Micromega" ha trovato il documento della commissione Montalcini che il ministro Moratti annunciò di voler seguire. Ma è stato "modificato"

Il 23 febbraio scorso il rapporto è pronto e viene consegnato al ministro che ne dà subito notizia e informa di averlo già trasmesso alla struttura amministrativa "affinché provveda ad integrare i piani di studio della scuola primaria e secondaria di primo grado in base alle riflessioni fornite".
Da questo momento, come testimonia la ricostruzione
di Micromega, le tracce si perdono, nessuno riesce più avere notizie,
fino alla scoperta della rivista: il documento esiste, ma è stato
modificato. Anzi, per la precisione, ne è stata fatta una seconda
versione. Tagliata, o - suggerisce Micromega - di fatto censurata in alcune
parti significative. Come quella che dice:
"Trascurare l'insegnamento dell'evoluzione, in favore
della quale esistono oggi molti fatti incontrovertibili e teorie molte
chiare, probabilmente ignorati dagli estensori delle nuove norme ministeriali,
sarebbe un errore intollerabile in una società che si ritiene civile".
Pubblichiamo i due documenti a confronto, tratti dall'ultimo numero di
Micromega con un articolo introduttivo che ricostruisce la vicenda.
Un giallo darwiniano al ministero
Perciò pubblichiamo qui la versione completa del documento prodotto dalla commissione «Darwin», unitamente ad alcuni significativi tagli (o, in italiano migliore, censure: li riportiamo tra parentesi quadre, in neretto) introdotti nella seconda, fantomatica versione di cui al ministero nessuno vuole assumersi la paternità. In tale versione un paragrafo (il secondo) è stato non già «tagliato», ma completamente rifatto e perciò riportiamo le due versioni una di seguito all’altra. La prima aveva per titolo «Lo studio dell’evoluzione», che diventa nel «fantasma» ministeriale «Insegnare l’evoluzione». Nella prima versione del paragrafo abbiamo segnalato in corsivo e tra parentesi quadre le parti più significative «cadute» nella seconda.
Rapporto conclusivo della commissione
‘Darwin’
– La ricerca delle nostre origini
è quel succo di dolce frutto che mantiene la soddisfazione nella
mente dei filosofi. Luca Pacioli, 1445-1517, ne «La Divina Proportione»
– In biologia nulla ha significato
se non alla luce dell’evoluzione. Th. Dobzhansky
Per uno scienziato moderno, il termine evoluzione
ha un unico e solo significato: la teoria della discendenza comune. E.
Mayr
– I Progetti Genomi rappresentano la documentazione
più ricca e la validazione più sicura dell’evoluzione biologica.
W. Gilbert, premio Nobel
– Con Darwin, Mendel e le teorie matematiche
del secolo XX, l’evoluzione biologica è fondamentalmente spiegata.
Ma l’uomo evolve anche culturalmente e per questo è importante ricordare
Lamarck. L.L. Cavalli Sforza
1. COMPITO DELLA COMMISSIONE
Questa Commissione è stata nominata
dal Ministro L. Moratti che nell’incontro di presentazione tenutosi al
MIUR il 16 giugno 2004, ne ha così specificato il compito: «dare
indicazioni su come modificare e integrare l’aspetto della teoria evoluzionistica.
… A questa prima parte seguiranno in modo continuativo proposte su come
insegnare la scienza.». La Commissione è presieduta dalla
senatrice a vita prof.a Rita Levi Montalcini, premio Nobel, e composta
dal prof. Carlo Rubbia, premio Nobel, dal prof. don Roberto Colombo e dal
prof. Vittorio Sgaramella.
La nomina della Commissione e il suo mandato,
formulato come sopra riportato, rappresentavano una risposta del MIUR alla
discussione pubblica stimolata dall’approvazione della legge del 28 marzo
2003, n. 53 (Delega al Governo per la Definizione delle Norme Generali
sull’Istruzione e dei Livelli Essenziali delle Prestazioni in Materia di
Istruzione e Formazione Professionale), e del Decreto Legislativo del 19
febbraio 2004, n. 59. (Definizione delle norme generali relative alla scuola
dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, a norma dell’art. 1 della
legge 53).
[La discussione seguita alla promulgazione di queste
norme era stata ampiamente ripresa dagli organi di informazione; tra la
fine di ottobre e l’inizio di novembre s’è tenuto anche un dibattito
parlamentare. In generale ne era emerso che ai fenomeni evolutivi della
biologia era stato dato un rilievo non solo per qualità e quantità
inadeguato alla loro importanza scientifica e culturale, ma anche ridotto
rispetto ai programmi precedenti. Il consenso generale era che la situazione
andava corretta.
Questa Commissione ha lavorato esaminando indicazioni
che emergevano dalla consultazione di una ricca letteratura, da colloqui
con esponenti del mondo della scuola e con scienziati esperti nel campo
specifico dell’evoluzione, dallo studio di documenti nazionali e internazionali
dedicati all’argomento e da riunioni con esperti.]
Ribadita la necessità di concentrare l’impegno iniziale sulla
parte dell’insegnamento specificamente dedicata all’evoluzione, ma rilevata
anche l’opportunità di non perdere di vista il suo raccordo con
il più ampio obiettivo assegnatole, la Commissione con il presente
documento elabora una serie di considerazioni generali e di suggerimenti
finalizzati ad integrare e modificare le Indicazioni nazionali contenute
nel DL n. 59. Più in particolare si augura che i suoi sforzi possano
aiutare la Scuola italiana a chiarire le basi dei principali e complessi
problemi che scienza e tecnologia pongono alla società moderna.
