria compatibile e contemporanea alla firmataria del diario clinico. Questo quadro probatorio e' sicuro e non e' inficiato dal ricordo del camice bianco della BV, perche' sicuramente il ricordo e' appuntato su un abbigliamento ospedaliero, bianco o verde che sia. Poi c'e' un altro elemento, e vedremo anche AK descrivera' questo camice definendolo verde chiaro bianco... e' anche probabile che nel suo ricordo abbia confuso il colore ma ricordato il camice. Riteniamo penalmente formata la prova e chiediamo la sua affermazione.
Capo 93: ingiurie contro AK per averla derisa puntandole contro la bocca ferita il manganello e dicendole "manganello, manganello". AK: "sono stata tre volte in questa stanza, c'erano cinque o sei persone, e la porta era sempre aperta; non si e' presentato come dottore ma dall'abbigliamento si riconosceva, non so se era verde chiaro o bianco. mi sono sdraiato sulla barella e il medico mi ha chiesot cosa fosse successo, non sono riuscito a parlare molto. io le ho fatto capire che c'era una ferita per un colpo, lui ha preso un manganello e lo ha avvicinato veloceemnte fermandosi prima di colpirmi, ha cantato una canzoncina 'manganello, manganello', gli altri intorno si sono messi a ridere con lui. Aveva una 40ina di anni, lui cantava e gli altri ridevano molto forte. Il diario clincio e' firmato da TOccafondi, che e' presente e indossa un camice. L'identificazione e' provata. [...] Provata la penale responsabilita' e se ne chiede l'affermazione.
Capo 94: reato di ingiura per aver deriso HJ per aver chiesto senza necessita' piu' cose sulla vita sessuale e sentimentale della p.o. HJ: "era nel primo pomeriggio di domenica, c'era un uomo e mi chiese cosa avessi e io chiesi che si pulisse la ferita. questo uomo non ha preso la cosa in considerazione, aveva un camice bianco. mi sono dovuto spogliare, e hanno iniziato a visitare i miei genitali, li ha toccati e ci ha giocato, palpandoli, e poi mi ha posto domande in inglese, chiedendomi se avevo problemi con la mia sessualita' e se avevo problemi con le donne. mi hanno riportato in cella". SUlla natura umiliante non mi pare che vi sia nulla da aggiungere, anche perche' non e' emersa nessuna necessita' di questo tipo di domande, ne' e' emerso che presentasse ferite a quella zona. Peraltro HJ si era rivolto non per consulenze sessuali ma per ferite al capo. Il problema a giudizio del pm e' un altro: il diario clinico di HJ e' firmato da TOccafondi alle ore 4 di lunedi' 23 luglio, quindi notte fonda. In quel momento e' sicuramente presente TOccafondi. Peraltro abbiamo visto che HJ fa risalire questo episodio al pomeriggio di domenica, e che e' stato portato in infermeria a sua richiesta. [...] Sembra quindi altamente probabile che ci siano stati due passaggi in infermeria, un primo il pomeriggio di domenica e il secondo lunedi' notte. C'e' un ulteriore elemento di questa cosa: c'e' un evidente correzione sul diario clinico sulla data, nel senso che nell'indicazione della data la seconda cifra e' un 3, anche se era un 2... quindi un 22 che e' diventato 23, e che la prima riga del diario clinico e' stata scritta da una mano diversa di tutto il resto. [...] Questo fa pensare che ci siano stati due passaggi, che il primo passaggio sia avvenuto nel pomeriggio di domenica, con la prima riga del diario, e poi ci sia stato un secondo passaggio nella notte di lunedi' con Toccafondi, con una seconda visita. [...] Ora nella notte tra dom e lun c'e' solo toccafondi. Ma nella prima parte del pomeriggio c'era anche Amenta. Riteniamo che questi elementi e questa discrepanza temporale non consentano di ritenere con certezza che la persona che ha offeso HJ sia l'imputato Toccafondi. Chiediamo quindi l'assoluzione, in ordine al capo 84.
