2010 odissea nel delirio: complotto per la escort di Berlusconi?
Mentre centinaia di fabbriche chiudono uccise dalla crisi e dalla globalizzazione, che delocalizza la produzione,
esportando il lavoro nei paesi poveri dove produrre costa di meno, e importando le merci nei paesi ricchi.
Mentre migliaia vengono licenziati e salgono sui tetti dell fabbriche e degli uffici per dare voce e visibilità alla propria protesta;
Mentre succede questo, il giornale Panorama, per distrarci un po', si inventa: La Mega inchiesta sull'perazione D...
opera  di fantapolitica, dove agiscono magistrati giornalisti, usceri, pubblici ufficiali, cancellieri di tribunale, ufficiali notificatori, puttane, escort, e costruttori di protesi ortopediche: tutti  assieme inuniti da un complotto contro Berlusconi.

Operazione D. "Come si è tentato di incastrare Berlusconi attraverso la D’Addario"
Panorama.it italia

C’è un’altra storia da raccontare su Patrizia D’Addario e sull’affaire che ha coinvolto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Una storia che sta scrivendo, in gran segreto, la procura della Repubblica di Bari.

È bastato poco al suo capo, Antonio Laudati, giunto alla guida degli inquirenti del capoluogo pugliese nel settembre scorso, per capire che la vicenda della escort approdata nell’autunno 2008, con registratore annesso, a Palazzo Grazioli, residenza del premier, meritava di essere approfondita.
Laudati, affilato e distinto, è un magistrato che ha maturato una grande esperienza sul fronte delle indagini antimafia e che si è formato con personaggi del calibro del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Una palestra dove ha appreso quel metodo investigativo puntiglioso che, per giungere alle conclusioni, si basa sui fatti e sull’analisi di tutti i particolari che gravitano intorno a essi. E questa tecnica antimafia, che porta sotto la lente d’ingrandimento dettagli apparentemente insignificanti, ha dato i suoi frutti.

Da quanto Panorama è in grado di ricostruire, da qui a poco ci sarà un terremoto giudiziario destinato a minare nelle fondamenta il castello costruito intorno alle presunte rivelazioni di D’Addario e del suo mentore, l’imprenditore Gianpaolo Tarantini. Al fascicolo, seguito direttamente da Laudati, lavorano anche i sostituti procuratori Giuseppe Dentamaro e Teresa Iodice. Si tratta di un fascicolo che tecnicamente va sotto la sigla di modello 21: vi sono cioè degli indagati e sono almeno una dozzina. Tra le persone finite sotto quella lente d’ingrandimento c’è sicuramente Patrizia D’Addario. Di più: la escort è il personaggio chiave.

Impossibile conoscere i dettagli dell’inchiesta, ma dalle strettissime maglie della rete di silenzio che per mesi l’ha ingabbiata alcune informazioni trapelano. I magistrati si sono concentrati sulla genesi del rapporto tra D’Addario e Tarantini. Hanno accertato che a presentarla all’imprenditore barese fu l’ex socio Massimiliano Verdoscia, arrestato in agosto per spaccio, che a sua volta conobbe la escort proprio per la sua attività di prostituta.
La conclusione sorprendente cui sono arrivati gli inquirenti è che D’Addario, prostituta ben nota alle forze dell’ordine (per le continue risse e per le schermaglie legali con il suo protettore), esperta di registrazioni e di videoriprese, sarebbe stata selezionata e successivamente “consegnata” a Tarantini. Proprio così: “selezionata” affinché portasse a termine una missione, quella di compromettere la reputazione del presidente del Consiglio, mettendolo politicamente in difficoltà.

Già, ma chi l’ha selezionata? Questo è lo snodo centrale dell’inchiesta in cui compaiono a vario titolo magistrati, politici, giornalisti e professionisti della Bari che conta. A breve, nei confronti di alcuni giudici che avrebbero partecipato a quello che appare come un vero e proprio complotto ai danni del premier dovrebbe scattare un procedimento parallelo che, secondo quanto stabilito dall’articolo 11 del Codice di procedura penale, sarà affidato alla procura di Lecce, competente a indagare sulle toghe del capoluogo pugliese.
Non solo, è facile prevedere che, non appena la bomba esploderà, anche la sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura dovrà occuparsi di alcuni aspetti definiti da un investigatore “molto imbarazzanti”.