La Commissione spera che in tal modo la nostra Scuola possa rendere più
efficace la sua azione tesa a educare gli studenti, in modo da metterli
in grado di partecipare consapevolmente alla loro discussione come cittadini
e eventualmente alla loro soluzione come operatori della ricerca scientifica.
Tutti questi obiettivi devono anche tener conto del fatto che la
legge 53 prescrive che il sistema educativo di istruzione e di formazione
si articoli nella scuola dell’infanzia (triennale), in un 1° ciclo
(per ragazzi dai 6 ai 14 anni, ripartiti in scuola primaria, quinquennale,
e secondaria di 1° grado, triennale) e in un 2° ciclo (diversificato
in un sistema dei licei, quinquennale, e un sistema dell’istruzione e formazione
professionale, almeno quadriennale). Con questi strumenti la legge vuole
assicurare a «tutti il diritto all’istruzione e alla formazione per
almeno 12 anni e comunque sino al conseguimento di una qualifica entro
il 18° anno».
In considerazione del fatto che al termine del 1° ciclo ha inizio
un differenziamento dell’istruzione, con opzioni che vanno dai licei classico
e scientifico a scuole artistiche e tecniche etc., le segnalazioni della
Commissione mirano ad assicurare agli alunni che terminano il 1° ciclo
una conoscenza di base della scienza e della tecnologia, che per alcuni
potrà poi essere estesa e approfondita nel corso del 2° ciclo,
mentre per altri potrebbe essere se non l’unico forse il momento più
formativo del loro rapporto con la scienza.
Ne consegue che la Scuola deve offrire le conoscenze essenziali
del ruolo della scienza, delle modalità della sua pratica in generale
e della comprensione dell’evoluzione in particolare. Deve però anche
contribuire a far emergere che la scienza non è certamente l’unica
forma di conoscenza della realtà e dei suoi cambiamenti: ma si differenzia
dalle altre (artistica, filosofica, metafisica etc) in quanto usa un approccio
combinato teorico-sperimentale, [che deve essere condivisibile e riproducibile,
richiede argomentazioni logiche e non contraddittorie, esercita un costante
scetticismo, predilige le soluzioni di maggior semplicità ed è
caratterizzata da una disponibilità a rimettere di continuo in discussione
le sue acquisizioni più recenti ma anche le sue leggi più
consolidate. Non però il metodo e i fondamenti: le idee centrali
della scienza quali ad esempio i principi della termodinamica e della meccanica
sono state assoggettate ormai per molti anni ad un’ampia gamma di verifiche
e conferme. Di conseguenza è improbabile che vengano falsificate
almeno nei sistemi in cui sono state studiate e provate. In aree dove i
dati non sono completi e il quadro è in fase di definizione, nuove
evidenze potrebbero mettere in discussione alcune interpretazioni controverse,
ma non la sostanza delle teorie.]
Rispetto alla scienza, spiegazioni alternative basate su miti, racconti,
credenze personali, fedi religiose, ispirazioni mistiche e formulazioni
dogmatiche, possono essere culturalmente formative e da alcuni ritenute
valide risposte a molte delle domande alle quali le scienze non hanno ancora
saputo rispondere o non possono farlo per incompetenza riguardo all’oggetto,
ma esulano dall’ambito scientifico.
La storia delle scienze ci insegna che culture diverse hanno contribuito
al progresso dell’umanità con conoscenze scientifiche e invenzioni
tecnologiche. Attorno al primo millennio s’è affermata nel mondo
arabo una grande cultura scientifica. Ma le scienze moderne hanno incominciato
a fiorire in Europa poco più di 300 anni fa: in particolare negli
ultimi due secoli hanno contribuito in modo determinante all’industrializzazione
e allo sviluppo del mondo occidentale. È il lavoro quotidiano degli
scienziati e degli ingegneri che permette avanzamenti graduali nella nostra
comprensione del mondo e nella nostra capacità di soddisfare i bisogni
di molti e le aspirazioni di tutti gli uomini verso un crescente benessere.
[Nel formulare i suoi suggerimenti la Commissione
ha ritenuto importante che in generale le Indicazioni riconoscano il ruolo
delle scienze come componente essenziale della cultura umana e in particolare
il principio che la responsabilità di indicare che cosa insegnare
delle scienze tocchi agli scienziati, ai pedagogisti, come; e a entrambi,
quando.]
2. LO STUDIO DELL’EVOLUZIONE (paragrafo poi sostituito dal 2bis.
Tra parentesi quadre, in corsivo, le parti cancellate completamente)
Esistono diverse definizioni del significato scientifico di evoluzione.
Quello proposto dalla National Academy of Sciences USA (in TEACHING ABOUT
EVOLUTION AND THE NATURE OF SCIENCE, National Academy Press, 1998, Evolution
and the Nature of Science in the National Science Education Standards,
pubblicato dal National Research Council in 1996) ci pare particolarmente
appropriata [anche perché elaborata nell’ambito di una situazione
simile a quella nella quale ci troviamo noi oggi in Italia: in entrambi
i casi assistiamo ad un attacco al darwinismo da parte di posizioni integraliste
e pseudoreligiose]. Secondo il testo USA «evoluzione è una
serie di cambiamenti, alcuni graduali e altri sporadici, responsabili delle
forme e delle funzioni presenti in oggetti,
organismi e sistemi naturali e artificiali. L’idea generale dell’evoluzione
è che le forme presenti si originino da materiali e forme del passato».
E, possiamo aggiungere, che queste a loro volta originano materiali e forme
future. Per quanto l’evoluzione sia comunemente associata con la teoria
biologica che spiega il processo di discendenza con modificazione di organismi
da un progenitore comune, l’evoluzione naturale si applica anche al mondo
fisico e all’universo. E l’uomo vi ha sovrapposto l’evoluzione culturale.