Capo 95: ingiuria, percosse e danneggiamento a MN per avergli strappato la camicia. Aveva formulato querela: "un medico della polizia mi ha strappato la camicia, mi ha colpito alle parti doloranti sulla schiena provocandomi dolore e facendo ridere i poliziotti presenti". La depoiszione della p.o.: e' arrivato la domenica alle 2 di notte, ah dovuto attendere, nell'atrio ha avuto un colloquio con un poliziotto con accento tirolese in tedesco che lo ha fatto mettere faccia al muro; qui si colloca l'episodio oggetto della contestazione; "contro il muro... e' passato un medico o e' stato chiamato, le gambe tremavano e non riuscivo a tenere le mani al muro, stava mangiando un panino e ha detto che prima avrebbe finito il panino e poi si sarebbe occupato di me, e i poliziotti si sono messi a ridere, poi mi ha chiesto di aprire la camicia, ho sbottonato il primo bottone ma non era abbastanza veloce e me l'ha strappata; ho detto che mi faceva male la schiena e lui mi ha fatto girare e mi ha dato dei pugni, con i poliziotti che ridevano; mi ha dato un sacchetto per i dolori e mi ha detto di metterlo su un occhio". [...] MN viene chiamato a fare una descrizione del medico: "aveva una divisa, non so quale fosse la cosa che lo caratterizzasse come medico, aveva i capelli scuri e non era piu' giovanissimo.... credo vestito blu, e parlava in inglese". C'e' un riscontro alle dichiarazioni di MN, da parte di SS in rogatoria: ricorda la presenza di MN, ricorda un agnete che parlava tedesco, la presenza di un medico, grida di dolore di MN e il fatto che poi gli viene dato del ghiaccio. Aggiungo solo che dall'esame delle deposizioni dell'arrestato alla diaz, viene ricordata da parte di molti di un poliziotto con divisa grigia che parla tedesco; alcuni di questi arrestati ricordano anche l'accento di tedesco meridionale... La visita a cui fa riferimento MN e' il triage, sicuramente. Il contesto, le risate dei poliziotti e la condotta di percosse non lasciano dubbio di sorta sulla natura offensiva delle parole usate. [...] Sulla presenza di Toccafondi abbiamo detto, e va anche detto che Toccafondi ha detto che il triage lo faceva lui, all'arrivo di quei detenuti e' l'unico uomo, circa il suo abbigliamento ha una maglietta blu. Identificazioni del medico in Toccafondi e' certa e sicuramente provata: presenza in fascia oraria compatibile; unico medico uomo presente; descrizioni corrispondenti; descrizioni abbigliamento corrispondenti; descrizione lingua parlata corrispondente. In base a tutti questi elementi riteniamo provata la penale responsabilita'. 

[ pausa ]

A: capo 96, ingiuria e violenza privata in danno di WT per averla costretta a rimanere nuda e a girare su se stessa. "nella stanza non c'era quasi nulla, il medico e due agenti. mi dissero di spogliarmi, io non volevo ma mi hanno obbligato. il medico 50 anni, capelli scuri, viso tondo e robusto. Mi sono dovuta mettere a mezzo metro, mi ha fatto delle domande su diabete, fumo... mentre mi sono girata ha visto l'enorme ematoma sulla coscia destra, e credo che l'abbia segnato. Ho dovuto girarmi lentamente, ma una sola volta". Diario clinico e' firmato da Toccafondi e sappiamo della lingua. L'identificazione dell'imputato e' provato. [...] Ora abbiamo una condotta che e' stata indubbiamente percepita come particolarmente imbarazzante, in particoalre perche' e' dovuta restare nuda davanti a molti, tanto che fu costretta a spogliarsi. Abbiamo gia' visto i passi dell'esame di Toccafondi sulla necessita' di girare su se stessi dei pazienti e sulla necessita' di nudita'. [...] Peraltro e qui non si puo' non osservarlo alla domanda sul numero di giri su se stessa, WT ha risposto di aver dovuto girare una sola volta. Allora a questo punto riteniamo che questa precisazione non consenta di ritenere che questa imposizione sia stata dettata da fini di derisione e di umiliazione della p.o. anche perche' poteva essere necessitato dalla visita medica. E' in dubbio che la condotta dei medici e' stata caratterizzata da un atteggiamento di distacco se non di umiliazione; e' anche vero se anche il medico ha necessita' di vedere il corpo e' il medico che si avvicina e con espressioni garbate; pero' in questo caso a giudizio del pm prova di un particolare fine di scherno non vi e', quindi chiediamo assoluzione.
capo 100: ingiuria contro SD "dove vai concio cosi' che fai schifo". Viene arrestato ven 20 luglio, e tradotto alle 6.20 di sabato. Ha dichiarato: "il locale mi sembra ci fosse una scrivania con una guardia, e sualla dx un'altra con un infermemiere o un medico; tutta la roba era buttata a terra, ai piedi, poi c'era un dottore e un infermiere, aveva un camice bianco. Mi hanno chiesto di spogliarmi, hanno commentato ironicamente questioni fisiche tipo 'guarda come sei conciato, fai schifo'". La persona che ha pronunciato questa frase: "sembrava un uomo di media altezza, corporatura grossa, il naso e le guance molto rosse, come se avesse bevuto. mi pareva rasato, pelato, non i capelli lunghi." In udienza poi riconosce la persona nella foto nr 1 dell'album dei sanitari, Poggi Marco. Elementi a carico di toccafondi: l'imputato e' presente e in servizio, e' firmatario del diario clinico di SD e quindi presente; peraltro la descrizione che effettua SD in qualche modo richiama le sembianze dell'imputato, ed inoltre il testimone dichiara anche che la persona che lo aveva offeso faceva domande sullos tato di salute, che sembrerebbe ricondurla al medico. Se si confronta la foto riconsciuta e la foto nr 11 si vede che le foto presentano dei tratti similari, tanto che un altro testimone PB dichiarera' di aver confuso le due persone. Ci sono sicuramente elementi acarico di toccafondi, peraltro vi sono pero' anche degli elementi di dubbio. Innanzitutto il testimone ha riconosciuto un'altra persona. In secondo luogo parla di una persona con un camice, mentre ven e sab Toccafondi aveva la maglietta blu della pol pen, mentre aveva il camice domenica. Quindi la persona che profferisce queste espressioni ha il camice e Toccafondi non lo aveva. Era peraltro presenti in infermeria, ma non vi e' certezza che sia la persona che ha profferito la frase, ne' del luogo dove si trovava. [...] Quindi non resta altro che chiedere una assoluzione. E' inutile dire che la stessa incertezza riguarda la persona riconosciuta percui non vi e' richiesta alcuna di trasmissione degli atti.
