Tra la Maddalena e L'Aquila: un G8 da 500 milioni
oltre mezzo miliardo per tre giorni di vertice.
Con appalti affidati ai soliti amici.
Ecco la lista di tutti gli sprechi della megalomania del premier
25 febbraio 2010 Primo Di Nicola

Il vertice G8 più caro della storia: oltre mezzo miliardo di euro per soli tre giorni di riunioni. Una follia mediatica per assicurare una platea tra i grandi della Terra al capo del governo Silvio Berlusconi nel momento di massima crisi per lo scandalo Noemi. Cinquecentododici milioni 474 mila euro, per la precisione, è la somma finale pagata dagli italiani per quel summit trasferito a L'Aquila dall'8 al 10 luglio 2009. E, mentre i terremotati abruzzesi soffrivano nell'afa delle tendopoli, gli uomini di Guido Bertolaso spendevano 24 mila euro in asciugamani, 22 mila 500 euro in ciotoline Bulgari d'argento, altri 350 mila per televisori Lcd e al plasma e 10 mila euro per i bolliacqua del the. Alla faccia degli intenti frugali, che avevano convinto a rinunciare alle strutture della Maddalena per testimoniare la solidarietà dei Grandi alle vittime del sisma, non si è risparmiato su nulla.

Il gran banchetto: Eppure per dotare l'isola sarda di alberghi, sale conferenze, porti e giardini erano già stati bruciati 327 milioni 500 mila euro. Fondi che ora gli atti dell'inchiesta della Procura di Firenze rileggono in una chiave diversa, descrivendoli come il banchetto di una "cricca" tutta presa dalla spartizione di appalti senza concorrenza e senza trasparenza. I magistrati hanno arrestato i protagonisti di quelle opere: Angelo Balducci, Fabio De Santis e Mauro Della Giovampaola, ai vertici della struttura di Bertolaso che ha gestito l'affare, e il costruttore rampante Diego Anemone, dominus di queste opere.

Ma lo stesso numero uno della Protezione civile è sotto inchiesta, come altri tecnici e imprenditori impegnati nei cantieri sardi. Tutte le opere della Maddalena sono diventate inutili quando il premier ha deciso di cambiare scenario e spostare la riunione internazionale all'Aquila, tra le macerie e i senzatetto. Una mossa di grande effetto mediatico, che ha ridotto a zero il rischio di manifestazioni no global e ha anche azzerato l'agenda dei lavori, sottraendo in nome del lutto il premier al rischio di insuccessi diplomatici o di imbarazzi per lo scandalo di escort e festini presidenziali. Il tutto a carissimo prezzo: altri 184 milioni 974 mila euro bruciati per le tre giornate abruzzesi. In tutto, appunto, oltre mezzo miliardo: il tributo dei contribuenti italiani al vertice più folle, costoso e inutile della storia recente. E come nell'assegnazione delle opere della Maddalena, anche scorrendo la lista dei lavori per l'Aquila le sorprese abbondano.

 Ci sono anzitutto i soliti noti del ristretto giro di Palazzo Chigi e che tra i clienti privilegiati di tutti gli eventi internazionali non mancano mai. Come Relais le jardin che per oltre un milione di euro si è aggiudicata la fornitura del servizio di catering per i banchetti organizzati per i capi di Stato. Solo che Relais non è una società qualsiasi: appartiene alla famiglia di Stefano Ottaviani, sposato con Marina Letta, figlia di Gianni, l'onnipotente sottosegretario alla presidenza del Consiglio. O come la Triumph dell'immancabile Maria Criscuolo, incaricata dei materiali per giornalisti e delegazioni estere e del servizio di interpretariato con un compenso di un milione 250 mila euro.

Colpo Grosso: Altro caso in cui i legami con la presidenza del Consiglio contano eccome è quello di Mario Catalano. Famoso come scenografo di "Colpo grosso", la prima scollacciatissima trasmissione andata in onda sulle tv private negli anni Ottanta, Catalano è già stato premiato dal Cavaliere a inizio legislatura con una ricca consulenza a Palazzo Chigi dove cura l'immagine del premier e gli eventi pubblici in cui è coinvolto. Ma evidentemente la prebenda non basta ed ecco infatti Catalano accorrere tra le macerie dell'Aquila per le performance del presidente. Con l'incarico di verificare, vai a capire perché proprio lui, la piena applicazione della legge 626 che regola la sicurezza sul lavoro. Il tutto per altri 92 mila euro.