[Per quel che ci riguarda qui l’evoluzione biologica è la
trasformazione degli esseri viventi nel corso delle generazioni e il loro
differenziamento in organismi diversi da un antenato comune e raggruppabili
in nuove specie. Di particolare importanza deve essere anche il riconoscimento
che la stessa evoluzione va incontro ad una evoluzione, discontinua nell’autorevole
ipotesi di S.J. Gould, sia per fenomeni naturali sia per la crescente interferenza
dell’evoluzione culturale avviata dall’uomo.]
L’evoluzione biologica opera attraverso mutazioni che avvengono
per lo più casualmente a carico del patrimonio genetico che gli
individui trasmettono di generazione in generazione: il suo vettore molecolare
è il DNA e la sua unità di tempo è la lunghezza della
generazione. È osservabile attraverso i cambiamenti delle proprietà
degli organismi e verificabile grazie allo studio dei genomi, ma è
difficilmente misurabile sui singoli individui. Vale la pena citare l’eccezione
dei batteri, in quanto i loro tempi generazionali possono essere anche
poche decine di minuti. In questi casi l’evoluzione non solo è sperimentalmente
studiabile, ma è anche inducibile, soddisfacendo così uno
dei principi epistemologici e dei criteri operativi più esigenti
del pensiero scientifico moderno (la riproduzione di un processo e la sintesi
di un prodotto come coronamento rispettivamente di una spiegazione e verifica
di un’analisi). Con l’esempio dei microrganismi patogeni l’evoluzione rivela
la sua enorme importanza, sia scientifica che applicativa: la comparsa
anche improvvisa di specie microbiche a maggior infettività/virulenza
e a minor sensibilità ad antibiotici.
[Ma studiare l’evoluzione biologica è importante e possibile
anche negli organismi più complessi come l’uomo, dove l’indagine
però si basa su reperti paleontologici e archeologici spesso di
difficile ritrovamento e complessa interpretazione. L’evoluzione è
un fatto, un fenomeno intrinseco alla vita quale noi la conosciamo, e probabilmente
ad ogni tipo di vita in quanto tale; è in atto per moltissimi aspetti
sia della vita dell’uomo e del mondo che lo circonda, sia della storia
dell’umanità. Lo studio che se ne occupa dà origine a spiegazioni,
a teorie (evoluzionistiche: gli evoluzionismi), a volte sbagliate, spesso
incomplete in quanto in continuo divenire.] Alcune si sono consolidate
nel tempo e hanno acquisito una convincente validità, tale da non
permettere ragionevolmente la coesistenza con altre teorie, come si sente
spesso dire a proposito di evoluzione: tra queste si è affermata
in modo non più contestabile la teoria indicata come darwinismo
in quanto elaborato prevalentemente da Charles Darwin a cavallo della metà
dell’800, ma in modo indipendente anche da un altro scienziato suo contemporaneo,
Alfred Wallace, che peraltro si definiva fiero «darwinista».
Questo rafforza l’affermazione che una teoria evoluzionistica basata sulla
selezione naturale, sulla mutazione e sull’adattamento era matura già
oltre un secolo e mezzo fa.
[La necessità di capire l’evoluzione è emersa alla
fine del Settecento con l’accumulo di conoscenze e di classificazioni delle
diverse specie: divenne quasi inevitabile concludere che tutti i viventi
derivano con storie diverse da un’origine unica, antica quasi come la Terra.
Lamarck fu il primo ad esprimere questo concetto. Darwin con la teoria
della selezione naturale, fornì una soddisfacente spiegazione del
meccanismo dell’evoluzione dei viventi. Essi sono capaci di autoriprodursi
generando discendenti praticamente identici a se stessi e gli errori di
trasmissione del loro patrimonio ereditario (mutazioni) possono rivelarsi,
specie in nuove circostanze ambientali, utili per superare problemi di
sopravvivenza e moltiplicazione. Con ciò la trasformazione delle
specie e il loro differenziamento, che sono eventi fondamentali dell’evoluzione,
divengono fenomeni spontanei e inevitabili. Da dati archeologici, genetici
e di molte altre origini è derivato un largo accordo su un «modello
standard dell’evoluzione dell’uomo moderno» (anche per la
sua aspirazione unificatrice analogo a quello della fisica delle
particelle). Secondo questo modello l’uomo moderno, generato da una piccola
popolazione vissuta molto probabilmente in Africa orientale, ha cominciato
a moltiplicarsi e a diffondersi in tutto il mondo circa centomila anni
fa, mentre tipi più arcaici che vivevano altrove hanno lasciato
pochi o nessun discendente. È stato aiutato da un gran numero di
invenzioni che gli hanno permesso di imparare a vivere in climi molto diversi
e negli ultimi diecimila anni a produrre il cibo, mediante la coltivazione
delle piante e l’allevamento degli animali, pur continuando a raccoglierlo
e a cacciarlo. Queste invenzioni hanno permesso un progressivo aumento
della popolazione e lo sviluppo di società complesse: grandi assembramenti
urbani hanno contribuito in modo importante all’evoluzione culturale, intesa
come accumulo di conoscenze attraverso le generazioni, e creazione di organizzazioni
e istituzioni che regolano la nostra vita sociale. Non si può capire
l’evoluzione biologica senza la parte importantissima dell’evoluzione culturale
negli ultimi centomila anni. L’evoluzione culturale, come tutte le evoluzioni,
ha inoltre somiglianze formali con quella biologica che aiutano a capirla,
ma mostra differenze fondamentali che seguono piuttosto alcune idee di
Lamarck, come la trasmissione dei caratteri acquisiti durante la vita,
che nell’evoluzione biologica non è mai stata dimostrata, se non
in rari casi di infezioni virali che interessano la linea germinale, ma
invece fa ovviamente parte dell’apprendimento a qualunque età. Inoltre
la trasmissione culturale non è necessariamente o solo da genitori
a figli come quella genetica, ma avviene sempre più largamente tra
persone non imparentate, e questa differenza rende l’evoluzione culturale
molto più rapida di quella biologica (si pensi a Internet). L’evoluzione
culturale non riesce però a sottrarsi completamente alla selezione
naturale, anche se prova a farlo.
