Le sei notti di Ruby in villa e le testimoni sfuggite a Ghedini
Le prove che incastrano Berlusconi. L'avvocato del premier ha tentato di blindare
le verità scomode delle ospiti delle feste a Villa San Martino.

Ruby Rubacuori: in un fax scambiato fra due questure la verità sulla notte del fermo
La richiesta di Milano a Messina di fare accertamenti parte alle 2,40
ma la ragazza era stata lasciata andare via alle 2,30 dopo le pressioni di Berlusconi
15 gennaio 2011 PIERO COLAPRICO

UN FAX da questura a questura. C'è anche questo colpo di scena a scompaginare la versione ufficiale del "tutto a posto, quella notte in via Fatebenefratelli". In un documento come un fax sono segnate, lo sappiamo tutti, in maniera incontrovertibile data e ora. C'è dunque la possibilità di ricostruire l'esatta sequenza degli avvenimenti: e sono questi i passaggi cruciali che portano la procura milanese ad accusare di concussione Silvio Berlusconi e a chiedere il processo immediato.
Stiamo alle carte. Come già aveva raccontato Repubblica a suo tempo, a Milano è arrivata Karima al Marough, detta Ruby Rubacuori, scappata da varie comunità per adolescenti: bella e simpatica, cubista e ballerina da night, origini marocchine, vita spericolata. È minorenne, compirà diciott'anni il successivo primo novembre. Non è uno stinco di santo. Tanto che - su denuncia di una ballerina trentenne, Katia P., che fa parte dell'agenzia di Lele Mora - è stata fermata nel tardo pomeriggio del 27 maggio 2010 dalla volante del commissariato Monforte con l'accusa di furto. Ed è stata portata per accertamenti (attenzione: non ha i documenti) nella questura centrale, in via Fatebenefratelli.

Le procedure d'identificazione filano lente e diritte finché compare Silvio Berlusconi. Inventa - è noto - la panzana della "nipote di Mubarak" per questa ragazza che, con un abito scollatissimo sulla schiena, sta imbronciata al fotosegnalamento. E che gli arguti poliziotti ci credano o no, alla parentela altolocata, non è questione che riguarda il reato. Il reato si perfeziona quando Karima viene fatta frettolosamente uscire dalla questura. Berlusconi ha ottenuto quello che voleva: sembra o no un essere dotato dei super-poteri, riunendo in sé le forze della politica, dell'imprenditoria e di una ricchezza personale sconfinata? Ad inceppare però questa volta l'ingranaggio non è un granellino di sabbia: sono le norme che in Italia difendono i minorenni in difficoltà. Che sono ferree e civili. Ruby non è Patrizia D'Addario, quarantenne gentile e con registratore: Ruby è, comunque la si pensi, una "scappata di casa" diciassettenne. E perciò la procura di Milano (Ilda Boccassini, Pietro Forno, Antonio Sangermano) deve - non può, deve, questo è il punto - cominciare ad accertare i fatti sugli "adulti" che possono aver approfittato di lei.

E così, passettino dopo passettino, ecco emergere gli incredibili (ma reali) festini di Arcore, con tanto di "bunga bunga", rito da harem africano che viene rivelato per la prima volta nei secretati verbali d'interrogatorio dalla stessa Ruby (parte lesa). E mentre sulla scena irrompono anche gli avvocati del premier, con un "controdossier" sulle feste nottambule "dove non c'è nulla da nascondere", nemmeno i detective stanno con le mani in mano: ottengono informazioni su chi - ora travestita da sexi-infermiera, ora da porno-poliziotta - aveva ballato ad Arcore. E "tracciando" il telefonino di Ruby, individuano che ad Arcore lei stessa è stata molte più volte di quanto sottoscritto a verbale. Ha omesso molti dettagli sul clamoroso ponte del 25 aprile, quando dal 24 al 26, senza mai allontanarsi, la minorenne resta ad Arcore: e in quei giorni va in villa anche Vladimir Putin, amicone di Berlusconi. Berlusconi, dunque, interviene per Ruby soltanto perché, come ha detto lui stesso, "è buono di cuore"?

