Tutti gli uomini del Presidente: Bush II 


Sottosegretario alla Difesa 



Paul Dundes Wolfowitz 

Il 5 febbraio 2001, il presidente Bush ha annunciato la sua intenzione di nominare Paul Dundes Wolfowitz al posto di Sottosegretario alla Difesa. E' stato confermato con voto unanime dal Senato americano il 28 febbraio 2001 e dal 2 marzo 2001 è quindi in carica in qualità di 28esimo Sottosegretario alla Difesa nella storia degli Stati Uniti d'America. E' stato confermato in questo posto anche per il secondo mandato di Bush. E' la terza volta che Wolfowitz ha un posto di potere all'interno del Pentagono.

Come il suo diretto superiore Donald H. Rumsfeld, anche Paul Wolfowitz fa parte sia del Project for the New American Century che del Council on Foreign Relations. Le sue posizioni politiche sono sempre state fortemente conservatrici e Wolfowitz è riconosciuto da tutti come il "falco" per eccellenza dell'Amministrazione Bush, sia per la sua spassionata difesa di Israele e delle sue politiche, sia per la sua forte pressione a favore della guerra in Iraq nel 2003.

Sommario

La sua carriera
L'influenza politica di Wolfowitz
Le citazioni più famose di Wolfowitz
La teoria della "guerra preventiva"
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La sua carriera

Wolfowitz si è laureato in matematica alla Cornell University. Ha in seguito ottenuto sia un Master che un dottorato di ricerca in scienze politiche all'Università di Chicago. Dal 1973 al 1977, Wolfowitz ha tenuto una serie di posti nelle agenzie governative sul disarmo e sul controllo delle armi, ed è stato anche Assistente Speciale del Direttore per i Colloqui sulle Limitazioni delle Armi Strategiche. Dal 1977 al 1980, è stato Direttore della Pianificazione Politica del Dipartimento di Stato di Jimmy Carter e Vice Assistente del Segretario alla Difesa (la sua prima esperienza al Pentagono). Ha anche insegnato prima a Yale (1970-73) e poi alla Johns Hopkins University (1981). Nel 1993, ha preso il posto di professore di Strategie di Sicurezza Nazionale al National War College. Molti suoi scritti infatti riguardano proprio le materie delle sicurezza nazionale e della politica estera, e sono rinomati in particolar modo quelli sulla rivista Foreign Affairs, edita dal Council on Foreign Relations.

Wolfowitz è un veterano delle Amministrazioni di Ronald Reagan e George Bush padre. Infatti all'inizio del mandato di Reagan, fu nominato Direttore della Pianificazione Politica del Dipartimento di Stato ed in seguito Assistente del Segretario di Stato per gli Affari dell'Asia dell'Est e del Pacifico. Grazie al suo lavoro in questo campo nel 1986, fu quindi nominato ambasciatore americano in Indonesia, il quarto Paese del mondo come grandezza ed il più grande in assoluto del mondo islamico. Qui ha lavorato alacremente per sviluppare i rapporti tra Stati Uniti ed Indonesia, ed è stato proprio grazie ad una missione in loco dello stesso Wolfowitz tenuta ai primi di gennaio 2005, che, a seguito del disastro dello tsunami, gli Stati Uniti si sono riavvicinati all'Indonesia sia in termini di aiuti militari che economici. Evidentemente i rapporti tessuti allora hanno pagato bene. 

Sotto la presidenza di Bush padre, Wolfowitz fu poi nominato per la prima volta Sottosegretario alla Difesa (la sua seconda esperienza al Pentagono), lo stesso posto che oggi tiene per conto del figlio. Il suo lavoro, allora come ora, consisteva nello sviluppare strategie, piani e politiche per conto del Dipartimento della Difesa ed è stato proprio durante questo periodo che si sono ridisegnate le strategie per far fronte alle sfide del dopo Guerra Fredda. Sotto la sua leadership, furono sviluppati i piani per la prima Guerra del Golfo, il supporto finanziario da parte degli alleati (oltre 50 miliardi di dollari) e la prevenzione dell'apertura da parte irachena di un secondo fronte di guerra con Israele. Altre iniziative chiave furono lo sviluppo della Strategia di Difesa Regionale, la Forza di Base, e la continuazione dei colloqui sul disarmo nucleare con l'Unione Sovietica che portarono alla fine all'accordo Start II per lo smantellamento di migliaia di testate ancora attive da entrambi i lati.