Uno degli studiosi più attenti della storia del pensiero
biologico, Ernst Mayr (in Lamarck Revisited), ha scritto che «nella
cultura moderna, la parola “evoluzione” ha un solo e unico significato:
la teoria della discendenza comune». La struttura stessa della biologia
non avrebbe la coerenza che attualmente ha se non si riconoscesse l’esistenza
e la funzione dell’evoluzione biologica, come sottolineato con forza da
Theodosius Dobzhansky. Da dieci anni a questa parte, secondo l’opinione
espressa tra gli altri da Walter Gilbert, premio Nobel per la sua scoperta
di una tecnica per il sequenziamento del Dna (grazie alla quale è
stato possibile avviare la risoluzione della struttura primaria o sequenza
dei genomi) è diventato possibile confermare definitivamente l’esistenza
e le modalità d’azione dell’evoluzione, e ipotizzarne possibili
ulteriori sviluppi o evoluzioni. Appropriati corollari della teoria sono
individuabili nella selezione naturale in generale; la genetica sperimentale
fornisce spiegazioni molto convincenti sull’esistenza e del ruolo delle
mutazioni naturali e indotte, oltre che dei principali meccanismi della
selezione naturale. Tra questi vanno ricordate non solo la selezione ritenuta
tradizionalmente attiva sul fenotipo, ma anche quella che opera sul genotipo
attraverso variazioni neutrali del genoma (selezioni molecolari in generale
attive su caratteristiche sequenze di Dna dette anche «firme genomiche»,
tipiche di ogni specie eccetera).]
L’evoluzione biologica è la storia della vita, e i suoi rapporti
con l’evoluzione culturale sono di particolare importanza per l’uomo, l’organismo
in cui l’evoluzione culturale ha avuto il massimo sviluppo. [I principi
fondamentali dell’evoluzione biologica e culturale sono semplici e facilmente
comprensibili. Trascurare l’insegnamento dell’evoluzione, in favore della
quale esistono oggi molti fatti incontrovertibili e teorie molte chiare,
probabilmente ignorati dagli estensori delle nuove norme ministeriali,
sarebbe un errore intollerabile in una società che si ritiene civile.
Secondo quanto traspare dai documenti disponibili questo grave errore sarebbe
dovuto a paure non chiare che si riferiscono tutt’al più a incomprensioni
completamente superate, spettri di un passato remoto che non meritano di
essere rivangati. Lo dimostra anche il carattere plebiscitario che ha accompagnato
la protesta contro l’abrogazione dell’insegnamento dell’evoluzione. Esso
si accentuerebbe se non si desse corso rapidamente a un radicale cambiamento
di questa parte delle Indicazioni nazionali.] Occorre che il Ministero
riconosca al più presto la necessità dell’insegnamento
dei principi dell’evoluzione biologica, con i suoi riflessi culturali
sull’evoluzione dell’uomo moderno, sia nella scuola primaria che nel 1°
ciclo di quella secondaria. Non vi è necessità di verbalizzazioni,
e burocraticismi, ma potrebbe anche bastare, agli effetti di questo problema
particolarmente acuto, la raccomandazione che insegnare l’evoluzione biologica
e quella culturale faccia parte dell’insegnamento delle scienze sia nella
scuola primaria che in quella secondaria del 1° ciclo. Sembra doveroso
da parte della Commissione far notare che le condizioni molto difficili
in cui ha avuto luogo il suo lavoro hanno causato un ritardo grave delle
sue conclusioni, cui si spera il Ministero vorrà porre rimedio con
una rapida soluzione del problema più acuto, almeno prima che vi
sia una nuova mobilitazione altrimenti difficile da evitare.Va infine ribadito
che il concetto di evoluzione deve riguardare la natura, vivente e non,
e quindi la terra e infine i pianeti, il sistema solare e l’universo, ma
anche i prodotti della mente umana come la cultura e la morale, le scienze,
le arti e le religioni. Obiettivo costante dell’attività didattica
della scuola dell’obbligo deve essere l’insegnamento dei concetti base
relativi alle evoluzioni biologica e culturale.
È evidente che se non si insegna in modo corretto agli alunni
del 1° ciclo scolastico che cos’è l’evoluzione, più avanti
difficilmente capiranno la biologia, la medicina e le scienze naturali
in generale; se non s’insegna in modo corretto che cos’è l’evoluzione
culturale, difficilmente capiranno la storia, la filosofia, la letteratura,
le arti etc. e ne apprezzeranno le differenze.
In conclusione la scuola dell’obbligo deve mettere gli alunni dalla
scuola dell’infanzia sino al completamento del 2° ciclo in grado di
comprendere il concetto di evoluzione biologica in quanto mediata principalmente
dalla selezione naturale, le evidenze e le argomentazioni che la sostengono,
e la sua importanza nella storia della biosfera e in particolare dell’uomo.
Tutti gli studenti dovrebbero concludere il 1° ciclo avendo acquisito
una comprensione dei concetti base dell’evoluzione, ma anche dei limiti,
delle possibilità e delle dinamiche della scienza come uno dei modi
più importanti di conoscere la realtà e di adattarla alle
crescenti esigenze dell’uomo.