È su questo scenario, da tenere ben presente, che si innesta l'accusa più forte, che tiene la competenza a Milano: quel reato - concussione - in voga nei tempi di Tangentopoli, è la conseguenza logica, per i pm e non solo, della notte di maggio in questura. Perché, tra il 27 e il 28, occorreva accertare senza dubbi l'identità della minorenne Ruby-Karima. Avviene questo?
Per dire che Karima è Karima ci vuole o un documento o un testimone. A Milano, zero possibilità. Bisogna dunque rivolgersi al luogo di residenza. Ma, se guardiamo l'orologio, che cosa succede: sono le 2.30 e l'accertamento dell'identità, "funzionale all'affido" a Nicole Minetti, secondo la dottoressa Giorgia Iafrate è stato completato. Ruby si alza dalla sedia e se ne andrà con Nicole Minetti e con l'amica brasiliana Michelle Coincecao. Tutto sembra ok.

Se non fosse che il fax con la richiesta di accertamenti su Ruby, spedito dai poliziotti milanesi alla questura di Messina, porta stampigliato un orario diverso: le 2,40. Di più: il documento nella questura messinese non ce l'hanno. Bisogna procurarlo. E a che ora la volante messinese raggiunge i genitori della ragazza per chiedere se ce l'hanno loro? Soltanto alle quattro del mattino, secondo la relazione di servizio allegata agli atti del fascicolo. A quell'ora Ruby è già lontana.

Seconda questione, che emerge sempre dai tabulati telefonici richiesti e analizzati dalla Procura milanese. Quella sera da Milano qualcuno prova a mettersi in contatto con Berlusconi sin dalle 19. È Michelle Coincecao, amica e a volte coinquilina di Ruby. A sua volta, questa ragazza brasiliana è stata avvisata - curioso, ma vero - da Katia P., e cioè dalla ragazza che ha denunciato Ruby per furto. Michelle prova e prova. Chiama molte volte il premier su un suo cellulare diretto (un numero, cioè, che non è quello da cui poi, Berlusconi chiamerà il capo di gabinetto Pietro Ostuni). La sua insistenza naufraga, perché Berlusconi è a Parigi, all'Ambasciata d'Italia. E così per esporgli il "grave problema" gli manda un sms. Non solo. Questa attivissima Coincecao chiama anche il 113 (la telefonata viene registrata) e s'informa sia se la ragazza è lì in questura, sia dov'è la questura, sia quali sono le procedure che l'attendono. E subito dopo dove va? In questura, per attendere.

Tanta sollecitudine viene premiata. Finita la sua cena a Parigi, Berlusconi - c'è traccia nei tabulati - la richiama. Poco dopo - ancora i tabulati raccontano - Berlusconi chiama Nicole Minetti. E l'igienista dentale passata alla politica con il ciellino Roberto Formigoni si precipita di gran carriera in via Fatebenefratelli. Terzo passaggio importante, facendo una piccola retromarcia nel tempo. È già avvenuto un colloquio telefonico, passando attraverso il 113 tra la volante Monforte e Anna Maria Fiorillo, sostituto di turno della procura dei Minori. È stato registrato e i pm, qualche giorno fa, hanno acquisito le registrazioni. Stralcio di una di queste.

Pm Fiorillo: "Ma questa minore come si paga l'affitto?".
Poliziotto: "Dice che fa la lap-dance".
Pm Fiorillo: "Ma allora, è una sbandata! Bisogna affidarla ad una comunità!". Più chiaro di così...
Alle 23.49 qualcosa però cambia sotto i neon della questura. Da Parigi chiama il premier, che inventa a beneficio della liberazione rapida della sua ospite al "bunga bunga" la bufala, per certi versi anche geniale, dell'affinità con il presidente egiziano. È lui a chiedere ad un funzionario statale di "affidare" (parola sdrucciolevole) la ragazza al "consigliere regionale Minetti incaricata della presidenza del consiglio".