capo 103: ingiuria in danno di JL per averla offesa con l'epiteto "bastardi". [...] JL ha presentato querela in cui aveva ricordato un episodio: "piu' tardi fui portata dinnanzi al medico, da una poliziotta bionda, non fui visitata, mi fecero fare tre flessioni, mi chiese che problemi avessi, quando ho detto che avevo fame mi ha urlato contro varie cose tra cui 'bastardi'". JL ha dichiarato in aula: "il dottore, queste due donne, mi ha dato ordini, mi ha fatto spogliare, era seduto. aveva i capelli brizzolati, un po' lunghi, brizzolati e lunghi. Dopo ho dovuto fare tre flessioni e mi ha chiesto se avessi un problema medico. io ho detto che avevo fame, e allora mi ha gridato contro e mi ha detto che siamo dei bastardi e che abbiamo distrutto genova". Devo dare atto di un altro particolare: JL ha dichiarato che ha una discreta conoscenza dell'italiano, anche se all'epoca non era cosi' buona. Mi ricordo che glielo chiesi io. Il pm chiede se la parola bastardi fosse stata pronunciata in italiano, e lei disse in italiano. Il diario clinico di JL e' firmato dall'imputato TOccafondi, che e' in infermeria quindi. Abbiamo detto che e' l'unico medico uomo presente. Secondo il pm c'e' una prova sicura dell'attribuibilita': firma del diario clinico, presenza fascia oraria in cui e' l'unico medico maschio presente, descrizione sembianze corrispondenti. Sulla base di questi elementi chiediamo l'affermazione della penale responsabilita'.
Capo 108: contestate ad Amenta lesioni in concorso con Incoronato Alfredo in danno di LGLA. L'episodio e' gia' stato esaminato dalla collega sulla posizione Incoronato. Sotto il profilo degli elementi in fatto lo vediamo rapidamente: gia' in querela c'erano i fatti [...] Sappiamo che sul pestaggio ha deposto anche Pratissoli: "ad un certo punto un agente e' venuto dentor con un ragazzone, [...] questo G. ero di fianco... il dr. amenta era seduto, ho visto questo agente che si e' infilato i guanti, [...] gli ha dato un pugno e il ragazzo si e' appoggiato al tavolo. io ho chiesto lumi ad amenta che ha detto che aveva offeso qualcuno di grosso. Si e' rialzato, e si e' messo sul lettino e lo continuavano a colpire. [...] Non c'era Poggi e gli ho detto 'oh marco ma dove siamo capitati?'". C'e' tutta la parte che riguarda l'identificazione dell'agente che colpisce in Incoronato, gia' trattata dalla collega. [...] Secondo l'ufficio del pm l'istruttoria forma prova della penale responsabilita' tanto di Incoronato che di Amenta. Le due testimonianze sono logiche, verosimili e coerenti. [...] [ripercorre la situazione] [...] C'e' riscontro del certificato medico del centro clinico di Saragozza che certifica la frattura della costola. Circa il nesso, lo stesso LGLA ricorda il primo pugno e quindi e' lo stesso che ci indica il nesso causale. [...] Abbiamo detto sugli elementi dell'attribuibilita' della condotta a Incoronato e non vi torniamo, abbiamo anche detto che Moraschi non era presente, e che lo stesso Moraschi ha ricordato come non fossero sempre presenti insieme alle perquisizioni. [...] Abbiamo gia' detto della discrepanza tra le dichiarazioni di Pratissoli in aula e durante l'audizione al DAP. [...] Non voglio dilungarmi oltre. [...] Vorrei aggiungere qualcosa sulla posizione di Amenta: e' sicuramente presente, e' in servizio ven dalle 20 fino alle 8 di sab mattina, proprio nella fascia oraria in cui transita in infermeria LGLA; dal prospetto risulta in servizio proprio con Poggi e Pratissoli; inoltre e' firmatario del diario clinico di LGLA, quindi evidentemente presente. Inutile dire che la condotta passiva del medico presente a un episodio di pestaggio lo qualifica in quanto l'assenza di qualsiasi intervento durante un pestaggio avvenuto in piu' riprese, [...] ne' per accertare le conseguenze del pestaggio e abbiamo gia' ricordato il codice di deontologia che dice che il medico non deve neppure presenziare a episodi di violenza contro detenuti. La condotta e' in evidente concorso morale, confermando negli agenti la sensazione di impunita' e che e' una delle cause del trattamento inumano e degradante. E che questo sia l'atteggiamento mentale di Amenta, ce lo spiega uno degli ultimi passaggi della deposizione di Pratissoli, che qualifica il comportamento come gravamente doloso, il medico e' d'accordo: "era stato chiamato a bologna a deporre davanti alla commissione DAP e che incrocia Amenta; sono andato a salutarlo [...] mi disse 'ma avete visto? avete messo in piedi un bel casino' 'ma come noi? il casino lo abbiamo fatto noi? c'eri anche tu quando lo spagnolo ti e' caduto sul tavolo!' 