Cosentino davanti alla Giunta, l'autodifesa: «Sono perseguitato dal '94»
 Poi incontra il premier. «Io rimango ma è lui che deve decidere».
Nel Pdl è scontro. Anche Bossi interviene: «No ad un garantismo a fasi alterne».
18 novembre 2009

La Giunta per le autorizzazioni della Camera ascolta il sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino, proprio mentre nei poli scoppia la «guerra delle mozioni». L'esponente del governo si difende, spara a zero sui magistrati («contro di me non un fumus persecutionis, ma un fumone di persecuzione»), dichiara di essere vittima della giustizia a «orologeria», visto che lo scandalo scoppia quando si parla di lui «come candidato per la Campania», e chiede che non venga autorizzato il suo arresto.

Ma nel Pdl è scontro tra chi, come il vicecapogruppo alla Camera Italo Bocchino, minaccia di chiedere le dimissioni di Cosentino dal governo insieme al centrosinistra e chi invece, come il presidente dei deputati Fabrizio Cicchitto, difende il collega a spada tratta. Sostenendo che chi è garantista con i nemici, figuriamoci se non lo è «con gli amici». «C'è chi dice che Cosentino si debba dimettere, ma quando toccava a chi ora dice questo, non lo ha fatto. No ad un garantismo a fasi alterne», rinfocola lo scontro anche Bossi.

Botta e risposta nel centrosinistra. Antonio Di Pietro se la prende con il segretario del Pd Pier Luigi Bersani che non fa firmare ai suoi la mozione di sfiducia dell'Idv (servono 63 firme, mentre i dipietristi sono 25). E Bersani si difende: la primogenitura della mozione di sfiducia è dei Democratici che la presentarono al Senato circa un anno fa. Così Di Pietro corregge il tiro: la mozione la presenta lo stesso. Ma non di sfiducia (cosa tecnicamente impraticabile trattandosi di un sottosegretario e non di un ministro) e la fa firmare solo dai suoi.

Sul blog, però, l'ex pm si sfoga: «Non è importante il diritto di primogenitura», ma l'obiettivo che è quello di non «avere al governo» uno «come Cosentino» al quale «non si possono lasciare certo le chiavi del Cipe».

Lo stesso il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è in difficoltà. Assicura che «non intende intervenire» nella vicenda. Ma intanto vede alla Camera il sottosegretario. L'incontro dura pochi minuti. «È stato solo per un saluto», precisa poi Cosentino, che in Giunta si lamenta di essere indagato dal '94 «senza mai essere stato ascoltato» dai Pm e ribadisce di voler restare al proprio posto «anche se è Berlusconi a dover decidere» sul suo «futuro».

Sulla candidatura in Campania il tono è più soft dei giorni scorsi: «Le candidature sono decisioni politiche», taglia corto. Quindi risponde a chiunque lo attacca. Prima se la prende con Bocchino («mi dispiace, Italo era un amico»), poi con il deputato del Pd Donatella Ferranti che ne aveva chiesto le dimissioni per via delle «conoscenze dirette con esponenti dei clan camorristici». «Siamo alla barbarie politica», è la replica. Chi «nasce in località a rischio» non può portare «con sè il peccato originale della certa colpevolezza».

A stopparlo ci pensa il ministro della Difesa Ignazio La Russa: «Ogni sua polemica personale non aiuta a mantenere la serenità in questa fase delicata (non solo per lui) della vita politica». La Giunta, intanto si rivedrà mercoledì e non si esclude che per quel giorno si possa già votare. Pd e Idv sarebbero pronti. L'Udc, invece, prende tempo: «Decideremo la prossima settimana - dice Pierluigi Mantini - dopo un incontro con Casini. Il quadro indiziario che emerge da questa vicenda però ci preoccupa molto...».



Camera, Nicola Cosentino: l'autodifesa: "Persecuzione dei giudici"
Roma mercoledì 18 novembre 2009
L'INTERVISTA DI COSENTINO SUL "IL GIORNALE"

- "Se contro di me c’è da parte dei magistrati un fumus persecuzionis?
Veramente c’è un 'fumone di persecuzione'". Il sottosegretario all’Economia, Nicola Cosentino, risponde così alle domande
dei cronisti al termine della sua audizione davanti alla giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera. "I magistrati
non mi hanno mai voluto ascoltare - aggiunge e - sono certo questo provvedimento sarà certamente cassato nei vari gradi
di giudizio". La giunta per le autorizzazioni ha ascoltato Cosentino, per il quale i magistrati campani hanno chiesto l’arresto per legami con la camorra, e ha rinviato la seduta a mercoledì prossimo. "Mercoledì si continuerà il dibattito -
avverte il deputato del Pd Donatella Ferranti -, ma per noi si potrebbe anche esprimere un voto già in quella sede".