In questura battono i tacchi. Ma obbediscono, per usare una parola del giudiziariese, "indebitamente". Per due motivi, oggi più comprensibili rispetto alle prime indiscrezioni di novembre. Il primo è che Nicole Minetti afferma con chiarezza che non ospiterà lei la ragazza, ma sarà la brasiliana dal telefonino rovente a farlo. Eppure, nonostante il pm Fiorillo (come da telefonate via 113) avesse escluso questo tipo di "affido", le consegnano lo stesso la diciassettenne.

Il secondo sta nelle "norme" che proteggono chi si trova in difficoltà. Quando si affida un minore ad una persona, i genitori naturali - così è - devono dichiararsi d'accordo. Ma se - e questo lo sappiamo dal fax - la questura messinese sarà avvisata alle 2.30 e la famiglia d'origine soltanto alle quattro del mattino, chi s'è dichiarato d'accordo? C'è un terzo punto. Non è reato, ma "aiuta a capire" il contesto. Non è mai - mai - stato detto alla pm Fiorillo che era intervenuto il presidente del consiglio. Il telefono, la "sua" voce: tutto cambia quando chiama Berlusconi. E mentre nei fascicoli dei magistrati c'è la traccia dei vari i poliziotti che s'interpellano, compreso il diretto superiore della dottoressa Iafrate, notevole appare il questore: Raffaele Indolfi sparisce. Viene informato dal capo di gabinetto di quel che sta accadendo: una sola chiamata. È già tardi: dal suo telefono non parte alcuna telefonata. E non ne riceve più.

Ora veniamo all'articolo 317 del codice penale sulla concussione. È vero o no che il premier, secondo l'accusa della procura milanese, in qualità di pubblico ufficiale, "induce" i funzionari della questura ad riservare "indebitamente" un trattamento favorevole ("utilità") a Ruby? La decisione spetterà ai giudici, ma la pena è la "reclusione da quattro a dodici anni". L'"utilità" consiste nel fatto che la scombinata Ruby non viene trasferita in una comunità, cosa che lei (e forse non solo lei) teme, ma se ne va via. Anche se per poco: ci finirà lo stesso, in comunità, a Genova, dopo un breve ricovero per botte all'ospedale Fatebenefratelli. E tra le compagne si vanta: "Ma sapete chi conosco io? Sapete chi mi ha regalato una macchina? E sapete chi...?". Ora credono di saperlo anche i pm.
 
Quei bunga bunga con le ragazze vestite da poliziotte
Le sei notti di Ruby in villa e le testimoni sfuggite a Ghedini
Le prove che incastrano Berlusconi. L'avvocato del premier ha tentato di blindare
le verità scomode delle ospiti delle feste a Villa San Martino. 
15 gennaio 2011 GIUSEPPE D'AVANZO

L'avvocato di Berlusconi, Niccolò Ghedini, è stato molto giudizioso tra la fine dell'estate e l'inizio dell'autunno, ma non ha preso in considerazione che al mondo esistono anche donne normali.

Testimoni che non mentono. Che rispondono con lealtà alle domande della magistratura. Torna comodo muovere dai suoi passi per sbrogliare una matassa che, in capo a non più di sei settimane (21/26 febbraio), potrebbe condurre il presidente del Consiglio dinanzi al giudice con l'accusa di concussione e soprattutto di "favoreggiamento della prostituzione minorile" (un reato punito con la reclusione da sei a dodici anni). Bisogna seguire Ghedini perché è lui  -  l'avvocato  -  che, nonostante le risorse, l'impegno e la tenacia, manca clamorosamente il colpo. Si lascia sfuggire qualche testimone risolutivo. Sottovaluta quali prodigi investigativi si possono accumulare analizzando con pazienza il traffico telefonico, scrutinando la localizzazione cell-based con metodi capaci di definire la cellula che "ospita" un telefono mobile e quindi, con un margine di errore di cinquanta metri, il luogo in cui è attivo (o inattivo) quel "terminale". Le tracce che si lascia dietro un cellulare possono "raccontare" la vita, gli incontri, le relazioni, i movimenti, i tempi di una persona. di un gruppo di persone. 

