Annullamento del provvedimento del Consiglio comunale
di Barcellona Pozzo di Gotto che ha approvato il Piano particolareggiato
per realizzare un mega Parco commerciale di 18,4 ettari per violazione
delle norme vigenti in materia urbanistica; invio immediato di una commissione
prefettizia che indaghi sull’esistenza di possibili pressioni mafiose nell’adozione
del piano e conseguente avvio della procedura di scioglimento del Comune
per infiltrazioni criminali. È quanto chiedono le associazioni che
compongono il Presidio “Rita Atria” Libera Milazzo-Barcellona a conclusione
del convegno organizzato nella città del Longano per analizzare
le numerose anomalie che hanno condizionato l’iter di un progetto dai devastanti
effetti sul territorio e l’economia. Un piano d’insediamento di complessi
commerciali e alberghieri su cui è stata aperta un’inchiesta della
Procura della Repubblica, attenzionato pure dal sen. Peppe Lumia (membro
Pd della Commissione parlamentare antimafia) che, meno di un anno fa, ha
presentato una documentata interrogazione al Presidente del consiglio e
al ministro degli Interni rilevandone le inquietanti zone d’ombra. Interessata
e committente della redazione del piano è la Dibeca Sas, società
proprietaria di 5,97 ettari di terreni di contrada Siena dove dovrebbe
sorgere il Parco commerciale. Essa è stata fondata nel novembre
1982 da un noto pregiudicato locale, l’avvocato Rosario Pio Cattafi, che
secondo quanto riportato nella relazione di minoranza della Commissione
antimafia della XIV legislatura, primo firmatario il parlamentare Lumia,
«solo nel luglio 2005 ha finito di scontare la misura di prevenzione
antimafia della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, irrogatagli
nel massimo (cinque anni), per la sua pericolosità, comprovata,
secondo quanto si legge nel decreto emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione
del Tribunale di Messina il 2 agosto del 2000, dai suoi costanti contatti,
protrattisi per decenni e particolarmente intensi proprio nella stagione
delle stragi, con personaggi del calibro di Benedetto Santapaola, Pietro
Rampulla, Angelo Epaminonda e Giuseppe Gullotti». Dopo alcuni passaggi
societari, la Dibeca è oggi nella disponibilità della madre,
della sorella e del figlio di Rosario Pio Cattafi. «La Dibeca, con
il totale assenso degli organi comunali, si è appropriata di un
settore di attività che vuole essere espressione del potere di supremazia»,
affermano i rappresentanti del Presidio “Rita Atria”. «La società,
nel predisporre e redigere il piano del Parco commerciale per di più
in variante al Piano Regolatore Generale, non ha inteso soltanto condizionare
l’attività del Comune, ma si erge a forza egemonica, a “dominus”
estraneo all’ente locale che fa sentire il suo peso su tutti gli organi
istituzionali e burocratici del Comune. Ciò rappresenta la negazione
dell’esistenza stessa dello Stato di diritto». A ipotizzare il condizionamento
della Pubblica Amministrazione, «sull’onda di pressioni esterne estranee
all’interesse generale», una serie di «atti, comportamenti
ed elementi sintomatici» che, secondo i promotori dell’iniziativa
No Parco, s’inseriscono «all’interno di un pesante quadro politico
rappresentato dall’approvazione del nuovo PRG di Barcellona, caratterizzata
da gravi sospetti d’illegittimità». Sul PRG, approvato solo
l’8 febbraio 2007 dopo un’istruttoria decennale, sono piovuti ben 1.296
tra osservazioni e ricorsi, tutti relativi ad autorizzazioni edilizie e
lottizzazioni anche su aree destinate ad attrezzature pubbliche, «a
riprova di un territorio, quello barcellonese, nel più totale caos
urbanistico ed ambientale, dove chiunque ha costruito dove, quando
e come ha voluto». Il Presidio pone attenzione innanzitutto sulla
strana «equivalenza» delle date nell’adozione di atti da parte
del soggetto privato e di quello pubblico. Nella stessa giornata in cui
il Comune di Barcellona trasmetteva all’Assessorato Regionale Territorio
ed Ambiente gli elaborati relativi al nuovo PRG, il 15 marzo 2005, la GDM
SPA di Campo Calabro (Rc), una dei colossi meridionali della grande distribuzione,
proprietaria del vicino Centro commerciale di Milazzo, sottoscriveva con
la Dibeca una scrittura privata che prevedeva la «cessione dei terreni
di proprietà di quest’ultima in comodato d’uso in attesa dell’atto
di compravendita». l momento dell’atto, però, la Dibeca non
era ancora formalmente proprietaria dei terreni. Il 14 giugno 2006, ben
prima dell’approvazione del nuovo strumento urbanistico, la GDM dava incarico
per la redazione del Piano particolareggiato all’architetto barcellonese
Mario Nastasi «entro un termine di tre mesi per il progetto di massima».