Fra gli attori del “complotto” su cui si stanno concentrando gli inquirenti guidati dal procuratore Laudati un ruolo non secondario lo avrebbero recitato alcuni giornalisti, ai quali sarebbero state passate notizie allo scopo di alimentare il clima a sostegno della tesi di D’Addario. Alcuni articoli sarebbero stati persino utilizzati per indirizzare le indagini. Ora la procura sta cercando i suggeritori di quelle cronache. Secondo quanto risulta a Panorama, il filone relativo alla fuga di notizie è prossimo alla conclusione e sarebbero già pronte le richieste di misure cautelari per diversi personaggi, compresi alcuni appartenenti alle forze dell’ordine.

Certo, non è facile districarsi nel labirinto del malaffare di Puglia. Perché i vari fascicoli d’indagine sono come vasi comunicanti che alcune volte si scambiano i fluidi contenuti. In una sorta di entropia velenosa. E così l’inchiesta D’Addario-fughe di notizie si mescola con quella sulle tangenti nella sanità: un procedimento in cui, dopo gli arresti di metà gennaio, fra gli altri, dell’avvocato Lea Cosentino, ex direttore generale dell’azienda sanitaria di Bari, e di Antonio Colella, in passato dirigente dell’area patrimonio della asl, e il coinvolgimento dell’ex vicepresidente regionale del Pd Sandro Frisullo, sono attesi tempestivi sviluppi. Infatti sono al vaglio del giudice per le indagini preliminari ulteriori provvedimenti restrittivi nei confronti di politici e imprenditori regionali.

Ma torniamo al “complotto”. Su Patrizia D’Addario sono state avviate da mesi analisi patrimoniali che hanno riservato non poche sorprese. La escort, infatti, secondo le verifiche degli investigatori, sarebbe risultata intestataria di numerosi conti correnti, direttamente o attraverso prestanome. Nel corso di questi accertamenti sarebbero emersi quelli che vengono definiti “elementi interessanti” nei confronti di alcuni familiari di D’Addario.
Ad attirare l’attenzione degli inquirenti, in particolare, sono stati alcuni movimenti di denaro di entità rilevante, registrati prima e dopo che lo scandalo alimentato dalla escort è finito sui giornali. In procura indagano anche su un’ingente somma in contanti, si parla di 1,5 milioni di euro, che dall’Italia nel febbraio 2008 (otto mesi prima della visita a Palazzo Grazioli) sarebbe stata trasferita a Doha, capitale del Qatar. A trasportare fisicamente questa montagna di soldi sarebbe stata la stessa D’Addario, durante un viaggio di cui i magistrati hanno trovato i riscontri. A che cosa servivano quei denari?

Gli investigatori stanno valutando più ipotesi: dalla creazione di una provvista in nero fino al pagamento di alcune mazzette trasferite all’estero per conto di imprenditori o di politici. La documentazione bancaria necessaria a definire i contorni di questa vicenda non è ancora stata acquisita completamente, ma, per avere un quadro più chiaro, non occorrerà attendere molto.
“Siamo all’inizio dell’opera” si schermisce un investigatore. Eppure, bastano queste indiscrezioni a offrire una chiave di lettura ben diversa da quella che finora è stata proposta all’opinone pubblica del cosiddetto affaire D’Addario. Chi indaga è convinto che Tarantini non sia la mente, ma soltanto un terminale di questo progetto: un uomo interessato e disposto a tutto pur di mettere le mani su alcuni affari. In particolare quelli che ruotavano intorno alla Protezione civile e alle commesse affidate senza gare d’appalto, per esempio, che inutilmente cercò di conquistare dopo essere riuscito a entrare in contatto con il presidente Berlusconi.