Occorre comunque, per capire, ricordare qual è lo stato di allarme di Berlusconi in primavera. Già il 27 maggio il capo del governo ha tra le mani tutte le ragioni per sentirsi molto preoccupato. Ruby  - minorenne  -  è in questura, quella notte. Quando Michelle Conceicao de Oliveira, una prostituta brasiliana, lo chiama a Parigi, il Cavaliere ha ben chiaro che è finito in un guaio grosso. Quella Ruby, che il Sovrano presenta come "la nipote di Mubarak" agli amici, ha la lingua lunga. Spesso è fuori controllo. È facile all'ira, se trascurata. Il Cavaliere nemmeno osa pensare, quella notte, quale calamitosa frittata può venire fuori se la ragazza va "fuori di testa" e racconta ai funzionari della questura di Milano che lei, Ruby  -  Karima el Mahroug, 17 anni e sei mesi  -  è da tre mesi "la favorita" del Sultano. Lo sappiamo. Quella notte, il capo del governo gioca abusivamente tutta la sua autorità per "liberare" Ruby. Convince i funzionari della questura a qualche mossa "indebita" (nasce qui l'accusa di concussione): Karima può allontanarsi lungo via Fatebenefratelli con accanto Nicole Minetti. 

La storia, come l'angoscia del Cavaliere, è soltanto all'inizio. Dopo qualche tempo, Lele Mora, definiamolo il direttore del carosello notturno che gira ad Arcore per l'esclusivo diletto del Sovrano, sa che la ragazza è stata più volte interrogata dalla procura di Milano in luglio e ancora in agosto. Che cosa ha detto? Quel che ha detto ora, più o meno, lo sappiamo. Ruby svela che il 14 febbraio, giorno di San Valentino (ha 17 anni e novantacinque giorni) la chiama Emilio Fede e le dice: ti porto fuori. Non dice dove, non dice con chi o da chi. Il giornalista (ottantenne) passa a prenderla con un auto blu. Ruby sale e filano via scortati da un gazzella dei carabinieri verso Arcore. Non entrano dal cancello principale, dove ci sono i carabinieri, ma da un varco laterale. Dice Ruby ai pubblici ministeri: "Vengo presentata a Silvio. È molto cortese. Ci sono una ventina di ragazze e  -  uomini  -  soltanto loro due, Silvio ed Emilio. Cenammo, ma non rimasi a dormire. Dopo cena, andai via. Alle due e mezza ero già a casa. Con un abito bianco e nero di Valentino, con cristalli Swarovski, me l'aveva regalato Silvio. La seconda volta vado ad Arcore il mese successivo. Andai con una limousine sino a Milano due, da Emilio Fede, e da lì, con un'Audi, raggiungemmo Villa San Martino. Silvio mi dice subito che gli sarebbe piaciuto se fossi rimasta lì per la notte. Lele Mora mi aveva anticipato che me lo avrebbe chiesto. Mi aveva anche rassicurato: non ti preoccupare, non avrai avance sessuali, nessuno ti metterà in imbarazzo. E così fu. Cenammo e dopo partecipai per la prima volta al "bunga bunga". (Ruby descrive agli stupefatti pubblici ministeri milanesi la cerimonia con molta vivezza). Io ero la sola vestita. Guardavo mentre servivo da bere (un Sanbìtter) a Silvio, l'unico uomo. Dopo, tutte fecero il bagno nella piscina coperta, io indossai pantaloncino e top bianchi che Silvio mi cercò, e mi immersi nella vasca dell'idromassaggio. La terza volta che andai ad Arcore fu per una cena, una cosa molto ma molto più tranquilla. Quando arrivai Silvio mi disse che mi avrebbe presentata come la nipote di Mubarak. A tavola c'erano Daniela Santanché, George Clooney, Elisabetta Canalis".