Dodici mesi dopo, il 26 giugno 2007, la GDM richiedeva l’approvazione del
Piano del Parco commerciale, ma l’Ufficio Tecnico Comunale si opponeva
all’esame dato che «i progettisti del PRG non hanno ancora consegnato
per la pubblicazione all’Albo Pretorio le modifiche discendenti dai ricorsi
presentati da terzi ed accolti». Il progettista Mario Nastasi replicava
immediatamente all’UTC con una nota singolare: «Le considerazioni
dimostrano che è inutile attendere le modifiche agli elaborati del
PRG che non ci saranno mai, ma occorre invece approvare il P.P. per risolvere
positivamente le richieste avanzate con le osservazioni». La previsione
del professionista si rivelerà del tutto azzeccata. «Come
indicato dalle autorità regionali, era necessaria una vera e propria
rielaborazione del PRG e un riesame delle porzioni di territorio compromesse»,
spiega Santa Mondello del Presidio “Rita Atria”. «Oggi, a quasi quattro
anni di distanza, va invece segnalato il mancato adempimento degli obblighi
di modifica, correzione deposito e pubblicazione del PRG di Barcellona».
L’iter del progetto poteva così proseguire superando le sospensioni
e i “congelamenti” burocratici. Ma bisognava attendere il 28 maggio 2008
per il colpo di scena: il presidente della GDM, Piergiorgio Sacco, comunicava
al Nastasi il ritiro dal progetto, causa le «lungaggini» nella
sua predisposizione. «Stante pertanto l’impossibilità di dare
corso alla suddetta operazione immobiliare – si legge nella nota – ci vediamo
costretti a ritirare il progetto, che peraltro, ad oggi non ha neppure
ottenuto parere favorevole da parte della Commissione Edilizia (ed anzi,
il medesimo progetto ha pure subito una valutazione preliminare del tutto
negativa, secondo quanto indicato nella comunicazione del Comune di Barcellona
in data 2 agosto 2007». L’inatteso ritiro della GDM non segnava però
il tramonto del megaprogetto. Il 29 maggio, il giorno dopo cioè
della lettera inviata dalla società calabrese, la Commissione Edilizia
si riuniva per esaminare il Piano e con verbale del successivo 3 giugno
esprimeva parere positivo per la sua approvazione. Il 5 gennaio 2009 usciva
allo scoperto la Dibeca della famiglia Cattafi presentando richiesta di
voltura della pratica per il Piano di contrada Siena. Poi, nella stessa
giornata del 21 luglio 2009, l’architetto Mario Nastasi autorizzava il
proprio fratello e socio di studio Santino Nastasi all’utilizzo degli elaborati
a sua firma, mentre la Dibeca dichiarava formalmente di volere subentrare
nel progetto originariamente presentato dalla GDM. Ciò nonostante
quest’ultima società non avesse mai fatto pervenire all’ente locale
la sua rinuncia con richiesta di ritiro degli elaborati. Una questione
non certo secondaria che deve aver creato qualche dubbio di legittimità
perfino ai membri della Commissione Edilizia che, nella seduta del 14 luglio
2009, richiedevano espressamente «la prova della rinuncia dell’istanza
da parte della GDM SPA e del suo contestuale consenso al trasferimento
di quella alla Dibeca». Il successivo 21 luglio l’organo comunale
opponeva però un repentino dietrofront: preso atto della dichiarazione
della ditta committente e dei progettisti, tutte rese in pari data, confermativa
dell’istanza, autorizzava «l’utilizzo degli elaborati già
agli atti con facoltà di modifica e di integrazione». «Una
presa d’atto, quella del Comune», sottolinea Santa Mondello, «che
è ben altro della prova della rinuncia della GDM e dell’autorizzazione
all’ingresso della Dibeca e del conseguente utilizzo degli elaborati che
non ricadono certamente nelle facoltà di disposizione del progettista,
perché egli è e rimane solo un prestatore d’opera della committente
GDM che ne è proprietaria». Le incongruenze però non
venivano rilevate e due giorni dopo, il 23 luglio 2009, l’Unità
Tecnica dava parere favorevole all’approvazione del Piano particolareggiato.