[Ricordiamo che negli Usa, secondo una recente inchiesta Gallup,
solo un 12 per cento crede che l’uomo derivi da altre forme di vita senza
alcun intervento di un dio: l’aspetto più sorprendente di queste
inchieste è che i loro risultati non sono cambiati di molto negli
ultimi vent’anni. Esattamente le stesse domande sono state poste nel 1982,
1993, 1997 e 1999. La posizione dei creazionisti o di quanti professano
di credere in un cosiddetto «disegno intelligente» – Dio da
solo e non l’evoluzione ha prodotto l’uomo – non ha ricevuto mai meno del
44% dei consensi. In altre parole, quasi la metà degli americani
ritiene che Charles Darwin aveva sbagliato. All’inizio di dicembre 2004
la rivista Newsweek riporta che il 62 per cento degli americani ritiene
che nelle scuole pubbliche la «scienza della creazione» vada
insegnata in aggiunta all’evoluzionismo, mentre il 26 per cento s’oppone.
Il 43 per cento sostiene che la «sciernza della creazione»
detta anche «disegno intelligente» sostituisca l’evoluzionismo
darwiniano; il 40 per cento s’oppone. Se non interveniamo in modo rapido
e deciso presto anche in Italia inchieste simili daranno probabilmente
risultati non dissimili.]
2bis. INSEGNARE L’EVOLUZIONE
È innegabile che lo studio dei fenomeni evolutivi nel campo
delle scienze della vita debba avere un’importanza notevole nella cultura
scientifica dell’uomo. Nelle presenti Indicazioni nazionali le teorie evolutive
hanno un rilievo gravemente inadeguato alla loro importanza scientifica,
ma anche ridotto rispetto ai programmi precedenti. Si sottolinea che le
attuali Indicazioni non fanno cenno specificamente alla esistenza di diverse
ipotesi e teorie che cercano di spiegare il fenomeno della evoluzione degli
organismi viventi, che non per questo devono essere considerate escluse
dall’insegnamento (come autonomamente deciso dai docenti). Vista l’importanza
di alcune conoscenze omesse in queste formulazioni, ma presenti nelle precedenti,
si impone il «ripristino» di un insegnamento completo dei dati
empirici sul fenomeno biologico dell’evoluzione e delle ipotesi
e teorie evolutive. Questo potrebbe già valere per le Indicazioni
nazionali relative al secondo ciclo della Scuola secondaria, ritenute di
imminente completamento ma non esaminate da questa Commissione.
L’analisi e la comprensione razionale dei dati sull’evoluzione portano
allo sviluppo di ipotesi e alla formulazione di teorie che ne correlano
gli aspetti, ne ricostruiscono la teoria e ne identificano le cause fisiche,
chimiche e biologiche. Lo studio di queste ipotesi e di queste teorie arricchisce
la conoscenza dello studente sulla storia delle scienze naturali e lo aiuta
a comprendere e ad apprezzare il valore culturale dell’impresa scientifica,
avvicinandolo al metodo e all’opera di insigni studiosi del presente e
del passato. Nell’ambito dei programmi scolastici sono contenute diverse
discipline che hanno per oggetto la vita, la sua origine, le sue varietà
ed i suoi mutamenti. Le conoscenze che provengono da discipline quali storia,
filosofia, religione, letteratura, ecc.., rappresentano un completamento
e un arricchimento delle conoscenze biologiche sulla vita e sulla sua evoluzione,
e devono contribuire a far comprendere allo studente la ricchezza e la
varietà delle indagini possibili sul fenomeno della vita dell’uomo
e degli altri organismi.
Esistono varie definizioni del significato scientifico di evoluzione.
Quello proposto dalla National Academy of Sciences USA (in TEACHING ABOUT
EVOLUTION AND THE NATURE OF SCIENCE, National Academy Press, 1998, Evolution
and the Nature of Science in the National Science Education Standards,
pubblicato dal National Research Council nel 1996) pare particolarmente
appropriata. Secondo il testo USA, «l’evoluzione è una serie
di cambiamenti, alcuni graduali e altri sporadici, responsabili delle forme
e delle funzioni presenti in oggetti, organismi e sistemi naturali e artificiali.
L’idea generale dell’evoluzione è che le forme presenti si originino
da materiali e forme del passato».
L’evoluzione biologica opera mediante mutazioni che avvengono casualmente
a carico del patrimonio genetico. È osservabile attraverso i cambiamenti
delle proprietà dei singoli organismi nelle generazioni successive
e verificabile grazie allo studio dei genomi individuali. È importante
citare l’eccezione dei batteri, in quanto i loro tempi generazionali possono
essere anche poche decine di minuti. In questi casi l’evoluzione non solo
è sperimentalmente studiabile, ma è anche inducibile. Nei
microrganismi patogeni l’evoluzione rivela la sua enorme importanza, sia
scientifica che applicativa, dimostrata dalla comparsa improvvisa di specie
o ceppi di microbi a maggior infettività/virulenza e a minor sensibilità
ad antibiotici.
Lo studio dell’evoluzione ha prodotto ipotesi e teorie, alcune delle
quali si sono consolidate nel tempo e hanno acquisito una indiscussa validità.
Tra queste si è affermata la teoria indicata come darwinismo in
quanto elaborata da C. Darwin attorno alla metà dell’Ottocento,
e in modo indipendente da un altro scienziato suo contemporaneo, A. Wallace,
che peraltro si definiva convinto «darwinista». Una teoria
evoluzionistica basata sulla selezione naturale e sulle mutazioni era stata
proposta e difesa già quasi un secolo e mezzo fa anche se veniva
ritenuta dai suoi stessi fondatori largamente incompleta.
L’evoluzione è la storia della vita biologica. Per quanto
l’evoluzione sia comunemente associata con la teoria biologica che spiega
il processo di discendenza con modificazioni di organismi da un progenitore
comune, l’evoluzione naturale si applica anche al mondo fisico e all’universo.