'non dire stronzate, io non ho visto niente'". Chiediamo la penale affermazioen della responsabilita'
capo 110, 111: ingiurie e percosse in concorso con non identificati agenti della polpen per avere insultato LF dicendo che non poteva guardare in faccia i medici perche' non era degno, nonche' per avergli dato uno schiaffo in testa dopo la visita. E' arrestato sabato e tradotto alle 00:45 di domenica. LF e' venuto a deporre: "sono uscito accompagnato dal poliziotto in divisa d1, al centro del corridoio c'era un agente con la divisa grigia, mi ha guardato e mi ha detto 'questo lo conosco, fa l'avvocato', mi ha dato un calcio, uno schiaffo e un pugno in petto, e poi mi ha buttato in infermeria. mi ha detto 'non ti azzardare a guardare in facci ail medico che non sei degno'. L'agente si assicurava che non potessi girarmi e continuava a dirmelo. c'era un infermiera e un medico, entrambi sulla scrivania, mi hanno fatto metteere al muro, c'era dentro l'infermeria l'agente. La donna e' rimasta seduta, mentre il medico uomo e' venuto verso di me. Mi ha tamponato e con credo dell'acqua distillata la ferita che avevo in testa. poi mi ha dato uno schiaffo sulla ferita, non molto forte, ma proprio li'. Poi mi hanno riportato nella cella". "Il 90% del tempo che ho passato in infermeria era faccia al muro, braccia alzate e gambe divaricate; mi ci costringeva l'agente 'non ti azzardare a guardare il medico, ti spezzo le gambe'; [...] il dottore era venuto anche vicino... era una persona sulla 40ina piu' alto di me, carnagione olivastra e capelli scuri, corti corti". Il diario clinico e' firmato da Amenta, necessariamente presente durante la visita LF. Sicuramente provata la responsabilita' penale: firma del diario, presenza del medico, descrizione fisica del medico, quali emergono dalla foto nr 9. Evidentemente nessun dubbio sul concorso morale anche nell'ingiuria. [...] Si chiede quinid la penale affermazione dell'imputato.
capo 120: contestazione a Zaccardi Marilena di ingiure in danno di VS per averle detto che puzzava come un cane. Viene arrestata alla diaz. [...] Nella sua querela: "prima di mandarci al carcere ci fecero una visita medica. mentre aspettavo usciva una dottoressa completamente infuriata, dicendo che puzzavamo come cani e non voleva piu' visitare nessuna di noi". VS in aula: "nella visita medica mi sono dovuta spogliare, c'erano sei persone, c'era il medico nella stanza, e altre persone." Precedentemente aveva spiegato di essere stata condota in una stanza dovea veva dovuto fermare dei fogli e di essere stata messa in attesa fuori dall'infermeria. Mentre era in attesa aveva visto uscire dalla sala degli arrestati, e poi: "era uscita una dr.ssa non mi ricordo se con il camice, ha gridato anche a me che puzzavamo come i cani". Abbiamo detto che sicuramente dal prospetto delle presenze l'imputata e' l'unico medico donna dopo mezzanotte di domencia. Sicuramente il diario clinico e' firmato dall'imputata. L'imputata non si e' sottoposta ad esame, ma aveva reso dichiarazioni in un interrogatorio, usabile contra se. Aveva respinto l'addebito, pero' aveva detto qualcosa di rilievo: "ricordo la visita VS, ricordo che in una occasione sbottai che c'erano cattivi odori nell'infermeria e feci aprire". La prova della penale responsabilita' e' formata: firma diario clinico, presenza in fascia oraria compatibile, testimonianza di VS. [...] Mi limito a dire che l'espressione era rivolta anche a lei ed era ben comprensibile. L'ufficio chiede l'affermazione della penal responsabilita' dell'imputata. 