Chi invece ha conquistato a sorpresa la vetrina del G8 è Giulio Pedicone, titolare della Pedicone Holding e della Las Mobili, azienda abruzzese che fabbrica attrezzature per uffici. Imprenditore venuto dal niente, Pedicone ha visto la sua carriera coronata dal vertice dove la Las è stata chiamata direttamente e senza alcuna gara a fornire mobili per circa 300 mila euro. Gli uomini di Bertolaso non ammettono dubbi sul fatto che ciò è avvenuto «dopo un'approfondita indagine di mercato». Altrettanto sicuro però è che della Pedicone Holding, titolare del 64 per cento della Las, dal 2007 è sindaco supplente Gianni Chiodi, commercialista con studio a Teramo in società con Carmine Tancredi (a sua volta cugino di Paolo, senatore del Pdl), ma soprattutto presidente della Regione Abruzzo dal dicembre 2008 e commissario delegato all'emergenza terremoto e alla ricostruzione.

In alto le bandierine: Il legame con il governatore è solo una delle note singolari in una lista della spesa sterminata. Dei circa 185 milioni divorati dal summit, 52 milioni 666 mila euro sono stati utilizzati da Bertolaso in parte per investimenti in «infrastrutture tecnologiche» e il resto in «spese di funzionamento » ossia per forniture e servizi, dalla ristorazione alle bandierine per le auto. Altri 43 milioni 807 mila euro se ne sono andati invece per rimborsare gli interventi fatti da altre amministrazioni, come la Guardia di Finanza che ha ospitato la sede del G8, o il Provveditorato alle opere pubbliche per il Lazio, Abruzzo e Sardegna che ha curato l'adeguamento della scuola sottufficiali e del minuscolo aeroporto di Preturo assieme alla realizzazione della strada per Coppito. Infine ulteriori 88 milioni 500 mila euro sono stati stanziati dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti ai dicasteri della Difesa e degli Interni, oltre alle Capitanerie di porto, per finanziare la cupola protettiva che ha difeso quei tre giorni di incontri: una triplice barriera di sicurezza in cielo, mare e terra.

Immergersi nella lunga catena di 145 fatture saldate dalla Protezione civile per l'evento fa scoprire più di una nota stonata. Lussi e sprechi che poco si addicono a un vertice spostato tra i terremotati in nome della sobrietà e della solidarietà. In una regione che aveva pianto almeno 308 morti per il sisma e doveva restituire una vita dignitosa a 80 mila senzatetto, i gadget delle grandi occasioni paiono affronti. Trascurando le ciotoline d'argento Bulgari gentile omaggio per i capi di Stato, si va dalle 60 penne "edizione unica" fornite da Museovivo al costo di 26 mila euro e utilizzate dai leader solo per apporre il loro prezioso autografo sui trattati. Ci sono poi la fornitura di poltrone Frau per le sedute di quei tre giorni e costate 373 mila euro; gli addobbi floreali per 63 mila euro; la pellicola protettiva per il rivestimento degli ascensori (9 mila); i portablocchi notes forniti dalla rinomata Pineider al prezzo di 78 mila euro.

Premier in primo piano: E non è finita. Si possono forse trascurare le grosse commesse nelle quali primeggiano Selex e Seicos (Finmeccanica) per le forniture tecnologiche relative alla sicurezza (oltre 18 milioni di euro) con la centrale di coordinamento delle forze schierate, Telecom per gli apparati telefonici(12 milioni) e Limelite per la realizzazione dell'areagiornalisti (altri 2 milioni)? E poi: Studio Ega per l'accoglienza e prenotazioni alberghiera delle delegazioni (2 milioni e mezzo); Tecnarr per l'allestimento della sala conferenze (quasi 2 milioni); Semeraro per gli arredi (1 milione 700 mila euro); Composad per i frigoriferi e altri arredamenti (1 milione 500 mila euro); Jumbo grandi eventi per le prenotazioni e il trasporto delle delegazioni (1 milione 200 mila euro). Per non parlare della D and d lighting & truck, sponsorizzatissima a Palazzo Chigi per soddisfare tutte le esigenze sceniche e televisive del premier: al G8 è stata premiata con una commessa di un milione 700 mila euro per la fornitura di attrezzature tecniche.

Insomma, una vera abbuffata. Nella quale si sommano pure le spese per il logo della manifestazione (22 mila euro); le prese elettriche; i pennoni portabandiere e le bandiere (155 mila); 30 distruggi-documenti come nei film di 007 (13 mila euro); asciugamani elettrici; stampe (126 mila); tessuto e divise per steward e hostess (18 mila euro); altre divise non meglio specificate (54 mila euro) e persino la fornitura di tessuto e adesivi per personalizzare le transenne dentro e fuori la caserma di Coppito e i contenitori per la raccolta differenziata. Altra follia da oltre 20 mila euro.