Wolfowitz negli ultimi anni prima di tornare al Pentagono è stato, tra le altre cose, preside della facoltà di Relazioni Internazionali alla Scuola di Studi Internazionali Avanzati Paul H. Nitze della Johns Hopkins University. Questa scuola è una delle più famose al mondo nel campo delle relazioni internazionali con oltre 750 studenti, sparsi tra Washington D.C., Nanjing, Cina e Bologna, Italia. Oltre a insegnare la sua attività all'interno della scuola in questione gli ha permesso di raccogliere 75 milioni di dollari di finanziamento e raddoppiare così la dotazione finanziaria della scuola. Inoltre sotto la sua guida, sia i programmi che le attrezzature in dotazione alla scuola sono state ammodernate consentendo alla scuola di spostare il suo focus dal mondo della guerra fredda a quello della globalizzazione degli anni Novanta.

Tra i vari premi ottenuti da Wolfowitz per i suoi servizi pubblici ci sono:

  • La medaglia presidenziale per i cittadini 
  • La medaglia del Dipartimento alla Difesa per il lavoro ivi svolto 
  • La medaglia all'onore del Dipartimento di Stato 
  • La medaglia per il miglior lavoro svolto da un civile nel Dipartimento di Stato 
  • La medaglia all'onore per il lavoro svolto nell'ambito del controllo delle armi e dell'agenzia del disarmo 

L'influenza politica di Wolfowitz

E' stato durante la presidenza Clinton, ovvero l'unico periodo negli ultimi decenni durante il quale Wolfowitz non ha avuto incarichi di governo, che Paul Dundes Wolfowitz si è affermato come il teorico delle politiche neocoservative e della dottrina della "guerra preventiva" in risposte alle minacce provenienti dagli Stati canaglia, in netto contrasto con la politica del "contenimento" invece appoggiata dalla Casa Bianca clintoniana. Grazie alla sua esperienza nell'ambito governativo e militare, Wolfowitz è stato in quel periodo uno dei fondatori del Project for the New American Century ed è stato anche uno dei firmatari della lettera con la quale già nel 1998 si chiedeva all'allora presidente Clinton di usare la forza per abbattere il regime di Saddam Hussein. Fu però solo grazie all'11 settembre che le teorie neoconservatrici uscirono dall'oscurità e oggi molte persone, con il senno di poi, vedono il piano di Wolfowitz come la base del "piano per l'egemonia americana nel mondo" poi ripresa dal Project for the New American Century e dal famoso documento del Dipartimento della Difesa nel 2002 sulla pianificazione strategica per gli anni a venire.

A seguito infatti degli attacchi terroristici del settembre 2001 è iniziato un dibattito all'interno della Casa Bianca su quale tipo di azioni intraprendere contro Al Qaeda. Alcuni membri dell'Amministrazione Bush, guidati da Wolfowitz, hanno infatti spinto per azioni preventive contro l'Iraq allo stesso momento che si preparava l'attacco alle cellule di Al Qaeda presenti in Afghanistan. Grazie a questa pressione è uscita poi fuori quella che è stata universalmente definita la "dottrina Bush", centrata sulla prevenzione e su una campagna di larga scala contro il terrorismo internazionale. Lo stesso Wolfowitz per anni ha avocato la causa dell'opposizione irachena, spingendo per finanziare in modo sempre più ampio l'Iraqi National Congress di Ahmed Chalabi ed altre minori formazioni facenti parte dell'opposizione irachena al regime di Saddam Hussein, oltre a disegnare scenari che prevedevano di volta in volta una sempre maggiore presenza di truppe americane in Medio Oriente, in funzione anti-irachena.

Sebbene inoltre fosse accanito sostenitore dello Stato di Israele (Wolfowitz ha parte della famiglia, inclusa una sorella, in Israele), è da notare però che Wolfowitz è stato anche uno dei pochi neoconservatori ad aver espresso pubblicamente il suo appoggio alla creazione di uno Stato palestinese. Durante una sua partecipazione ad una manifestazione a favore di Israele è stato anche contestato per aver parlato della sofferenza del popolo palestinese nel suo conflitto contro Israele, sebbene non abbia certo risparmiato critiche continue ad Arafat ed al suo governo, fino alla morte di quest'ultimo, avvenuta nel dicembre 2004.

Fonte: http://www.defenselink.mil/speeches/2002/s20020415-depsecdef.html

Uno degli episodi più famosi della sua permanenza al Pentagono negli ultimi anni è stato quello che lo ha visto protagonista, a Baghdad, il 26 ottobre 2003. Mentre si trovava per un breve viaggio ufficiale nella capitale irachena, all'hotel Al-Rashid, questo edificio venne infatti colpito da una serie di colpi di mortaio. Un colonnello dell'esercito americano fu ucciso e 17 rimasero feriti, ma Wolfowitz ed il resto dello staff del Dipartimento della Difesa ivi presente riuscirono a scappare incolumi e Wolfowitz tornò sano e salvo negli Stati Uniti il 28 ottobre.