Oltre alla sua evoluzione naturale l’Homo sapiens ha aggiunto l’evoluzione
culturale. Infatti di particolare importanza per l’uomo è la sua
peculiare capacità di evolvere culturalmente: è infatti il
solo essere vivente in cui l’evoluzione culturale ha esercitato una forte
influenza sul suo sviluppo.
Abolire l’insegnamento dell’evoluzione nelle scuole primarie significherebbe
non apportare una completa formazione culturale dei giovani nel loro periodo
più formativo. La protesta sollevata dalla pubblicazione delle nuove
Indicazioni esige un’immediata rettifica del decreto su citato.
È evidente che se si elimina l’insegnamento di concetti connessi
al fenomeno dell’evoluzione biologica e alle sue interpretazioni, gli alunni
del primo ciclo scolastico, a
livello superiore, non avrebbero sufficienti nozioni per un successivo
approccio scientifico allo studio della vita.
La Commissione ritiene che la responsabilità di indicare
che cosa insegnare delle scienze spetti agli scienziati con un valido contributo
da parte dei pedagogisti.
In conclusione, la scuola dell’obbligo deve permettere agli alunni
della scuola primaria, sino al completamento del secondo ciclo, di comprendere
il concetto di evoluzione biologica. Gli studenti dovrebbero concludere
il primo ciclo avendo acquisito una comprensione non soltanto dei concetti
base dell’evoluzione, ma anche del metodo scientifico e del suo rigore.
3. NOTE SPECIFICHE SULLE NORME IN ESAME
Innanzi tutto si deve sottolineare che la definizione delle norme
generali riportate nel DL n° 59, specie per quel che riguarda le scienze,
soffre di seri problemi sia di concettualizzazione, sia di presentazione,
tali da far riflettere sull’opportunità e sull’efficacia di qualunque
tentativo di sistemazione: in questo senso si è espresso anche il
Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione. In ogni caso quanto segue
è il risultato di una seconda opzione, tuttora in discussione, che
contempla la possibilità di un laborioso intervento migliorativo
sui testi attuali.
Va inoltre ribadito che non è compito della Commissione rivedere
il testo del DL: pure, sarebbe venir meno ad un mandato implicito, ma soprattutto
ad una responsabilità oggettiva, omettere la segnalazione di aspetti
insoddisfacenti del materiale che ci è stato dato in esame. D’altro
canto non riportare le considerazioni che sono emerse nel corso dell’esame
dei testi da parte della Commissione sarebbe forse fare un disservizio
al Ministero e alla comunità.
A titolo d’esempio è forse utile ricordare che nel DL n°
59, al Capo III, La scuola primaria, Art. 5, Finalità, si legge
che «….La scuola primaria, accogliendo e valorizzando le diversità
individuali, ivi comprese quelle derivanti dalle disabilità, promuove,
nel rispetto delle diversità individuali, lo sviluppo della personalità,
e ha il fine di far acquisire e sviluppare le conoscenze e le abilità
di base, … , di porre le basi per l’utilizzazione di metodologie scientifiche
per lo studio del mondo naturale, dei suoi fenomeni e delle sue leggi…».
Sottolineati sono i punti che si segnalano come problematici: uno
stile poco accurato, con frequenti ripetizioni; mancanza di riferimenti
al rispetto delle diversità di cultura e di genere e al rispetto
delle loro parti condivise e omogenee; un’eccessiva e pervasiva attenzione
verso aspetti metodologici e tecnologici, a detrimento di quelli sostanziali
e scientifici. Parrebbe forse preferibile una formulazione conclusiva del
tipo: «porre le basi per l’acquisizione e l’utilizzazione di metodi
scientifici…»; lo «studio» cui detti metodi dovrebbero
servire andrebbe opportunamente rivolto, oltre che al «mondo naturale»,
anche a quello «artificiale», costituito dai manufatti umani
– come in effetti viene giustamente ripreso nelle Indicazioni nazionali
per i Piani di Studio Personalizzati nella Scuola Primaria (v. All. B,
2° §, p. 23, dove si parla di «mondo naturale e artificiale»).
Qualche riferimento bibliografico potrebbe aiutare nella comprensione di
affermazioni che altrimenti suonano apodittiche.
In generale parrebbe utile anche un riesame degli «Obiettivi
generali del processo formativo» (1° §, p. 24) con i suoi
richiami alle forme «ingenue» di «loro» conoscenze
scientifiche, «ereditate» dal fanciullo, da bilanciare con
le forme (presumibilmente sofisticate) fornite dalla scuola. Tra gli «Obiettivi
Specifici di Apprendimento» (OSA) pure raccomandabile sarebbero una
rivisitazione e nel caso un approfondimento del ricorrente ma evanescente
«principio della sintesi e dell’ologramma», ripetutamente citato
(pp. 27, 28….) ma mai adeguatamente spiegato. Pare che questo «principio»
sia stato mutuato dal messaggio e dal titolo di un recente libro, poco
noto persino agli addetti ai lavori; comunque, almeno alla luce di quanto
riportato nel testo del DL, è difficile considerarlo sufficientemenete
valido per farlo assurgere a principio di base di una riforma didattica
ambiziosa come questa.
Quanto al Portfolio delle Competenze individuali, va osservato che
delle due sezioni dedicate alla valutazione e all’orientamento, la seconda
riceve pochissima attenzione, se
pure alcuna, nonostante la sua ovvia importanza rispetto alla valutazione,
cui è dedicato tutto il paragrafo (pp. 28 e 29).
Scarsa definizione riceve la definizione del ruolo di tutor e del
suo rapporto con un indefinito «gruppo di allievi», le famiglie
e l’équipe pedagogica che coordina (p. 31).