[richiesta pene]

A: (Petruzziello) prima di arrivare alle richieste qualche considerazione generale, sui criteri tecnici e sulle pene contestate. Con riferimento ai fatti non possiamo che ribadire l'estrema gravita' degli stessi: si sono verificati una pluralita' di comportamenti vessatori, perduranti in tutti i giorni e con pluralita' di comportamenti in danno della stessa persona durante la sua permanenza. COmportamenti pesantemente dolosi con la volonta' di vessare le persone presenti nel sito proprio per quello che rappresentavano e che avevano fatto. Non e' compito dei pm dare una lettura sociologica, noi ne abbiamo dato uan lettura giuridica interpretando le risultanze della istruttoria. Il processo ha provato che in quei giorni si e' verificata a bolzaneto una grave compromissione dei diritti fondamentali delle persone presente, e che i capi di quella struttura hanno permesso e consentito che cio' accadesse. Per noi e' particolarmente grave il concorso morale, l'atteggiamento di tolleranza e di mancato dissenso, perche' questo ha rafforzato le azioni dei diretti esecutori materiali che il senso di impunita' che cresceva mano a mano nei giorni. Abbiamo affrontato il tema della tortura e del comportamento inumano e degradante. Abbiamo visto che la tortura e' stata molto vicina a bolzaneto, si sono verificate una serie di sofferenze fisiche e morali continuate, dettate da due dei peggiori fini che la dottrina indica nei comportamenti disumani e degradanti, il fine di intimidazione e costrizione e quello di discriminazione. [...] La finalita' di discriminazione e la finalita' di costrizione e umiliazione e' stata particolarmente pregnante. E' stato un segnale bolzaneto, di come questi fatti si possano verificare anche in ordinamenti democratici. Non c'e' emergenza e non c'e' giustificazione: si era lontani dagli scontri di piazzi, non c'era necessita' di compierli, erano privati della liberta', e non hanno mai dato atto di resistenza o altro. Meritavano il rispetto dei diritti di una persona, anche detenuta. Sono passati oltre 200 testimoni che sono stati ristretti a bolzaneto, giovani, vecchi, uomini, donne, di ogni profesisone e di ogni tipo; tante sono le immagini di questo processo, c'e' solo l'imbarazzo della scelta, alcune eclatanti, los trappo della mano di AG, le umiliazioni, le insulti razzisti, il pestaggio dell'arto artificiali. Ci piace anche ricordare FF, un insegnante, un po' piu' maturo che ha rivendicato il suo diritto di avvisare i familiari e il rispetto della sua persona ed e' stato deriso; e D. che dalla cella continuava a rivendicare l'intervento di un giudice. [...]
Ribadiamo che a nostro avviso il processo ha provato un'estrema gravita' dei fatti che si sono verificati a bolzaneto, e in particolare perche' commessi da pubblici ufficiali e da ufficiali di PG che avevano il compito non solo di non compiere gli atti ma di evitare che accadessero. Riteniamo che gli imputati non siano meritevoli delle generiche per questo, anceh se incensurati, a parte un caso. L'elemento dell'incensuratezza a fronte della gravita' dei fatti e della loro reiterazione non puo' caratterizzare il compito. Anzi un pubblico ufficiale deve essere incensurato, e questo dato non puo' essere sufficiente a concedere le attenuanti. Allora facendo questa valutazione complessiva non possiamo che riportarci alla gravita e alla reiterazione dei reati commessi. Appare evidente un duplice tradimento: la violazione dei doveri del proprio ruolo ha tradito la dfiducia che viene riposta eni pubblici ufficiali, e ilk tradimento dell'onore del corpo di cui fanno parte e che era dato in dote a queste persone. Tantissime delle persone offese erano straniere, e gli imputati hanno rappresentato le istituzioni del nostro paese agli occhi di queste p.o. L'unica eccezione per le attenuanti e' quelal dei membri dell'ufficio matricola: sicuramente abbiamo la gravita' del titolo di reato, uno dei piu' gravi contestati, e non trascuriamo il fatto che per le perosne della diaz questo elemento e' stato un ulteriore disagio, ma e' anche vero ceh l'istruttoria dibattimentale ha provato che la volonta' era diversa dagli altri. Non ci sono stati episodi di violenza in matricola, e che il falso e' stato determinato dalla volotna' di velocizzare le operaizoni piu' che peraltro.
Per la graduazione delle pene: sono piu' gravi i reati commessi dai livelli apicali, erano le persone con gradi piu' alti, erano le persone che di piu' dovevano fare per far rispettare i diritti delle persone. Di questo si deve tenere conto. In ordine di gravita' vengono poi le pene chieste per le persone incaricate della vigilanza: con riferimento a costoro rileviamo che l'istruttoria ha rilevato che la situazione del sabato fu peggiore di quella del venerdi', senza dbbi, sia per il numero di persone che per il tipo di comportamenti, piu' gravi il sabato. [...] E cosi' nell'ambito del sabato sono piu' gravi per coloro che hanno operato nel secondo turno che non nella parte iniziale. Presentiamo richieste di pena piu' elevati per gli incaricati di vigilanza del secondo turno del sabato rispetto al rpimo turno dello stesso giorno, e cosi' per quanto riguarda il venerdi', piu' elevate per MAida rispetto a Valerio. In ordine decrescente avevamo individuato il livello intermedio: in questo caso stessa valutazione, piu'ì grave per gli appartenenti del contingente di Braini rispetto a Barucco, cosi' quelli di Maida rispetto a quelli di Valerio.