Ma gli aspetti suggestivi non sono finiti. Una "spesa infrastrutturale" di Bertolaso viene considerata la copertura (anche con fondi extra budget G8, non è chiaro) di una lacuna da sempre lamentata dai guidatori sull'autostrada Roma-Aquila- Pescara da anni gestita in concessione da Carlo Toto, l'ex proprietario di AirOne. Il problema? Su questa autostrada era pressoché impossibile ascoltare Isoradio, la rete Rai con le notizie in tempo reale sul traffico. Ma alla vigilia del G8 ecco entrare in azione Bertolaso. Certo ai pendolari abruzzesi costretti a fare la spola con la capitale pesava viaggiare senza le informazioni sul traffico. E qualcuno deve avere pensato che anche i cortei blindati dei Grandi avevano bisogno dei bollettini sulle code lanciati da Onda verde: così Isoradio è stata installata lungo tutta l'autostrada dalle cento gallerie a spese della Protezione civile. Un regalo a Toto che vanifica l'accordo tra Rai e società autostradali che pure obbligherebbe la prima a reperire le frequenze e le seconde a garantire l'acquisizione e la manutenzione degli impianti.

Scuola modello: Singolare anche la sorte dei quasi 29 milioni rimborsati dalla Protezione civile per le spese di "investimento" eseguite da altre amministrazioni pubbliche. Ben 23 milioni se ne sono andati per gli interventi nella scuola sottufficiali delle Fiamme Gialle. In questa caserma serrata da alte mura che si sviluppano su oltre due chilomentri per 45 ettari si sono concentrati i lavori per creare gli ambienti del vertice inclusa la ristrutturazione di 1.090 stanze nelle quali hanno soggiornato i leader e i loro staff. Sono stati ritinteggiati la decina di edifici che la compongono; è stata installata una rete in fibra ottica; sono stati sistemati oltre 120 mila metri quadrati di verde; piantati alberi ad alto fusto; le camere sono state arredate al top, dotandole di tv, telefoni e ogni altro tipo di comfort (di cui adesso godrebbero i senzatetto del sisma). Ma ci sono stati pure i lavori radicali negli impianti: l'adeguamento della rete di distribuzione dell'energia elettrica, la manutenzione delle apparecchiature da cucina e persino la messa a punto della pressione dell'acqua.

Soldi ben spesi? I restauri in genere valorizzano gli investimenti immobiliari. Ma qui è diverso. La caserma non è di proprietà dello Stato: con le cartolarizzazioni volute dal vecchio governo Berlusconi per reperire denaro fresco per le casse pubbliche, è stata venduta nel 2004 e appartiene ora a un pool di banche e istituzioni finanziarie come Immobiliare Sgr spa, Imi, Barclays Capital, Royal Bank of Scotland e persino Lehman Brothers. A loro lo Stato paga ogni anno 13 milioni di euro di affitto. Un canone ragguardevole, che nel 2009 si è arricchito anche dei vantaggi conseguenti ai faraonici lavori di adeguamento pretesi dall'impresa B&B Berlusconi-Bertolaso sulla struttura.

Opere dispendiose a fronte delle quali la proprietà non si è lasciata intenerire. Il pool ha preteso dalla Protezione civile due regali polizze assicurative. Una per la completa copertura dei rischi infortuni dei partecipanti al vertice (Ati Willis spa, 50 mila euro): non fosse mai che Obama scivolasse dalle scale. L'altra polizza per risarcire gli eventuali attacchi terroristici alla caserma nonostante caccia supersonici, missili terra-aria e migliaia di uomini in armi. Non solo, a G8 terminato hanno ottenuto il totale ripristino dei luoghi, ossia il ritorno delle sale da summit al loro compito di scuola militare costato altri 4 milioni di euro. Con tanti saluti ai terremotati aquilani che continuano a protestare per le carenze della ricostruzione e vogliono rimuovere da soli le macerie.
 