Per ingraziarsi il premier, Tarantini avrebbe investito oltre 5 milioni di euro. Soldi spesi per cucirsi addosso l’immagine di un giovane imprenditore facoltoso e credibile. Capace di sperperare mezzo milione di euro in un mese per organizzare party e affittare una villa in Sardegna, nei pressi della residenza estiva del Cavaliere, per ottenere così di essergli presentato.
Gli inquirenti hanno ricostruito quello che, senza alcun intento offensivo, hanno definito il “metodo pugliese”. Si tratta di un simulacro della realtà, un mondo fatuo in cui le apparenze diventano sostanza, tra feste da mille e una notte, belle donne disponibili e (all’occorrenza) cocaina.

La corruzione si realizzerebbe attraverso l’erogazione di questi particolarissimi “fringe benefit”: i politici, gli amministratori non ricevono un compenso in denaro o beni, ma usufruiscono di favori soprattutto di origine sessuale. Come avrebbe dimostrato proprio il filone della sanità pugliese. Metodo che qualcuno ha cercato di replicare a livello nazionale, puntando al “bersaglio grosso”: il presidente del Consiglio, Berlusconi.
D’Addario sarebbe stata quindi un’arma non convenzionale, gestita in prima battuta da Tarantini, ma in realtà manovrata da ben più potenti politici. L’ipotesi del complotto, secondo i magistrati, sarebbe confermata dalle spese sopportate da Tarantini per conoscere Berlusconi a fronte di vantaggi praticamente nulli.

E qui ci si addentra nella parte più delicata dell’indagine. Chi sono, allora, i burattinai dell’affaire D’Addario? È logico pensare, seguendo il ragionamento della procura, che questi vadano ricercati nel campo avverso al Popolo della libertà.
Gli inquirenti si sono già fatti un’idea, sorretta da alcuni riscontri e intercettazioni. Impossibile, però, saperne di più. Quel che è certo è che per sbrogliare questa matassa un’attenzione particolare è stata dedicata ai viaggi compiuti da Patrizia D’Addario dall’inizio dello scandalo e in particolare le sue trasferte in Francia, Spagna, Brasile, Gran Bretagna, Cina ed Emirati Arabi. Trasferte che sarebbero state gestite da alcuni intermediari internazionali, diretti a loro volta da politici italiani rimasti per ora nell’ombra.

L’obiettivo della tournée estera di D’Addario altro non sarebbe se non fare da grancassa allo scandalo sessuale e ridicolizzare oltreconfine Berlusconi. Insomma, sarebbe l’ultimo tassello di un piano architettato sin dall’inizio per screditare l’immagine del premier.
Per questo il fascicolo processuale, ancora in divenire, ipotizza oggi l’associazione per delinquere finalizzata alla falsa produzione di documenti a uso processuale. Ma in futuro potrebbe anche approdare all’estrema gravità dell’articolo 289 del Codice penale: l’attentato contro gli organi costituzionali dello Stato.
Pur muovendosi con estrema prudenza, la procura di Bari ipotizza infatti una vera e propria associazione per delinquere che avrebbe organizzato un complotto istituzionale, immettendo nel circuito dell’informazione notizie manipolate per ottenere un risultato politico.

Con una banda di cospiratori che avrebbe fabbricato falsi documenti con l’obiettivo d’inquinare l’inchiesta, usando come cinghia di trasmissione alcuni giornali. E il ruolo cruciale della stampa in questa vicenda è sottolineato dal retroscena della prima intervista di D’Addario: la donna sarebbe stata anche convinta a rinunciare all’accordo con il settimanale Oggi per essere indirizzata verso il Corriere della sera. La sua prima intervista esclusiva vi comparve il 17 giugno 2009.

Sono quattro, in conclusione, i fronti giudiziari (tutti comunicanti) aperti a Bari: riguardano le presunte tangenti nel sistema sanitario regionale, le attività illecite di Gianpaolo Tarantini, la costruzione e la gestione dell’affaire D’Addario e le fughe di notizie legate alle deposizioni della escort e di altri protagonisti. Un tema, quest’ultimo, particolarmente curato da Laudati, che, coincidenza per nulla strana, il giorno del suo insediamento venne salutato dalla pubblicazione dei verbali riservati di Tarantini: accadeva il 9 settembre del 2009.

Da allora diverse cose sono cambiate nella procura del capoluogo pugliese. E in molti, presto, se ne accorgeranno. 

(1 - continua)...