Si deplora in generale un uso eccessivo di espressioni «virgolettate»,
suscettibili di interpretazioni personali se non ingiustificate. Una lista
sinottica dei neologismi didattico-pedagogici pare desiderabile per una
maggiore chiarezza concettuale e espositiva dei loro contenuti, probabilmente
vantaggiosa per i fruitori ma anche per gli estensori di queste norme.
[Si scoraggia l’uso generalizzato del termine «scienze»
ad esempio se riferito allo sport: l’uso dell’espressione «Scienze
motorie e sportive» pare un omaggio ad una non incoraggiabile tendenza
che arriva addirittura a manifestarsi addirittura nella dizione «scienze
religiose» (che per fortuna non compare qui!): a questo riguardo
va però sottolineato che l’aggettivazione di religione come «cattolica»
(assente nei precedenti programmi) e il richiamo alla «definizione
delle Indicazioni a quelle che saranno indicate dalla Cei» limitano
fortemente le auspicabili aperture interreligiose e interconfessionali
che pure ricevono forti sollecitazioni dalle massime autorità religiose,
cattoliche e non].
In risposta alla prima e più specifica parte del nostro mandato,
si sottolineano i seguenti punti:
SCUOLA PRIMARIA, All. B del DL n° 59:
Nel preambolo tra le ragioni dell’adozione del termine «Scuola
primaria» (p. 23) si indica come terza una ragione sociale: a sostegno
si cita l’art. 3 della nostra Costituzione, che assicura a tutti i cittadini
la rimozione degli ostacoli di ordine e economico e sociale che limitano
«la libertà e la giustizia dei cittadini»…. Non si capisce
che cosa potrebbe limitare contemporaneamente «libertà»
e «giustizia». E infatti l’art. 3 della nostra Costituzione
parla ovviamente di «libertà e uguaglianza» (non giustizia).
Un secondo richiamo all’art. 3 (p. 71) non lo tratta meglio.
In particolare:
1. si nota una certa confusione tra gli «Obiettivi Specifici
di Apprendimento» (OSA) di storia e geografia della 1.a classe della
primaria (p. 33)
2. alla voce SCIENZE (p. 35), tra gli OSA per la classe prima, dovrebbe
emergere la consapevolezza che i sensi mediano la nostra conoscenza, anche
se non la esauriscono: quindi si suggerisce di invertire le posizioni di
«Identificazione e descrizione di oggetti inanimati e “viventi”»
(virgolettato nel testo), qui presentata come conoscenza e di «Esplorare
il mondo con i cinque sensi», qui presentata come abilità.
E inoltre di far seguire la «Identificazione e descrizione di oggetti
inanimati e “viventi”», alle altre semplici caratterizzazioni poi
elencate (alto, lungo etc). Non deve infatti ingannare l’apparente ovvietà
di quella identificazione/descrizione, quando invece ne è nota la
profonda difficoltà, tale addirittura da sfuggire all’«esplorazione
del mondo con i cinque sensi», come citato nella corrispondente colonna
delle abilità ma forse spostabile nella colonna delle conoscenze.
La distinzione tra «organico» e «inorganico» (forse
preferibile a quelle tra «vivente» e «non vivente»,
o tra «animato» e «inanimato») e una descrizione
delle proprietà caratteristiche degli organismi viventi restano
oggetto di accesa discussione tra scienziati (si pensi all’evoluzione organica,
ma anche ai virus);
3. alla voce TECNOLOGIA E INFORMATICA che compare qui per la prima
volta (p. 36) sarebbe bene introdurre qualche accenno alla formulazione
di criteri distintivi tra scienza e tecnologia, tra trasmissione tradizionale
delle informazioni e informatica. Inoltre identificare nelle conoscenze
della tecnologia «I bisogni primari dell’uomo» pare poco appropriato.
4. le varie parti del corpo dovrebbero essere tra gli OSA di SCIENZE
e non di SCIENZE MOTORIE E SPORTIVE.
5. negli OSA di STORIA (p. 39): a «Miti e leggende delle origini»,
andrebbero aggiunti «dati storici», giustamente seguiti dall’abilità
di «Riconoscere la differenza tra mito e racconto storico».
6. negli OSA per le classi seconda e terza (1° biennio): alla
voce SCIENZE (p. 43), le «Notizie elementari sulla sessualità
nell’uomo» andrebbero precedute da «Cenni di anatomia umana
e comparata».
7. negli OSA di STORIA (p. 51). «Nascita della religione cristiana,
sue peculiarità e suo sviluppo», andrebbe preceduta da vicende
socio-politiche dell’Italia.
8. negli OSA per il 2° biennio, alla voce MATEMATICA pare lodevole
sottolineare che la «Introduzione al pensiero razionale» vada
coordinata in maniera particolare (?) con tutte le altre discipline nelle
attività educative e didattiche unitarie promosse: forse andrebbe
messo all’inizio degli OSA. Inoltre non si verifica un’ipotesi, né
una congettura, con esempi, ma con argomentazioni.
9. negli OSA di SCIENZE (p. 54-55) la prima voce («Direzioni
orizzontale e verticale») è inspiegabilmente uguale nelle
due colonne relative a conoscenze e abilità (ma mancano riferimenti
espliciti a riguardo); usare la livella e il filo a piombo è certo
stimolante ma perché non la bilancia? Alla indicazione «La
vista e l’udito, mezzi per la conoscenza sensibile a distanza», sarebbe
bene aggiungere «l’olfatto» (anche alla luce del recente Premio
Nobel); «Organismi degli animali superiori con particolare riferimento
all’uomo» pare una dizione discutibile a fronte delle corrispondenti
abilità (riconoscere le strutture fondamentali degli animali e in
particolare dell’uomo): forse andrebbe meglio sostituire organismi con
organi.