Approdato in Consiglio comunale, esso veniva approvato in via definitiva
il successivo 16 novembre con il voto favorevole di 22 consiglieri di maggioranza
e opposizione e un’astensione. Per i rappresentanti del Presidio “Rita
Atria”, la predisposizione del Piano da parte della Dibeca, società
privata, in sostituzione dell’ente locale, è un provvedimento del
tutto illegittimo. «In materia urbanistica il Comune è sempre
in posizione di supremazia, con la conseguenza che eventuali atti di disposizione
del potere in tale materia sarebbero nulli», spiega Mondello. «La
funzione di pianificazione urbanistica non solo è un’attività
che conserva il carattere autoritativo, ma è anche sostanzialmente
a carattere normativo. Nel nostro caso è invece la Dibeca a dettare
le norme tecniche di attuazione e del regolamento edilizio. Non è
pensabile che detta potestà sia trasferibile ad un privato, vieppiù
non proprietario dell’intero comparto, interessato alla realizzazione di
uno dei progetti norma in esso contenuti. Si è surrogato indebitamente
all’ente locale esercitando una potestà amministrativa non delegabile
né attribuibile ed assumendo nel contempo il ruolo di regolante
e regolato per sé stesso e per gli altri consociati, direttamente
o indirettamente interessati o addirittura contrari alla realizzazione
di un Parco commerciale». Secondo il Presidio “Rita Atria” l’adozione
del Piano è pure intervenuta in variante alle prescrizioni del PRG
di Barcellona. «Il progetto è un’opera imponente se lo si
guarda in termini di entità della superficie coinvolta e del volume
edilizio realizzabile. Che si proponga una vera e propria variante al PRG
che controverte le determinazioni assessoriali è confermato dai
dati rinvenibili nella Relazione al Piano del giugno 2007». Il dimensionamento
del progetto è prospettato infatti in una viabilità totale
di mq. 40.767 contro i 5.052 esistenti e di un insieme di zone edificabili
per mq. 184.079, per un totale dunque di mq. 224.846, 24.000 in più
di quanto veniva dimensionato nel decreto approvativo dello strumento urbanistico
(mq. 200.850). La subzona B, infine, destinata ad area resienziale,
è ampliata da mq 3.407 a 15.100 e si indica in mc. 37.750 il volume
massimo realizzabile, mentre i fabbricati esistenti hanno un volume di
mc. 23.165. «Occorre chiarire che il privato non ha alcuna facoltà
di chiedere l’approvazione di un progetto in variante ma può formulare
soltanto sollecitazioni e/o proposte, fermo restando che la valutazione
circa la necessità concreta di apportare ed adottare modificazioni
allo strumento urbanistico è di competenza dell’organo consiliare»,
aggiunge Santa Mondello. Come se ciò non bastasse una porzione delle
aree che la Dibeca dice di sua proprietà, appare al di fuori dal
perimetro che la mappa catastale segna per la realizzazione del Parco
commerciale, intervenendo invece nell’area normata dal Piano Regolatore
ASI, che né l’ente locale né il privato ha facoltà
di modificare, essendo questo un atto sovracomunale che viene automaticamente
calato nel PRG. Per il Presidio, la destinazione di suddetta porzione in
zona ASI è da ritenersi «a sistema residenziale, con nuove
edificazioni che nulla c’entrano con le osservazioni proposte in sede di
adozione dello strumento urbanistico generale». «Quelli esaminati
– commenta amaramente Mondello – sono senz’altro aspetti che non potevano
sfuggire alla lettura degli organi comunali, i quali evidentemente hanno
ritenuto non conveniente, non soltanto non adempiere a quelle formalità
comunque correlate ad una pianificazione urbanistica, relative al deposito
del piano ed alla pubblicità ma ancor più non partecipare
la variante all’Assessorato Regionale, che ne avrebbe potuto rilevare immediatamente
l’incoerenza con le determinazioni assunte in sede di approvazione del