Le citazioni più famose di Wolfowitz 

  • "Penso che sia chiaro a tutti che non si tratta semplicemente di catturare delle persone e giudicarle per quello che hanno fatto, ma anche di rimuovere i santuari del terrorismo, il suo sistema di supporto internazionale e distruggere gli Stati che sponsorizzano il terrorismo internazionale. Ed è per questo che si tratterà di una campagna militare lunga e sostenuta" - 13 settembre 2001, dinanzi alla Commissione Difesa del Senato americano 
  • "Noi non iniziamo un lavoro che non possiamo finire... questo è il modo di fare americano" - 7 settembre 2003, dinanzi alla Commissione Forze Armate del Senato americano 
  • "Penso che tutti gli stranieri debbano smetterla di interferire con gli affari interni dell'Iraq. Coloro che vogliono venire ed aiutare sono i benvenuti. Coloro che vengono per interferire con gli affari interni iracheni e per distruggere non lo sono" - 21 luglio 2003, durante una conferenza stampa a Mosul, Iraq 

La teoria della "guerra preventiva"

Consacrate nel National Security Strategy (NSS), la dottrina della "guerra difensiva" preventiva e la "guerra al terrorismo" contro al Qaeda costituiscono i due pilastri essenziali della campagna di propaganda di quel Pentagono di cui ancora oggi Wolfowitz è il Sottosegretario per le questioni di pianificazione politica. L'obiettivo è quello di presentare una "azione militare preventiva", che significa la guerra, come un atto di "autodifesa" contro due categorie di nemici, "gli Stati canaglia" e i "terroristi islamici". 

"La guerra contro i terroristi di portata globale è un'impresa di durata indeterminabile. L'America agirà contro queste minacce che stanno profilandosi, prima che queste vadano a compimento completo. Gli Stati canaglia e i terroristi non cercano di attaccarci con l'uso di mezzi convenzionali. Loro capiscono che tali attacchi andrebbero a fallimento. Invece, fanno affidamento su atti di terrorismo e, potenzialmente, sull'uso di armi di distruzione di massa. Gli obiettivi di questi attacchi sono le nostre forze armate e la nostra popolazione civile, in diretta violazione di una delle principali norme del diritto dello stato di guerra. Come è stato dimostrato dalle rovine dell'11 settembre 2001, le stragi di massa di civili sono lo specifico obiettivo dei terroristi e questi disastri saranno esponenzialmente più severi se i terroristi entreranno in possesso ed useranno armi di distruzione di massa. Gli Stati Uniti da lungo tempo hanno introiettato l'opzione di azioni preventive per contrastare una consistente minaccia alla nostra sicurezza nazionale. Ma più grande delle minacce è il rischio dell'inazione, e quindi diventa irresistibile il fatto di considerare in anticipo azioni per difendere noi stessi. Per prevenire o anticipare tali atti ostili dei nostri avversari, gli Stati Uniti agiranno, se necessario, preventivamente"

Fonte: National Security Strategy, Casa Bianca, 2002, http://www.whitehouse.gov/nsc/nss.html

La guerra in Iraq, la sua genesi e ciò che ne è seguito non sono quindi un episodio a sé stante della storia e della politica internazionale, ma una delle applicazioni concrete di un nucleo teorico, la cosiddetta teoria della “guerra preventiva” che l’Amministrazione Bush ha fatto recentemente propria ma che ha una storia che vale la pena rileggere. 

Dopo il successo a metà degli anni ‘90 di alcune tesi, apparse e scomparse come meteore, come quella di Francis Fukuyama, che in età clintoniana teorizzò la “Fine della storia” dopo la caduta del muro di Berlino, è stata la volta delle teorie che negli stessi anni (anzi, con precisione dal 1990) diversi filoni del pensiero della destra neo-conservatrice americana andavano sviluppando.

Dopo la fine della guerra fredda, infatti, gli Usa si trovarono davanti ad un nuovo problema: l’individuazione dello strumento con cui garantirsi il mantenimento dell’egemonia. E negli anni in cui nasceva a Maastricht l’Europa politica, la destra neo-conservatrice americana, da diversi background culturali e da diversi punti di vista (strategico, economico o religioso) arrivava alla semplice conclusione che il nuovo strumento per il mantenimento dell’egemonia americana non era più il contenimento politico dei conflitti (che ha sempre visto in Henry Kissinger il suo principale esponente), ma la forza militare. Non era più quindi il soft power, ma l’hard power.

Questo è il presupposto non ideologico ma concreto da cui bisogna partire per discutere di come, anche aldilà di questa guerra, sta cambiando e cambierà la politica internazionale nei prossimi tempi.