 

Busta profetica, la verità Parla il generale Erasmo Lorenzetti,
il funzionario di Palazzo Chigi che "previde" chi avrebbe vinto gli appalti del G8.
In un'intervista che non lascia più dubbi su quanto è accaduto
26 febbraio 2010 Fabrizio Gatti

L'autore della "Busta profetica" è il generale di divisione Erasmo Lorenzetti. È lui il funzionario di Palazzo Chigi che il 7 dicembre 2007 ha scritto con grande anticipo e sigillato la lettera con i nomi della società che avrebbe vinto l'appalto per l'organizzazione del G8-2009 e dei dirigenti dello Stato che avrebbero gestito e controllato le grandi opere, elencati sotto il titolo "Pacchetto Bertolaso", dal cognome del capo della Protezione civile, Guido Bertolaso. Tra questi, proprio Angelo Balducci, il presidente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici arrestato il 10 febbraio scorso. Il generale Lorenzetti, ora ufficiale della riserva, ha lavorato fino al 31 dicembre 2008 come consulente a titolo gratuito della presidenza del Consiglio dei ministri e, come ultimo incarico, si è occupato del progetto di informatizzazione della pubblica amministrazione in Iraq. Dopo le smentite di Renzo Turatto, capodipartimento per la Digitalizzazione della pubblica amministrazione e l'Innovazione, e il comunicato di Vittorio Pezzuto, portavoce del ministro per l'Innovazione, Renato Brunetta, intitolato "La replica di Gatti fa sbellicare dalle risate", il generale Lorenzetti autorizza "L'espresso" a rivelare il suo nome e risponde alle domande. 

Generale Lorenzetti, a chi e quando ha consegnato la busta sigillata in cui aveva
scritto i nomi delle persone che avrebbero vinto o diretto gli appalti per il G8-2009?
"Nel giugno 2009 venivo chiamato dal dottor Turatto per dirmi di lasciare i locali dove avevo l'ufficio. Precisava che non sapeva chi fossi e cosa facessi e nello spiegargli cosa facevo o, ancor meglio, cosa avevo fatto gli consegnavo il mio curriculum. Proprio per renderlo edotto del mio modo di lavorare rientravo nel mio ufficio, prendevo la mia copia della relazione "Consigli per il G8/G9" nonché la busta sigillata, e risalivo dal capodipartimento. Essendosi questi allontanato consegnavo il tutto alla capo della segreteria, pregandola di farla avere al dottor Turatto". 

Cosa è successo dopo?
"La busta è rimasta, ritengo, dove l'avevo consegnata".
Come mai non è stata protocollata dall'ufficio che l'ha ricevuta?
"Ho portato tutto a mano, come era mia abitudine, non ritenendo corretto fare una consegna personale con annesso numero di protocollo".

Dov'è ora la busta?
"Unitamente alla relazione mi è stata restituita, integra, circa due settimane or sono dalla capo segreteria".

Quante buste aveva sigillato?
"Due copie".

Come faceva a sapere chi avrebbe vinto o diretto gli appalti per il G8?
"A partire dal vertice di Genova molti grandi eventi, per la parte congressuale, sono stati appannaggio della ditta citata (il Gruppo Triumph di Maria Criscuolo, ndr). Preciso che dopo il vertice di Genova vi fu un'inchiesta da parte della Guardia di Finanza che interrogò, tra gli altri, il sottoscritto. Le domande vertevano su chi avesse "preso" la ditta Triumph, ma io non fui in grado di dare lumi. I nomi di chi avrebbe diretto i lavori mi erano logici visto che sin dalla fine del Giubileo (nel 2000, ndr) apparivano quasi sempre gli stessi".

Perché ha pensato di scrivere quei nomi e sigillare la busta?
E quante persone sapevano di questa iniziativa?
"Premetto che sono stato tentato, a suo tempo, di far conservare la busta a qualche notaio, ma visto che era una sfida con me stesso me la sono conservata. Se non ricordo male nel consegnare ad alcuni la relazione "Consigli per il G8/G9" ho menzionato della busta".

Qual è la sua posizione di lavoro ora?
"Avendo urtato la sensibilità di qualcuno, faccio il "Cincinnato" a disposizione di chiunque abbia bisogno di un esperto, ancorché a titolo gratuito".

L'espresso ha saputo casualmente dell'esistenza della "Busta profetica" nel dicembre 2009 durante la preparazione dell'inchiesta "Protezione civile super spa" pubblicata il 21 dicembre scorso. Dopo numerose insistenze, il generale Lorenzetti ha accettato la richiesta de L'espresso di aprire la busta plastificata ancora in suo possesso davanti a una telecamera. La ripresa filmata è stata fatta alle 18.50 di mercoledì 16 dicembre 2009. Quel giorno il generale raccontò di avere consegnato la seconda busta al caporipartizione del ministero per l'Innovazione attraverso la sua capo segreteria, come conferma oggi. Nell'inchiesta di dicembre 2009 L'espresso rivelò la vicenda della busta, ma decise di non pubblicare per il momento il filmato per tutelare l'identità dell'autore che aveva chiesto la protezione e l'applicazione del segreto professionale. Secondo quanto racconta oggi il generale Lorenzetti la busta sigillata che aveva consegnato al ministero per l'Innovazione gli è stata restituita "due settimane or sono", quindi dopo la pubblicazione dell'inchiesta di dicembre 2009. 

