ROMA 1 giugno 2010- "Non c'è mai stato da parte mia il sostegno all'evasione fiscale", afferma Silvio Berlusconi nel monologo telefonico a Ballarò 1, accusando il vicedirettore di Repubblica Massimo Giannini di "mentire spudoratamente" quando ricorda che in passato il premier ha giustificato gli evasori. Ma i resoconti parlamentari e i lanci di agenzia raccontano una realtà diversa da quella ricostruita dal presidente del Consiglio.
La moralità degli evasori.
Nel 2004 Berlusconi è alla guida del suo secondo
governo quando per la prima volta si arrischia a parlare di "moralità
dell'evasione". Nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi , il
17 febbraio di quell'anno, il presidente del Consiglio afferma testualmente:
''Se si chiede una pressione del 50% ognuno si sentirà moralmente
autorizzato ad evadere''. Secondo quanto riporta l'agenzia Ansa, Berlusconi
annuncia l'intenzione del suo esecutivo, peraltro mai tradotta in atto,
di introdurre due sole aliquote fiscali, al 22 e al 33%. ''Se chiediamo
ai cittadini di pagare il 33% di tasse", argomenta il premier, "tutti si
convinceranno che è giusto e doveroso, che è corretto pagare
per i servizi che ottiene''. Le parole di Berlusconi scatenano subito reazioni
e polemiche, ma il Cavaliere non torna sui suoi passi, anzi il giorno seguente,
ai microfoni di Radio Anch'io, su Rai Radio1, rincara la dose: la "giustificazione
morale" dell'evasione, afferma, è una verità insita nel "diritto
naturale".
Gli attacchi a Visco "l'inquisitore".
Passano due anni e il 2 agosto 2006 Berlusconi, stavolta
in qualità di capo dell'opposizione, prende la parola a Montecitorio
dove si vota la fiducia al governo Prodi su fisco e liberalizzazioni. Il
leader di Forza Italia tuona contro le misure ideate dall'allora ministro
delle Finanze per la lotta all'evasione: ''Visco vuole il controllo totale
dei contribuenti" attacca. "Il suo motto, per citare il filosofo Michel
Foucault, è sorvegliare e punire. Lo Stato diventa un grande inquisitore"
continua Berlusconi. "Si arriverà a una schedatura invasiva e totale,
come mai si è visto finora in una democrazia liberale''.
| L'ex premier interviene alla Camera:
"Parlamento esautorato"
Poi si appella all'Unione: "Così non si va avanti, riannodare dialogo" Manovra Visco, Berlusconi: "Stato di polizia" Bersani: "Incita all'infedeltà fiscale" La replica del ministro per lo Sviluppo economico: "Una vergogna" ROMA -2 agosto 2006 "Sorvegliare e punire". Questa secondo Silvio Berlusconi la filosofia che ispira la manovra bis del governo. Il decreto, sul quale si vota la fiducia, introduce "una sorta di stato di polizia" ma soprattutto un "principio di tracciabilità del contribuente" e riduce lo Stato a "grande inquisitore" dei cittadini con una "schedatura totale come mai s'è visto in una democrazia liberale". Replica il ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani: "Berlusconi istiga all'infedeltà fiscale". E il viceministro dell'Economia, Vincenzo Visco: "L'ex premier mente sapendo di mentire". Intervento lancia in resta quello di Berlusconi alla Camera, ma se da un lato giudica l'operato del governo "preoccupante e pericoloso" e paventa "il rischio di esautorare il Parlamento", dall'altro auspica che venga ripreso "il filo del dialogo" e fa appello alle "persone di buon senso e buona volontà", così le chiama, rispondendo a chi gli chiede se non abbia già individuato, magari fra gli ex Dc della Margherita, un interlocutore. Alla fine, standing ovation: lui seduto, gli alleati dell'opposizione in piedi, lungo applauso e cori: "Po-po-po...". Gabelle, insprimenti fiscali, controllo dei contribuenti. Questi, osserva l'ex premier, gli elementi introdotti dal decreto: "Chi paga è naturalmente un malfattore costretto a provare la sua innocenza". Poi difende la politica fiscale del suo governo e "l'aumento delle entrate dell'erario" degli ultimi 5 anni, mentre le nuove disposizioni "comprimono riservatezza e libertà del singolo": "Un modo di operare preoccupante e pericoloso" dove "il furore ideologico prevale sul senso di responsabilità". Non si fa attendere la replica di Visco: "Da presidente del Consiglio faceva l'apologia degli evasori, da capo dell'opposizione lancia una campagna di propaganda per far apparire straordinaria l'introduzione in Italia di norme fiscali molto più garantiste di quelle che esistono in Paesi civilissimi. La verità è che Berlusconi non vuole la libertà di impresa nelle regole, ma la libertà di infrangere le regole". Gli fa eco Bersani, che giudica "una vergogna" che
ci sia "un'istigazione così violenta a una disabitudine alla fedeltà
fiscale. Trovo anche che al presidente Berlusconi sia sfuggito un particolare:
se stiamo incassando soldi in più per il fisco, non è per
le misure di Tremonti, ma perché abbiamo detto mai più un
condono". Quanto alle liberalizzazioni, "lui ha avuto 5 anni per fare liberalizzazioni
a cominciare da quelle del sistema radiotelevisivo, e si è dimenticato
di farle.