Persecuzione delle toghe "Risulto indagato dal ’94, ma da allora non sono mai stato ascoltato dai magistrati"
afferma Cosentino. "Ho chiesto agli inquirenti di essere ascoltato - prosegue il parlamentare del Pdl -, ma la procura
ha scelto di andare avanti da sola. Per questo ora sono costretto a difendermi dalle accuse infamanti che mi sono state mosse.
La richiesta di carcerazione nei miei confronti - sottolinea - è durata 9 mesi e, guarda caso, la 'tagliola' è scattata non appena
si è cominciato a parlare di Regionali. Penso che la giunta valuterà la mia vicenda la prossima settimana - osserva Cosentino -. Ho lasciato una mia memoria dalla quale viene fuori la mia totale estraneità ai fatti che mi vengono contestati. Ma questa
mia stessa memoria è stata omessa nell’ordinanza dei magistrati in tutto o in parte. Non sono stati motivati alcuni punti
che invece ritenevo decisivi per affermare la mia totale estraneità ai fatti che mi sono stati imputati".

Cosentino non molla "Resto al mio posto. L’unico che può decidere sul mio destino personale, ma anche su quello
della Regione Campania è Berlusconi". Poi il sottosegretario all’Economia ribadisce: "E sono sicuro che Berlusconi deciderà sentiti il territorio campano e gli eletti perchè sono quelli che in prima linea combattono ogni giorno questi malgoverni
della sinistra che durano da 15 anni. Ho illustrato a Berlusconi l’infondatezza delle accuse che mi sono state mosse,
prosegue il politico con la delega al Cipe - e mi ha espresso ampia solidarietà".

Contro Bocchino "Da un punto di vista non tanto politico, ma umano, mi è dispiaciuto che Italo, che viene da
quel territorio e che conosce bene me, la mia storia e la mia famiglia, abbia potuto dire che sta ancora valutando con
una parte del gruppo se votare o meno una mozione di sfiducia contro di me". Cosentino commenta così la presa di posizione del vice capo gruppo del Pdl alla Camera, Italo Bocchino, contro di lui e a sostegno delle accuse che gli sono state mosse. "Comunque - prosegue Cosentino - non mi ha sorpreso questo intervento perché dentro la componente di Alleanza nazionale sta venendo fuori un’anima meno garantista".

La mozione Idv "La Camera impegna il governo a invitare Cosentino a rassegnare le dimissioni da sottosegretario":
è quanto prevede il dispositivo della mozione che l’Idv ha presentato alla Camera e di cui il primo firmatario è Antonio
Di Pietro. L’inserimento dell’atto nel calendario dei lavori dell’aula della Camera, specifica l’ufficio stampa di Idv,
verrà chiesto "subito dopo l’esito del voto sull’arresto" dell’esponente campano del Pdl nella giunta per le autorizzazioni.
"A prescindere dall’eventuale responsabilità penale dell’onorevole Cosentino - si legge nel testo depositato - appare tuttavia necessario che l’Italia e le sue istituzioni siano salvaguardate nel loro prestigio e nella loro dignità. Ragioni di opportunità
e di precauzione dovrebbero indurre il governo a evitare che una persona sottoposta ad indagini per così gravi delitti,
espressivi di una collusione tra politica e sodalizi criminosi, in attesa di dimostrare la sua piena innocenza, possa continuare
ad esercitare le proprie funzioni di governo peraltro in un ruolo così delicato, concernente tra l’altro la funzionalità del Cipe".

La mozione Pd La mozione del Pd con la quale si impegna il governo ad invitare Nicola Cosentino a rassegnare
le dimissioni da sottosegretario all’Economia è firmata dal segretario del partito, Pier Luigi Bersani, dal capogruppo
alla Camera, Dario Franceschini e dai componenti delle commissioni Giustizia e Antimafia, Donatella Ferranti e Laura Garavini. Il Pd chiede questo impegno al Governo perchè "indipendentemente dall’esito della richiesta e dall’eventuale accertamento della responsabilità penale del deputato Cosentino su cui farà piena luce il procedimento avviato, è evidente
che ragioni di opportunità e di precauzione devono indurre il governo ad evitare che una persona cui è contestato un delitto così grave, in attesa di dimostrare la sua piena innocenza, possa continuare ad esercitare le proprie funzioni di Governo
in un ruolo tanto rilevante quale quello di sottosegretario all’Economia".