Un complotto per la escort di Berlusconi?
La escort barese Patrizia D'Addario e una dozzina di persone (tra cui magistrati, politici e giornalisti) sarebbero indagate dalla procura della Repubblica di Bari per «avere ordito un complotto contro Berlusconi». Lo scrive il settimanale Panorama nel numero in uscita oggi, del quale ha dato un'anticipazione. Secondo i risultati dell'inchiesta - seguita personalmente dal procuratore, Antonio Laudati, e alla quale sono applicati i pm Giuseppe Dentamaro e Teresa Iodice, scrive il settimanale - D'Addario «sarebbe stata selezionata e successivamente 'consegnata' a Tarantini. Selezionata affinché portasse a termine la missione di compromettere la reputazione del presidente del consiglio, mettendolo politicamente in difficoltà». Panorama afferma che «a breve, nei confronti di alcuni giudici che avrebbero partecipato a quello che appare come un vero e proprio complotto ai danni del premier dovrebbe scattare un procedimento parallelo» che sarà affidato alla procura di Lecce. Nella vicenda «un ruolo non secondario lo avrebbero recitato alcuni giornalisti, ai quali sarebbero state passate notizie allo scopo di alimentare il clima a sostegno della tesi di D'Addario. Alcuni articoli sarebbero stati persino utilizzati per indirizzare le indagini». Il settimanale aggiunge che per questo filone «sarebbero già pronte le richieste di misure cautelari per diversi personaggi, compresi alcuni appartenenti alle forze dell'ordine». Al vaglio dell'inchiesta, infine - sempre secondo quanto scrive Panorama - ci sono anche accertamenti patrimoniali sulla D'Addario («sarebbe risultata intestataria di numerosi conti correnti, direttamente o attraverso prestanome») e in particolare «alcuni movimenti di denaro di entità rilevante» come un trasferimento in Qatar nel febbraio 2008 di un milione e mezzo di euro fatto 'fisicamente' dalla stessa escort.

Di tutt'altro avviso è la Procura di Bari che afferma di non avere in corso alcuna indagine sull'esistenza di un ipotetico complotto per compromettere la reputazione del premier, Silvio Berlusconi, attraverso la escort Patrizia D'Addario. Lo riferiscono fonti giudiziarie baresi, interpellate dopo l'anticipazione diffusa da Panorama del numero in edicola domani. Le stesse fonti fanno quindi sapere che non vi sono, tra gli altri, né magistrati né giornalisti che avrebbero preso parte all'ipotetica missione affidata a D'Addario. Le uniche inchieste in corso - viene evidenziato, ma il dato è noto da tempo - riguardano le fughe di notizie del giugno scorso, relativa all'esistenza dell'indagine sulla notte che Patrizia D'Addario afferma di aver trascorso a Palazzo Grazioli assieme a Berlusconi; e quella scaturita dalla pubblicazione, nel settembre 2009, dei verbali di interrogatorio di Gianpaolo Tarantini, l'imprenditore barese che ha confermato di aver ingaggiato D'Addario e altre ragazze e di averle inviate a feste organizzate nelle residenze private del premier. Tarantini ha sempre spiegato - e le sue dichiarazioni sono state finora ritenute attendibili dagli inquirenti - di aver ingaggiato le donne per conquistare la simpatia del premier e ottenere vantaggi professionali e personali. Riferendosi alle indagini per rivelazione del segreto d'ufficio, in passato il procuratore della Repubblica di Bari, Antonio Laudati, ha sempre affermato che intende «identificare e assicurare alla giustizia i pubblici ufficiali che hanno consegnato ai giornalisti, che hanno fatto solo il loro dovere», i verbali di interrogatorio (secretati) di Tarantini. Quali siano gli sviluppi di questa indagine non è dato sapere, ma viene escluso che siano in preparazione richieste cautelari per i pubblici ufficiali coinvolti. Esiste anche, ma anche questo è noto, un'indagine avviata dopo denunce presentate nei confronti della D'Addario. Tra i denuncianti l'ex amante della donna, Giuseppe Barba, arrestato e condannato dopo le dichiarazioni della escort barese. Uno dei filoni d'indagine riguarda un presunto trasferimento a Dubai di circa 1,5 milioni di euro fatto da D'Addario nel febbraio 2008. Su quest'ultimo episodio si sa - perché lo ha detto Barba ai media nel settembre 2009 - che la escort nascose la somma, composta da banconote da 500 euro, nella guepiere ed ebbe come ricompensa diecimila euro.
 