I principali punti di riferimento dei neoconservatori sono:

  • Victor Hanson: politologo, autore di “Autumn of War” 
  • William Kristol: fondatore della rivista “Weekly Standard” finanziata da Rupert Murdoch 
  • Bernard Lewis: autore di “What went wrong?” 
Nell’amministrazione Bush i suoi principali esponenti sono, oltre a Paul Wolfowitz:
  • Dick Cheney: Segretario alla Difesa con Bush padre nel 1992 ed oggi vicepresidente 
  • Donald Rumsfeld: Segretario alla Difesa 
  • Condoleeza Rice: Segretario di Stato 
  • Richard Perle: ex consigliere, poi dimessosi, di Rumsfeld durante il primo mandato di Bush 
I documenti e testi di riferimento di questa teoria sono invece:
  • Defense Policy Guidance” del 1992 (Cheney - Wolfowitz) rifiutato da George Bush padre e fatto proprio dal figlio dopo l'11 settembre. Si teorizza in questo documento la necessità di superare anche le istituzioni multilaterali quando sono in gioco gli interessi americani per realizzarli da soli. “Dopo la caduta dell’Urss - si legge infatti - dobbiamo evitare la nascita di un nuovo rivale anche tra gli alleati di oggi che vogliano domani sfidare la nostra supremazia
  • Rebuilding American Defense” di Kristol e Kagan, settembre 2000, pubblicazione ufficiale del Project for the New American Century. Si fissano i caratteri della nuova pax americana, si incita alla denuncia di alcuni trattati multilaterali (ad es quello sui missili balistici) e si indicano Iraq, Iran e Corea del Nord come obiettivi da neutralizzare.
  • Victor Davis Hanson - “Un autunno di guerra” 2001:

  • Dopo la fine della guerra fredda la deterrenza non basta più, come nel caso dell’Iraq
    Per generare benefici le guerre non devono finire ambiguamente, come la guerra del 91; perché inizi il processo di pace si deve capire chiaramente chi ha vinto e chi ha perso
    "Se gli Usa vinceranno, niente sarà più lo stesso: certamente i rapporti con l’Onu, La Nato, l’UE. La Nato è morta e non ha più senso continuare a proteggere l’Europa da un nemico che non c’è più quello sovietico
    Certamente è iniziato il grande ripensamento della politica estera americana come lo abbiamo conosciuto negli ultimi 60 anni. Nessuno in questa amministrazione pensa di dover fare bella figura con gli europei: non Bush, che viene dal Texas, né Cheney, che è del Wyoming né Rumsfeld che è dell’Illinois
    Non siamo isolazionisti ma abbiamo il potere militare e pensiamo che sia giusto usarlo senza vergogna. E’ dai tempi dei romani che non esiste un’asimmetria di poteri militari come quella attuale. Alla fine a contare sarà questo. Per questo contano i rapporti bilaterali, come hanno capito bene i governi spagnolo ed italiano
    La guerra preventiva serve a ristabilire il principio della deterrenza
    La sopravvivenza dell’Occidente deriva dalla supremazia della sua macchina bellica” 
  • Robert Kagan – “Paradiso e potere”:

  • Gli americani vengono da Marte gli europei da Venere. Dobbiamo smettere di pensarla che gli europei e gli americani vedano lo stesso mondo. Anzi, che vivano nello stesso mondo. L’Europa sta andando oltre il potere verso un mondo autonomo di cooperazione transnazionale…gli Stati Uniti restano impigliati nella storia ad esercitare il potere in un mondo anarchico, hobbesiano, in cui le regole internazionali sono inaffidabili e la vera sicurezza dipende dall’uso della forza
    Negli affari internazionali ricercano soluzioni definitive. E, naturalmente , tendono sempre più all’unilateralismo. Sono più scettici nei confronti del diritto internazionale ed inclini a superarne le strettoie ogni volta che lo ritengano necessario o anche semplicemente utile” 
Si può quindi vedere che quei neoconservatori che già spingevano verso la conquista militare di Baghdad nel 1991 ed a cui l'allora presidente Bush non diede ascolto, si sono presi oggi la loro rivincita nei confronti della storia. E’ stato infatti l'attuale presidente Bush, che nel giugno del 2002, davanti ai cadetti di West Point ha dichiarato “non si può vincere la guerra contro il terrorismo stando sulla difensiva. Dobbiamo sventare ogni minaccia prima che ci colpisca”. Ed è stato James Woolsey, ex capo della Cia e probabile membro della prossima amministrazione americana in Iraq a dire: “la guerra fredda è stata la terza guerra mondiale. Credo che la quarta guerra mondiale durerà più della prima e della seconda, mi auguro meno della terza”. E se questo è stato possibile è stato grazie soprattutto al lavoro, molto spesso nascosto, ma sempre presente, di Paul Dundes Wolfowitz. 

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a cura di Daniele John Angrisani per ReporterAssociati 

 
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