Ma l'ex premier insiste. "Un programma di liberalizzazioni serie prevede la rottura del monopolio sindacale, l'eliminazione dei privilegi delle cooperative e la privatizzazione delle utilities pubbliche". E' "una sorta di vendetta sociale spacciata come un provvedimento di liberalizzazione spuria, la cui parte più rilevante è dedicata alla tassazione. Le liberalizzazioni che toccano i settori strategici non sono state neppure immaginate". E qui l'"apertura al dialogo", che lascia capire come l'ex premier non abbia rinunciato affatto alle larghe intese. Su "un decreto legge che blinda una maggioranza in decomposizione varrebbe la pena di un confronto serio, ampio e approfondito, perché gli italiani si chiedono: quanto si può andare avanti così?". E avverte: se governo e maggioranza continueranno a
"esautorare il Parlamento" i cittadini "esprimeranno il loro dissenso in
piazza. Siamo stati sollecitati dai nostri elettori a portare la protesta
nel Paese". Per questo, insiste, "ci auguriamo che il filo di un dialogo
sulle emergenze del Paese possa essere ripreso. Gli appelli del capo dello
Stato vanno in questa direzione. Se ci sono persone di buon senso e buona
volontà, si facciano avanti".
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Lo Stato criminogeno e il diritto naturale.
Siamo infine al 2 aprile 2008. Alla vigilia delle
elezioni che lo riporteranno a Palazzo Chigi, Berlusconi parla al convegno
dei costruttori dell'Ance 4. Il concetto è sempre lo stesso: il
prelievo fiscale corretto si aggira intorno a un terzo del reddito. Se
invece le ''tasse sono tra il 50 e il 60% è troppo, e così
è giustificato mettere in atto l'elusione o l'evasione''. "Berlusconi
giustifica gli evasori", titolano siti internet e tg, e allora il Cavaliere
se la prende con "le agenzie di sinistra" che avrebbero male interpretato
le sue parole. La smentita, però, non c'è, anzi: secondo
Berlusconi è lo Stato ad essere "criminogeno": "In tutti noi", argomenta,
"c'è una norma del diritto naturale per la quale, se ci si chiede
di pagare il doppio delle imposte, questo è qualcosa che può
essere ritenuto ingiusto e che può indurre qualcuno a sentirsi autorizzato
a non pagare le tasse".
| Berlusconi: Se m' intercettano
ancora espatrio
Repubblica — 03 aprile 2008 pagina 9 sezione: POLITICA INTERNA GIANLUCA LUZI ANCONA - «Veltroni è un
signore belloccio, diplomato in fiction. Ma il re ormai è nudo,
gli italiani non si faranno incantare». Nel forcing finale della
corsa elettorale Berlusconi sfida il centrosinistra nella tana del lupo.
Ma prima di arrivare aveva già lanciato a Roma un paio di dichiarazioni
di quelle che fanno polemica. «Io continuo a usare il mio telefonino
con la più ampia libertà, ma se escono di nuovo fuori delle
registrazioni, lascio questo paese», aveva avvertito presentando
all' Ance il suo progetto sulle intercettazioni «che saranno possibili
solo nell' ambito delle indagini sul terrorismo e sulla criminalità
organizzata. Per il resto, vale la privacy, in linea con la giurisprudenza
europea». Quanto alle sanzioni «sono previsti 5 anni a chi
le fa, 5 anni a chi le diffonde e multe salate agli editori che le pubblicano».
Sistemate le intercettazioni, Berlusconi ha rispolverato un vecchio cavallo
di battaglia delle precedenti elezioni che in questa campagna elettorale
ancora non aveva tirato fuori. Anzi finora si era scagliato contro gli
evasori fiscali. Ieri li ha «un po' giustificati», come ai
vecchi tempi. «C' è una norma di diritto naturale - ha detto
- se lo Stato ti chiede un terzo di quanto guadagni, allora la tassazione
ti appare una cosa giusta, ma se ti chiede il 50-60% di ciò che
guadagni, come accade per molte imprese, ti sembra una cosa indebita e
ti senti anche un po' giustificato a mettere in atto procedure di elusione
e a volte anche di evasione». Più tardi, dal palco di Ancona,
ha in qualche modo cercato di ridimensionare la portata della «giustificazione».