La carne è debole: il premier sotto scacco
 Una parola che evoca oscure trame e possibili vittime inconsapevoli. Rivelazioni. Informazioni sussurrate che diventano di pubblico dominio. Dossier per un ricatto. Una parola stampata in copertina da “Panorama”, settimanale di famiglia, sulla faccia di Patrizia D’Addario, la escort barese che ha registrato e raccontato il suo incontro con il Cavaliere sul lettone di Putin. Annuncia clamorose ricostruzioni il periodico berlusconiano su quello che è davvero stato il Grazioli-gate, la denuncia sostanziata da una iniziativa giudiziaria della Procura di Bari (che ha smentito) nei confronti nel clan variegato dei possibili partecipanti: giornalisti, politici, magistrati e, ovviamente, signore disinvolte e disponibili. Capaci, queste ultime, di colpire lì dov’è il punto debole del premier. L’attrazione per le donne, giovani o meno giovani, purché belle.

La maxi cimiceTorna dunque d’attualità la tesi del complotto. Fu una strada già percorsa all’inizio di questa storia per cercare di trovare una giustificazione ad una debolezza che, riguardando il capo del governo, sarebbe stato più opportuno venisse assecondata con più accortezza. A ben ricordare, l’ombra delle spie si era già allungata su palazzo Grazioli quando Berlusconi annunciò anni fa, con un’enfasi eccessiva, di aver trovato nel suo studio una “cimice” dalle dimensioni eccessive.
E visto che la sollecitazione a parlarne arriva dall’interno sarà il caso di seguire la ricostruzione berlusconiana dell’affaire. Che assume le sembianze di un’operazione strategica internazionale. Un Watergate senza Potomac ma con le cime di rapa, in cui si ipotizza l’intervento di “burattinai” al servizio e al soldo, è la deduzione senza prove di “Panorama”, di personaggi che animano «il campo avverso al Popolo delle libertà». Nella Bari connection sarebbero implicate dodici persone tutte manovrate dal Giampi Tarantini cui viene però tolto il ruolo di «grande organizzatore» per essere declassato a esecutore di ordini dall’alto. L’agente «selezionata» Patrizia D’Addario non avrebbe dovuto solo «portare a termine una missione» ma essere una vera e propria «arma non convenzionale manovrata da ben più potenti politici». La nostra agente a Bari Vecchia, non all’Avana, insomma, vista come protagonista, non si sa quanto consapevole, di un’operazione screditamento del premier non solo in Italia ma anche all’estero. Un’operazione condotta fin nell’intimità di Palazzo Grazioli. Tra le lenzuola di Berlusconi dove l’agente D’Addario è riuscita ad infilarsi con una preoccupante facilità. Preoccupante, se la tesi del complotto, per di più internazionale, dovesse avere un qualche riscontro, non solo per il diretto protagonista, ma per tutti. Cosa può aver ascoltato o registrato l’infiltrata? E sono state rese note tutte le notizie acquisite tra una doccia e l’altra? E, ancora, furono nell’occasione mimetizzate “cimici” poi raccolte da altre agenti, in incontri successivi? Dov’è tutto questo materiale, se c’è? E quando uscirà fuori?