"Ogni tanto passo a ritirare la posta", dice ora il generale al telefono: "Dopo Natale non ero più passato e quella era la prima volta che tornavo al ministero. Forse, ma è una mia deduzione, avranno letto l'articolo su L'espresso è hanno deciso di restituirmi la busta". 
La Procura di Perugia, che indaga con Firenze sugli appalti assegnati sotto l'ombrello della Protezione civile, ha chiesto a L'espresso l'acquisizione del filmato "La busta profetica". Ma a questo punto esiste anche la seconda busta. Quella che nessuno ha ancora aperto.


 IL VIDEO L'apertura della busta profetica



La grande bugia di Bertolaso
Ha speso 72 milioni di euro per bonificare La Maddalena. Affidando i lavori a suo cognato.
Due metri sott'acqua è ancora pieno di rifiuti tossici e materiali pericolosi per la salute
Lastre di fibre di amianto nel mare
Tra l'Arsenale e il Parco di Caprera
Una discarica di rifiuti tossici nell'arcipelago della Maddalena
23 giugno 2010 Fabrizio Gatti

Fanghi neri impregnati di idrocarburi pesanti sbuffano come nuvole di vulcani sottomarini. Contaminano i pesci, i molluschi, i crostacei. E forse anche la vita degli uomini, delle donne e dei bambini che li mangeranno. La sabbia è così inquinata che le alghe non crescono in un raggio di centinaia di metri. Un deserto subacqueo. Bisogna scendere sul fondo del mare per vedere come hanno lasciato morire la natura e al tempo stesso preso in giro milioni di italiani. Bisogna infilarsi la muta, le pinne, una maschera da sub e nuotare quasi tre chilometri tra andata e ritorno. 

Ed ecco, fra i due e i dieci metri di profondità, la bugia colossale di una bonifica che qui sotto non è mai cominciata. Perché la discarica è nel mezzo di Porto Arsenale, nel bacino su cui si specchiano i cristalli e i marmi pregiati della Main conference, la palazzina che l'anno scorso avrebbe dovuto ospitare gli onori del G8. Basta immergersi in apnea sotto le grandi vetrate, infilare la mano nella melma e filmare. Nubi color antracite salgono dense, piroettano e ricadono trascinate dal loro peso specifico verso fondali più lontani. Eppure, tra scandali, costi fuori controllo, indagini per corruzione e arresti, la bonifica era l'unica operazione considerata necessaria. Almeno, l'avevano dichiarata conclusa. Ora nemmeno quella si salva. «Un intervento esemplare», hanno detto.

L'aveva confermato il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, 60 anni, commissario delegato di queste grandi opere. L'aveva certificato il suo sponsor nel governo, il sottosegretario Gianni Letta, 75 anni. Invece no. Forse sono stati male informati. Forse qualcuno della struttura di missione nominata da Palazzo Chigi e spedita alla Maddalena a suon di stipendi d'oro, ha raggirato perfino loro. Oppure non hanno ancora raccontato tutto su questo brutto intrigo. Ma qui sotto, nel grande quadrilatero che dovrebbe diventare un porto turistico per Vip, gli effetti della bonifica non si vedono. E chissà, magari è per questo che il vertice del G8 è stato spostato a L'Aquila. Perché le eliche delle barche a motore avrebbero sollevato gli idrocarburi e trasformato l'acqua in un ammasso oleoso a visibilità zero. I sommozzatori dell'antiterrorismo non avrebbero potuto garantire la vigilanza. E per il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sarebbe stata una pessima figura ricevere i presidenti dietro vetrate affacciate su un mare che in alcuni giorni diventa nero come la pece. Cambi di colore imprevedibili che dipendono dalla risalita dei veleni nascosti sul fondo. 

Questa storia comincia lunedì 22 marzo. Quella sera davanti alle telecamere di "Porta a Porta" Bertolaso difende il cognato, Francesco Piermarini, 52 anni, fratello di sua moglie. «Avete pure messo in mezzo mio cognato», dice a chi gli contesta gli incarichi familiari alla Maddalena: «Io a mio cognato non gli ho dato assolutamente nessun incarico. Mio cognato è stato scelto perché è un grande esperto di bonifiche ambientali. Ha lavorato con il guru delle bonifiche ambientali, che è Gianfranco Mascazzini. E per questa ragione è stato impiegato». Mascazzini, nel 2008, è direttore generale del ministero dell'Ambiente. Il cognato di Bertolaso viene inserito con un incarico ad personam nello staff di Palazzo Chigi. E assegnato alla struttura di missione in Sardegna che coordina la bonifica e l'avvio dei cantieri del G8. Alla Maddalena però Piermarini racconta una storia un po' diversa. Dice di avere una laurea in economia e di essere rientrato da poco in Italia dopo aver terminato un'attività finanziaria all'estero. Comunque secondo Bertolaso, responsabile di tutta l'operazione G8, suo cognato viene scelto solo perché è un grande esperto di bonifiche.