Cicchitto: uso politico della giustizia "Il Pd e l’Idv hanno presentato due mozioni per le dimissioni del sottosegretario Cosentino: stiamo ritornando in pieno all’uso politico della giustizia. Per quello che ci riguarda noi
siamo garantisti a 360 gradi: lo siamo stati sempre anche nei confronti degli avversari politici. La cultura del sospetto, dell’inquisizione, della persecuzione non ci appartiene, anzi ci ripugna", così Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati
del Pdl.

"Fumus persecutionis oggettivo" "Dall’esame delle carte e ascoltando la sua audizione emergono elementi
che sostanziano un fumus persecutionis oggettivo". Il deputato del Pdl, Nino Lo Presti, fa così il punto della vicenda giudiziaria che riguarda Cosentino. Lo Presti, che è anche relatore in giunta per le autorizzazioni della Camera del caso riguardante l’esponente campano del Governo, ci tiene però a precisare che quando parla di "fumus persecutionis oggettivo" non intende riferirsi alla volontà dei magistrati. "Mi riferisco semplicemente al fumus persecutionis oggettivo, quello cioè che traspare dagli atti di questa vicenda - prosegue il deputato - dal momento che possono essere considerati intempestivi e viziati. Perchè, ad esempio, non hanno mai accettato di ascoltare Cosentino?". "La giunta delle autorizzazioni, comunque - sottolinea l’esponente del Pdl - non potrà entrare nel merito del accuse. Ma dovrà valutare solo se c’è, appunto, del fumus persecutionis nel richiedere l’autorizzazione all’arresto del sottosegretario". E, secondo Lo Presti, questo fumus persecutionis oggettivo sarebbe evidente per tutta una serie di motivi. "In primo luogo - spiega - l’enormità dei tempi dell’indagine: ben nove anni.
Poi la mancata iscrizione nel registro degli indagati per tutto questo tempo. Terzo aspetto: il tempo in cui verrebbero fatti risalire i comportamenti delittuosi di Cosentino che si ferma al 2004". "Ma poi si devono considerare anche - sottolinea
Lo Presti - l’assenza di ulteriori comportamenti delittuosi da quella data ad oggi. Inoltre, ci sono le richieste reiterate
di Cosentino di fornire chiarimenti ai magistrati dopo aver appreso dai giornali di un’indagine a suo carico, che non sono
state esaudite". "Un’altra ragione, a mio avviso, per cui si può parlare di fumus persecutionis oggettivo è che la sua iscrizione nel registro degli indagati risale al febbraio 2009. E, contestualmente, c’è la richiesta del pm al gip dell’ordinanza di custodia cautelare che però il gip farà solo il 10 novembre scorso, e cioè dopo ben otto mesi". Come dire, conclude il deputato del Pdl, che la mossa dei magistrati arriva proprio quando si comincia a parlare di Cosentino come del candidato alle elezioni regionali per la Regione Campania.

Il procuratore: perseguiamo solo reati "Non abbiamo perseguito nessuno, abbiamo perseguito i reati,
i responsabili di reati. Noi non creiamo nè vittime nè martiri", ha detto il procuratore della Repubblica di Napoli, Giovandomenico Lepore commentando le polemiche. Lepore è intervenuto sulla vicenda a margine della conferenza stampa sulla operazione contro il clan dei Casalesi. A proposito del mancato interrogatorio di Cosentino, che era stato sollecitato
dallo stesso parlamentare indagato, Lepore ha affermato: "Noi oggi abbiamo dato la possibilità, dopo l’emissione
del provvedimento, di poter, oltre a fare reclamo al Riesame, essere ascoltato se vuole farlo. L’abbiamo invitato a farlo.
Oggi si possono fare contestazioni, prima non si poteva".
 
Cosentino Nicola, INDAGATO
del delitto di cui all'artt. 110, 416 bis - I, II, III, IV, V, VI ed VIII comma, C.P., perché non essendo inserito organicamente
ed agendo nella consapevolezza della rilevanza causale dell’apporto reso e della finalizzazione dell’attività
agli scopi dell’associazione di tipo mafioso denominata “clan dei casalesi”
I verbali del gip accusano il sottosegretario Cosentino:
"Bidognetti dice di aver conosciuto l'esponente del Pdl per averne frequentato la famiglia"
"Clan alleati alle urne per Nicola" Un pentito: "Ho iscritto tanti a Fi"