Esecutori materiali: abbiamo considerato i reati meno gravi, salvo alcuni, perche' sono episodi singoli e non protratti nel tempo. sicuramente gravi e dannosi, ma meno gravi perche' hanno inciso meno sul trattamento complessivo. Ovviamente ogni singolo caso e' diverso, e ci limitiamo a ricordare che un fatto grave e' quello di Incoronato [...] anche perche' nel contesto di una attivita' molto aggressiva, mentre per Cerasuolo e' stata considerato particolarmente grave l'abuso di ufficio. Di gravita' non comune per la gratuita' e la crudelta' delle condotta e' il fatto attribuito a Pigozzi, los trappo della mano di AG.
Con riferimento alle persone dell'area matricola chiediamo pene uguali per tutti, equiparando tutti allo stesso livello di gravita'
Con riferimento all'infermeria gli abusi dei medici li abbiamo considerato tanto gravi che quelli dei livelli apicali delle ffoo, questo perche' e' stato particolarmente forte la vessazione di dover subire determinati fatti in una infermeria. Riteniamo quindi che per i medici sarebbe stato piu' facile prendere le distanze e intervenire. Riteniamo che la disumanita' deliberata mostrata dai medici sia piu' grave di quella delle ffoo. Per toccafondi ancora piu' grave in quanto coordinatore.
Con riferimento alla continuazione: si e' ritenuto sussistente per tutti i reati attribuiti a ciascun imputato, alla luce della continuita' dei comportaenti nei giorni e nei luoghi. Abbiamo seguito il criterio indicato dalla cassazione che nella scelta del reato piu' grave si possa scegliere il reato piu' grave in concreto, quindi come reato per la pena base abbiamo sempre scelto 323 e 608 cp. Quando erano contestati entrambi abbiamo ritenuto di applicare un aumenot per la continuazione molto consistente proprio perche' era fondante del comportamento generale. (9 mesi) Con riferimento al trattamento vessatorio complessivo abbiamo applicato la continuazione per gugliotta piu' consistente (1 anno e 8 mesi) rispetto agli altri. Per il resto abbiamo seguito criteri uniformi:mesi 2 e gg 15 per violenza privata, 1 mese per le lesioni e percosse, 20 gg per ingiuria, 25 gg per minaccia).
Per l'infermeria abbiamo calcolato come base l'abuso, tranne per Sciandra.
Con riferimento ai benefici: nonostante cio' che abbiamo detto l'ufficio ritiene che per gli imputati per cui la pena e' inferiore ai due anni possa essere fatta una prognosi di non recidivita'. Questo perche' ci riportiamo alla peculiarita' dei fatti storici di questo processo: si sono create condizioni oggettive che sono per fortuna difficilmente ripetibili [...] 

Perugini Alessandro: capo 1-2, continuazione, anni 3 e mesi 6. pena accessoria di interdizione temporanea di pubblici uffici per anni 5. assoluzione per capi 3-4-5
Poggi Anna: capi 6-7, continuazione, anni 3 e mesi 6. pena accessoria di interdizione temporanea di pubblici uffici per anni 5.
Doria Oronzo: capi 12-13, continuazione, anni 3 e mesi 6. pena accessoria di interdizione temporanea di pubblici uffici per anni 5.
Cimino Ernesto: capi 14-15, continuazione, anni 3 e mesi 6. pena accessoria di interdizione temporanea di pubblici uffici per anni 5.
Pelliccia Bruno: capi 16-17, continuazione, anni 3 e mesi 6. pena accessoria di interdizione temporanea di pubblici uffici per anni 5.
Gugliotta Antonio Biagio: capi 18-19-20-21-22-23-24-25, continuazione, anni 5 mesi 8 giorni 5. pena accessoria di interdizione perpetua dai pubblici uffici, e interdizione legale durante espiazione della pena
Valerio Franco: capo 26, anni 1 e mesi 3, condizionale.
Maida Daniela: capi 27-28, continuazione, anni 2 mesi 6.
Braini Giammarco: capi 29-30, continuazione, anni 2 mesi 9.
Barrucco Piermatteo: capi 31-32, continuazione, anni 2 mesi 6.
Tarascio Aldo: capo 33, mesi 9, condizionale.
Talu Antonello: capo 34, mesi 9, condizionale.
Arecco Matilde: capo 35, anni 1, condizionale.
Parisi Natale: capo 36, anni 1, condizionale.
Turco Mario: capo 37, anni 1, condizionale.
Ubaldi Paolo: capo 38, anni 1, condizionale.
Piscitelli Maurizio: capo 39, anni 1, condizionale.
Multineddu Antonio Gravino: capo 40, anni 1, condizionale.
Russo Giovanni: capo 41, anni 1, condizionale.
FUrcas Corrado: capo 42, anni 1, condizionale.
Serroni Giuseppe: capo 43, anni 1 mesi 3, condizionale.
Foniciello Mario: capo 44, anni 1 mesi 3, condizionale.
Avoledo Reinhard: capo 45, anni 1 mesi 3, condizionale.