Passano le settimane e Porto Arsenale apre finalmente i cancelli. Dal 22 maggio al 6 giugno La Maddalena ospita le regate della Louis Vuitton Trophy. L'occasione, pure questa finanziata con soldi pubblici, per il lancio ufficiale del "porto spettacolare del futuro", come pubblicizzano i manifesti. Infatti, concluse le gare, le strutture a cinque stelle saranno disponibili soltanto in futuro. Non prima di un anno. E' un inizio un po' zoppo del nuovo polo turistico affidato in concessione per 40 anni alla Mita resort della presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. Il canale e il bacino interno sono interdetti alla navigazione. I pochi yacht, le barche a vela e a motore devono ormeggiare nel bacino esterno, davanti alla Main conference. E la mattina di martedì primo giugno succede qualcosa di strano. L'acqua in cui si riflette l'opera simbolo progettata dall'architetto Stefano Boeri diventa nera. La partenza di uno yacht di appoggio alla regata fa risalire dai fondali nuvole dense che colorano il mare. Non è solo sabbia, che nell'arcipelago è ovunque chiara. Questi turbini sono oleosi, molto scuri e tendono a rimanere sul fondo.

Pochi giorni dopo, di rientro su un volo Olbia-Milano, l'aereo di Meridiana passa casualmente sopra l'arcipelago. E a più di mille metri di quota la differenza dei colori è netta. Intorno l'acqua è blu. Davanti alla Main conference il mare è nero. Con una pennellata di inquinamento che si allunga verso l'isola di Caprera. Non resta che aspettare la fine delle regate. E la nuova chiusura di Porto Arsenale. Il modo per scoprire cosa si nasconde sui fondali è entrare nei due bacini a nuoto.

Il segreto di Discarica Maddalena viene svelato da "L'espresso" dopo quattro giorni di immersioni. Dal 13 al 16 giugno. Il filmato e le fotografie cliccabili mostrano in esclusiva i fanghi tossici e delle macerie scaricate illegalmente in mare alla fine dei lavori, proprio sotto la Main conference. Perfino il canale di ingresso e il bacino interno dell'Arsenale sono inquinati da sostanze altamente pericolose. Per questo, durante le regate della Vuitton Trophy, la Provincia di Olbia Tempio ha vietato la navigazione alle barche a motore. Ma solo nel bacino interno: per «minimizzare al massimo qualsiasi fenomeno di risospensione », è scritto in un avviso. Un vero successo: un porto turistico costato complessivamente 377 milioni di euro pubblici nel quale yacht, barche e gommoni non possono attraccare.

L'inquinamento nel bacino interno lo conferma un'indagine dell'Ispra, l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Il 25 e il 26 novembre 2009 i tecnici del mininistero dell'Ambiente e la struttura di missione di Palazzo Chigi fanno eseguire 31 carotaggi nei sedimenti del fondale. Scoprono così alte concentrazioni di molecole killer. Ben oltre i limiti di legge, superati spesso con multipli esponenziali. Si tratta in gran parte di derivati del petrolio e residui di combustione. Sostanze scaricate in mare per decenni durante il lavaggio dei serbatoi e delle sentine delle navi, quando l'Arsenale era gestito dalla Marina militare italiana. I risultati delle analisi vengono tenuti segreti fino alla primavera di quest'anno. Il ministero li comunica agli addetti ai lavori in una riunione soltanto il 23 aprile 2010. E ammette così la mancata bonifica dell'Arsenale. Avviata nel 2008 sotto il controllo di Francesco Piermarini, come ha raccontato in tv suo cognato Bertolaso. E mai completata.