«L' evasione è sempre ingiusta, - ha precisato calcando sulla
parola «sempre» - ma a volte lo Stato tende ad essere criminogeno
e tende a far sentire i cittadini autorizzati a non pagare le tasse che
ritengono ingiuste. Quindi - ha aggiunto - aliquote giuste, contribuenti
onesti». La pioggia flagella la folla rinforzata dall' arrivo di
una cinquantina di pullman da tutta la regione. «Piove governo ladro»,
scherza il Cavaliere, ma tanto nessuno se ne va e Berlusconi premia tanta
fedeltà con l' »investitura» che celebra solo nei comizi
più caldi: con un ideale «spadone» nomina tutti «missionari
della verità e della libertà», e dopo aver snocciolato
la classica serie di «volete voi essere ancora governati da questa
sinistra?», a cui aggiunge un inedito «ne avete abbastanza
delle cooperative rosse?», congeda tutti con la missione: «E
adesso tutti a casa a convincere gli infedeli». Che non sono «i
comunisti», ma gli elettori dell' Udc. L' argomento è quello
classico: «Ogni voto dato ai piccoli partiti è sottratto al
Pdl e disperso perché nessun altro riuscirà a superare la
soglia di sbarramento alla Camera e soprattutto al Senato. Quindi è
un voto regalato alla sinistra e a Veltroni». Ma Casini tira dritto
e si rivolge ai suoi elettori. «Faccio un appello per il Senato,
dove in molte Regioni possiamo superare l' 8%». Quanto alle «porte
aperte, apertissime» di Berlusconi dopo il voto, il leader dell'
Udc rimane fermo sulla posizione: «Le alleanze si fanno prima del
voto e non dopo». L' insistenza di Berlusconi sul «voto utile»
rivela che il rischio di un risultato deludente, almeno al Senato, c' è.
E il leader del Pdl comincia a mettere le mani avanti: «Serve una
vasta maggioranza perché non potremo operare con un margine di pochi
senatori, anche perché la sinistra avrà dalla sua i senatori
a vita. Tutti, proprio tutti i sondaggi, ci dicono che abbiamo 8-10 punti
di vantaggio su Veltroni e quindi dovremmo raggiungere la vittoria, salvo
la possibilità di brogli che dobbiamo sconfiggere».
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BALLARO' 1 giugno 2010
Berlusconi in tv "Mai sostenuta
evasione fiscale"
Il premier chiama in diretta dopo l'intervento del
vicedirettore Massimo Giannini che ricordava la frase del premier: "Evadere
in Italia è inevitabile": "Non è accettabile sentire in una
Tv di Stato certe menzogne". Floris gli ribatte: "Inaccettabile che si
inizi un dialogo ma poi si insulti e si butti giù il telefono prima
che arrivi la risposta". Le repliche di Giannini e Pagnoncelli, i testi
originali delle agenzie
ROMA 1 giugno 2010- Berlusconi polemizza con Repubblica per telefono, in diretta tv. Poi butta giù, senza attendere la replica. A Ballarò il presidente del Consiglio chiama subito dopo l'intervento del vicedirettore del nostro giornale, Massimo Giannini, che stava criticando la politica del governo contro la lotta all'evasione affermando che il capo del governo aveva detto, ai tempi del governo Prodi, che 'evadere in Italia e' inevitabile" (in coda i lanci dell'agenzia Ansa che riportavano le dichiarazioni di Berlusconi).
"Vorrei dire che il giornalista di Repubblica, Massimo Giannini, ha mentito spudoratamente: da parte mia non c'è mai stato un sostegno all'evasione fiscale", dice il premier. "Sono il primo contribuente d'Italia", scandisce. "Il mio governo ha aumentato gli introiti provenienti dall'evasione fiscale come il ministro Tremonti (ospite in studio, ndr) ha ricordato. Sono cresciuti di più, e questo decreto darà un altro colpo. Quindi - conclude il premier senza attendere la risposta e riattaccando il telefono - è menzogna assoluta dire, come è stato fatto, che io avrei in qualche modo giustificato e sostenuto l'evasione fiscale".
Berlusconi attacca poi i sondaggi di Ballarò sul gradimento degli italiani nei suoi confronti: "Sono sondaggi fasulli, ho in mano un sondaggio di Euromedia che dice che il 62% degli italiani sta col presidente del Consiglio e il mio governo ha un gradimento del 50%. Tanto vi dovevo perché non è accettabile sentire in una Tv di Stato certe menzogne". Subito dopo il premier ha riattaccato 'ripreso' dal conduttore della trasmissione, Giovanni Floris, che ha stigmatizzato il fatto che "ciò che veramente è inaccettabile in una televisione di Stato è che si inizi un dialogo ma poi si insulti e si butti giù il telefono prima che arrivi la risposta".