PRG». L’ultimo aspetto rilevato dalle associazioni antimafia attiene
alla valutazione dei terreni compresi nel Piano particolareggiato, stimati
nel luglio 2007 (quando al progetto era interessata la GDM) in 28 euro
al mq. e di contro stimati dalla Dibeca, 19 mesi dopo, in 85 euro al mq.,
sulla base di una sentenza della Corte Costituzionale del 2007 che dichiarava
incostituzionale la norma per la quale le aree edificabili venivano stimate
con il criterio del cosiddetto “valore dimezzato”. «È incontrovertibile
– commenta il Presidio – che la prima perizia dava ai terreni di contrada
Siena un valore di mercato, che è valore venale, e non di esproprio
e comunque tre volte meno di quanto poi stimato dall’elaborato del febbraio
2009 e ciò ancorché le condizioni ed il pregio urbanistico
dei beni si fondava su presupposti di valutazione assolutamente identici,
vale a dire la destinazione commerciale di cui al PRG, non essendo ancora
stato approvato il Piano particolareggiato». Le associazioni sottolineano
inoltre che la valutazione riguarda tutti i terreni interessati, «compresi
sia quelli che interesserebbero strutture private che quegli altri che
presumibilmente interesserebbero la viabilità principale del Piano
e che non potranno che essere di proprietà pubblica comunale».
Conti alla mano, nel giugno 2007 gli espropri erano stimati in 335.897
euro (relazione a firma dell’architetto Mario Nastasi); nel febbraio 2009
giungevano al valore di 1.713.893 euro (relazione a firma dell’architetto
Santino Nastasi). Passa proprio dalla crescita rapida ed esponenziale del
valore dei terreni di contrada Siena il vero e proprio affaire del progetto
Parco commerciale. «L’approvazione del Piano particolareggiato ha
innescato un meccanismo di supervalutazione dei terreni di quasi il 300%
del valore venale originariamente indicato, con tutto quanto ne consegue
in termini di distorsione delle regole che presiedono ad una compravendita
libera e legittima e ciò sia che si realizzi o meno il Parco commerciale»,
dichiarano i rappresentanti del Presidio. Ciò spiega l’ampio consenso
generato dal Piano tra i numerosi proprietari degli aranceti e dei vigneti
vincolati ad espropriazione, fatta eccezione per un solo soggetto oppostosi
davanti al Tar di Catania. Il mancato aggiornamento catastale impedisce
di conoscere la reale identità dei fortunati beneficiari del più
grande affare della storia di Barcellona Pozzo di Gotto. Le date di nascita
di buona parte dei proprietari riportati nelle visure risalgono agli anni
’20, ’30 e ’40 del secolo scorso e presumibilmente i terreni sono andati
in eredità a figli e nipoti e forse pure già alienati. Nell’elenco
spicca però, in qualità di proprietario al 50% di un vigneto
di 6.170 mq, la presenza del noto imprenditore Tindaro Calabrese, uno dei
maggiori costruttori dell’intera provincia di Messina. La stima dell’esproprio
è di 34.138 euro. Tre anni fa era di appena 6.892 euro. Nulla di
comparabile con quanto capitalizzato dal “dominus” dell’intera vicenda
del Parco degli orrori, la Dibeca Sas della famiglia di Rosario Pio Cattafi.
La società acquistò i terreni di contrada Siena il 7 aprile
2005 dall’Opera San Giovanni Bosco dei Salesiani che, a sua volta, li aveva
ricevuti in donazione testamentaria da uno stretto congiunto dei Cattafi.
Costo totale 619.800 euro (394.800 per i terreni agricoli e 225.000 euro
per i fabbricati ivi ospitati), con pagamenti avvenuti in data anteriore
alla stipula del contratto di compravendita. Considerata l’estensione (5,97
ettari), i terreni sono costati 10,38 euro a mq. Con la stima di 85 euro
a mq, essi valgono sul mercato odierno 5.074.500 euro, l’800% circa in
più di quanto sono stati pagati. Parco o non parco per la dynasty
barcellonese è tutto oro colato.
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