Non risultano invece analisi dei fanghi nel bacino esterno. Ufficialmente quel tratto di mare non è inquinato. All'Ispra dicono di non sapere nulla della presenza di idrocarburi davanti alla Main conference. E nessuna comunicazione è stata data alla Provincia di Olbia Tempio, come conferma Pierfranco Zanchetta, assessore all'Ambiente nella giunta di centrosinistra uscente. Nei documenti, Discarica Maddalena non esiste. Domenica 13 giugno soffia il maestrale. Dal porticciolo di Punta Moneta la nuotata è tutta controvento e controcorrente. A un centinaio di metri dalla banchina est di Porto Arsenale il fondale beige diventa improvvisamente nero. Le alghe sono morte o non crescono. L'acqua, prima limpida, ora è torbida. E' il percorso di uscita delle correnti di bassa marea. Qui sotto ci sono lastre di eternit, cemento e fibra di amianto, cadute o buttate in mare. Dopo la lunga nuotata fino all'ingresso dei bacini, bisogna tornare indietro. Stanno smontando i pontili della Vuitton Trophy e sulla banchina opposta sono al lavoro due sommozzatori veri. Un secondo imprevisto appare all'improvviso tra Caprera e Santo Stefano, a metà della traversata a nuoto del canale centrale: arriva un mercantile. Meglio togliersi di mezzo. Al più presto. La nave cargo si avvicina silenziosa. E va a ormeggiare alla banchina di Porto Arsenale. Una zona, secondo la mappa dell'Ispra, che dovrebbe essere interdetta alla navigazione.

Il carotaggio in quel punto, il numero 22, rivela tra le concentrazioni più alte di benzo( a)antracene (3,07 milligrammi per ogni chilo di sedimento), benzo(a)pirene (2,90 milligrammi/chilo), benzo(b)fluorantene (2,72), crisene (2,8), pirene (7,6) e di altri veleni. Ulteriori aree di inquinamento record dei fondali sono il tratto centrale del canale di ingresso. E la banchina Ovest, fra il centro commerciale e l'hotel a cinque stelle: con massimi qui di 5,6 milligrammi/ chilo di pirene, di 4,29 di benzo(b)fluorantene (cancerogeno, può provocare danni genetici) e di 16,9 di policlorobifenili (sostanza con tossicità paragonabile alla diossina). Contaminata anche la banchina Est dove gli idrocarburi raggiungono i 6.380 milligrammi/chilo.

Lunedì 14 giugno la traversata a nuoto parte dalla costa opposta: il molo davanti all'ex ospedale militare, il secondo hotel del G8 costato 73 milioni e ora completamente abbandonato. Tra le 6 e le 9.30 del mattino c'è tempo per controllare tutti e due i bacini e il canale di ingresso. E' incredibile che abbiano scaricato in mare tonnellate di macerie sotto la Main conference, il progetto simbolo al quale non è stato ancora trovato nome migliore. Forse lo meriterebbe visto che è costato 52 milioni, tutti incassati dall'impresa di Diego Anemone, 39 anni, arrestato con il coordinatore degli appalti, Angelo Balducci, 62, e scarcerato dopo tre mesi. Proprio lì davanti il fondale è fangoso e completamente spoglio. Non crescono alghe per centinaia di metri. La probabile concentrazione di veleni annienta la vita. Qua e là nel limo chiaro emergono chiazze di sedimento nero.

Il giorno dopo, martedì 15 giugno, la corrente tra Punta Moneta e il canale di ingresso è più forte del solito. La mattinata è dedicata a nuove immersioni. Basta scendere, agitare la mano nel fango gelatinoso, fotografare e filmare. Le nuvole nere salgono da più punti. Poi si torna nel canale di ingresso e nel bacino interno: in queste due zone la bonifica è stata fatta ma solo lungo le banchine, per una larghezza di appena una decina di metri. A pochi chilometri da qui, a Palau di fronte alla Maddalena, proprio oggi il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo e il collega francese Jean-Louis Borloo, stanno firmando il protocollo per la nascita del Parco marino delle Bocche di Bonifacio. C'è da giurare che la delegazione francese sia all'oscuro dell'inquinamento provocato dalla Marina militare al centro del nuovo parco. Mercoledì 16 giugno, le ultime immersioni. Resta adesso da scoprire perché il bacino davanti alla Main conference non sia stato bonificato. Qualcuno disposto a raccontare cosa sia successo si trova: «Più scavavi nel fondale, più trovavi fanghi contaminati », ricorda il tecnico di un'impresa: «La benna tirava su melma densa come cioccolata e nera come pece. Erano sicuramente idrocarburi pesanti. Hanno deciso di lasciarli lì perché senza la costruzione di una diga ermetica, avrebbero inquinato l'arcipelago. E la costruzione della diga avrebbe fatto perdere tempo e ridotto i margini di guadagno per le imprese. Lo stesso vale per la parte non bonificata del canale e del bacino interno. So che la sospensione dei lavori è stata autorizzata da qualcuno dentro al ministero dell'Ambiente».

