Una centrale nucleare, forse vale la pena di chiarirlo
subito, qualsiasi cosa le succeda, non può 'esplodere' come una
bomba atomica. Per farlo, dovrebbe essere alimentata
con uranio, o plutonio, arricchiti in modo molto elevato dell'isotopo
(una particolare conformazione degli atomi di queste
sostanze) atto a provocare una reazione esplosiva. Ciò non significa
che gli incidenti che le riguardano non possano essere
gravi. L'incidente più temuto è la cosiddetta "fusione del
nocciolo",
per evitare il quale si sta lottando nella centrale
nipponica di Fukushima. Vediamo perché è così pericoloso.
Una centrale termica per la produzione di energia elettrica
funziona come un fornello acceso sotto un pentolone
d'acqua calda (si pensa che dalla fine dell'Ottocento
siamo usciti dalla "civiltà del vapore", ma non è del tutto
vero).
L'acqua calda genera vapore e il vapore viene utilizzato
per far ruotare turbine le quali, a loro volta, generano elettricità
in base all'effetto dinamo. Per scaldare l'acqua (o
qualche altro fluido adatto alla bisogna) si possono usare petrolio, carbone,
gas, biomasse o qualsiasi altra cosa che, bruciando,
liberi abbastanza calore. Nelle centrali nucleari non si brucia nulla
(per questo non liberano fumi pestilenziali): il calore
viene generato da una proprietà particolare di un isotopo dell'uranio,
quella di essere radioattivo. Gli atomi delle sostanze
radioattive liberano particelle che si diffondono all'e urtano altre particelle:
da questo processo si sprigiona energia che si libera come calore. In natura
questo avviene diffusamente,
ma le concentrazioni degli elementi radioattivi sono
troppo basse perché il calore generato sia avvertibile altro che
con strumenti sensibilissimi. Gli scienziati hanno
trovato tuttavia tracce che in epoche molto remote, in alcuni luoghi
(per esempio un giacimento minenario nel Gabon) si
verificò una reazione nucleare autosostentata che generò
calore sufficiente
a far fondere le rocce.Nel nocciolo di una centrale
nucleare gli effetti della reazione nucleare legata alla radioattività
dell'uranio
vengono controllati impiegando un complesso sistema
ingegneristico. L'uranio viene conformato in barre che vengono calate
nel nucleo attraverso una griglia in genere cilindrica
mediante dispositivi meccanici che fanno scendere o salire ogni
singola barra. Le sbarre sono inguainate in schermi
di sostanze (zirconio, berillio o altre) che bloccano le radiazioni, e
fra
una barra e l'altra si usano schermi che possono essere
alzati o abbassati fatti di altre sostanze atte a bloccare le radiazioni.
In questo modo, la quantità di calore generata
viene messa sotto controllo. Inoltre, si dispongono complessi impianti
di raffreddamento attraverso i quali si fanno circolare, con pompe idrauliche,
fluidi (in genere sodio) che assorbono il calore in eccesso.Tutti questi
sistemi funzionano elettricamente: questo significa che se la loro alimentazione
si blocca per un incidente
di qualche tipo (e un terremoto di quasi nove gradi
Richter è qualcosa di più di un incidente), va a farsi benedire
ogni genere
di controllo sul calore sprigionato dal nocciolo della
centrale nucleare. Il risultato è che, se non si prendono provvedimenti
per raffreddare il tutto, il nocciolo finisce per
fondersi. Nella storia, la fusione del nocciolo è avvenuta una sola
volta, nel 1986 a Chernobyl, quando una procedura malaccorta mise fuori
uso i sistemi di raffreddamento e controllo. Qualche anno prima, nel 1979
a Three Mile Island negli Usa, la fusione totale del nocciolo venne evitata
all'ultimo momento (si fuse soltanto il 25 per cento). Nel caso di Chernobyl
l'incidente fu di particolare gravità perché la centrale
era a "cielo aperto", vale a dire che il nocciolo non era chiuso in una
gabbia di contenimento. In genere il nucleo di una centrale nucleare è
chiuso in un contenitore in acciaio, e quest'ultimo a sua volta è
racchiuso in un pesante "cubo" di cemento armato. Quest'ultimo accorgimento
a Chernobyl mancava, per cui quando esplosero i tubi
degli impianti idraulici di raffreddamento in seguito alla pressione provocata
dal calore eccessivo, ci fu una dispersione nell'atmosfera di grandi quantità
di sostanze radioattive.Il cubo di contenimento dei reattori di Fukushima-1,
al momento, sembrano avere resistito anche se sull'argomento le notizie
sono contrastanti e difficili da verificare. Il problema
è che, nel caso il nucleo dovesse fondersi, i reattori si trasfomeranno
in sarcofaghi perpetui in cui è chiusa una
massa informe di metallo fortemente radioattivo, inavvicinabile e intrattabile.
Questo, in pratica per l'eternità: occorrono
milioni di anni perché la radioattività naturale dell'uranio
si estingua naturalmente.
Il rischio più grave è che, nel corso
delle procedure per domare il reattore di Fukushima si verifichi qualche
ulteriore incidente
di tipo esplosivo, a causa della pressione soverchiante
o dell'idrogeno che si sviluppa per reazioni incontrollabili, e che
questo liberi nell'atmosfera grandi quantità
di materiale radioattivo. Per questo, al fine di raffreddare il nocciolo,
i giapponesi
stanno ricorrendo a ogni mezzo possibile, compreso
l'impiego di acqua di mare (assai rischioso, perché è altamente
corrosiva).
Se ci riusciranno, alla fine si avrà un vero
e proprio monumento all'atomo:
un grande cubo di cemento e acciaio dal cuore altamente
radioattivo, che dovrà essere continuamente controllato
per evitare si fessuri o si rompa, provocando un disastro
ambientale che è impossibile da quantificare.
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