I viaggi del mistero Di domanda in domanda si potrebbero ridurre al ridicolo le azioni di tutti gli 007 che hanno affollato i film di spionaggio in qualunque parte del globo fossero ambientati. E sì, perché la D’Addario, sempre nella ricostruzione del settimanale avrebbe compiuto un viaggio a Doha, capitale del Qatar, per trasferire là una somma ingente. Mentre gli inquirenti starebbero dedicando particolare attenzione al altri misteriosi viaggi «in Francia, Spagna, Brasile, Gran Bretagna, Cina ed Emirati Arabi». Trasferte, scrive sempre “Panorama” che sarebbero state gestite «da alcuni intermediari internazionali, diretti a loro volta da politici italiani rimasti nell’ombra». L’aspetto più inquietante dell’ipotesi avanzata a mezzo stampa è proprio questo. Se dovesse essere verificato che notizie compromettenti per il capo del governo italiano siano uscite dall’Italia e siano pervenute a servizi segreti di altri Stati, anche di paesi potenzialmente ostili, quale potrebbe essere la conseguenza logica? Che il premier è ricattabile. Sull’onda di una debolezza personale. «A me sembra una cosa non credibile», dice Emanuele Fiano, responsabile sicurezza del Pd, fino a qualche giorno fa membro del Copasir. «un disegno che tende a sviare l’opinione pubblica dal giudizio che si è formata sulla vicenda. Ma se le cose stessero veramente così, e mi sbagliassi, si riaprirebbe la questione della sicurezza del premier e della sua oggettiva ricattabilità».
30 gennaio 2010


 

«Incontri e candidatura Ecco la mia verità»
Patrizia D’Addario in lista alle Comunali 
Corriere della sera Fiorenza Sarzanini 17 giugno 2009

BARI — Patrizia D’Addario è candidata nelle li­ste di «La Puglia prima di tutto», schieramento inse­rito nel Popolo della Libertà alle ultime elezioni co­munali a Bari. Ha partecipato alle prime settimane di campagna elettorale al fianco del ministro per i Rapporti con le Regioni Raffaele Fitto e degli altri politici in corsa per il Pdl. Ma adesso ha deciso di rinunciare perché vuole raccontare un’altra verità. La D’Addario ha cercato il Corriere e registriamo, con la massima cautela e il beneficio d’inventario, la sua versione, trattandosi di una candidata alle am­ministrative.

«Mi hanno messo in lista — afferma — perché ho partecipato a due feste a palazzo Grazioli. Ho le prove di quello che dico e voglio raccontare che co­sa è successo prima che decidessi di tirarmi indie­tro. Il mio nome è ancora lì, ma io non ci sono più».

Cominciamo dall’inizio. Quando sarebbe anda­ta a palazzo Grazioli?
«La prima volta è stato a metà dello scorso otto­bre ».

Chi l’ha invitata? 
«Un mio amico di Bari mi ha detto che voleva far­mi parlare con una persona che conosceva, per par­tecipare a una cena che si sarebbe svolta a Roma. Io gli ho spiegato che per muovermi avrebbero dovu­to pagarmi e ci siamo accordati per 2.000 euro. Allo­ra mi ha presentato un certo Giampaolo».

Qual era la proposta? 
«Avrei dovuto prendere un aereo per Roma e lì mi avrebbe aspettato un autista. Mi dissero subito che si trattava di una festa organizzata da Silvio Ber­lusconi ».

E lei non ha pensato a uno scherzo? 
«Il mio amico è una persona di cui mi fido cieca­mente. Ho capito che era vero quando mi hanno consegnato il biglietto dell’aereo».

Quindi è partita? 
«Sì. Sono arrivata a Roma e sono andata in taxi in un albergo di via Margutta, come concordato. Un au­tista è venuto a prendermi e mi ha portato all’Hotel de Russie da Giampaolo. Con lui e altre due ragazze siamo entrati a palazzo Grazioli in una macchina con i vetri oscurati. Mi avevano detto che il mio no­me era Alessia».

E poi? 
«Siamo state portate in un grande salone e lì ab­biamo trovato altre ragazze. Saranno state una venti­na. Come antipasto c’erano pezzi di pizza e champa­gne. Dopo poco è arrivato Silvio Berlusconi».

Lei lo aveva mai incontrato prima? 
«No, mai. Ha salutato tutte e poi si è fermato a parlare con me. Ho capito di averlo colpito perché mi ha chiesto che lavoro facessi e io gli ho parlato subito di un residence che voglio costruire su un terreno della mia famiglia. Ci ha mostrato i video del suo incontro con Bush, le foto delle sue ville, ha cantato e raccontato barzellette.

Lei è tornata subito a Bari? 
«Era notte, quindi sono andata in albergo e Giam­paolo mi ha detto che mi avrebbe dato soltanto mil­le euro perché non ero rimasta».