Ha preso poi la parola Nando Pagnoncelli, dell'Istituto Ipsos: "Noi siamo al di sopra delle parti, siamo perfino quotati in Borsa in Francia: se faccio sondaggi fasulli, vengo subito cacciato. Al presidente del Consiglio chiedo rispetto e dico solo: come giustifica la differenza fra i voti al suo partito e il gradimento che lui sostiene di avere?". E Massimo Giannini ha aggiunto: "Purtroppo il dialogo non è possibile, non mi colpisce l'insulto, noi di Repubblica siamo abituati. Vado al merito: mi dispiace di non aver portato con me i dispacci d'agenzia in cui il presidente del Consiglio giustificava l'evasione fiscale, ma posso confermare le sue parole".
"Berlusconi si ripete", commenta Vincenzo Vita, senatore Pd della commissione vigilanza Rai: "Telefona durante una trasmissione tv, strepita, accusa giornalisti e sondaggisti (se i sondaggi non coincidono con i suoi desideri e se i commenti non sono a lui favorevoli, ovviamente) poi butta giù il telefono. E' un comportamento inaccettabile: la tv pubblica non è casa sua. Se vuol parlare non crediamo proprio che gli manchino gli inviti in trasmissione (cominciando da Ballarò), altrimenti queste apparizioni telefoniche a cui solo a lui è concesso di parlare dovrebbe proprio evitarle per una questione di correttezza e - ce lo consenta - ormai anche di semplice educazione".
"Berlusconi fa un uso criminogeno del mezzo pubblico.
Si permette di intervenire in una trasmissione della Rai insultando ospiti
e giornalisti, senza accettare il contraddittorio. Si conferma un 'dittatorello'
che non gradisce chi non le pensa come lui e preferisce eliminare le voci
scomode. Ormai la misura è colma. Garimberti intervenga", si auspica
in una nota il portavoce dell'Italia dei Valori, Leoluca Orlando.
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Ecco i due lanci di agenzia Ansa
in cui Berlusconi giustifica l'evasione fiscale.
Il primo è del 2004,
il secondo è del 2008:
FISCO: BERLUSCONI, SE TASSE OLTRE 1/3 TI INGEGNI PER
ELUSIONE
PREMIER VISITA COMANDO GDF E SCHERZA, MA NON SIA RICAMBIATA...
(ANSA) - ROMA, 11 NOV 2004- ''Vi ringrazio per quel
che fate.
Agite con grande equilibrio e rispetto dei cittadini,
nei confronti di chi si vuole sottrarre ad un obbligo che qualche volta
si avverte come eccessivo...''. Con queste parole
Silvio Berlusconi ha esordito intervenendo alla cerimonia in occasione
dei 230 anni della Guardia di Finanza. ''C'e' una
norma di diritto naturale - ha aggiunto, rivolgendosi ai vertici delle
Fiamme Gialle - che dice che se lo Stato ti chiede un terzo di quello che
con tanta fatica hai guadagnato sembra una richiesta giusta e glielo dai
in cambio di servizi. Se ti chiede di piu' o molto di piu', c'e' una sopraffazione
dello Stato nei tuoi confronti e allora ti ingegni per trovare dei sistemi
elusivi o addirittura evasivi che senti in sintonia con il tuo intimo sentimento
di moralita' e che non ti fanno sentire colpevole''.
Berlusconi ha quindi espresso la sua
soddisfazione per il fatto di poter partecipare alla cerimonia alla Guardia
di
Finanza, alla quale partecipava anche il ministro
dell'Economia Domenico Siniscalco. ''Sono contento di essere qui per questa
visita speciale... Certo - ha detto con una battuta
- il sottoscritto non potrebbe dire altrettanto se fosse la Guardia
di Finanza a fargli visita a casa sua''. (ANSA)
TG 11-NOV-2004 15:00
FISCO: BERLUSCONI, SE TASSE A
50-60% EVASIONE GIUSTIFICATA
(ANSA) - ROMA -
2 APR 2008-
Il prelievo fiscale corretto si aggira intorno a un
terzo del reddito, se invece le tasse sono tra il 50 e 60 per cento
è troppo e così " è giustificato
mettere in atto l'elusione o l'evasione".
E' quanto ha affermato il leader del Pdl, Silvio Berlusconi,
nel corso del suo intervento all'Ance. (ANSA).
SCA-KYI/MEA 01-APR-2008 12:40
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Mai preso le parti di chi non paga le tasse |
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