Non è il racconto che Ruby riferisce subito a Mora. Minimizza all'inizio. Confonde i suoi ricordi. Non rivela tutto. Mora comprende che la ragazza non dice tutto, dopo aver detto troppo in procura e avverte il premier. Berlusconi che deve fare? Affida a Nicolò Ghedini il contrattacco difensivo. Una segretaria di Palazzo Chigi convoca le giovani ospiti del premier nello studio legale Vassalli in via Visconti di Modrone a Milano per affrontare la questione delle "serate del presidente". 

Ghedini ha dunque l'incarico di proteggere "le serate" di Silvio Berlusconi. Deve raccogliere da quelle giovani donne (stelle, stelline, aspiranti stelline, prostitute giovani, giovanissime, italiane, latine, slave, caraibiche) dichiarazioni giurate che confermino quel che il Cavaliere va dicendo: si rilassa a volte, come è giusto che sia, ma in celebrazioni che non hanno nulla di scandaloso o perverso. Sono "testimonianze" necessarie per evitare al premier altro discredito. La procura di Milano indaga per favoreggiamento della prostituzione Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti. Berlusconi teme che la prostituzione, ipoteticamente favorita dai suoi tre amici, abbia il teatro proprio a Villa San Martino nelle "serate rilassanti" che il Cavaliere organizza. Anche nell'ipotesi peggiore, dice Ghedini, egli sarebbe l'"utilizzatore finale". Anche se si scoprisse che le sue ospiti sono minorenni, nessun problema penale: l'utilizzatore non è tenuto a conoscere l'età della sua ospite. È fuori di dubbio, però, che sarebbe meglio "documentare" che in quelle allegre serate il sesso non c'è. Ecco la missione di Ghedini.

Interrogare le ragazze, raccoglierne i ricordi e lasciarle dire con buon anticipo dell'innocenza di quelle occasioni. Ghedini può farlo. La sua iniziativa è ineccepibile perché l'art. 391-nonies del codice di procedura penale regola "l'attività investigativa preventiva" del difensore "che ha ricevuto apposito mandato per l'eventualità che si instauri un procedimento penale". Nell'eventualità che Berlusconi sia indagato, Ghedini già prepara le prove non solo dell'estraneità del Cavaliere, ma dell'insussistenza del "fatto". Lasciamo in un canto qui l'abuso di potere che si intravede: decine di ragazzine, ragazze, giovani donne, che hanno partecipato ai "bunga bunga" presidenziali, sono convocate  -  addirittura a Villa san Martino  -  e trovano Ghedini. L'avvocato chiede: mi racconta che cosa accade nelle serate del presidente? Sono appuntamenti innocenti o peccaminosi? Si fa sesso? Lei ha fatto sesso con il presidente? Quelle poverette non hanno né arte né parte. Hanno una sola ambizione: fare televisione, apparirvi. Sono addirittura in casa del grande tycoon, a un metro dal cielo. Arrivate a quel punto, potrebbero mai dire una parola storta contro o sul conto del presidente del consiglio? Ripeto, lasciamo da parte questo aspetto dell'affaire perché ora conta l'abbaglio in cui incappa Ghedini. L'avvocato colleziona le testimonianze delle "ragazze", diciamo così dello spettacolo o le giovani e giovanissime professioniste del sesso e pensa di aver un buon lavoro. Trascura (o, poverino, nessuno glielo dice) che ad Arcore ci sono state anche donne che non hanno nulla a che fare né con lo spettacolo né con la prostituzione.