SCUOLA SECONDARIA DI 1° GRADO, DL n° 59, All. C:
OSA (obiettivi specifici di apprendimento) per le classi prima e
seconda (1 biennio):
1. alla voce MATEMATICA, geometria, «Qmotetie» (per
Omotetie) è forse un divertente refuso (p. 83);
2. alla voce SCIENZE, a proposito dei suoli, il richiamo ai concimi
pare peculiare, considerato che non v’è cenno delle grandi conformazioni
della superficie terrestre (deserti, pianure, montagne etc.);
3. la voce «Cellule e organismi pluricellulari» potrebbe
diventare «Comparsa delle prime cellule sulla Terra, origine e evoluzione
di organismi unicellulari e pluricellulari: biodiversità. Le grandi
suddivisioni degli organismi viventi: eucarioti, procarioti e archeobatteri»;
4. il cenno a «Animali vertebrati e invertebrati» dovrebbe
essere posto qui di seguito e essere integrato da «specializzazione
e adattamento all’ambiente; gli animali domestici; animali e salute umana»;
5. poi introdurre «Piante: specializzazione e adattamento
all’ambiente, compresi i cambiamenti stagionali; le piante domestiche;
piante e salute umana»;
6. ai sistemi e apparati del corpo umano andrebbero aggiunti «sistema
nervoso, apparati riproduttivo e digerente»;
7. introdurre concetti come Ecologia, Etologia (p. 85) da sistematizzare
nell’evoluzione geo-bio-logica;
8. alla voce TECNOLOGIA, l’indicazione «I settori dell’economia»
andrebbe integrata da voci come «differenze tra scienze, tecnologie,
industrie, e loro interazioni» e «i settori dell’industria».
La rilevanza e il significato della transizione dall’industriale al sistema
biodigitale appaiono oscure (p. 85). Gli elementi di disegno tecnico e
sistemi di rappresentazione andrebbero coordinati meglio all’abilità
descritta come «Individuare e praticare esperienze di design»
come indicato a p. 86
OSA per la classe terza:
1. alla voce SCIENZE (p. 95) la voce «Il sole e il sistema
solare» va completata: accanto ai miti e alle osservazioni degli
antichi e alle «ipotesi» della scienza contemporanea, occorre
ricordarne «i modelli, le teorie e le leggi»; citare
Galilei e Newton; organizzazione e evoluzione dell’universo, Einstein e
l’avvio della ricerca di un modello standard (i cenni biografici sui grandi
geni dell’umanità possono essere pedagogicamente importanti);
2. del globo terracqueo vanno descritte «dimensioni e struttura»
ma anche «origini e evoluzione»; concetti di: interazioni reciproche
tra Geosfera e Biosfera, loro coevoluzione, Darwin e Wallace (v. supra);
3. così a proposito dei tipi di rocce, introdurre i concetti
di «evoluzione della Terra», «ere geologiche» e
«fossili»; introdurre cenni su idrosfera e atmosfera,
4. la funzione nutritiva: andrebbe integrata con i componenti degli
alimenti, i regimi alimentari e dietetici;
5. il sistema nervoso: enfatizzare il ruolo del sistema nervoso
dell’uomo nella sua funzione cognitiva e nella sua evoluzione culturale
(con riferimenti a storia e geografia);
6. la genetica merita sia una trattazione a parte rispetto alla
riproduzione, sia un maggior approfondimento; introdurre la trasmissione
dei caratteri ereditari, ricordare Mendel (v. supra); citare fenotipo e
genotipo, e in particolare spiegare il DNA come elemento unificatore della
Biosfera, molecola portatrice dell’informazione biologica tra le diverse
generazioni, cui assicura la sostanziale continuità, e tra le diverse
specie, cui assicura l’enorme biodiversità, pur nella salvaguardia
dell’irripetibilità individuale; il suo ruolo nell’evoluzione biologica.
7. la riproduzione sessuata e asessuata, e loro significato evolutivo;
le mutazioni naturali e indotte;
8. TECNOLOGIA: peculiare menzionare «ecotecnologie»
e bricolage ma non biotecnologie e ingegneria genetica.
A questo punto particolare attenzione va data alla necessità
di alleggerire i programmi, che paiono già piuttosto pesanti; in
tal senso, si propone che le Indicazioni su effetti degli psicofarmaci,
principi della sana alimentazione, malattie trasmesse per via sessuale,
allevamento e educazione della prole, argomenti certo di grande importanza
per bambini e ragazzi, non siano oggetto specifico delle scienze, ma vadano
trattati in un contesto e in modi diversi, ad es. come educazione alla
Convivenza o come integrazione delle abilità (v. supra).
4. RACCOMANDAZIONI GENERALI
Alla fine del 1° ciclo si dovrebbe aver trasmesso agli studenti
una comprensione dei seguenti concetti basilari della scienza:
1. La scienza è una delle due forme più alte della
cultura umana;
2. Universalità delle caratteristiche essenziali del pensiero
e della prassi scientifica;
3. Responsabilità della scienza;
4. Essenzialità dell’evoluzione al fenomeno vita.
[Nella versione «fantasma»
i quattro punti risultano così trasformati:
– le scienze hanno un ruolo
essenziale nei processi produttivi;
– il metodo delle scienze è
uno strumento universale per la conoscenza della realtà empirica:
i giovani devono imparare ad esaminare i dati acquisiti dalle materie scientifiche,
correlandoli a ipotesi e teorie;
– lo studio dell’evoluzione
è essenziale per una visione olistica del fenomeno vita.]
NB. La Commissione non considera qui l’All. D, Profilo educativo
culturale e professionale … in quanto meritevole di esame più approfondito.
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