Pintus Giovanni: capo 46, anni 1 mesi 3, condizionale.
Romeo Pietro: capo 47, anni 1 mesi 3, condizionale.
Mura Ignazio: capo 48, anni 1 mesi 3, condizionale.
Mancini Diana: capo 50, mesi 6, condizionale.
Salomone Massimo: capi 51, mesi 7, condizionale. assoluzione per capi 52-53.
Gaetano Antonello: capi 54-55-56, continuazione, anni 1 mesi 4, condizionale.
Pigozzi Massimo Luigi: capo 57, anni 3 mesi 11, pena accessoria di interdizione temporanea di pubblici uffici per anni 5.
Amadei Barbara: capi 59-60-61, continuazione, mesi 10 giorni 20, condizionale. assoluzione per capo 62
Cerasuolo Daniela: capi 64, mesi 8, condizionale. assoluzione per capo 65.
Incoronato Alfredo: capo 66, anni 1, condizionale.
Patrizi Giuliano: capo 68, mesi 7, condizionale.
Fornasiere Giuseppe: assoluzione per capo 69.
Tolomeo Francesco Paolo Baldassarre: capo 70, attenuanti prevalenti, mesi 9, condizionale.
Nurchis Egidio: capi 71-72-73-74-75, continuazione, attenuanti prevalenti, mesi 9, condizionale.
Mulas Marcello: capi 76-77, continuazione, attenuanti prevalenti, mesi 9, condizionale.
Amoroso Giovanni: capi 79-80-81, continuazione, attenuanti prevalenti, mesi 9, condizionale.
Sabia Colucci Michele: capi 82-83, continuazione, attenuanti prevalenti, mesi 9, condizionale.
Toccafondi Giacomo Vincenzo: capi 84(e 87)-85-86-90-91-92-93-95-97-98-103, continuazione, anni 3 mesi 6 giorni 25. pena accessoria interdizione temporanea dai pubblici uffici per anni 5. assoluzione per 88-89-94-96-99-100.
Amenta Aldo: capi 104-105-106-108-110-111, continuazione, anni 2 mesi 8 giorni 15. assoluzione per capi 107-109.
Mazzoleni Adriana: capo 112, anni 2 mesi 3.
Sciandra Sonia: capi 113-114-115-116, continuazione, anni 2 mesi 8 giorni 25. assoluzione per capi 117-118.
Zaccardi Marilena: capi 119-120, continuazione, anni 2 mesi 3 giorni 20.

Un'ultima considerazione: tutti i reati sono stati commessi prima del maggio 2006 e rientrano nell'ambito di applicazione dell'indulto. Le pene inflitte dovranno essere condonate fino ai 3 anni. Riconfermiamo le richieste di trasmissione atti ai sensi del 372 cp (falsa testimonianza). Grazie

[ parti civili ]

C: (Bigliazzi) comincio anche io molto brevemente imitando indegnamente i ringraziamenti del dr. Molisani, felicitandomi dell'arrivo alla conclusione di primo grado di questo processo, e anche con i colleghi della difesa con i quali il rapporto e' sempre stato leale e mai sopra le righe.
Do alcuni numeri di questo processo: citati da pm e parti civili 209 testi, di cui 188 fermati e 21 arrestati. Di queste parti offese quante erano gia' archiviate o assolte e' un dato importante sulla credibilita'... e' chiaro che avrebbero potuto anche essere tutti condannati e cmq dare la loro versione dei fatti... siamo di fronti a p.o. che erano li' e a giustizia accertata non avevano commesso alcun reato: i 71 della diaz tutti archiviati, dei 177 degli altri giorni solo 38 sono da processare, gli altri sono archiviati o non processati. Quindi la questione del pregiudizio nei confronti delle ffoo non e' realistica.
Voglio analizzare alcuni testi p.o. citate dagli imputati, in particolare dall'avvocato Orefice: ne sono stati sentiti 17. Testimonianze particolarmente significative, perche' il tentativo era evidentemente quello di fare emergere delle contraddizioni da testimoni che non avevano avuto contatti con alcun avvocato e con altri testi. L'idea era quello di cercare di rompere il meccanismo di credibilita', legittimo, ma e' successo il contrario, dato che proprio questi testi hanno riscontrato i testimoni gia' venuti in aula. [...] 7 di questi erano passati da Bolzaneto venerdi' mattina, raccontando che non gli era successo nulla. A maggior riprova che le p.o. se non e' successo nulla, non si inventano circostanze. [...] [ continua ad analizzare di come quello che avviene da venerdi' pomeriggio in poi si va aggravando, con testimonianze che riscontrano non solo il clima ma episodi specifici ]
[...]