Come la testimone A, ad esempio. È un'amica di Nicole Minetti. Le cose stanno così. La Minetti, a Rimini, ha tre amiche del cuore al liceo. Anche quando Nicole, all'esame di maturità viene bocciata, non si perdono di vista. Una di loro  -  "assomiglia come tipo alla Carfagna", dicono  -  si laurea in giurisprudenza e ora è prossima alla laurea in economia. Minetti la invita a casa del presidente domenica 19 settembre 2010. Il 20 la giovane donna (A) chiama le altre due amiche. Alla prima, che chiameremo B, racconta tutto al telefono in una lunga conversazione. Alla seconda, che chiameremo C, dice invece che gliene parlerà da vicino della sua serata ad Arcore.

A sarà interrogata (la prelevano all'università alla fine di un esame) e conferma l'"imbarazzante serata", parole sue. B non sarà interrogata (quel che può sapere lo si è già ascoltato nell'intercettazione dalla viva voce dell'amica che le racconta la sua notte dal presidente). C sarà convocata da Bologna. Frequenta un corso di specializzazione post-laurea in attesa di affrontare il concorso in magistratura. È seria, motivata, estranea all'ambiente del presidente. Dalla convergenza delle due testimonianze e del documento sonoro, si può ricostruire che cosa accade quella notte. 

È dunque il 19 settembre 2010. A arriva a Milano. Va a casa della Minetti a Segrate, Milano 2. Si cambia. Raggiungono due stelline dello spettacolo televisivo (A ne conosce una, ne indica il nome) e poi tutte insieme via verso Villa san Martino. All'ingresso è sufficiente il nome  -  "Minetti"  -  per superare i controlli di polizia. A cena 20/25 ragazze, più della metà straniere, e tre uomini: il Cavaliere, l'immancabile Emilio Fede, Carlo Rossella, presidente di Medusa. Cena un po' noiosa. Parla sempre il presidente. Racconta barzellette, canta. Tutti sono chiamati soltanto a ridere e a cantare in coro.
È soltanto un preludio. Dopo cena, si scende in quella che tutti chiamano  -  dicono A e B  -  "la sala del bunga bunga". È più o meno una discoteca, un banco con l'asta per la pole dance, divani, divanetti, "camerini" dove le ragazze si travestono da infermiere, da poliziotte, tutte con il seno nudo e poi improvvisano uno striptease (stripper anche la Minetti), mimano scene di sesso. Devono essere "convincenti", "spregiudicate", disinvolte e molto disinibite ché le performance migliori saranno premiare con un invito a restare per la notte (allo spettacolino sono presenti Rossella e Fede).

Dopo il "bunga bunga", si risale in un'altra sala dove Berlusconi sceglie e comunica chi rimarrà per la notte. A racconta che qui l'atmosfera si fa elettrica, competitiva, carica di adrenalina e addirittura di odio. E' il momento clou della serata. Chi sarà la favorita? Chi resterà? Chi avrà l'opportunità di "guadagnare" di più? Non è che chi ritorna a casa va via con le mani vuote. Il premier  -  ancora in un'altra stanza  -  congeda chi va via. E' qui che accoglie la giovane A. C'è anche la Minetti. Berlusconi le chiede se si è divertita. 

A dice: "No!". 

Il Sovrano, alquanto risentito, chiede: "Perché?". 

A rincara: "Mi sono sentita imbarazzata" (Dirà meglio alle amiche: "Quello è malato, si vede che è un malato!"). 
B. le chiede un bacetto e le dà due cd di Apicella e tra i cd una busta con quattro fogli da 500 euro. In auto sarà rimproverata dalla Minetti: "Sei stata troppo dura, ricordati che potrà esserti di aiuto".