C’è qualcuno che può confermare questa sto­ria?
«Io ho le prove». 

Che vuole dire? 
«Che quella non è stata l’unica volta. Sono torna­ta a palazzo Grazioli dopo un paio di settimane, esat­tamente la sera dell’elezione di Barack Obama».

Vuol dire che la notte delle presidenziali degli Stati Uniti lei era con Berlusconi?
«Sì. Nessuno potrà smentirmi. Ci sono i biglietti aerei. Anche quella volta sono stata in un albergo, il Valadier. Con me c’erano altre due ragazze. Una la conoscevo bene. È stato sempre Giampaolo a orga­nizzare tutto». 

E che cosa è accaduto? 
«Con l’autista ci ha portato nella residenza del presidente, ma quella sera non c’erano altre ospiti. Abbiamo trovato un buffet di dolci e il solito piani­sta. Quando mi ha visto, Berlusconi si è ricordato subito del progetto edilizio che volevo realizzare. Poi mi ha chiesto di rimanere».

Si rende conto che lei sostiene di aver trascor­so una notte a palazzo Grazioli?
«Ho le registrazioni dei due incontri». 

E come fa a dimostrare che siano reali? 
«Si sente la sua voce e poi c’erano molti testimo­ni, persone che non potranno negare di avermi vi­sta ».

Scusi, ma lei va agli incontri con il registrato­re?
«In passato ho avuto problemi seri con un uomo e da allora quando vado a incontri importanti lo por­to sempre con me».

E lei vuol far credere che non è stata controlla­ta prima di entrare nella residenza romana del premier?
«È così, forse sono stata abile. Ma posso assicura­re che è così».

E può anche provarlo? 
«Berlusconi mi ha telefonato la sera stessa, appe­na sono arrivata a Bari. E qualche giorno dopo Giam­paolo mi ha invitata a tornare. Ma io ho rifiutato».

A noi la sua versione sembra poco credibile... 
«Lo dicono i fatti. Berlusconi mi aveva promesso che avrebbe mandato due persone di sua fiducia a Bari per sbloccare la mia pratica. Non ha mantenuto i patti ed è da quel momento che non sono più volu­ta andare a Roma, nonostante i ripetuti inviti da par­te di Giampaolo. Loro sapevano che avevo le prove dei miei due precedenti viaggi».

E non si rende conto che questo è un ricatto? 
«Lei dice? Io posso dire che qualche giorno dopo Giampaolo ha voluto il mio curriculum perché mi disse che volevano candidarmi alle Europee».

Però lei non era in quella lista?
«Quando sono cominciate le polemiche sulle veli­ne, il segretario di Giampaolo mi ha chiamata per dirmi che non era più possibile».

Quindi la candidatura alle Comunali è stata un ripiego?
«A fine marzo mi ha cercato Tato Greco, il nipote di Matarrese che conosco da tanto tempo. Mi ha chiesto un incontro e mi ha proposto la lista 'La Pu­glia prima di tutto' di cui era capolista lo zio. Io ho accettato subito, ma pochi giorni dopo ho capito che forse avevo commesso un errore».

Perché? 
«La mia casa è stata completamente svaligiata. Mi hanno portato via cd, computer, vestiti, bianche­ria intima. È stato un furto molto strano».

Addirittura? Ma ha presentato denuncia? 
«Certamente. Ma ho continuato la campagna elet­torale. È andato tutto bene fino al giorno in cui Ber­lusconi è arrivato a Bari per la presentazione dei can­didati del Pdl. Io lo aspettavo all’ingresso dell’Hotel Palace. Lui mi ha guardata, mi ha stretto la mano ed è entrato nella sala piena. Io ero in lista, quindi l’ho seguito. Ma all’ingresso della sala sono stata blocca­ta dagli uomini della sicurezza e del partito che mi hanno impedito di partecipare all’evento».

È il motivo che adesso la spinge a raccontare questa storia?
«No, avrei potuto continuare a fare campagna elettorale e trattare con loro nell’ombra. La racconto perché ho capito che mi hanno ingannata. Avevo chiesto soltanto un aiuto per un progetto al quale tengo molto e invece mi hanno usata».