Tutti i testi citati dagli imputati hanno riscontrato le situazioni. Poi ci sono altri tre testi particolari, completamente disomogenei dal punto di vista politico e culturale. C. e' quello che hanno preso lungo la strada, che diceva "sono anche di forza italia", e mentre stava andando a lavorare e' finito a bolzaneto per sbaglio. Diceva: tutto quello che mi facevano dire facevo, stavo li', dicevo quello che mi chiedevano di dire, cercavo di non farmi notare. Era terrorizzato, tanto di aver raccontato di aver vomitato bile: anche questo riscontrato da altre testimonianze. [...] Ugualemente BM, anche lui era venuto a cercare una amica della fidanzata, politicamente sta proprio altrove, tanto che qualcuno l'ha riconosciuto che diceva "quando allo stadio inneggiamo al duce ci denunciate, e qui mi obbligate a farlo?"... anche lui ha raccontato i meccanismi noti... Poi S., giornalista della gazzetta della venaria, un giornale minimo ma di destra, che racconta la situazione analoga a quelle raccontate da altri: crisi di pianto, violenze, e ci racconta che ancora adesso soffre di agitazione in certe situazioni. Anche lui riscontra la situazione di terrore, senza vizio "ideologico". Queste tre persone al di fuori del punto di vista ideologico, rischiano di aver sofferto anche di piu' della situazione. [...]
Ancora due parole sulla credibilita': faccio riferimento agli episodi relativi all'infermiere Poggi raccontati da SA e PG, che raccontano di aver conosciuto l'infermiere in dibattiti pubblici. Anche qui c'e' la totale buona fede delle p.o., dato che SA racconta che il capo di imputazione per Toccafondi era un episodio da attribuire a Poggi, senza timore. Ugualmente PG con sincerita' quando aveva riconosciuto in fotografia per l'episodio di derisione che aveva subito tra la foto di Toccafondi e Poggi, ha detto anche di averlo visto a un dibattito ma a bolzaneto non l'avevo mai visto... [...]
[...]
Faccio un piccolo viaggio di un detenuto a Bolzaneto, breve ma intenso. La cosa clamorosa e singificativa e' il fatto che la situazione di violenza era generalizzata e diffusa in tutti i luoghi. Si entrava e c'era il comitato di accoglienza, appena entrati. Poi si entrava e nel corridoio e sappiamo cosa sono i passaggi nel corridoio. Poi le celle: posizione di stazionamento, insulti, sputi, percosse. Poi gli accompagnamenti ai bagni. Poi gli uffici: la matricola, la trattazione atti, e via dicendo. Poi l'infermeria: non ne parliamo neanche, di una gravita' sconvolgente. Mi permetto di escludere la polizia scientifica dai cattivi: guarda caso in quel palazzo non e' successo nulla. [...] Mi chiedo: dove stavano gli imputati? Dove stavano? Perche' fisicamente tutti ci dicono che non c'erano, che non sapevano, che se c'erano dormivano. Perugini e Poggi stavano nell'ufficio trattazione atti, un ufficio i cui sono avvenuti atti di violenza, e guarda caso loro non ci sono mai. Poi c'e' la finsestra che da sul cortile, ma non hanno visto niente. Sono stati nei corridoi e non hanno visto nulla. [...] Non parlo neppure di GUgliotta che era in mezzo nel corridoio e partecipava attivamente. Cimino e Pelliccia, non davano botte, ma stavano nella stanzetta a guardare la televisione, poi uscivano e facevano l'accompagnaemnto. Erano nella stanza li' in mezzo e non sentivano nulla a parte la televisione. Quelli della vigilanza erano li'. Doria praticamente stava sempre allo spaccio, e non da solo, anche i cc mandavano solo la truppa avanti. [...] Io una battuta la voglio fare: Doria interviene solo su Agati, la domenica mattina, proprio quando si rompe l'orologio di TM che ha una gamba artificiale e viene picchiato. Qualcuno ci ha detto che "a quello che stava facendo quella roba li'" di lasciare perdere che ti crea dei guai: non e' che uno e' intervenuto per far smettere le violenze, ma perche' c'era un episodio particolarmente grave. [...] Guarda caso poi viene mandato in ospedale dove ci sono gli arrestati della diaz... che caso, no? [...]
Concludo pero' con un piccolo pezzo che voglio leggere perche' e' una cosa che moralmente mi ha toccato. Abbiamo visto tanti episodi di violenza, ma ce n'e' uno meno fisicamente grave, ma dal punto di vista della perosna che l'hanno commesso e' molto piu' grave. A. e' quel ragazzo nano di napoli: "e' 45 minuti che dovevo andare in bagno, allora mi sono fatto coraggio, ho detto di avere un attacco di diarrea"; mentre lo accompagnano: "il poliziotto mi ha preso mi ha fatto mettere le mani sulla testa, mi teneva la mano sulla testa [...] al ritorno mi hanno rimesso con le mani sulla testa, le mani del poliziotto sopra la mia, e sempre tipo joystick mi hanno accompagnato".... Questa immagine e' rivoltante... [...]
[...]

C: (Rocca) [missing]
C: (Guiglia) [missing]
C: (Novaro) [missing]
 

(trascrizione tratta da www.supportolegale.org)


http://www.supportolegale.org/?q=taxonomy/term/8