Queste testimonianze, sfuggite all'occhiuto Ghedini, non dicono soltanto delle "serate rilassanti" del presidente. Chiudono un cerchio. Le intercettazioni raccontano che è Emilio Fede a muovere la giostra. Chiama Lele Mora e gli dà il via: "Stasera bunga bunga". Mora si muove. Convoca stelline e prostitute. Sono consapevoli del "mestiere" di quelle giovani donne, come è consapevole Berlusconi che le riceve e le trattiene per la notte. Quando varcano il cancello di Villa san Martino, nelle serate del "bunga bunga", l'amministratore personale del presidente, Giuseppe Spinelli, ha già preparato e lasciato nella "stanza dedicata" il numero necessario di buste con un vasto spettro di retribuzioni, dai cinquecento euro per la presenza ai diecimila euro "per la notte". E non sempre finisce così. Spinelli riceve anche dopo, le telefonate della "ragazze". Si sono affannate a capire chi ha avuto quanto e perché più delle altre e come ha fatto, che cosa ha fatto, che cosa ha detto. Ci provano tutte con Spinelli, il giorno dopo. Il segretario non è mai infastidito o impaziente. Ascolta con pazienza. La risposta sempre uguale: "Ho bisogno di essere autorizzato, richiamerò". E richiama, richiama sempre o per dire che "no, non ha ottenuto l'autorizzazione" o "va bene, la busta è pronta". Queste scene devono avere ancora dimostrare due questioni essenziali: Ruby si prostituisce? Ha fatto sesso con Berlusconi? Sono quadri che la procura di Milano ricostruisce con altri testimoni (amici di Ruby, "clienti" di Ruby prima e dopo i mesi del "capriccio" del Sovrano) e soprattutto con l'ascolto telefonico della ragazza. In una conversazione, un amico la prende in giro: "E così, Ruby, hai preso il posto di Noemi Letizia". "No, caro mio  -  risponde la "nipote di Mubarak"  -  Noemi per lui era un angelo, io per lui sono..." È ancora il telefono di Ruby a rivelare le menzogne e le omissioni e a svelare quante volte e per quanto la minorenne marocchina si è intrattenuta a Villa san Martino. I giorni in cui il cellulare della ragazza è presente nella cella di Arcore, notte e giorno, sono sei.24, 25 (quella notte dormì ad Arcore anche Vladimir Putin) e 26 aprile 2010. E ancora il 1 maggio. Infine nei giorni di Pasqua e Pasquetta, 4 e 5 aprile 2010 (oltre che il 14 febbraio, San Valentino, quando però la ragazza  -  non ha mentito  -  torna a casa intorno alle 3 del mattino).

Dunque, ricapitoliamo. Ruby è una prostituta. La ingaggia Lele Mora. Fede l'accompagna dal presidente del consiglio. Il presidente del consiglio la paga per la sua presenza notturna in sei occasioni. È sufficiente per contestare al capo del governo il favoreggiamento della prostituzione minorile alla luce del secondo comma dell'art. 600-bis? Bisogna farsi aiutare dalla lettura del codice penale. Se Lele Mora, Emilio Fede, Nicole Minetti risponderanno del primo comma ("Chiunque induce alla prostituzione una persona di età inferiore agli anni diciotto ovvero ne favorisce o sfrutta la prostituzione è punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da 15.493 a 154.937), Berlusconi dovrà rispondere del secondo comma: "Salvo il fatto costituisca più grave reato, chiunque compie atti sessuali con un minore di età compresa tra i quattordici e i diciotto anni, in cambio di denaro o di altra utilità economica, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa non inferiore a 5.164". Qui si deve dire quanto malaccorto sia stato Ghedini a confessare l'abitudine del Cavaliere a farsi "utilizzatore finale" della prostituzione. Perché, è vero, che questi non è imputabile, ma nel caso in cui la prostituta sia minorenne è imputabile, eccome. Anche se non c'è stato "atto sessuale" in quanto, per giurisprudenza costante della Cassazione, è configurabile come "atto sessuale", in soldoni, anche una "palpazione concupiscente".