L'ennesima operazione di maquillage per salvare l'apparenza. Anche se la bonifica è costata 31 milioni, che salgono a 72 milioni 610 mila euro sommando gli interventi di consolidamento delle banchine e la trasformazione in porto turistico. Ora però tutte le opere rischiano di diventare una colossale cattedrale nel deserto. Uno spreco da 377 milioni a carico degli italiani e delle casse della Regione Sardegna, che per questa spesa deve rinunciare a nuovi investimenti. E che, come proprietaria della struttura, dovrebbe addirittura pagare la nuova bonifica. Per il pericolo che i fanghi tossici risalgano, la navigazione nel porto è vietata. E senza possibilità di attracco, addio posti barca. Addio occasioni di lavoro. La zona però non può reggersi sui due mesi del turismo estivo. Con la chiusura delle basi americane e il Porto Arsenale fermo, per i 2 mila disoccupati dell'arcipelago si riaffaccia dopo decenni la prospettiva dell'emigrazione. E' il danno più odioso della finta bonifica: aver rubato il futuro all'isola.

I manager di Mita resort forse sapevano della presenza dei veleni. Sarà per questo che la società di Emma Marcegaglia ha ottenuto da Bertolaso un canone a prezzo di svendita: 60 mila euro l'anno, come l'affitto di una cartoleria in centro alla Maddalena. "L'espresso" l'ha chiesto alla società, senza ottenere risposta. Nei mesi della bonifica raccontano di camion che entravano carichi nelle aree di cantiere. L'ultimo dubbio porta a quei giorni del 2008: se i fanghi contaminati sono ancora in fondo al mare, i rifiuti tossici cementati sotto le banchine vengono tutti dall'Arsenale?




IL VIDEO Nuotando nel mare dell'arsenale alla Maddalena: amianto e fanghi neri.

I televisori e i cd d'oro: l'elenco dei costi più incredibili
Le spese globali per il vertice e una selezione dei contratti più singolari
 

 
 
Costo G8 Maddalena:
327.500.000 euro
Costo G8 l'Aquila:
184.974.178 euro
Costo complessivo G8 Maddalena + l'Aquila:
512.474.178 euro
Fornitore Oggetto Importo in Euro (incluso IVA)
SPAZIALE SPLENDY G.I.L. SRL Fornitura accappatori e asciugamani
24.420,00
PINEIDER SPA Fornitura materiale vario (album, sottomano da scrivania, portablocchi cartelle)
78.163,20
MUSEOVIVO Fornitura 60 penne edizione unica
26.000,05
POLTRONE FRAU SPA Fornitura sedute a noleggio
373.233,30
FORCING SRL, MIB SRL, FIDANZIA SRL Fornitura pennoni e bandiere
175.576,80
RUFFOLO SILVIA GRAFICA EDITORIALE Fornitura, declinazione e utilizzo logo G8
21.600,00
COGEDA SISTEMI Fornitura cartucce toner
12.733,20
ELCOMAN SRL Fornitura n. 30 distruggidocumenti
12.852,00
MEDIAMERKET SPA, CIFONI DOMENICO SRL, UNIEURO-CTE GROUP SRL, TECNOVISIONI SRL Fornitura televisori Lcd e noleggio plasma
347.348,00
BULGARI ITALIA SPA Fornitura 45 ciotoline in argento
22.500,00
FRATERNITAS SRL Fornitura megafoni
3.895,20
LANIFICIO FRATELLI CERRUTI SPA Fornitura tessuto per divise steward e hostess
13.555,20
LANIFICIO ORMEZZANO SPA Fornitura tessuto per divise steward e hostess
5.184,00
ANNALISA COLLEZIONI SRL Fornitura tessuto per divise (non specificate)
54.000,00
PUBBLILASER SRL Fornitura tessuto con logo per personalizzazione transenne
23.442,05
FIORI E PIANTE di Tontoranelli Daniela, DEMI MONDE SRL Fornitura addobbi floreali
64.020,00
ARTERIA SRL Fornitura servizio trasferimento scultura "Il Guerriero di Capestrano" da Chieti a sede G8 L'Aquila
11.122,80
ARTERIA SRL Servizio aggiuntivo per sollevamento scultura "Il guerriero di Capestrano"
4.056,00
BORGHI INTERNATIONAL Trasporto opere d'arte
36.000,00
NOLOSTAND SPA Fornitura posacenere
10.200,00
PUBBLILASER SRL Rivestimento ascensori con pellicola vinilic
9.072,00
ISTITUTO GRAMMA, CENTRO RICERCHE MUSICALI, ORTO ONIRICO SRL, AGORA' SRL Realizzazione progetto "A city to listen to - L'Aquila per il G8"
193.996,00
TOTALE
1.468.969,80